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mercoledì, 30 aprile 2008
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
venerdì, 25 aprile 2008
Sì. Quasi.
Ma non quella che pensate voi.


postato da: momatwork alle ore 10:36 | Link | commenti (3)
categoria:fare la valigia
giovedì, 24 aprile 2008
Sì, lo so, la Minica non ha nemmeno due anni e mezzo.
Però, diciamoci la verità, quand'altro mai mi capiterà un periodo in cui avrò ore ed ore per fare pasticci indisturbata?
E poi non è il caso che mi metta a fare lavori pesanti.
E poi del preventivo della libreria, stavolta da parte di un falegname, il Grande Lavoro previsto per il pre-Minichino, neanche l'ombra, perciò figuriamoci.
E poi i sandpaper numerals sono stati introdotti anche nella mia newsletter per infants e toddlers. Per farci che cosa? Mah, sostanzialmente questo.
E poi la Minica sa contare fino a otto (a volte dimenticando il sette) in maniera fittizia e fino a tre in maniera reale, quindi, perché no?
E poi è vero che questo potrebbe andare nel novero dei (pochi) lavori finiti, però essendo il primo di una serie che comprende anche le sandpaper letters in varie fogge potrebbe anche essere l'inizio di un lavoro lasciato a metà.
E poi sto raccogliendo idee e materiali per altri progettini, ma sono ancora in alto mare.
E allora? Magari voi siete più brave di me o avete figli più grandi.
E poi si sa che internet è un pozzo senza fondo e io ci continuo a pescare, pescare, pescare e non riesco a mettere in pratica nulla.
Se non farmi dire: "Mamma, basta inte(r)net!" da mia figlia, naturalmente.
Ma questa è un'altra storia.

Un'altra premessa è che io non ho mai visto dal vivo questi sandpaper numerals, quindi mi sono basata solo sulle foto che ho trovato in giro, tipo queste:

numerals_2numerals_1














solo per scoprire che ne esistono di diverse fogge, stampate o corsive, europee o americane, ma sostanzialmente sono 10 tavolette di legno della stessa dimensione indefinita, dipinte di verde, su cui sono attaccati le cifre da 0 a 9 (questo è l'ordine corretto) ritagliate nella carta abrasiva.
Il tutto per una cifra non esattamente modica.
E quindi perché non provare?
Di versioni fai da te ho trovato questa (naturalmente DOPO aver fatto i miei) dove ci sono anche le modalità di presentazione dell'attività (che fa parte integrante dell'attività stessa, se non la si vuole considerare un "giochino") ed alcune varianti, oltre alla confortante informazione che è un'attività plausibile da iniziare a due anni e mezzo.
Ma prima avevo trovato questa a proposito delle sandpaper letters, dove una mamma dopo una serie di esperimenti con la carta abrasiva ha invece utilizzato il feltro adesivo. Allora l'ho cercato, ma l'ho trovato solo di colori infami. Alla fine ho trovato del velluto adesivo, ma solo verde, rosso, blu e nero ed ho pensato di realizzare numeri e lettere in negativo, ossia lasciando il legno del suo colore naturale e ritagliando i numeri nel velluto verde, le vocali nel velluto blu e le consonanti nel velluto rosso. Su queste ultime due esistono due scuole di pensiero (vocali blu/consonanti rosse oppure vocali rosse/consonanti blu),  il rosso è più o meno intenso fino a diventare rosa e la Y può essere sia una vocale sia una consonante.
Io ho adottato la versione vocali blu/consonanti rosse e la Y di grazia che l'ho considerata una consonante. Ma stavamo ancora parlando dei numeri.

Dunque la prima cosa da decidere è dove li si vuol mettere. I materiali montessori originali, infatti sono sempre corredati di una scatola apposita. Una bella soluzione potrebbero essere i cassetti della cassettiere förhöja, larghi 9 cm internamente (perché non la trovo più nel catalogo? Eppure l'ultima volta che sono stata all'IKEA c'era...) o (più brutta, ma più economica) della cassettiera Fira, larghi invece 10 centimetri, e dove potrebbero starci anche le varie fogge di sandpaper letters (stampatello maiuscolo, stampatello minuscolo, corsivo maiuscolo e corsivo minuscolo).
forhojafira










Va da sè che le tavolette dovrebbero essere un po' meno larghe, ma siccome alla scatola ci ho pensato DOPO, me le sono fatte tagliare esattamente di 10 centimetri di lato.
E per fortuna che ho rimediato un ormai introvabile portacassette (alienando le cassette dell'Uomo dei treni, ma vabbè... sì, le cassette... avete presente quelle cose per ascoltare la musica... quelle che si trovavano srotolate nei fossi dopo che il mangianastri della macchina le aveva fagocitate...).

Quindi:
- 10 tavolette di compensato marino 10 cm x 10 cm (alla fine le ho fatte quadrate) fatte tagliare dal falegname (sì, lo stesso del preventivo, ma queste me le ha fatte subito...) perché la nostra troncatrice non era sufficientemente figa (o forse l'Uomo dei treni non aveva voglia di tagliarmele) e comunque sarebbe stato meglio levigare i bordi (ma l'Uomo dei treni non aveva voglia di fare nemmeno questo);
- 20 cm di velluto adesivo verde (così basterà anche per eventuali ulteriori dieci tavolette con una grafia corsiva);
- PC con stampante;
-forbici, colla a carta.

PC, stampante, forbici, colla e carta servono per stampare le lettere (stampate al contrario naturalmente... lo dico, non si sa mai...) ed appiccicarle al retro del velluto adesivo per ritagliarle.
Per i numeri ho usato banalmente il carattere Arial, mentre sono ancora alla ricerca di una soluzione ottimale per le lettere.
Nel frattempo però ho trovato un velluto adesivo marrone cacchetta e quindi:
- 1 bomboletta spray di colore verde per lavoretti creativi (avendola pagata di più di quelle che compra l'Uomo dei treni voglio illudermi che sia meno tossica)
- 1 metro di velluto adesivo marrone cacchetta (così ne ho anche per le lettere di tutti i formati e non se ne parli più).



Ho seguito più lo stesso procedimento delle lettere di feltro adesivo, ad eccezione dei contrassegno sull'orientamento delle tavolette e dei punti iniziali e finali per tracciare i numeri, tanto si possono sempre aggiungere in seguito.
Et voilà:















E se qualcuno si chiede se alla Minica gliene freghi qualcosa, la risposta è sì:



(E se qualcuno invece si chiede perché se ne stia col giubbino in casa, la risposta è: perché no?
mercoledì, 23 aprile 2008

...mi devono tutti rompere le balle proprio l'ultimo giorno?



postato da: momatwork alle ore 12:51 | Link | commenti (3)
categoria:andare a lavorare
lunedì, 21 aprile 2008
Ieri la Minica si è dimenticata nonsocché in giardino e quando se n'è resa conto si è sbattuta una mano dulla fronte ed ha proferito un "Che Bona che son!"
A chiunque abbia una vaga familiarità con il dialetto veneto non può non venire in mente una curiosa assonanza con una frase molto più pertinente alla situazione.

Urgono provvedimenti e ravvedimenti.
postato da: momatwork alle ore 13:13 | Link | commenti (9)
categoria:abbracciare la minica
domenica, 20 aprile 2008
È che quando ti si rompe la lavastoviglie non devi pulire il pavimento della cucina.
Ma quello del piano di sotto.
:(
postato da: momatwork alle ore 16:45 | Link | commenti (3)
categoria:pulire la cucina, lavare il pavimento, riparare la casa
Che mater semper certa est, pater nunquam.
Si parlava del fattore Rh e dell'eventuale profilassi in caso di madre negativa e padre positivo, (s)fortunata circostanza in cui potrei trovarmi. Potrei, perché invece potrei essere fortunata ed anche il Minichino potrebbe essere, come già la Minica, Rh negativo e quindi non servirebbe la profilassi.
Come da manuale, però, in entrambe le gravidanze e con cadenza mensile, ho fatto il test di Coombs indiretto, che consiste (dal mio punto di vista) in un'ulteriore fialetta di sangue e in un questionario da riempire ogni volta (È mai stata trasfusa? Ha avuto in prprecedenza aborti? È in stato di gravidanza? Ha recentemente fatto l'aminiocentesi? E così via).
E vabbè.

Anche un'altra mamma è Rh negativo, ha fatto l'amniocentesi e quindi la profilassi, perché anche in questo caso potrebbe esserci stata una contaminazione tra il sangue della mamma e quello di un bambino eventualmente Rh positivo, come il papà.
Ma anche il mio compagno è Rh negativo*, ci informa.
Sorge spontanea la battutaccia: sì, il tuo compagno sì, ma il padre del bambino?
Insomma questa ha fatto la profilassi perché il suo ginecologo sostiene che mentre l'identità della madre è certa, sul padre non si può mai essere sicuri.
Sì, gli altri potrebbero non esserlo, ma lei lo è?
Ed una volta informata sui possibili rischi ha senso mentire al suo medico?
E se non sta mentendo al suo medico, perché gli permette di insinuargli che lo stia facendo?

* se la mamma è Rh negativo un primo Test di Coombs è invece necessario perché la contaminazione potrebbe derivare da una precedente trasfusione o, se non si è mai state trasfuse, da un precedente aborto anche non individuato perché avvenuto nelle primissime settimane, con un altro partner Rh positivo.
postato da: momatwork alle ore 10:04 | Link | commenti (8)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
Time: 04.45 CET
Location: sul vasino in bagno*.

"Perchè il gatto è nero**?"
Di notte non solo tutte le vacche sono nere.

* Siamo ufficialmente spannolati H24.
** Il nostro gatto NON è nero.
postato da: momatwork alle ore 09:46 | Link | commenti
categoria:lavare il pavimento, lavare il bagno, abbracciare la minica
venerdì, 18 aprile 2008
... è che non ti crede nessuno quando sostieni di poter ottenere con le buone ciò che non otterresti con le cattive.
Ad esempio di convincere una bambina di due anni a farsi ispezionare la bocca dal dottore. Se qualcuno crede che basti dirle: "Apri la bocca, amore" perché si lasci mettere le dita in bocca da un estraneo o è un miracolato o non ha molta dimestichezza con i bambini di due anni e mezzo.
Nella fattispecie noi abbiamo cominciato col lavaggio del cervello ieri sera e stamattina nello studio del dottore ero moderatamente convinta di riuscire a farle mostrare la lingua per vedere se quella macchia che vedo io è un'afta come quelle con cui una simpatica untrice coi codini ha infestato l'asilo e se è questa, e non un menù particolarmente adattato al palato di bambini schizzinosi, la causa di un'insolita inappetenza selettiva.
Invece quando ho messo in atto la mia tecnica di ipnosi regressiva nello studio del pediatra (ti ricordi che ieri sera abbiamo detto che saremmo venute dal dottore e gli avremmo mostrato la lingua e bla bla bla bla bla bla...) lui mi ha liquidato dicendo che il mio l'avevo già fatto e che adesso avrei dovuto solo tenerla ferma.
È vero che siamo entrate con più di un'ora di ritardo.
È vero che c'erano altri tre piccoli pazienti in attesa.
È anche vero che il pediatra ci ha rimediato un morso, un calcio nelle palle e un manrovescio che gli ha fatto volare gli occhiali, il tutto per non vedere niente e liquidarci con un "secondo me non è un'afta e se lo è, passerà".
Così siamo andate a consolarci con un gelato che, come dice il manuale del bravo attached parent, non era una ricompensa per chi si fosse comportato bene, ma una tappa della nostra mattinata.
Almeno il gelato era buono.
martedì, 15 aprile 2008
Non ci ho creduto.
Non ci credo.

La prossima volta che si andrà a votare la Minica sarà in seconda elementare.
Almeno lei sarà contenta di stare a casa per un paio di giorni, via.
postato da: momatwork alle ore 14:25 | Link | commenti (11)
categoria:andare a votare
lunedì, 14 aprile 2008
Siete delle patite dell'ecografia turistica ma non potete permettervene una a settimana?
O avete letto da qualche parte che troppe ecografie potrebbero danneggiare il feto ma morite dalla voglia di vedere vostro figlio?
Niente paura, da oggi (anzi da ieri) c'è Mia Suocera®.
Mia Suocera® mi guarda la pancia e, siccome lei parla in Italiano, mi dice "Che bello che è!"
Chi? Che cosa?
Il giubbotto? L'ho preso l'altr'anno.
Il maglione? Quello ce l'ho a un pezzo.
No. Suo Nipote®.
Capito?
Non quanto sono bella io che, vabbè, assomiglio alla Venere di Willendorf ed, ormai è ufficiale, ho sforato il peso che avevo raggiunto con la Minica a fine gravidanza ma mi vedo molto dolce e materna e quei chili in in viso mi fanno sembrare meno deperita e malaticcia del solito (impressione che in condizioni normali di peso si interrompe alla base del collo).
Non quant'è bella la mia pancia che ancora non accenna ad abbassarsi ed è grande e tonda come se avessi mangiato un'anguria. Anzi, se avesse un coltello me la squarcerebbe subito, inutile involucro che nasconde alla vista degli altri ma non alla sua il Prezioso Pargolo®.

Insomma Mia Suocera® ci vede attraverso l'epidermide, la ciccia e pure il sacco amniotico.
Ed io, che aspetto a farmi da parte?
postato da: momatwork alle ore 22:00 | Link | commenti (2)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera, darsi una sistemata
...oppure ha bevuto una bottiglia di skele-gro. Insomma il Minichino nella panza in questo fine settimana è passato da gattone dai movimenti felpati a cagnetto che sotterra un osso sotto le mie costole.
Son sensazioni.
postato da: momatwork alle ore 21:21 | Link | commenti
categoria:passare in libreria, riordinare la camera dei minici
Che anche se le ecomamme stanno diventando un fenomeno (da baraccone?), quella di un maternità (genitorialità?) più naturale è una causa persa.
E a me di solito piacciono le cause perse.
E che l'ostetrica che mi ha aiutato a far nascere la Minica ( e non già più quella che ha fatto nascere la Minica... la Minica l'ho fatta nascere io...) avrebbe contribuito maggiormente alla causa se fosse rimasta in sala parto.
Sì, capisco che dopo molti anni una si stufi dei turni di notte e che si stufi anche di combattere sul campo. Perché, e questo l'avevo capito da subito ma ci ho messo un bel po' a tirarglielo fuori, la situazione che avevo trovato con la Minica due anni e mezzo fa e che già non era più quella di qualche anno prima (ma io allora non potevo saperlo) si è andata ulteriormente deteriorando.
Insomma anche nel Piccolo Ospedale è ormai questione di trovare l'ostetrica giusta (o quella sbagliata, dipende dai punti di vista). E nel mio caso, siccome una delle ostetriche giuste è lei, l'altra sarà in maternità e una terza, l'ostetrica-mamma dell'altro corso pre-parto potrebbe essere in malattia, non è che mi restino molte possibilità.
Quando l'ho incontrata in sala parto mica lo sapevo che era una delle più sfegatate; l'ho capito adesso, al corso pre-parto. E l'ha capito pure lei che, mentre si parlava di libri consigliati/sconsigliati mi ha chiesto inquisitoria: "Ma che cosa stai leggendo, tu?" ed io ho confessato che, insomma, stavolta ci sono andata giù pesante e che, certamente, non è un libro che sarei stata in grado di leggere alla mia prima esperienza, ma insomma, adesso sì, adesso non ho paura del  parto, ma ho paura di un certo tipo di parto e che sì, insomma, ho appena finito la Ina May Gaskin.
E lei ha sorriso.
Ma l'hanno capito anche le mie compagne di corso, solo che per loro il parto è ancora un inevitabile e fastidioso ostacolo tra loro ed il loro bambino e non già, com'è diventato per me DOPO aver provato cosa significa un parto completamente naturale, un meraviglioso rito di passaggio che rischia di essere rovinato dalla smania di interventismo. E ne sono ancora più convinta adesso che a mente fredda e collo dell'utero chiuso so che se fosse diventato un parto operativo o un cesareo, sarebbe stato veramente un intervento necessario e lo avrei accettato come tale.
Però.
Però forse perché è una delle sue prime esperienze tende, come già l'ostetrica-bambina dell'ospedale dove non ho partorito, a farsi trascinare fuori dal seminato e a non esaurire un argomento in maniera schematica ed organica.
Però proprio perché sono un gruppo eterogeneo (c'è quella che ha già fatto gli accertamenti per l'epidurale, quella che preferirebbe la "certezza" del cesareo, quella impanicata e quella tranquilla, ma col marito impanicato) e per loro il parto è una grande incognita hanno bisogno che gli argomenti siano esaurientemente trattati in maniera schematica ed organica e non lasciati sulle loro spalle al motto di "una mamma lo sa, quello che deve fare".
Però nonostante il corso non sia collegato ad uno spedifico ospedale (ma tutte andranno ineluttabilmente nel Grande Ospedale, tranne me che probabilmente andrò titubante ed incrociando le dita nel Piccolo Ospedale) ed ormai è troppo tardi perché qualcuna cambi idea e decida di partorire in casa (me compresa, che alla luce delle novità sarei stata comunque l'unica ed esserne tentata), non ha senso parlarne con profusione e demonizzare medici ed ospedali.
Però soprattutto perché io continuo ad essere a favore di un parto  meno medicalizzato per tutti e non per un parto per niente medicalizzato per pochissimi fortunati e questo non è ciò che succede, si continui a parlare di una situazione ideale e non della realtà dei fatti, cosicchè una ci arriva completamente spiazzata e per forza poi finisce per credere di più all'amica che le snocciola racconti dell'orrore e leggende metropolitane.
Però visto che è facile dire che nessun trattamento medico è obbligatorio, ma quando sei in camicia da notte e rischi tutto e davanti hai un camice che non rischia nulla, non è così facile trovare il coraggio che ti servirebbe e quindi la promozione del parto naturale come opzione più economica e sicura dovrebbe partire da dentro l'ospedale e non da fuori.

Perché quando perdi la causa, mica puoi ricorrere in appello.
domenica, 13 aprile 2008
Da qualche settimana la Minica sputa, fa le pernacchie, le boccacce e le bolle nel bicchiere.
"Ecco quello che succede a mandarla all'asilo" sentenzia mia suocera e forse, penso, ha pure un po' ragione, ma prima o dopo...
Anche l'Amichetto sputa, fa le pernacchie, le boccacce e le bolle nel bicchiere.
"Bene, bravo, molto bene..." lo incoraggia la sua mamma.
"Sai" mi spiega "sono gli esercizi che ci ha dato la logopedista, però con me non li voleva mai fare. Da quando ho detto alle maestre di farglieli fare assieme agli altri bambini, invece li fa molto volentieri"

Io guardo i due nani che bevono un sorso d'acqua, ci fanno i risciacqui e poi lo sputano nel bidet sbrodolandosi e scoppiando a ridere.
Certo che le altre mamme gliene saranno eternamente grate.
mercoledì, 09 aprile 2008
Oggi abbiamo il primo incontro del corso pre-parto coi papà.
Di cosa parleremo non si sa.

Al corso pre-parto dell'ostetrica-bambina, quello dell'ospedale dove non ho partorito, l'uomo dei treni non è venuto. Per fortuna.
Al corso pre-parto dell'ostetrica-mamma, quello dell'ospedale dove ho partorito, l'Uomo dei treni una volta non è venuto: era in Azerbaijan ed ho provato le posizioni per partorire insieme ad un'altra sventurata col compagno chissaddove.
La seconda volta c'era.
Ed abbiamo parlato, tra le altre cose, dei metodi naturali per far partire il travaglio. Tra cui il metodo zero.
Gli aspiranti papà hanno abbassato pudicamente lo sguardo... loro queste cose non le fanno, soprattutto con la moglie. Mica l'hanno messa incinta loro, sarà stato lo spirito santo.
O l'idraulico.
Un solo apirante papà si è fregato soddisfatto le mani ed ha esclamato: "Allora speriamo nasca in ritardo!"

Indovinate chi.
postato da: momatwork alle ore 13:05 | Link | commenti (14)
categoria:sbaciucchiare l udt, andare al corso pre parto
Il Minichino ha già un nome.
Ce l'ha da quando abbiamo saputo che è maschio.
E per confermare l'ipotesi di chi sosteneva che volessi un'altra femmina solo per riciclare i vestitini, dirò che come magra consolazione ricicleremo il nome della Minica se fosse stata maschio.
Chè se fosse stata femmina, come poi è, di nomi che ci piacevano (o che piacevano ad uno dei due ma non all'altro) ce n'erano per una squadra di calcio. Femminile.
Sui nomi da maschio invece eravamo in crisi. E non solo noi, a quanto pare.
Innanzitutto il nome non doveva essere troppo comune, ma nemmeno troppo strano. E secondo me, un po' perché i genitori delle femmine si sbizzarriscono un po' di più, un po' perché le femmine sanno portare un nome inconsueto meglio dei maschi, la definizione di "strano" è molto più ampia nei nomi da maschio che nei nomi da femmina.
Poi non doveva essere un nome doppio (Carlo Alberto, Filippo Maria, Vittorio Emanuele) o composto (Giancarlo, Gianfranco, Piersilvio). Non doveva finire in A (Luca, Nicola) o in E (Emanuele Raffaele) se da maschio. Non doveva contenere lettere accentate (Niccolò) o mute (Sarah). Non doveva avere grafie alternative da specificare ogni volta (Tomaso/Tommaso, Raffaela/Rafaela/Raffaella). Non doveva essere straniero o generare confusione di genere nè in Italia nè, almeno, in Europa (Andrea). Non doveva ricordare personaggi politici presenti e passati nè dare indicazioni, anche accidentalmente, in tal senso (Silvio, Benito, Fiamma), non doveva essere un nome di moda, o che era stato di moda 10, 20, 30 anni fa, nè troppo da vecchia/o e non ancora riscoperto. Non doveva essere il nome di un ballerino di Amici o di un protagonista del Grande Fratello o di chissà che altro. Non doveva essere un nome già in uso tra parenti o amici, nè ricordarci qualcuno che ci sta sulle balle e noi conosciamo un sacco di gente, la maggior parte dei quali ci sta sulle balle. Non doveva cominciare con la lettera A (c'è una strana e non so quanto casuale ricorrenza di nomi che iniziano con la A nella famiglia dell'Uomo dei treni e non sia mai che io non faccia il bastian contrario...). Non doveva contenere troppe R, P, S, Z, T e B, men che mai accoppiate, per non fare a cazzotti con un cognome con più consonanti di una partita a scarabeo. Doveva contenere molte vocali aperte e possibilmente pure un dittongo, proprio per alleggerire il consonantico cognome, ma non doveva essere così lungo da prestarsi ad abbreviazioni.
Tutto questo senza contare il nostro desiderio di andarci a riprendere nostro figlio senza vergognarci troppo qualora lo avessimo perso in un ipermercato e la sua legittima aspirazione di fare qualsiasi lavoro dall'avvocato al cubista.
Insomma con questi presupposti c'è da stupirsi che abbiamo deciso di avere dei figli.

Comunque il nome della Minica l'abbiamo cambiato in sala parto, perché quello che avevamo semideciso (Bianca) non ci sembrava più particolarmente adatto ad una bambina con la carnagione che fin dal primo vagito tendeva al mulatto come quella del papà.
E le abbiamo messo un nome da cane.
Il nome di un cane.
Il nome del cane di un nostro amico.
Ma anche il nome della mia amica del cuore dell'asilo (che ora vedo molto raramente, ma è diventata una stangona bionda). Casualmente ho rivisto dopo qualche mese sua madre e gliel'ho detto. Commento: "Sì, anche a me piaceva moltissimo. A lei invece non è piaciuto mai. Diceva che era un nome da cane."
Ecco.

Il nome del Minichino invece non piace a nessuno.
Mia madre ha già annunciato che lo chiamerà Michele. Quando lo diciamo in giro ci guardano con un misto di compassione (non si sa se per noi o per lui) ed incredulità.
Una buona metà è convinta che sia uno scherzo. L'altra metà conosce qualcuno che ha un cane che si chiama così.
Ottimo, nome da cane porta bene.
" Perché Pingu non ha le orecchie?"

E soprattutto perché nei libri ha le PINNE?
È vero che i pinguini non le usano per volare ma per nuotare, ma secondo me, essendo uccelli, hanno le ALI.

Se vi venisse la curiosità di andare a controllare, sappiate che invece i mammiferi marini hanno le pinne e non le zampe.
postato da: momatwork alle ore 09:39 | Link | commenti
categoria:passare in libreria, abbracciare la minica
lunedì, 07 aprile 2008
Sarà il caso che legga il libro di uno che si chiama TRAVAGLIO?



postato da: momatwork alle ore 22:02 | Link | commenti (6)
categoria:passare in libreria, andare a votare, andare al corso pre parto
Ieri il Bambino è rincasato urlando e brandendo un nuovo Pouerrengersmisticfors o qualcosa del genere.
Per mostrarci i suoi superpoteri il Pouerrengersmisticfors o qualcosa del genere ha fatto un volo di un paio di metri.
I superpoteri del Pouerrengersmisticfors o qualcosa del genere lo hanno immediatamente trasformato in maniera irreversibile in Enrico Toti.



"Ma adesso vado a casa da mio padre che mi attacca" ha stabilito il Bambino.
"Sì, ma al muro" abbiamo commentato noi.
"E senza cornice" ha aggiunto l'Uomo dei treni.
postato da: momatwork alle ore 21:56 | Link | commenti
categoria:comperare i regali, chiacchierare con i vicini
domenica, 06 aprile 2008
Che partorire non è come comperare una macchina nuova.
Infatti quando devi comperare una macchina nuova ne scegli la marca, il modello, il colore e gli optional. Poi fai il giro dei concessionari e cerchi quello che ti propone le condizioni più vantaggiose. E quando scegli il concessionario giusto, pretendi che quelle condizioni siano rispettate.
Non vai nel primo concessionario che trovi e compri una macchina a caso, e va come va.

L'altra volta di ospedali ne ho presi in considerazione quattro.
Stavolta solo due e, salvo imprevisti, vorrei partorire nello stesso ospedale in cui è nata la Minica. Spero nella stessa stanza (quella con la vasca) e nelle stesse condizioni, anche se in questi pochi anni la filosofia dell'ospedale è un po' cambiata. Cercherò di pretenderlo, anche se è molto più facile pretendere qualcosa mentre sei comodamente seduta davanti ad un uomo in giacca e cravatta piuttosto che scomodamente disarticolata davanti ad un uomo in camice.

Ma non per niente una macchina l'abbiamo comprata a Roma e l'altra a Modena.

Che cosa ho imparato al corso pre-parto #1
Che cosa ho imparato al corso pre-parto #2
postato da: momatwork alle ore 12:53 | Link | commenti
categoria:fare benzina, andare dal dottore, andare al corso pre parto
Perché quando un bravo marito fa il suo stendendo la biancheria (e qualcuno mi spieghi perché non dovrebbe essere "il suo", visto che la biancheria è generalmente composta in proporzioni variabili da vestiti miei, vestiti suoi, vestiti della Minica e biancheria della casa) al punto da meritarsi gli elogi della Vicina, il marito della vicina deve dimostrare di essere più macho facendo qualcosa di estrememente stupido?
E perché immediatamente il fino-a-quel-momento-bravo-marito deve mettersi a gareggiare con lui in stupidità?
postato da: momatwork alle ore 11:53 | Link | commenti (3)
categoria:sbaciucchiare l udt, chiacchierare con i vicini
venerdì, 04 aprile 2008
Sempre a proposito di bacchette magiche...
Che è facile sentirsi una "brava mamma" quando nostro figlio è sano, dorme, non piange e cresce che è un piacere.
Molto meno quando culliamo alle tre del mattino un topo congestionato ed urlante.

Eppure le mie compagne di corso sono tutte convinte di aspettare dei cherubini.


Che cosa ho imparato al corso pre-parto #1
C'è chi sostiene che l'esposizione di crafting on line sia una cosa da donne.
Beh, è effettivamente una cosa prevalentemente da donne.
Però tempo fa ho trovato questo bellissimo sito (in inglese) originariamente dedicato ai papà non conviventi (ma che può essere usato da tutti i papà e, perché no, dalle mamme. Se non vi spaventa usare una pistola per colla a caldo...) di figli maschi (ma le figlie femmine stanno riguadagnado terreno...).
Ci potete trovare (oltre ad un po' di inevitabili americanate) delle idee bellissime con le schede in pdf (scaricabili gratuitamente) per realizzare delle  bacchette magiche più belle di quella di Harry Potter:
More_wands_array_425Se invece, come Tachipirinha, vi siete appassionati ai Gormiti, ecco (attenzione, si aprono finestre indesiderate!) un altro sito di crafting al maschile (in Italiano) tutto a tema Gormiti.
mercoledì, 02 aprile 2008
Io non ce l’ho, sia chiaro. Ho cercato di spiegarlo l'altra sera all’Uomo dei treni che sorrideva sotto i baffi chiedendomi “E il tuo metodo montessoriano cosa prevede di fare in questo caso?” dopo che la Minica aveva decisamente rifiutato di contribuire a riordinare la cucina (in gran parte ingombra di pasta cruda che ci crocchiava sotto i piedi e di bicchieri e piatti di carta con cui aveva apprecchiato per i nani, per tutti gli amichetti e rispettivi genitori e probabilmente per l'universo mondo) prima di cena.
Niente.

Il mio metodo, che non so se si possa definire montessoriano, ma probabilmente no, non fornisce pilloline miracolose da assumere alla bisogna. Il mio metodo già fin troppo ambiziosamente si prefigge di ridurre le occasioni di tensione e di minimizzarne gli effetti. Il mio metodo non solo non è istantaneo e non  funziona in tutte le occasioni ma dimostra la sua efficacia (o inefficacia) dopo molto tempo.
E checché ne rida l'Uomo dei treni, finora lo ha condiviso silenziosamente. Beh, forse l'altra sera era il momento giusto per spiegarglielo meglio.
Il mio metodo non si prefigge di rendere la Minica più intelligente o di avvantaggiarla rispetto ai suoi coetanei. A me basta non svilire le potenzialità innate in ogni bambino e non scoraggiare le sue eventuali abilità personali nel nome di una convenienza a breve termine o del si fa quel che si può.
Però, dice l'Uomo dei treni, fin qui la parte bella: i giochini, le mensoline, le scopine... ma quando non funziona, che si fa?
Beh, la risposta non si trova in nessune manuale, per quanto costoso, gli spiego, e poi il mio metodo non si prefigge di renderla più obbediente a nostra esclusiva convenienza, ma più responsabile ed autonoma nelle scelte, anche a nostro eventuale discapito.
Io so (credo di sapere) cosa non voglio fare in queste situazioni: non voglio alzare le mani e la voce, non voglio criticarla o deriderla, non voglio minacciarla, non voglio metterla in punizione (anche se l'Uomo dei treni sostiene che il fatto che io abbia momentaneamente svuotato il cassetto incriminato fosse di fatto una punizione, benché le avessi prima spiegato che non potevo lasciarglielo a disposizione se non sapeva gestirne il contenuto e sia stata lei a scegliere l'opzione "allora svuota il cassetto". Mah... effettivamente avevo le palle un po' girate per i fatti miei e probabilmente non ho saputo gestire bene la situazione), non voglio avere atteggiamenti ambigui, non voglio capitolare "perché è pronta la cena", non voglio passare la vita a raccattare oggetti sulla sua scia, non voglio correggere le sue iniziative perché (per ora) so fare  meglio/più velocemente.
Però, come si fa?
Intanto bisognerebbe essere tutti d'accordo e non solo noi due e bisognerebbe esserlo sempre e non solo in determinate occasioni.
E poi ho molte perplessità, perché tutto sembra funzionare benissimo in uno spazio ed in un tempo circoscritti, ad esempio in un asilo dove convivono temporaneamente bambini della stessa età ed educatrici che fanno il loro lavoro e quando tutti se ne vanno passano le inservienti a riordinare e pulire perché il giorno successivo si possa ricominciare da zero. E invece, come metterlo in pratica in una casa dove convivono stabilmente adulti e bambini di diverse età (che poi crescono pure...), dove non ci sono tempi di azzeramento e dove entrano altri adulti ed altri bambini che non sono a conoscenza o non condividono questa impostazione? E, poi, come continuarlo fuori casa o in casa d'altri, dove evidentemente vigono regole diverse? E, ancora, perché dovremmo farlo, se già sappiamo che altri passeranno senza pietà dove abbiamo amorevolmente seminato?

Caro Uomo dei treni, io la bacchetta magica non ce l'ho e quindi non lo so.
E di momenti come quello ne verranno ancora, perché a fare i genitori stiamo appena imparando e non arriveremo mai al diploma. Nemmeno se ci iscriviamo al CEPU.
...perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo…
s’è già messo a testa in giù!

Dice la ginecologa un po’ ostetrica che il secondo ha comunque più tempo per girarsi rispetto al primo, fino alla trentaquattresima settimana.
Dice l’ostetrica molto ostetrica molto di più, anche fino alla trentasettesima.
Dice l’ecografista giovane e carina che una volta che s’è girato sarebbe estrememente raro che si rigiri.

Vediamo di non fare scherzi, eh?
postato da: momatwork alle ore 12:01 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
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