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martedì, 31 ottobre 2006
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
sabato, 28 ottobre 2006
Quest'anno siamo nel corso dei "grandi" (8-18 mesi) e, a differenza dell'anno scorso, quando i papà in acqua erano circa la metà (l'altra metà, con le scarpe infilate in sacchetti di plastica, si spintonavano a bordo vasca armati di telecamere e macchine fotografiche per immortalare le prime sgambettate dei loro futuri campioni olimpici...) c'è una netta prevalenza di donne. Mamme (in acqua) e "doule" (a bordo vasca), cioè nonne e zie che accorrono con bacinelle, micro-accappatoi, e merendine (l'ho detto, siamo nei grandi...).

I papà, come ha sintetizzato l'Uomo dei treni, si sono già rotti le balle.
Eppure, il loro ruolo era solo quello di salutare mamma e bambino all'ingresso, dirigersi verso il proprio spogliatoio, ricevere il bambino pulito e costumato prima di entrare in acqua, sguazzare con lui mezz'oretta (mentre la mamma, che si era iscritta al corso sperando di smaltire la pancetta, agonizza su una panchina vedendo la propia creatura tossire e sputazzare nelle mani di quell'incapace), riconsegnare il bambino alla fine della lezione per ritrovarlo rivestito e spesso già addormentato all'uscita.

La mamma invece ha deciso che se si vuole la bicicletta s'ha pure da pedalare e perciò, quando l'Uomo dei treni viene in piscina (invece di restare a casa a pulire o di andare a fare la spesa...), gli consegna fasciatoio (nello spogliatoio degli uomini non ce ne sono), Minica e zainetto e che si arrangi.
Poi va nello spogliatoio delle donne, che pullula di mamme in accappatoio e "doule" che gettano pannolini scagazzati, agitano sonaglini e ripiegano vestitini, e si mette le ciabatte.
Perché coi piedi infilati nei sacchetti di plastica si sente un po' cogliona.
postato da: momatwork alle ore 17:33 | Link | commenti
categoria:andare in piscina, fare la spesa, sbaciucchiare l udt
lunedì, 23 ottobre 2006
Venerdì sera invece siamo andati ad una cena di compleanno.
La Minica aveva fatto la terza dose del vaccino esavalente al mattino, ma fino a quel momento stava benissimo. Io e l'uomo dei treni invece ci stavamo parecchio rompendo le balle, perchè ultimamente stiamo diventando insofferenti nei confronti degli amici (amici, inzomma inzomma, diciamo semplici conoscenti...) senza figli che ti guardano con un misto di incredulità e commiserazione e ti chiedono cagate tipo:"È dura eh? È impegnativo, vero? Certo che non vi resta tempo per altre cose, no?" e via dicendo, quando tu pensi che quelli che non hanno capito un cazzo della vita sono loro, che a trent'anni e passa sentono di aver preso un impegno se hanno preso una coppia di tartarughe d'acqua dolce in comproprietà con la morosa (ma non glielo dici perchè forse è meglio continuare a sorridere con aria ebete e poi anche tu la pensavi così fino a poco tempo fa....).
Quindi la Minica che trangugiava di tutto era l'attrattiva della serata (=fenomeno da baraccone) e vai di "Ma non mangia gli omogeneizzati? Ciuccia ancora? Non le date il biberon? Ma... le date quella roba... siete sicuri?" e noi ad annuire con il sorriso ebete finchè l'ho portata fuori a fare un giretto perchè c'era troppa confusione e si è addormentata. (Ma si addormenta solo in braccio? E dorme tutta la notte? E a che ora si sveglia?).

Sarà stata l'effettiva confusione, oppure le ho fatto prendere freddo quando siamo uscite, oppure era una reazione tardiva alla vaccinazione, oppure chissà che altro, fatto sta che ad un certo punto ha aperto gli occhi e mi ha inondato di vomito (aroma prevalente: latte rancido) e siamo dovuti scappare di gran carriera tra la riprovazione unanime, i "l'avevo detto io che non si fa così" e i "per fortuna non ho figli".

Mentre tornavamo a casa ed io esternavo la mia preoccupazione per l'accaduto profetizzando scenari apocalittici e corse all'ospedale (la Minica si era bellamente riaddormentata) l'Uomo dei Treni se n'è uscito con un:"No, no, meglio così va... altrimenti chissà fino a che ora ci toccava sorbirseli!"
postato da: momatwork alle ore 11:25 | Link | commenti
categoria:mangiare fuori, andare dal dottore, darsi una sistemata, abbracciare la minica
giovedì, 19 ottobre 2006

Premessa:tempo fa mi hanno prestato questo libro. Mi ci sono messa di buzzo buono e l'ho letto. In venti minuti. Poi ho scritto di getto la prima parte di questo post, ma non sono riuscita a finirlo. L'ho salvato e mi sono ripromessa di finirlo.
Prima o poi.
ll fatto è che quando ti succede una cosa bella come avere un bambino non è che hai troppa voglia di dedicare del tempo ad uno come Estivill.

Il libercolo di Estivill ha un grande pregio: si legge in venti minuti, così non dovrete sprecare troppo tempo in compagnia di questo arrogante e presuntuoso maleducato. Perchè sia chiaro, se non vi avessi promesso di finire il libro, mi sarebbe bastato leggere (il tutto ben evidenziato in un riquadro a pag. 13):
- Non è colpa vostra se vostro figlio non dorme bene (sarà colpa sua?)
- Nessuno vi ha spiegato come insegnargli a dormire (grazie a dio mia suocera almeno questo non l'ha fatto...)
- SARETE COLPEVOLI SE, DOPO AVER LETTO IL METODO, NON LO APPLICHERETE CORRETTAMENTE (EEEEEEEHHHHHHHHHHHH???????????????????)
per far volare direttamente il libro nell'immondizia.
NON nella raccolta differenziata, non sia mai che ci sia qualcun altro oltre a me che va a ravanare nelle campane della carta e lo trovi.
Come? Il libro non è mio? Ah, già... e chi se ne frega?

Il libercolo di Estivill ha anche un grande difetto: si legge in venti minuti, così chiunque se lo sia ritrovato tra le mani e non ne abbia ben compreso il potenziale distruttivo si può sentire autorizzato a proporvelo, decantarvelo, prestarvelo, regalarvelo (ad una mia collega l'hanno regalato quand'era ancora incinta...). Anzi, potrebbe addirittura venirvi la tentazione di comprarvelo! (costa anche poco e sapete quanto io sia sensibile all'argomento)
A me l'ha prestato una coppia di amici senza che avessimo mai parlato di problemi di sonno. Mi hanno semplicemente detto che a loro ha "risolto la vita", parole testuali. Erano anche piuttosto perplessi dal mio mal celato sconcerto, che non era tanto dovuto alla constatazione che ci sono genitori che lo applicano, quanto al fatto che lo avessero applicato quei genitori lì, tutti cibo biologico e camminate nella natura.
Li vedevo così simili a me che, come spesso mi accade, davo per scontato che la pensassero come me su TUTTO.
Poi ne abbiamo parlato un po', cercando di mantenerci(mi) nel limite dell'urbano e mi hanno spiegato che il metodo non è che l'abbiano poi applicato alla lettera e che il loro bambino "durante il trattamento" non ha pianto più delle altre sere (gli Estivilliani sono come gli appartenenti ad una setta: parlano per frasi fatte...)
Bisogna premettere che il loro bambino, che ora ha quattordici mesi, ha subito un'importante operazione quando ne aveva cinque, e che fino a quel quel momento le loro notti erano state tranquille. Da quel momento in poi il piccolo
sembrava "spaventato" all'idea di andare a dormire e cercava di restare sveglio allo sfinimento, finendo per addormentarsi seduto, appoggiato ad una parete in corridoio. Salvo risvegliarsi non appena veniva preso in braccio ed adagiato nel lettino e risvegliarsi molte volte durante la notte per ricominciare tutto daccapo. Che quattro/cinque mesi sia un momento in cui il sonno dei bambini "cambia" mi sembra, dai racconti di molte mamme, una cosa comune. In particolare quei bambini (e non sono poi così pochi) che dai tre mesi circa avevano cominciato a dormire ininterrottamente per molte ore ricominciano a svegliarsi. Denti? Fame? Sete? Voglia di Mamma che è Tornata al Lavoro? Voglia di Mamma e Basta? E chi lo sa.
Loro invece, potendo ricondurre il mutamento ad un preciso evento traumatico, hanno pensato di cercare una soluzione, anche in vista di una prossima operazione alla quale avrebbero dovuto arrivare tutti e tre freschi e riposati. e l'hanno vista nel metodo Estivill.
Insomma, se si trattasse semplicemente di un metodo che personalmente non condivido, ma che si esaurisce nel lasciar piangere il bambino per qualche sera, a questi due avrei dato almeno le attenuanti generiche.
Purtoppo, però, il potenziale distruttivo del metodo non sempre si esaurisce in due settimane di pianto e stridore di denti e poi tutti amici come prima (sempre che sia possibile).
Che non lo si applichi alla lettera poco importa, perchè questo concetto lo vedo in molti altri atteggiamenti di chi lo usa: nel salire in macchina, nel rapporto col cibo, nel menage familiare,...
Il metodo Estivill non solo infrange la fiducia che un bambino ripone nei genitori ma, e soprattutto, insinua il concetto di bambino tiranno ed appofittatore.

A me il libro è sembrato solamente di una presunzione inaudita di una comicità tragicamente involontaria e, se il metodo non funzionasse, si sarebbe velocemente screditato da sè. Purtroppo, sembra che funzioni. Basta leggere le recensioni con punteggio 5/5.
Ci si potrebbe anche interrogare su ciò che significa "funziona". Potremmo ad esempio dire che per aprire un vasetto di marmellata "funziona" il martello. Oppure si può buttarlo per terra e leccare la marmellata dal pavimento. Lo scopo è ottenuto, si mangia marmellata. (per la cronaca, in un momento di emicrania acuta ho aperto il dosacaffè di mia madre buttandolo a terra. Se non avesse funzionato, sarei passata al martello...)

A proposito, quello che hanno prestato a me non è il celeberrimo fate la nanna, ma uno sconosciuto dormi, bambino, dormi. Non so quale dei due sia il bignami del'altro, comunque se non è zuppa è pan bagnato.
Dicevo, le recensioni; entrambi i libri totalizzano un 3 virgola qualcosa che è la media tra i molti 5 di genitori entusiasti che hanno "applicato e risolto", i molti 1 di genitori che hanno letto, ma non se la sono sentita (ed altri che, secondo me, non hanno nemmeno letto, ma si sono scagliati contro il metodo per partito preso) ed i pochissimi 3 di genitori che ci hanno provato ma sono "colpevoli" di non esserci riusciti.
E devo dire che l'animosità di molti dei detrattori di Estivill per partito preso mi piace poco quanto il libruccio e che mi ha fatto sorridere un commento che diceva che forse tanto nervosismo era dovuto alla carenza di sonno.

Ma quello che mi chiedo è: come hanno fatto tanti genitori a prenderlo sul serio? Non si sono resi conto di quanto sia inconsapevolmente comico e tragicamente triste?
Prendiamo ad esempio il paragone col cibo. Dice Estivill:"Quando arriva l'ora della pappa i genitori si comportano sempre alla stesso modo, come una sorta di rito. Prendono in braccio il bambino, lo fanno sedere sul seggiolone, gli mettono il bavaglino e prendono piattino e cucchiaio. Questi elementi (seggiolone, bavaglino, piattino e cucchiaio) sono presenti durante tutto il pasto, tempo in cui il bambino si abitua ad essi. [...] Col tempo, il piccolo conoscerà così bene questo processo che gli basterà vedere apparire il piatto per manifestare la sua gioia perchè capisce che è l'ora della pappa."
Possiamo concludere che:
- i genitori di questi bambini per molti anni non potranno andare al ristorante o in vacanza, altrimenti il loro bambino, non riconoscendo il piatto e il seggiolone, inizierà lo sciopero della fame;
- i genitori di questi bambini dovranno comprare bavaglini tutti dello stesso colore: non sia mai che un bambino salti un pasto perchè gli hanno messo il bavaglino verde anzichè quello azzurro;
- i genitori di questi bambini dovranno sempre farli mangiare con stoviglie infrangibili, perché se si dovesse rompere "il" piatto il loro bambino morirà di fame;
- i genitori di questi bambini cucinano solo sbobbe semiliquide che di possano mangiare col cucchiaio;
- i genitori di questi bambini li fanno murare a secco, perché non ritengono che il bicchiere sia un elemento utile durante il rito del pasto.

Ora, se tutto fosse così semplice, ci si potrebbe chiedere perchè Estivill ha ritenuto di dover scrivere un "fare la pappa" e che diavolo vi sia scritto. Chissà, forse: "
Quando arriva l'ora della nanna i genitori si comportano sempre alla stesso modo, come una sorta di rito. Prendono in braccio il bambino, lo fanno stendere nel lettino, gli mettono il pupazzo la giostrina e il poster della luna. Poi fanno partire il cronometro e se ne vanno. Questi elementi (lettino, pupazzo, giostrina, poster della luna) sono presenti durante tutta la notte, tempo in cui il bambino si abitua ad essi. [...] Col tempo, il piccolo conoscerà così bene questo processo che gli basterà vedere apparire il lettino per manifestare la sua gioia perchè capisce che è l'ora della nanna."
Già avete letto bene: gli elementi fondamentali per dormire sono il  lettino (e fin qui...) il pupazzo (ricordo che nei primi sei mesi di vita per diminuire il rischio di SISD è fortemente sconsigliato mettere dei pupazzi nel lettino del vostro bambino, nonché di farlo dormire da solo... tutti gli altri fattori di prevenzione, qui), il poster della luna (vedete un po' voi dove andarlo a comprare...) e la giostrina. Io la giostrina ce l'avevo (ora l'ho tolta perchè da quando i bambini riescono a mettersi seduti è pericoloso continuare a tenerla a loro portata perchè possono aggrapparcisi e tirarsela addosso) e faceva lo stesso effetto della fanfara dei bersaglieri: risate, vocalizzi e sgambettate. Di dormire nemmeno l'ombra.
Il punto è che a pagina 42 il buon Estivill mi dice che dopo aver recitato la mia tiritera, io dovrei ignorare il panto disperato del bambino ed andarmene SPEGNENDO LA LUCE.
Ehi! Estivill! Mi hai fatto girare tutte le cartolerie della città a chiedere un poster della luna con le commesse che mi guardavano come un'idiota.
Alla fine ho scaricato una foto da internet e l'ho fatta stampare da mio marito che ha il plotter in ufficio e l'hanno pure beccato facendogli un cazziatone (avete idea di quante cartucce ci vogliano per stampare un cielo blu notte?).
Ho comprato una giostrina bellissima e colorata che ha più suonerie del mio cellulare, l'ho pagata 67 €  e adesso mi fai spegnere la luce?
Ma che cazzo l'ho comprata a fare?

Ma andiamo avanti: consideriamo ad esempio "l'abitudine affettiva" (pag. 40): "Dopo il bagno e la cena, i genitori dedicheranno cinque o dieci minuti al bambino facendo qualcosa di piacevole e rilassante come raccontare una fiaba (però breve, eh?), cantare una ninnananna o giocare in modo tranquillo. Durante questi momenti si scambieranni baci risate e coccole. [...] Vi raccomandiamo (Da notare che sebbene il libro sia scritto da un solo autore, compare spesso il plurale maiestatis...) di non svolgere l'abitudine "affettiva" in camera del bambino per sottolineare che nella cameretta si dorme e basta. In questi momenti (ricordo: cinque o dieci minuti dopo cena) i genitori dimostreranno al bimbo il loro affetto e gli dimostreranno di non essere arrabbiati con lui: che lo ricordi quando dovrà andare a dormire. (non vi sembra un po' minacciosa quest'ultima frase?)"
Credo di non aver mai letto nulla di più triste. Quindi che cosa dobbiamo fare?
"Con voce calma e tranquilla spiegare al bambino per 30 secondi che dormirà da solo. [...] la chiave sta nell'atteggiamento sicuro ed impassibile. Durante il discorso, se il bambino, intuendo quello che sta per succedere, iniziasse a piangere, non dovrete cambiare tono di voce nè interrompervi, tantomeno parlare con lui: state facendo un monologo, non un dialogo. I genitori, in questo caso saranno sordi e ciechi."
Anche nel libro di Estivill ci sono delle grandi verità.
Che cosa invece non dobbiamo fare?
"Cantargli la ninnananna, tenerlo in braccio, cullarlo, dargli la mano, [...] fargli le coccole, dargli un biberon o allattarlo per farlo stare zitto (sic!) metterlo nel vostro letto..." praticamente tutto ciò per cui vale la pena fare figli.

Il libro infine si conclude con una sezione dubbi e domande che rasenta l'abominevole. Un caso per tutti: "Quattro mesi fa abbiamo adottato una bambina nepalese di tre anni che si è facilmente adattata alla vita occidentale (?) e di giorno si comporta come una bambina normale (E cioè? Non come la piccola extracomunitaria che in realtà è?); il problema è che di notte non riesce a dormire e viene nel nostro letto per farsi coccolare e rassicurare (una bambina già grande che dopo così poco tempo ha già instaurato un così completo rapporto di fiducia con i nuovi genitori... Ci sarebbe da rallegrarsene. O no?). Noi vorremmo iniziare il metodo (beh, se dopo quattro mesi siete già stufi del giocattolo esotico...) ma temiamo che la piccola si senta di nuovo abbandonata una volta lasciata sola nella sua camera (devono averla proprio viziata in quell'orfanotrofio: scommetto che la facevano addormentare cullandola per ore!). Inoltre il suo Italiano non è ancora perfetto (eh, beh, a tre anni... dopo quattro mesi...) ed abbiamo paura che non capisca quando le spieghiamo che deve dormire da sola con il suo pupazzo."
Li tranquillizza Estivill: "[potete] aspettare ancora qualche settimana (sob...) perché familiarizzi (con chi, col pupazzo? Ma se già vuole stare nel nostro lettone? Mi sembra che abbia familiarizzato fin troppo! In fondo non è nemmeno vostra figlia!) [e poi] i bambini capiscono il tono di voce, non i significato delle parole"!
Mi sembra che ci siano gli estremi per chiamare gli assistenti sociali, a voi no?

Un'ultima cosa: nei prossimi giorni io il libro lo restituirò, ma chi lo avesse comprato si ricordi di gettarlo prima che il bambino impari a leggere. Voi cosa pensereste dei vostri genitori, se scopriste che vi hanno trattato così?

martedì, 17 ottobre 2006
Come tutte le donne (beh, quasi tutte...) la Minica adora le scarpe.
Finchè non si pensa di volergliele mettere ai piedi, naturalmente.
Oggi ne abbiamo provate una decina. Tempo massimo di permanenza: qualche manciata di secondi.

Per disperazione le ho preso un paio di calze antiscivolo coi pinguini. Caldissime e morbidose.
A patto di tenerle su.
Sarà anche competente, 'sto bambino, ma qualcuno gli spieghi che è ottobre, prima che la mamma gli intinga i piedi nell'attak.
postato da: momatwork alle ore 19:19 | Link | commenti (1)
categoria:fare acquisti, restituire i vestitini, abbracciare la minica
giovedì, 12 ottobre 2006
Noi a Piacenza ci siamo stati principalmente per lavoro, ma la zona è bellissima e turisticamente poco frequentata in questa stagione, nonostante la Provincia e gli operatori si diano molto da fare. Ci sono tanti agriturismi a prezzi abbordabili, tanti gioiellini per un turismo a piccole tappe, come piace a noi.
Però giovedì avevamo un’altra priorità: trovare un paio di scarpe per la Minica e quindi Piacenza doveva per l'occazione trasformarsi in una capitale europea dello shopping calzaturiero.
La Minica ancora non cammina, ma le calze se le sa già togliere benissimo, perciò, siccome potrebbe far freddo da un momento all’altro, devo urgentemente trovare un paio di scarpe che non riesca a togliersi facilmente e che non siano quelle “finte scarpe” per i bambini che ancora non sanno stare in piedi.
Le scuole (degne d'attenzione) di pensiero sulle scarpe sono principalmente due*:
- stare il più possibile a piedi scalzi e, per uscire, scarpette vecchio stile comperate in negozi specializzati in calzature per bambini (è un po’ quello che dice qui l’ecomamma oppure quello che c'è scritto qui), che però sono generalmente brutte come il peccato o rosa e luccicanti da fare senso;
- stare il più possibile a piedi scalzi e, per uscire, scarpe morbide tipo queste , che però si trovano solo su Internet, non sembrano molto calde e, temo, la Minica si toglierebbe alla velocità della luce.
L’opzione trendy-sporty-fashionable pensavamo di non doverla prendere nemmeno in considerazione.
Mentre giravamo per Piacenza, incuriosendo i passanti con la nostra fascia, cercavamo pertanto un negozio dedicato dove la scelta fosse più ampia di quella dalle nostre parti.
Non trovandolo, anzi, sorprendendomi un po’ del fatto che i negozi fossero tutti ancora chiusi, ho fermato una mamma con bambino belloccio ed opportunamente calzato nel passeggino per chiederle se e dove vi fosse siffatto negozio.
Ho scoperto così che a Piacenza, come in buona parte dell’Emilia, il giorno di chiusura è il giovedì e che anche vi fosse stato un simile negozio, l’avrei trovato chiuso.
Allora abbiamo girucchiato per un po’, finché si è fatto tardi ed abbiamo dovuto prendere una decisione prima di perdere l’ultima navetta per la fiera. Siamo quindi tristemente andate in uno dei pochi negozi aperti della città, uno di quei negozi in franchising dove le commesse non hanno diritto ad andare a pisciare, figuriamoci a fare un giorno di chiusura settimanale ed abbiamo comprato per un prezzo relativamente modico, un paio di scarpe- trendy-sporty-fashionable-le-meno-peggio-metti-che-faccia-freddo.
Serve dirlo?
Dietro l’angolo c’era un negozio specializzato in scarpe per bambini.
Belle.
Aperto.
È stata una settimana di tempo splendido.
Le scarpe un giorno le abbiamo provate, così, per sfizio. Se l’è sfilate in due mosse con un abile colpo di tacco.
*C’è poi la variabile: riciclare le scarpe di un altro bambino, sì o no? La maggioranza è per il no, però tempo fa ho letto in un articolo su una rivista di pediatria trovata in ambulatorio che non c’è un reale motivo dietro a questa usanza.
Naturalmente noi abbiamo un ampio campionario di scarpe del bambino N. taglia 20-22 adatte a tutte le occasioni e perciò penso che finiremo per comprare alla Minica un paio di scarpe “principali” di sua proprietà esclusiva, mentre ricicleremo, all’occorrenza, i mini doposci, i mini scarponcini, i ministivaletti da pioggia del Bambino.

domenica, 01 ottobre 2006
La scorsa settimana sono stata ad una delle riunioni eno-gastronomiche della mia numerosa famiglia paterna. Tra figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti della mia famosa nonna delle filastrocche eravamo più di trenta e ne mancavano ancora una ventina per fare l'en plein.
Da quando sono andata via da casa trasferendomi in un'altra, peraltro vicina, città ed ancor più da quando è morto mio padre, che spesso si offriva di imbandire e grigliare per tutti, le occasioni per vedersi così numerosi si sono diradate e questi raduni oceanici mi mancano un po'.
All'Uomo dei treni che si deve sorbire tutto il mio parentado probabilmente no, ma tant'è.

Per molti dei presenti era perciò la prima volta che vedevano la Minica ed anch'io ho visto per la prima volta le figlie (ed il marito) di una mia cugina che abita lontano. A parte una di loro, un po' più grande della Minica, sempre appicicata alla mamma, la altre cuginette di secondo/terzo grado erano spalmate tra i cinque e i quattordici anni. Praticamente in un battibaleno, quelle che nella mia testa ancora gattonavano  hanno già dimenticato la barbie (o la bratz) per l'i-pod ed erano tutt'occhi e tutt'orecchi per le sorelle/cuginette maggiori che, con le micro-tettine in bella mostra, parlottavano fitto fitto di  cose che non voglio nemmeno immaginare.
Siccome nei giorni scorsi si parlava in questo blog ed altrove di quanto vola il tempo e di come rapidamente si affaccino e scompaiano i "problemi dell'età", quello a cui ho pensato è se veramente valga la pena di crucciarsi tanto per quanto e dove un bambino dorma, per se e come un bambino mangi, o se invece valga la pena di concentrarsi piuttosto su un'educazione a concetti più universali come il rispetto, la fiducia, l'onestà...
A me non interessa che mia figlia rimanga seduta "composta" a tavola ad ascoltare conversazioni per lei noiose. Verrà (troppo) presto il momento in cui non vorrà più che io ascolti le sue.
Troppo presto verrà anche il momento in cui scoprirà che le persone possono anche non essere oneste e tradire la tua fiducia.
Vorrei non essere io ad insegnarglielo.
postato da: momatwork alle ore 12:51 | Link | commenti
categoria:fare un giro, mettere qualcosa in soffitta, abbracciare la minica
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