
Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?






...nell'avere una suocera terribilmente invadente.
Ad esempio che ti mollerà all'istante per andare ad importunare quello tra i tuoi amici/parenti/conoscenti che le sembrerà più
glamour/interessante/ammanicato di te.
Cioè praticamente chiunque.
E poi, dopo cinque minuti di "trattamento", almeno nella tua vita reale non correrai più il rischio di passare per una che sputa maldicenze.
Anzi, agli occhi del malcapitato diventerai praticamente una santa.
Beh, meglio tardi che mai, no?
E poi dalla nostra ultima vacanza ho riportato solo foto di mucche e treni e non è un gran bel vedere... Nemmeno 'ste famose Cinque Terre, però... non so... troppo fotografate, troppo cartolinose....
Però, però, se vi sentite più ispirati di me vedete almeno di non commettere il mio stesso madornale errore.
Dando per assodato che il sentiero da Riomaggiore a Manarola (altrimenti noto come Via dell'Amore) fa così schifo che nemmeno l'Ente Parco ha il coraggio di fotografarlo e supponendo che quello da Manarola a Corniglia sia ancora chiuso per frana, rimane il sentiero da Monterosso a Corniglia. O da Corniglia a Monterosso.
Esiste forse un senso di percorrenza migliore? Dipende. Noi, su suggerimento dei nostri ospiti l'abbiamo fatto da Corniglia a Monterosso, fermandoci a mangiare a Vernazza.
Va bene per sentire meno il dislivello e per aspettare meno il treno (fermano più treni a Monterosso che a Corniglia e siccome si sa quando si parte, ma non si sa quando si arriva...), ma non va assolutamente bene per fare foto-cartolina perchè i paesi sono ben illuminati nel pomeriggio, come si vede dalla differenza tra la foto di Corniglia fatta al mattino (a sinistra) e quella di Vernazza fatta nel primo pomeriggio (a destra):


Avrei dovuto ben accorgermi di come erano orientati i paesi guardando la carta, e me ne sarei preoccupata se non avessi anche dovuto preoccuparmi del cappellino, delle giacche, dei ricambi, della dazzi (=acqua, possibile contrazione di da' e grazie), dei panini, dei grissini, della crema solare, dei pannolini, dei biglietti del treno, della cinque terre card, del librino, dei giochini, dei vestiti più leggeri e di quelli più pesanti.
Insomma, ho cannato alla grande. I risultati li potete vedere qui:
E questo, si sa.
Dopo otto anni ho imparato a far da mangiare, che non è la stessa cosa.
Però autoinvitarsi a cena e portarsi la birra da casa e una pizza per asporto, mi sembra davvero eccessivo.
Ma che è, ha paura che voglia avvelenarla?
...o la mia ennesima perdita di tempo è questa.
Molto meglio di questa, che aveva un badge (ho scoperto che si chiama così quella robina a fianco coi libretti) molto più bello, ma dove non c'erano praticamente libri in Italiano ed era complicatissimo anche districarsi tra le edizioni anglosassoni.
Purtroppo molte delle mie edizioni super economiche da pendolare pezzente non hanno nemmeno l'ISBN.
Ieri sera la Minica ha pianto fino alle undici per poi addormentarsi senza tetta canticchiandosi da sola una ninna-nanna.
No, non sto rivedendo le mie teorie su Estivill.
Prima piangeva perchè voleva a tutti i costi mettersi un pigiama invernale con i trenini rossi e gialli (il che potrebbe essere interpretato come un primo slancio di indipendenza, oppure come un segno di femminilità. O come un'inequivocabile tendenza al cattivo gusto).
Poi piangeva perchè col pigiama di flanella stava morendo di caldo.
Poi ha chiesto del tè, che non ha mai assaggiato in vita sua e che mi sono ben guardata dal darle.
Poi non voleva rassegnarsi al fatto che le co-co dei nostri dirimpettai fossero andate a dormire e le chiamava disperata dalla finestra.
Poi ha voluto che allattassi l'(ors)etto e la bumba (=bambola).
Poi ho fatto finta di dormire, e lei si è messa a sfogliare Leggere Lolita a Teheran.
L'Uomo dei treni ci ha trovate così, una abbracciata all'orsetto (io) ed una col libro aperto sul petto (lei).
Vostra figlia di un anno e mezzo sa distinguere un (tr)enetto (=automotrice) da un tu-tuuu (=locomotiva elettrica) e da un ciu-ciu (=locomotiva a vapore)?
La mia sì.
E credo sia qualcosa di cui preoccuparsi.
Sono mesi che ogni lunedì mi riprometto di ricominciare a lavorare seriamente alla tesi.
Ieri per andare al mare abbiamo parcheggiato così lontano, ma così lontano, che la Minica ad un certo punto si è messa a chiamare: "Autoooo? 've seiiii?"
Sabato siamo andati a trovare la Piccola Cugina Magiara (5 anni) prima che tornasse nella terra d'Ungheria.
In teoria, oggi dovevo far finta di andare a lavorare e poi tornare a casa a mettere a posto.
Vabbè, forse è solo un periodo di alti e bassi con più bassi che alti.
Lo sapete che cos'è la lotus birth? Beh,se non lo sapete lo trovate qui.
Ecco quello che mi ci vorrebbe.
Ieri, non contenta di averci fatto rimanere in casa tutto il pomeriggio ad aspettarla dopo averci minacciato con un "domenica voglio assolutamente vedere la bambina", non contenta di essersi presentata alle 17.30 dopo essere stata più volte sollecitata telefonicamente a presentarsi ad un'ora che potesse ancora configurarsi come "pomeriggio" e non come "sera", non contenta di averla svegliata dopo che si era addormentata esausta dopo ore di sguazzi, schizzi e travasi, non contenta di essersi trattenuta fino all'arrivo degli amici che aspettavamo a cena importunandoli e mettendoci in imbarazzo, non contenta di averci pianificato le serate da qui all'eternità senza nemmeno chiederci se per caso avessimo altri impegni, mia suocera si è congedata dicendo al padre dell'Amichetto: "Se gli si insegna, imparano".
Mettiamoci un matrimonio al quale non hai voglia di andare, con gente che non hai voglia di vedere, in un paese che non hai voglia di visitare.
Se già non lo sapete, la Profe ha scritto un libro. Dalle prime pagine sembra un bel libro, e non avevo dubbio che lo fosse.
...si va.
...eh, però anche quella, ultimamente...
Se non si fosse ancora capito, l'Uomo dei treni ha ricevuto una raccomandata.
Che visti i tempi che corrono, il primo che evesse eventualmente agguantato il famigerato posto fisso, avrebbe messo da parte le proprie aspirazioni scientifico carrieristico trasfertistiche ed avrebbe accettato.
m@w sa cosa vuol fare da grande.
L'ha sempre saputo, anche se nel tempo ha cambiato idea più volte. Lo sapeva anche quando si è iscritta all'università ed, ironia della sorte, è finita per farlo.
Peccato che nel frattempo avesse di nuovo cambiato idea.
Subito dopo la laurea, m@w finì più per caso che per scelta in un Piccolo Mondo Dimenticato dove persone capaci facevano il loro lavoro con passione. m@w si innamorò del Piccolo Mondo Dimenticato e decise che quello era il suo posto.
Ci si aggrappò con le unghie e coi denti e tremò quando più volte lo vide vacillare.
Nel frattempo m@w fece tutti i concorsi che le passavano davanti e ne vinse alcuni. Ci ricamò sopra anche un bel dottorato che aveva il solo scopo di gettare un lungo ponte nel futuro e, chissà, di regalarle una manciata di punti quando finalmente fosse arrivato il Grande Concorso.
Perché sembrava ci fosse solo un modo per entrare nel Piccolo Mondo Dimenticato: vincere il Grande Concorso.
Il Grande Concorso arrivò prima del previsto e quando m@w lo vinse, credette per un attimo di stringere nel pugno il biglietto di sola andata per il Piccolo Mondo Dimenticato.
Ma non aveva letto bene.
Il biglietto era sì di sola andata, ma per la Grande Gabbia di Matti.
Il Supermegadirettore della Grande Gabbia di Matti rise della sua ingenuità e della sua inutile richiesta di trasferimento e fece accompagnare m@w al reparto a cui era stata assegnata. "Non si preoccupi, starà bene qui da noi... quello è un Piccolo Mondo Dimenticato, finirà per dimenticarlo anche lei... troveremo sicuramente una cura per la sua malattia..."
Ma il Supermegadirettore della Grande Gabbia di Matti mentiva, perché dopo più di tre anni la cura per m@w ancora non è ancora stata trovata. Rinchiusa nella Grande Gabbia di Matti, a m@w viene quasi da piangere quando ripensa al suo Piccolo Mondo Dimenticato e cerca di convincersi che non sia mai esitito.
Mentre aspettava che ci fossero le condizioni per ritirare fuori la domanda di trasferimento che da tre anni le fa l'occhiolino dal terzo cassetto della sua scrivania, m@w pensò che forse non era ancora troppo tardi per fare anche qualcos'altro, nella vita.
Tipo un figlio.
Adesso m@w se ne sta seduta sulla riva di un fiume con una Minica da sbaciucchiare. C'è il sole che filtra dai rami frondosi ed una fresca brezza primaverile che fa svolazzare i loro abiti leggeri. Hanno portato una copertina a quadretti ed un cestino da pic-nic pieno di ogni bontà, perché sembra che si debbano trattenere parecchio. Tra un bacio e l'altro, m@w tiene d'occhio il fiume.
Perché, prima o dopo, il cadavere del suo nemico passerà.
La prima volta che me lo disse, stavamo tornando a casa.
Io gli feci notare l'incongruenza di avermi fatto andare fino a Roma per farmi comprare controvoglia una macchina che a me non piaceva e poi dirmi, un po' prima di Firenze, che in realtà voleva comprarne un'altra.
Io gli feci notare che "per provarla" di solito si va in una concessionaria quando fanno un weekend a porte aperte, non se ne compra una se non è nemmeno quella che fa proprio al caso nostro, che poi era eventualmente solo il caso suo.
Gli feci notare che "era un'occasione" perché la proprietaria precedente ci aveva sbattuto da tutti i lati e ci teneva rinchiusi un numero imprecisato di cani bagnati (la cui presenza era ancora tangibile nell'odore che diosolosacome saremmo riusciti a far andare via e nelle cinture di sicurezza posteriori rosicchiate).
Gli feci giurare di non tartassarmi con altre macchine fino al 2011, ma è già più di un anno che mi manda tre e-mail al giorno con proposte serie e facete di acquisti su e-bay e autoscout24.
Gli dissi che se la sarebbe potuta comprare se l'avessimo usata per andare il prossimo anno ad un convegno che aspetto da tre anni, ma già so che quando verrà l'ora accamperà ogni possibile scusa per non farlo com'è già successo molte altre volte.
Gli promisi di regalargliela io se mai l'avessero ripescato dal Concorsone e con un abile gioco di scambi fossi riuscita a tornare nell'ufficio da cui manco da ormai più di quattro anni, ma dove ancora non dispero di poter un bel giorno tornare.
Ma siccome sono tanto buona, o forse perché mi ha rotto talmente le balle, ieri l'Uomo dei treni è andato a prendere la macchina nuova. Che sembra non sia ancora proprio quella che voleva lui. E nonostante gli avessi telefonato quattro volte, ha avuto il coraggio di dirmelo solo quando siamo arrivati a casa.
Nella buca delle lettere abbiamo trovato un avviso.
Di RACCOMANDATA.
... è successa una di quelle cose che possono cambiarti la vita.
Ma anche avvelenartela.
Però per capire il perchè è necessario fare delle premesse.
E adesso non ho tempo.