
Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?






Da ieri, alla domanda: "Ma tu chi sei?", la Minica risponde: "L'amo(r)e".
No, non ne ho comprato un altro, ma mi è capitato di leggere questo articolo sulla tossicità delle sostanze chimiche contenute nei seggiolini auto in cui la Minica si passa un paio di orette al giorno.
Purtroppo si tratta di uno studio americano e molti dei modelli conunemente usati in Europa (tra cui i miei) non sono stai presi in considerazione, ma in futuro chissà...
Allora compratevi una camera d'aria di scorta, perchè io è già la seconda volta che buco.
1) vostro marito vi avesse retituito la macchina senza benzina,
2)senza telepass
3)e senza dirvelo;
4)scopriste la particolarità di cui al punto 1) dopo aver superato l'unico distributore utile;
5)scopriste le particolarità 2) e 3) appena in tempo per non schiantarvi contro la porta riservata telepass;
6)frugando nel portafoglio scopriste di possedere 0,32 euro in monetine da 1 e 2 centesimi;
7) la porta automatica vi ingoiasse e digerisse il bancomat e vi toccasse chiamare l'omino per farglielo cacare.
Ed è solo lunedì.
Qualche giorno fa, Tachipirinha ha suggerito un'ottima idea: i librini fai da te.
Un'idea simile l'avevo già trovata in Abbiamo un bambino di Grazia Honegger Fresco, che, nonostante la copertina squanfida, ha
brillantemente sostituito gli altri due orridi manuali di puericultura che avevo, nonchè il buon vecchio Bernardi.
Avevo anche pensato di utilizzare come immagini delle foto di visi ed oggetti familiari.
Però... però...
Procurati il cartoncino. Scegli le foto. Stampale. Sono mesi che hai finito una cartuccia. E non hai nemmeno carta bianca, figuriamoci carta fotografica. Vabbè, portale a stampare. Poi vattele a riprendere. Ritagliale. Chissà dove cacchio hai messo le forbici. La colla, poi... Vabbè, facci i buchi. Non è che per caso hai visto la "bucatrice"*? No, eh? Acc... gli anelli per tende... tu non hai le tende, non hai nemmeno gli anelli. Li vendono solo in confezione da venti, col bastone. Andranno bene gli anelli per le chiavi? Ti spezzi un'unghia. Andrà bene dello spago?
Tutto questo per dire che sono spesso stata tentata di fare in casa dei giocattoli più elaborati di un tubo della carta igienica ed un mestolo da cucina, ma mi sono scontrata con due problemi:
1) La mancanza di tempo, e questo lo dice anche Tachipirinha, perchè il mio è "tempo di qualità" e quello che impiego a fare i giocattoli lo sottraggo a qualcos'altro, magari a giocarci. Perché quelle mamme "bravissime", soprattutto americane, che scelgono (?) di stare a casa coi figli e poi fanno tutto loro, dai giochi ai vestiti, dal cibo all'arredamento e assemblano quilt e sferruzzano calzette, mi danno troppo l'impressione di star semplicemente facendo quello che piace a loro perché ne hanno la possibilità, e di non dedicare ai figli molto più tempo di una qualsiasi mamma lavoratrice.
2) La necessità di reperire i materiali ed un minimo di attrezzatura, perchè se non si conosce una sarta (e di sarte ce ne sono sempre meno) è difficile procurarsi dei ritagli di stoffa a meno di comprarli e nessuno ti vende tagli da 20 cm. Stessa cosa per la carta, i colori, i pennelli, la pasta per modellare, il legno, la lana, il filo da ricamo... e non parliamo di comprare una macchina da cucire, un tornio, le sgorbie...
Allora, siccome il fai da te è considerato un lusso e non un risparmio e cercano di farti pagare il tuo tempo come divertimento, la mia ultima perversione sta nel trovare un modo per fare dei giocattoli spendendo meno, non dico dell'equivalente in plastica cinese perché è praticamente impossibile, ma almeno del giocattolo eco-equo-bio-solidale che alla fine è fatto in Cina pure quello, però in legno e stoffa e di coinvolgere la Minica nella realizzazione.
Così mi sono lanciata nella produzione di paninetti (diametro cinque centimetri) in pasta al sale (una tazza di farina, una tazza di sale fino e mezza tazza d'acqua la dose base) che, se non li avessi fatti io e non pesassero come sassi, me li addenterei:

Purtroppo la pasta al sale ha due difetti, ha bisogno di lunghissimi tempi di cottura (6-8 ore) e teme l'umidità. Siccome la stagione non si confà ad accendere la stufa (che sarebbe comunque accesa d'inverno) e a verificare la stabilità dei prodotti, rimando la produzione industriale di baguette, brezeln, cornetti e sfilatini ai prossimi freddi.
Anche perché la Minica per ora schifa la pasta al sale.
Figlia degenere.
*Voi come la chiamate quella macchinetta per fare i buchi?
È da un bel po' che la Bambina beve solo dal biberon, ma il Bambino se n'è accorto solo durante una recente vacanza in montagna.
Bambino: "Mamma, ma perché la sorellina non beve più dalle tettine?"
Mamma: "Perchè ormai è grande e mangia la pappa"
Bambino: "E la Minica, allora?"
Già. E la Minica, allora? La Vicina non ha trovato nulla di meglio da dire che "La Minica vuole ancora la tettina". Perchè, forse che la Bambina non la voleva più?
Probabilmente il Bambino non tornerà più sull'argomento, ma se lo dovesse chiedere a me, che cosa vorrei dirgli, che non fosse falso e nemmeno offensivo?
Non che io ho "ancora" latte, mentre la sua mamma non ne ha più.
Non che io lo voglio ancora, mentre la sua mamma non ha voluto più e nemmeno, appunto, che la Minica lo vuole ancora, mentre la Bambina non lo vuole più.
Non che alla Minica piace di più la tettina e alla Bambina il ciuccio o il biberon.
Non che "ognuno fa come vuole", altra spiegazione che non mi convince e difficilmente convincerebbe qualcun altro.
E se gli dicessi di chiederlo direttamente a lei?
Ieri sera. Camera da letto.
Stasera un mio amico va ad una festa. Ci saranno anche una sua ex e il suo attuale promesso sposo, a loro volta nostri conoscenti. Siccome il mondo è ulteriormente piccolo, capita inoltre che lui incontri spesso il mio amico per motivi professionali.
Oggi abbiamo introdotto due parole che ci condurranno verso luminosi orizzonti: "VOJ" e "NO-VOJ"
Fedele alla mia routine per l'organizzazione domestica, stamattina ho svolto le mie task quotidiane del mattino (caricare una lavatrice, sgombrare il lavello, bagnare i fiori, dar da mangiare al gatto) la task settimanale del giovedì (cambiare gli asciugamani e le lenzuola) e la task mensile (pulire le rubinetterie del bagno con l'anticalcare).
Sì, un po' sì....
Da un po' di tempo, alla domanda: "Come si chiama la mamma?", mia figlia risponde, senza esitazione, "Bella".
Oltre a parlare in continuazione (chissà da chi avrà mai preso...) con frasi sempre più elaborate e spericolate, la Minica si è lanciata in mirabolanti prodezze motorie:
1) sovrapporre due o addirittura tre blocchetti di legno (con quelli di plastica ad incastro è già da un bel po' che lo fa) e non limitarsi a far precipitare le mie improbabili costruzioni;
2) introdurre i suddetti blocchetti cilindrici nel foro rotondo che c'è sul coperchio del contenitore. Sulle altre forme ci stiamo lavorando.
Urge separazione dei blocchetti di legno di provenienza alloctona onde non creare confusione mentale.
Ieri mattina su radio due parlavano dei comuni ricicloni.
L'uomo dei treni è partito, destinazione profondo sud.
E poi tutto 'sto casino per dire che appena esce l'ultimo corro a comprarlo nonostante la pila di libri in giacenza.
Ma non mi è mica presa chissà che euforia. Insomma sono libretti carini, mica capolavori.
E poi tutto 'sto casino per dire che siamo andati al cinema a vedere un film che come gli altri nella trasposizione cinematografica un po' ci ha perso e un po' ci ha guadagnato e stavolta non mi è neanche toccato andare via prima della fine del primo tempo.
Mi manca l'ultimo, a dir la verità. Che poi è stato l'ultimo film che ho visto quasi decentemente al cinema prima di stasera.
Così mi sono pure noleggiata i DVD per guardarmeli in Inglese.
Ed ho visto anche tutti i film. Quelli però, in Italiano.
Sì, ho letto tutti i libri di Harry Potter, e allora?
Sembra finito il tempo dei librini tattili. Quello delle piccole storie è appena iniziato.
Se continuo a comprare due libri a settimana e a leggerne solo uno ogni due, quanto tempo ci metterò a riempire una casa di 240 metri quadrati?
E quale sarà il rapporto tra libri letti e non letti?
Una delle FAQ di tutti i corsi pre-parto probabilmente è: "ma QUANTO male fa?" a cui segue una risposta che ai vostri orecchi potrà sembrare più o meno rassicurante (dipende da quanto siete ottimiste) in cui si parla di "soglia del dolore", "ogni donna è un caso a sè", "non c'è un parto uguale all'altro" e così via...
Cazzi vostri, insomma. Lo scoprirete presto, QUANTO male fa.
Se una delle gestanti è particolarmente insistente, chiederà anche CHE male fa. La risposta probabilmente non sarà meno sibillina: alcune hanno dolori acuti, altri più sordi, alcune alla pancia, altre alla schiena. Forse vi diranno che sono dolori simili a quelli pre-mestruali, ma molto più forti. Verrete allora colte dal panico, o tirerete un sospiro di sollievo, a seconda che ne soffriate o meno. Vi ricorderete poi della vostra amica, ogni mese piegata in due dal mal di schiena, ma protagonista di due parti rapidi e perfetti e le parti si invertiranno.
Forse vi diranno anche che sono dolori atroci, ma che si dimenticano, altrimenti le donne, dopo il primo, non farebbero altri figli. Di solito, questa cosa ve la dicono degli uomini, chissà perché. Se lo chiedete alle conoscenti che hanno già partorito, vi diranno invece che se lo ricordano eccome e ne ricaverete solo un campionario di storie dell'orrore.
Chissà perchè, la presenza di una donna incinta scatena i racconti più truculenti.
Ce n'è ogni tanto qualcuna che racconta di parti tranquilli, veloci, felici, ma... vorremo mica credere a lei, no?
Così, quand'è toccato a me, mi sono chiesta: ma sarà vera 'sta storia che del dolore ci si dimentica?
Ed ho deciso che 'sto famoso male, il MIO, almeno, me lo volevo proprio ricordare.
La prima contrazione "diversa", neanche a parlarne, l'ho avuta guidando.
Ma ero già in ritardo di otto giorni, e non volevo illudermi. Era venerdì, e all'ospedale erano stati chiari: torni lunedì con la valigia che vediamo se è il caso di fare un'induzione.
Durante la cena, sono riuscita a dissimulare qualche sporadica contrazione dolorosa e poi mi sono messa buonina buonina sul divano senza dire niente all'Uomo dei treni che trafficava di sotto. Per non concentrarmi troppo su quello che stava succedendo mi sono messa a leggere.
Non erano chiaramente quelle che contrazioni VERE perchè facevano male, sì, ma era un dolore sopportabilissimo, molto simile ad un dolore pre-mestruale (di cui soffro saltuariamente in forma assai blanda), appena un po' più forte.
Al corso pre parto mi avevano fatto una testa così con le contrazioni che devono durare almeno un minuto ed essere distanziate da tre a cinque minuti da almeno due ore, prima di venire CON GRAN CALMA, in ospedale.
Poi, io mi ero fissata col tappo mucoso. Che cos'è 'sto tappo mucoso? È una "cosa" che chiude il collo dell'utero. Anche lì, mi avevano fatto una testa così, che il tappo mucoso lo si può perdere tanto tempo prima ed assolutamente non è motivo per fiondarsi in ospedale.
Ma io non lo avevo ancora perso il tappo mucoso, ne ero sicurissima. Perciò ho cercato di mettermi il cuore in pace e di rassegnarmi al fatto che tutto quello che sarebbe successo da lì alla perdita del benedetto tappo mucoso sarebbe stato assolutamente gratis.
Verso le dieci di sera ho preso coraggio e, dopo l'ennesimo controllo, negativo, al tappo mucoso, perdurando delle contrazioni moderatamente dolorose ma più lunghe e regolari, ho palesato la situazione all'Uomo dei treni e l'ho invitato ad andarsene a dormire, perché, pensavo ottimistiamente, "stanotte ci siamo".
Mi sono fatta un bel giaciglio di cuscini, mi sono circondata di ogni comfort e mi sono preparata ad una notte all'insegna della respirazione, dell'ancheggiamento e del riposo.
A me almeno, avevano detto di fare così: finché le contrazioni non sono quelle VERE, inutile dimenarsi tanto; muoversi un po' e respirare profondamente durante la contrazione, riposarsi tra una contrazione e l'altra, altrimenti si rischia di arrivare esauste al clou. Per un po' ho letto, poi mi è venuto sonno e mi sono addormentata. Per cinque minuti. Poi è arrivata una contrazione. Di un minuto. E mi sono riaddormentata. Per cinque minuti. Poi un'altra contrazione. Di un minuto. E via a dormire. Per cinque minuti. E così per un bel po'.
Sta a vedere, mi sono detta che queste sono quelle buone. Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto. Ma attenzione, sempre al solito corso pre parto mi avevano detto che avrebbero dovuto essere così regolari da almeno due ore, quindi calma. E poi non fanno nemmeno tanto male. Calma.
Che ora è? L'una e mezza.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Sonno-contrazione-sonno-contrazione.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le tre e mezza.
Diamo un'occhiatina al tappo mucoso? È sempre là. Vabbè, in fondo non sto poi così male.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Sonno-contrazione-sonno-contrazione.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le sei e mezza.
Il tappo mucoso? Sempre là.
Telefoniamo in ospedale? Mannò è ancora troppo presto. Fra un'ora.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le sette e mezza.
Telefoniamo, via.
"Io sarei alla quarantaduesima settimana... sì sono circa sei ore che ho delle contrazioni regolari... sì, ma il tappo mucoso..."
Che gliene frega del tappo mucoso, mi dice l'ostetrica, chissà quando l'avrà perso senza accorgersene. Si faccia una bella doccia, prenda tutte le sue cosine e con calma venga in ospedale.
E intanto pensavo: ma figurati se lo vado a perdere senza accorgermene!
E infatti: sorpresa! Eccolo lì il mio bel tappo mucoso, che poi non è nemmeno una gran bella cosa da vedere, ma insomma, una volta che lo vedi lo capisci che è quella roba lì.
Via, una bella doccia, anche tu, alzati e fatti una doccia che si va.
Si va con calma, dopo aver sistemato il telo impermeabile e l'asciugamano sul sedile, metti che si rompano le acque in macchina, si prende la valigia, la borsa con i rifornimenti, i vestiti dell'Uomo dei treni che non ho ancora deciso se lo voglio in sala parto oppure no e si va.
Si arriva con calma, si scende, si sale a piedi, non può fare che bene. Ci si ferma sul pianerottolo del secondo piano, si aspetta che passi la contrazione e si entra in reparto.
Che ora è? Le otto e mezza.
Si fa l'accettazione, si fa un'altra contrazione e si va in sala travaglio.
Si fa il monitoraggio, ormai sono di casa, altre belle contrazioni, di quelle che fanno andare lo strumento fuori scala.
Tre minuti-un minutoemezzo-treminuti.
L'osterica sorride, io anche.
Mi visita e mi dice che il sacco è ancora intero, ma che l'utero si sta dilatando, sono a due centimetri e mezzo. Devo arrivare a dieci. Ormai sono in travaglio, è ufficiale.
Mi sorride, io anche.
Tiro fuori il tuo ambaradan di borse dell'acqua calda, copertine e consolazioni. Chiedo se è libera la sala parto con la vasca. Sì, è libera, ma è ancora troppo presto.
Lei sorride, io anche, e se ne va, lasciandomi in balia dell'Uomo dei treni.
Passeggio, repiro, mi inarco. Avrei voglia di leggere, ma mi hanno detto che adesso è meglio muoversi ed obbedisco.
Si rompono le acque, mando l'Uomo dei treni a chiamare l'ostetrica.
Lei arriva ciabattando, mi visita, sorride.
Sei a cinque centimetri, molto bene.
Che ora è? Le nove e mezza.
Ecco a quel punto di leggere non ho più tanta voglia. Da quando si sono rotte le acque la musica è cambiata. Succedono delle cose, ma non me ne frega più di tanto, come se non succedessero a me. Un'altro monitoraggio, arriva il pranzo. Sei a cinque centimetri e mezzo. Come? Solo? Ma che ora è? Quasi l'una ed è già da un bel po' che mi verrebbe da dire che non ce la faccio più. Invece non ci sono praticamente stati progressi. E la vasca? È libera? Sì, te la vado a preparare. Grazie, sì, anche se ricordiamo ridendo di quando ci hanno detto che è acqua di rubinetto, mica acqua di Lourdes: aiuta, ma i miracoli non li fa.
E invece in acqua ci sto davvero bene. Finalmente non ho più freddo (è l'adrenalina, mi spiegano, in realtà fa un caldo boia...), mi addormento tra una contrazione e l'altra, il tempo passa e non me ne accorgo nemmeno, arrivo a dilatazione completa, mi sembra quasi di aver voglia di spingere, lo dico all'ostetrica. Mi piacerebbe tanto che il bambino nascesse in acqua, invece mi fanno uscire; non me ne sono accorta (per forza, continuo ad addormentarmi...), ma le contrazioni si stanno distanziando troppo, vorrei stare distesa e continuare a dormire, invece mi fanno stare in piedi e poi accovacciata e poi in piedi e poi accovacciata e neppure l'Uomo dei treni ce la fa più, perché ormai è lui che mi tiene su. Ed io che non ero nemmeno sicura di volerlo lì!
E ad ogni contrazione mi pare di spaccarmi in due e mi chiedo: "Non dicono sempre di spingere, adesso, nei cazzo di telefilm?".
Invece, no. Non te lo dice nessuno.
Puntate precedenti:
Parto fisiologico e parto patologico 1 -prima cazzata
Parto fisiologico e parto patologico 2 -DPP
Parto fisiologico e parto patologico 3 -monitoraggio
Parto fisiologico e parto patologico 4 -letture
Parto fisiologico e parto patologico 5 -precisazioni
Parto fisiologico e parto patologico 6 - naturalmente l'epidurale!
Parto fisiologico e parto patologico 7 - mamma, che paura!
C'erano una volta tre ochette che si erano perse nel bosco. Stava calando la sera, faceva freddo e non sapevano dove andare a dormire.
Sì, esiste un suocero.
Il suocero non parla con nessuno che non sia IL FIGLIO. Il suocero disprezza le donne, me e la Minica comprese, ma c'è di buono che si fa prevalentemente i cazzi suoi, lui.
Ci fu un periodo in cui pensavo mi interessasse fare una buona impressione sui miei futuri suooceri.
Poi andammo a dirgli che avevamo deciso di sposarci.
Mia suocera andò dall'avvocato per informarsi su come tutelare suo figlio in vista del divorzio.
Il nostro, non il suo.
Mio suocero disse: "Allora non hai proprio capito un cazzo".
A lui. A me, non parla.
Ed il periodo, finì.