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giovedì, 31 agosto 2006
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
pantaloni.
1) Mi sono resa conto di non averne mai buttato un paio perché mi erano diventati troppo piccoli.
Ho ancora i pantaloni della cresima, ed ero in terza media.
Quando butto qualcosa (nella raccolta di abiti usati, naturalmente) è perchè non l'ho messa per tre anni consecutivi. Il che succede molto di rado. Di solito i pantaloni vengono buttati per sopraggiunte lesioni di una certa gravità. Praticamente un'eutanasia.
Sarebbe il colmo doverne conservare due seminuovi perchè mi sono diventati troppo grandi.

Sì, ho fatto la cresima. Poi sono diventata atea praticante.
Sì, metto un paio di pantaloni da vent'anni perchè ci sono delle occasioni in cui devo mettermi i pantaloni bianchi e non ho intenzione di comperarne un altro paio solo per pochi giorni all'anno.

2) Il mio guardaroba è quadricromatico: nero, marrone, verde e azzurro, in tutte le sfumature, ma con pochissime variazioni.
Quello dell'Uomo dei treni è in technicolor, con una spiccata predilezione per l'arancione, il rosso ed il rosa. E poi dicono che chi si piglia, s'assomiglia.
L'Uomo dei treni ha una marea di vestiti e non li mette perchè non si ricorda più di averli.
L'uomo dei treni ha vestiti che NON METTE da vent'anni e che comunque non si possono buttare perché lui c'è affezionato.
L'uomo dei treni ha vestiti nuovi che non mette perchè non gli piacciono (indovinate un po' chi glieli ha comperati?) e che comunque non si possono buttare perché non si sa mai e poi possono sempre chiedergli che fine hanno fatto.
L'uomo dei treni ha vestiti che non mette, gli piacciono e non si sa perchè non li metta.
L'uomo dei treni ha vestiti che non mette perchè sono troppo caldi, troppo piccoli, troppo corti. Però non si buttano, perchè non si sa mai. Metti, ad esempio, che rimpicciolisca.
L'uomo dei treni, per non sbagliare, continua a comperarsene di nuovi.

Un paio di settimane fa abbiamo comperato un (ennesimo) paio di pantaloni arancione. Oggi, mentre riordinavo la casa tra un post e l'altro, ne ho trovato un altro, CHE NON AVEVO MAI VISTO PRIMA. Perché io non sono mica come lui, i vestiti LI STIRO (poco) e quindi me li ricordo TUTTI.
Quando ho chiesto spiegazioni, mi ha detto che ha DOVUTO comprarli, perché gli altri NON LI TROVAVA.

Effettivamente erano in un posto davvero inusuale: nell'armadio.
postato da: momatwork alle ore 19:27 | Link | commenti
categoria:aspettare la suocera, sbaciucchiare l udt, darsi una sistemata
Siccome credo che ogni pesce abbia bisogno dell’esca giusta e siccome uno dei decantati benefici dell’allattamento è un recupero più veloce della forma fisica ho gettato questo bel verme appetitoso alla Vicina, piuttosto sensibile alla tematica e piuttosto preoccupata del maggior aumento di peso in questa seconda gravidanza.
Ora peso due kg in meno rispetto all’inizio della gravidanza, quindici in meno di quelli che avevo alla scadenza. E se non sono un figurino la colpa è del fatto che ho sempre avuto la forma “a mamma” (però le voglio vedere, in sala parto, le silfidi anoressiche…) e che l’allattamento, questo sì, sicuramente non dona a chi ha già un seno troppo abbondante (no, non ve la dico la mia misura!).

La Vicina non ha avuto una bella storia di allattamento con il primo figlio e le dispiace sinceramente.
Agli incontri LLL l’ho invitata, ma sapendo già di non condividere molte cose, tipo l’allattamento prolungato, non credo che verrà nemmeno ad ascoltare quello che le potrebbe tornare utile.
Quando lo recupererò, le presterò la mia copia di Allattamento e Svezzamento di W. e M. Sears.
Vabbè, intanto si parla ( e si butta l’amo…)

m@w (pinzando orgogliosa la stoffa all’altezza del giro coscia):”Guarda questi jeans: li ho presi subito dopo il parto e mi stanno larghissimi!”
Vicina (bellissima nel nuovo premaman):”Infatti mi chiedo che cosa aspetti a comprartene di nuovi.”

Ieri sono andata a comperarmeli; quali probabilità ci sono che riesca a convincere la Vicina ad allattare a richiesta?
postato da: momatwork alle ore 13:50 | Link | commenti
categoria:allattare, darsi una sistemata, chiacchierare con i vicini
Oggi alla Minica è spuntato un nuovo dente. Un incisivo SUPERIORE.


postato da: momatwork alle ore 12:02 | Link | commenti
categoria:allattare, abbracciare la minica
L’Uomo dei Treni non beve caffè. E gli fa anche bene, perché ha la pressione alta. Nemmeno i suoi genitori devono il caffè e forse fa bene pure a loro, perché forse pure loro hanno la pressione alta.
A me piace il caffè. Ne bevo almeno due al giorno. Uno al mattino, prima di proferire parola (ed ho detto molto) ed uno dopo il pranzo.
Da quando sono rimasta incinta ho eliminato quello della mezza mattinata e quello serale.
Io non ho la pressione alta. Non ce l’ho nemmeno bassa. Ce l’ho normale.
Però ho una fortissima predisposizione all’abbiocco postprandiale. Soprattutto se il pranzo è stato sostanzioso e la conversazione noiosa.
Ora, se uno non beve caffè, non pretendo che ce l’abbia per me. E poi il caffè viene buono solo se la moka viene usata di frequente. Ed il caffè è un piacere e se non è buono, che piacere è? (queste erano le pubblicità che c’erano quando guardavo ancora la televisione. Questa e “O così o Pomì”).
Quindi perché ogni volta che andavo a pranzo a casa dell’Uomo dei Treni quando non abitavamo ancora insieme, mia suocera mi doveva far notare che lei “odia fare il caffè, non le piace farlo, e quindi neanche se glielo chiedono in ginocchio lei farebbe il caffè”? Leggi “neanche se me lo chiedi in ginocchio te lo farei e si vede pure che ne avresti un gran bisogno, sciacquetta che ti permetti di insidiare il mio bambino, ma, soprattutto TU, te lo scordi”? Con il risultato che già ne avrei avuto un gran bisogno per l’abbiocco montante e dopo che me ne hanno fatto anche venire una gran voglia dovevo andare a bermelo al bar? Da sola, perché all’Uomo dei Treni (che è anche lui parecchio paranoico) dà fastidio venire al bar a vedermi bere il caffè, visto che lui non lo beve?
Ma per fortuna quei tempi sono finiti e adesso anche davanti alla suocera posso farmi tutti i caffè che voglio (rigorosamente senza zucchero e rigorosamente equi e solidali) e sentire gorgogliare di piacere la mia brikka da due modello “Salvador Dalì” da quando un idiota ci ha acceso sotto un fuoco troppo alto.
Fino qualche giorno fa.
Qualche giorno fa avevo a pranzo entrambi i suoceri ed altri parenti suoi di lui suocero che non conoscevo. Siccome non sapevo se la paranoia del caffè fosse estesa ad entrambi i rami della famiglia per sette generazioni e mi sembrava brutto scendere sbatacchiando allegramente il cucchiaino nella tazzina (eh, sì, perché anch’io ho le paranoie mie, ché il caffè lo prendo senza zucchero, ma LO DEVO MESCOLARE LO STESSO) senza prima chiedere.
Così ho chiesto.
Sorpresa, hanno accettato. Un po’ titubanti e vergognose. Soprattutto quando mia suocera ha iniziato: “Ah, io odio fare il caffè e a casa mia nessuno si azzarda a chiedere il caffè, perché tutti sanno come io odi fare il caffe…”
Mi stavo quasi abbioccando.
L’altro giorno, all’incontro LLL, il tema era “i benefici dell’allattamento materno”. La domanda è stata rivolta alle partecipanti e le mamme e future tali presenti si sono profuse in spiegazioni sugli anticorpi, i valori nutrizionali, la praticità, la prevenzione delle allergie, gli aspetti emotivi, …
A me era venuto in mente un altro aspetto.

È GRATIS.

Però pareva brutto.
postato da: momatwork alle ore 10:23 | Link | commenti
categoria:allattare, parlare con altre mamme, abbracciare la minica
Esploriamo la raccolta differenziata: LA CARTA


postato da: momatwork alle ore 09:17 | Link | commenti
categoria:fare la raccolta differenziata, abbracciare la minica
C'è riuscita.

L'ho presa, eh!
C’è chi ce l’ha profumato come un fazzoletto appena stirato.
C’è chi ce l’ha al gusto di fragola.
E c’è chi la porta a mangiare kebab e non si deve lamentare se di notte puzza come un cassonetto sotto il sole durante il ponte di ferragosto.
martedì, 29 agosto 2006
La Minica non sa definitivamente fare i gradini in discesa.
Questo comunque non è un motivo sufficiente per non provarci.

postato da: momatwork alle ore 20:23 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica
domenica, 27 agosto 2006
Per essere una casa dove non si guarda la televisione (perchè non è che non ce l'abbiamo, è che proprio non si vede niente), abbiamo una discreta collezione di telecomandi: TV, DVD, videoregistratore, un pezzo dello stereo, un altro pezzo dello stereo,...
Oggi la Minica ha scoperto dove li teniamo.
postato da: momatwork alle ore 15:02 | Link | commenti
categoria:non guardare la tv, accendere la radio, abbracciare la minica
sabato, 26 agosto 2006
... come le barzellette della settimana enigmistica.

26_08_06_1
Sì, stanno dormendo sullo zerbino. Comunque prima o poi questo discorso lo finisco eh? Prima o poi...

Puntate precedenti:
co-sleeping: perché noi no
co-sleeping 1: il lettone non è la tetta
co-sleeping 2: la camera dei minici
co-sleeping 3: definizione
co-sleeping 4: relazioni di causa ed effetto

postato da: momatwork alle ore 15:52 | Link | commenti
categoria:bagnare i fiori, sbaciucchiare l udt, abbracciare la minica
Diciassette ore con lo stesso pannolino.

Ovviamente asciutto, ché a lasciare un bambino pisciato e cagato per tutto il giorno son capaci tutti.
postato da: momatwork alle ore 14:31 | Link | commenti
categoria:lavare i pannolini, abbracciare la minica
Oggi la Minica ha dato prova di:
a) sapersi muovere trasversalmente (su due gambe) appoggiandosi da qualche parte, anche con una mano sola, anche lasciando per poco anche quella;
b) saper salire su (almeno) un gradino;
c) non saperne ridiscendere.
postato da: momatwork alle ore 14:29 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica

E le 12.25, come vi sembrano come ora per arrivare a casa della gente?

 

 

 

postato da: momatwork alle ore 12:26 | Link | commenti
categoria:aspettare la suocera
venerdì, 25 agosto 2006

Alla fine ho deciso di lasciar perdere.
Tanto avremmo aspettato tutto il giorno per nulla con il solo risultato di farla innervosire e, questo sì, me l'avrebbe fatta sembrare molto più strana.
Quindi adesso cerchiamo di rilassarci e pensare a qualcos'altro.

 

postato da: momatwork alle ore 13:57 | Link | commenti
categoria:andare dal dottore, abbracciare la minica
Oggi è il nostro anniversario di matrimonio. Avevo già pensato a quello che volevo scrivere.
Invece, per festeggiarlo degnamente abbiamo deciso di far cadere la Minica dal lettone.
Era lì che gattonava e giocava col papà. Io mi stavo vestendo.
Il papà ha detto: "Adesso il papà va a lavorare e tu stai con la mamma"
Intendeva "in questo preciso istante". Io ho capito "stamattina" e contemporaneamente le abbiamo voltato le spalle.
Spero che il solaio in legno abbia attutito il colpo (non siamo nemmeno sicuri che abbia sbattuto la testa, a dir la verità), ma all'ospedale hanno fatto il solito allarmismo deresponsabilizzato.
Adesso vediamo se partire alla volta di una giornata in sala, ooops, corridoio d'attesa.
Che dire? me l'immaginavo diversa, questa giornata.
mercoledì, 23 agosto 2006

Come sempre, c'è chi lo sa dire meglio di me, ma per fare una famiglia felice, ci vuole un papà eccezionale.
Grazie!


DICEMBRE 2005

aspirapolvere_1
AGOSTO 2006

aspirapolvere_2

Qualche tempo fa, nel gruppo di discussione sul portare i bambini in fascia, si è scatenata un’accesa discussione sulla sicurezza in automobile. L’ho scatenata io con questa frase infelice:

Io uso il solito incrociato fasciante e dopo un po' di pratica riesco a farlo da sola senza problemi se ho un posto morbido dove appoggiare la Minica. Se invece sono in macchina adotto una mia variante che prevede un primo nodo di sicurezza sopra il seno così non ho l'angoscia di dover fermare uno dei lembi tra le gambe. L'unico inconveniente è che la fascia dev'essere sufficientemente lunga.

Qualcuna ha creduto di capire che trasportassi la Minica in macchina tenendola nella fascia ed ho dovuto specificare così:

Volevo dire che quando sono da sola e non ho un posto comodo dove appoggiare la Minica per caricarla sulla schiena, ad esempio quando andiamo da qualche parte in macchina e quindi devo caricarla dopo averla tolta dal seggiolino auto ed averla appoggiata di traverso sul sedile del passeggero, muovendomi nello spazio tra il montante e la portiera, che magari non si apre del tutto perché il posteggio è a pettine, ecc. trovo più comodo fare un primo nodo, così sono sicura che non possa scivolare, poi uscire dall'auto e finire l'"imbrago" in uno spazio più comodo.

Ne è uscito un quadro variegato e francamente inquietante. Accanto ad un compatto fronte del no (in cui mi inserisco) particolarmente intransigente sull’uso obbligatorio del seggiolino e che radunerei sotto il motto “è meglio se piangi tu per cinque minuti, che io per tutta la vita”, coniato dalla mamma de LaLaura, c’è un gruppetto di mamme che proprio non ce la fanno a sentir piangere i loro bambini e che, seppur a malincuore, li tengono in braccio. E c’è una singola mamma che, seguendo un principio di autodeterminazione infantile secondo me mal interpretato, invoca la libertà di fare come si crede a suon di citazioni buddiste, descrizioni di terribili incidenti e aneddottistica horror da Pronto Soccorso.

Ma lasciamo perdere.

Il fatto è che, secondo me, la maggior parte dei genitori che non allaccia il bambino al seggiolino non lo fa perché crede che pregando si evitino gli incidenti stradali o perché non sopportano di sentir piangere il bambino (o forse anche sì, ma perché dà fastidio a loro, non per il bambino).
La maggior parte non lo fa perché è convinta che gli incidenti succedano solo agli altri e poi deve andare solo da qui a lì, ed è noto che da qui a lì c’è poco traffico. Perché per andare da qui a lì ci si mette un attimo e non vale nemmeno la pena di perdere tempo. Perché, è vero, i bambini nel seggiolino a volte si sentono costretti (soprattutto se hanno provato a viaggiare slacciati) e se dobbiamo andare solo da qui a lì, tanto vale evitare inutili discussioni.

 

Per me, invece, se c’è una regola, vale sempre. Anche da qui a lì, anche se si ha fretta, se fa caldo, se fa freddo, se è tardi, se piove, se si è da soli o in compagnia, in Italia o all’estero, di giorno o di notte, SEMPRE.

Prendiamo un esempio a caso: il Bambino e la sua Famiglia (a caso, eh?)

CAPITOLO I

Il Bambino, quand’era un microbo e viaggiava nell’ovetto in senso contrario a quello di marcia veniva sempre messo sul sedile anteriore. Siccome noi avevamo appena comperato la macchina nuova (usata e smangiucchiata, ma questa è un’altra storia…) ed avevo scoperto su quel modello non era possibile disattivare l’airbag dal lato del passeggero in nessun modo, ho candidamente chiesto alla Vicina se su quella macchina, che è più nuova della mia nuova, fosse possibile.
Risposta: “Beh, sì, però bisognerebbe portarla dal concessionario.”
Domanda: “E tu non ce l'hai portata?”
Risposta: "Eh, no... non ho mai tempo."
Domanda: “E tu lo metti lì lo stesso, anche se non hai disattivato l’airbag?”
Risposta: “Ma sì… MI SENTO PIÙ TRANQUILLA se lo tengo sott’occhio, e comunque SI SPERA di non fare mai incidenti, vero?”

VEEROOOO? Avevo paura io per lei! (Per la cronaca: la Minica viaggia SEMPRE sul sedile posteriore, anche se la mia macchina non ha gli airbag).

CAPITOLO II

Durante il breve periodo in cui il Bambino se ne sarebbe stato tranquillamente seduto sul seggiolino agganciato al sedile posteriore secondo il senso di marcia, veniva spesso trasportato dalla mamma in braccio, SUL SEDILE ANTERIORE. Per andare dai nonni, tanto si tratta di andare solo da qui a lì. Per andare al supermercato, sono solo cinque minuti. Per accettare un passaggio dai nonni (che sono pure un po’ rincoglioniti).

Un giorno li ho incontrati IO al supermercato ed il passaggio al ritorno l’hanno chiesto A ME, per risparmiare ai nonni il disturbo di tornare indietro. Ma certo!
Domanda: “Ma dov’è il seggiolino?”
Risposta: “Non ce l'abbiamo. Sono solo cinque minuti e non avevo voglia di spostarlo da una macchina all’altra.”

I cinque minuti più lunghi della mia vita.

CAPITOLO III

Per dedicargli parte del suo preziosissimo tempo, quando tornava a casa il Vicino portava il figlioletto a cercare parcheggio. In piedi davanti al posto del passeggero. SOLO PER DIVERTIMENTO.

CAPITOLO IV

Quando ho saputo che era incinta, ho regalato alla mia vicina il Be-safe. Va bene. Lo so. Sono una maniaca. Una fissata. Lei non se lo sarebbe mai comperato. Ma se te lo regalano, almeno mettilo, no? Almeno appoggialo sul sedile, COSÌ QUELLA COGLIONA DELLA TUA VICINA DI CASA, CHE HA SPESO 39 € E PASSA DAVANTI ALLA TUA MACCHINA DIECI VOLTA AL GIORNO VEDE CHE HAI GRADITO IL REGALO, NO?

EPILOGO

Il Bambino ha ormai mangiato la foglia. In macchina salta sui sedili, si appende al poggiatesta, tocca il freno a mano, si infila nel bagagliaio. Di sedersi sul seggiolino non se ne parla neanche. Nemmeno per i viaggi lunghi. Nemmeno in autostrada.

Perché se una regola si può infrangere, non è più una regola.

martedì, 22 agosto 2006
Invece non mi piace stare a casa un giorno e trovare la mia scrivania e la mia sedia ingombre di tutto quello che c'era in un armadio finito chissaddove e di cui nessuno sapeva che fare.
Non mi piace scoprire che nemmeno la scrivania è la stessa e che perciò qualcuno è andato a frugare nei miei cassetti.
postato da: momatwork alle ore 20:16 | Link | commenti
categoria:andare a lavorare
"Specchio, specchio delle mie brame, perchè è da tanto tempo che non metto più questa maglietta che fu tanto bella un dì?"
"Perchè ti è diventata vergognosamente corta e faresti assai meglio continuando a non metterla, tettona che non sei altro!"
postato da: momatwork alle ore 20:02 | Link | commenti
categoria:allattare, andare a lavorare, darsi una sistemata
Presumo che aver beccato la Minica a ciucciare una fetta di salame piccante abusivamente sottratta dal piatto di portata, possa essere interpretato come un inequivocabile indizio della sua prossima guarigione.
postato da: momatwork alle ore 19:51 | Link | commenti
categoria:cucinare, andare dal dottore, abbracciare la minica
domenica, 20 agosto 2006

Le otto e un quarto.
La tavola pronta.
Il messaggio "schiodiamoci dalle palle" mi sembra sufficientemente chiaro. O no?

 

 

postato da: momatwork alle ore 20:16 | Link | commenti
categoria:cucinare, aspettare la suocera

Ciociò, ciociò cavallo
la mama vien del balo
cole tetine piene
per darghe ale putele.
Le putele no le vol.
La mama ghe le ciol.
Salta fora la Mariana
che la sona la campana.
Salta fora el prete sòto
                                    che ghe mola un scapeloto.


Versione Nestlè:
                                    Ciociò, ciociò cavallo
                                    la mama vien del balo
                                       col biberon de late
                                       per darghe ale sue tate.
                                     Le putele no lo vol.
                                     La mama ghe lo fa cior.
                                       Salta fora la Mariana
                                     che la sona la campana.
                                   Salta fora el prete sòto
                                  che ghe mola un scapeloto.


Versione Gonzales:
                                  Ciociò, ciociò cavallo
                               la mama vien del balo
                              cole tetine piene
                                   per darghe ale putele.
                               Le putele no le vol.
                                La mama ghe le ciol.
                               Salta fora la Mariana
                                che la sona la campana.
                              Salta fora el prete sòto
                                che ghe mola un bel baciotto.

Versione Sears:
                              Ciociò, ciociò cavallo
                              la mama vien del balo
                             cole tetine piene
                           per darghe ale putele.
                             Le putele le ga xà sei ani.
                            La mama alaterà fin a domani.
                           Salta fora la Mariana
                            che la sona la campana.
                            Salta fora el prete sòto
                            che ghe mola un bel baciotto.
postato da: momatwork alle ore 10:00 | Link | commenti
categoria:cantare, mettere qualcosa in soffitta, abbracciare la minica
Se mentre vi accingete a lavarvi i denti, vi state chiedendo con aria assonnata che razza di dentifricio sia quello, sinceratevi che non sia uno di quelli che vostro marito ha riportato da uno dei suoi viaggi nelle amiche repubbliche caucasiche.
postato da: momatwork alle ore 09:43 | Link | commenti
categoria:andare a lavorare, lavare il bagno, sbaciucchiare l udt, darsi una sistemata
sabato, 19 agosto 2006

Il turno di domani, che, per fortuna, cade una volta ogni due mesi.
Che, per sfortuna, cade proprio quando alla Minica è venuta la febbre.
Che, per fortuna, sono riuscita a far coprire in extremis.
Fiiiuuu...

postato da: momatwork alle ore 21:33 | Link | commenti
categoria:andare a lavorare, andare dal dottore
venerdì, 18 agosto 2006
...o forse rimbambisce.


Se non si fosse capito, qui stamattina non funziona un tubo.

postato da: momatwork alle ore 10:14 | Link | commenti
categoria:non guardare la tv, andare a lavorare, andare dal dottore

Scoprire di avere una spalla impiastricciata di grissini di riso.
Scoprirlo al lavoro.

 

 

postato da: momatwork alle ore 09:37 | Link | commenti
categoria:andare a lavorare, abbracciare la minica
giovedì, 17 agosto 2006

Ogni volta che viene a casa mia, mia suocera mi aggiorna sullo stato di avanzamento della carta da culo in bagno. Non che sia finita, ed anche in questo caso, in cui si può dire che il “bisogno” aguzza l’ingegno, basta frugare un po’ in giro ed in un posto abbastanza ovvio si trova il rimpiazzo.
Ce n’è semplicemente “poca”.
Che cosa significa “poca”?
Bastevole per alcuni giorni.

Allora mi chiedo: per quanti giorni ha intenzione di fermarsi mia suocera?
Oppure le serve per inzupparla d’acqua e lanciarla dalla finestra sulle macchine che passano?

postato da: momatwork alle ore 22:32 | Link | commenti
categoria:aspettare la suocera, lavare il bagno
Ascoltare i bambini che stanno imparando a parlare ci fa capire quanto originali siano le loro associazioni. E soprattutto quanto male usiamo la nostra lingua.
Il Bambino ha imparato a dire “un attimo”.
Per dire “per un po’”, “fra un po’”, ma anche “per favore”.
Siccome ci siamo lanciati nella produzione industriale di gelati, ieri mi ha chiesto se potevo dargliene “un attimo” un po’.
postato da: momatwork alle ore 07:23 | Link | commenti
categoria:riordinare la camera dei minici, chiacchierare con i vicini
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