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mercoledì, 31 maggio 2006
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
Cosa direste a vostra suocera che vuole andare a vedere la bambina che avete appena messo a dormire al piano di sopra, rischiando di svegliarla?
1) No.
2) Prima deve passare sul mio cadavere.
3) Prima passerò sul suo cadavere.
4) Per favore faccia piano.

Per fortuna che la Minica ha ereditato il sonno pesante da mammà...
postato da: momatwork alle ore 22:14 | Link | commenti (1)
categoria:riordinare la camera dei minici, aspettare la suocera
La casa dei miei genitori era un appartamento “tradizionale”: zona giorno, zona notte, grande soggiorno, piccola cucina, tre camere (una grande per mamma e papà, una piccola per noi ed una piccola per la nonna), doppi servizi (uno grande “di rappresentanza”, uno piccolo “di servizio”).

Per dare un’idea, siccome nella nostra camera non ci sarebbero stati due letti, avevamo un letto “estraibile” che abbiamo “estratto” ogni sera ed “inserito” ogni mattina per nove anni.
Nove anni in cui ho scassato all’inverosimile (senza successo) perché volevo il letto a castello (io quello in alto, per diritto di primogenitura). Invece , sempre in virtù del medesimo diritto di primogenitura, ho avuto una cameretta nuova quando è morta mia nonna. A “ponte”, quelle con l’armadio sopra il letto, l’unica disposizione possibile in quella stanza lunga e stretta, perché serviva un armadio grande. Mooolto anni ’80.

Io l’ho sempre trovata una disposizione folle.
Perché avere un grande spazio inutilizzato per la gran parte del giorno?
Perché durante una cena con ospiti chi cucina dev’essere relegato in un’altra stanza a fare lo sguattero?
Perché i genitori devono avere la camera più grande, quando ci vanno solo a dormire?
Perché la micro-camera dove le figlie giocano/studiano per gran parte del pomeriggio si trova lontana dalla micro-cucina dove la mamma stira/cucina?
Perché il bagno che usano tutti è anche ingombro di panni da lavare/asciugare/stirare e quello che tutti vorrebbero usare non si può, metti una visita improvvisa?
Eppure la maggior parte degli appartamenti sono disposti così e qualsiasi mio tentativo di sovvertire l’ordine (scambiandoci le camere, insistendo per studiare in soggiorno,…) è stato a suo tempo cassato.
Così, quando abbiamo deciso come sarebbe stata la nostra casa, abbiamo adottato criteri differenti: una grande cucina dove spignattare, parlare e mangiare tutti insieme, una cameretta per noi ed una grande camera vicino alla cucina per i Minici [i Minici (plurale di Minico, diminutivo di Domenico, che l’Uomo dei treni ha sentito in questo film, non so se mi spiego…) sono sempre stati almeno due (!). Poi è diventato IL Minico quando era nella pancia (non sapevamo se fosse maschio o femmina) e poi quand'è nata ed era femmina, la Minica].
La camera dei Minici per cinque anni è stata un enorme ripostiglio/stireria/camera degli ospiti. Poi, con santa pazienza ho cominciato a vuotarla (non avete idea di quanta roba si riesca ad ammucchiare in un ripostiglio di 30 metri quadrati!), ma non ci sono riuscita del tutto, perché:31_05_06_2
- non sono arrivati dei pezzi per fare i montanti della nuova libreria (li aspettiamo da settembre); poi l’Uomo dei treni deve appena mettersi a tagliare i ripiani… Praticamente la Minica imparerà a leggere prima che si riesca a portar via i nostri libri e lasciare questa libreria a sua disposizione;
31_05_06_3- non abbiamo ancora trovato un armadio che ci soddisfi e quindi questi due armadi sono ancora pieni della nostra roba. Prima che cominci31_05_06_4 a camminare devono almeno diventare così:
- un altro armadio, identico, ma più stretto lo dobbiamo sbolognare a qualcuno perché è troppo alto e non ci sta. La roba che contiene andrà nei due armadi di cui al punto precedente;
31_05_06_5- non so dove mettere la roba contenuta in sei cassetti di questa credenza, che sarebbe un pezzo di una cucina, ma a me piaceva tanto e l’ho comperata anche se non sapevo bene che farmene. Adesso è il fasciatoio e guardaroba della Minica. Poi si vedrà;
- devo trovare un altro posto dove stirare. Potrebbe non sembrare un problema in una casa di 240 metri quadrati e invece lo è.
Alla fine della fiera dovrebbero rimanere nella sua stanza:
-         questo lettino;
-         questo divano-letto (il solito, quello che devo fotografare...);
-        
questo armadio;
-         questa cassettiera;
-         questo bagnetto/fasciatoio (attualmente al piano di sopra)
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31_05_06_7
E rimangono ancora liberi una
ventina di metri quadri.
 
postato da: momatwork alle ore 19:05 | Link | commenti (1)
categoria:riordinare la camera dei minici
...e mercoledì viene a cena la suocera (dalla scorsa settimana abbiamo inaugurato questa variante).
La suocera è un' ottima cuoca.
Io no.
postato da: momatwork alle ore 18:32 | Link | commenti
categoria:cucinare
giovedì, 25 maggio 2006
Stamattina il Gatto si è messo emblematicamente davanti alla sua ciotola mezza piena (o mezza vuota, che dir si voglia) e mi ha guardato da sotto in su. come a dire: “Non penserai mica di andartene via tutto il giorno e di lasciarmi con così poche crocchette?”
Allora sono andata a prendere le sue crocchette ed ho rabboccato la ciotola. Poi, già che c’ero, gli ho messo l’acqua fresca.
Soddisfatto, il Gatto è saltato sul davanzale e si è voltato a guardarmi, come a dire “Non avevo mica fame, adesso, ma metti che me ne venga dopo… Adesso apri; lo so che al piano di sotto c’è la finestra aperta, ma non ho nessuna voglia di fare le scale…”
Perché il Gatto vuole sempre avere la ciotola piena, per ogni evenienza.
Il Gatto mangia quando ne ha voglia.
Il Gatto  a volte si stanca delle solite crocchette e vuole cambiare marca.
Il Gatto  vuole che le crocchette “crocchino” e non le mangia se hanno tre giorni.
Il Gatto  non si può prendere per fame, altrimenti va a mangiare le crocchette del gatto dei vicini, eventualmente facendo self-service nella loro dispensa.
E non si dica che l'ho viziato: l'ho allevato con amore.
postato da: momatwork alle ore 20:08 | Link | commenti
categoria:dar da mangiare al gatto
mercoledì, 24 maggio 2006
Quello che mi piace e mi turba nell’ecomamma è che ogni sua parola sembra pesata col bilancino (vuol essere un complimento), mentre io avrei così tante cose da dire da non sapere da che parte cominciare. In più, ora che ho ricominciato a lavorare, non ho più molto tempo da dedicare ad attività che non siano coccolare la mia famiglia, perciò ho deciso che questo spinoso argomento lo affronterò a tappe.
Tempo fa avevo letto questo suo post sul co-sleeping o, meglio, sul sonno in generale e mi era piaciuto. Sostanzialmente si sosteneva che la gestione del sonno fosse una scelta personale e che ogni famiglia dovesse cercare di trovare un proprio equilibrio notturno senza farsi condizionare dalle opinioni altrui (o almeno così mi pare di poter sintetizzare). Non mi è invece piaciuto questo secondo post sulla pretesa dimostrazione scientifica della “bontà” del co-sleeping (anche se nel post ed in particolare nei commenti si ribadisce nuovamente il concetto precedente).
L'esigenza di discuterne nasce dal fatto che la culla dove la Minica dorme attualmente, e che si trova nella nostra stanza sta diventando un po' piccola e stiamo valutando l'eventalità di mettere al suo posto il lettino, che è molto più ingombrante ed attualmente si trova nella sua stanza, oppure lasciare il lettino dov'è e metterci dentro la Minica quando si addormenta (perchè la Minica si addormenta in braccio a me e non ci trovo nulla di male). Questo però vorrebbe dire dormire in due stanze molto lontane tra loro, addirittura situate su piani diversi, e tenere accesa tutta la notte la trasmittente per sentire (e prontamente accorrere) se dovesse svegliarsi.
Premetto che noi non abbiamo avuto e non abbiamo, per ora, un “problema” di sonno (questo non vuol dire che non potremo averlo in futuro) e non abbiamo dovuto cercare una “soluzione”, un “rimedio”, una “tecnica”. Solo fortunati? Forse sì.
La Minica da quando è nata ha sempre dormito per “tutta la notte”, ovverosia da un’ora alla quale noi ritenevamo ragionevole andare a dormire ed un’ora alla quale ritenevamo ragionevole alzarsi con un numero di risvegli per poppare ragionevole. Cosa vuol dire “ragionevole”? Ovviamente, dipende...
Ogni famiglia ha le sue esigenze e non è nemmeno detto che restino costanti nel tempo, come pure le abitudini notturne. La Minica le ha già cambiate quattro o cinque volte ed anch'io quand'ero incinta ho cominciato ad addormentarmi con difficoltà, a svegliarmi spesso durante la notte, tanto che spesso traslocavo sul divano. Ogni tanto lo faccio ancora, per non disturbare loro tre (anche il Gatto) che dormono.
Perché dormire ognuno per conto proprio dev’essere necessariamente sinonimo di lasciar piangere il bambino? Dovrei sentirmi in colpa perché, non dormendo con lei, farei del male a mia figlia? Dovrei forse farlo “per forza”, pena l’essere esclusa dalla virtuosa cerchia dei genitori che “crescono i propri figli con amore”?
Non penso proprio.

 

Oggi volevamo andare al mare, invece piove.
Così l'Uomo dei treni è andato a lavorare. Cinque minuti fa.
postato da: momatwork alle ore 11:02 | Link | commenti
categoria:andare al mare, andare a lavorare, rifare il letto
lunedì, 22 maggio 2006
Oggi per la prima volta la Minica ha fatto una vera risata.
Adesso la metto nell'ovetto (spero senza svegliarla) ed andiamo a prendere l'Uomo dei treni alla stazione.
Il treno ha 10 minuti di ritardo...
postato da: momatwork alle ore 20:33 | Link | commenti
categoria:fare benzina, rifare il letto, abbracciare la minica
Oggi sono arrivata a casa e c'era una puzza tremenda.
Il Gatto aveva vomitato sul pavimento, ma non era per quello.
Nel lavello c'era una pila di piatti da lavare, ma non era per quello.
Il secchiello del compost è stracolmo e non viene vuotato da una settimana ma non era per quello.
La Minica era piena di cacca, ma non era neppure per quello.
Era il mio vicino che stava dando l'impregnante più tossico-nocivo esistente in commercio al suo ballatoio.
Alla faccia del biologico.

I nostri lavori invece languono. Ma stasera torna l'Uomo dei treni e domani gliela facciamo vedere noi. L'aria sarà pervasa da effluvi d'arancio.
domenica, 21 maggio 2006
Ad esempio perchè stanotte ho fatto co-sleeping con una pulce, e non è stato affatto piacevole.

Seriamente parlando, vorrei fare una serie di post su questo argomento, ma ho bisogno di tempo per pensarci. Co-sleepers, affilate le lame...
postato da: momatwork alle ore 19:18 | Link | commenti (1)
categoria:rifare il letto, riordinare la camera dei minici
sabato, 20 maggio 2006

Oggi sono stata ad una fiera di prodotti bio-ecologici dove c'era proprio quel genere di accozzaglia che non mi piace, però ci sono andata lo stesso.
C'era un po' di tutto, dai suonatori di bonghi alle bandiere della pace, dall'artigianato improbabile alle conferenze estemporanee (e deserte) sul risparmio energetico e lo sviluppo sostenibile.
Questo non mi ha impedito di comperare dei formaggetti da agricoltura biodinamica (non che sia molto presa dall'agricoltura biodinamica, ma erano buoni) ed un cuscino da allattamento.
Quello che ho, infatti è della mia vicina che, presumo, lo vorrà presto indietro.
Già che c'ero, ho preso anche un cuscinetto di semi di miglio che, sembra, pare, serva per le emicranie. Mah, tanto ormai le ho provate tutte, proviamo anche il miglio....

Comunque alla tedesca che vendeva cuscinetti gli affari devono andare piuttosto bene (e ti credo: ho speso 47 euro!) se mi ha fatto aspettare un sacco facendosi i fatti suoi, prima di darmi bada.
Ed avevo addirittura il portafoglio in mano!
Poi siccome i due cuscini che aveva in esposizione non mi piacevano (erano molto belli, in realtà, ma la stoffa era troppo sottile), ma ne aveva un altro in cotone spesso in macchina (me lo ha detto lei, non me lo sono inventata io...) e le ho chiesto se me lo poteva mostrare, mi fa: "Eh, ma lo devo andare a prendere..."
Eh, beh...

postato da: momatwork alle ore 20:33 | Link | commenti (1)
categoria:allattare, fare acquisti, riordinare la camera dei minici, fare un giro
giovedì, 18 maggio 2006

Avremo una nuova vicina. Non questa, ma una sorellina per il Bambino, legittimo proprietario del guardaroba della Minica, quello che ci spara dal balcone. O, meglio, non si sa ancora se sarà un maschio o una femmina, ma la Vicina spera sia femmina.

L’uomo dei treni è partito. Torna lunedì.
Da quando c’è la Minica, mi sento meno sola, quando lui non c’è. Però ho letto questo post e mi è venuto da piangere. Perché presto anche lei sarà triste quando l’Uomo dei treni se ne va.

Tutto sommato, mi sto organizzando abbastanza bene con i bicchierini Avent: la Minica beve latte fresco quasi ogni giorno ed io non ho l’incubo del tiralatte perché c’è una ricca scorta.
Poi ho scoperto che devo “comunque” fare la pausa pranzo di almeno mezz’ora altrimenti il “sistema” non accetta le mie timbrature. La legge prevede che io possa fare anche sei ore filate, il “sistema”, no.
E chi ha ragione? Naturalmente il “sistema”.
Oppure le donnine del personale sono troppo inette per “forzare il sistema”.
Vabbe’, non è un dramma: vuol dire che invece di un panino veloce pranzo con la mia santa calma e  poi vado in bagno a tirarmi il latte. Tanto, quando sei in bagno, Dio ti vede, ma il “sistema” no.

Però, quando ho visto in un negozio un fondo di magazzino di sacchetti Avent non ho resistito. Quindi adesso ho abbastanza sacchetti per altri tre figli. Oppure finché la Minica avrà quattro anni.

Ed ho speso meno di 15 €, perché erano pure in offerta.

postato da: momatwork alle ore 19:12 | Link | commenti
categoria:allattare, andare a lavorare
mercoledì, 17 maggio 2006
Da quando è nata la Minica, il mercoledì DOBBIAMO andare a cena da mia suocera. Con qualunque condizione metereologica (neve compresa). Anche se sono stanca e preferirei andare a dormire. Anche se l'Uomo dei treni l'indomani parte e deve alzarsi presto.
Anche se, francamente non ne abbiamo proprio voglia.
Ma lei DEVE vedere la bambina. DUE volte a settimana. Caschi il mondo.
l mercoledì noi andiamo a cena da lei, nel fine settimana viene lei da noi.

Io non sopporto che qualcun altro decida cosa DEVO fare. Men che meno cosa DEVE fare la Minica.
postato da: momatwork alle ore 14:58 | Link | commenti
categoria:aspettare la suocera
martedì, 16 maggio 2006

Ieri, sono stata ad un incontro della Leche League. Era un incontro un po' particolare perchè era rivolto alle mamme dei bambini già grandi (loro li chiamano "toddlers", ma devo dire che a me dà un po' fastidio questo ricorrere a termini e frasi fatte... ) che ancora allattano (oppure alle aspiranti allattatrici di "toddler". Colgo infatti l'occasione per ricordare che i termini stranieri sono generalmente indeclinabili).
Premetto che il mio obiettivo minimo è di allattare in maniera esclusiva fino ad (almeno) sei mesi (circa) ed in maniera saltuaria (sporadica? estemporanea?) fino al raggiungimento dell'età a cui si può passare al latte vaccino senza troppi patemi. Naturalmente tutto ciò che viene in più è bene accetto.
Riconosco inoltre il grande valore consolatorio, affettivo, nonchè soporifero della tetta, pertanto propendo per uno svezzamento naturale, quando la Minica (non) ne avrà (più) voglia.
Premetto anche che una mia ex-collega, incontrata di recente, mi ha raccontato che ad un simile incontro l'avevano fatta passare per quella snaturata che inneggiava allo svezzamento precoce, mentre è moderatamente sicura che nessuna delle altre abbia poi allattato, come lei, fino a 4 anni e 7 mesi. Suo figlio per andare a ciucciare scendeva dalla bicicletta.
Ora non vorrei sollevare lo stesso polverone di questo post e di quello successivo(o forse sì, chissà...), dove tra l'altro avevo commentato pressappoco così:
Secondo me la questione è mal posta. Sembra che allattare al seno secondo le raccomandazioni OMS sia una scelta un po' alternativa. Non dovrebbe esserlo, non più di quanto lo sia far dormire i bambini in posizione supina. Avranno fatto pure a voi una testa tanta su come mettere a dormire il vostro bambino, vero? Eppure esiste in commercio un libro (Il nuovo bambino, di Marcello Bernardi - il link è un po' così, ma non ne ho trovato uno migliore...) dove la posizione prona viene raccomandata. Certo, il libro è degli anni settanta, l'autore e morto e non può nemmeno ravvedersi, ma la copertina nuova potrebbe trarre in inganno. Se vi interessa, potete trovarci anche utili informazioni per svezzare a partire dai tre mesi, pianificare le poppate ad orario o introdurre progressivamente il latte in polvere.
Ma, ci si possono trovare anche osservazioni interessanti. Ad esempio una frase come questa "Non credere a chi ti comanda, a chi ti punisce, a chi ti ammaestra, a chi ti insulta, a chi ti deride, a chi ti lusinga, a chi ti inganna, a chi ti disprezza. Essi non sanno che tu sei ancora un uomo libero" starebbe bene in bocca anche al gettonatissimo Gonzales.
Tra l'altro io lo consulto spesso (edizione 1978), un po' perchè ci sono affezionata, un po' perchè nei libri che apparentemente non condivido ho già trovato un sacco di spunti.
Tornando all'allattamento, non vorrei addentrarmi in casi particolarissimi di allergie al latte materno, dotti lattiferi ciechi, grandi prematuri, palatoschisi, ecc., ma proporvi una frase che ho letto da qualche parte ed a me piace molto: "Allattare al seno forse non è la scelta migliore per ogni mamma, ma è sicuramente la scelta migliore per ogni bambino". Proprio come dormire supini. Ma a dormire supini che ci vuole? Invece allattare è una faccenda un po' più complicata e molte madri di neonati sani a termine ci rinunciano anzitempo. Eppure nessuna di loro metterebbe mai il bambino a dormire prono. Anch'io mi chiedevo fino a poco tempo fa a cosa servisse la LLL perchè ero stata sufficientemente fortunata da imbattermi casualmente in persone che sostenevano l'allattamento materno senza ostentazione. Il mio inizio è stato da manuale e mi veniva spontaneo chiedermi perchè difendere a spada tratta una scelta così sana, economica e comoda da essere ovvia. Però, la mia pupi è cresciuta poco (meno di tre kg dalla nascita, passando dal 75° percentile al 15° tabelle WHO ed è cominciata la processione di buoni consigli, soprattutto da parte delle nonne. Insospettabili si informano sull'introduzione delle pappe. Incrocio solo dei vitellini con le gambocce cicciosissime.Insomma, mi sento un po' sotto pressione e probabilmente non ce n'è motivo. Perciò, credo che le consulenti non servano a tormentare mamme che hanno ben altri problemi a cui pensare e nemmeno a blandire quelle che hanno bambini che mettono su 200g a settimana, ma ad aiutare chi si trova un po' in difficoltà."

Questo a ieri.

Ad un certo punto una mamma però ha detto di essersi commossa leggendo su uno dei libri in vendita la storia di una delle fondatrici: otto figli, tutti allattati a lungo, di cui due medici, due ingegneri, addirittura uno professore di geologia (oh mio dio, oh mio dio...) Insomma, calme: (l'ho detto anche lì e forse ho anche calcato un po' più la mano) allattare sarà anche una scelta salutare, ma da qui a vedere l'allattamento come il primo passo verso la carriera universitaria... Essere delle buone madri, cosa che tra l'altro non coincide necessariamente con la riuscita professionale dei figli, sarà ben qualcosina in più, no?

 

domenica, 14 maggio 2006
Con tutto questo casino, mi stavo dimenticando che l'altroieri alla Minica è spuntato il primo dente.
postato da: momatwork alle ore 11:03 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica
venerdì, 12 maggio 2006

Diciamo che sono un'estremista moderata. O un'anarchica democratica. O un'alternativa conservatrice.
Non è di questo che volevo parlare, ma questo fa sì che io non sia mai d'accordo con nessuno. Soprattutto con quelli che dovrebbero teoricamente pensarla come me.
O, meglio, siccome di quello che penso io non gliene frega niente a nessuno, con quelli che io penso di pensarla come loro.
Mi sono spiegata?

Comunque si parte sempre da questo librino di cui ho già abbondantemente parlato qui. Ieri ho preso una copia di un giornale gratuito che si chiama Konrad e si autodefinisce "Il mensile del vivere naturale".
Sulla copertina di questo mese c'è il richiamo ad un articolo che si intitola "TV:la spina nel fianco" e che mi ha incuriosito. Ebbene, altro non è se non la recensione del suddetto librino.
Non si capisce se il recensore sia o meno d'accordo con quel che dice l'autore perché prima lo giudica "eccessivo", poi lo cita pari pari.
Ma non volevo parlare neanche di questo.

E poi sto leggendo questo libro che mi inquieta e  mi deprime, tanto che per molto tempo non ho avuto il coraggio di affrontarlo e nemmeno adesso ho capito se leggerlo ha un senso oppure no.
Comunque il libro, almeno fino alla pagina dove sono arrivata io, racconta l'esperienza di questo giornalista che scopre di avere il cancro e si fa curare prima nel miglior centro di eccellenza degli Stati Uniti e poi vaga per l'Asia non alla ricerca  di una cura alternativa, ma alla ricerca di altri modi di affrontare la  vita, la malattia e la morte.
Il libro non l'ho ancora finito e quindi può darsi che nelle ultime pagine succeda qualcos'altro e cominci a piacermi o spiacermi non lo so. Credo di non rovinare il finale a nessuno se dico che alla fine Terzani muore. Muore per l'esattezza 18 giorni dopo mio padre, che non è andato nè negli Stati Uniti, nè in India, ma il cancro ce l'aveva pure lui.
Ma nemmeno di questo volevo parlare, o almeno non ancora.

I fatto è che sul giornale c'è anche un articolo sul pap test. Sull'inutilità del pap test, per l'esattezza. In estrema sintesi, si sostiene che il ricorso massiccio a questo test che, come tutti i test, non è infallibile induce, nel caso di falsi positivi, “[...] inutili apprensioni, magari dolorose e addirittura fonte di patologia, o perlomeno creare indubbiamente ansia, senza che vi sia una logica medica in senso proprio [...] Ricordo di aver assistito una giovane donna che in seguito a questo test, tra l’altro non particolarmente positivo, anzi solo “sospetto”, è entrata in una spirale patologica che l’ha portata ad un pesante aggravamento della sua salute psicofisica, fino a consentire ad un intervento demolitivo e, in conseguenza, avere una menopausa precoce. Non si può fare a meno di ricordare la teoria del Dr Hammer il quale afferma che nella genesi del tumore maligno vi è sempre alla base uno stato di paura e angoscia.[...] Cellule maligne vengono continuamente prodotte dal nostro organismo come risultato di prodotti tossici normalmente presenti nell’ambiente (es. detergenti, cosmetici, radiazioni, farmaci, ecc.), ma un Sistema Immunitario efficiente è in grado di distruggerle con tutta facilità.[...] La prevenzione andrebbe fatta con campagne positive, rivolte a coltivare uno stile di vita sano, fatto di attività fisica regolare e alimentazione semplice e di buona qualità. E nello stesso tempo rivolta a scoraggiare quei comportamenti malsani fatti di sedentarietà, abuso nel cibo e nei farmaci, assunzione abituale di sigarette, alcolici, caffè, dolciumi e magari riservare a queste ultime categorie di persone a rischio quei controlli periodici, previo consiglio e valutazione del medico curante.[...]."

Ora il dott. Murero ed il dott. Hammer saranno anche medici ed io no, posso concordare sull'alimentazione sana, le sigarette, ecc. ma se bastasse non fumare per avere la certezza di non ammalarsi mai di cancro, grazie tante, potrei dormire tra due guanciali. Tutti gli esami sono fonte di inquietudine, non solo il pap test, ma anche ogni ecografia ostetrica, ogni visita dal dentista, ogni prelievo di sangue.
Alcuni ti potrebbero solo far spendere un sacco di soldi, altri rovinarti la vita. In ogni caso non mi sembrano buoni motivi per non farli.
Ma nemmeno di questo volevo parlare. Quello di cui volevo parlare è che nel suddetto giornale si mischiano argomenti seri e “certificati”, come l’agricoltura biologica, la raccolta differenziata, il fair trade, con altri, più “alternativi”, ma ancora con una qualche validità soggettiva, lo yoga, la danza terapia, il corso di pensiero positivo ad altri ancora più discutibili come (cito a caso): Enneagramma e chakra, Healing Orion Technique, meditazione wesak, incontri con un “facilitator del Flower of Life”, armonicovertones, cammino della luce per concludere con tarocchi e cartomanzia. E tante, tante tecniche di autoguarigione, recupero della salute, psicosomatica e chi più ne ha, più ne metta. A me già da fastidio dover spiegare che no, poi non buttano tutto comunque in discarica, e che sì, il rischio che gli organismi di controllo possano essere frodati esiste, ma no, speriamo che chi controlla lo faccia a dovere, se poi mi trovo accomunata ai clienti di Vanna Marchi, francamente mi trovo a corto di argomenti. E lo dice una che crede nelle potenzialità del proprio corpo, perciò ha partorito in un ospedale dove non fanno l’epidurale (ed è molto contenta di non averla fatta) e che, pur soffrendo di emicrania, prima di prendere un farmaco le prova tutte tutte tutte.

Però, per favore, il cancro è un’altra cosa.

postato da: momatwork alle ore 15:03 | Link | commenti (1)
categoria:andare dal dottore
martedì, 09 maggio 2006
Tempo fa avevamo ordinato la legna per fare la ringhiera del ballatoio in previsione di una Minica deambulante. Doveva arrivare due settimane fa. È arrivata ieri.
Oggi piove.
postato da: momatwork alle ore 17:13 | Link | commenti
categoria:bagnare i fiori
domenica, 07 maggio 2006
Ieri i miei vicini hanno regalato al loro bambino di due anni e mezzo (quasi) una pistola giocattolo.
Oggi sparava dal balcone.
A me ed alla Minica.
venerdì, 05 maggio 2006
È tornato l'uomo dei treni.
La Brava Moglie non lo aspettava che a notte fonda e non gli ha nemmeno preparato la cena.
E siccome la spesa la fa lui, il frigo è vuoto.
Avrà voglia di una pizza?
postato da: momatwork alle ore 21:44 | Link | commenti
categoria:cucinare, fare la spesa, rifare il letto
giovedì, 04 maggio 2006

Dopo otto ore pensavo mi esplodessero le tette.

 


postato da: momatwork alle ore 19:22 | Link | commenti (1)
categoria:allattare, andare a lavorare
mercoledì, 03 maggio 2006
...ovvero, come disicentivare l'allattamento al seno.
C'erano una volta i sacchetti per congelare il latte materno della Avent. 40 sacchetti costavano 5,20 €. 13 centesini a sacchetto. Vero è che bisognava comperare le chiusure a parte, ma erano praticamente introvabili e si potevano utilizzare benissimo quelle in vendita all'IKEA (4,95 € per 30 pezzi) che hanno anche il vantaggio di essere colorate e di permettere così di identificare i sacchetti che vanno consumati per primi (eh, che tecnica?). Oppure, ad essere particolarmente tirchi, degli elastici. Oppure i gancetti metallici del pandoro che avete conservato, "non si sa mai che possano tornare utili".
Ora, cari signori della Avent, è molto bello che voi abbiate ideato il sistema VIA gourmet, con i vasetti che si agganciano direttamente al VOSTRO tiralatte, elettronico e non, o al VOSTRO biberon, ma si da il caso che mi abbiano prestato un tiralatte di un'altra marca ed io non ho nessuna voglia di spendere 139 € per comperare l'equivalente vostro. E la Minica non lo usa il biberon, altrimenti mia madre, cui ho fatto una testa tanta con l'allattamento al seno, la crocifiggo. E sarà colpa vostra, se resto orfana. Ma questo sarebbe ancora il meno.
Il fatto è che IL SISTEMA VIA GOURMET COSTA 22 € PORCA PUZZOLA!
Sono 20 vasetti, 1,10 € a vasetto, dite voi.
Che già sarebbe quasi 10 volte tanto quello che costavani i maledetti sacchetti, dico io. Che occupavano un sacco di meno posto, per di più. MA COSA PENSATE, CHE IO ABBIA UNA CELLA FRIGORIFERA? MA LO SAPETE CHE NEL MIO FREEZER CI DEVONO STARE ANCHE LE MIE MINESTRINE, LE MIE VERDURINE, LA CARNE AVANZATA DALL'ULTIMA GRIGLIATA ED IL GELATO DELL'UOMO, CHE QUELLO MANGIA IL GELATO ANCHE IN GENNAIO?
Ma non è mica finita qui. Perchè nella confezione Via gourmet, ci sono 20 bicchierini, ma 10 coperchi.
Perché 10 coperchi, se i bicchierini sono venti, dico io.
Perché i bicchierini si possono sterilizzare per un massimo di 4 volte, i coperchi di più.
Ora, al di là del fatto che potrei farvi inorridire dicendo che non ho mai sterilizzato niente per non alterare lo standard igienico di questa casa, ma dopo che ho sterilizzato 4 volte 4 i bicchierini, cosa faccio, li butto e ne compro di nuovi? (10 bicchierini, 6 €, con coperchio, 15 € )
Noooo, li puoi riutilizzare per altri scopi. MA QUALI SCOPI, SE NON CI SONO I COPERCHI? CONTENITORI PER LE URINE? COLLEZIONE DI SABBIE ABUSIVAMENTE PRELEVATE IN GIRO PER IL MONDO PER LA QUALE VENGONO ATTUALMENTE UTILIZZATI CONTENITORI PER LE URINE (50 centesimi l'uno, in farmacia)?
Ricapitolando, per avere un'adeguata scorta di latte, diciamo 40 dosi, dovrei comperare 4 confezioni da 10 bicchierini + 10 coperchi (60 € ) ed un nuovo congelatore dove stivarli. Senza mettere in conto il congelatore, sono sempre 1,50 € a porzione, quindi più di 10 volte tanto, 5 volte tanto, considerando anche i chiudisacchetti IKEA, che però si possono anche riutilizzare.
Ma la Avent, non sarà mica l'unica produttrice di sacchetti per il latte? Noooo, c'è anche la Medela. Praticamente introvabili. Ma siccome la Brava Mamma ha battuto tutte le farmacie dell'universo cercando fondi di magazzino di sacchetti della Avent, finalmente ne ha trovata una dove glieli avrebbero ordinati (quelli della Medela).
E oggi è andata a prenderli.
20 sacchetti. 19,90 €.
postato da: momatwork alle ore 21:54 | Link | commenti (1)
categoria:allattare, riordinare la camera dei minici
Poco fa, mentre stavo mangiando e la Minica era nel suo seggiolino appoggiato sul tavolo (cosa vietatissima da tutti i produttori di seggiolini), l'ho vista sollevare il busto in una posizione semi-seduta. Siccome è la prima volta che glielo vedo fare e forse è la prima volta in assoluto, vista la sua faccia buffissima tipo: "non so come ho fatto, però mi piace!" , siccome avevo sottomano la macchina fotografica (che può fungere anche da cinepresa, volendo) e siccome l'Uomo dei treni è lontano, ho pensato di immortalarla. E siccome la posizione, evidentemente, si confaceva, ho immortalato anche due sonore scorregge.

03_05_06_1
lunedì, 01 maggio 2006
Ci sarebbero state mille di cose da dire sul rapporto tra i bambini e la  televisione. Invece l'occasione è stata miseramente sprecata.

Questo libro non mi convinceva prima ancora di comprarlo. Sarà perché ne avevo letto la recensione su una rivista che ha comperato mia suocera (mia suocera si compera riviste come "Insieme" ed "Io ed il mio bambino"... un giorno dovrò spiegarle che dovrebbe piuttosto leggere "Lei ed il MIO bambino"...) nella rubrica "Genitori coraggiosi". Quello che ci sia di coraggioso nel non guardare la televisione, per me è un mistero.  Nemmeno noi guardiamo la televisione e non ci sentiamo affatto coraggiosi. Semplicemente abbiamo altro da fare. Non meglio, altro.
Comunque su quello che significa per noi guardare (o non guardare) la televisione vorrei scrivere un'altra volta. Adesso vorrei parlare di questo libro.
Per prima cosa, è scritto in un brutto Italiano, ma questo l'ho già detto.
Poi non ho capito a che categoria di lettori si rivolga. Apparentemente è diretto ad un bambino; il sottotitolo è infatti: "La televisione spiegata ad un bambino". A metà però il registro cambia ed il tu cede progressivamente ad una forma più impersonale: il bambino, i bambini... si parla di "iperpersone inserite in social network molto attivi", di "standard di trasmissione", di "commissioni pubblicitarie". Che cosa può fregargliene ai bambini?
Quindi è un libro rivolto agli adulti che finge di essere rivolto ai bambini. Ma a che tipo di adulti si rivolge? Non a quelli che la televisione non ce l'hanno. Forse potrebbe sembrare che questi non ne abbiano bisogno.  Invece io il libro l'ho comperato  proprio perché  vorrei capire se in futuro mia figlia potrebbe aver bisogno di guardare (un po') la televisione. Io da bambina la guardavo e non mi ha fatto poi così male.  Se ora non mi interessa partecipare ai commenti dei colleghi sul film di ieri sera (poi non è vero che non partecipi mai, perché magari l'ho visto al cinema, mesi prima...), forse mi sarebbe dispiaciuto essere esclusa da quelli dei compagni di classe che avevano visto Heidi con gli occhialini 3D (o era Remì?). Insomma, la mia è una scelta, per lei sarebbe un'imposizione.
A chi si rivolge, dunque?
Ad adulti irretiti dalla TV e dalla pubblicità che essa veicola, adulti che vivono "in un condominio costruito negli anni '70 [... dove ...] le tapparelle rotolano con lo stesso rumore, quasi alle stesse ore [...] nei frigoriferi gelano gli stessi prodotti, delle stesse marche [... e ...] a sera, si illuminano le stanze della stessa luce blu mentre nei cortili interni rimbombano, a scelta, due o tre sigle di telegiornali"?
Sorvolando sull'atteggiamento vagamente classista ed anche un po' retrò dell'autore che deve aver vissuto in un siffatto condominio vent'anni fa, prima di ristrutturarsi il rustico sulle colline trevigiane, ed ammesso che degli adulti così siano mai esistiti e che nel frattempo  non di siano trasferiti in una villetta a schiera munita di parabola, perché dovrebbero comperarsi un libro simile? E soprattutto leggerlo?

E poi via, a sparare una raffica di luoghi comuni: gli intellettuali che leggono romanzi e vanno a teatro, i figli delle famiglie alto-borghesi che giocano a tennis e suonano il violino e quelli degli operai  (che esistano ancora  questi operai ormai lo credono solo lui e Bertinotti...) che vivono nei tristi condomini anni '70 (dev'essere una fissa, la sua...) senza parchi o giardini nelle vicinanze, lasciati soli dalle madri che lavorano (cattive, cattive, cattive!), gli anziani soli e pure un po' rimbambiti...
Mi viene il dubbio che l'autore abbia scritto questo libro vent'anni fa e lo abbia tenuto fino ad ora in un cassetto o che abbia un disperato bisogno di aggiornarsi, magari guardando un po' di televisione...

Ma veniamo ai contenuti. Il libro sostiene essenzialmente quattro principi:
1) Guardare la televisione fa male fisicamente a causa del suo rapido scintillio, dei micromovimenti degli occhi di chi guarda, della sua sedentarietà e conseguente presunta obesità;
2) Ciò che si vede in televisione non è reale;
3) Guardare la televisione fa male a prescindere da cosa si guarda;
4) La televisione non è che un mezzo per veicolare pubblicità.

Sul primo punto, non ho nulla da dire. Non me ne intendo. Probabilmente è vero, ma tutte le attività presentano dei rischi e vanno fatte con moderazione. Il bambino sedentario ed obeso non ha la stessa probabilità di rompersi una clavicola di quello che impenna con la bicicletta.

Sul secondo non sono affatto d'accordo. L'autore lo dice chiaramente: "è tutto finto, è tutto un'illusione", "crescere sani vuol dire fare esperienze e non 'guardare' esperienze fatte da altri attraverso lo schermo". Solo quello che accade a te è vero; quello che la televisione trasmette, invece non lo è. Certamente in televisione ci sono molte cose finte, ma in attesa di fare un safari in Kenia ci si può anche guardare un documentario. I biglietti per la finale di pattinaggio al Palavela di Torino costavano 350 € a persona. Non sempre si può fare esperienza di prima mano. Per non parlare di quando non si vorrebbe farla, come nel caso delle torri gemelle o dello tsunami nel sud-est asiatico. Non erano cose vere, quelle?

Il terzo punto è un corollario del secondo.  Io non demonizzo la televisione. In televisione si può guardare un bel film, un documentario, un telegiornale. Oppure si può rimbambirsi in un reality.
L'autore rimpiange le favole dei bei tempi andati: "Chiuso il libro, Cappuccetto rosso restava schiacciato (o schiacciata? non era una bambina? non è che le favole se le ricordi poi bene, l'autore...) tra le pagine o tutt'al più continuava ad esistere nelle mia fantasia." Nella televisione, invece?

Per quanto riguarda il quarto punto, la pubblicità non entra nelle nostre case solo attraverso la televisione. Molte riviste, in particolare quelle femminili, sono semplicemente dei pretesti per fare pubblicità. I quotidiani sono zeppi di pubblicità, spesso travestita da notizia. La pubblicità ci assale al supermercato, ci intasa la buca delle lettere, ci distoglie dalla guida, ci assorda alla radio. E allora? Anche la pubblicità è informazione. Se ho i pavimenti in cotto, mi può far comodo sapere che esiste un nuovo prodotto formidabile per la loro pulizia e che al supermercato XYZ lo vendono col 30% di sconto. Ma se non li ho, i pavimenti in cotto? Non me ne può fregar di meno. E se lo sconto è del 60%? Nemmeno. E se me lo regalano? Neanche. Forse, se mi danno dei soldi...
E se il prodotto formidabile invece facesse schifo? Beh, una volta mi sono fatta fregare, ma di sicuro non lo ricomprerò. E se conosco qualcuno con i pavimenti in cotto, gli dirò di non farsi tentare.
Certamente ci sono acquirenti facilmente suggestionabili ed acquisti una tantum dove, una volta fatta la frittata, non si può rimediare, ma, ripeto, la pubblicità non entra nelle nostre case solo attraverso la televisione.
Una prova ce la dà involontariamente il nostro autore che ad un certo punto inserisce un inutile siparietto madre-figlia per l'acquisto di un paio di scarpe.  Non un paio pubblicizza