Questo blog non è un essemmesse! Blogger: momatwork
Una che non ha nessuna risposta. Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?

sito internazionale della LLL leggere ai più piccoli

sito (commerciale) che offre consulenze (gratuite) per scegliere i pannolini lavabili al servizio dei consumatori (in parte per abbonati)

ecoblog il suolo per bambini (in Inglese)

gruppo di discussione sul portare (per iscritti) il Corpo Forestale dello Stato per bambini

con la cintura di sicurezza in gravidanza gruppo di discussione su tutto quello che riguarda i bambini e le loro famiglie(per iscritti)

sito sul parto naturale Montessori teacher training

geologia per bambini (in Inglese) sito della LLL (in Italiano)

mamme verdi e non solo technology for the environment

home design children la fascia che ho comperato...

test di ecologicità (in tedesco) i pannolini che ho comperato

... e quella che avrei voluto comperare col senno di poi! My Montessori House

mothering nuove tabelle di accrescimento WHO per bambini allattati al seno

i bambini e la protezione civile chi fa i corsi per portare...

gruppo di discussione sul metodo Montessori (in Inglese) conciliare figli e carriera?

... oppure... per farsi venire l'ulcera

gruppo di discussione sui pannolini lavabili (per iscritti) guida all'agricoltura biologica per bambini

healthy car educazione al rischio per bambini

informazioni per i consumatori europei oppure senza... gruppo di discussione (per iscritti)

Nienhuis for education che cosa sono e come funzionano le certificazioni ambientali

sito sull'allattamento al seno sito sul parto naturale

Dottor Sears Protezione Civile per bambini (in Inglese)

Montessori for everyone ... oppure tutte le posizioni per chi vuole far da sè...

... quasi tutte! prodotti da boicottare

prodotti OGM free cosa sono le fattorie didattiche

associazione italiana per l'agricoltura biologica acquisti all'ingrosso di prodotti solidali

Center for NonViolent Communication manuali e materiali per il metodo Montessori

agricoltura per bambini (in Inglese) il bambino naturale

il blog della Laura eriadan

senzaprogetti ecomamma

billo (dove c'è un bimbillo) (c)assetto variabile

il mignolo col prof zulawskiego 5

la Profe la Vonorace

tachipirinha melanele

unamamma tuttominuscolo

adrenalina fiammetta73

.switch nonsolomamma

freestyle perlaviola

le cose che cambiano mamikazen

serialmama melanele

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



visitato *loading* volte
giovedì, 31 gennaio 2008
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
Quand'ero piccola io, l'obesità infantile non era un problema. Si era tutti piuttosto magrolini e se qualcuno lo era un po' meno e veniva chiamato "cicciobomba", la madre non lo portava nè dal dietista, nè dallo psicologo infantile.
Quand'ero piccola io, a carnevale andava per la maggiore l'uomo ragno e dei magri uomini ragno (uomo ragni?) in calzamaglia si rincorrevano in piazza lanciandosi coriandoli invece di appiccicose ragnatele.
Anche adesso va per la maggiore l'uomo ragno, solo che si chiama "spaidermen" e invece di volare agilmente tra i grattacieli sfoggia dei quadricipiti e dei pettorali che dovrebbero inchiodarlo al suolo. Anche i costumi si sono adeguati. Quelli di carnevale.
Stamattina abbiamo incrociato uno "spaidermen" alto un metro che tra dotazione personale ed imbottitura del costume aveva più tette e più pancia di me.
E, nonostante le mie siano tutte autentiche, ho detto qualcosa.

La Minica, meno spaventata dalla comparsa del micro uomo mascherato di quanto credessi, mi ha chiesto: "Ma chi è?".
Dal tono, mancava solo che aggiungesse "quel deficiente".
postato da: momatwork alle ore 11:30 | Link | commenti (3)
categoria:fare festa, non guardare la tv, restituire i vestitini, abbracciare la minica
mercoledì, 30 gennaio 2008
All'asilo nido della Minica c'è un quaderno dove ogni giorno viene scritto quanto e cosa mangiano e cosa fanno. Siccome la Minica è una gran chiacchierona, è sempre divertente ascoltare la sua versione.

m@w: "E cos'hai mangiato oggi?"
M.. "Minestra gialla... e dopo ca(r)ne. E anche purè."
Pausa.
M.: "Il puré è tipo una polenta, sai?"

Vuoi vedere che non gliel'ho mai fatto?
postato da: momatwork alle ore 16:22 | Link | commenti (1)
categoria:cucinare, portare la minica al nido, abbracciare la minica
E così siamo a metà settimana del secondo inserimento della Minica al nido, dopo la pausa influenza. Ancora 8.00-12.30.
E non è come ricominciare daccapo, è come inserire un'altra bambina.
Ora, se sia effetto solo del nido o quello combinato del nido più l'influenza è difficile da dire, ma da una decina di giorni la Minica è molto più piagnucolosa del solito e, se le chiedi perché pianga, risponde "Voglio piangere".
Questa, mi dicono le educatrici del nido e anche una mia amica che insegna in una scuola dell'infanzia, è una cosa che loro normalmente fanno. Non far piangere i bambini come fontane, ovviamente, ma lasciare che sfoghino anche con le lacrime le loro emozioni.
Sarà, ma vedere una bambina che piangeva pochissimo e sempre per un motivo evidente trasformata un una piagnucolona a me fa una certa impressione. E pure parecchio fastidio.
Insomma al nido della Minica non danno il ciuccio ai bambini che non ce l'hanno, ma i cambiamenti si vedono eccome. Ad esempio è molto meno incline ad ascoltare e per non stabilire il contatto visivo (uno dei trucchetti della comunicazione efficace...) si copre gli occhi con le mani. Poi si è scelta un oggetto transizionale con cui da giorni vive in simbiosi. Poco male, non si trattasse di un pupazzetto di Pingu che l'Uomo dei treni ha preso in Finlandia e che, naturalmente, è introvabile.
Lo dico perché, nel caso lo ritroviate, potete chiedere qualsiasi riscatto.
Insomma l'impressione è che ormai abbia capito di che cosa si tratta e che, esaurito l'effetto novità, non le piaccia più così tanto. Oggi in macchina ha recitato una litania a base di "No piasi asilo, vojo 'ndar mia nona, no vojo asilo, vojo star casa con ti..." che, se lo sapesse mia madre, m'inonderebbe il blog di lacrime. Per fortuna, questo è uno dei pochi argomenti su cui ho ancora la certezza granitica di star facendo la cosa "giusta", almeno nel mio caso e a lungo termine.
Domani sperimentiamo "viene a prenderti la nonna" e dopodomani "viene a prenderti il papà" e vediamo come va.
lunedì, 28 gennaio 2008
Se c'è un motivo per cui sono così abbacchiata per questa faccenda dell'asilo, è che sono ancora intrippata col metodo Montessori e che il confronto tra gli ambienti e le attività che ci dovrebbero essere in un asilo Montessori e quelli che ho visto io è stridente.
Poi, non so come sia un asilo Montessori nella realtà. Switch. che l'ha frequentato e Billo che ne ha sentito parlare, non ne hanno avuto una grande impressione.
Ma a me non interessa la reltà, interessa l'idea.
Dunque compro libri e qualche volta anche li leggo.
L'altro giorno mi è capitato di leggere queste frasi a proposito del linguaggio:
"Recently, I was in a conversation with a senior cancer researcher at Johns Hopkins university. [...] Toward the end of the discussion, I had a startling insight. [...] This researcher, my former Montessori student, was explaining all of this to me using the same "simple yet descriptive and not dumbing down" approach we always used with her when she was five years old and asking difficult questions."
HER? come HER? E così sono caduta anchio miseramente nel tranello: il senior cancer researcher della Johns Hopkins university era una donna e non c'era nessun motivo per cui non dovesse esserlo.
Ma dico che se un giorno il cancro diventerà una malattia sempre guaribile, è anche grazie al suo lavoro.
E sarebbe stato davvero un grande peccato se avesse dovuto rinunciare al suo lavoro per poter avere una famiglia.
E mi dispiacerebbe davvero per lei se avesse dovuto sacrificare la sua famiglia per aiutare le nostre.
Le mamme che portano i loro bambini all'asilo del Bambino, si disinteressano a tal punto di quello che fanno i loro figli mestre sono all'asilo, che nemmeno lo sanno se fanno religione oppure no.
E ciò nonostante, TUTTE hanno scelto di "avvalersi dell'insegnamento delle religione cattolica", così c'è scritto sul modulo che ti danno da firmare.
Certo che è bello scoprirlo davanti ad una segretaria esterrefatta.
Certo che è bello telefonare all'asilo dove non sai nemmeno se ti accoglieranno, visto che ci sono più domande che posti, e scoprire che, sì, insomma, gli incasineresti piuttosto la vita se ci fosse una sola bambina che non fa religione e che, "insomma, è una cosa blanda, praticamente non è neanche religione".
Certo che è bello telefonare all'Uomo dei treni per chiedergli "E adesso che facciamo?" e poi farsi prendere da un'altra crisi di nervi perché non è giusto che ti facciano combattere le tue battaglie sulla pelle di tua figlia. Perché come si fa a spiegare ad una bambina di nemmeno tre anni che adesso gli amichetti fanno "religione" e tu invece vai da sola a vederti Bambi dove eventualmente capisci che la mamma muore e non va nemmeno in paradiso, ma forse in nessun posto o al limite all'inferno come la tua che è atea?
Si fa che non si fa.
E che ad una poveretta in lacrime è toccato firmare un cazzo di modulo con su scritto "scelgo di avvalermi dell'insegnamento della religione cattolica" e di sentirsi una merda perché non ha trovato il coraggio di trascinare una bimbetta in una lotta contro i mulini a vento che, questa sì, non sarebbe in grado di capire.
E poi dicono che alle donne incinte bisognerebbe risparmiare le emozioni troppo intense.
E poi dicono che lo Stato è laico.
E poi dicono che amano il prossimo loro.
Ma vaffanculo, va'.
Venerdì scorso la Minica e l'Uomo dei treni sono andati a comprare la ricotta in un'azienda biologica.

m@w: "Cosa fa la mucca?"
M.: "Muuuu"
m@w: "Sì, ma... e dopo?"
M.: "La cacca"
m@w: "Sì, ma... e dopo?"
M.: "La pipì"
m@w: "E il latte?"
M.: Sì. E anche il tè"

Andare a vedere le mucche una volta a settimana, non basta.

postato da: momatwork alle ore 10:13 | Link | commenti (2)
categoria:fare la spesa, sbaciucchiare l udt, abbracciare la minica
giovedì, 24 gennaio 2008
Ok, bocciato senza appello il triste asilo dell'Amichetto, lunedì sono andata a vedere l'alternativa: l'asilo del Bambino.
L'asilo del Bambino non è l'asilo ideale, non ci si avvicina nemmeno, ma è quel che c'è. Anche all'asilo del Bambino, le mamme venute all'open day non stavano curiosando e valutando, ma avevano già bell'e deciso. Strano, per una decisione che io percepisco invece come molto importante.
Ma forse, come succede spesso da queste parti se non ci affondi le tue radici fino alla settima generazione e se non divori fino all'ultima pagina il quotidiano locale, loro sanno qualcosa che io non so.
L'asilo del Bambino è luminoso e allegro. Ci fanno musica e non religione (io questa cosa della regligione pensavo di non doverla affrontare prima delle elementari...)
L'asilo del Bambino ha un bel giardino ombreggiato.
L'asilo del Bambino ha una sala mensa un po' triste, con le tovaglie di tela cerata e i piatti e i bicchieri di plastica. A volte usano anche quelli usa e getta, mi spiegano quando ne chiedo il motivo. Io invece volevo capire perché non usassero stoviglie frangibili.
L'asilo del Bambino ha una stanza adibita a palestra ed una a sala lettura/audiovisivi. E che cosa mostrate? Documentari o cartoni animati "di qualità". Cioè? Della Disney.
Ora probabilmente sono io che mi faccio pare eccessive, ma la Minica piange se a Pingu si rompe qualcosa, che farà quando muore la mamma di Bambi?
Mannò, mi tranquillizza l'insegnante, quando sono così piccoli non sono in grado di capire temi così difficili.
A parte il fatto che la Minica mi ha già chiesto dov'è la mamma delle sirenette, ma, allora, che glieli mostrate a fare?
Insomma, pure questo asilo me lo sono giocato.
lunedì, 21 gennaio 2008
Ultimamente mi è capitato di leggere un sacco di cose.
I soliti libri della Lipperini e della Gianini Belotti e la discussione che ne sta seguendo.
Qualche post sul blog careerandkids. Poi questo post dell'ecomamma.
E poi che alla scuola dell’infanzia dove iscriveremo la Minica non sono previsti né un preaccoglimento, né un orario prolungato, perciò qualcuno dovrà portare la Minica alla scuola dell'infanzia non prima delle otto e qualcuno andarla a riprendere non dopo le sedici. Che sono otto ore. Ma chi lavora, come me, con un orario di otto ore sa che in realtà le ore diventano otto e mezzo, minimo, essendo la pausa pranzo obbligatoria di almeno mezz'ora. Al netto dello spostamento, naturalmente, che, spesso, non sono proprio bruscolini. Anche le elementari a tempo pieno finiscono alle 16.00, ma, per allora, la Minica avrà le chiavi di casa.
Come le ho avute io. A sei anni.
Ovviamente è anche possibile che da qui al settembre 2009 cambino tante cose (non necessariamente in meglio) e che tutte queste pianificazioni non si rivelino altro che seghe mentali, ma per ora non sembra che avere dei figli sia compatibile con l’essere entrambi lavoratori a tempo pieno, per giunta pendolari, senza un consistente aiuto dall’esterno.
Cosa faremo e chi lo farà lo decideremo al momento e sulla base dell’opportunità. Forse una richiesta di avvicinamento o di orario alternativo. Forse sarà necessario che uno di noi due chieda il part-time.
Già, il part-time.
Il part-time, dice la Lipperini supportata dai dati, lo chiedono soprattutti le madri.
E perché? Perché in fondo in fondo i padri non lo vogliono e se lo vogliono difficilmente glielo concedono, risponde l’ecomamma. Ma anche perché, suggeriscono altre voci nei commenti, non tutti possono economicamente permettersi una paternità/maternità a stipendio ridotto o senza stipendio, o perché i padri non sempre desiderano questo piacere/dovere, soprattutto nei primissimi mesi quando un bambino richiede moltissime attenzioni fisiche dando apparentemente poco in cambio (se non cacca e rigurgiti, ma vabbè…), oppure perché il papà guadagna di più e quindi sarebbe ancora una volta poco economico per il bilancio familiare che fosse lui a subire una riduzione dello stipendio.
E, ancora, gli uomini non utilizzano la paternità perché, questo lo aggiungo io, in Italia non è culturalmente accettato né dall’azienda né dallo stesso lavoratore che un uomo rinunci (temporaneamente) alla carriera per la famiglia, mentre una donna, si sa, già di carriera ne farà poca, se poi si sogna addirittura di restare incinta…
Queste ultime condizioni mi sembrano emblematiche del divario tra i sessi nella nostra società: mio marito guadagna più di me perché lui è ingenere ed io bidella o perché lui è idraulico ed io ingenere (sob) oppure siamo entrambi ingegneri (medici, avvocati, …) ma INSPIEGABILMENTE lui guadagna più di me?

La soluzione, propone qualcuno, è quella di lasciare il dannato lavoro per aprire un micro-nido o per “inventare” un lavoro che permetta di conciliare gli impegni familiari. Ecco. Bene. Smettiamo di fare quello che stavamo facendo, magari bene, ed apriamo un micro-nido anche se siamo architetti o periti agrari.
Per i figli di chi, poi, chissà.
Oppure inventiamoci un lavoro, magari creativo: facciamo coperte patchwork o figurine in cernit e lasciamo che a lavorare “davvero” ci vadano i nostri compagni o quelle che non hanno figli.
Ora, io non ho nulla contro il patchwork o il cernit. Anzi, quando ho letto la frase citata anche da japhy72 (a proposito… doppio gulp… nientepopò di meno che commenti dalla Lipperini in persona…) sulle mani operose ne avevo provato un po’ di fastidio e mi ero chiesta: ma cosa dovranno mai fare secondo lei queste donne per essere “rilevanti”? Progettare dighe? Autostrade, gallerie? Mah, io che ci vado parecchio vicino mi sentirei molto più rilevante se mi lasciassero fare ciò che saprei fare meglio, ma la penserei ugualmente se fossi un uomo. Perciò, se ci sono persone che nella vita sanno fare o credono di saper fare meglio di tutto gli educatori di asilo-nido, bene, è giusto che possano realizzarsi. Che ricevano finanziamenti per acquistare una struttura, adeguarla a misura di bambino, assumere del personale, fare corsi di formazione, comperare materiali educativi, giochi, arredamenti, materiali di consumo, cibi di qualità… ma, per favore, non si improvvisino “educatori” solo perché non hanno trovato uno straccio di soluzione per conciliare lavoro e famiglia e in fondo “se riesco a star dietro al mio perché non a quelli degli altri”, raffazzonando un appartamento ed aprendo un baby parking. Ma vi rendete conto? Baby PARKING. Ma chi se l’è inventato ‘sto termine?
Nelle mie recenti peregrinazioni per asili nido e scuole dell’infanzia (pubbliche) ho avuto modo di verificare che i trent’anni che sono passati dal libro della Gianini Belotti non sono passati invano. Ho conosciuto molte educatrici motivate, entusiaste, appassionate al loro lavoro. Altro che baby parking!
E se invece uno crede di saper fare particolarmente bene qualcosa che normalmente rientra tra le attività hobbistiche e riesce a farne un lavoro che gli consente l’indipendenza economica, bene, che lo faccia. Ma per tutti gli altri, invece, rimanga un’attività per rilassare la mente ed occupare le mani, magari facendo qualcosa di utile o semplicemente piacevole, ma senza illudersi che sia sostenibile una società in cui tutti si occupano di bricolage, découpage e cartonage a prescindere dall’abilità. Sarebbe come se chiunque avesse un blog pretendesse di tirarci fuori un libro e magari farci dei soldi.
Qualcuno, forse sì. Tutti, sicuramente no.
sabato, 19 gennaio 2008
Ieri, evidentemente, era giorno di visite.
La prima dalla ginecologa un po' ostetrica nel suo nuovo, splendente consultorio. Nulla da segnalare, dopo la morfologica di lunedì, durante la quale l'ecografista spiccia ma esperta ha guardato tutte le sezioni possibili e immaginabili a beneficio mio e della neo-laureata che doveva imparare. Almeno con le ecografie stavolta ho un gran culo.
La seconda, in clamoroso ritardo, ad una delle due scuole d'infanzia possibili, quella dove sicuramente andrà l'Amichetto: ancora non abbiamo finito l'inserimento al nido che già ci tocca parlare d'andarcene. La scuola d'infanzia dove sicuramente andrà l'Amichetto ha di buono solo questo: le maestre non sono giovanissime, le attività deludenti, la struttura vecchiotta. Le mamme che partecipavano all'open day avevano l'aria di andare all'incontro preliminare e non, come me, semplicemente a curiosare.
Lunedì ci sarà l'open day alla possibilità numero due, quella dove va il Bambino. Vedremo.
E giusto per non farci mancare niente, nel pomeriggio abbiamo fatto pure una visita al pronto soccorso, agguantata la Minica che tossiva e vomitava dopo che le avevo fatto l'aerosol ed io ero andata in panico tra sovradosaggi, antidoti ed effetti indesiderati.
Invece, al pronto soccorso, altri due aerosol.
E poi mandati a casa.
A fare l'aerosol.
giovedì, 17 gennaio 2008
Come da copione, la Minica ha la febbre.


postato da: momatwork alle ore 09:46 | Link | commenti (2)
categoria:andare dal dottore, portare la minica al nido, abbracciare la minica
mercoledì, 16 gennaio 2008
In attesa di visitare le due scuole dell'infanzia plausibili (di cui una in Open day, o meglio Open Hour, esattamente in corrispondenza della visita ginecologica prossima ventura e l'altra dell'unico giorno in cui dovrei essere al lavoro... per una che è stata a casa per tre settimane, non c'è male...) e quindi di arrovellarci in un rush finale peggio di quanto sta facendo LaLaura, visto che qui è previsto di poter scegliere una, ed una sola, scuola, abbiamo ricevuto la visita di due maestre del nido.
Eggià, perchè se l'asilo è una bolgia, al nido invece non solo non ti lasciano ad aspettare su una fredda panchina di fronte all'entrata, ma ti coccolano venendo a trovarti dopo qualche giorno di inserimento per farsi mostrare dal bambino i suoi spazi, i suoi giocattoli, il suo lettino...
Naturalmente temevamo questa visita come un rastrellamento delle SS.
Ci diranno che fa troppo freddo? Che non è abbastanza pulito? Che le scale sono troppo pericolose? Che il lettino è pieno di peli di gatto? Che il giardino non è recintato?
Mah, se qualcosa hanno pensato, se lo sono annotato nel loro libretto nero e non sono venute a dirlo a noi.
Invece ci hanno detto che il rapporto con l'Amichetto ha sicuramente favorito l'inserimento, ma rischia di diventare troppo esclusivo e cercheranno in un secondo momento di separarli. Questo ci ha fatto un po' riflettere anche sull'opportunità di mandarli allo stesso asilo, oops, scuola dell'infanzia, visto che i genitori dell'Amichetto hanno già le idee chiare.
E poi che, sebbene sia teoricamente previsto il prolungamento fino alla 17.30, tutti i bambini se ne vanno entro le 16.30 e quindi lei sarebbe la sola a restare fino a quell'ora. Siccome si tratterebbe di un paio di mesi (prima della mia maternità senza posticipo) ci stiamo organizzando con recuperi e turnazioni in attesa che inventino la macchina del tempo o il teletrasporto.
A maggior riprova che maternità e lavoro sono conciliabili a patto che il lavoro sia part-time. Dalla prossima settimana, esperimenti permettendo, rientrerò al lavoro al mattino e sarò in reperibilità al pomeriggio con week-end lavorativo per accumulare straordinari.
Che culo!
lunedì, 14 gennaio 2008
AAA
Scambio guardaroba bambina nata inizio inverno con analogo bambino che nascerà inizio estate. Astenersi perditempo e amanti colore rosa e glitter.

Insomma, non solo abbiamo invertito comletamente le stagioni, ma è pure maschio.
Come ha detto l'Uomo dei treni, il Minichino ci disubbidisce prima ancora di nascere.
Adesso scusatemi, ma devo ancora riprendermi dallo shock.
domenica, 13 gennaio 2008
Questa è stata la prima settimana d'inserimento della Minica al nido. Tre giorni a dir la verità, in cui teoricamente avrei dovuto restare "in vista" seduta su una panchetta in corridoio dalle 9.30 alle 11.00.
Il primo giorno mi ha visto una volta, e solo perché passava di lì. Al momento di andare via pianti e stridore di denti.
Il secondo giorno mi hanno fatto andare via per mezz'ora (il che era previsto solo dalla prossima settimana), ma al mio ritorno la Minica era in altre faccende affaccendata e si è accorta che c'ero solo al momento di andare via. Ancora pianti e stridore di denti.
Il terzo giorno è rimasta anche a pranzo (teoricamente previsto dalla metà della prossima settimana), me ne sono andata alle 9.45 e sono tornata a prenderla alle 12.30.
Quando l'ho sentita singhiozzare disperata "vojo mamma", mi sono detta che forse ho esagerato e che l'effetto novità ed il richiamo degli Amichetti sono già finiti.

Beh, non ancora. La frase esatta era "NO vojo mamma".
postato da: momatwork alle ore 11:35 | Link | commenti (4)
categoria:portare la minica al nido, abbracciare la minica
Cocciolata (latte con la).
Pocici (=forbici).
Mus(ch)ica.
Pratano (=Trapano).

E naturalmente non può mancare il Cinpre Azzurro.

postato da: momatwork alle ore 11:22 | Link | commenti (2)
categoria:abbracciare la minica
Ciucciolo.
Blontolo.
Dotto.
Pisolo.
n.p.
n.p.
n.p.
postato da: momatwork alle ore 11:17 | Link | commenti (1)
categoria:non guardare la tv, abbracciare la minica
Anche noi, come la famiglia Weasley, abbiamo la casa infestata da certi nani.
I nani si nascondono e bisogna cercarli.
I nani sono responsabili delle azioni più svariate.
I nani sono piuttosto dispettosi e ne combinano delle belle.
Ieri ad esempio hanno fatto un buco nel muro. Bella forza, il nostro intonaco isolante è così friabile che non ci puoi appendere un chiodo, figuriamoci delle mensole. Basta darci un colpetto e si crea una voragine.
Quando ha scoperto il buco nuovo, la Minica si è messa ad armeggiarci con martello e cacciavite (di plastica).

Uomo dei treni: "Fai anche tu un buco, come i nani?"
Minica: "No, lo tolgo."
lunedì, 07 gennaio 2008
Causa "riparazione" del mio PC (che prima funzionava male e dopo l'intervento dell'esperto non funziona affatto), è possibile che nei prossimi giorni, ricchi di inserimenti e rivelazioni, non sia in grado nè di leggere, nè di scrivere.
Voi continuate pure senza di me, eh?
postato da: momatwork alle ore 12:45 | Link | commenti (3)
categoria:aggiornare il blog, andare dal dottore, portare la minica al nido
venerdì, 04 gennaio 2008
...la raccomandata.

E solo qualche giorno fa, tra una scatarrata e l'altra, mi sono resa conto che per un orrendo lapsus tra la DPP e quella di inizio dell'astensione obbligatoria dal lavoro e dell'eventuale posticipo, coincidendo la fine del nido con la nascita del Minichino non ci sarà un momento di transizione da zero a due figli in casa.
postato da: momatwork alle ore 11:40 | Link | commenti (2)
categoria:portare la minica al nido
Non allatto più.
Ok, l’ho detto.
Era ora, dirà (più di) qualcuno.
Come, di già? Dirà qualcun altro.

Ah, ma io non ho fatto niente, eh? Ha fatto tutto lei, un po’ più di un mese fa. Ha cominciato abbandonando una tetta, la destra.
E poi, mentre eravamo in Germania ed un certo punto ci siamo chiesti: “ma ‘sta bambina, non ciuccia più?”
Sembrerebbe di no.

Se non ho fermato subito il contagiorni ticchettante là sotto (toh, è sparito!) è perché mi ci è voluto qualche giorno per realizzare che era davvero finita e che l’”ahm” era diventato un qualcosa di morbido da accarezzare, da salutare, in cui nascondere la faccia e su cui scaldare le mani e qualche volta anche i piedi, ma che di ciucciare, davvero, non se ne parlava più.
Per qualche giorno ancora mi sono illusa che accogliendo le idee sarei riuscita anch’io a scrivere un post bello come quello dell’ecomamma, ma non è proprio il caso, lei è molto più brava in queste cose.
Qualcuno potrebbe chiedersi che effetto mi fa e se sono contenta.
Bah, non mi fa nessun effetto, nessuna nostalgia. Appunto, all’inizio non me ne sono neanche accorta.
Contenta sì, lo sono, perché francamente la prospettiva di allattarne due in contemporanea mi spaventava un po’. Una prospettiva non del tutto scongiurata, in verità, saranno passati solo pochi mesi. Ma se penso a quanto ciucciava o a come dormiva pochi mesi fa mi rendo conto che per lei pochi mesi sono un’eternità.

E con questo ho detto tutto, o forse ancora non ho detto niente. Avrei voluto raccontare di come ho superato le mie difficoltà iniziali con il tiralatte. Avrei voluto raccontare di come ho organizzato il mio rientro al lavoro ed il prosieguo dell’allattamento. Avrei voluto raccontare di come abbiamo condotto, o meglio, assecondato, lo svezzamento.
Ma il tempo vola ed è sempre poco.

E poi ho sempre detto come la penso: niente comincia e niente finisce con l’allattamento.
postato da: momatwork alle ore 11:31 | Link | commenti (4)
categoria:allattare, aggiornare il blog, abbracciare la minica
mercoledì, 02 gennaio 2008
C’erano una volta Biancaneve,Cenerentola e la Sirenetta. Piacevano a tutti, maschi e femmine. Poi sono diventate le Principesse Disney, si sono ammantate di rosa e sono diventate una roba “da femmine”.
Ok, sarà che abbiamo sdoganato (non senza pentimenti) il DVD di Biancaneve e che in casa nostra non si fischietta che Heigh-ho e non si parla che di nani.
Sarà che a me i cartoni animati sono sempre piaciuti e che potrei riguardare all’infinito il movimento subacqueo dei capelli della Sirenetta.
Sarà che sotto Natale ho bazzicato nel reparto giocattoli dei supermercati ed ho effettivamente verificato ciò che scrive la Lipperini: che i maschi sono tutti inventori, costruttori, scienziati, musicisti e le femmine stiliste, ballerine visagiste o, nella MENO rosea delle ipotesi, cantanti. Non che mi servisse una Lipperini per accorgermene, ma una cosa è far scivolare velocemente il carrello fingendo di ignorare un muro rosa glitterato ed altra constatare che, a parità di marca e prezzo i computer delle femmine non sono solo rosa, ma possiedono meno funzioni.
Ma torniamo alle principesse Disney che, strette tra le Winx e la Barbie e per niente comprese nel loro ruolo regale, creano abiti, intrecciano gioielli di perline e si dedicano ad altre improbabili attività artigianali (e poi si sa che le principesse, quelle vere, che si sono finora cimentate in attività poco principesche non hanno avuto fortuna).
Ma chi sono ‘ste Principesse Disney? Sono, anzi,un tempo erano, ognuna dotata di vita propria, Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata, che ultimamente, forse per non apparire la meno sveglia delle tre, preferisce farsi chiamare Aurora. In tempi ormai non più recenti si sono aggiunte la Sirenetta AKA Ariel, Belle, ormai dimentica delle sue origini paesane e Jasmine, l’unica comprimaria del gruppo. E siccome un titolo, come una laurea honoris causa, ormai non si nega a nessuno anche le extracomunitarie Mulan e Pocahontas e la rom Esmeralda sono entrate a far parte del club.
E poi dicono che siamo razzisti.

Su Biancaneve sono preparatissima: la vedo almeno una volta al giorno, con una predilezione per le scene canterine.
Biancaneve è, soprattutto, bella. Bella e buona. Ma, a ben guardare, anche la sua matrigna è bella, la più bella del reame, prima di essere detronizzata dalla figliastra. Ed è proprio il voler mantenere il titolo a dispetto dell’età e dell’evidenza a rendercela odiosa. Come a dire che nessuna bellezza dura in eterno, che invidiare la bellezza altrui non giova alla propria, che la bellezza esteriore potrebbe non essere lo specchio di un animo altrettanto bello, che passare troppo tempo davanti ad uno specchio porta più sfiga che romperne uno. E scusate se Biancaneve (versione Disney) ha ormai ottant’anni e per il resto, sì, ha ragione la Lipperini: è una sventatella che si fa irretire dal primo bellimbusto di passaggio, si spaventa per un nonnulla, la sua supposta bontà è più creduloneria. Il suo salto di qualità è passare da far la serva in casa propria a seguire il bellimbusto, sedicente principe, in un ipotetico castello dove, c’è da scommetterci, troverà una suocera più maldisposta nei sui confronti della matrigna. Non prima di essere transitata per la casa di sette minatori poco propensi all’igiene personale.
Insomma, sventatella sì, ma sempre meglio di lavorare, come loro, in miniera.

Su Cenerentola sono un po’meno ferrata, per ora il DVD lo lasciamo dove sta. Anche Cenerentola è bella e buona, anche lei, soprattutto lei, una che transita da interno per interno: dal focolare di casa sua al castello del principe. Di tutte le Principesse Disney è la più “classica”: una che sogna un romantico ed opportunamente altolocato matrimonio. A rafforzare la teoria che la bruttezza sia meritata ci sono le brutte e antipatiche sorellastre: brutte perché antipatiche o antipatiche perché brutte? L’unica figura anticonvenzionale è la fata madrina, una signora adorabile che non sembra darsi troppo pensiero dei chili di troppo e che non dissimula l’opportuna canizie con un’improbabile tintura.

Dello stesso stampo sono le tre fatine della Bella Addormentata (e qui, scusatemi se ho le idee confuse, ma sono completamente a digiuno…), più preoccupate per l’aspetto altrui che per il proprio. Anche la Bella Addormentata è, lapalissianamente, bella, ma, se non ricordo male, è una che dorme un sonno senza sogni dopo aver ceduto alla curiosità per un oggetto sconosciuto. Curiosità che, si dice, sia caratteristica spiccatamente femminile. Curiosità che, dico io, è il presupposto di qualsiasi esplorazione e ricerca scientifica.

E fin qui siamo nel campo delle favole tradizionali, in cui la trasposizione disneyana poco si discosta dalla stesura originale. Ed è quindi comprensibile che le favole tradizionali presentino un’immagine femminile fortemente sterotipata. Ma le favole tradizionali non sono forse piene anche di giovani di entrambi i sessi che si camuffano o vengono tramutati in esseri mostruosi per provare la bontà d’animo loro o altrui, per punizione o anche semplicemente per invidia? Fiabe italiane alla mano,in almeno un caso su tre, la famosa morale mi sembra sia “la bellezza non è tutto”.

Ma passano gli anni e le fiabe tradizionali, così come sono state scritte mal si attagliano alle esigenze della Disney:agli inizi degli anni novanta compaiono le mie preferite: la sirenetta Ariel e Belle. Potete interrogarmi, su queste due SO TUTTO, testi delle canzoni in Italiano ed Inglese compresi. Adesso ditemi voi come due che esploravano relitti, scacciavano spasimanti e lupi inferociti cantando nel frattempo ma un giorno anche io, se mai potrò, esplorerò la riva lassù e io voglio vivere di avventura siano potute finire spalmate su copriletti rosa o sulle confezioni di passatempi dementi.
E Jasmine? Non era scappata dal palazzo reale per cercare avventure?
E Mulan, che si finge maschio per andare in guerra?
E Pocahontas che rinuncia prima al matrimonio di comodo e poi anche al “Vero Amore”?
(Di Esmeralda non so niente, non chiedete).
Cos’è successo a queste sventurate per finire a dispensare consigli di bellezza a bambine delle elementari? Ariel non poteva piuttosto insegnare biologia marina? Belle non poteva avere un pubblico di piccoli voraci lettori?

Perché,da un lato la Lipperini mi insegna che la pubblicità non anticipa i gusti del pubblico, ma li asseconda.
E quindi mi dico che questa deriva rosea e glitterata delle Principesse Disney e delle nostre figlie l’abbiamo voluta noi, magari non tutti noi, ma la maggior parte di noi.
Dall’altro LaLaura, mia involontaria consulente personale in fatto di marketing, mi insegna che per quanto uno possa credere di essere stravagante, troverà sempre una nicchia di mercato pensata per lui.
Ok, la mia dov’è? E basterà a smorzare la valanga rosa?
martedì, 01 gennaio 2008
Un paio d’anni fa, mia madre andò ad una cena di capodanno tra parenti e amici. Allo scoccare della mezzanotte tutti si misero a messaggiare freneticamente SMS d’auguri e lei si rese conto di non avere nessuno a cui scrivere.
Per disperazione, scrisse a me ed io non risposi. Lei ci rimase male.
Non risposi perché probabilmente non sentii e perché avevo la casa piena di amici in carne ed ossa e preferivo parlare con loro che messaggiare altrove.
Se durante una festa sentite l’impellente bisogno di fare gli auguri a qualcun altro, probabilmente siete alla festa sbagliata.
postato da: momatwork alle ore 11:52 | Link | commenti (4)
categoria:fare festa, portare la minica dalla nonna, cercare quello che ho perso
A Natale, mia suocera, mi ha regalato una piccola scopa che io ho prontamente riposto accanto alla stufa (per pulire la cenere). Per colmare la mia somma ignoranza in fatto di superstizioni e spergiuri, mia suocera mi ha spiegato, vagamente inorridita, che si tratta di una “scopetta scacciaguai” e che avrei dovuto appenderla in cucina.
Da allora, sto scatarrando pezzi di polmone e del copioso muco ha invaso buona parte della mia scatola cranica.
La scopetta scacciaguai è stata prontamente declassata a scopino per la cenere della stufa.

Prossimamente anche a combustibile, non si sa mai.
postato da: momatwork alle ore 11:49 | Link | commenti (2)
categoria:accendere la stufa, andare dal dottore, aspettare la suocera
Lilypie 3° comp Ticker
Lilypie 1° comp Ticker
Lilypie Allattamento Ticker