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giovedì, 15 maggio 2008
La lavastoviglie è morta.
La pentola a pressione è esplosa.
La lavatrice è in overbooking.
Il frigorifero fa dei rumori sinistri.
L'entropia ha raggiunto livelli mai visti.

Ed io ho cominciato il cambio degli armadi.


Se stanotte mi partissero le contrazioni NON chiederò la dimissione anticipata.
Ieri sono andata a fare le ultime "anasisi".
Nella fattispecie il solo test dell'HIV che viene richiesto dal Piccolo Ospedale per poter partorire in acqua (e di cui io e la ginecologa ci eravamo bellamente dimenticate).

L'infermiera del medesimo Piccolo Ospedale dove ho fatto tutte le analisi, ma che non ne è evidentemente al corrente, mi guarda.
Poi mi guarda la pancia.
"Ma perché fa il test dell'AIDS?"

Quando si dice la privacy.
postato da: momatwork alle ore 10:26 | Link | commenti
categoria:andare dal dottore
martedì, 13 maggio 2008
"Papà, te metti su la musica dell'Amelia nel CD arancio?"
"Mamma, me mostri le foto de Valerio?"
Non so quanto durereranno.
Ma sono bei ricordi.
sabato, 10 maggio 2008
La nuova vicina.
È incinta.

postato da: momatwork alle ore 18:21 | Link | commenti (10)
categoria:chiacchierare con i vicini
venerdì, 09 maggio 2008
Mentre eravamo via si sono intravisti i nuovi vicini (la neofamigliola si è trasferita in una casetta qualche decina di metri più in là).
Pare che sia una coppia giovane, senza figli. Per ora, s'intende.

Oggi è arrivati il (primo) camion di legna che ha scaricato un'enorme catasta in mezzo al giardino, bloccando il passaggio comune.
"Te l'immagini se oggi arriva il camion dei traslochi?" ha commentato il Vicino che si godeva lo spettacolo.
"Te l'immagini?" ha riso l'Uomo dei treni.

Già.
Anzi, mi par quasi di vederlo.
postato da: momatwork alle ore 14:09 | Link | commenti
categoria:accendere la stufa, chiacchierare con i vicini
giovedì, 08 maggio 2008
La Bambina ha una predilezione per il nostro gatto. Purtroppo tale predilezione attualmente viene dimostrata con delle carezze un po' rudi e qualche tirata di coda.

"Anche noi una volta avevamo un gatto" spiega il Bambino a mia suocera (ieri era mercoledì...)
"Eh, sì mi ricordo" conferma la fine psicologa "ma poi è andato via..." come se la misteriosa e volontaria fuga di un animaletto o di una persona cara fosse meglio della sincera ed ineluttabile spiegazione che si nasce, si vive, si muore (il più delle volte) indipendentemente dalla nostra volontà.
"Noooo..." rispiega il Piccolo Cattolico "è volato in cielo..."
"Noooo..." si intromette la Piccola Atea "è morto."

E Amen.
Il Bambino ha chiesto alla mamma se, quando nascerà il Minichino, li inviteremo al Battesimo.

"Questa gliela spieghi tu" mi ha detto la Vicina.
postato da: momatwork alle ore 12:18 | Link | commenti (27)
categoria:fare festa, cercare quello che non ho perso, chiacchierare con i vicini
Mi sembra chiaro quali siano le (pari) opportunità offerte alle donne.

postato da: momatwork alle ore 10:02 | Link | commenti (2)
categoria:non guardare la tv, andare a lavorare, andare a votare, accendere la radio
mercoledì, 07 maggio 2008
Al rientro al nido la Minica ha raccontato di essere stata "in vacanza" e di aver visto "le barche a vela".
Reggio Emilia pullula di barche a vela.
Ed infatti se non avesse specificato che le barche a vela avevano la vela "arancio", dubito che ci sarei mai arrivata.
Le barche a vela le avevamo viste una settimana prima.
A Verona.
Città famosa per l'Arena, Giulietta e Romeo e le barche a vela.
martedì, 06 maggio 2008
Nell'introduzione di uno dei libri che ho preso leggo: "[La] riflessione americana a livello nazionale e [la] ricerca di esempi di successo a livello internazionale da cui imparare non è nè nuova nè unica. Piuttosto, è un'usuale e periodica reazione che si verifica in questo paese in seguito alle ricorrenti crisi di fiducia tra gli americani di ogni generazione che si rendono conto come l'educazione allo stato attuale non risponda alle loro aspettative."
Ora, gli Americani di cazzi educativi ne hanno parecchi, dalle stragi nei college alla Bibbia come libro di scienze, e sembrano ben lontani dal risolverli.
Ma almeno, così pare, reagiscono e riflettono.

Ma è possibile che mentre si susseguono le "riforme" più strampalate nel disinteresse o nell'impotenza di quelli che dovrebbero essere i più diretti interessati, i "bravi ragazzi" che apparentemente non hanno nulla da perdere (tanto apparentemente lo si può ricomprare) li veda solo io? E che quando si raccolgono i frutti dolorosi di questo sistema, tutti sembrino cadere dalle nuvole rimpallando le responsabilità tra la scuola e la famiglia?
lunedì, 05 maggio 2008
Ieri la suocera è venuta ad elargirci le sue preziose perle di puericultura e non solo.
Infatti ci ha portato una vaschetta con del Parmigiano-Reggiano in scaglie per la Minica.
Perché si sa che io alla Minica ho sempre dato solo formaggini e sottilette.

Ma noi dov'è che siamo stati in vacanza per una settimana?
E ci sarà mica venuto in mente di mangiare o comprare del Parmigiano-REGGIANO?
postato da: momatwork alle ore 12:54 | Link | commenti (3)
categoria:fare la spesa, aspettare la suocera, fare la valigia
sabato, 03 maggio 2008
... la montagna di cose da fare.
Però moooolto alta.

... le famiglie che abbiamo conosciuto oltre lo schermo:
- quella de LaLaura;
- quella de Il Mignolo col Prof.
postato da: momatwork alle ore 12:36 | Link | commenti (1)
categoria:fare festa, aggiornare il blog
...cose che non sono riuscita a fare (e non perché avrei potuto partorire):
- salire sulla Pietra di Bismantova, perché quasi arrivati alla sommità abbiamo trovato il sentiero chiuso per caduta massi  (e non si sarebbe fatta una gran bella figura a scavalcare la transenna con una bambina di due anni ed uno nella panza... poi ci hanno detto che in realtà il sentiero è praticabile e che sta per essere riaperto, ma a salirci due volte in un pomeriggio... forse sì... avrei anche potuto partorire...);
- entrare in un negozio della Città del Sole per vedere dal vivo quello su sui ho sbavato davanti al computer;
- resistere a viaggiare su strade secondarie (+ una Osteria d'Italia...) e a tentare delle deviazioni di nostra invenzione per evitare la fila sulla tangenziale di Mestre al ritorno.
...cose che non avrei dovuto fare (dovendo ancora partorire, ma anche no):
- mangiare in tutte le Osterie d'Italia che abbiamo incontrato sulla via (e non erano poche) = + 16 kg
- cedere anzitempo all'insaccato rompendo il divieto antitoxoplasma;
- mangiare pesce crudo in un ristorante giapponese;
- comprare altri libri che non si sa quando avrò tempo di leggere.
...cose che sono riuscita a fare (senza partorire):
- più di 1000 km in macchina;
- visitare l'atelier raggio di luce nonostante fosse chiuso;
- far fare alla Minica pipì su una pianta in pieno centro ed in pieno giorno;
- cenare mangiando chizze e salame nel giardino di un oratorio;
- la tangenziale di Mestre all'andata.
mercoledì, 30 aprile 2008
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
venerdì, 25 aprile 2008
Sì. Quasi.
Ma non quella che pensate voi.


postato da: momatwork alle ore 10:36 | Link | commenti (3)
categoria:fare la valigia
giovedì, 24 aprile 2008
Sì, lo so, la Minica non ha nemmeno due anni e mezzo.
Però, diciamoci la verità, quand'altro mai mi capiterà un periodo in cui avrò ore ed ore per fare pasticci indisturbata?
E poi non è il caso che mi metta a fare lavori pesanti.
E poi del preventivo della libreria, stavolta da parte di un falegname, il Grande Lavoro previsto per il pre-Minichino, neanche l'ombra, perciò figuriamoci.
E poi i sandpaper numerals sono stati introdotti anche nella mia newsletter per infants e toddlers. Per farci che cosa? Mah, sostanzialmente questo.
E poi la Minica sa contare fino a otto (a volte dimenticando il sette) in maniera fittizia e fino a tre in maniera reale, quindi, perché no?
E poi è vero che questo potrebbe andare nel novero dei (pochi) lavori finiti, però essendo il primo di una serie che comprende anche le sandpaper letters in varie fogge potrebbe anche essere l'inizio di un lavoro lasciato a metà.
E poi sto raccogliendo idee e materiali per altri progettini, ma sono ancora in alto mare.
E allora? Magari voi siete più brave di me o avete figli più grandi.
E poi si sa che internet è un pozzo senza fondo e io ci continuo a pescare, pescare, pescare e non riesco a mettere in pratica nulla.
Se non farmi dire: "Mamma, basta inte(r)net!" da mia figlia, naturalmente.
Ma questa è un'altra storia.

Un'altra premessa è che io non ho mai visto dal vivo questi sandpaper numerals, quindi mi sono basata solo sulle foto che ho trovato in giro, tipo queste:

numerals_2numerals_1














solo per scoprire che ne esistono di diverse fogge, stampate o corsive, europee o americane, ma sostanzialmente sono 10 tavolette di legno della stessa dimensione indefinita, dipinte di verde, su cui sono attaccati le cifre da 0 a 9 (questo è l'ordine corretto) ritagliate nella carta abrasiva.
Il tutto per una cifra non esattamente modica.
E quindi perché non provare?
Di versioni fai da te ho trovato questa (naturalmente DOPO aver fatto i miei) dove ci sono anche le modalità di presentazione dell'attività (che fa parte integrante dell'attività stessa, se non la si vuole considerare un "giochino") ed alcune varianti, oltre alla confortante informazione che è un'attività plausibile da iniziare a due anni e mezzo.
Ma prima avevo trovato questa a proposito delle sandpaper letters, dove una mamma dopo una serie di esperimenti con la carta abrasiva ha invece utilizzato il feltro adesivo. Allora l'ho cercato, ma l'ho trovato solo di colori infami. Alla fine ho trovato del velluto adesivo, ma solo verde, rosso, blu e nero ed ho pensato di realizzare numeri e lettere in negativo, ossia lasciando il legno del suo colore naturale e ritagliando i numeri nel velluto verde, le vocali nel velluto blu e le consonanti nel velluto rosso. Su queste ultime due esistono due scuole di pensiero (vocali blu/consonanti rosse oppure vocali rosse/consonanti blu),  il rosso è più o meno intenso fino a diventare rosa e la Y può essere sia una vocale sia una consonante.
Io ho adottato la versione vocali blu/consonanti rosse e la Y di grazia che l'ho considerata una consonante. Ma stavamo ancora parlando dei numeri.

Dunque la prima cosa da decidere è dove li si vuol mettere. I materiali montessori originali, infatti sono sempre corredati di una scatola apposita. Una bella soluzione potrebbero essere i cassetti della cassettiere förhöja, larghi 9 cm internamente (perché non la trovo più nel catalogo? Eppure l'ultima volta che sono stata all'IKEA c'era...) o (più brutta, ma più economica) della cassettiera Fira, larghi invece 10 centimetri, e dove potrebbero starci anche le varie fogge di sandpaper letters (stampatello maiuscolo, stampatello minuscolo, corsivo maiuscolo e corsivo minuscolo).
forhojafira










Va da sè che le tavolette dovrebbero essere un po' meno larghe, ma siccome alla scatola ci ho pensato DOPO, me le sono fatte tagliare esattamente di 10 centimetri di lato.
E per fortuna che ho rimediato un ormai introvabile portacassette (alienando le cassette dell'Uomo dei treni, ma vabbè... sì, le cassette... avete presente quelle cose per ascoltare la musica... quelle che si trovavano srotolate nei fossi dopo che il mangianastri della macchina le aveva fagocitate...).

Quindi:
- 10 tavolette di compensato marino 10 cm x 10 cm (alla fine le ho fatte quadrate) fatte tagliare dal falegname (sì, lo stesso del preventivo, ma queste me le ha fatte subito...) perché la nostra troncatrice non era sufficientemente figa (o forse l'Uomo dei treni non aveva voglia di tagliarmele) e comunque sarebbe stato meglio levigare i bordi (ma l'Uomo dei treni non aveva voglia di fare nemmeno questo);
- 20 cm di velluto adesivo verde (così basterà anche per eventuali ulteriori dieci tavolette con una grafia corsiva);
- PC con stampante;
-forbici, colla a carta.

PC, stampante, forbici, colla e carta servono per stampare le lettere (stampate al contrario naturalmente... lo dico, non si sa mai...) ed appiccicarle al retro del velluto adesivo per ritagliarle.
Per i numeri ho usato banalmente il carattere Arial, mentre sono ancora alla ricerca di una soluzione ottimale per le lettere.
Nel frattempo però ho trovato un velluto adesivo marrone cacchetta e quindi:
- 1 bomboletta spray di colore verde per lavoretti creativi (avendola pagata di più di quelle che compra l'Uomo dei treni voglio illudermi che sia meno tossica)
- 1 metro di velluto adesivo marrone cacchetta (così ne ho anche per le lettere di tutti i formati e non se ne parli più).



Ho seguito più lo stesso procedimento delle lettere di feltro adesivo, ad eccezione dei contrassegno sull'orientamento delle tavolette e dei punti iniziali e finali per tracciare i numeri, tanto si possono sempre aggiungere in seguito.
Et voilà:















E se qualcuno si chiede se alla Minica gliene freghi qualcosa, la risposta è sì:



(E se qualcuno invece si chiede perché se ne stia col giubbino in casa, la risposta è: perché no?
mercoledì, 23 aprile 2008

...mi devono tutti rompere le balle proprio l'ultimo giorno?



postato da: momatwork alle ore 12:51 | Link | commenti (3)
categoria:andare a lavorare
lunedì, 21 aprile 2008
Ieri la Minica si è dimenticata nonsocché in giardino e quando se n'è resa conto si è sbattuta una mano dulla fronte ed ha proferito un "Che Bona che son!"
A chiunque abbia una vaga familiarità con il dialetto veneto non può non venire in mente una curiosa assonanza con una frase molto più pertinente alla situazione.

Urgono provvedimenti e ravvedimenti.
postato da: momatwork alle ore 13:13 | Link | commenti (9)
categoria:abbracciare la minica
domenica, 20 aprile 2008
È che quando ti si rompe la lavastoviglie non devi pulire il pavimento della cucina.
Ma quello del piano di sotto.
:(
postato da: momatwork alle ore 16:45 | Link | commenti (3)
categoria:pulire la cucina, lavare il pavimento, riparare la casa
Che mater semper certa est, pater nunquam.
Si parlava del fattore Rh e dell'eventuale profilassi in caso di madre negativa e padre positivo, (s)fortunata circostanza in cui potrei trovarmi. Potrei, perché invece potrei essere fortunata ed anche il Minichino potrebbe essere, come già la Minica, Rh negativo e quindi non servirebbe la profilassi.
Come da manuale, però, in entrambe le gravidanze e con cadenza mensile, ho fatto il test di Coombs indiretto, che consiste (dal mio punto di vista) in un'ulteriore fialetta di sangue e in un questionario da riempire ogni volta (È mai stata trasfusa? Ha avuto in prprecedenza aborti? È in stato di gravidanza? Ha recentemente fatto l'aminiocentesi? E così via).
E vabbè.

Anche un'altra mamma è Rh negativo, ha fatto l'amniocentesi e quindi la profilassi, perché anche in questo caso potrebbe esserci stata una contaminazione tra il sangue della mamma e quello di un bambino eventualmente Rh positivo, come il papà.
Ma anche il mio compagno è Rh negativo*, ci informa.
Sorge spontanea la battutaccia: sì, il tuo compagno sì, ma il padre del bambino?
Insomma questa ha fatto la profilassi perché il suo ginecologo sostiene che mentre l'identità della madre è certa, sul padre non si può mai essere sicuri.
Sì, gli altri potrebbero non esserlo, ma lei lo è?
Ed una volta informata sui possibili rischi ha senso mentire al suo medico?
E se non sta mentendo al suo medico, perché gli permette di insinuargli che lo stia facendo?

* se la mamma è Rh negativo un primo Test di Coombs è invece necessario perché la contaminazione potrebbe derivare da una precedente trasfusione o, se non si è mai state trasfuse, da un precedente aborto anche non individuato perché avvenuto nelle primissime settimane, con un altro partner Rh positivo.
postato da: momatwork alle ore 10:04 | Link | commenti (8)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
Time: 04.45 CET
Location: sul vasino in bagno*.

"Perchè il gatto è nero**?"
Di notte non solo tutte le vacche sono nere.

* Siamo ufficialmente spannolati H24.
** Il nostro gatto NON è nero.
postato da: momatwork alle ore 09:46 | Link | commenti
categoria:lavare il pavimento, lavare il bagno, abbracciare la minica
venerdì, 18 aprile 2008
... è che non ti crede nessuno quando sostieni di poter ottenere con le buone ciò che non otterresti con le cattive.
Ad esempio di convincere una bambina di due anni a farsi ispezionare la bocca dal dottore. Se qualcuno crede che basti dirle: "Apri la bocca, amore" perché si lasci mettere le dita in bocca da un estraneo o è un miracolato o non ha molta dimestichezza con i bambini di due anni e mezzo.
Nella fattispecie noi abbiamo cominciato col lavaggio del cervello ieri sera e stamattina nello studio del dottore ero moderatamente convinta di riuscire a farle mostrare la lingua per vedere se quella macchia che vedo io è un'afta come quelle con cui una simpatica untrice coi codini ha infestato l'asilo e se è questa, e non un menù particolarmente adattato al palato di bambini schizzinosi, la causa di un'insolita inappetenza selettiva.
Invece quando ho messo in atto la mia tecnica di ipnosi regressiva nello studio del pediatra (ti ricordi che ieri sera abbiamo detto che saremmo venute dal dottore e gli avremmo mostrato la lingua e bla bla bla bla bla bla...) lui mi ha liquidato dicendo che il mio l'avevo già fatto e che adesso avrei dovuto solo tenerla ferma.
È vero che siamo entrate con più di un'ora di ritardo.
È vero che c'erano altri tre piccoli pazienti in attesa.
È anche vero che il pediatra ci ha rimediato un morso, un calcio nelle palle e un manrovescio che gli ha fatto volare gli occhiali, il tutto per non vedere niente e liquidarci con un "secondo me non è un'afta e se lo è, passerà".
Così siamo andate a consolarci con un gelato che, come dice il manuale del bravo attached parent, non era una ricompensa per chi si fosse comportato bene, ma una tappa della nostra mattinata.
Almeno il gelato era buono.
martedì, 15 aprile 2008
Non ci ho creduto.
Non ci credo.

La prossima volta che si andrà a votare la Minica sarà in seconda elementare.
Almeno lei sarà contenta di stare a casa per un paio di giorni, via.
postato da: momatwork alle ore 14:25 | Link | commenti (11)
categoria:andare a votare
lunedì, 14 aprile 2008
Siete delle patite dell'ecografia turistica ma non potete permettervene una a settimana?
O avete letto da qualche parte che troppe ecografie potrebbero danneggiare il feto ma morite dalla voglia di vedere vostro figlio?
Niente paura, da oggi (anzi da ieri) c'è Mia Suocera®.
Mia Suocera® mi guarda la pancia e, siccome lei parla in Italiano, mi dice "Che bello che è!"
Chi? Che cosa?
Il giubbotto? L'ho preso l'altr'anno.
Il maglione? Quello ce l'ho a un pezzo.
No. Suo Nipote®.
Capito?
Non quanto sono bella io che, vabbè, assomiglio alla Venere di Willendorf ed, ormai è ufficiale, ho sforato il peso che avevo raggiunto con la Minica a fine gravidanza ma mi vedo molto dolce e materna e quei chili in in viso mi fanno sembrare meno deperita e malaticcia del solito (impressione che in condizioni normali di peso si interrompe alla base del collo).
Non quant'è bella la mia pancia che ancora non accenna ad abbassarsi ed è grande e tonda come se avessi mangiato un'anguria. Anzi, se avesse un coltello me la squarcerebbe subito, inutile involucro che nasconde alla vista degli altri ma non alla sua il Prezioso Pargolo®.

Insomma Mia Suocera® ci vede attraverso l'epidermide, la ciccia e pure il sacco amniotico.
Ed io, che aspetto a farmi da parte?
postato da: momatwork alle ore 22:00 | Link | commenti (2)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera, darsi una sistemata
...oppure ha bevuto una bottiglia di skele-gro. Insomma il Minichino nella panza in questo fine settimana è passato da gattone dai movimenti felpati a cagnetto che sotterra un osso sotto le mie costole.
Son sensazioni.
postato da: momatwork alle ore 21:21 | Link | commenti
categoria:passare in libreria, riordinare la camera dei minici
Che anche se le ecomamme stanno diventando un fenomeno (da baraccone?), quella di un maternità (genitorialità?) più naturale è una causa persa.
E a me di solito piacciono le cause perse.
E che l'ostetrica che mi ha aiutato a far nascere la Minica ( e non già più quella che ha fatto nascere la Minica... la Minica l'ho fatta nascere io...) avrebbe contribuito maggiormente alla causa se fosse rimasta in sala parto.
Sì, capisco che dopo molti anni una si stufi dei turni di notte e che si stufi anche di combattere sul campo. Perché, e questo l'avevo capito da subito ma ci ho messo un bel po' a tirarglielo fuori, la situazione che avevo trovato con la Minica due anni e mezzo fa e che già non era più quella di qualche anno prima (ma io allora non potevo saperlo) si è andata ulteriormente deteriorando.
Insomma anche nel Piccolo Ospedale è ormai questione di trovare l'ostetrica giusta (o quella sbagliata, dipende dai punti di vista). E nel mio caso, siccome una delle ostetriche giuste è lei, l'altra sarà in maternità e una terza, l'ostetrica-mamma dell'altro corso pre-parto potrebbe essere in malattia, non è che mi restino molte possibilità.
Quando l'ho incontrata in sala parto mica lo sapevo che era una delle più sfegatate; l'ho capito adesso, al corso pre-parto. E l'ha capito pure lei che, mentre si parlava di libri consigliati/sconsigliati mi ha chiesto inquisitoria: "Ma che cosa stai leggendo, tu?" ed io ho confessato che, insomma, stavolta ci sono andata giù pesante e che, certamente, non è un libro che sarei stata in grado di leggere alla mia prima esperienza, ma insomma, adesso sì, adesso non ho paura del  parto, ma ho paura di un certo tipo di parto e che sì, insomma, ho appena finito la Ina May Gaskin.
E lei ha sorriso.
Ma l'hanno capito anche le mie compagne di corso, solo che per loro il parto è ancora un inevitabile e fastidioso ostacolo tra loro ed il loro bambino e non già, com'è diventato per me DOPO aver provato cosa significa un parto completamente naturale, un meraviglioso rito di passaggio che rischia di essere rovinato dalla smania di interventismo. E ne sono ancora più convinta adesso che a mente fredda e collo dell'utero chiuso so che se fosse diventato un parto operativo o un cesareo, sarebbe stato veramente un intervento necessario e lo avrei accettato come tale.
Però.
Però forse perché è una delle sue prime esperienze tende, come già l'ostetrica-bambina dell'ospedale dove non ho partorito, a farsi trascinare fuori dal seminato e a non esaurire un argomento in maniera schematica ed organica.
Però proprio perché sono un gruppo eterogeneo (c'è quella che ha già fatto gli accertamenti per l'epidurale, quella che preferirebbe la "certezza" del cesareo, quella impanicata e quella tranquilla, ma col marito impanicato) e per loro il parto è una grande incognita hanno bisogno che gli argomenti siano esaurientemente trattati in maniera schematica ed organica e non lasciati sulle loro spalle al motto di "una mamma lo sa, quello che deve fare".
Però nonostante il corso non sia collegato ad uno spedifico ospedale (ma tutte andranno ineluttabilmente nel Grande Ospedale, tranne me che probabilmente andrò titubante ed incrociando le dita nel Piccolo Ospedale) ed ormai è troppo tardi perché qualcuna cambi idea e decida di partorire in casa (me compresa, che alla luce delle novità sarei stata comunque l'unica ed esserne tentata), non ha senso parlarne con profusione e demonizzare medici ed ospedali.
Però soprattutto perché io continuo ad essere a favore di un parto  meno medicalizzato per tutti e non per un parto per niente medicalizzato per pochissimi fortunati e questo non è ciò che succede, si continui a parlare di una situazione ideale e non della realtà dei fatti, cosicchè una ci arriva completamente spiazzata e per forza poi finisce per credere di più all'amica che le snocciola racconti dell'orrore e leggende metropolitane.
Però visto che è facile dire che nessun trattamento medico è obbligatorio, ma quando sei in camicia da notte e rischi tutto e davanti hai un camice che non rischia nulla, non è così facile trovare il coraggio che ti servirebbe e quindi la promozione del parto naturale come opzione più economica e sicura dovrebbe partire da dentro l'ospedale e non da fuori.

Perché quando perdi la causa, mica puoi ricorrere in appello.
domenica, 13 aprile 2008
Da qualche settimana la Minica sputa, fa le pernacchie, le boccacce e le bolle nel bicchiere.
"Ecco quello che succede a mandarla all'asilo" sentenzia mia suocera e forse, penso, ha pure un po' ragione, ma prima o dopo...
Anche l'Amichetto sputa, fa le pernacchie, le boccacce e le bolle nel bicchiere.
"Bene, bravo, molto bene..." lo incoraggia la sua mamma.
"Sai" mi spiega "sono gli esercizi che ci ha dato la logopedista, però con me non li voleva mai fare. Da quando ho detto alle maestre di farglieli fare assieme agli altri bambini, invece li fa molto volentieri"

Io guardo i due nani che bevono un sorso d'acqua, ci fanno i risciacqui e poi lo sputano nel bidet sbrodolandosi e scoppiando a ridere.
Certo che le altre mamme gliene saranno eternamente grate.
Lilypie 3° comp Ticker