
Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?






Quest'anno siamo nel corso dei "grandi" (8-18 mesi) e, a differenza dell'anno scorso, quando i papà in acqua erano circa la metà (l'altra metà, con le scarpe infilate in sacchetti di plastica, si spintonavano a bordo vasca armati di telecamere e macchine fotografiche per immortalare le prime sgambettate dei loro futuri campioni olimpici...) c'è una netta prevalenza di donne. Mamme (in acqua) e "doule" (a bordo vasca), cioè nonne e zie che accorrono con bacinelle, micro-accappatoi, e merendine (l'ho detto, siamo nei grandi...).
Venerdì sera invece siamo andati ad una cena di compleanno.
Premessa:tempo fa mi hanno prestato questo libro. Mi ci sono messa di buzzo buono e l'ho letto. In venti minuti. Poi ho scritto di getto la prima parte di questo post, ma non sono riuscita a finirlo. L'ho salvato e mi sono ripromessa di finirlo.
Prima o poi.
ll fatto è che quando ti succede una cosa bella come avere un bambino non è che hai troppa voglia di dedicare del tempo ad uno come Estivill.
Il libercolo di Estivill ha un grande pregio: si legge in venti minuti, così non dovrete sprecare troppo tempo in compagnia di questo arrogante e presuntuoso maleducato. Perchè sia chiaro, se non vi avessi promesso di finire il libro, mi sarebbe bastato leggere (il tutto ben evidenziato in un riquadro a pag. 13):
- Non è colpa vostra se vostro figlio non dorme bene (sarà colpa sua?)
- Nessuno vi ha spiegato come insegnargli a dormire (grazie a dio mia suocera almeno questo non l'ha fatto...)
- SARETE COLPEVOLI SE, DOPO AVER LETTO IL METODO, NON LO APPLICHERETE CORRETTAMENTE (EEEEEEEHHHHHHHHHHHH???????????????????)
per far volare direttamente il libro nell'immondizia.
NON nella raccolta differenziata, non sia mai che ci sia qualcun altro oltre a me che va a ravanare nelle campane della carta e lo trovi.
Come? Il libro non è mio? Ah, già... e chi se ne frega?
Il libercolo di Estivill ha anche un grande difetto: si legge in venti minuti, così chiunque se lo sia ritrovato tra le mani e non ne abbia ben compreso il potenziale distruttivo si può sentire autorizzato a proporvelo, decantarvelo, prestarvelo, regalarvelo (ad una mia collega l'hanno regalato quand'era ancora incinta...). Anzi, potrebbe addirittura venirvi la tentazione di comprarvelo! (costa anche poco e sapete quanto io sia sensibile all'argomento)
A me l'ha prestato una coppia di amici senza che avessimo mai parlato di problemi di sonno. Mi hanno semplicemente detto che a loro ha "risolto la vita", parole testuali. Erano anche piuttosto perplessi dal mio mal celato sconcerto, che non era tanto dovuto alla constatazione che ci sono genitori che lo applicano, quanto al fatto che lo avessero applicato quei genitori lì, tutti cibo biologico e camminate nella natura.
Li vedevo così simili a me che, come spesso mi accade, davo per scontato che la pensassero come me su TUTTO.
Poi ne abbiamo parlato un po', cercando di mantenerci(mi) nel limite dell'urbano e mi hanno spiegato che il metodo non è che l'abbiano poi applicato alla lettera e che il loro bambino "durante il trattamento" non ha pianto più delle altre sere (gli Estivilliani sono come gli appartenenti ad una setta: parlano per frasi fatte...)
Bisogna premettere che il loro bambino, che ora ha quattordici mesi, ha subito un'importante operazione quando ne aveva cinque, e che fino a quel quel momento le loro notti erano state tranquille. Da quel momento in poi il piccolo sembrava "spaventato" all'idea di andare a dormire e cercava di restare sveglio allo sfinimento, finendo per addormentarsi seduto, appoggiato ad una parete in corridoio. Salvo risvegliarsi non appena veniva preso in braccio ed adagiato nel lettino e risvegliarsi molte volte durante la notte per ricominciare tutto daccapo. Che quattro/cinque mesi sia un momento in cui il sonno dei bambini "cambia" mi sembra, dai racconti di molte mamme, una cosa comune. In particolare quei bambini (e non sono poi così pochi) che dai tre mesi circa avevano cominciato a dormire ininterrottamente per molte ore ricominciano a svegliarsi. Denti? Fame? Sete? Voglia di Mamma che è Tornata al Lavoro? Voglia di Mamma e Basta? E chi lo sa.
Loro invece, potendo ricondurre il mutamento ad un preciso evento traumatico, hanno pensato di cercare una soluzione, anche in vista di una prossima operazione alla quale avrebbero dovuto arrivare tutti e tre freschi e riposati. e l'hanno vista nel metodo Estivill.
Insomma, se si trattasse semplicemente di un metodo che personalmente non condivido, ma che si esaurisce nel lasciar piangere il bambino per qualche sera, a questi due avrei dato almeno le attenuanti generiche.
Purtoppo, però, il potenziale distruttivo del metodo non sempre si esaurisce in due settimane di pianto e stridore di denti e poi tutti amici come prima (sempre che sia possibile). Che non lo si applichi alla lettera poco importa, perchè questo concetto lo vedo in molti altri atteggiamenti di chi lo usa: nel salire in macchina, nel rapporto col cibo, nel menage familiare,...
Il metodo Estivill non solo infrange la fiducia che un bambino ripone nei genitori ma, e soprattutto, insinua il concetto di bambino tiranno ed appofittatore.
A me il libro è sembrato solamente di una presunzione inaudita di una comicità tragicamente involontaria e, se il metodo non funzionasse, si sarebbe velocemente screditato da sè. Purtroppo, sembra che funzioni. Basta leggere le recensioni con punteggio 5/5.
Ci si potrebbe anche interrogare su ciò che significa "funziona". Potremmo ad esempio dire che per aprire un vasetto di marmellata "funziona" il martello. Oppure si può buttarlo per terra e leccare la marmellata dal pavimento. Lo scopo è ottenuto, si mangia marmellata. (per la cronaca, in un momento di emicrania acuta ho aperto il dosacaffè di mia madre buttandolo a terra. Se non avesse funzionato, sarei passata al martello...)
A proposito, quello che hanno prestato a me non è il celeberrimo fate la nanna, ma uno sconosciuto dormi, bambino, dormi. Non so quale dei due sia il bignami del'altro, comunque se non è zuppa è pan bagnato.
Dicevo, le recensioni; entrambi i libri totalizzano un 3 virgola qualcosa che è la media tra i molti 5 di genitori entusiasti che hanno "applicato e risolto", i molti 1 di genitori che hanno letto, ma non se la sono sentita (ed altri che, secondo me, non hanno nemmeno letto, ma si sono scagliati contro il metodo per partito preso) ed i pochissimi 3 di genitori che ci hanno provato ma sono "colpevoli" di non esserci riusciti.
E devo dire che l'animosità di molti dei detrattori di Estivill per partito preso mi piace poco quanto il libruccio e che mi ha fatto sorridere un commento che diceva che forse tanto nervosismo era dovuto alla carenza di sonno.
Ma quello che mi chiedo è: come hanno fatto tanti genitori a prenderlo sul serio? Non si sono resi conto di quanto sia inconsapevolmente comico e tragicamente triste?
Prendiamo ad esempio il paragone col cibo. Dice Estivill:"Quando arriva l'ora della pappa i genitori si comportano sempre alla stesso modo, come una sorta di rito. Prendono in braccio il bambino, lo fanno sedere sul seggiolone, gli mettono il bavaglino e prendono piattino e cucchiaio. Questi elementi (seggiolone, bavaglino, piattino e cucchiaio) sono presenti durante tutto il pasto, tempo in cui il bambino si abitua ad essi. [...] Col tempo, il piccolo conoscerà così bene questo processo che gli basterà vedere apparire il piatto per manifestare la sua gioia perchè capisce che è l'ora della pappa."
Possiamo concludere che:
- i genitori di questi bambini per molti anni non potranno andare al ristorante o in vacanza, altrimenti il loro bambino, non riconoscendo il piatto e il seggiolone, inizierà lo sciopero della fame;
- i genitori di questi bambini dovranno comprare bavaglini tutti dello stesso colore: non sia mai che un bambino salti un pasto perchè gli hanno messo il bavaglino verde anzichè quello azzurro;
- i genitori di questi bambini dovranno sempre farli mangiare con stoviglie infrangibili, perché se si dovesse rompere "il" piatto il loro bambino morirà di fame;
- i genitori di questi bambini cucinano solo sbobbe semiliquide che di possano mangiare col cucchiaio;
- i genitori di questi bambini li fanno murare a secco, perché non ritengono che il bicchiere sia un elemento utile durante il rito del pasto.
Ora, se tutto fosse così semplice, ci si potrebbe chiedere perchè Estivill ha ritenuto di dover scrivere un "fare la pappa" e che diavolo vi sia scritto. Chissà, forse: "Quando arriva l'ora della nanna i genitori si comportano sempre alla stesso modo, come una sorta di rito. Prendono in braccio il bambino, lo fanno stendere nel lettino, gli mettono il pupazzo la giostrina e il poster della luna. Poi fanno partire il cronometro e se ne vanno. Questi elementi (lettino, pupazzo, giostrina, poster della luna) sono presenti durante tutta la notte, tempo in cui il bambino si abitua ad essi. [...] Col tempo, il piccolo conoscerà così bene questo processo che gli basterà vedere apparire il lettino per manifestare la sua gioia perchè capisce che è l'ora della nanna."
Già avete letto bene: gli elementi fondamentali per dormire sono il lettino (e fin qui...) il pupazzo (ricordo che nei primi sei mesi di vita per diminuire il rischio di SISD è fortemente sconsigliato mettere dei pupazzi nel lettino del vostro bambino, nonché di farlo dormire da solo... tutti gli altri fattori di prevenzione, qui), il poster della luna (vedete un po' voi dove andarlo a comprare...) e la giostrina. Io la giostrina ce l'avevo (ora l'ho tolta perchè da quando i bambini riescono a mettersi seduti è pericoloso continuare a tenerla a loro portata perchè possono aggrapparcisi e tirarsela addosso) e faceva lo stesso effetto della fanfara dei bersaglieri: risate, vocalizzi e sgambettate. Di dormire nemmeno l'ombra.
Il punto è che a pagina 42 il buon Estivill mi dice che dopo aver recitato la mia tiritera, io dovrei ignorare il panto disperato del bambino ed andarmene SPEGNENDO LA LUCE.
Ehi! Estivill! Mi hai fatto girare tutte le cartolerie della città a chiedere un poster della luna con le commesse che mi guardavano come un'idiota.
Alla fine ho scaricato una foto da internet e l'ho fatta stampare da mio marito che ha il plotter in ufficio e l'hanno pure beccato facendogli un cazziatone (avete idea di quante cartucce ci vogliano per stampare un cielo blu notte?).
Ho comprato una giostrina bellissima e colorata che ha più suonerie del mio cellulare, l'ho pagata 67 € e adesso mi fai spegnere la luce?
Ma che cazzo l'ho comprata a fare?
Ma andiamo avanti: consideriamo ad esempio "l'abitudine affettiva" (pag. 40): "Dopo il bagno e la cena, i genitori dedicheranno cinque o dieci minuti al bambino facendo qualcosa di piacevole e rilassante come raccontare una fiaba (però breve, eh?), cantare una ninnananna o giocare in modo tranquillo. Durante questi momenti si scambieranni baci risate e coccole. [...] Vi raccomandiamo (Da notare che sebbene il libro sia scritto da un solo autore, compare spesso il plurale maiestatis...) di non svolgere l'abitudine "affettiva" in camera del bambino per sottolineare che nella cameretta si dorme e basta. In questi momenti (ricordo: cinque o dieci minuti dopo cena) i genitori dimostreranno al bimbo il loro affetto e gli dimostreranno di non essere arrabbiati con lui: che lo ricordi quando dovrà andare a dormire. (non vi sembra un po' minacciosa quest'ultima frase?)"
Credo di non aver mai letto nulla di più triste. Quindi che cosa dobbiamo fare?
"Con voce calma e tranquilla spiegare al bambino per 30 secondi che dormirà da solo. [...] la chiave sta nell'atteggiamento sicuro ed impassibile. Durante il discorso, se il bambino, intuendo quello che sta per succedere, iniziasse a piangere, non dovrete cambiare tono di voce nè interrompervi, tantomeno parlare con lui: state facendo un monologo, non un dialogo. I genitori, in questo caso saranno sordi e ciechi."
Anche nel libro di Estivill ci sono delle grandi verità.
Che cosa invece non dobbiamo fare?
"Cantargli la ninnananna, tenerlo in braccio, cullarlo, dargli la mano, [...] fargli le coccole, dargli un biberon o allattarlo per farlo stare zitto (sic!) metterlo nel vostro letto..." praticamente tutto ciò per cui vale la pena fare figli.
Il libro infine si conclude con una sezione dubbi e domande che rasenta l'abominevole. Un caso per tutti: "Quattro mesi fa abbiamo adottato una bambina nepalese di tre anni che si è facilmente adattata alla vita occidentale (?) e di giorno si comporta come una bambina normale (E cioè? Non come la piccola extracomunitaria che in realtà è?); il problema è che di notte non riesce a dormire e viene nel nostro letto per farsi coccolare e rassicurare (una bambina già grande che dopo così poco tempo ha già instaurato un così completo rapporto di fiducia con i nuovi genitori... Ci sarebbe da rallegrarsene. O no?). Noi vorremmo iniziare il metodo (beh, se dopo quattro mesi siete già stufi del giocattolo esotico...) ma temiamo che la piccola si senta di nuovo abbandonata una volta lasciata sola nella sua camera (devono averla proprio viziata in quell'orfanotrofio: scommetto che la facevano addormentare cullandola per ore!). Inoltre il suo Italiano non è ancora perfetto (eh, beh, a tre anni... dopo quattro mesi...) ed abbiamo paura che non capisca quando le spieghiamo che deve dormire da sola con il suo pupazzo."
Li tranquillizza Estivill: "[potete] aspettare ancora qualche settimana (sob...) perché familiarizzi (con chi, col pupazzo? Ma se già vuole stare nel nostro lettone? Mi sembra che abbia familiarizzato fin troppo! In fondo non è nemmeno vostra figlia!) [e poi] i bambini capiscono il tono di voce, non i significato delle parole"!
Mi sembra che ci siano gli estremi per chiamare gli assistenti sociali, a voi no?
Un'ultima cosa: nei prossimi giorni io il libro lo restituirò, ma chi lo avesse comprato si ricordi di gettarlo prima che il bambino impari a leggere. Voi cosa pensereste dei vostri genitori, se scopriste che vi hanno trattato così?
Come tutte le donne (beh, quasi tutte...) la Minica adora le scarpe.
La scorsa settimana sono stata ad una delle riunioni eno-gastronomiche della mia numerosa famiglia paterna. Tra figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti della mia famosa nonna delle filastrocche eravamo più di trenta e ne mancavano ancora una ventina per fare l'en plein.