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Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?





Certo che a comprare otto paia di gambaletti e due di fantasmini* color carne ci si vergogna parecchio.
Prossimamente ulteriori, raccapriccianti, dettagli.
*Sì, insomma, quelle calze che si mettono dentro le scarpe che si vorrebbero portare senza, ma non si osa... quelle che non si dovrebbero vedere e che invece spuntano traditrici...
Con un Harry Potter lasciato a metà e con una pila di libri da leggere mai vista a dover aspettare un'ora dal concessionario con un solo libro a cui mancheranno, sì e no, tre pagine?
... quando i nostri ospiti hanno visto lE valigiE di mia suocera si sono preoccupati parecchio...
... noi si va...
Accadde che ad un certo punto delle nostre vicissitudini di ristrutturazione sembrò conveniente sposarci. Non tanto perchè stavo gettando tutti i miei risparmi in un pozzo senza fondo che non era neppure mio, e nemmeno perché ero in procinto di indebitarmi per l'eternità.
Se chi ha tempo, non deve aspettarlo, figuriamoci chi non ne ha.
Farei qualunque cosa, qualunque cosa, per non sentir parlare di questa maledetta tesi mai più.
Farei qualunque cosa, qualunque cosa, piuttosto di aprire quel maledetto file.
E ormai non è che ci sia tempo da perdere, eh...
Ogni mattina, mia madre va con la Minica al mare.
Io e l'Uomo dei treni a luglio e agosto non ci schiodiamo da casa se non per necessità. Siamo dei patiti delle vacanze fuori stagione, noi.
Bella forza, col mare e la montagna a portata di mano, vero?
Comunque a noi piace evitare le folle d'agosto e rincorrere l'estate che qui si fa sempre più fuggevole. In Grecia, in Portogallo, in Sicilia, a fine settembre è ancora estate e noi ci crogioliamo nelle vacanze ancora da gustare, mentre amici e colleghi le hanno già archiviate. Quest'anno coccolavamo la Puglia. O la Maremma. O la Costiera sorrentina. Le Egadi. L'Elba. O perché no? Gli Stati Uniti.
Quest'anno, invece, a settembre si comincia a zero ferie maturate, altroché, e non rimangono che gli ultimi giorni d'agosto.
E con chi vuoi passare gli ultimi giorni d'agosto se non con... LUI?
E LUI chi è? Come mai l'hai portato con te?
LUI è il più caro amico d'infanzia dell'Uomo dei treni. LUI è il suo testimone di nozze. Lui è quello che dorme spesso sul mio divano. LUI è quello a cui l'Uomo dei treni telefona nel cuore della notte per parlare fitto per ore. Col mio cellulare.
A LUI, la madre non ha mai potuto dire: "Questa casa non è un albergo!", perchè lo è. Un albergo a cinque stelle con la piscina ed il "centro benessere". Un albergo che noi non ci potremmo mai permettere, infatti ci ospita a scrocco in cambio del divano (e che divano!).
Disgraziatamente, anche sua madre e mia suocera sono amiche.
E mia suocera ha deciso di scroccare pure il passaggio.
Oggi ho la vena polemica. Scusate.
Sarà che ho visto su Repubblica La Brambilla, la coppia Briatore-Gregoraci e relativi testimoni e qualche altro pari grado tutti nella stessa pagina e mi sono chiesta che razza di giornale glamour-gossip stessi leggendo.
Sarà che ho sentito il conduttore della rassegna stampa di Radiotre dire che Forza Italia sta al Partito delle Libertà come Canale Cinque sta a Retequattro, sottolineando come questo fosse vero considerando che i telespettatori di Retequattro sono soprattutto donne a bassa scolarità (mia nonna è una donna a bassa scolarità, ma non guarda Retequattro) e che quindi il nuovo partito pare rivolgersi a "quelle persone, soprattutto donne, che non si interessano ad una politica che non riescono a capire e che voterebbero un partito dal linguaggio più semplice" (mia nonna è una donna a bassa scolarità, ma non voterebbe comunque il Partito delle Libertà).
Un partito per incapaci dichiarati, insomma. Elettori che considerano slogan come "meno tasse per tutti", "adozioni più facili" o "città più sicure" non fasulli, ma troppo complessi. Elettori che hanno sostanzialmente bisogno di qualcuno che gli dica, senza tanti giri di parole, PER CHI VOTARE, e poi tornare a guardarsi il reality o la telenovela in santa pace. Elettori che, secondo me, NON DOVREBBERO VOTARE, non perchè a bassa scolarità (da quando il titolo di studio è sinonimo di maturità politica?), ma perchè, appunto, non si interessano di politica. Che dunque NON VOTINO, e lascino ad altri le decisioni sul destino del Paese (e non solo).
In risposta ai miei colleghi (tendenzialmente di destra) che vedrebbero in una dittatura illuminata (!?) la risposta al nostro comune disgusto per l'attuale panorama politico, contrappongo quindi la mia modest proposal: la Democrazia Oligarchica Partecipata (DOP, che l'acronimo ci sta sempre bene, per sentirsi importanti).
Nella Democrazia Oligarchica Partecipata, un aspirante elettore, a prescindere dall'età, per votare deve superare un test. Una cosa semplice, a risposta multipla plausibile, mica un esame di Diritto: che cos'è una Legge Costituzionale, quanti membri ha il Parlamento, quant'è vincolante una Direttiva dell'Unione Europea... Chi lo supera, vota, chi non lo supera, valuti se studiare per la prossima volta. Un Parlamento eletto da elettori che gliene frega e ne capiscono qualcosa. E naturalmente candidati che devono superare, loro sì, un test molto più impegnativo, altro che nani e ballerine.
Adesso scusatemi, ma devo andare dal notaio a registrare la mia idea.
È opinione comune, tra i miei conoscenti muniti di TV, che chi non ce l'ha non sappia nulla o quasi di ciò che succede.
Ebbene, vi svelo un segreto: non è vero.
Qualche giorno fa, infatti, una mia amica ha esordito con un "voi ovviamente non avete visto" il crollo di quella terrazza "in Puglia".
Sì, abbiamo visto, grazie. Sul giornale. La terrazza che è crollata ad Amalfi, non in Puglia.
Ma Amalfi, non è in Puglia?
No, Amalfi non è in Puglia.
Ci sono però delle volte in cui vorresti che lo fosse (non Amalfi in Puglia, non sapere quello che succede).
Vorresti, ad esempio, non sapere che si sposeranno Briatore e la Gregoraci e che avranno come testimoni Fede e Berlusconi (che invidia, eh?).
Vorresti, ma purtroppo non puoi, perchè anche alla radio l'ordine con cui leggono le notizie difficilmente è quello che avresti scelto tu.
Vorresti, almeno, poter dire che non sai chi siano, almeno, Briatore e la Gregoraci, ma purtroppo non puoi, perchè tempestivamente ti informano che lei è stata Miss Qualcosa e che se guardassi la televisione sapresti pure che faccia ha e che cosa fa adesso, e che lui "incarna il Sogno Italiano dell'uomo senza cultura che ha avuto successo".
Cazzo. Che Sogno!
Sono arrivata al lavoro alle 10.15 ed ho trovato quest'e-mail:
Da: UDT@paesedibengodi.it
Con il 31 agosto2007 la mia esperienza lavorativa al Paese di Bengodi terminerà.
Di conseguenza anche questo indirizzo email non sarà più attivo.
Il nuovo indirizzo email a cui potrete contattarmi è: UDT@nuovoemail.it
Un saluto
Uomo dei treni
'azz...
... inizia la mia settimana di reperibilità.
... diluvia.
... mi è volato via un tergicristallo.
... ho trovato un autoricambi.
... non avevano il bancomat.
... ho trovato una banca.
... il temporale aveva fatto saltare la linea.
...sono arrivata al lavoro alle 10.15.
Ed è di nuovo, solo lunedì.
La Minica sa contare fino a otto: UNO, T(r)E, CINCE, OTTO.
E riconosce alcuni colori, sicuramente il nero, il giallo*, l'arancione.
Ed anche il non-nero, il non-giallo*, il non-arancione.
*Lo pronuncia come in Spagnolo. Sarà l'effetto delle poesie di Neruda che le leggevo quand'era neonata?
Gli è andata buca, ma ormai è tardi per i ripensamenti.
Ha scelto l'alternativa più scomoda, più noiosa, più sicura.
Se fosse dipeso da me, io avrei rischiato. Perché in una famiglia forse ne basta uno che abbia (momentaneamente) accantonato le sue aspirazioni professionali.
Perchè non è facile, nemmeno a 110 all'ora in autostrada, aprire il finestrino e far volare via l'amarezza, la delusione, l'insoddisfazione, la consapevolezza della propria inutilità per non portarsele a casa.
Per questo gli ho lasciato libertà di scelta. Per questo gli ho detto di scegliere quello che credeva di volere veramente, senza farsi condizionare dagli altri, nemmeno da me.
Perchè lo conosco bene e so che lui viaggia a finestrini chiusi.
Ed ha scelto.
Oggi mi ha detto, o sarebbe più corretto dire, rinfacciato, di averlo fatto "per me". Per me?
Perché era quello che credeva che volessi.
No, amore mio. Non era questo che volevo. Non lo volevo nè per te nè per me.
Mi dispiace.
L'altro giorno la Minica ha beccato l'Uomo dei Treni mentre si guardava un DVD in tedesco* sulle ferrovie tedesche degli anni sessanta.
Da allora, ogni tanto, chiede (la Minica, non L'Uomo dei Treni) di vedere i "tu-tuu (col) (f)umo (che) s(u)ona" ovvero un DVD coi treni a vapore.
Lo so che ogni volta che parlo di TV mi attiro gli strali di molte persone, quasi fossi una suora che parla di sesso, però è vero che non guardo più la TV, ma in passato l'ho guardata, eccome. E qualcosa guarderei anche adesso, se ne avessi il tempo. Il punto è che non ce l'ho, o meglio, dovrei ritagliarmelo sottraendolo a qualcos'altro e per ora non mi va.
Appunto, non MI va.
A questa decisione sono giunta da adulta, dopo un'infanzia da quasi-teledipendente, un'adolescenza molto meno (c'era piuttosto la musica) ed un interesse che è andato via via scemando di pari passo con, nessuno osi negarlo, il deteriorarsi dell'offerta della televisione "per tutti". Poi è arrivato il satellite, ma quello è un'altra cosa.
* L'Uomo dei treni non lo sa, il tedesco.
...riesce agevolmente a mettercisi in piedi e ad uscirci.
Oggi ce l'ho trovata pure seduta...
...di chi sono due delle valige perse a Fiumicino?
La buona notizia è che il didò fatto in casa è stato molto apprezzato dai bambini di tutte le età: dal Figlio Grande (otto anni) che ne ha fatto un unico impasto dal colore vomitoso al Bimbo Inconsolabile (un anno) che se l'è mangiato, passando per la Cugina Magiara e le altre bimbette che impastavano rose, foglie e lumachine e pure per la Minica che si è timidamente avvicinata al terribile impasto.
La cattiva notizia è che l'unico centro di assistenza della Kitchen Aid si trova a Bergamo ed è attualmente chiuso per ferie agostane. E, vista una precedente esperienza con una macchina fotografica che ho dovuto spedire a Milano anche solo per avere un preventivo, il rischio è che mi costi meno ricomprarmelo (e sto dicendo molto).
Vabbè.
La mia festa di compleanno invece è parzialmente riuscita perchè l'Uomo dei Treni ci ha messo del suo per sabotarmela. Il programma originale prevedeva che io avessi tutto il giorno il campo libero per spignattare in attesa dell'arrivo verso le sei degli amici con bambini (che avevano espresso l'intenzione di volersene andare presto) e quindi degli amici senza figli e senza coprifuoco (in tutto una trentina di persone, visto che l'Uomo dei Treni, come suo solito, aveva invitato al di fuori di ogni controllo tutti quelli che incontrava per la strada. E lui incontra un casino di gente).
Invece, nonostante avessi cominciato a soffriggere cipolla alle sette del mattino con le migliori intenzioni, alle nove stavo giocando con le costruzioni, alle dieci facevo un giro spingendo il triciclo ed alle undici disegnavo con i micropastelli seduta su una microseggiolina.
Alle undici e cinque davo in escandescenze contro l'Uomo dei treni che invece di fare quello che avevo chiesto stava montando due portalampade che possediamo da circa cinque anni. Io lo ringrazio per aver pensato per i nostri ospito ad un'illuminazione meno precaria del solito faro da cantiere, ma meglio sazi che ben illuminati, grazie.
Alle sei e trenta davo in escandescenze contro l'Uomo dei treni chiedendogli dove diavolo fosse finito, visto che avevo il giardino pieno di bimbetti che cercavano la Minica, le zucchine (poi bruciate) sul fuoco ed una cassa di pomodori ancora da ridurre a cubetti.
Alle sei e trentacinque, fra la costernazione generale, ma soprattutto mia, lui reinventava la disposizione dei tavoli e delle panche, segava assi di legno per farne sgabelli, spostava pietre che da che mondo è mondo erano sempre state lì.
Nonostante tutto questo i miei ospiti piccoli e grandi sembravano divertirsi e gradire le focacce (a parte la Cugina Magiara, ma ella è caso patologico) in attesa del piatto forte, ossia della griglia di cui si sarebbe dovuto occupare l'Uomo dei Treni.
Alle sette e trenta sono cominciati ad arrivare gli adulti non accompagnati, le focacce erano state completamente spazzolate e della griglia neanche l'ombra.
Da quel momento la situazione mi è completamente sfuggita di mano: gli ospiti adulti li ho a malapena salutati, ringraziati e risalutati impegnata com'ero a non perdere di vista la Minica e contemporaneamente entrare e uscire di casa, salire e scendere le scale piena di piatti, bicchieri, posate, giocattoli, vassoi, olio, sale, pepe, pane, aglio... non ho mangiato praticamente niente, non ho scambiato due-parole-due (ma ho sedato un paio di discussioni colte al volo prima che degenerassero) e quando mi sono seduta per la prima volta era quasi mezzanotte, i bambini che dovevano andare a dormire alle nove erano ancora irriducibili, una mia amica di vecchia data che si era ritrovata senza preavviso nè compagnia in quel bailamme se n'era andata un'ora prima visibilmente seccata e mi sono accorta di non essermi mai tolta il grembiule da brava massaia.
È inutile. Per queste cose non ho più l'età.
E allora ci ho provato a fare il didò (play dough) casalingo, seguendo più o meno questa ricetta. Però (come sempre) ho voluto strafare ed ho provato a frullare il sale per ottenere una pasta più liscia di quella con cui avevo fatto i paninetti.
Effettivamente la pasta è molto liscia e siccome la Minica lo schiferà come sempre, agli altri piccoli ospiti CONVIENE apprezzarlo, altrimenti glielo infilerò nelle orecchie e nelle narici.
Mentre impastavo la crostata stavo pensando: "Però, mia madre, avrebbe almeno potuto chiamarmi per sapere come va, con venti persone a cena, tutte quelle cose da cucinare... o insomma, ALMENO PER FARMI GLI AUGURI!"
Premessa: non è che io non veda l'ora di liberarmi della Minica, anzi. Se ho scelto di tornare subito al lavoro e prendere un paio di giorni di maternità a settimana spalmati su un arco di tempo più lungo (visto che posso farlo) è proprio perchè volevo vederla crescere e starle vicino, anche se non in maniera continuativa, per il maggior tempo possibile. Una stay at home mom part time, insomma. (come si diceva qui, queste supermamme in realtà sembrano più in altre faccende affacendate di una comune mamma lavoratrice). Capitano però delle occasioni in cui ho bisogno di un paio d'ore (stima per difetto) di autonoma casalinghitudine per dare un'accelerata ai lavori di casa. Oggi avrebbe dovuto essere uno di quei giorni.