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giovedì, 31 maggio 2007
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog

Se sentite una deficiente che saluta dicendo "ta-taiii", quella sono io.

 

 

 

postato da: momatwork alle ore 15:06 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica

Frasi

Da qualche settimana ormai la Minica non dice solamente parole isolate, ma si lancia nella costruzione di frasi... oddio frasi del tipo "Gatho... no", "(ors)etto nanna, sssh...", ma pur sempre abbozzi di frasi. Dice l'esperto che questa seconda fase ha un nome. Però non me lo ricordo.

L'appello

Tanto per controllare che non manchi nessuno, appena svegli si fa l'appello:
"mama?"
"sono qua"
"papà?"
"anche"
"gatho?
"fuori"
"nona?"
"a casa sua"
"atta?"
"anche"
"etto? ita? betto? bumba? arara? tonno?"

Tutta la mamma

Sapere quattro parole in croce.
E parlare nel sonno.

Domande e risposte

La Minica sa dire nu. Ma anche "sci".
Se non ha capito la domanda di default la risposta è nu.

Favole al telefono

"Tonto?"
[...]
"bem... sci"
[...]
"ti-ta, bom..."
[...]
"bom..."
[...]
"ta-taiii"

E tanti saluti

La nostra già lunghissima routine mattutina si è recentemente arricchita di un complesso cerimoniale di saluti in cui passiamo a fare "ta-tai" praticamente a tutto.

postato da: momatwork alle ore 15:05 | Link | commenti (1)
categoria:abbracciare la minica

Non ho proprio voglia di andare in Slovacchia.

 

 

postato da: momatwork alle ore 14:41 | Link | commenti (1)
categoria:fare la valigia

Così piccoli, eppure così micidiali.
Ad elevatissima carica batteriologica.
Ad efficacissima capacità di contagio.
Ed apparentemente così innocenti.

Questi bambini.

postato da: momatwork alle ore 14:38 | Link | commenti
categoria:andare dal dottore
lunedì, 28 maggio 2007

... di essere colpiti da un fulmine che di vincere al superenalotto.
Però alla luce dei fatti, forse dovrei riconsiderare la mia avversione per il gioco.

Anche perché abbiamo appena comperato la macchina nuova,  pare che l'assicurazione non paghi e quindi mi presumibilmente mi serviranno alcune migliaia di euro extra per sistemare il camino, nonchè per metterci un parafulmine, non si sa mai.
caminoGiuro che non l'ho fatto con Photoshop...

venerdì, 25 maggio 2007
...che detto da una che il volume più grosso che ha in casa è il manuale del lettore DVD fa pure una certa impressione.



postato da: momatwork alle ore 18:27 | Link | commenti (2)
categoria:non guardare la tv, passare in libreria

In Campania c'è la cosiddetta "emergenza rifiuti". È da un bel po' che c'è, quindi forse non ha più senso parlare di emergenza, ma di "drammatica e persistente situazione rifiuti". So di cosa parlo perchè ci sono capitata in pieno nel novembre 2004 ed ho visto i cumuli di immondizia al centro direzionale, i cassonetti bruciati e quelli disinfettati con la calce. Ed un odore... che chi non c'è stato non se lo può immaginare...

Per tamponare la cosiddetta "emergenza rifiuti" verranno prese decisioni arbitrarie ed impopolari, altrimenti non sarebbe vera emergenza, ma normale amministrazione. Mi sforzo di pensare che, per quanto arbitrarie ed impopolari, queste decisioni siano dettate solo da esigenze tecniche.
Per risolvere la "drammatica e persistente situazione rifiuti" bisognerebbe invece fare degli interventi molto più strutturali ed in questo caso, per quanto possa essere ottimista, non riesco a credere che non si vadano a ledere gli interessi della malavita. E non lo dico perchè si parla della Campania: l'illegalità, e non solo quando si parla di rifiuti e di consumi, è ben più diffusa di quanto si voglia (far) credere.

Sì, consumi.... A me è sempre sembrato abbastanza ovvio che rifiuti e consumi fossero logicamente collegati: i rifiuti sono uno scarto dei nostri consumi, quindi orientando diversamente i nostri consumi possiamo produrre diversamente rifiuti, no? Spesso però, ed anche in ambienti sensibili all'argomento, ho visto che c'è una certa confusione tra riciclo e riutilizzo, inceneritori e termovalorizzatori, quindi, a costo di ripetere cose che molti sanno già ed anche se non sono più dell'ambiente, vorrei ribadire qualche concetto che ho imparato quando lo ero.
La legge italiana, derivata con varie traversie e modifiche non proprio inifluenti da quella europea, è ancora abbastanza chiara nel definire come rifiuto "qualsiasi sostanza od oggetto [...] di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi", e per prevenirne la produzione promuove in primis "l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento (alla produzione di rifiuti)" e per ridurne l'avvio allo smaltimento finale, nell'ordine: "il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio; le altre forme di recupero per ottenere materia prima secondaria dai rifiuti; l'adozione di misure economiche [...] che prescrivano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato di tali materiali; l'utilizzazione dei rifiuti come mezzo per produrre energia."

A me sembra quindi chiaro che i tanto invocati termovalorizzatori siano in realtà l'ultima spiaggia prima della discarica, la scelta che si può adottare per risolvere le emergenze, e non certo la situazione ottimale per una gestione e lungo termine. Però, però... costruire un termovalorizzatore costa, tanto vale farlo bello grande, uno grande per termovalorizzare ha bisogno di grandi quantità di rifiuti, bisogna portarceli anche da molto lontano, coi camion, ed ecco che si innesca un circolo vizioso dove un termovalorizzatore nato per risolvere una sitauzione critica diventa un mostro affamato di rifiuti che ne chiede sempre di più.
Io credo che un certo numero di termovalorizzatori in Italia serva. Ma questa corsa al termovalorizzatore non va nella direzione chiaramente indicata dalla legge che è quella della riduzione dei rifiuti prodotti.
Siccome però nulla viene fatto in questa direzione se non qualche isolata iniziativa subito bollata come una goccia nel mare, facciamolo 'sto termovalorizzatore.
Bene. Dove?
Ah... ovunque, purché non qui... insomma è chiaro, qui non si può... qui ci vivo io, insieme alla mia famiglia, ci ho comprato la casa, no, dai, davvero non si può.

Questo atteggiamento, che si nasconde dietro alla maggior parte delle campagna pseudo-ambientaliste (con grave danno per l'ambientalismo vero) ha un nome. Si chiama NIMBY, acronimo che sta per Not In My Back Yard, non nel giardino di casa mia. Quanto poi sia grande questo giardino, se sia la mia via, il mio rione, la mia città, la mia provincia, il mio Paese o l'Europa dipende dalla scala del progetto. Quello che è chiaro è che un giardino più grande del pianeta Terra, per ora, non c'è.
A braccetto col NIMBY ci va la sindrome del "non sono stato io". Perchè, diciamocelo, anche se io smetto di comprare prodotti usa e getta, che sono così comodi, li butti via e non ci pensi più, non cambia mica un cazzo... certo, se lo facessero tutti... ma non lo faranno mai... ed anche lo facessero, a quel punto cosa cambierebbe se non lo facessi io?

Io non amo gli acromini, ma per l'occasione ne avrei coniati due: il primo è SOBY che è un sinomimo di NIMBY e sta per Somebody Other's Back Yard, perchè è chiaro che se  non sono disposto nè a mutare atteggiamento nè ad ospitare un'infrastruttura spiacevole ma necessaria, l'unica è andarla a fare in casa d'altri.
Resta da vedere se, per caso, questi "altri" siamo invece noi.

Il secondo è FIMBY, Forever In My Back Yard, insomma il rifiuto è mio e me lo gestisco io. Naturalmente si tratta di uno schema mentale, più che di un atteggiamento reale (beh, in parte lo è...): come cambierebbero i nostri consumi se tutti i rifiuti che produciamo fossimo costretti a tenerceli in casa? Berremmo acqua minerale in bottiglie di plastica? Compreremmo un cellulare nuovo ogni sei mesi? Un computer nuovo ogni due anni? Montagne di scarpe e vestiti? Useremmo prodotti usa e getta? E per gettarli dove?

Cari amici campani, e non solo, non sareste disposti a cambiare qualche vostro atteggiamento per risolvere per sempre il problema dei rifiuti e non avere nessuna altra emergenza, mai più?
E allora perché la pubblicizzazione di una proposta come questa  (ma c'è anche questa) suscita migliaia di commenti di schifo e di scherno a priori , mentre chi l'ha provato se ne dice soddisfatto?

mercoledì, 23 maggio 2007

Quando avevo la tosse, a me davano degli orridi sciroppi al gusto di lampone radioattivo e più coloranti dell' Inka Cola.
Le Bambine, invece, facevano l'aerosol.
Le Bambine erano due sorelle quasi coetanee che abitavano al secondo piano e che la madre crudelmente vestiva come fossero gemelle nonostante una fosse bellina e l'altra decisamente brutta.
Quando le andavi a chiamare per scendere a giocare era quasi matematico che una delle due stesse facendo l'areosol sul tavolo della cucina. Tu, ovviamente, non la vedevi; era la madre a dirtelo, mentre dalla cucina illuminata arrivava un monotono ronzio bitonale.
La cucina delle bambine si affacciava su un cortile interno e non, come la tua, sulla strada, e d'inverno la luce era sempre accesa.
Dal soggiorno arrivava un'altro misterioso ronzio ed un'odore strano: la mamma delle Bambine a tutte le ore del giorno e forse della notte stirava con una macchina a rulli e non, come la tua, con un normale ferro da stiro. Non ho mai capito come facesse a stirare qualcosa che non fossero delle lenzuola.
L'altra sorella quasi gemella rimaneva nascosta.
A casa delle Bambine c'erano tanti altri oggetti misteriosi, come quelle gabbiette appese dentro il water per fare la schiuma quando si tirava lo sciacquone, ma il più misterioso era senz'altro l'aerosol, che a quel tempo ti sembrava il primo passo verso il sanatorio.

Adesso ai bambini fanno fare l'areosol per qualsiasi cazzata. Tutti i genitori che conosco ce l'hanno, la macchinetta per l'areosol. I loro figli fanno l'areosol in continuazione.
Da sabato scorso ce l'ho anch'io (anche perchè erano le 12.25, non ero ancora riuscita a trovare nessuno che me la prestasse e la commessa dell'unica farmacia dove non le noleggiassero mi stava guardando di brutto). La mia macchinetta per l'areosol costa una botta, ma ha anche la doccia nasale e cinque anni di garanzia. Che poi, non ho capito a che cazzo servano cinque anni di garanzia.
Tanto, il primo, riesci a farglielo..
Al secondo, ti dice: "nu".
Per fare il terzo, devi rincorrerla attorno al tavolo.
Dal quarto in poi è un incontro di lotta greco-romana con una piovra.

Non è che Estivill ha scritto anche un "Fate l'aerosol?"

martedì, 22 maggio 2007

Io divido l'ufficio con due colleghi.
Maschi.

No, ecco, era per dire che in fondo, anche il latte artificiale avrà qualche aspetto positivo...

 

postato da: momatwork alle ore 18:27 | Link | commenti (9)
categoria:allattare, andare a lavorare

A proposito di Comunicazione Non Violenta.
Ma che diavolo avete detto a mia suocera?

Il problema non era averla piantata in casa tutto il pomeriggio!
Non ho nemmeno voglia di prendere un giorno di ferie/maternità per portare la Minica in centro alle due di pomeriggio per portarla a vedere* alle sue amiche in piscina!

*restare in disparte mentre lei si pavoneggia

postato da: momatwork alle ore 17:02 | Link | commenti (2)
categoria:andare a lavorare, aspettare la suocera
mercoledì, 16 maggio 2007

Voi che siete delle cuoche provette.
Voi che avete bambini più grandi.
Voi che credete che io non voglia comprare giocattoli alla Minica.
Aiutatemi.

Premessa #1: a me piace comprare giocattoli e regali alla Minica,  penso solo che comprarne troppi ad una bambina sola possa rivelarsi più un male che un bene.
Premessa #2: quando la Minica sarà in grado di "desiderare" delle cose diverse vedremo di trovare un accordo, ma finchè ho io il coltello dalla parte del manico non posso che basarmi sulle cose che sarebbe piaciuto avere a me (o che mi piacciono adesso)
Premessa #3: non pretendo che i giocattoli debbano durare in eterno, ma non amo quelli che oggettivamente perdono rapidamente la loro funzione.
Premessa #4: la Minica è in una fase in cui le piace imitare quello che vede fare a noi adulti ed anche nei vari asili nido ho visto che c'è la tendenza a riprodurre i diversi ambienti della casa.
Premessa #5: tra gli amici con figli coetanei, essendo quelli con la casa più grande e con giardino, capita più spesso che vengano loro da noi che noi da loro.
Premessa #6: fin che dura vorrei restare su giochi che considero "neutrali" anche se alcuni sono considerati "più da maschio" o "più da femmina", definizioni che cercherò di non far mai uscire dalla mia bocca.
Premessa #7: secondo noi anche sognare fa parte del divertimento.

Detto questo,quest'estate avremmo voluto comperare alla Minica una casetta da giardino in legno tipo queste:

mesem_promex_spielhaus_villa_kunterbuntha_kihaus_popup

 

 

 

 

 



Invece, prima che finissimo di trastullarci addirittura con la balzana idea di farcela da soli, in un'altra parte della corte è comparsa una "cosa" tipo questa:

3349

e siccome due casette in duecento metri quadri ci sembravano troppe, abbiamo deciso di aspettare che il bambino demolisse la sua a calci per riproporre quest'idea in un prossimo futuro.

Fatto sta che a ravanare tra i siti che vendono giochi per bambini ho trovato altre idee bellissime da sfruttare per l'ottimizzazione dei giocattoli in arrivo. Ebbene sì, in questa famiglia, come da buona tradizione realsocialista, esiste un Comitato per la Soppressione e l'Alienazione del Giocattolo Indesiderato, così battezzato dall'Uomo dei Treni e presieduto da me medesima che si occupa di verificare l'opportuna certificazione di sicurezza,  l'assenza di dispositivi elettronici provvedendo, dove possibile, alla rimozione degli stessi, l'indicazione della fascia d'età reccomandata,la Nazione di provenienza, l'idoneità dei materiali, ecc...
A mio parziale discapito confesso che solo pochi giocattoli sono finora finiti sotto la mia implacabile scure, e quasi sempre per essere convertiti in altri giocattoli o rifilati a terzi e che quest'operazione di "pulizia morale" (e non solo) diverrà col tempo sempre più difficile per non dire impossibile.

Crediamo perciò in un'efficace attività di prevenzione di cui stiamo studiando la strategia, soprattutto in considerazione del fatto che, essendo nata in inverno, regali e feste si condenseranno in un periodo brevissimo.
Vi risparmio (per ora) le alternative che abbiamo considerato, anche perché questo post è già troppo lungo ed ancora non sono arrivata al cuore del problema. La soluzione ottimale ci sembra (per ora) quella di orientare gli invitati verso un contributo simbolico ad un "gioco strutturato" architettato ed anticipato da noi; ad esempio un burattino per il teatrino, una confezione di prodotti per il mercatino, ecc...
Se poi qualcuno non recepisce o preferisce comunque regalarci qualcos'altro, pazienza. Almeno avremmo limitato il numero di confezioni mignon di costruzioni incompatibili tra loro... (ne abbiamo già quattro).

Arriviamo (forse) al dunque. Invece della casetta, ci sembra che una cucinetta in legno da tenere in camera o forse in cucina possa soddisfare le premesse dal #1 al #7.
Per un po' ci siamo anche dilettati nel disegnare uno schema di cucinetta da autocostruirci, ma il fatto che da mesi ci siano in ingresso delle mensole da montare (mentre non si sa dove sia finita la voglia di farlo), unitamente al fatto che comunque qualcosa bisognerebbe spendere e al mancato acquisto della casetta ci fa in questo momento propendere per una soluzione di più rapida attuazione.
Vi potreste chiedere perché ne vogliamo una in legno quando a modico prezzo potremmo avere in mezzo alla casa una cosa così che magari suona, trilla e s'illumina:690ma forse non vale la pena di spiegarvelo.

Tra le cucinette in legno che non costano più di una cucina vera, una che potrebbe fare al caso nostro potrebbe essere questa:
doppia_compattaForse un po' troppo compatta, per giocarci in due o più (Premessa #5), non ha molto spazio per riporre pentolame e ingredienti.
Sì, lo so, stiamo parlando di una cucina GIOCATTOLO.
Esiste anche nella versione solo fornello e forno e solo lavello con lavastoviglie, ma, ovviamente, volerne comprare due costerebbe il doppio.spolert

Spendendo un po' di più, si potrebbe comprare questa:
Un po' più stretta anche se sembra il contrario, più carina (almeno secondo me) anche se manca il rubinetto ed ha lo stesso problema della precedente (sì, sì, è una cucina GIOCATTOLO...).
Ma ecco che di questa esiste anche una kuechegversione economica che costa un po' più della metà dell'altra:

Anche della prima esiste la versione ecomomica, singola e doppia, e costanosingola_eco la metà, cioè molto, molto meno del corrispettivo completo:
doppia_eco






Ad avercene, di buona volontà, si potrebbe comprare la versione economica doppie (anche se le altre mi piacciono di più, ma naturalmente l'economica singola non viene prodotta, come l'omologa costosa, in versione fornello O lavello, ma solo in versione compatta fornello E lavello).
doppia_L

Appunto, ad avercene. Perché, obbietta l'Uomo dei Treni, alla Minica piace appunto aprire e chiudere sportelli oltre a smanettare con le manopoline.
Perché, obbietto io, non hai voglia di fare nemmeno le gambette.

Esiste anche una versione doppia completa, ma chissà perchè viene proposta con questo top che fa un po' tristezza.
Certo che ci sarebbe tutto lo spazio per riporre in ordine ogni cosa.
Certo che costa un casino.
Quanto una rustica completa e una rustica economica a cui potremmo fare le gambette e una tendina a quadrettini.
Quattro volte la doppia ecomomica.doppia_W
Che saranno mai due sportellini? Se proprio ne ha voglia, la Minica può andare ad aprire quelli della cucina mia, no?

Per molto meno ci sarebbe pure questa dalle forme "morbide", ma non è che stia così bene con il resto dei mobili.

èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo èunacucinagiocattolo

Ok, va tutto bene, anzi, benissimo. Dicevamo: non ha forse tutti gli sportellini del caso? Non costa meno? Non è bellina? No?
Che cos'ha che non va? Che cosa?
Per scegliere la mia, di cucina, ci ho messo molto, ma molto meno...
E non è finita qui. Perché i venditori di cucinette di legno lo sanno che i mariti delle acquirenti di cucinette di legno non hanno un tubo di voglia di mettersi a fare le gambette delle cucinette e che cosa ti propongono?

capannaUn trabiccolo, una capanna, un tunnel, sì, insomma, un "coso" dove la tua

tenda_cucina_view

cucinetta ci sta che sembra fatta apposta, che È fatta apposta:

cucina_capanna_dettaglio

 

 

 


tenda_mercatinoE tanto per dare la botta finale il "coso" può fungere anche da mercatino, da teatrino, da baldacchino e chissà da cos'altro prima di arrivare a fine carriera e finire a fare...  

LO SCAFFALE!

scaffali



 

 

 

 

 

 




Voi lo capite cosa significa questo per una che si illude di ottimizzare usi e spostamenti, una che aspetta da quasi due anni che le facciano una maledetta libreria, una che avrebbe tanto voluto avere un mercatino VERO ed invece ne aveva uno schifido di plastica, una che adorava le capanne ma le doveva sempre disfare prima di andare a dormire, tranne un'unica, meravigliosa notte in cui la mamma si dimenticò di ricordarglielo e lei, aspirante burocrate, lo prese come un silenzio assenso e passò la notte insonne per la troppa felicità...

Se non lo avete capito, ve lo spiego io: naturalmente questa non solo è l'opzione più costosa di tutte, ma quello non sarebbe un problema. Il problema è che questa soluzione, più delle altre, non soddisfa la premessa #7: il diritto di sognare, di desiderare, di fantasticare, di inventare...

Insomma, forse dovrei fare la mamma normale ed aspettare che sia lei a voler fare le capanne per poi fargliele disfare.

Ragazze, non lo so.
Non è che non voglia dirvelo, è che proprio non mi sono mai posta il problema...
E poi, che cera? Cera da pavimenti o cera di candela?
Per la cera da pavimenti non ne ho proprio idea: i miei pavimenti sono impregnati ad olio di lino cotto.
Per la cera da candela proverei con una spatola... francamente il mio pavimento è così pieno di macchie indelebili (bagnoschiuma fuoriuscito dal borsone dell'Uomo dei treni, resina colata dalle travi, acqua gocciolata dalla lavastoviglie, ed altri segni indecifrabili) che non ne vale nemmeno la pena. Fa pavimento vissuto.
Che poi è un modo elegante per dire che, anche se mi metto la lavarlo in ginocchio, sembra sporco lo stesso.

Però vi prometto che se dovessi un giorno scoprire un modo efficace per togliere 'sta benedetta cera lo sbloggherò immediatamente.
Siamo intese?

postato da: momatwork alle ore 12:04 | Link | commenti (8)
categoria:aggiornare il blog, lavare il pavimento, cercare quello che non ho perso
martedì, 15 maggio 2007

Non quando il bambino mostra di essere pronto.
Non allo scoccare dei sei mesi.
Nemmeno quando lo decide il pediatra.

No.
Il momento migliore è quello in cui la Mellin ti manda per posta un pacchetto di prodotti omaggio.

lunedì, 14 maggio 2007

La Minica ha imparato due nuove parole: A(U)TO e (M)OTO.
E per farmi capire che le sa, le ripete ogni volta che ne vede una.

Capiterà quel centinaio di volte al giorno, non di più.

postato da: momatwork alle ore 17:26 | Link | commenti (6)
categoria:fare benzina, abbracciare la minica
...
c'è la pecora: BEEE,
c'è la mucca: BOOO
...
postato da: momatwork alle ore 17:14 | Link | commenti
categoria:cantare, abbracciare la minica

... qualcuno mi dica chi ha avuto la splendida idea di regalare a mia suocera una macchina fotografica digitale.

 

 

postato da: momatwork alle ore 13:41 | Link | commenti (20)
categoria:aspettare la suocera, scaricare le foto
giovedì, 10 maggio 2007

... qualcuno spieghi a mia suocera che, se prendo qualche giorno di maternità, è perché con mia figlia vorrei starci IO.

 

 

postato da: momatwork alle ore 19:32 | Link | commenti (9)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
lunedì, 07 maggio 2007

Perché è questo il punto.
Nessuno si scandalizza se allatti un bambino di poche settimane. Quasi nessuno.

Qualcuno si meraviglia se ne allatti uno di qualche mese e ti chiama "fortunata" prima di raccontarti la triste storia sua o di qualche conoscente che non ha potuto allattare perché: non aveva latte, non ne aveva abbastanza, non era quello giusto, ad un certo punto se n'è andato via, ecc...
Chissà perché tutte le mamme veramente "determinate" ad allattare, forse un po' per partito preso, o che sono state e si sono correttamente informate e che hanno seguito alcuni semplici accorgimenti non arrendendosi nelle piccole difficoltà, sono state baciate dalla fortuna. Sta a vedere che 'sta fortuna nell'allattamento ci vede benissimo.

Molti si meravigliano se hai "ancora" latte quando il bambino già di tira su, sta seduto da solo, spunta qualche dentino. Non sarà ora di smettere? Quasi nessuno ancora te lo dice apertamente, ma se non te l'hanno già ripetuto alla nausea questo è il momento della tetta come il ciuccio, del latte che non nutre più come prima, del non sarebbe meglio un bel brodino vegetale (=acqua sporca).
Effettivamente i cinque mesi segnano una piccola svolta: il bambino non è più così passivo, "cerca" e "chiede" non più come un uccellino implume, ma come un cuccioletto che sa già dove vuole andare a parare; si attacca, si stacca, si gira, si distrae... fa un po' come cacchio gli pare.

La vera svolta arriva invece intorno ai nove-dieci mesi: il bambino adesso scalcia e gattona, mangia quasi di tutto ed ha già messo qualche dentino. Adesso è veramente ora di smettere e nessuno si fa scrupolo di ricordartelo: se non lo fai sei fissata, lo stai viziando, non si staccherà più e dovrai allattarlo fino a che andrà all'Università. E poi guardati: sei deperita, l'ombra di te stessa. Ti cadranno i capelli ed anche tutti i denti. Diventerai cieca, come  quel segaiolo di tuo marito. Perciò quando rincasi dal lavoro non ti meriti neanche quei dieci minuti di relax, gli occhi negli occhi del tuo bambino, quello che hai dovuto lasciare a qualche estraneo che, così, tanto per rigirare il coltello della piaga, si delizia nel raccontarti i suoi mirabolanti progressi.

Ma tu, sprezzante del pericolo, continui. Passa un anno, un anno e mezzo. Il tuo bambino cammina già da un pezzo, ha dodici-denti-dodici ed anche una sua parolina per quella coccola speciale. Ormai eviti di allattare in pubblico, ed anche in privato devi continuamente giustificarti (o litigare) perché "allatti-ancora". Queste due parole ormai non hanno più una vita indipendente: "allatti-ancora", "allatti-ancora", "allatti-ancora"... Se hai una piccola perplessità... ma "allatti-ancora"? Se un giorno sei un po' più stanca... eh, "allatti-ancora"... Se non ci si vede da un paio di mesi... come, "allatti-ancora"?

Sì.

Io non volevo* diventare un'allattatrice di toddler.
Ma, giorno dopo giorno, senza accorgermene, lo sono diventata.

* nel senso che non era tra i miei obiettivi primari.

sabato, 05 maggio 2007

Cai cai vien fora,
se no te rompo la casetta...

Cai cai vien fora,
se no te rompo la casetta...

Cai cai vien fora,
se no te rompo la casetta...

Riepetere a piacere, finché il cai (=lumaca) fa capolino.

postato da: momatwork alle ore 16:33 | Link | commenti
categoria:cantare, mettere qualcosa in soffitta
venerdì, 04 maggio 2007

La Minica adora i gatti.
Bacerebbe tutti i cani.
Ama i pesci.
Chiama gli uccellini.

Pendavo fosse come San Francesco, invece c'è un animale che la spaventa a morte.

La Minica è terrorizzata dalle lumache.

postato da: momatwork alle ore 16:28 | Link | commenti (4)
categoria:sistemare il giardino, dar da mangiare al gatto, abbracciare la minica
giovedì, 03 maggio 2007

Perché, checché ne dicano quelle iscritte a partonaturale, quelle che partoriscono in casa e quelle che leggono Ina May Gaskin, avere un po' di paura è normale.
Paura del dolore, paura di non farcela, paura che qualcosa non vada come dovrebbe, paura che il bambino abbia qualche problema, di non volergli abbastanza bene, di non essere adeguate. È normale. 
E che è? Credevate che col parto finisse tutto? Siamo appena agli inizi, la paura ci accompagnerà per tutta la vita: paura che soffochi, paura di vaccinarlo, paura di non vaccinarlo, paura che si faccia male in bici, in motorino, in parapendio...
Fa parte dell'essere madri.

Io, poi, avevo paura anche solo di essere incinta. Non ero mai stata in ospedale, mai. Mai una fratturina, un'operazioncina, un puntino di sutura. Ah, sì, a sei anni mi sono rotta un dente (uno dei due permanenti che avevo, sob!) e quello è tutto. A cercare un figlio mi sembrava quasi di volermi ammalare: esami del sangue, visite, ecografie e poi... il parto: aaarrghh! non pensiamoci nemmeno!

E, un giorno, la rivelazione: una signora (qualificatasi poi come infermiera) che faceva la fila con me per presentare la domanda per conto della figlia all'ennesimo concorso ci spiegava (eravamo in tanti, pigiati nell'atrio) che la figlia non può: è incinta, la "madama". La chiamò proprio così, suscitando la compassione degli involontari ascoltatori: Ma come! Nelle sue condizioni! Certamente non può... Sicuramente non deve...
Al che la signora, che evidentemente conosceva la figlia meglio di noi, ribattè: "Perché, se fosse venuta lei in persona, non l'avreste fatta passare?"
Mormorio di assenso.
"E allora? Perché ci sto io che ho settant'anni e il mal di schiena?"
E giù, con una critica alla mia generazione di donne inette che al primo capogiro si stendono a letto per non rialzarsi se non dopo aver scodellato durante la quale usò una frase che mi rimase in mente: "la gravidanza è diventata da condizione fisiologica a condizione patologica" (qualcuno avrà notato che ho cambiato il titolo a questa serie...)

Mica voglio negare che ci sia una percentuale di gravidanze a rischio o di condizioni incompatibili. Ma è proprio per loro maggior tutela, nonchè di quelle lavoratrici precarie che vedono la gravidanza come chissà quale sventura e per rassicurare i datori di lavoro (ché pure loro, non saranno tutte carogne, vero? Magari hanno solo un po' di difficoltà a mandare avanti la baracca...) che tutte le altre, quelle con gravidanze assolutamente fisiologiche e lavori tranquilli, possono continuare a condurre la vita di sempre, magari rallentando un po' il ritmo.
Perché anche le superdonne in carriera, quelle che prima ancora che si veda la pancia già pontificano di restare a lavorare fino alla trentaseiesima settimana e di tornare quando il pupo avrà tre mesi (anche prima, se libere professioniste... una mia amica sta già pensando di organizzarsi la nursery con tata nello studio, appuntamenti di lavoro scanditi dalle poppate, ecc...) mi danno l'impressione di aver fatto i conti senza l'oste... I miei migliori auguri, però...

E allora? Che fare? Mah, forse ricordare che la gravidanza non è una malattia, che il parto non è l'estrazione di un dente cariato, ma un passaggio, un percorso, un'esperienza che generazioni di donne hanno fatto prima di noi e che milioni di donne stanno facendo con noi.
E che ne vale la pena.

Puntate precedenti:
Parto fisiologico e parto patologico 1 -prima cazzata
Parto fisiologico e parto patologico 2 -DPP
Parto fisiologico e parto patologico 3 -monitoraggio
Parto fisiologico e parto patologico 4 -letture
Parto fisiologico e parto patologico 5 -precisazioni
Parto fisiologico e parto patologico 6 - naturalmente l'epidurale!

postato da: momatwork alle ore 18:17 | Link | commenti (13)
categoria:andare a lavorare, andare dal dottore, parlare con altre mamme
mercoledì, 02 maggio 2007

Me l'ha ispirato questo.

I pannolini sono CACCA, anche quando sono stesi ad asciugare o girano nella lavatrice. Pure il water è CACCA. E il vasino, pure.
La crema all'ossido di zinco è CACCA ed anche quella antirughe della mamma lo è.
La cacca, naturalmente è CACCA, ed a volte anche la pipì.

Se non si era capito, la Minica ha imparato una nuova parola. Adesso resta da lavorare sulla tempistica.

E qui lo fanno eccome il corteo. Un corteo piccino picciò, con le donnette del paese (le stesse che vanno a messa di domenica) e le famiglie coi bambini.
A me di solito non piace vedere i bambini in corteo, soprattutto quando sono palesemente strumentalizzati dai genitori.
Però ci sono anche i genitori che non sanno a chi lasciarli i loro bambini, mentre vanno in corteo, e quelli che vogliono semplicemente dimostrare di non essere degli esagitati, ma delle persone "normali".
Noi eravamo usciti solo per sentire la banda, ma poi c'era la signora coi garofani e la Minica che le diceva "DA', DA'" e che faceva "TA-TAI" con la manina a tutti quelli che passavano ed allora ci siamo accodati per un tratto.

Anche perchè, di questi tempi, potrebbe essere il suo primo ed ultimo.

postato da: momatwork alle ore 17:15 | Link | commenti (1)
categoria:andare a votare, fare un giro, abbracciare la minica
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