
Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?






Ho trentacinque anni.
Ieri ho visto per la prima volta il minuscolo cuore che batte dentro di me.
Un battito flebile, appena accennato. Una piccola zona tremula nello schermo dell'ecografo.
L'ecografista bravo ma stronzo, lo stesso che mi aveva fatto la morfologica della Minica, ha liquidato velocemente questa ecografia di datazione. L'età gestazionale sembra più indietro di quanto dovrebbe, ma la villocentesi si può ugualmente fare nella data prevista.
Già, la villocentesi. Ho già trentacinque anni.
Se non avessi incontrato l'ecografista bravo ma stronzo gli avrei chiesto un parere, ma mi è bastato che mi trattasse da cogliona una volta, grazie.
Quando ne ho parlato con la ginecologa, un mesetto fa, sembrava la scelta migliore. Adesso che manca una settimana e che il Minichino non è solo una DPP, ma un minuscolo cuore che batte, non ne sono più così sicura.
In fondo, ho solo trentacinque anni...
... pizza con le acciughe.
Mai mangiata una in vita mia. Sarà buona?

La mia, di suocera, invece è venuta immancabilmente ad elargirci le sue preziose perle di puericultura ieri pomeriggio.
Nella fattispecie, quando la Minica voleva mostrarle i famosi "ciu-ciù che ssuma", ci ha accusato di farle il lavaggio del cervello. Perché io, poi?
"A questo mondo non ci sono solo treni!" ha detto.
"Infatti," ha commentato l'Uomo dei treni "ci sono anche le ruspe, le navi, i camion..."
La mamma dell'Amichetto mi ha raccontato di come un giorno la sua, di suocera, le abbia detto: "Non metterti tra noi e nostro nipote!"
Che dire? Lei È tra loro e il loro nipote...
I giorni passano, asintomatici.
All'argomento vestiario volevo arrivarci con calma, ma tanto ormai sapete come va.
E poi ieri sono dovuta andare in un negozio io bimbo e sapete che già mi stanno sulle balle. Sono dovuta andare a cambiare un cappottino rosa taglia 18 mesi (la Minica non è grande, ma ne ha quasi 23...) con fodera in pelliccia sintetica rosa che mia suocera ha comprato perché "costava solo 30 euro ed era un peccato lasciarlo lì".
No, cara suocera, avrei voluto dirle, il peccato non era lasciarlo lì, dove qualcun altro che ne avesse bisogno avrebbe potuto comprarlo per 30 euro che non sono nemmeno così pochi per un micro cappottino che metti una stagione, il vero peccato è aver comprato una cosa che non mi serve, che le va giusta adesso, che non mi piace e di cui ho già quattro capi equivalenti tra cui un improbabile cappottino rosso con bordo in pelliccia (sintetica) che non è nel mio genere, ma ho comprato lo stesso l'altr'anno in svendita quando ha raggiunto un prezzo ragionevolmente basso e solo perchè piaceva tanto a LEI, cara suocera, ma che è ancora un po' troppo grande e probabilmente le andrà bene solo il prossimo anno, e visto che le va ancora quello taglia 12 mesi che portava l'anno scorso, direi che per i prossimi due, forse tre inverni siamo a posto, grazie. Il peccato è che per cambiarlo dovrei perdere due ore in cui potrei fare qualcos'altro, visto che non l'ha nemmeno comprato nel negozio vicino, ma in quello lontano dove devo andare per forza in macchina, cosicchè il presunto guadagno si tramuta in uno spreco di tempo e soldi (miei) e farei meglio e prima a buttarlo nel bidone della Caritas.
Invece non l'ho fatto. Non solo non le ho detto (tutto) questo, ma invece di buttare l'orrido cappottino nel bidone della Caritas, mi sono recata al dannato negozio nella migliore delle disposizioni.
Ora, se c'è un motivo per cui questa divisione tra maschi e femmine la vedo arbitrariamente imposta è che io sono fortemente convinta di essere una femmina eppure non mi comporto come vuole lo stereotipo.
Ad esempio odio fare acquisti.
E soprattutto, odio comprare vestiti.
Ma questo per me, per la Minica un po' meno, purché abbia l'accortezza di andare nei negozi giusti. Io Bimbo NON è tra questi negozi.
Da Io Bimbo, con 30 euro non compri niente se non l'orrido cappottino, di cui c'è il fratello gemello in un cesto dove pare abbiano svuotato un bidone della Caritas.
Potresti comprare un paio di body, ma ti sei rifornita un mese fa.
Potresti comprare un paio di stivaletti per la pioggia anche se hai lasciato gli occhi su un paio che hai visto a Bolzano ma di cui non avevano il numero e che mai più ritroverai così belli, ma nemmeno qui hanno il numero dei loro stivaletti zoomorfi strabici.
Potresti comprare l'ennesimo pantaloncino/maglioncino/felpina/tutina me è tutto così orrendamente glitterato (per lei) o sponsorizzato (per lui) che non hai proprio voglia di aggiungerci altrettanto per una cosa che nemmeno di piace (eh, i glitter e le lettere che si appiccicano sotto il ferro da stiro hanno un costo, che credete?).
E finalmente ti sembra di aver trovato una soluzione, costosa, ma dignitosa: una tuta da neve. Quella dell'altr'anno sarà sicuramente troppo piccola, a fine stagione ci entrava a malapena. Da altre provenienze non sono segnalate. Certo non è una cosa così indispensabile, ma noi in montagna ci andiamo ogni anno, più o meno a scrocco, ed anche se qui nevica sempre meno, basta che lo faccia una volta che non puoi impedirle di ruzzolarcisi.
Certo, costerà. Costerà 289 euro, per la precisione. Beh, 259, più i trenta di mia suocera. Ma è della Moncler, e poi è rosa. Rosa o azzurra. Da femmina o da maschio, ovvio. Che poi non è quella della foto, ma un altra ancora più "da femmina".
Non ne hanno di altre marche, e di altra fascia di prezzo, da Io Bimbo.
Ma, con l'ovvia esclusione di chi in montagna ci abita, quante volte la metterà un bimbetto una tuta da neve? Dieci volte? Venti?
Ecco che allora, nella mia ottica da acqirente-alternativo una tuta da neve è una di quelle cose che dovrebbe essere maggiormente versatile. Magari, se ci vedessi una sforzo per poter essere unisex, o double-face o con l'interno staccabile, con degli accorgimenti per poter essere riutilizzata su due stagioni, ecco, magari uno potrebbe valutare di spendere una bella cifra, anche se non proprio 300 euro che son pur sempre un quarto di un dignitoso stipendio.
Lo so, non è così che ragiona la Moncler e nemmeno la gente che compra le tutine Moncler. Buon per loro. Forse.
Ma in questo mondo e nemmeno in questo Paese, non c'è solo gente che compra tutine Moncler. Non c'è neanche prevalentemente gente che compra tutine Moncler. C'è prevalentemente gente che si lamenta di quanto tutto costi uno sproposito, soprattutto fare figli. E negozianti che si lamentano di quanto male gli vadano gli affari.
Così, dopo essermi sentita ancora una volta ingannata da questo meccanismo perverso in cui l'unico scopo del vendere è quello del farti ricomprare, mi sono depressa come se avessi dovuto fare acquisti per me.
Sono uscita dopo un'ora con un paio di stivaletti da neve. Unisex.
Tanto a dicembre vado in Germania. E là le comprerò una tutina bellissima. Rossa. O arancione. Oppure verde. Da femmina. Perchè di qualunque colore si vesta, non resta pur sempre una femmina?
Sciopero del water e del vasetto. Sciopero della pipì e pure della cacca.
Sciopero della nanna, dei vestiti, del lavare le mani e i denti.
Sciopero del cibo.
Sono i due anni che arrivano di gran carriera, mi dico, mentre guardo una bimbetta magrolina che corre attorno al tavolo della cucina gridando "No voj! No voj vestida! Voj luda!" anche se ci sono 17 gradi, che non sono proprio tanti.
È che avrei dovuto starle più dietro quest'estate anche se mi sembrava ancora così presto, mi dico, mentre un odorino si spande per l'aria e lei risponde "No fatto cacca, no. No voj cambia, no voj!" anche se non dev'essere proprio confortevole tenere un pannolino pisciato e cagato, soprattutto di quelli lavabili.
Sono i gusti che cambiano, mi dico, mentre snobba la colazione raccattando gli avanzi della cena (si spera!) dagli interstizi del seggiolone e la cena riempiendosi la bocca di biscotti e formaggio.
Avrà intuito qualcosa, mi dico mentre, esausta, la guardo saltare dal lettino al divano e dal divano al lettino, dopo averle letto più volte tutti i libri possibili immaginabili, dopo averla allattata di qua e di là in camera e in cucina, dopo aver messo a letto l'orsetto e la bumba, fino alle undici e oltre.
È che ci vuole tanto amore e tanta pazienza.
Soprattutto quando dopo mezz'ora di contrattazione non violenta per cambiare il maledetto pannolino strapisciato invece di schienarla a forza sul fasciatoio. ti sembra che ne sia valsa la pena.
E tua figlia col volto congestionato dal pianto ti guarda con odio e ti dice: "Brutta! Cattiva!".
Non solo mi hanno deluso.
Ieri la Minica ha scambiato l'aquila ad ali spiegate sulla mia gloriosa felpa del CAI (ahimè declassata a felpa da casa dopo un ventennio di onorato servizio) per un "gabbiano".
Ve lo dico in tempi non sospetti, così non potete dire che ho cambiato idea: preferirei che fosse una Minichina.
Perché quando non riuscivo a rispettare le scadenze per scrivere la tesi le settimane volavano e adesso che ne devono passare ancora un po' sembrano eterne?
Recentemente mi capita di assistere quasi quotidianamente a piccoli litigi tra bambini, generalmente per il possesso di un oggetto.
Ieri non sono andata solo a farmi massacrare i capelli.
Sono andata anche per la prima volta dalla ginecologa.
La stessa dell'altra volta, quella del consultorio.
Lo so, le mammematte supertrend dovrebbero farsi seguire da un'ostetrica durante una gravidanza che si preannuncia fisiologica, ma la mia ginecologa, e lo dico come un complimento, è un po' come un'ostetrica: niente ecografo, metro da sarta, aria rassicurante e "materna".
Mentre aspettavo il mio turno sono arrivate alcune neomamme per il corso post-parto.
Si conoscevano già, forse da un incontro precedente o dal corso pre-parto.
Incuranti della mia presenza dissonante si ragguagliavano sugli ultimi sviluppi, l'aumento del peso in primis (stamattina l'ho portato dal pediatra: quattroedue, bene, no? dopo lo ripeso...), e a seguire le lamentazioni sul trattamento ricevuto in ospedale: punti che neanche la raccolta del supermercato, manovre, induzioni, ventose...
Qualche giorno fa ho scoperto che nell'ospedale dove ho partorito io hanno ceduto sull'epidurale. Abbiamo dovuto, mi ha spiegato l'ostetrica con cui ho parlato, ce la chiedevano in continuazione, stavamo perdendo troppi parti...
Allora ho alzato gli occhi dal vecchio numero di novemesi che stavo sfogliando ed ho chiesto se, visto tutte le loro storie dell'orrore, storie che ho già sentito mille volte, avessero preso in considerazione qualche altro ospedale, oltre al Grande Ospedale dove da queste parti vanno a partorire quasi tutte e di cui poi si lamentano quasi tutte. Magari senza arrivare ai miei eccessi di fare lo screening di tutte le strutture sanitarie nel raggio di 200 km.
No.
Tutte al Grande Ospedale.
Eh, ma sai, quando cominciano le contrazioni vuoi arrivare in ospedale il prima possibile.
Ma se al corso pre-parto ti dicono esattamente il contrario, di restare A CASA il più possibile. E poi, hai appena detto che hai fatto ventidue ore di travaglio. Facevi in tempo a partorire a Oslo.
Eh, ma sai, lì non c'è neonatologia. Metti che succeda qualcosa...
No, non c'è. Anch'io ci avevo pensato. Infatti sarei andata di corsa al Grande Ospedale se avessi avuto un parto prematuro, una perdita di sangue, un qualcosa che mi mettesse in allarme. Invece avevo delle contrazioni da manuale da ore e non avevo neanche perso il tappo mucoso.
Già, ma metti che succeda qualcosa ugualmente?
Ma qualcosa, cosa? È pur sempre un ospedale, santo cielo, e nemmeno tanto piccolo. E poi ci sono le ambulanze pronte, l'elisoccorso, ... È vero, se succede qualcosa di grave il bambino lo portano al Grande Ospedale, dove c'è neonatologia e lì qualcosa faranno o forse no, sarà già troppo tardi o forse non ci sarebbe stato comunque nulla da fare, anche se fossimo stati lì da subito, chi può saperlo?
Metti che succeda qualcosa...
Quant'è lunga la strada verso un parto meno medicalizzato... e poi, ci sarà davvero qualcuno che avrà voglia di percorrerla?
Ripeti con voce calma fino all'autoconvincimento: "Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno":
Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, Non ti hanno tagliato un braccio prima o poi ricresceranno, ...
Scrivi cento volte: "Non mi taglierò mai più i capelli così corti":
Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, Non mi taglierò mai più i capelli così corti, ...
Ormai, di parole, la Minica ne dice proprio tante.
Ma tutto sommato, per essere stata progettata da due incompetenti che all'epoca non avevano il pensiero dei figli nemmeno per l'anticamera del cervello, la Casa si è inaspettatamente rivelata abbastanza a prova di bambino.
Devo aver detto più o meno così, guardando il vento e la pioggia e le foglie ingiallite.
La culla ce l'hanno prestata.
Una culla bellissima, in legno e cotone biologico, col materasso in lana* ed il piumino di piuma*.
Usare l'abbiamo usata, ma certo, sono contenta di averla potuta restituire dopo qualche mese.
Il lettino, ce l'hanno regalato. Ma dei lettini parlerò un'altra volta.

C'era invece una cosa che ci aveva colpito quando l'avevamo vista in Austria, ma che non ho mai sbloggato non avendola mai più rivista su internet.
Grazie ad Alessandra che ha segnalato il sito Jacko-o l'ho ritrovata.
Noi l'avevamo battezzata "emiculla": una mezza culla da attaccare al lettone per fare da subito il "sidecar" (cioè il lettino affiancato al lettone) per chi, come noi, aveva paura di schiacciare il minuscolo fagottino mettendolo direttamente nel lettone.
L'emiculla è piuttosto piccola (se ne lamentano anche alcune acquirenti) e ben presto il vostro bambino non ci starà più.
Ma per allora avrà imparato a difendersi con calci, pugni e scalcagnate.
*Alcuni sconsigliano di utilizzare lana e piume perché potenzialmente allergenici, ma noi non abbiamo avuto problemi.
Se fossi la mia vicina, che tira su e butta giù pareti come si cambia d'abito (e si cambia d'abito molto spesso), proporrei all'Uomo dei treni una miglioria alla Casa.
Siccome la miglioria prevede la realizzazione di una stanza dove adesso c'è il vuoto, l'apertura di ulteriori finestre sul tetto e di una porta in un muro di pietra spesso un metro, mi astengo financo dal parlargliene come di qualcosa che si sarebbe potuto fare ad averci pensato allora.
Perciò non mi resta che parlarne qui.
Come probabilmente già sapete, nella ristrutturazione abbiamo dato grande importanza ad ampi spazi diurni per grandi e piccini ed abbiamo, mio malgrado, sacrificato abbondantemente la funzionalità all'estetica.
Come sicuramente sapete, in una casa c'è anche bisogno di piccoli ma utili spazi come lo sgabuzzino, l'armadio e la scarpiera, ma questi non erano contemplati dai progetti dell'Uomo dei treni, perché non soddisfavano il suo senso estetico. Una scaffalatura a giorno in ingresso, una castasta di vestiti sulla seggiola e le scarpe abbandonate alla base delle scale sembrano invece soddisfarlo, visto che non gli danno alcun fastidio. A me, invece, sembra che la loro presenza mandi l'estetica a farsi benedire.
Quindi, se non avrò mai lo sgbuzzino che mi servirebbe, la cabina armadio che desideravo, la scarpiera con dentro le scarpe (perché di scarpiere ne ho due, ma sono entrambe soggette ad un curioso ed irreversibile processo di svuotamento) per non parlare della libreria, che senso ha desiderare un'altra camera?
Eppure basterebbe aprire una porta nel muro che divide la nostra camera nel sottotetto della cosiddetta "torretta" alla cucina (che si trova al primo piano della parte più bassa, ma ha comunque un'altezza di 4,20 metri), soppalcarne una parte e ricavarci una cameretta piccina picciò solo per andarci a dormire e restare vicini.
Così la camera dei Minici potrebbe restare una stanza diurna/serale per chi ha voglia di restare alzato/non sta dormendo.
Così non mi toccherebbe sonnambulare in giro per la casa se mi è sembrato di sentire un rumore.
Il primo giorno è tornato con le lacrime agli occhi e la storica frase "meglio cent'anni da precario che otto ore là dentro".