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martedì, 31 luglio 2007
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti (4)
categoria:aggiornare il blog

Da ieri, alla domanda: "Ma tu chi sei?", la Minica risponde: "L'amo(r)e".



postato da: momatwork alle ore 12:29 | Link | commenti (1)
categoria:abbracciare la minica
lunedì, 30 luglio 2007

No, non ne ho comprato un altro, ma mi è capitato di leggere questo articolo sulla tossicità delle sostanze chimiche contenute nei seggiolini auto in cui la Minica si passa un paio di orette al giorno.
Purtroppo si tratta di uno studio americano e molti dei modelli conunemente usati in Europa (tra cui i miei) non sono stai presi in considerazione, ma in futuro chissà...

postato da: momatwork alle ore 17:39 | Link | commenti (1)
categoria:fare acquisti, fare benzina, parlare con altre mamme

Allora compratevi una camera d'aria di scorta, perchè io è già la seconda volta che buco.

 

postato da: momatwork alle ore 17:30 | Link | commenti
categoria:fare acquisti, fare un giro

1) vostro marito vi avesse retituito la macchina senza benzina,
2)senza telepass
3)e senza dirvelo;
4)scopriste la particolarità di cui al punto 1) dopo aver superato l'unico distributore utile;
5)scopriste le particolarità 2) e 3) appena in tempo per non schiantarvi contro la porta riservata telepass;
6)frugando nel portafoglio scopriste di possedere 0,32 euro in monetine da 1 e 2 centesimi;
7) la porta automatica vi ingoiasse e digerisse il bancomat e vi toccasse chiamare l'omino per farglielo cacare.

Ed è solo lunedì.

postato da: momatwork alle ore 13:26 | Link | commenti (3)
categoria:fare benzina, andare a lavorare, sbaciucchiare l udt
martedì, 24 luglio 2007

Qualche giorno fa, Tachipirinha ha suggerito un'ottima idea: i librini fai da te.
Un'idea simile l'avevo già trovata in Abbiamo un bambino di Grazia Honegger Fresco, che, nonostante la copertina squanfida, ha copj13brillantemente sostituito gli altri due orridi manuali di puericultura che avevo, nonchè il buon vecchio Bernardi.
Avevo anche pensato di utilizzare come immagini delle foto di visi ed oggetti familiari.
Però... però...
Procurati il cartoncino. Scegli le foto. Stampale. Sono mesi che hai finito una cartuccia. E non hai nemmeno carta bianca, figuriamoci carta fotografica. Vabbè, portale a stampare. Poi vattele a riprendere. Ritagliale. Chissà dove cacchio hai messo le forbici. La colla, poi... Vabbè, facci i buchi. Non è che per caso hai visto la "bucatrice"*? No, eh? Acc... gli anelli per tende... tu non hai le tende, non hai nemmeno gli anelli. Li vendono solo in confezione da venti, col bastone. Andranno bene gli anelli per le chiavi? Ti spezzi un'unghia. Andrà bene dello spago?

Tutto questo per dire che sono spesso stata tentata di fare in casa dei giocattoli più elaborati di un tubo della carta igienica ed un mestolo da cucina, ma mi sono scontrata con due problemi:
1) La mancanza di tempo, e questo lo dice anche Tachipirinha, perchè il mio è "tempo di qualità" e quello che impiego a fare i giocattoli lo sottraggo a qualcos'altro, magari a giocarci. Perché quelle mamme "bravissime", soprattutto americane, che scelgono (?) di stare a casa coi figli e poi fanno tutto loro, dai giochi ai vestiti, dal cibo all'arredamento e assemblano quilt e sferruzzano calzette, mi danno troppo l'impressione di star semplicemente facendo quello che piace a loro perché ne hanno la possibilità, e di non dedicare ai figli molto più tempo di una qualsiasi mamma lavoratrice.
2) La necessità di reperire i materiali ed un minimo di attrezzatura, perchè se non si conosce una sarta (e di sarte ce ne sono sempre meno) è difficile procurarsi dei ritagli di stoffa a meno di comprarli e nessuno ti vende tagli da 20 cm. Stessa cosa per la carta, i colori, i pennelli, la pasta per modellare, il legno, la lana, il filo da ricamo... e non parliamo di comprare una macchina da cucire, un tornio, le sgorbie... 

Allora, siccome il fai da te è considerato un lusso e non un risparmio e cercano di farti pagare il tuo tempo come  divertimento, la mia ultima perversione sta nel trovare un modo per fare dei giocattoli spendendo meno, non dico dell'equivalente in plastica cinese perché è praticamente impossibile, ma almeno del giocattolo eco-equo-bio-solidale che alla fine è fatto in Cina pure quello, però in legno e stoffa e di coinvolgere la Minica nella realizzazione.
Così mi sono lanciata nella produzione di paninetti (diametro cinque centimetri) in pasta al sale (una tazza di farina, una tazza di sale fino e mezza tazza d'acqua la dose base) che, se non li avessi fatti io e non pesassero come sassi, me li addenterei:


DSCF4146

Purtroppo la pasta al sale ha due difetti, ha bisogno di lunghissimi tempi di cottura (6-8 ore) e teme l'umidità. Siccome la stagione non si confà ad accendere la stufa (che sarebbe comunque accesa d'inverno) e a verificare la stabilità dei prodotti, rimando la produzione industriale di baguette, brezeln, cornetti e sfilatini ai prossimi freddi.

Anche perché la Minica per ora schifa la pasta al sale.
Figlia degenere.

*Voi come la chiamate quella macchinetta per fare i buchi?

È da un bel po' che la Bambina beve solo dal biberon, ma il Bambino se n'è accorto solo durante una recente vacanza in montagna.
Bambino: "Mamma, ma perché la sorellina non beve più dalle tettine?"
Mamma: "Perchè ormai è grande e mangia la pappa"
Bambino: "E la Minica, allora?"

Già. E la Minica, allora? La Vicina non ha trovato nulla di meglio da dire che "La Minica vuole ancora la tettina". Perchè, forse che la Bambina non la voleva più?
Probabilmente il Bambino non tornerà più sull'argomento, ma se lo dovesse chiedere a me, che cosa vorrei dirgli, che non fosse falso e nemmeno offensivo?
Non che io ho "ancora" latte, mentre la sua mamma non ne ha più.
Non che io lo voglio ancora, mentre la sua mamma non ha voluto più e nemmeno, appunto, che la Minica lo vuole ancora, mentre la Bambina non lo vuole più.
Non che alla Minica piace di più la tettina e alla Bambina il ciuccio o il biberon.
Non che "ognuno fa come vuole", altra spiegazione che non mi convince e difficilmente convincerebbe qualcun altro.

E se gli dicessi di chiederlo direttamente a lei?

lunedì, 23 luglio 2007
Ieri sera. Camera da letto.
Due ombre furtive si muovono nel buio.
Sotto la zanzariera si intravede la sagoma di una bimba addormentata.
UDT: "Guarda come dorme, illuminata dalla luna..."
m@w: "Veramente è il faro del nostro dirimpettaio che sta facendo una grigliata"
venerdì, 20 luglio 2007
Stasera un mio amico va ad una festa. Ci saranno anche una sua ex e il suo attuale promesso sposo, a loro volta nostri conoscenti. Siccome il mondo è ulteriormente piccolo, capita inoltre che lui incontri spesso il mio amico per motivi professionali.
Io ed il mio unico ex ci siamo entrambi trasferiti in città diverse, anche all'epoca non avevamo amici in comune e non frequentavamo gli stessi ambienti; per quel poco che ne so, l'eventualità di rivederci è remotissima.
Però, poiché nemmeno io sono il primo amore dell' Uomo dei treni, mi è capitato di incrociare un paio di sue ex e so quindi di soffrire di gelosia retroattiva.
Che cosa si prova invece vedendo una persona alla quale si è in un modo o nell'altro voluto bene, coinvolta in una nuova storia sentimentale? Quali sono i sentimenti nei confronti di un nuovo compagno?

Ma ecco che il mio amico mi è venuto in aiuto, illustrandomi il suo personale punto di vista sull'argomento:
"Non mi dà affatto fastidio che uno rovisti nella mia immondizia"
Oggi abbiamo introdotto due parole che ci condurranno verso luminosi orizzonti: "VOJ" e "NO-VOJ"

E se continua a questo ritmo va a finire che su 'sto blog non ci scrivo altro che aggiornamenti del cacchio.
postato da: momatwork alle ore 16:30 | Link | commenti (1)
categoria:abbracciare la minica
Svegliarsi presto per andare a prendere l'UDT che torna con un giorno di anticipo.

#1 #2 #3
postato da: momatwork alle ore 06:26 | Link | commenti (1)
categoria:
giovedì, 19 luglio 2007
Fedele alla mia routine per l'organizzazione domestica, stamattina ho svolto le mie task quotidiane del mattino (caricare una lavatrice, sgombrare il lavello, bagnare i fiori, dar da mangiare al gatto) la task settimanale del giovedì (cambiare gli asciugamani e le lenzuola) e la task mensile (pulire le rubinetterie del bagno con l'anticalcare).
Purtroppo l'UDT manca da ormai troppi giorni. Lui se ne sbatte delle routine, e passa l'aspirapolvere quando ce n'è bisogno, svuota la borsa del mare, stende la roba che c'è nella lavatrice, porta via la spazzatura prima che trabordi (tanto è tutto secco indifferenziato e non puzza...), raccatta i giocattoli sparsi ovunque, prepara la colazione e la cena, fa partire la lavastoviglie quando è piena, fa la spesa...

L'entropia nella Casa sta raggiungendo vette inimmaginabili. Sabato torna, per fortuna...
mercoledì, 18 luglio 2007
Sì, un po' sì....
È che volevo commentare questo post e non mi riesce. S vede che in precedenza ero stata troppo polemica. Quello che volevo dire è di leggere perché piace (se piace) e non perché lo consiglia il pediatra.
E poi, ultimamente mi è capitato di prendere un paio di cantonate. Ho comprato due librini a scatola chiusa fidandomi solo del titolo (Giulio Coniglio e le api e Giulio Coniglio impara a nuotare), di qualche acquisto precedente e delle sue recensioni entusiastiche. E mi hanno deluso.
Quelli per piccolissimi mi erano piaciuti: storielle semplici, senza moralismi.
Ora, non è che pretenda che un librino per bimbetti di due anni sia scientificamente ineccepibile, ma proprio perchè li ho scelti soprattutto per il titolo, uno per la zia apicoltrice e l'altro per la stagione baneare, mi ha dato fastidio leggere di casette dove le api regalano il miele (forse è irrilevante per un bambino di città, ma non è una buonissima idea quella di avvicinarsi alle arnie) e paura di entrare in acqua (dopo quello che ho speso di acquaticità).

E adesso, che ne faccio?
Da un po' di tempo, alla domanda: "Come si chiama la mamma?", mia figlia risponde, senza esitazione, "Bella".
Io non mi chiamo Bella, nè Belinda, nè Isabella.
La Minica sa benissimo come mi chiamo. Però ha capito che 'sto "Bella" uscita da chissaddove mi fa piacere ed ogni tanto mi abbraccia e mi dice "Bellabellabella".
Che un po' anche mi vergogno.
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti (2)
categoria:darsi una sistemata, abbracciare la minica

Oltre a parlare in continuazione (chissà da chi avrà mai preso...) con frasi sempre più elaborate e spericolate, la Minica si è lanciata in mirabolanti prodezze motorie:
1) sovrapporre due o addirittura tre blocchetti di legno (con quelli di plastica ad incastro è già da un bel po' che lo fa) e non limitarsi a far precipitare le mie improbabili costruzioni;
2) introdurre i suddetti blocchetti cilindrici nel foro rotondo che c'è sul coperchio del contenitore. Sulle altre forme ci stiamo lavorando.

Urge separazione dei blocchetti di legno di provenienza alloctona onde non creare confusione mentale.

postato da: momatwork alle ore 18:22 | Link | commenti
categoria:riordinare la camera dei minici, abbracciare la minica, comperare i regali
lunedì, 16 luglio 2007
Ieri mattina su radio due parlavano dei comuni ricicloni.
La conduttrice Lucia Cosmetico pensando di essere divertente intervistava con un'accondiscendenza indisponente uno dei promotori (o vincitori, non ricordo...) dell'iniziativa e commentava ridicolizzandole altre iniziative, come quella di andare in vacanza usando i mezzi pubblici invece di impataccarsi sulla Salerno-Reggio Calabria.
Ad un certo punto se n'è uscita con la cazzata delle cazzate: fare la raccolta differenziata è scomodo, faticoso, dispendioso.
Cara Lucia Cosmetico, noi produciamo mediamente circa 10 kg si RSU pro capite a settimana (kg più, kg meno...). Diciamo 5 sacchetti. Di questi 10 kg, mettiamo, due sono carta (un sacchetto), due plastica (due sacchetti, la plastica pesa meno), due vetro (un sacchetto), uno metallo e due umido (più pesanti, mezzo sacchetto ciascuno) e uno secco residuo (un sacchetto).
Se la matematica non è un'opinione, sempre 5 sacchetti sono.
Se poi te li vengono a prendere a casa con l'efficace ma poco amata raccolta porta a porta non vedo dove sia tutta questa difficoltà.
Magari lo chiediamo ai Campani che si cuccheranno le discariche e gli incener... termovalorizzatori.
L'uomo dei treni è partito, destinazione profondo sud.
Col treno, per fortuna, e mai fui più lieta che fosse Uomo dei treni e non Uomo dell'autostrada.
Salutandoci alla stazione ci ripromettemmo lunghe conversazioni e vezzeggiamenti telefonici serali al posto degli stringati SMS da e per paesi lontani.

Poi squillò il telefonino.
Il suo. L'ha dimenticato nella mia macchina.
venerdì, 13 luglio 2007
E poi tutto 'sto casino per dire che appena esce l'ultimo corro a comprarlo nonostante la pila di libri in giacenza.
E se qualcuno di voi mi rivela come va a finire, prima lo trovo.
E poi lo ammazzo.
postato da: momatwork alle ore 23:23 | Link | commenti (3)
categoria:passare in libreria
Ma non mi è mica presa chissà che euforia. Insomma sono libretti carini, mica capolavori.
Avvincenti sì, molto avvincenti.
Allora nella mia personale strategia dell'analgesia naturale avevo deciso che per distrarmi avrei letto l'ultimo di Harry Potter. Per non cadere in tentazione me lo sono fatto sequestrare dall'Uomo dei treni che avrebber dovuto aggiungerlo in extremis alla valigia per l'ospedale.
Un EX-amico che si credeva spiritoso mi ha rivelato il finale a pochi giorni dal parto.
EX-amico, appunto.
postato da: momatwork alle ore 23:15 | Link | commenti (2)
categoria:passare in libreria, fare la valigia
E poi tutto 'sto casino per dire che siamo andati al cinema a vedere un film che come gli altri nella trasposizione cinematografica un po' ci ha perso e un po' ci ha guadagnato e stavolta non mi è neanche toccato andare via prima della fine del primo tempo.

Sarà perché era lo spettacolo delle sei.
postato da: momatwork alle ore 23:09 | Link | commenti
categoria:fare un giro
Mi manca l'ultimo, a dir la verità. Che poi è stato l'ultimo film che ho visto quasi decentemente al cinema prima di stasera.
Perchè avevo già un altro impegno per il giorno della prima, invece me l'hanno rimandato.
E da allora di noleggiare un film non se ne parla proprio: tempo che ci pensiamo su ci coglie l'abbiocco.
postato da: momatwork alle ore 23:04 | Link | commenti
categoria:fare un giro, abbracciare la minica
Così mi sono pure noleggiata i DVD per guardarmeli in Inglese.
Ed ho scoperto che Hermione si dice "Hermàionni".
postato da: momatwork alle ore 22:57 | Link | commenti (5)
categoria:non guardare la tv, passare in libreria
Ed ho visto anche tutti i film. Quelli però, in Italiano.
Ed i nomi cambiati mi danno un fastidio da morire.

postato da: momatwork alle ore 22:54 | Link | commenti
categoria:non guardare la tv, passare in libreria, fare un giro
Sì, ho letto tutti i libri di Harry Potter, e allora?
Cos'è quella puzzina sotto il naso?

postato da: momatwork alle ore 22:51 | Link | commenti (1)
categoria:passare in libreria
giovedì, 12 luglio 2007
Sembra finito il tempo dei librini tattili. Quello delle piccole storie è appena iniziato.usborne
Grande successo, invece, sta riscuotendo in questo periodo questo vocabolario che noi abbiamo in edizione trilingue, ma che naturalmente leggiamo in Minichese.
Adatto viaggi in treno e lunghe attese al ristorante.
mercoledì, 11 luglio 2007

Se continuo a comprare due libri a settimana e a leggerne solo uno ogni due, quanto tempo ci metterò a riempire una casa di 240 metri quadrati?
E quale sarà il rapporto tra libri letti e non letti?

postato da: momatwork alle ore 17:51 | Link | commenti (3)
categoria:passare in libreria

Una delle FAQ di tutti i corsi pre-parto probabilmente è: "ma QUANTO male fa?" a cui segue una risposta che ai vostri orecchi potrà sembrare più o meno rassicurante (dipende da quanto siete ottimiste) in cui si parla di "soglia del dolore", "ogni donna è un caso a sè", "non c'è un parto uguale all'altro" e così via...
Cazzi vostri, insomma. Lo scoprirete presto, QUANTO male fa.
Se una delle gestanti è particolarmente insistente, chiederà anche CHE male fa. La risposta probabilmente non sarà meno sibillina: alcune hanno dolori acuti, altri più sordi, alcune alla pancia, altre alla schiena. Forse vi diranno che sono dolori simili a quelli pre-mestruali, ma molto più forti. Verrete allora colte dal panico, o tirerete un sospiro di sollievo, a seconda che ne soffriate o meno. Vi ricorderete poi della vostra amica, ogni mese piegata in due dal mal di schiena, ma protagonista di due parti rapidi e perfetti e le parti si invertiranno.
Forse vi diranno anche che sono dolori atroci, ma che si dimenticano, altrimenti le donne, dopo il primo, non farebbero altri figli. Di solito, questa cosa ve la dicono degli uomini, chissà perché. Se lo chiedete alle conoscenti che hanno già partorito, vi diranno invece che se lo ricordano eccome e ne ricaverete solo un campionario di storie dell'orrore.
Chissà perchè, la presenza di una donna incinta scatena i racconti più truculenti.
Ce n'è ogni tanto qualcuna che racconta di parti tranquilli, veloci, felici, ma... vorremo mica credere a lei, no?

Così, quand'è toccato a me, mi sono chiesta: ma sarà vera 'sta storia che del dolore ci si dimentica?
Ed ho deciso che 'sto famoso male, il MIO, almeno, me lo volevo proprio ricordare.

La prima contrazione "diversa", neanche a parlarne, l'ho avuta guidando.
Ma ero già in ritardo di otto giorni, e non volevo illudermi. Era venerdì, e all'ospedale erano stati chiari: torni lunedì con la valigia che vediamo se è il caso di fare un'induzione.
Durante la cena, sono riuscita a dissimulare qualche sporadica contrazione dolorosa e poi mi sono messa buonina buonina sul divano senza dire niente all'Uomo dei treni che trafficava di sotto. Per non concentrarmi troppo su quello che stava succedendo mi sono messa a leggere.
Non erano chiaramente quelle che contrazioni VERE perchè facevano male, sì, ma era un dolore sopportabilissimo, molto simile ad un dolore pre-mestruale (di cui soffro saltuariamente in forma assai blanda), appena un po' più forte.
Al corso pre parto mi avevano fatto una testa così con le contrazioni che devono durare almeno un minuto ed essere distanziate da tre a cinque minuti da almeno due ore, prima di venire CON GRAN CALMA, in ospedale.
Poi, io mi ero fissata col tappo mucoso. Che cos'è 'sto tappo mucoso? È una "cosa" che chiude il collo dell'utero. Anche lì, mi avevano fatto una testa così, che il tappo mucoso lo si può perdere tanto tempo prima ed assolutamente non è motivo per fiondarsi in ospedale.
Ma io non lo avevo ancora perso il tappo mucoso, ne ero sicurissima. Perciò ho cercato di mettermi il cuore in pace e di rassegnarmi al fatto che tutto quello che sarebbe successo da lì alla perdita del benedetto tappo mucoso sarebbe stato assolutamente gratis.

Verso le dieci di sera ho preso coraggio e, dopo l'ennesimo controllo, negativo, al tappo mucoso, perdurando delle contrazioni moderatamente dolorose ma più lunghe e regolari, ho palesato la situazione all'Uomo dei treni e l'ho invitato ad andarsene a dormire, perché, pensavo ottimistiamente, "stanotte ci siamo".
Mi sono fatta un bel giaciglio di cuscini, mi sono circondata di ogni comfort e mi sono preparata ad una notte all'insegna della respirazione, dell'ancheggiamento e del riposo.
A me almeno, avevano detto di fare così: finché le contrazioni non sono quelle VERE, inutile dimenarsi tanto; muoversi un po' e respirare profondamente durante la contrazione, riposarsi tra una contrazione e l'altra, altrimenti si rischia di arrivare esauste al clou. Per un po' ho letto, poi mi è venuto sonno e mi sono addormentata. Per cinque minuti. Poi è arrivata una contrazione. Di un minuto. E mi sono riaddormentata. Per cinque minuti. Poi un'altra contrazione. Di un minuto. E via a dormire. Per cinque minuti. E così per un bel po'.
Sta a vedere, mi sono detta che queste sono quelle buone. Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto. Ma attenzione, sempre al solito corso pre parto mi avevano detto che avrebbero dovuto essere così regolari da almeno due ore, quindi calma. E poi non fanno nemmeno tanto male. Calma.
Che ora è? L'una e mezza.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Sonno-contrazione-sonno-contrazione.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le tre e mezza.
Diamo un'occhiatina al tappo mucoso? È sempre là. Vabbè, in fondo non sto poi così male.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Sonno-contrazione-sonno-contrazione.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le sei e mezza.
Il tappo mucoso? Sempre là.
Telefoniamo in ospedale? Mannò è ancora troppo presto. Fra un'ora.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le sette e mezza.
Telefoniamo, via.
"Io sarei alla quarantaduesima settimana... sì sono circa sei ore che ho delle contrazioni regolari... sì, ma il tappo mucoso..."
Che gliene frega del tappo mucoso, mi dice l'ostetrica, chissà quando l'avrà perso senza accorgersene. Si faccia una bella doccia, prenda tutte le sue cosine e con calma venga in ospedale.
E intanto pensavo: ma figurati se lo vado a perdere senza accorgermene!
E infatti: sorpresa! Eccolo lì il mio bel tappo mucoso, che poi non è nemmeno una gran bella cosa da vedere, ma insomma, una volta che lo vedi lo capisci che è quella roba lì.
Via, una bella doccia, anche tu, alzati e fatti una doccia che si va.
Si va con calma, dopo aver sistemato il telo impermeabile e l'asciugamano sul sedile, metti che si rompano le acque in macchina, si prende la valigia, la borsa con i rifornimenti, i vestiti dell'Uomo dei treni che non ho ancora deciso se lo voglio in sala parto oppure no e si va.
Si arriva con calma, si scende, si sale a piedi, non può fare che bene. Ci si ferma sul pianerottolo del secondo piano, si aspetta che passi la contrazione e si entra in reparto.
Che ora è? Le otto e mezza.
Si fa l'accettazione, si fa un'altra contrazione e si va in sala travaglio.
Si fa il monitoraggio, ormai sono di casa, altre belle contrazioni, di quelle che fanno andare lo strumento fuori scala.
Tre minuti-un minutoemezzo-treminuti.
L'osterica sorride, io anche.
Mi visita e mi dice che il sacco è ancora intero, ma che l'utero si sta dilatando, sono a due centimetri e mezzo. Devo arrivare a dieci. Ormai sono in travaglio, è ufficiale.
Mi sorride, io anche.
Tiro fuori il tuo ambaradan di borse dell'acqua calda, copertine e consolazioni. Chiedo se è libera la sala parto con la vasca. Sì, è libera, ma è ancora troppo presto.
Lei sorride, io anche, e se ne va, lasciandomi in balia dell'Uomo dei treni.
Passeggio, repiro, mi inarco. Avrei voglia di leggere, ma mi hanno detto che adesso è meglio muoversi ed obbedisco.
Si rompono le acque, mando l'Uomo dei treni a chiamare l'ostetrica.
Lei arriva ciabattando, mi visita, sorride.
Sei a cinque centimetri, molto bene.
Che ora è? Le nove e mezza.
Ecco a quel punto di leggere non ho più tanta voglia. Da quando si sono rotte le acque la musica è cambiata. Succedono delle cose, ma non me ne frega più di tanto, come se non succedessero a me. Un'altro monitoraggio, arriva il pranzo. Sei a cinque centimetri e mezzo. Come? Solo? Ma che ora è? Quasi l'una ed è già da un bel po' che mi verrebbe da dire che non ce la faccio più. Invece non ci sono praticamente stati progressi. E la vasca? È libera? Sì, te la vado a preparare. Grazie, sì, anche se ricordiamo ridendo di quando ci hanno detto che è acqua di rubinetto, mica  acqua di Lourdes: aiuta, ma i miracoli non li fa.
E invece in acqua ci sto davvero bene. Finalmente non ho più freddo (è l'adrenalina, mi spiegano, in realtà fa un caldo boia...), mi addormento tra una contrazione e l'altra, il tempo passa e non me ne accorgo nemmeno, arrivo a dilatazione completa, mi sembra quasi di aver voglia di spingere, lo dico all'ostetrica. Mi piacerebbe tanto che il bambino nascesse in acqua, invece mi fanno uscire; non me ne sono accorta (per forza, continuo ad addormentarmi...), ma le contrazioni si stanno distanziando troppo, vorrei stare distesa e continuare a dormire, invece mi fanno stare in piedi e poi accovacciata e poi in piedi e poi accovacciata e neppure l'Uomo dei treni ce la fa più, perché ormai è lui che mi tiene su. Ed io che non ero nemmeno sicura di volerlo lì!
E ad ogni contrazione mi pare di spaccarmi in due e mi chiedo: "Non dicono sempre di spingere, adesso, nei cazzo di telefilm?".
Invece, no. Non te lo dice nessuno.

Puntate precedenti:
Parto fisiologico e parto patologico 1 -prima cazzata
Parto fisiologico e parto patologico 2 -DPP
Parto fisiologico e parto patologico 3 -monitoraggio
Parto fisiologico e parto patologico 4 -letture
Parto fisiologico e parto patologico 5 -precisazioni
Parto fisiologico e parto patologico 6 - naturalmente l'epidurale!
Parto fisiologico e parto patologico 7 - mamma, che paura!

martedì, 10 luglio 2007
C'erano una volta tre ochette che si erano perse nel bosco. Stava calando la sera, faceva freddo e non sapevano dove andare a dormire.
"Compriamo su internet una casetta di legno" disse la prima ochetta "ne ho viste di bellissime"
"Mannò" rispose la seconda ochetta "le casette di legno costano un fracco di soldi"
"È vero" confermò la terza ochetta.
"Però sono molto solide e ci starebbero d'incanto, qui." riprese la prima "E poi voi due non badate a spese quando si tratta di giocattoli e vestitini, perchè io non posso comprare la casetta che mi piace di più?"
"Fai pure ciò che vuoi" dissero in coro "ma intanto noi siamo già andati alla Casa della Plastica ed abbiamo comprato una casetta di plastica in offerta. Eccola qui."
"Ooooh" fece la prima ochetta "ma potevamo almeno parlarne, prima. L'avrei comprata io, ho giusto scoperto di vare 1000 euro che non sapevo di avere..."
"Eh, peccato. Intanto c'è questa qui."
"Però è proprio di pessima qualità, ragazzi... si sta già rompendo..."osservò l'ochetta che voleva la casetta di legno.
"Eh, bella mia, se era in offerta, un motivo ci sarà stato... Su, entra e non fare sempre la difficile."
Quella notte, però si alzò un gran vento e soffiò così forte, ma così forte, che la casetta di plastica volò via ed atterrò sfasciandosi sul piede dell'ochetta saggia.
Che cominciò a bestemmiare come un turco.
lunedì, 09 luglio 2007

Sì, esiste un suocero.
Il suocero non parla con nessuno che non sia IL FIGLIO. Il suocero disprezza le donne, me e la Minica comprese, ma c'è di buono che si fa prevalentemente i cazzi suoi, lui.

Ci fu un periodo in cui pensavo mi interessasse fare una buona impressione sui miei futuri suooceri.
Poi andammo a dirgli che avevamo deciso di sposarci.
Mia suocera andò dall'avvocato per informarsi su come tutelare suo figlio in vista del divorzio. 
Il nostro, non il suo.
Mio suocero disse: "Allora non hai proprio capito un cazzo".
A lui. A me, non parla.

Ed il periodo, finì.

#3: nuotare sott'acqua per ascoltare solo la voce del mare.

#1 #2

postato da: momatwork alle ore 17:42 | Link | commenti
categoria:andare al mare
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