Questo blog non è un essemmesse! Blogger: momatwork
Una che non ha nessuna risposta. Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?

sito internazionale della LLL leggere ai più piccoli

sito (commerciale) che offre consulenze (gratuite) per scegliere i pannolini lavabili al servizio dei consumatori (in parte per abbonati)

ecoblog il suolo per bambini (in Inglese)

gruppo di discussione sul portare (per iscritti) il Corpo Forestale dello Stato per bambini

con la cintura di sicurezza in gravidanza gruppo di discussione su tutto quello che riguarda i bambini e le loro famiglie(per iscritti)

sito sul parto naturale Montessori teacher training

geologia per bambini (in Inglese) sito della LLL (in Italiano)

mamme verdi e non solo technology for the environment

home design children la fascia che ho comperato...

test di ecologicità (in tedesco) i pannolini che ho comperato

... e quella che avrei voluto comperare col senno di poi! My Montessori House

mothering nuove tabelle di accrescimento WHO per bambini allattati al seno

i bambini e la protezione civile chi fa i corsi per portare...

gruppo di discussione sul metodo Montessori (in Inglese) conciliare figli e carriera?

... oppure... per farsi venire l'ulcera

gruppo di discussione sui pannolini lavabili (per iscritti) guida all'agricoltura biologica per bambini

healthy car educazione al rischio per bambini

informazioni per i consumatori europei oppure senza... gruppo di discussione (per iscritti)

Nienhuis for education che cosa sono e come funzionano le certificazioni ambientali

sito sull'allattamento al seno sito sul parto naturale

Dottor Sears Protezione Civile per bambini (in Inglese)

Montessori for everyone ... oppure tutte le posizioni per chi vuole far da sè...

... quasi tutte! prodotti da boicottare

prodotti OGM free cosa sono le fattorie didattiche

associazione italiana per l'agricoltura biologica acquisti all'ingrosso di prodotti solidali

Center for NonViolent Communication manuali e materiali per il metodo Montessori

agricoltura per bambini (in Inglese) il bambino naturale

il blog della Laura eriadan

senzaprogetti ecomamma

billo (dove c'è un bimbillo) (c)assetto variabile

il mignolo col prof zulawskiego 5

la Profe la Vonorace

tachipirinha melanele

unamamma tuttominuscolo

adrenalina fiammetta73

.switch nonsolomamma

freestyle perlaviola

le cose che cambiano mamikazen

serialmama melanele

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



visitato *loading* volte
lunedì, 31 dicembre 2007
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
venerdì, 28 dicembre 2007
Infatti se le fai notare che non puoi capire quello che dice, la Minica sputa, educatamente, quello che stava ingurgitando nel palmo e dice quello che doveva dire (tipicamente qualcosa a proposito di certi nani...).

E poi se lo rimette, educatamente, in bocca.
postato da: momatwork alle ore 12:36 | Link | commenti (3)
categoria:cucinare, abbracciare la minica
giovedì, 27 dicembre 2007
O forse a due anni devono essere già dotate di microborsettina (rosa) dove riporre in microfazzolettino (profumato).

Sarà per questo che i vestiti da femmina non hanno le tasche.
postato da: momatwork alle ore 16:40 | Link | commenti (7)
categoria:restituire i vestitini, abbracciare la minica
lunedì, 24 dicembre 2007
Come effetto del mio interrogarmi sulle differenze reali e presunte tra maschi e femmine, qualche giorno fa ho finito di leggere “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini, uscito qualche settimana fa, ed ancora prima “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti che risale invece agli anni settanta.
Uno mi è piaciuto di più (quello della Gianini Belotti) ed uno di meno, uno mi ha convinto di più (sempre la Gianini Belotti) ed uno di meno ed uno mi ha turbato di più (stavolta la Lipperini) ed uno di meno.
A questo proposito è stato illuminante l’intervento della creatrice di un thread di discussione a proposito del libro della Lipperini che dopo un po’ di alti e bassi ora si sta facendo veramente interessante. Ne riporto una sintesi, per chi non ha voglia di andarselo a cercare:

“La lettura della Belotti mi ha suscitato pensieri lineari, seppur preoccupanti, e facilmente condivisibili.
Alla fine del libro della Lipperini mi sono ritrovata con meno risposte in mano e con tanti - TANTI – dubbi. Più di quanti ne avessi prima di iniziare la lettura. […]Leggere il libro della Belotti oggi, a distanza di 30 anni da quando fu scritto (se non di più), ha stimolato un genere di pensieri e di riflessioni che, nel corso di questi decenni, hanno avuto tutto il tempo di trovare il posto nelle nostre menti. Il risultato è che le domande sollevate da una lettura contemporanea del testo, hanno trovato le loro risposte in modo apparentemente spontaneo. Ma questo succede, secondo me, perché le risposte si sono andate formando nel corso di questi anni, e non perché il libro della Belotti sia più chiaro tout court e quello della Lipperini più “distorto”.
Leggere il libro della Lipperini, libro che a mio giudizio fotografa minuziosamente la variegata realtà delle differenze di genere, provoca sensazioni che non hanno ancora risposte. Per una semplice ragione. Queste sono in via di definizione.
Nel libro della Lipperini queste risposte le ho cercate fino all’ultima pagina, ma senza successo. Fino a capire, a lettura ultimata, che non ce n’erano.
Per ora. Ovviamente.
Alla fine dell’esperienza di lettura di “Ancora dalla parte delle bambine”, è facile trovarsi d’accordo su alcune cose, in disaccordo su altre o addirittura in conflitto su altre ancora.
Leggere, oggi, il libro della Belotti, trova magicamente tutti/tutte d’accordo.”


Ciò nonostante sarebbero ancora da leggere entrambi, possibilmente nell’ordine. Non perché, come suggerisce il titolo, uno sia il prosieguo o l’aggiornamento dell’altro. Ho scritto nel thread che la ripresa del titolo non la considero una furba operazione commerciale, ma piuttosto una limitazione del libro (della Lipperini) che ha un argomento molto più vasto del primo, parlando di bambine, ma anche di bambini, di bambine, ma anche di adolescenti, di bambine, ma anche delle loro mamme. Ed è per questo che non condivido nemmeno il consiglio sintetico di gran parte dei lettori (lettrici?): “Avete una figlia? Allora leggetelo!”.
Leggetelo, anzi, leggeteli, se avete figli o se non li avete, perché con questi presupposti sta crescendo la prossima generazione e la prospettiva mi sembra terrificante.
Se non sono stata molto tenera con il mio giudizio sul libro della Lipperini è perché, per gli argomenti che tratta, avrebbe potuto avere la diffusione di uno dei libri di chick lit di cui parla (mi viene in mente “Il mio shopping per il baby” di Sophie Kinsella, nonostante non l’abbia letto) e tentare di influenzare il futuro di una generazione meglio di molti “Manuali per genitori” ed invece lo si ritrova nascosto tra la saggistica e promosso troppo in alcuni ambienti e troppo poco in altri.
Con Lanterna, che lo ha letto, ci eravamo ripromesse di riparlarne. E poi ci sono alcuni approfondimenti che mi piacerebbe lasciare qui piuttosto che in giro per il web.

Effettivamente il periodo non è dei migliori per intavolare discussioni avvincenti... intanto, buone feste!
giovedì, 20 dicembre 2007
Il tenero Giacomo va all’asilo pomeridiano con la Minica.
Il tenero Giacomo, di mesi ventidue, viene vessato dalla mamma perché non infila gli anelli in plastica colorata in rigoroso ordine decrescente sull’apposita asta, ma si diverte a farli rotolare sul tavolo.
Il tenero Giacomo viene istruito su quale sia il buco giusto in cui inserire la forma corrispondente, guidandogli e torcendogli la manina.
Il tenero Giacomo non può fare torri altissime e vacillanti, ma deve costruire edifici in grado di resistere ad una scossa del decimo grado della scala Mercalli.

Ma al tenero Giacomo non insegnano solo questo.
Al tenero Giacomo hanno insegnato, ci spiega la mamma, che se riceve un morso, deve morsicare a sua volta e che se riceve una spinta, la deve restituire.

Ah. Bene.
martedì, 18 dicembre 2007

... di andare qui.



postato da: momatwork alle ore 13:08 | Link | commenti (4)
categoria:scaricare le foto, fare la valigia
lunedì, 17 dicembre 2007
Avvertenza: questo post, come spesso mi succede, per avere un senso compiuto avrebbe dovuto far riferimento a numerosi altri post scritti in precedenza che, però, come sempre mi succede, non sono mai stati scritti.
Risulterà più incasinato e sconclusionato di altri. Pazienza.


La Minica parla. Parla tanto. Parla, per la sua età, più della media.
Parla in dialetto.

Come la maggior parte degli adulti di queste parti, io e l'Uomo dei treni siamo dialettofoni: io da sempre, lui invece "di ritorno". Il dialetto non è proprio lo stesso, ma è molto simile, perciò sarebbe per lo meno "strano" che non lo usassimo per parlare tra noi. Per la maggior parte degli adulti, il dialetto, se non è stata la prima lingua sentita in casa, è stato un rito di iniziazione obbligato all'ingresso nella scuola pubblica, figli di immigrati inclusi. Il dialetto si parla sul lavoro, nei negozi, in banca. In dialetto si parla di politica, di scienza, di teatro. Il dialetto è ancora vivo nella fascia d'età "produttiva".
Però.
A partire dagli anni settanta, gli anni in cui io e l'Uomo dei treni eravamo bambini, è cominciata la "moda" di parlare ai figli in Italiano, anzi, "in Lingua". Quello stesso dialetto che di usava con gli amici, con i propri genitori, all'interno della coppia, è diventato "vergognoso": un vecchiume da eliminare, un retaggio di un passato povero ed incolto. I risultati sono stati da inutili a tragicamente comici: adolescenti che si rivolgevano ai genitori in Italiano ed ai fratelli in dialetto, nonni che coniavano strampalati neologismi, adulti incapaci di distinguere fantasiose traduzioni ed improbabili costruzioni, convinti com'erano di parlare "in Lingua".
Serve che lo dica? I miei suoceri all'Uomo dei treni hanno sempre parlato, e continuano a parlare, in Italiano, con la situazione paradossale che le stesse quattro persone sedute attorno al tavolo da pranzo cambiano modalità a seconda dell'interlocutore.
Perché io, invece, ho sempre difeso l'utilizzo del dialetto tra dialettofoni, quanto quello dell'Italiano tra non dialettofoni e quello di un'altra lingua comune tra non italofoni, pratiche entrambe ancora troppo sconosciute. Ed anche prima che i Minici si profilassero all'orizzonte ho sempre pensato e sostenuto che avrei parlato loro in dialetto, a meno che non mi fossi trasferita all'estero.
Naturalmente questa affermazione è stata presa da mia suocera come una critica nei suoi confronti. E non a torto, a dir la verità.
Però.
Da qualche anno, non so esattamente quanti, l'usanza di parlare ai bambini in Italiano (continuando ad usare il dialetto tra adulti), si è così diffusa che, anche a me, nei primi tempi è venuto spontaneo "parlarle" in Italiano ed ho dovuto correggermi prontamente prima che diventasse un'abitudine impossibile da sradicare. Mi capita spesso che la gente si meravigli sentendoci parlare ed altrettanto spesso che qualche passante chieda alla Minica come si chiama in Italiano e, se non ottiene risposta intelleggibile, lo richieda a me, stavolta il dialetto. Quando andrà all'asilo nido, alla materna, a scuola, sarà probabilmente l'unica dialettofona di una generazione incapace di riconoscere termini ed espressioni dialettali perché convinta di parlare in Italiano.
Però.
Tempo fa mi è capitato di imbattermi nel blog di una logopedista che parlava di un suo paziente dialettofono e ne ho approfittato per chiederle un "parere da esperta". Mi ha risposto che a questa specie di "bilinguismo",  poco utile a livello didattico e d'istruzione, sarebbe da preferire l'Italiano affiancato ad una lingua straniera. E chi dice che uno escluda o pregiudichi l'altro? O le sto invece complicando la vita?
Anche quando ne ho parlato ad alcune di voi in privato, ho ricevuto più o meno la stessa risposta: "Ma che se ne farà di questo dialetto, specie se non lo parlerà più nessuno?"
Ecco, io NON LO SO. Ne farà quel che vorrà, lo userà, lo dimenticherà, ci scriverà poesie o la lista della spesa, ma è una cosa che so e che le vorrei lasciare.
Insomma, come sempre, mi trovo a barcamenarmi tra qualcosa in cui credo e qualcosa che ritengo sbagliato, ma che potrebbe alla fine risultare più opportuno.

Mia suocera, ovviamente, SA qual è la scelta giusta. E le parla in Italiano.
E fin qui. Non posso costringerla a non farlo.
Non sono nemmeno eccessivamente preoccupata del fatto che la corregga in continuazione o che il suo Italiano non sia esattamente perfetto, visto che ritengo queste influenze abbastanza limitate.
Mi dà fastidio e basta.
Mi dà ancor più fastidio che ne discuta alle mie spalle con l'Uomo dei treni, come se lui non fosse d'accordo o se fosse più facile convincerlo a desistere.
E ancor più fastidio mi dà il fatto che lui non le risponda che la nostra scelta non è oggetto di discussione e che si limiti a fare spallucce raccontandomelo come fosse qualcosa di divertente.
Beh, io non trovo divertente che non si accettino le nostre scelte educative e si aspetti l'occasione propizia per proporne delle altre.

Ero preparata ad una guerra di posizione, non allo scontro frontale.
Ma saranno stati gli ormoni impazziti, sarà stata la stanchezza o chissacché, quando durante una discussione animata tra madre e figlio ha detto: "e poi questo dialetto a me dà proprio il voltastomaco" ho dimenticato tutte le mie teorie linguistiche, il rispetto delle proprie origini, la ricchezza per le molteplicità culturali e mi è uscito più o meno un: "quando lei imparerà che si dice quanto sei brava a disegnare e non che brava che sei di disegnare, ne potremo riparlare".

Credo di aver esagerato.
... si muove!



postato da: momatwork alle ore 07:51 | Link | commenti (4)
categoria:riordinare la camera dei minici
domenica, 16 dicembre 2007
Dopo lo sciopero degli autostrasportatori i prezzi di frutta e verdura sono aumentati del 30%.
PERCHÈ sono aumentati, perché sono arrivati con tre giorni di ritardo?
CHI li ha aumentati?
postato da: momatwork alle ore 17:48 | Link | commenti
categoria:fare benzina, fare la spesa
venerdì, 14 dicembre 2007
E così mi è venuta un’altra delle mie idee per risolvere i mali che affliggono l’umanità, come l’inquinamento ed il pendolarismo.
Alcuni vedono la soluzione nel telelavoro, ma a me il telelavoro non piace. Il telelavoro teoricamente ti permetterebbe di lavorare da casa, restando in ciabatte e vestaglia a sbocconcellare dal frigorifero. Il telelavoro praticamente ti abbruttirebbe in pochissime settimane.
Io invece sono per l’ufficio diffuso: tanti piccoli uffici di poche persone, opportunamente dislocati sul territorio e ben collegati dai trasporti pubblici, almeno nelle ore strategiche. Nell’ufficio diffuso ciascuno può avere una postazione di telelavoro con la sua casa madre, qualunque essa sia, ad una distanza ragionevole da casa/asilo/scuola dei figli ed un gruppetto di colleghi con cui bere il caffè o scambiare quattro chiacchiere. Nell’ufficio diffuso si può cambiare lavoro senza cambiare scrivania. Nell’ufficio diffuso si può cambiare casa senza dover cambiare lavoro. Nell’ufficio diffuso si possono adottare i criteri di ottimizzazione delle risorse (umane e non), di sicurezza e risparmio energetico che non sarebbe possibile adottare col telelavoro da casa.

Se la Minica inizia al nido a gennaio, l’unica alternativa all’ufficio diffuso è il teletrasporto.
C’erano una volta tre porcellini.
I tre porcellini se ne stavano nell’ultimo ufficio in fondo, prima del cesso.
I tre porcellini non erano, ciascuno per i propri motivi, contenti del loro lavoro, ma almeno avevano l’occasione di scambiare una battuta e bere insieme il caffé.
Qualche mese fa il primo porcellino presentò domanda di trasferimento, ufficialmente per motivi personali, ma anche perché si era abbondantemente rotto le balle della Gabbia di Matti.
Qualche settimana fa il secondo porcellino è stato trasferito d’ufficio in un'altra stanza ed al suo posto è arrivato un elemento gradito, prontamente ribattezzato “lo spione”.
Da qualche giorno la terza porcellina, aspettando che passino gli opportuni cadaveri, accarezza la panza che lievita e la prospettiva di un trasferimento temporaneo fino all’inizio della maternità.

Oggi è l’ultimo giorno di lavoro del primo porcellino nella Gabbia di Matti. Da lunedì comincerà a lavorare nel Grande Palazzo delle Carte e della Polvere.
I due porcellini rinasti sono un po’ felici per lui ed un po’ tristi per loro.
postato da: momatwork alle ore 12:02 | Link | commenti
categoria:andare a lavorare, fare la valigia
Sarà che ho dribblato i blocchi ai caselli.
Sarà che avevo appena fatto il pieno.
Sarà che non avevo bisogno di fare la spesa.

Ma io questi due giorni senza camion in autostrada me li sono proprio goduti.
postato da: momatwork alle ore 10:38 | Link | commenti (2)
categoria:fare benzina, fare la spesa, accendere la radio
martedì, 11 dicembre 2007
La Minica è la prima in lista d'attesa al Nido dove vanno l'Amichetto e l'Amichetta.
A gennaio dovrebbero esserci due anticipatari alla Scuola dell'Infanzia.

I salti mortali li faremmo volentieri.
postato da: momatwork alle ore 12:00 | Link | commenti (3)
categoria:portare la minica al nido, abbracciare la minica

Non c'è nulla come un Clemmy per sbrinare il parabrezza.


UDT: "Non ti ho nemmeno sentito quando ti sei alzata..."
m@w: grugnito.
UDT: "Ma piangeva?"
m@w: grugnito.

Una misteriosa testolina bionda spunta dal piumone.
I casi sono due: o ci è arrivata da sola oppure ho ripreso a sonnambulare.
postato da: momatwork alle ore 10:51 | Link | commenti (1)
categoria:rifare il letto, sbaciucchiare l udt, abbracciare la minica
lunedì, 10 dicembre 2007

Fare o non fare l'amniocentesi?
E, se decidessi di non farla e il Minichino dovesse effettivamente essere affetto da un'anomalia cromosomica, quanto mi sentirò in colpa per aver disdetto un esame per cui avevo l'impegnativa in mano?
E qual è la probabilità che il Minichino abbia invece una malattia genetica più rara, di quelle che non vengono indagate con un'amniocentesi routinaria?
E qual è la probabilità di errore per un esame definito come "altamente attendibile" (ma, ovviamente, non "assolutamente attendibile")?
E quanto conta effettivamente l'età anagrafica e quanto piuttosto l'età biologica (anni passati dalla prima prima mestruazione, anni che mi separano dalla menopausa)?
E, se invece decidessi di farla e perdessi un Minichino probabilmente sano per un eccesso di scrupolo, quanto mi sentirei in colpa?
E se succedesse avrei poi il coraggio di farne un altro?
E di fare un'altra amniocentesi, tanto più necessaria a 36, 37, forse 38 anni?

Oggi solo una di queste domande ha trovato risposta.
Venerdì non farò l'amniocentesi.
Ci riaggiorniamo a giugno.

domenica, 09 dicembre 2007

Venerdì sono andata a fare il controllo mensile e ho trovato un'altra ginecologa. Anche se sapevo che sarebbe successo più o meno in questo periodo, ancora non me lo aspettavo.
Sarà che in questa visita avevo un paio di questioni da chiarire e mi aspettavo di farlo con una persona di cui ho fiducia e non con una perfetta estranea (e la delusione mi si leggeva perfettamente in faccia), l'esordio non è stato dei migliori. Quando le ho chiesto se era lei che avrebbe sostituito la Ginecologa un po'Ostetrica mi ha risposto che la Ginecologa un po'Osterica non lavorava più lì. Sì, lo so, infatti le ho appena chiesto se sarà lai a sostituirla d'ora in poi. Sì. Bene. Speriamo.
Perché l'approccio della Ginecologa solo Ginecologa è completamente diverso. Intanto mi ha freddato subito sulla questione numero uno: fare o non fare l'amniocentesi la prossima settimana. Dopo i trentacinque anni si fa l'amniocentesi e non lo screening, ha sentenziato, spazzando tutte le mie statistiche e le mie certezze. Peccato che nel frattempo io e l'Uomo dei treni avessimo deciso che, essendo lo screening paradossalmente migliore di quello della Minica, la statistica ci consigliava di non rischiare un esame invasivo. E si sa che noi crediamo ai numeri, non alle sensazioni. Certo, è a noi che spetta l'ultima decisione, ma una cosa è prenderla con l'avvallo del tuo medico, altra, contro il suo parere.
Anche sulla questione numero due il disaccordo con la Ginecologa un po'Osterica è totale: niente raffittimento delle ecografie, solo un'occhiata quando farò la morfologica. Al che la questione numero due bis, cioè se farmi controllare il fibroma nel Grande Ospedale dove ho fatto tre ecografie tre senza che se ne accorgessero (e dove farò le altre ecografie ostetriche) o nel Piccolo Ospedale dove, seppur allertato dal doloretto, anche il Ginecologo Gentile ma Sedicente Poco Esperto l'ha visto, è caduta.
Sono poi stata cazziata perché dall'inizio della gravidanza sono aumentata di quasi cinque chili.
Ed è finalmente iniziata la visita.
Durante la quale, la porta dell'ambulatorio che non era stata chiusa a chiave si è spalancata sull'atrio pieno di neomamme (e neo papà?) in attesa di vaccinazione. Senza nessuna profusione di scuse, tra l'altro.
Durante la quale, per dieci lunghissimi minuti la Ginecologa solo Ginecologa non riusciva a localizzare il battito ed ha dovuto chiamare l'Ostetrica fin troppo Ostetrica per farselo trovare. Aprendo la porta e lasciandola aperta, tra l'altro.

L'Ostetrica fin troppo Ostetrica per fortuna il battito l'ha trovato subito. Ma io, appena uscita dall'ambulatorio ho avuto una crisi di nervi ed ho pianto per due ore, prima con l'Ostetrica troppo Ostetrica, che mi ha detto la Frase Sbagliata Numero Uno, cioè "fidati delle tue sensazioni", poi con mia madre, che mi ha detto la Frase Sbagliata Numero Due, cioè "la fanno tutti, la farai anche tu" e infine con l'Uomo dei treni che, inaspettatamente, contro tutte le previsioni, mi ha detto la Frase Giusta: se, contro tutte le statistiche, il Minichino avrà qualche problema, gli vorremo bene lo stesso, anzi, di più.

postato da: momatwork alle ore 12:54 | Link | commenti (9)
categoria:andare dal dottore, sbaciucchiare l udt
continua a dire mia suocera dal giorno del compleanno "ma la bambina così e colà e si vede subito che è più sveglia/intelligente/brava degli altri, basta vedere come fa questo e quello...".

Ma, a parte il fatto che finora la Minica non si è dimostrata particolarmente precoce in niente, il contributo di mia suocera in tutto questo prodiglio, esattamente, in che cosa consiste? Nel venirci a rompere i maroni due volte a settimana?
postato da: momatwork alle ore 11:58 | Link | commenti (4)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
martedì, 04 dicembre 2007
Scrivo questo post con un occhio al problemino di Amelia e con l'altro al libro della Lipperini. Lanterna che l'ha già letto capirà perché, gli altri forse no, ma prima o poi ci tornerò.
Forse.
Anche all'asilo nido delle Minica c'è una bambina mordace.
Che però non è un vero asilo nido, ma un centro gioco pomeridiano per bambini che non vanno al nido accompagnati da un genitore (o da un nonno).
Quindi non è una necessità, ma un vezzo.
La bambina mordace, morde così, senza motivo. Si avvicina, sembra voglia dare un bacino, poi spalanca le fauci e... AAHMMM! Un bel marchio ricordo.
Qualche settimana fa anche la Minica era stata "avvicinata" e prontamente "salvata" dall'intervento della mamma della bambina mordace e dell'educatrice.
Perché la mamma della bambina mordace non ha nascosto il problema, anzi si è premurata di avvertire tutti, in modo che stessero attenti, regalando a lei ed alla figlia un bel ruolo di Paria: nessuno parla con lei, nessuno lascia che il figlio giochi con la bambina mordace.
Tranne me, ovviamente, ma non troppo spesso per non dare nell'occhio.
Qualche settimana fa, al momento dei saluti, la bambina mordace si è avvicinata ad un'altra bambina, forse per morderla e forse no. Non si sa, perché è stata prontamente scaraventata a terra dall'altra mamma e si è messa a piangere. Ne è seguito un litigio da cui la mamma della bambina mordace è uscita come un cane bastonato, dicendo che avrebbe ritirato la figlia dal centro gioco.
Le educatrici ed io, unica mamma, le abbiamo detto che ci sembrava una reazione esagerata e che comunque non avrebbe risolto, ma solo nascosto, il problema.
Venerdì scorso, noi eravamo in Germania, è intervenuta su richiesta delle altre mamme una psicologa per "dare spiegazioni". Le spiegazioni, questo il commento di oggi, sono state "deludenti": la psicologa "si è limitata a dire" che si tratta di una fase transitoria, di un comportamento spiacevole ma normale, di un gesto che vuol essere affettuoso, ma non è. E che l'unica soluzione è la pazienza e la vigilanza. Che è quello che dice anche il Dottor Sears, il guru dell'attachment parenting.

Seconde le altre mamme la soluzione è invece l'allontamento delle bambina mordace dal nido e si stanno già mobilitando. Una nonna ha sottolineato che i genitori della bambina mordace sono separati e che la mamma ha un nuovo compagno. La mamma della bambina che stava per essere morsicata (o forse no) ha detto che "a lei non sta bene che sua figlia frequenti questa bambina perché non può insegnare alla figlia a mordere per difendersi".
Io ho detto che quando si porta un figlio in una struttura dove ci sono degli altri bambini è inevitabile che veda e senta cose diverse da quelle che gli vengono insegnate a casa; anche a me non piacciono molte delle cose che vedo e sento in questo asilo.

Oggi non tutti i bambini hanno partecipato alla festicciola della Minica. Sono un Paria anch'io.
Non che me ne freghi più di tanto, in verità.
postato da: momatwork alle ore 20:57 | Link | commenti (13)
categoria:portare la minica al nido, parlare con altre mamme
Gira voce che le donne non siano in grado di leggere le carte. Non chiamatele "cartine" per favore, non in mia presenza. Mappe, al limite.
Ora vi racconto un segreto professionale: a leggere le carte si impara, così come a leggere le lettere e la musica. Se poi nessuno ve l'ha insegnato, è possibile che non le sappiate leggere, ma fine lì.
Non mi risulta che ci sia una naturale maldisposizione femminile. Conosco tantissimi uomini  che non sanno distinguere la destra dalla sinistra e che ad un bivio ti dicono "vai di qua" o "gira su" anche se sei in piena Pianura Padana.
Detto questo, potreste aspettarvi che, conoscendomi, quando gli faccio da navigatore*, l'Uomo dei treni si fidi della mia guida.
Sbagliato. Lui mi chiede, mi ascolta, e poi fa di testa sua.
Anche se gli ho fatto attraversare Bruxelles con un A4 spiegazzato.
Anche se l'ho portato ad una destinazione che per viamichelin era "undefined".
Poi si perde, s'incazza e dà la colpa a me.

A me non serve un navigatore satellitare. Mi serve un pilota automatico.

Maschi e femmine #4
Maschi e femmine #3
Maschi e femmine #2
Maschi e femmine #1

*Potreste chiedervi perché allora non guidi io.
Semplice, perché lui non è bravo quanto me a leggere le carte.
lunedì, 03 dicembre 2007
... e una ventina di invitati tra adulti e bambini.
Magari vado.
secondo_compleannoPerò non prima di avervi mostrato questa:

postato da: momatwork alle ore 12:24 | Link | commenti (23)
categoria:cucinare, fare festa, abbracciare la minica, comperare i regali
Lilypie 3° comp Ticker
Lilypie 1° comp Ticker
Lilypie Allattamento Ticker