
Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?






Ma c'è ancora qualcosa che non sapete di me?
Dice una persona saggia che se la risposta alla domanda più frequente sull'allattamento, cioè "È possibile restare incinta mentre si allatta?" fosse NO, la seconda domanda più frequente non sarebbe: "È possibile allattare mentre si è incinta?".
A chi piacciono le etichette? A me no, ovviamente. Perché se vuoi fare l'originale, vuoi illuderti di essere originale nella tua originalità.
Però però, gira e rigira, va a finire che nei vari blog, gruppi e forum trovi sempre le stesse persone e se ti vanno bene i pannolini lavabili facilmente ti va bene anche il cibo biologico e scopri che in fondo anche altri hanno letto gli stessi libri e sembrano pensarla abbastanza come te e che, in fondo, almeno virtualmente, non si così isolata come credevi.
E allora scopri che c'è un nome per tutto, anche per l'accozzaglia di idee che va appunto sotto il nome di Attachment Parenting. Ed orrendamente traducibile in "genitori con attaccamento", termine che evoca madri iperprotettive ed appiccicose, incapaci di capire quand'è ora di farsi da parte, bambini attaccati alle gonne, adolescenti che si fanno rifare da mammà il letto singolo faticosamente conquistato, universitari che viaggiano carichi di tupperware porzionati (la domenica) e roba sporca (il venerdì), trentenni e più che ancora non si schiodano da casa e arzilli sposini che per mangiare come si deve aspettano la domenica per andare, a turno, dalle rispettive famiglie.
E che cos'è invece 'sto Attachment Parenting? Se date uno sguardo al sito internazionale ci trovate tante famiglie e bambini felici che neanche sulle pubblicazioni dei Testimoni di Geova (ma, se preferite, esiste anche un più sobrio corrispondente europeo) e gli otto principi su cui si basa. E qui, se finora avete ravanato soprattutto in ambito italiano cominciano le sorprese: innanzitutto, l'allattamento al seno è senz'altro promosso ed incoraggiato e bla bla bla, ma si parla anche di un eventuale "Bottle Nursing" adattato ai ritmi ed ai comportamenti di un "Feeding with Love and Respect". Quindi, fermo restando che il latte materno è il miglior alimento e bla bla bla, è contemplata anche la possibilità di seguire un modello di attachment parenting anche se l'allattamento al seno non è andato a buon fine.
E se vi sembra poco, non conoscete il clima di caccia alle streghe che vige in certi ambienti di mammematte.
E se vi sembra ancora poco, vi racconterò di una pasionaria dell'allattamento al seno e dell'attaccamento che, quand'ero ancora una neofita, tra gli innumerevoli vantaggi mi decantò la possibilità di allattare chiacchierando al telefono e guardando la TV (non si sa se in contemporanea oppure no) senza contorsionismi per reggere la cornetta e cambiare canale.
Ora, spero di non sorprnedervi nè offendervi se penso che un allattamento, al seno o artificiale che sia, condotto con amore e rispetto, non si fa (se non occasionalmente) chiacchierando al telefono o guardando la TV.
Ma andiamo oltre. Appunto: ANDIAMO OLTRE.
Oltre il parto non medicalizzato, oltre l'allattamento, oltre portare i bimbi nella fascia.
Parliamo di bambini che sono nati da un bel po', che mangiano di tutto e non ciucciano più e che non ne volgiono sapere di stare in spalla, visto che corrono sulle loro gambe. Parliamo di bambini grandi.
E lì scopriamo un'altra particolarità.
Perché più avanti, ameno in Italia, sembra esserci il vuoto.
Perché le mamme "attached" italiane rispondono al seguente identikit: sulla trentina o poco più, un compagno che si intravede sullo sfondo, un solo figlio ancora piccolo e il desiderio/timore di farne un altro, un lavoro ed una vita inurbata di cui vorrebbero ma non possono fare a meno, un orientamento politico tendenzialmente di sinistra e un anticlericalismo nemmeno tanto velato.
Se adesso vi siete sorprese o offese perché vi sembra di riconoscervi, pensate a quanto bene questa descrizione si adatti anche a me.
Le mamme "attached" europee/americane, invece, sono generalmente più giovani, a volte single o con un compagno ancora più defilato, tre o più figli di cui alcuni già grandicelli, un lavoro "creativo" da casa, dove fanno homeschooling/unschooling, allevano galline e coltivano ortaggi biologici, il loro impegno politico è limitato al patriottismo (le americane soprattutto) e sono cristiane praticanti.
Perciò mi chiedo: quali saranno i prossimi sviluppi, se ce ne saranno, dell'attachment parenting "Italian Style"? È destinato a naufragare miseramente non appena i pargoletti andranno all'asilo? Si limiterà a scimmiottare alcuni aspetti di quello più internazionale? O troverà una sua strada "alternativa" senza per forza creare dei disadattati?
Dopo una settimana di accampamento sul divano, ieri sera e col parere favorevole della diretta interessata abbiamo trasferito il lettino nella camera dei Minici.
So che può sembrare incredibile a chi è ancora è nella fase "risvegli frequenti", ma la nostra camera adesso ci sembra immensamente vuota .
E ci sembra impossibile averci dormito per anni senza essercene resi conto.
Mentre cercavo tutt'altro, mi sono imbattuta in questa lettera, scritta in risposta a quest'altra, entrambe pubblicate su Quaderniacp, la rivista dell' Associazione Culturale Pediatri (la stessa di Nati per Leggere, per intenderci ed anche di Nati per la Musica).
Dopo esservi destreggiati tra le numerose citazioni scientifiche che mancano al libretto di Estivill, rileggetevi questo passo:
"Qualora si ritenesse comunque desiderabile reprimere l'espressione del comportamento di attaccamento (risvegli e richiami notturni), si tenga presente che questo effetto si può ottenere, e questo spiega l'efficacia degli interventi comportamentali sul sonno" [...]. "La ricerca scientifica però ha dimostrato che, se l'espressione è inibita, l'ansia però permane anche se inespressa, ed è documentata dall'aumento della frequenza cardiaca (Sroufe, Waters 1977b) e del livello del cortisolo (Spangler, Grossmann 1993).
Quindi l'intervento più opportuno per il problema dei DS (disturbi del sonno) da parte del pediatra ci sembra quello di lasciare che i genitori adottino le modalità di addormentamento e sonno loro proprie culturalmente, non colpevolizzandoli se adottano il cosleeping, e tranquillizzandoli sulla natura assolutamente transitoria del disturbo fra i 9 mesi e i 3-4 anni."
Se già non lo sapete, vi dico che mi sto intrippando con il metodo Montessori.
O meglio, con un mio mix personale tra il metodo Montessori e quello steineriano, prendendo dell'uno e dell'altro quello che mi piace di più.
Se già non lo sapete, vi dico che da sempre ho cercato di assecondare senza forzarli gli spunti di autonomia della Minica che è nella sua seconda fase "SOLA", ossia nella sua seconda fase di imitazione e propensione/determinazione a far da sè.
E, se già non lo sapete, è una cosa che a me piace tantissimo.
Ma parliamo di asole e bottoni. Una delle caratteristiche dell'educazione montessoriana è l'acquisizione spontanea di "competenze" negli aspetti della vita pratica, tanto che esistono dei supporti didattici per imparare ad annodare, allacciare, abbottonare, ecc..
Bene. Ma i bambini montessoriani i vestiti dove li comprano?
Perché se considero i vestitini che ho io, non ce n'è uno che non abbia un sistema di chiusura demenziale: asole strettissime, bottoni sulla schiena, zip minuscole... e non parlo di tutine da neonato, ma di vestitini da "toddler".
Ieri ad esempio ho inaugurato un pigiama invernale che le hanno regalato per il primo compleanno (ma che ovviamente le va bene solo adesso...) di una marca che non so nemmeno pronunciare.
Bellissimo, la Minica sembra un folletto.
A me piacciono molto i vestitini francesi, perché sono molto meno rosa di quelli italiani, ma purtroppo non meno demenziali.
Questo, ad esempio ha i bottoni più grandi delle asole ed un paio erano attaccati così precariamente che mi sono rimasti in mano mentre cercavo di allacciarglieli.
Vabbè, il vero freddo non è ancora arrivato, ma non ho resistito, va bene?
Altri formati:
È rimbalzata anche in Italia la notizia che le Crocs, siano potenzialmente pericolose perche tendono ad impigliarsi nelle scale mobili, provocando lesioni ai piedi dei malcapitati.
A parte il fatto che percorrerò delle scale mobili cinque volte all'anno.
A parte il fatto che non so quanto siano statisticamente significativi qualche decina (?) di incidenti su milioni (?) di paia indossate ogni giorno.
A parte il fatto che vorrei sapere se esiste analoga statistica su bambini caduti dalla bici dopo che gli si sono impigliate le stringhe nel cambio, inciampati correndo con le infradito, ecc...
A parte il fatto che sono molto scettica su avvertimenti che provendono da paesi dove ti avvertono di non afferrare l'accendisigari dalla parte metallica perchè può (?) diventare molto calda o dove uno inserisce il cruise control, lascia il posto di guida per andarsi a fare un caffè sul retro del camper e vince la causa perché non c'era esplicitamente scritto di non lasciare il posto di guida.
Anche noi siamo vittime delle Crocs.
Perchè mettere dopo mesi un altro paio di scarpe è un evento traumatico.
Stanotte la Minica ha dormito nella sua cameretta.
Sul divano, perché un letto non c'è.
Si è addormentata senza tetta, le è bastato che le accarezzassi la schiena.
Si è scelta un suo oggetto transizionale, il "lib(r)o giallo".
Stamattina si è alzata, ha girellato un po', mi ha aiutato a stendere i pannolini.
Poi è andata in bagno, si è tolta i pantaloni del piagiama e il pannolino, si è seduta sul vasetto ed ha fatto la (c)accona. Ha riempito il vasetto nel bidet e ha buttato tutto nel vater. È salita sullo sgabellino ed ha tirato l'acqua. Si è lavata le mani.
Tutto da sola.
...non sarebbe un comico a fare le proposte serie.
Quando te lo chiedono pe(r)piace(r)e, è impossibile dire di no.
Capitarci tra capo e collo in una tranquilla domenica di settembre, seminare zizzania col bambino dei vicini e dileguarsi quando l'atmosfera comincia a farsi rovente.
(Tanto) tempo fa, tra le mammematte c'è stato un tam tam per l'uscita del libro "Facciamo la nanna" di Grazia Honegger Fresco, che si propone (o viene visto) come un antidoto al metodo Estivill.
(Tanto) tempo fa ero andata a cercarlo, ed ho trovato invece un altro libro, sempre di Grazia Honegger Fresco: "Essere genitori".
(Tanto) tempo fa l'ho letto, l'ho trovato interessante, ma non mi è piaciuto.
Intanto inizia con la classica citazione di Gibran sugli archi e le frecce che mi ha sempre lasciato perplessa: se i nostri figli davvero non sono nostri, vuoi vedere che sono di qualcun altro?
Ma andiamo oltre.
La vita di ognuno di noi, anzi, quella dei nostri antenati da Adamo ed Eva in poi, così come la descrive questo libro, sembra una scala a pioli. Se avete saltato il primo scalino, ahi, ahi, la sventura ricadrà su di voi e su tutta la vostra stirpe. Se lo scalino poi l'ha saltato vostra madre, o vostra nonna o il trisavolo di cui non ricordate il nome, beh, non potete farci niente, siete ormai parte di un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire.
Il primo scalino, secondo l'autrice, è quello di "concepire un figlio in allegria". Bene benissimo, sono perfettamente d'accordo. I figli non si dovrebbero fare nè per sbaglio nè per calcolo, ma semplicemente per farli. Ciò non toglie che qualche volta succeda. E allora? Vogliamo condannare questo fagottino all'infelicità? Vogliamo credere che "questo inizio negativo non si risolverà mai del tutto"?
Su questo invece non sono d'accordo. La vita, la mia, ma anche quella di mia madre e di mia figlia, preferisco invece vederla come un puzzle di cui non ci sono tutti i pezzi. Starà alla nostra pazienza, alla nostra fantasia, alla nostra abilità, tirarne fuori qualcosa che abbia un senso, invece di continuare a lamentarci dei pezzi mancanti.
I gradini (mancanti) successivi, sono i soliti: un parto in ospedale (per il quale l'Autrice utilizza vocaboli da battaglia campale: ostilità, coalizzarsi, compromessi, ceduto, agguerriti,...) ed un allattamento mancato (e anche qui si sbraca in: resistere, pressioni, deprivazione, danni per la salute mentale, comportamenti disequilibrati...).
Se non ve lo ricordate, state leggendo il blog di una squilibrata estratta col forcipe e allattata al seno per meno di un mese.
Questo non mi ha impedito di essere una squilibrata felice. Se ho avuto un bel parto e un allattamento proficuo è perché a me sono capitate alcune tessere e a mia madre no, o forse avevamo le stesse tessere, ma non abbiamo composto lo stesso disegno. So che ha fatto del suo meglio e mi basta.
All'asilo nido, argomento che non mi sta a cuore solo ultimamente, pur riconoscendogli un valore educativo, viene riservato lo stesso trattamento dell'ospedale: di sicuro non lascerei mia figlia in uno dei nidi descritti dalla Honegger Fresco, come non sarei andata a partorire in uno dei suoi ospedali. Tutti i nidi che ho visto io, però, assomigliano molto a quelli "ideali" che descrive.
Un'osservazione a parte la merita l'argomento "routine", sul quale l'Autrice sembra avere le idee un po' confuse: da un lato la vede come un qualcosa "che soffoca e uccide", dall'altro riconosce al bambino "il bisogno di ritrovare stabilmente persone, cose, ambienti" ed il suo disorientamento o addirittura l'angoscia per "il bagno fatto in modo o in luogo insolito; il letto nuovo in vacanza; la mamma che esce; cambiare d'abito; tagliare i capelli; la visita dal dottore; uno spostamento di mobili o di oggetti in casa..."
Non so fare un bilancio complessivo: man mano che i figli crescono, il resto del libro offre spunti più interessanti, ma non sono riuscita a leggerlo senza immaginare immaginare di essere, ad esempio, una figlia adottiva, una figlia di ragazza madre, ecc..., a cui è stata negata una seconda possibilità.
Per questo una seconda possibilità l'ho voluta dare anche alla Honegger Fresco.
Pure una terza, a dir la verità.
L'estate è agli sgoccioli e il tentativo di spannolinamento parziale e precoce può dirsi concluso con un nulla di fatto.
Ogni tanto succede che qualcuno scopra l'acqua calda. Stavolta è toccato al Ministro Mussi.
Quando sento un politico o un giornalista che si meraviglia del fatto che un esame o un concorso sia stato truccato, che abbia avuto dei vincitori palesi, io non mi chiedo se ci è o ci fa. Sicuramente ci fa.
Che gli esami, tutti gli esami, siano in qualche modo truccati, che i concorsi, tutti i concorsi, abbiano dei vincitori palesi, che gli istituti di recupero anni scolastici, tutti, siano dei diplomifici, io lo so da vent'anni pur essendo il signor nessuno.
Perciò lo sanno anche loro, ma fanno finta di non saperlo, perché gli sta bene così o forse perché il sistema è talmente marcio che non sanno dove mettere le mani.
L'ovvietà sotto gli occhi di tutti, ma che tutti fingono di non vedere, è che con questo sistema alcune persone poco meritevoli o perlomeno disoneste andranno ad esercitare professioni per le quali non sono tecnicamente o moralmente qualificate. Come quella del medico, ad esempio. Credo non faccia piacere a nessuno essere operato da un incompetente o da uno più interessato al suo tornaconto che alla qualità delle valvole cardiache. Eppure, si continua a tollerare che queste persone diventino, un giorno, medici cui affidare la nostra vita e quella dei nostri figli.
Ciononostante e per ora, i corsi a numero chiuso credo restino il male minore. Nella massa di chi supera un test di ammissione ci sarà certamente una percentuale di raccomandati e poi ci saranno quelli più bravi di loro. I primi avranno pagato, i secondi se lo saranno meritato. In entrambi i casi verrà fatta una selezione anche sulla base del reddito che permetterà ad alcuni meritevoli di seguire la didattica in condizioni umane, di ususfruire di laboratori e strutture, di laurearsi in tempi decorosi e di accedere al mondo del lavoro in maniera contingentata.
Che è sempre meglio di buttare un sacco di soldi per un pezzo di carta straccia.
A proposito, con un coraggio che non ritrovavo da tempo, ho mollato.
Perché in questi quattro anni ho ottenuto tutto quello che volevo. Mi mancherebbe solo il pezzo di carta straccia.
Ma di quello non so davvero che farmene.
... la prima delle proposte di Beppe Grillo sarebbe quantomeno ridicola.
Voi assumereste forse come baby sitter qualcuno che è stato condannato per reati collegati alla pedofilia?
Perché, io no? Cosa voglio io? Il così-così? O voglio proprio il peggio del peggio?
Ma quanto mi fa incazzare questa frase... E quelle che ti dicono: "per mio figlio non bado a spese", neanche che coi soldi si potesse comprare la felicità o la salute.
Ecco, quello vorrei io per i miei figli: felicità e salute, nell'ordine.
Perché è meglio essere del malati felici che dei sani infelici.
E dunque che cos'è questo "meglio"? Bei vestiti? Tanti giocattoli? Un'esclusiva scuola privata? Tanti amici? Una "buona educazione"?
E questo "meglio", quando comincia e quando finisce? È un meglio a breve o a lungo termine? Oppure è un meglio assoluto, senza scadenza?
È meglio non cedere ai "capricci" o allevare un potenziale tiranno?
È meglio imporre delle frustrazioni a tavolino, per prepararlo a quelle che gli riserverà il mondo?
È meglio "insegnargli a dormire" o condannarlo all'insonnia?
È meglio "viziarlo" o dargli uno sculaccione "educativo"?
È meglio vivere in Italia o all'estero?
È meglio stare a casa o tornare a lavorare?
È meglio la nonna o l'asilo nido?
È meglio omologarsi o distinguersi?
È meglio la scuola pubblica o quella privata?
È meglio un giocattolo di legno o uno di plastica?
Se pensate che io abbia una sola risposta a queste e ad altre mille domande, sbagliate di grosso.
Qualche tempo fa una di voi, un po' per scherzo un po' sul serio, mi ha chiamata così.
Sono una mammamatta? Sì, probabilmente sì, ma almeno me ne rendo conto e questo è già un buon segno.
Vi preannuncio che questo si profila come il primo post di una di quelle serie che comincio e non finisco, quindi non appassionatevi troppo. Però è da un po' che ho degli intensi scambi privati con alcune mamme e delle altrettanto intense frequentazioni di siti internazionali (soprattutto americani) e insomma, se non faccio partire la valvola di sicurezza, mi esplode la testa.
Parliamo delle mammematte. Le mammematte sono di due tipi: quelle che erano matte prima di essere mamme e quelle che lo sono diventate dopo. Io appartengo al primo tipo. Mi è venuto perciò piuttosto naturale, direi ovvio, fare delle scelte al di fuori del cosiddetto mainstream e tutto è andato bene fino al primo compleanno della Minica, fin quando cioè ero soprattutto io a subirne le conseguenze.
Ma da quando la Minica ha preso ad assorbire come una spugna da un'ambiente più vasto di quello familiare hanno cominciato a formarsi delle invisibili incrinature che si sono andate via via estendendo in questo secondo anno.
C'è tempo prima che il nostro edificio educativo collassi, ma non molto.
Si aprono a questo punto tre prospettive: quella del dorato isolamento, quella della rosea e glitterata* omologazione e quella ricca di effetti speciali e colori ultravivaci per far coesistere capra e cavoli.
L'Uomo dei treni, ed anch'io, è fortemente contrario al dorato isolamento, anche se io lo vedrei come possibile soluzione temporanea per consegnare la Minica al mondo con un bagaglio un po' più cospicuo di quello attuale.
Io, ed anche l'Uomo dei treni, sono fortemente contraria alla rosea e glitterata* omologazione, anche se l'Uomo dei treni la preferisce di gran lunga al dorato isolamento.
Perciò, la soluzione più probabile sarà ovviamente anche quella più funambolica.
*io ce li metto un po' di glitter, perché sono un po' invidiosa delle visite che riceve Lupina...
... è che quando la Minica mi fa i suoi due/tre appelli quotidiani ed io le rispondo che l'Amichetto, l'Amichetta, il Bambino e la Bambina sono all'asilo, lei mi chiede: "E Nana? Nana no (a)silo?"
...di queste casette. (che trovate anche qui)

Per fortuna le vendono solo in America, altrimenti stavolta chi mi fermava?
Però, ripensandoci, se la casetta me la facessi davvero costruire all'Uomo dei treni, non verrebbe proprio come una di queste qui?
Si parlava di precarietà.
Se la precarietà fosse una cosa bella e si chiamasse flessibilità le istituzioni si fletterebbero a loro volta e ci si incontrerebbe a metà strada. Le isituzioni, al tempo del precariato sono invece inflessibili come se tutti avessimo un posto fisso assegnato alla nascita, come nella più spinta delle realtà socialiste.
Nel mio Comune i posti al nido si assegnano a gennaio. Per settembre.
Nel mio Comune si iscrivono al nido bambini che non sono ancora nati, purché nascano entro maggio.
Nel mio Comune chissà se qualcuno, colto da disperazione si fa programmare un cesareo per iscrivere il figlio al nido.
Nel mio Comune i bambini nati dopo maggio non potranno che andare al nido a settembre dall'anno successivo, quando avranno, ad esempio, quindici mesi meno un giorno. Fino a quel dì chissà che faranno le loro famiglie: forse li terrà qualche nonna, se c'è, o li iscriveranno ad un costosissimo nido privato. Perché al nido privato i bambini, che nascono in qualsiasi periodo dell'anno, possono cominciare in qualsiasi periodo dell'anno.
Nei nidi del mio Comune i bambini, una volta divisi in lattanti e medio-grandi a settembre, non crescono più. Se son nati a settembre (dell'anno precedente) restano lattanti fino a giugno (dell'anno successivo, quando di mesi ne avranno ormai ventuno.
I bambini nati tra gennaio e maggio di anni al nido ne fanno tre, quelli tra giugno e dicembre, due.
Nel mio Comune ci sono vari titoli di preferenza per iscriversi alle graduatorie. Ad esempio costituisce titolo di preferenza essere entrambi disoccupati. Chissà poi perché iscriveranno il figlio al nidi questi due qua, forse per andare a cercare lavoro.
Nel mio Comune costituisce titolo di preferenza se entrambi i genitori sono pendolari fuori Provincia, come noi, adesso. Se invece uno pendola fuori Provincia e l'altro si trova per due terzi dell'anno a saltellare da un aereo all'altro, come noi a gennaio, no.
Nel mio Comune, naturalmente conta la situazione al momento dell'iscrizione, a gennaio, non quella effettiva, a settembre.
Nel mio Comune chissà se qualcuno si fa temporaneamente spostare di sede per iscrivere il figlio al nido.
Nel mio Comune ci sono vari sistemi perfettamente legali ma indubbiamente immorali per avere un titolo di preferenza sulla base del reddito e per pagare meno la retta, ma magari non ve li dico, non vorrei turbarvi eccessivamente con il mio candore.
Perchè quasi tutti quelli che conosco ed hanno il posto al nido hanno adottato un qualche escamotage. E i pochi altri avevano davvero un motivo migliore del mio per ottenerlo.
Non ve l'avevo ancora detto, vero, che anche quest'anno la Minica è nelle riserve?
...vuol rivedere la legge sull'aborto perché ha paura che i preti pedofili restino senza materia prima?
Scusate la battutaccia, ma, come sempre non trovo giusto che una pesona si immischi in argomenti che, a rigor di definizione di celibato e di laicità dello Stato, non sono di sua competenza.
Domani l'Uomo dei treni comincerà il suo nuovo lavoro.