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lunedì, 31 marzo 2008

postato da: momatwork alle ore 23:59 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
postato da: momatwork alle ore 23:58 | Link | commenti (1)
categoria:rifare il letto, abbracciare la minica
Prima di finire la grande Casa io e l'Uomo dei treni vivevamo in 32 metri quadri (mal) disposti ed ammobiliati: corridoio - bagno - tinello - cucinino - camera.
Nei 32 metri quadri trovarono posto, oltre agli originari arredi anni cinquanta della defunta proprietaria chiamata affettuosamente dal nipote "la vecchia pisciona" e gli oggetti di vaga utilità tipo pentole e vestiti, gli scatoloni contenenti i reperti dei primi trent'anni dell'Uomo dei treni.
I 32 metri quadri facevano parte di un complesso popolare di cui gli inquilini originari, tutti coetanei della vecchia pisciona, o i loro eredi aveva riscattato buona parte dei microappartamenti, chi per continuare ad abitarci, chi per affittarli a dei pezzenti come o più di noi. I pochi rimanenti erano assegnati in parti uguali a tossici, alcolizzati e malati di mente.
Noi eravamo fortunati perché dividevamo il mezzanino con due vecchiette e un appartamento sfitto e la scala con altre vecchiette, due alcolizzate, un tossico presunto e un malato di mente certificato.
L'argomento più gettonato era quindi lo stato di salute della malandata colonia di gatti che stazionava miagolando e pisciando sotto le nostre finestre.
"Il rosso dev'essere finito sotto una macchina..."
"Già... è da un po' che non si vede. E quello senza coda?"
"Eh, anche lui manca da un po'... E anche Trezampe dev'essere prossimo alla fine: non ha mangiato le teste di pesce che gli ho portato tre giorni fa."
"Il guercio invece è tornato. Credevo fosse morto..."
"Sarà il periodo degli amori. Non vedi che la zoppa è di nuovo incinta?"
E via discorrendo.
ALLE SEI DEL MATTINO.
SABATI E DOMENICHE COMPRESE.
Tranne quando cambiava l'ora. In quei giorni il panico s'impossessava delle vecchiette: bisognerà mettere gli orologi un'ora avanti o un'ora indietro? E bisognerà farlo ESATTAMENTE alle due di notte o andrà bene pure alle sei?
E una mattina (alle sei) il dramma. La signora G. che abitava nell'appartamento sopra il nostro e per la quale con nostro sommo gaudio il passaggio dall'ora solare all'ora legale segnava anche il passaggio dalla calzatura invernale (pantofole) a quella estiva (zoccoli) ricevette una telefonata. Ma chi ti telefona alle sei del mattino? A me nessuno, ma alla signora G. telefonava OGNI DOMENICA ALLE SEI la signora Maria per porre il quesito della settimana: qual è il posto più sicuro per riporre i soldi della pensione? Meglio il cassetto del comò o la scatola dei biscotti? Perché quest'anno Natale cade di mercoledì e Pasqua ancora di domenica? È tornato poi il gatto senza coda? Perché il duemila non è un anno bisestile? Bisogna metter gli orologi un'ora avanti o un'ora indietro?
Perché le pareti del ridente coplesso residenziale erano fatte di una carta velina così sottile e la signora Maria era talmente sorda che, comodamente distesi nel nostro letto, potevamo sentire non solo le risposte della signora G. ma anche la sua voce nel ricevitore.
Non si sa mai che non fossimo riusciti a dormire per la curiosità.
"Guarda Maria, non ti preoccupare: stavo appunto cambiando l'ora, quindi bisogna spostare le lancette..."
Silenzio.
Voce nel ricevitore: "Avanti o indietro?"
Silenzio.
Voce nel ricevitore: "Avanti o indietro? Pronto? Pronto?"
"No, Maria, è che stavo appunto sistemando gli orologi quando mi hai telefonato e quindi adesso ho la sveglia sul comodino che segna un'ora e l'orologio in cucina che ne segna un'altra e non so più se devo mettere indietro l'orologio della cucina o mettere avanti la sveglia del comodino."

Mah, per noi, sempre le sei del mattino, sono.
sabato, 29 marzo 2008
... cresce solo nel giardino del re, insegna e mi insegna la mia psicologa infantile.
Ed infatti, secondo lei, non dovrei mai chiedere alla Minica se "vuole" qualcosa (un succo di frutta, una fetta di torta, uscire in giardino, fare un disegno...) ma dovrei proporglielo senza alternative (bevi il succo, mangia la fetta di torta, andiamo in giardino, facciamo un disegno).
Mah, sarà.
Per fortuna la Minica ha già capito tutto e perciò non vuole (o non non vuole) più niente.
Alla Minica "piace/non piace". Tanto. Oppure "le serve/non le serve". O ancora "le manca/non le manca".

Insomma l'era del voglio sembra definitivamente tramontata.
Adesso "le piace tanto" mangiare un ovetto di cioccolata, "non le serve" asciugarsi i capelli, "non le mancano" i vestiti.
In pratica gira nuda per casa, con i capelli umidicci e la bocca impiastricciata.
postato da: momatwork alle ore 23:23 | Link | commenti (7)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
giovedì, 27 marzo 2008
Perché qualsiasi maglietta innocua, qualsiasi pantalone unisex e financo qualsiasi abitino femmineo ma ancora passabile viene sistematicamente perso/strappato/irrimediabilmente macchiato mentre i jeans zampati e incrostati di glitter e le lascive magliette inneggianti alla lussuria in età prescolare riescono a resistere a milioni di lavaggi nei secoli dei secoli amen riuscendo anche a contaminare con toni rosati e lustrini ciò che prima era di un virginale candore?
postato da: momatwork alle ore 13:01 | Link | commenti (7)
categoria:riordinare la camera dei minici, restituire i vestitini
mercoledì, 26 marzo 2008
Forse già tutti sanno che mia suocera disapprova tutto quello che faccio.
Forse non tutti sanno che mia suocera lo fa a ragion veduta, avendo fatto le magistrali negli anni cinquanta ed avendo allevato il migliore figlio al mondo (tutto quello che è venuto dopo, me compresa, è merda).
Ma forse qualcuno ricorda che da più di un anno mia suocera insiste per comprare un passeggino dai cinesi per ammazzarsi/ammazzare la Minica cadendo in qualche dirupo. Passeggino che poi finirà per ingombrare a casa mia, quando lei/la Minica si stuferà di usarlo. Assieme al seggiolino da quattro soldi che vorrebbe comprarsi (ma che non le permetterò mai di usare) nella remota eventualità di dover voler andare a prendere la Minica all'asilo nido, nonostante le abbia fatto presente che, alla data odierna, questo potrebbe avvenire ancora in sole quattro occasioni.
Perché mia suocera è libera solo il mercoledì.
Ma lo scorso mercoledì è stato sfiorato il dramma, perché "la bambina si è messa a piangere non appena mi ha vista". Ora, a me vengono in mente almeno quattro ottime ragioni per cui la Minica si possa essere messa a piangere:
1) perchè le avevo detto che sarebbe venuta a prenderla la nonna-mia mamma e non la nonna-mia suocera e lei ha una memoria di ferro;
2) perché non importa che le dica che verrà a prenderla, chiunque vada vuole sempre qualcun altro;
3) perché per battere mia mamma sul tempo è andata a prenderla troppo presto e a lei non piace andare via dall'asilo quando ci sono ancora tutti gli altri bambini;
4) perché ha due anni e i bambini di due anni qualche volta piangono e non si sa perché.
Però mia suocera ha visto in questo tremendo rifiuto il frutto delle mie oscure macchinazioni, ha capito che non sono poi così insignificante nel minare il radioso futuro che sta preparando per i suoi nipoti e per compensare le ha comprato un triciclo "non importa se non vi piace, tanto lo terrò nella mia macchina".
Perché mia suocera le compra due tipi di regali: quelli che le dà perché ci faccia ciò che vuole e quelli che devono restare a casa sua, non si sa mai che la Minica ci dica: "Perché non andiamo a trovare la nonna chè ho tanta voglia di giocare con la paperetta gialla" oppure "Oggi voglio che venga a prendermi la nonna così faccio un giro in triciclo".
Contenta lei.
Dunque, il triciclo.
Finora la Minica ha usato il vecchio triciclo del Bambino (con mia somma soddisfazione, visto che, non essendo mio, non dovrò un giorno decidere se tenermelo o sbarazzarmene), ma da quest'anno anche la Bambina concorrerà, e con maggior titolo, all'utilizzo del triciclo medesimo. E quindi il problema "un triciclo, due bambine" probabilmente si porrà, visto che la Minica ha cominciato appena ad appoggiare i piedi sui pedali, ma non accenna nemmeno a pedalare e perciò l'eventuale acquisto di una bicicletta (per cui mia suocera è già in pole position nonostante ci sia già la vecchia micro biciclettina del bambino a presentare gli stessi vantaggi/svantaggi del triciclo) mi sembra oltremodo prematura, sempre considerando l'inidoneità morfologica del luogo e quindi l'elevata possibilità di sfracellarsi in un dirupo.
Oltre al fatto che, secondo me, la prima bicicletta è uno di quei "riti" in cui anche l'iniziato deve avere un ruolo attivo, pena il patetico inseguimento del regalato terrorizzato da parte del regalante deluso/infuriato.
Vabbè, il triciclo.
Purché, faccio presente all'Uomo dei treni, se poi la Minica se lo vuole portare a casa se la sbrighino tra loro, perché io ci ho già litigato abbastanza su cose serie per andare a rompermi anche su un cazzo di triciclo.
Ma mai l'avrei creduta capace di arrivare il giorno di Pasqua con un voluminoso pacco, credere di poterlo aprire davanti alla Minica e poi andarsene impunemente con il triciclo sottobraccio. La fine psicologa infantile.

Morale della favola:
Dopo aver sibilato all'Uomo dei treni "O quel pacco sparisce intonso o il triciclo di qui non se ne va", il triciclo è temporaneamente rimasto. La Minica però non ne vuole sapere, perché "il suo" è quello blu.
Oggi (è mercoledì) mia madre andrà a prendere il triciclo e lo riconsegnerà a mia suocera che si presenterà triciclo munita e gongolante all'asilo nido.
Con quali risultati non saprei prevedere.

Ieri gli asili erano ancora chiusi e prima il Bambino è venuto a giocare da noi mentre la mamma si occupava della sorellina e poi siamo andati noi da lui.
Mentre era da noi, la Minica ha fatto qualcosa/non ha fatto qualcosa e lui le ha spiegato che avrebbe fatto meglio a non farlo/farlo altrimenti la mamma "le avrebbe dato le picche".
Finora la Minica guarda con un misto di stupore e curiosità i bambini che vengono "educati" a suon di schiaffetti sulle mani. E mentre ha imparato il significato e non solo della parola "botte" (regalo dell'asilo...), non credo che sappia quello della parola "picche", intesa come schiaffetto o sculaccione educativo.
Mi è sembrato quindi opportuno chiarire che io non do le picche ai bambini, ma che questo non significa che in questa casa non si debbano/si debbano fare certe cose.
"La mia mamma me le dà" ha risposto il Bambino.
"Può essere. In ogni casa ci sono regole diverse." gli ho risposto diplomatica.
E credevo fosse finita lì.
Invece, quando siamo andati noi di là, la Vicina mi ha raccontato divertita che il Bambino le ha raccontato come cosa rara e prodigiosa il fatto che "la mamma della Minica non le dà le picche".
"Può essere. In ogni casa ci sono regole diverse." gli ha risposto diplomatica.

sabato, 22 marzo 2008
C'è chi dice che i corsi pre-parto non servono a niente o che non ti insegnano quello che effettivamente ti servirebbe sapere.
Boh, dipenderà dal corso pre-parto.
Questo è il terzo che faccio, stavolta in maniera un po' distaccata, da osservatrice, e quindi posso dire di avere una certa casistica.
Io al corso preparto che ho fatto per la Minica ho imparato una cosa che mi ha cambiato la vita e che, soprattutto, l'ha cambiata a lei.
A proposito del non tenere i bambini in braccio, del lasciarli piangere o dell'abituarli "fin da subito" ad essere autonomi, per non "viziarli", l'ostetrica-madre ci disse: non c'è un "fin da subito" che inizia con la nascita; sono nove mesi che li tenete in braccio, che rispondete ai loro bisogni, che dipendono totalmente da voi. Non dovete temere che si abituino alla vostra costante presenza di giorno e di notte: ci sono già abituati.
Eppure non li state viziando, li state semplicemente crescendo.
Per quanto possano promuoverla, trovi sempre l'uomo della strada* che ti dice che tanto buttano tutto in discarica.

* La "donna della strada" effettivamente suona peggio...
postato da: momatwork alle ore 10:18 | Link | commenti (4)
categoria:allattare, fare la raccolta differenziata, andare al corso pre parto
venerdì, 21 marzo 2008
Io ve l'ho detto che mi diverto a spezzare le catene di Sant'Antonio e che l'esistenza stessa di un regolamento mi provoca a disobbedirgli, ma se insistete...
E poi Tachipirinha mi ha dato (in privato) della serissima rompicoglioni criticona e allora devo provvedere a smentirla.
E così già qualche tempo fa gallinavecchia mi ha conferito il premio "you make my day" (dai il premio a 10 persone che hanno un blog capace di trasmetterti gioia e ispirazione, un blog che ti faccia sentire bene quando lo visiti. Fai sapere a queste persone di averlo vinto lasciando un commento sul loro blog. Attenzione: lo si puo' vincere piu' volte! ) e mi ero allora ripromessa che sì, che precedentemente avevo favorito dei blog seri e stavolta avrei premiato quelli mi fanno (quasi sempre) sbaccanare e dove veramente passo (quasi) ogni giorno: La Laura, Tachipirinha, (c)assetto variabile, il Mignolo col Prof, Billo, Japhy72, fiammetta 73, le inquiline e serialmama. Sono solo nove, sì. Così non mi smentisco.
E naturalmente nessuno è obbligato a partecipare, soprattutto chi ha pannolini da cambiare...

Poi è stata la volta di tachipirinha che mi invita a svelare sette miei segreti e a rifilare l'incombenza ad altri sette sventurati. Ma come sette? ALTRI sette? Nooo, via, questo lo fanno gli stessi di prima se passano di qua.
Intanto i segreti. Oddio, segreti. Cose che ancora non ho spiattellato. Forse.
Il segreto di Erato: non ho mai scritto una poesia d'amore. Non ho mai scritto una poesia. Mai. Beh, a parte quelle per i cartelloni di laurea.
Il segreto di Calliope: non ho nemmeno mai scritto un libro, ma cominciati sì, almeno cinque. L'unico che abbia avuto un titolo è stato "Il volo dei dragoni", un papocchio fantasy che ho cominciato alle medie e in cui ad un certo punto i dragoni sono pure spariti dalla storia (ma non dal titolo). Sono tutti finiti nella raccolta della carta, per cui non diventerò mai famosa dopo morta, ma posso morire senza vergognarmi troppo.
Alcuni capitoli  "salienti" che mi ricordo ancora me li racconto quando non riesco ad addormentarmi. E dire che non mi piace nemmeno, il fantasy. Sarà per quello che funziona.
Il segreto di Melpomene: ho scritto una sola lettera d'amore. All'Uomo dei Treni, quand'è partito militare.
Il segreto di Talia: l'Uomio dei treni ha fatto il militare per tre giorni. Poi, l'hanno riformato. La lettera d'amore la conservo io perché lui l'avrebbe buttata nella raccolta della carta.
Il segreto di Tersicore: io non ballo, mi vergogno da morire. L'ultima volta che ho ballato è stato al concerto degli U2, a Reggio Emilia, nel 1997. L'Uomo dei treni c'era e ve lo può confermare. Anche perché è stata la prima e l'unica volta che me l'ha visto fare.
Il segreto di Euterpe: quand'ero bambina avrei voluto imparare a suonare uno strumento, ma i miei, conoscendo la mia incostanza avrebbero voluto che lo facessi con la banda, che almeno era gratis. Io invece avrei voluto frequentare una scuola di musica e suonare il pianoforte come C. che aveva gli occhi azzurri ed un giacchino diverso per ogni variazione di mezzo grado di temperatura. Oppure il violino come F. che aveva dei bellissimi capelli rossi raccolti in una treccia che le arrivava fin sotto il culo.
Così non sono andata in banda, nè alla scuola di musica.
Fino a 28 anni, quando mi sono iscritta ad un corso di violino ed F. era la mia maestra. Purtroppo ho smesso prima di cominciare a produrre dei suoni gradevoli, ossia dopo quattro anni (nel caso vogliate iscrivere il vostro pargolo a violino, siete avvisati...), subito dopo aver comprato il violino nuovo, perchè la Minica nella panza si imbufaliva.
Il segreto di Polimnia: fino alle elementari però cantavo nel coro della chiesa. Poi delle bambine più grandi mi hanno pestato e non ci sono voluta andare più.

Questi già sarebbero sette, ma ve ne regalo altri due:
Il segreto di Clio: sono appassionata di archeologia. Però industriale. Se li volete vedere, ho dei bellissimi libri fotografici sulle teste da pozzo e le torri di raffreddamento. No, eh?
Il segreto di Urania: la mia professoressa di scienze delle superiori mi ha riso in faccia quando le ho detto a cosa volevo iscrivermi. Adesso potremmo essere colleghe. Per fortuna mia e dei vostri figli, non lo siamo.

postato da: momatwork alle ore 15:04 | Link | commenti (10)
categoria:fare pasticci, aggiornare il blog
lunedì, 17 marzo 2008

Qualche tempo fa un'insegnante si era gentilmente offerta di rispondere ad alcuni miei dubbi sul metodo montessori. Ho provato a contattarla privatamente, ma per ora non ho avuto risposta. Vabbè, tanto sarebbe stata dura cercare di esprimere tutte le mie perplessità in maniera organica ed ordinata, perciò tanto meglio se lo faccio confusamente qui. Non si sa mai che ci ripassi.
Dunque, una delle perplessità riguarda come si è evoluto il metodo montessori, dopo la morte della Montessori. In Italiano, oltre ai principi generali, non ho trovato quasi niente, ma forse non ho cercato abbastanza.
Ci sono i libri della Honegger Fresco, Abbiamo un bambino e Una casa a misura di bambino che si ispirano ai principi del metodo montessori e poco più.
L'ambiente americano è molto più vivace. Il metodo montessori sembra molto in voga tra le homeschooler e ci sono mailing list, gruppi di discussione, forum e venditori online di manuali e materiali montessoriani.
Già, i materiali.
Io finora ho comprato dei manuali costosissimi nonostante il cambio favorevole (di cui le homeschooler americane parlano molto bene) e mi sono iscritta ad una economica newsletter.
I primi non prevedono, per ora, l'acquisto di materiale specifico e tutti gli esercizi, che molto all'americana vengono spiegati passo passo, possono essere realizzati con materiali facilmente reperibili in casa o sostituibili con altri. Forse perché una ha già speso tutto per comprare i manuali.
La seconda invece, pur avendo delle sezioni DIY introduce, anche per i piccolissimi, degli esercizi che richiedono dei materiali dai prezzi proibitivi.
Anche perché è abbastanza facile trovare qualcuno che spenda 30€ per regalarci un aggeggio plasticoso che suona s'illumina e parla in sette lingue, molto meno trovare qualcuno disposto a spenderne altrettanti per una scatola di legno con un buco (e qui mi conforta la Grazia Honegger Fresco che sostituisce la regolamentare scatola col buco con un barattolo di caffè). Ma siccome finora ho molto risparmiato sui cosiddetti "giocattoli educativi", che chissà perché vengono regalati a bambini piccolissimi e poi basta, credo che prossimamente mi farò regalare qualcosa spacciandolo per tale.
Qualcosa che non ho la più pallida idea di come fare, ad esempio, come le serie di knobless cilinders e knobbed cilinders (è abbastanza significativo il fatto che in Italiano non sappia nemmeno come si chiamino questi aggeggi...).
E il resto, tempo ed abilità permettendo, proverei a farmelo da me.
Come i vari sandpaper letters e sandpaper numerals.
E siccome se c'è una cosa che proprio non manca in questa casa è la carta vetrata, ho chiesto all'Uomo dei treni se per caso ne avesse di diversa grana ma dello stesso colore.
"Forse", mi ha risposto, intuendo che non intendevo farne un uso ortodosso.
Infatti ne aveva un pacco intero sul tavolo del suo antro.
Infatti avevo intenzione di farne una touch board e delle touch tablets, ovverosia un pezzo di legno con attaccati dei rettangoli di carta abrasiva a grana crescente (quella che ho rubato all'Uomo dei treni era 40-60-80-100-120) e degli altri pezzi di legno su cui sono attaccati a coppie dei fogli di carta abrasiva della stessa grana.
Naturalmente, se avessi fatto a tempo debito quello che ho fatto adesso, ovverosia cercare su google immagini "montessori touch tablets" e "montessori touch board", se non avessi voluto per forza utilizzare pezzi di legno troppo spessi che già avevo in casa, non mi fossi messa ad incollare carta vetrata alle undici di sera, non fosse finito l'attack a metà lavoro e soprattutto non avessi ascoltato l'Uomo dei treni che sosteneva che er incollare carta su legno la cosa migliore era utilizzare abbondante colla vinilica, l'esperimento sarebbe molto più simile agli originali.

 


Comunque, a spesa zero e in un quarto d'ora di lavoro, questo è quanto:


E, a proposito di gusti e sapori, ieri la Minica ieri ha mangiato la sua prima micropastina con l'omogeneizzato di carne.
Che per avere due anni e tre mesi, non c'è male.
postato da: momatwork alle ore 11:23 | Link | commenti (1)
categoria:cucinare, abbracciare la minica, chiacchierare con i vicini

E nonostante tutti questi avvenimenti, la scorsa settimana mi sono data allo shopping sfrenato ed ho comprato quindici paia di mutande.
Taglia due anni.
:)

Useful tip: se anche vostro figlio/figlia smania per fare da solo/a, vi consiglio di non ripetere il mio errore, ma di procurarvi delle mutande delle quali sia riconoscibile l'esterno dall'interno, il davanti dal dietro e da quale buco devono entrare e da quali uscire le gambe. In caso contrario... buon divertimento!

postato da: momatwork alle ore 11:16 | Link | commenti
categoria:lavare i pannolini, lavare il pavimento, abbracciare la minica

E mentre aspettavo l'annuncio della nascita di A., ho ricevuto un altro SMS.
Cari mamma e papà, mi congratulo con voi per la nascita del vostro primogenito, sono contenta che stia bene e capisco che tale avvenimento vi abbia un po' frastornato, ma se non ho il vostro numero in rubrica e non vi firmate almeno col nome, come cacchio faccio a capire chi siete?

postato da: momatwork alle ore 11:07 | Link | commenti
categoria:parlare con altre mamme, cercare quello che ho perso, fare una telefonata
L'unica persona che conoscessi e nella cui famiglia ci fossero due prime figlie femmine e poi un maschio, ha avuto la terza femmina.
Evidentemente il gene è recessivo.
postato da: momatwork alle ore 10:59 | Link | commenti (3)
categoria:parlare con altre mamme, fare una telefonata
martedì, 11 marzo 2008
Oggi il mio collega mi ha detto che gli ricordavo quella statua...la... la... ma com'è che si chiama?  La...

La Venere di Willendorf.
venere_di_willendorf4Ma come avrò fatto ad indovinare?
postato da: momatwork alle ore 21:14 | Link | commenti (3)
categoria:andare a lavorare, darsi una sistemata
Mia suocera è ipocondriaca.
Per gli altri.
In particolare per noi.
Beh, forse per me non poi così tanto, ma in quanto momentaneamente portatrice di SUO NIPOTE, ultimamente lo è anche per me.
E siccome io sono un’incapace, deve assicurarsi personalmente che SUO FIGLIO e SUA NIPOTE mangino cibi sani ed equilibrati, vadano di corpo regolarmente ed usino i prodotti più opportuni per idratare la pelle, prevenire i malanni ed eventualmente curarli con dosi massicce di medicinali.
La mia condotta non preventiva e non farmacologica (che poi è anche quella del mio pediatra e della mia ginecologa non interventisti) non è ben vista, perciò se i due pargoli si ammalano, e se non guariscono immediatamente, è perché io non glieli tratto abbastanza bene, si sa.

Qualche giorno fa, mia suocera mi rende edotta sul fatto che i cibi confezionati contengano molte sostanze nocive: conservanti, coloranti, glutammati, addensanti… ma va'?
Però è sicuramente vero: l’ha visto in TV.
E siccome io la TV non ce l’ho, sicuramente queste cose non le so.
Mia suocera in TV scopre continuamente delle cure per malattie che non abbiamo.
E per fortuna non ha Sky.
L’Uomo dei treni ad esempio non dovrebbe mangiare peperoncino se ci tiene alla prostata. Il fatto che lui non ami molto il cibo piccante e che la sua razione è, forse, di due peperoncini accidentalmente ingurgitati all’anno è completamente irrilevante. E se gli è venuto il cacozzo, domenica è sicuramente per colpa di qualcosa che ha mangiato a casa del mio collega qualche sera prima. Cena alla quale siamo andate io e la Minica da sole, mentre lui era a teatro.

Ma siccome ogni tanto bisogna una suocera bisogna anche compiacerla, mercoledì mi sono fatta beccare con le mani nel sacco. Anzi, le mani nel sacco, quello delle pseudo-patatine del Bambino, insufflato di chissaccosa aromatizzato alla paprica, ce le aveva la Minica.
Ma tanto la Minica non ce l’ha, la prostata.
E mentre lei rendeva edotta la mia vicina sul fatto che i cibi confezionati contengono molte sostanze nocive e la mia vicina se ne sbatteva altamente visto che in casa sua non entra alimento che non sia avvolto in un packaging accattivante, non sia prodotto da una multinazionale, non contenga almeno cinque ingredienti potenzialmente nocivi, i principi nutrizionali di uno sputo e un gadget plasticoso quanto inutile, io ho scavato loro gratuitamente una cantina da quanto sono sprofondata nel pavimento.
Poi siamo andate a casa e lei ha tirato fuori la merenda per la Minica. Perché quando viene a casa mia mia suocera non solo si porta le cose da casa, le porta a SUO FIGLIO e a SUA NIPOTE, rigorosamente in monoporzione, e se le offro qualcosa la rifiuta con la decisione e la gentilezza che si riserva ad una coppa di veleno.
Mercolerdì aveva portato una vaschetta di fragoloni giganti, di cui la Minica è particolarmente ghiotta e che si è sbafata immediatamente. Poi mi ha chiesto se adesso sarebbe nato il fratellino, visto che le dico sempre che sarebbe nato quando ci sarebbero state le fragole.
Sorvolando su questo particolare, ho ritenuto anch'io di dover rendere edotta mia suocera che per economia, salute ed educazione preferirei che si mangiasse frutta e verdura di stagione.
“Ma è già cominicata la stagione delle fragole!” Mi ha risposto.

Già. Forse al supermercato è già comiciata.
domenica, 09 marzo 2008
Sarà da un mese che ho le contrazioni. Quelle finte, che, metti qualcuno arrivi qui cercandole, si chiamano di Braxton-Hicks e non sono un sintomo di niente, parola di una che le ha già avute a partire dal sesto mese e poi ha sforato la DPP.
Però da venerdì pomeriggio si sono fatte molto più intense (la sensazione è quella di qualcuno che, all'improvviso, gonfi un manicotto come quello dello sfigmomanometro attorno alla tua panza e ti lasci lì, per qualche decina di minuti, senza fiato e bloccata nei movimenti...) e così frequenti da cominciare ad essere dolorose. Sono continuate per tutta la notte e al mattino ho avuto anche un accenno di diarrea.
Metti che qulcuno arrivi qui senza saperlo, la diarrea può essere uno dei prodromi del travaglio.
Siccome è un bel po' troppo presto per partorire, ho detto all'Uomo dei treni che c'era la remota possibilità che si dovesse andare in ospedale a farmi dare un'occhiata, quindi vedesse di non sparire.
L'Uomo dei treni, che notoriamente non si lascia prendere dal panico quando compare un'ombra sulla mia tempra d'acciaio è andato in paranoia finché ieri sera sono passate.

Da stamattina è seduto sul cesso in preda a delle contrazioni fortissime. Ci manca solo che si metta a gridare "Sto per partorire! Sto per partorire!"

Non è colpa mia se una diarrea devastante a me si manifesta con un po' di mal di pancia.
postato da: momatwork alle ore 11:03 | Link | commenti (11)
categoria:andare dal dottore, lavare il bagno, sbaciucchiare l udt
venerdì, 07 marzo 2008
... chi è l'ostetrica che tiene il corso pre-parto?
Quella che ha fatto nascere la Minica.
:)

Mercoledì avevamo il primo colloquio con le maestre.
Fa paura detta così, eh?
Sì, vabbè, in realtà abbiamo avuto molte occasioni di confrontarci nei primi giorni di inserimento e poi quando sono venute a trovarci a casa, però il primo colloquio è sempre il primo colloquio.
Anche per loro, naturalmente, nonostante fossero state avvertite della mia logorrea e della cazzarolaggine dell’Uomo dei treni da parte della mamma dell’Amichetto: io sicuramente non ho deluso le aspettative ed anche l’Uomo dei treni ha dato un piccolo assaggio di quello che combinerà in occasione della festa del papà, quando ci sarà l’open day: “I papà al nido” (per fortuna l’open day “I nonni al nido” c’è già stato…).
Nella settimana di carnevale c’è stato il cambiamento repentino: siamo ripassati da lacrime al risveglio, lacrime vestendosi, lacrime per uscire di casa, lacrime in macchina, lacrime all’asilo a “ciao mamma!” e chi s’è visto s’è visto. E stavolta sembra un cambiamento stabile. Anzi, vorrebbe andare all’asilo anche sabato e domenica.
La causa della crisi sembra fosse una canzone che annunciava il pranzo alla fine della quale i bambini lanciavano un urlo liberatorio. Alla Minica questa cosa proprio non andava giù: a casa mi parlava confusamente di lupi (che invece non c’entrano nulla…) e di bambini che gridano ed io avevo pensato fosse una storia che avevano letto, ma, parlandone con le educatrici, non ne eravamo venute a capo. Quando si sono accorte che era la canzone a farla andare in tilt esattamente all’ora di pranzo, hanno adottato ina strategia per risolvere e giustamente non girare attorno al problema (e che non mancherò di provare la prossima volta che Pingu ne combina una delle sue…). Me l’hanno spiegata ed io ve la ripropongo: per qualche giorno non hanno messo la terribile canzone, tanto per vedere se era proprio quella la causa del problema. Poi l’hanno rimessa e, ai primi segni di disagio, una maestra ha preso la Minica in braccio e le ha detto che neanche a lei piacevano le urla alla fine della canzone e allora, per non sentirle cos’avrebbero potuto fare? Si sono tappate le orecchie. Così per qualche giorno ancora. Poi la Minica le orecchie se le tappava da sola alla fine della canzone ed ora nemmeno ci fa più caso.
Abbiamo poi parlato delle altre strategie che ha messo a punto autonomamente, come l’individuazione di un oggetto transizionale, il famoso Pingu (che, a ben vedere non è un oggetto di transizione nei confronti di casa sua, ma della casa della nonna, dove Pingu risiedeva stabilmente pur non svolgendo un ruolo così determinante), del buon rapporto che ha col cibo e, a dispetto di tutte le previsioni, col sonnellino pomeridiano.
Adesso però abbiamo un altro problemino: è vero che durante il giorno la Minica è nuovamente allegra come prima, ma a momenti simula comportamenti molto infantili e chiede le cose piagnucolando e balbettando onomatopee. La cosa mi ha un po’stupito perché se regresso doveva esserci, me lo sarei aspettato dopo la nascita del Minichino e non prima. La cosa mi ha pure parecchio infastidito, a dir la verità, perché i bimbetti piagnucoloni non riscuotono le mie simpatie (uomo avvisato, mezzo salvato…), per cui ho finora cercato di spiegarle che avrebbe ottenuto più facilmente una soluzione al problema se si fosse spiegata a parole, senza piagnucolii.
Tanto per ribadire sono contenta di questa esperienza al nido, questo comportamento l’hanno notato anche loro, ma pensavano fosse una strategia che metteva in atto con qualcuno in famiglia. Mettendo insieme i pezzi, invece, abbiamo capito che è l’imitazione del bambino A., non angraficamente il più piccolo, ma il più infantile dell’asilo in quanto a comportamento, a sua volta una probabile imitazione del fratellino di soli 11 mesi più piccolo (che non frequenta lo stesso nido). Infatti la prima volta che l’ha fatto con me ci stavamo cambiando assieme al bambino A. e alla sua mamma e uno dei versi che ha cominciato a fare è “Ne-nne”, ovvero una storpiatura del nome del fratellino minore.
E così, già che ci eravamo scaldati, ho espresso le mie perplessità sulla Scuola dell’Infanzia. Sui piatti, sulle attività, sui cartoni animati, sui libri. Sulla religione ho sorvolato, c’era già troppa carne al fuoco.
Soprattutto su come la Scuola dell’Infanzia, in particolare quella statale, sembri indietro di qualche decina d’anni rispetto ai nidi comunali e ci sia un bello scarto anche nei confronti delle Scuole dell’Infanzia comunali (per noi, grazie alla demenziale logica delle iscrizioni, tutte proibitive se fossimo rimasti fuori dall’unica opzione logisticamente accettabile, per la quale avevamo però pochissimi titoli di preferenza). Mi hanno confermato, ad esempio, di star meditando di passare dai piatti in plastica rigida a quelli in ceramica, visto che le rotture (con bambini di 12-36 mesi!) sono episodi occasionali. E poi che il vantaggio dell’elevato rapporto educatrici/bambini permette loro di non essere solo delle sorveglianti della quiete pubblica, ma di dedicarsi ad attività psicologicamente e manualmente più impegnative del colorare una fotocopia.
E poi… i libri. Nell’asilo nido della Minica ci sono due tipi di libri: i libri a libera disposizione dei bambini, con le pagine cartonate, le figure da guardare e le storie semplici che possono “leggere” autonomamente ed i “libri importanti”, su uno scaffale più alto. I “libri importanti” vengono letti da una maestra ad un gruppetto di bambini che poi ne discute, ne fa un disegno o una piccola drammatizzazione. I “libri importanti” parlano di una mamma che va a lavorare, di un fratellino che sta per nascere, della paura, della rabbia e degli altri sconvolgimenti che possono avvenite nella vita di un bambino. I “libri importanti” vengono scelti dalle educatrici ed acquistati in una libreria meravigliosa (quella dove anch’io mi rifornisco, vabbè…). I “libri importanti” si possono anche portare a casa, ma solo per leggerli con mamma e papà.
Quando sono andata a vedere la Scuola dell’Infanzia della Minica un paio di mamme volenterose stavano incartando dei nuovi acquisti per la biblioteca.
Non ho idea di chi li abbia scelti, ma credo li abbia pagati a peso.
mercoledì, 05 marzo 2008
Se il vostro bambino volenteroso ritirasse la biancheria stesa, appallottolasse alla rinfusa calze e mutande in un cassetta della frutta e poi la lasciasse in mezzo alla camera;
Se voi apparteneste ad una strana religione per cui tollerate che vi sia un  disordine pazzesco in vista, ma non che ci sia del disordine nascosto negli armadi e quindi vi si ponesse il dilemma "la lascio lì finchè non si svuota autonomamente" o "le disappallottolo e le ripongo in massimo ordine";
Quale strategia educativa adottereste per correggere tale comportamento?

A) Una strategia montessoriana, lasciando che il bambino scopra autonomamente il suo errore e si corregga;
B) Una strategia steineriana, riconoscendo nelle calze appallottolate una libera espressione della sua personalità e del suo spirito artistico;
C) Una strategia di comunicazione non violenta, dicendo che lo ringraziate per il gesto gentile sebbene vi avrebbero reso più felici delle calze non appallottolate;
D) Una strategia tradizionale, spiegandogli come in questa casa si piegano le calze e le mutande da che mondo e mondo;
E) una strategia repressiva, svuotando la cassetta sul pavimento e dicendogli che non esca dalla camera prima che le calze e le mutande siano piegate in massimo ordine;
F) una strategia subdola, aspettando che lo legga nel blog.
postato da: momatwork alle ore 11:50 | Link | commenti (12)
categoria:sbaciucchiare l udt
lunedì, 03 marzo 2008
Purtroppo la tentazione è molto forte. Quando si entra nel gorgo delle mammematte (sì, parliamo ancora di mammematte…) se ne trova sempre qualcuna che è un po’ più matta di te. A te sembrava che usando i pannolini lavabili fossi già matta a sufficienza e scopri che oltre a questo ci sono molte altre cose che si possono fare.
Appunto, che si POSSONO fare, non che si DEVONO fare per forza, pena la revoca della patente di mammamatta e la pubblica lapidazione da parte delle altre mammematte. Io sono stata lapidata più volte e devo dire che mi sono anche un po’ stufata di essere sempre la più convenzionale delle mammematte (oltre che la più matta delle mamme normali). Seconde me è più utile essere tutte un pochino più matte, piuttosto che arroccarsi in poche in manicomio.

Potrebbe quasi sembrare una parola come un’altra, finchè non ne intuiscono il potenziale.


postato da: momatwork alle ore 12:34 | Link | commenti (6)
categoria:abbracciare la minica
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