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sabato, 31 maggio 2008
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
venerdì, 30 maggio 2008
... ancora l'asilo.
Lo so, non sarei mai dovuta andare a Reggio Emilia a darmi martellate sui coglioni a vedere i loro bellissimi asili e non dovrei leggere altri libri e farmi venire altre idee, che tanto, dice saggiamente l'Uomo dei treni, l'asilo della Minica quello è e quello resta.
E l'unico risultato che otterrei sarebbe quello di passare per una gran rompicoglioni.
O comunque più grande di quanto effettivamente non sia.
Però.
Però all'asilo nido stanno facendo ai bambini che, quasi tutti, il prossimo anno andranno alla scuola dell'infanzia, il lavaggio del cervello ed anche la Minica me la sta menando da un po' con questa storia che lei è grande (e guai a dirle che è piccola, per carità!) e che andrà alla scuola "materna". Perché poi le maestre del nido la chiamino scuola materna quando non si chiama più così non è dato sapere.
E ci andrà con l'Amichetto, dice.
La Minica non andrà alla scuola dell'infanzia con l'Amichetto.
La Minica non andrà nemmeno alla scuola dell'infanzia dove andranno la maggior parte degli attuali compagni di nido.
Essendo entrambi "Grandi Pendolari" e per un assurdo gioco di graduatorie, il rischio di restare tagliati fuori da tutte le scuole logisticamente possibili sarebbe stato troppo alto.
Invece, contro ogni previsione, ci sarebbe stato posto, ma noi non eravamo in graduatoria e non potevamo più farne richiesta.
Poco male, dice l'Uomo dei treni, perché la continuità con il nido era solo apparente e sarebbe stata resa solo più stridente dalla vicinanza.
Poco male, dice l'Uomo dei treni, anche se la presenza di un gruppetto di mamme già affiatate e solidali mi avrebbe permesso di non passare per l'unica rompicoglioni.
Poco male, dice l'Uomo dei treni, perché non è detto che il Minichino fra due anni sia accolto nello stesso nido, rendendo il prelievo simultaneo molto più pratico.
Sommo male, dico io, sapendo che questo fatto ci avrebbe dato maggiore punteggio per il nido e che in quella scuola dell'infanzia è previsto il prolungamento dell'orario fino alle 17.00 anzichè solo fino alle 16.00.
Sommo male, dico io, perché se l'Amichetto andrà comunque in un'altra scuola, in questa ci sarebbe stata l'Amichetta e qualche altro bambino conosciuto.
Sommo male, dico io, perché dopo anni d'insistenze da parte delle educatrici del nido, quelle della scuola del'infanzia fanno un giorno di pre-inserimento a settimana con i bambini piccoli e medi che vanno a prendere i loro futuri compagni per giocare e pranzare insieme.
Sommo male, dico io, perché a questo punto, anche se avessimo avuto sfiga e non fossimo entrati nella scuola dell'infanzia che volevamo, molte altre sarebbero state logisticamente e temporalmente più favorevoli.
Sommo male, dico io, perché potremmo sempre ritentare con più punteggio e più speranze il prossimo anno, quando la tempistica diverrà veramente rovente, ma questo vorrà dire che ci saremmo trovati veramente male e comunque ci sarebbe un anno di distacco ed un reinserimento raffazzonato.

Il papà dell'Amichetto mi dice che mi faccio le "pare educative".
Lo dice più per prendermi per il culo che per ridere.
Io, invece, una volta tanto sono seria.
E pure un po' triste.
E pure parecchio, ma parcchio incazzata.
L'uomo dei treni ha ricevuto una lettera.
Con ben cinque giorni di anticipo gli hanno comunicato che da lunedì avrà un nuovo ufficio e un nuovo lavoro, in un'altra città.
È un avvicinamento, anche se relativo e non richiesto, perciò non può rifiutarlo e non gli spetta nessuna indennità. Può fare ricorso, ma contro chi, che cosa e soprattutto con quali esiti, non si sa.

È da tempo che medito di scrivere un post dal titolo "La fuga dei cervelli e l'inoperosità delle mani". Perchè, almeno, di questi benedetti cervelli in fuga, ogni tanto se ne parla. E, tutto sommato, secondo me non è poi tutto questo gran male se i cervelli circolano, s'incontrano, si riuniscono in centri d'eccellenza. Che se ne vadano pure, i cervelli italiani, se arrivano i cervelli stranieri, perché questo scambio non può essere che proficuo.
Come? Non c'è nessuno scambio? Dall'estero non arrivano cervelli?
Sarà mica perché le università italiane sono ripiegate su sè stesse? Sarà mica perché i centri di ricerca sono dei posteggi per precari in attesa di un'imbrobabile ed intempestiva stabilizzazione? Sarà mica perché non vi si parla una lingua che non sia l'Italiano e se non ti raccomanda Tizio o Caio, amico di Tizio, non c'è bravura che tenga?
Sarà.
Sarà anche che in un Paese dove i laureati escono da un sistema di questo tipo e sono comunque pochi in relazione alla popolazione, di cervelli non ce ne devono essere poi in giro così tanti.
Io e l'Uomo dei treni, ad esempio, non siamo dei gran cervelli, ma saremmo stati delle mani esperte e volenterose.
Purtroppo abbiamo dovuto rimetterci molte volte a fare gli apprendisti, ogni volta con un (bel) po' di voglia in meno di imparare un nuovo mestiere.
Purtroppo, quando non ce le hanno proprio legate dietro alla schiena, le nostre mani sono rimaste a girarsi i pollici.
Purtroppo gli anni passano ed assieme all'entusiasmo cala anche la fiducia in un cambiamento.

Da lunedì, e per tutta l'estate, l'Uomo dei treni sarà in paternità.
mercoledì, 28 maggio 2008
Ieri, mentre facevo il primo monitoraggio (eh, già... arieccoci...), sfogliavo Repubblica un po' distratta ed un po' disgustata e mi sono imbattuta in una paginata di pubblicità (credo), per devolvere il cinque per mille a sostegno alla ricerca scientifica.
Lo slogan era (circa): alla ricerca non mancano i cervelli.
Tra i testimonial (mi sembra), Margherita Hack (1922), Renato Dulbecco (1914), Umberto Veronesi (1925), un paio d'altri pensionabili che non ricordo e, unica, nel riquadro in alto a sinistra una giovane ricercatrice.
Dai tratti somatici indiani.

Non si può certo dire che si tratti di pubblicità ingannevole.
postato da: momatwork alle ore 09:00 | Link | commenti (3)
categoria:scrivere la tesi, andare a votare, andare dal dottore
lunedì, 26 maggio 2008
Ai produttori di costumi da bagno per bambine impuberi

Egregi signori,
Vi scrivo per informarvi che, nell'ottica della prevenzione dei rifiuti ancorché riciclabili, preferirei non comprare a mia figlia (oggi di due anni e mezzo scarsi) il reggiseno del costume da bagno solo per doverlo buttare fino al momento in cui non avrà delle tette degne di tale nome e rivestimento.
Il che, se va dietro a me, potrebbe capitarle non prima dell'estate tra la prima e la seconda superiore, quando all'improvviso passerà dallo stato di tavola da stiro a quello di maggiorata.
Naturalmente è possibile che ben prima di allora me ne chieda uno, ma anche qualora il 50% più una delle sue coetanee fosse già fornita di apposite tette, le consiglierei comunque di indossare un costume intero come se fosse un vezzo piuttosto che nascondere due tettine abbozzate in un reggiseno pateticamente imbottito.
Ritengo infatti che la situazione attuale di sostegno ai giovani ed alle famiglie non sia destinata a cambiare, se non in peggio, e che quindi l'età in cui le donne decidono di avere figli (o meglio, decidono che se aspettano ancora probabilmente non ne avranno) sarà destinata ancor più a salire ed il numero di figli a scendere. Le rimarrà pertanto un numero di anni sufficiente per godersi le Vostre proposte per acquirenti post adolescenziali prima di trasformarsi, come me, in una potenziale cliente di costumi a fantasie floreali presso i negozi di articoli sanitari.
A questo proposito vi ricordo che per soddisfare la nicchia di mercato in cui due gravidanze ed un allattamento mi hanno collocato, non basta produrre reggiseni identici dalla prima alla quarta (o se hai proprio culo alla quinta), solo più grandi, perché una quinta (abbondante) non ha la stessa forma di una prima, solo più grande, ma servono modelli e sostegni diversi.
Fiduciosa in un positivo riscontro,
Vi porgo distinti saluti.
Da domenica scorsa s'erano perse le tracce delle scarpe da ginnastica della Minica.
Delle bellissime scarpe da ginnastica della Minica.
Delle nuovissime scarpe da ginnastica della Minica.
Delle costosissime scarpe da ginnastica della Minica.
E dopo aver rotto le balle a mia madre, all'asilo, ai genitori dell'Amichetto e aver cercato un po' ovunque, a metà settimana restavano poche opzioni, tra cui la macchina dell'Uomo dei treni.

m@w: "Hai guardato se per caso sono in macchina?"
UDT: "No"
m@w: "No, non ci sono o no, non ho guardato?"
UDT: "No, non ci sono"
m@w: "Ma hai guardato?"
UDT: "No, ma comunque non ci sono."
m@w: "Vabbè, comunque, riguarda"

m@w: "Hai guardato se ci sono le scarpe?"
UDT: "Sì, ma ti avevo detto che non c'erano"
m@w: "Nemmeno nel bagagliaio? Sotto i sedili?"
UDT: "No"
m@w: "Vabbè. Chissà dove sono finite. Per fortuna ormai fa caldo e se non dovessero saltar fuori entro l'autunno le ricompreremo."

Sabato andiamo a fare un giro. Con la macchina "grande". Chè quando si hanno due station wagon della stessa marca e dello stesso colore, in qualche modo si dovrà pur distinguerle, no?
Dentro il bagagliaio c'è una borsa di tela, di quelle che usiamo per fare la spesa o per mettere un ricambio per la Minica, metti che le scappi una pipì.
Di quelle che poi mi dimentico in macchina. Dentro ci sono un paio di mutandine, un paio di pantaloni, un paio di calzini ed un paio di...

m@w: "Scusa, ma... e queste?"
UDT: "Ma tu non mi avevi detto di guardare se c'era una borsa con dentro le scarpe da ginnastica."

E pensare che non ha fatto neppure il militare.
giovedì, 22 maggio 2008
La mia tecnica di riduzione dei consumi (e dei rifiuti) consiste nel fatto che mi piacciono solo cose dal prezzo spropositato. La scopro, le studio, le rimiro, me ne innamoro, le scarto, le riconsidero, le valuto, le comparo, mi dico quanto sono scema a spendere una cifra simile e poi le compro.
Così passo il tempo e non mi restano soldi per comprare altro.
E mi accorgo che sto facendo la stessa cosa con la Minica.

Ieri, visto che da un po' ha una predilezione per i passeggini giocattolo della Bambina (durata media di un passeggino: una settimana) abbiamo ordinato il "regalo" che le farà il Minichino quando verrà a prenderlo all'ospedale:
maxicosi_1maxicosi_2

Se non ve lo ricordate è quasi uguale al mio passeggino vero e al mio ovetto vero.
Se non lo sapete, costa come un passeggino vero.
mercoledì, 21 maggio 2008
Sto leggendo un libro così palloso, ma così palloso, che non riesco nemmeno a soffrire d'insonnia.

Invece non ho ancora trovato un libro così poco palloso, ma così poco palloso da meritare un posto nella mia valigia da parto. Ai tempi dell'influenza ho già fatto svaligiare le poche librerie della zona in cui si potevano trovare degli Agatha Christie in lingua originale.
Sia accettano suggerimenti.gonzales

Ho comprato l'ultimo libro si Carlos Gonzàles sull'allattamento. Non che ne avessi un gran bisogno, intendiamoci. Ma, nonostante l'argomento paradossalmente mi interessi meno, quasi sempre mi piace come scrive, lo trovo equilibrato, obbiettivo, onesto, con quel pizzico di ironia che non guasta.
È vero, non l'ho ancora finito, ma sono a metà ed, anche se l'argomento è meno vasto di Bésame mucho e più discusso (nel bene e nel male) de Il mio bambino non mi mangia (di cui, mannaggia, ancora non sono riuscita a tessere le lodi come dovrei) devo dire che finora mi piace meno degli altri due.
A partire dalla quarta di copertina, dove i due libri precedenti sono definiti dei "bestseller".
Beh, non credo lo siano. Almeno non in Italia.
Purtroppo.

È vero che sull'argomento la pensiamo in maniera tutto sommato diversa: lui considera l'allattamento un diritto assolutamente fisiologico, una parte del ciclo sessuale e riproduttivo della donna. Io invece confesso che, nonostante non abbia mai visto l'allattamento come un obbligo, uno sforzo o un sacrificio, continuo a trovare estremamente convincenti, oltre all'ovvietà fisiologica, le prove scientifiche a supporto dell'allattamento.
Ma, si sa, ognuno è fatto a modo suo ed è sensibile ad alcuni argomenti e non ad altri.
Poi, mi sembra troppo calato nella realtà spagnola (assai più penalizzante di quella italiana, con sole dieci settimane di astensione obbligatoria post parto... chissà se nel frattempo qualcosa è cambiato...) anche se ci sono i riferimenti a documenti e normative italiane. Ad esempio, spero per i bambini spagnoli che i loro nidi non siano tutti dei lager come quelli che lui descrive, anche perché le sue "alternative" (astensione prolungata dal lavoro, nonni, bambinaie, conoscenti che hanno scelto di restare a casa ad accudire i loro, di figli...) mi sembrano molto soggettive, oltre che aleatorie.
Non so... sarà la tristezza per questa meravigliosa esperienza del nido che sta per concludersi, sarà il ricordo delle martellate sui coglioni che sono andata a farmi dare a Reggio Emilia vedendo i loro asili (così sostiene l'Uomo dei treni), sarà la mia solita vena equo-polemica ma mi sembra che un gruppetto di genitori un po' esigenti (ciascuno con le sue esigenze, s'intende) possa ottenere a beneficio di tutti molto più di quanto un singolo possa ottenere a beneficio del suo solo figlio/a.
Fatto sta che non siamo certo ai livelli de LaLaura, ma tra inserimento, visite a casa, colloqui individuali e corali, cene, compleanni, festicciole in giardino, papà e mamme al nido, progetti in piccoli gruppi, documentazione fotografica delle attività, prestito libri, laboratori di pittura-incollatura, gite di fine anno e altre giornate "speciali" (una mamma musicista che organizza delle matinée musicali, una maestra in pensione che dedica un giorno a settimana ad esperimenti culinari...) non posso certo dire di aver parcheggiato la Minica  in un asilo dove qualcuno le dà distrattamente un'occhiata.
E mi chiedo anche come questo possa rapidamente cambiare togliendo la più delocalizzata delle pressioni fiscali e come questo si concili con le pretese della Lega. Mah...

Comunque, nonostante il titolo un po' melenso, è, come i precedenti, un libro molto scientifico, ricco di bibliografia e per nulla incline all'estasi da allattamento, anche se resto dell'opinione che difficilmente un libro possa essere d'aiuto più di una brava consulente.
Brava soprattutto a capire quali sono le corde sensibili di chi ha davanti.

gaskin_2E, già che ci sono, non me ne vogliano le entusiaste, faccio le pulci anche al libro della Ina May Gaskin: un libro bello e utile, ma non equilibrato, obbiettivo ed onesto. Un libro che già dalle primissime pagine fornisce dei dati discutibili e fuorvianti, confrontando la bassissima percentuale di cesarei e parti operativi del centro nascita The Farm con quelli medi degli Stati Uniti, omettendo però di specificare che i parti effettuati in ospedale comprendono anche quelle gravidanze patologiche che non sarebbero accettate a The Farm. Ecco, forse sono l'unica ad aver notato questa piccola "disonestà" in mezzo a tanti incantevoli racconti di parto, ma, appunto, perché voler a tutti i costi tirare acqua al proprio mulino facendo questi pasticci?
KITZINGER-S_bambino0
E, già che ci sono, attacco altri due mostri sacri, vittime inconsapevoli di traduttori approssimativi. La prima è Sheila Kitzinger, autrice della mia bibbia durante la prima gravidanza che avevo già decantato a suo tempo (e che mi sono rifatta prestare, ma che consulto con assai meno timore ed entusiasmo).
Bene, quale cosa più normale di comprare quella che dal titolo alla copertina si spacciava per il suo prosieguo? Invece Il bambino, il primo anno di vita (titolo originale The Year after Childbirth), non è affatto, come pensavo io, il classico libro di puericultura in versione orientata alla genitorialità naturale (quello che eventualmente è Abbiamo un bambino di Grazia Honegger Fresco) e nemmeno "un libro ricco di consigli pratici per imparare a comprendere le esigenze del piccolo senza trascurare il vostro equilibrio fisico e psicologico", ma un libro essenzialmente matricentrico, che a saperlo prima, avrebbe anche potuto essere interessante, ma che per fortuna ho potuto restituire in libreria nonostante l'avessi appositamente ordinato, spacchettato e sfogliato quanto basta per capire che non era quello che volevo, cioè un libro non sulla madre, ma sul bambino.

searsAltre vittime innocenti di una traduzione fuorviante sono il buon Dottor Sears e consorte che hanno scritto un libro (sull'allattamento) che si chiama "Keys to Breastfeeding" a cui hanno aggiunto, bontà loro, 10 (dieci) facciate sullo svezzamento senso stretto (cioè sulla fine dell'allattamento) e sull'introduzione dei cibi solidi.
Allora perché tradurlo come allattamento e SVEZZAMENTO?
Ancora una volta cercavo un libro su un argomento (lo svezzamento in senso lato di bambini allattati al seno) e ne ho comprato uno che parlava, prevalentemente d'altro.
E vabbè.
Qualcuno ha ancora voglia di consigliarmi un libro?

Allora parliamo di quaderni.
Il primo quaderno, la prima "idea" di quaderno l'ho trovata qui e loro la chiamano "il libro dei libri": è, dicono, "il libro che si costruisce in casa e che racchiude ricordi, cimeli, storie, vere o inventate che documentano i vari momenti della crescita [...] pratica abituale di molti asili nido e scuolelibro deilibri dell'infanzia particolarmente sensibili ed attente regalare ai genitori [...] un librone gonfio di foto, disegni (dai primi scarabocchi alle prime consapevoli produzioni artistiche), elaborati, oggetti, ma anche racconti di attività, gite, eventi, gesta e bizzarrie del bambino [...].
Finora le "produzioni" della Minica sono state estrememente limitate: quelle del centro gioco, eccessive e non significative per la sua età, sono state senza rimpianti distribuite tra nonni entusiasti e raccolta della carta, quelle del nido sono lavori di gruppo appesi alle pareti. Però credo che dal prossimo anno ci sarà una produzione assai prolifica e quindi vorrei attrezzarmi in questo senso, magari seguendo le idee di questo libro.

Il secondo quaderno è quello del nido, un diario giornaliero dove viene annotato il "chi fa cosa" (ed anche il "chi ha mangiato cosa", ma questo non mi turba molto, visto che la mini-Minica è solitamente una buona forchetta...) e il "chi ha detto cosa".

Il terzo quaderno è l'idea di una mamma. Perché i bambini dicono cose che le mamme non sentono quando sono al nido, ma dicono cose (sul nido) che le maestre non sentono quando sono a casa. E questa mamma ha pensato di comperare un quaderno dove annotare, a turno, i commenti dei nostri bambini sul nido.

Alla scuola dell'infanzia dove la Minica andrà a settembre non credo si faccia nulla di simile, perciò ho intenzione di rompere alla mamme che conosco perchè si rompa alle maestre e si faccia.
E poi vediamo come va.
Il cambio degli armadi l'ho finito. Giusto in tempo per il maltempo, ma vabbè.
I vestitini sono sistemati in stucchevoli gradazioni di giallo-azzurro-verde nei cassetti superiori e arancio-verde-rosa in quelli inferiori.
Ieri mi sono rotolata sul lettino dell'estetista come un cetaceo spiaggiato per farmi depilare gambe-inguine-ascelle.
Venerdì, se ci arrivo, vado a mostrare il risultato alla ginecologa e a tagliarmi i capelli.
In questi due giorni in cui l'Uomo dei treni l'ha accompagnata al nido, la Minica gli ha più volte raccomandato di non correre.

Ho creato un mostro.
Svegliarsi in quello che credi un bagno di sudore.
Accorgersi che ti hanno solo pisciato sulla schiena.
Togliersi i pigiami (tu la maglia, lei i pantaloni) e girarsi dall'altra parte.
domenica, 18 maggio 2008
Stamattina abbiamo avuto un falso allarme.
L'Uomo dei treni ha realizzato che non solo non potremmo essere graziati da qualche giorno in più, ma addirittura penalizzati da qualche giorno in meno.
L'uomo dei treni ha realizzato che difficilmente riusciremo a fare tutto alla chetichella come l'altra volta.
L'uomo dei treni ha realizzato che nonostante mi stia prodigando da due settimane, c'è ancora (e forse più di prima) un casino indescrivibile.

Beh, meglio tardi che mai.
venerdì, 16 maggio 2008
Che siamo solo in due a non essere finte ragazze madri, finte separate, finte gravidanze a rischio, finte disoccupate.
Che se fossi quell'altra, una vera ragazza madre, prima che dalla ginecologa andrei dalla finanza.
giovedì, 15 maggio 2008
La lavastoviglie è morta.
La pentola a pressione è esplosa.
La lavatrice è in overbooking.
Il frigorifero fa dei rumori sinistri.
L'entropia ha raggiunto livelli mai visti.

Ed io ho cominciato il cambio degli armadi.


Se stanotte mi partissero le contrazioni NON chiederò la dimissione anticipata.
Ieri sono andata a fare le ultime "anasisi".
Nella fattispecie il solo test dell'HIV che viene richiesto dal Piccolo Ospedale per poter partorire in acqua (e di cui io e la ginecologa ci eravamo bellamente dimenticate).

L'infermiera del medesimo Piccolo Ospedale dove ho fatto tutte le analisi, ma che non ne è evidentemente al corrente, mi guarda.
Poi mi guarda la pancia.
"Ma perché fa il test dell'AIDS?"

Quando si dice la privacy.
postato da: momatwork alle ore 10:26 | Link | commenti (5)
categoria:andare dal dottore
martedì, 13 maggio 2008
"Papà, te metti su la musica dell'Amelia nel CD arancio?"
"Mamma, me mostri le foto de Valerio?"
Non so quanto durereranno.
Ma sono bei ricordi.
sabato, 10 maggio 2008
La nuova vicina.
È incinta.

postato da: momatwork alle ore 18:21 | Link | commenti (10)
categoria:chiacchierare con i vicini
venerdì, 09 maggio 2008
Mentre eravamo via si sono intravisti i nuovi vicini (la neofamigliola si è trasferita in una casetta qualche decina di metri più in là).
Pare che sia una coppia giovane, senza figli. Per ora, s'intende.

Oggi è arrivati il (primo) camion di legna che ha scaricato un'enorme catasta in mezzo al giardino, bloccando il passaggio comune.
"Te l'immagini se oggi arriva il camion dei traslochi?" ha commentato il Vicino che si godeva lo spettacolo.
"Te l'immagini?" ha riso l'Uomo dei treni.

Già.
Anzi, mi par quasi di vederlo.
postato da: momatwork alle ore 14:09 | Link | commenti
categoria:accendere la stufa, chiacchierare con i vicini
giovedì, 08 maggio 2008
La Bambina ha una predilezione per il nostro gatto. Purtroppo tale predilezione attualmente viene dimostrata con delle carezze un po' rudi e qualche tirata di coda.

"Anche noi una volta avevamo un gatto" spiega il Bambino a mia suocera (ieri era mercoledì...)
"Eh, sì mi ricordo" conferma la fine psicologa "ma poi è andato via..." come se la misteriosa e volontaria fuga di un animaletto o di una persona cara fosse meglio della sincera ed ineluttabile spiegazione che si nasce, si vive, si muore (il più delle volte) indipendentemente dalla nostra volontà.
"Noooo..." rispiega il Piccolo Cattolico "è volato in cielo..."
"Noooo..." si intromette la Piccola Atea "è morto."

E Amen.
Il Bambino ha chiesto alla mamma se, quando nascerà il Minichino, li inviteremo al Battesimo.

"Questa gliela spieghi tu" mi ha detto la Vicina.
postato da: momatwork alle ore 12:18 | Link | commenti (27)
categoria:fare festa, cercare quello che non ho perso, chiacchierare con i vicini
Mi sembra chiaro quali siano le (pari) opportunità offerte alle donne.

postato da: momatwork alle ore 10:02 | Link | commenti (2)
categoria:non guardare la tv, andare a lavorare, andare a votare, accendere la radio
mercoledì, 07 maggio 2008
Al rientro al nido la Minica ha raccontato di essere stata "in vacanza" e di aver visto "le barche a vela".
Reggio Emilia pullula di barche a vela.
Ed infatti se non avesse specificato che le barche a vela avevano la vela "arancio", dubito che ci sarei mai arrivata.
Le barche a vela le avevamo viste una settimana prima.
A Verona.
Città famosa per l'Arena, Giulietta e Romeo e le barche a vela.
martedì, 06 maggio 2008
Nell'introduzione di uno dei libri che ho preso leggo: "[La] riflessione americana a livello nazionale e [la] ricerca di esempi di successo a livello internazionale da cui imparare non è nè nuova nè unica. Piuttosto, è un'usuale e periodica reazione che si verifica in questo paese in seguito alle ricorrenti crisi di fiducia tra gli americani di ogni generazione che si rendono conto come l'educazione allo stato attuale non risponda alle loro aspettative."
Ora, gli Americani di cazzi educativi ne hanno parecchi, dalle stragi nei college alla Bibbia come libro di scienze, e sembrano ben lontani dal risolverli.
Ma almeno, così pare, reagiscono e riflettono.

Ma è possibile che mentre si susseguono le "riforme" più strampalate nel disinteresse o nell'impotenza di quelli che dovrebbero essere i più diretti interessati, i "bravi ragazzi" che apparentemente non hanno nulla da perdere (tanto apparentemente lo si può ricomprare) li veda solo io? E che quando si raccolgono i frutti dolorosi di questo sistema, tutti sembrino cadere dalle nuvole rimpallando le responsabilità tra la scuola e la famiglia?
lunedì, 05 maggio 2008
Ieri la suocera è venuta ad elargirci le sue preziose perle di puericultura e non solo.
Infatti ci ha portato una vaschetta con del Parmigiano-Reggiano in scaglie per la Minica.
Perché si sa che io alla Minica ho sempre dato solo formaggini e sottilette.

Ma noi dov'è che siamo stati in vacanza per una settimana?
E ci sarà mica venuto in mente di mangiare o comprare del Parmigiano-REGGIANO?
postato da: momatwork alle ore 12:54 | Link | commenti (3)
categoria:fare la spesa, aspettare la suocera, fare la valigia
sabato, 03 maggio 2008
... la montagna di cose da fare.
Però moooolto alta.

... le famiglie che abbiamo conosciuto oltre lo schermo:
- quella de LaLaura;
- quella de Il Mignolo col Prof.
postato da: momatwork alle ore 12:36 | Link | commenti (1)
categoria:fare festa, aggiornare il blog
...cose che non sono riuscita a fare (e non perché avrei potuto partorire):
- salire sulla Pietra di Bismantova, perché quasi arrivati alla sommità abbiamo trovato il sentiero chiuso per caduta massi  (e non si sarebbe fatta una gran bella figura a scavalcare la transenna con una bambina di due anni ed uno nella panza... poi ci hanno detto che in realtà il sentiero è praticabile e che sta per essere riaperto, ma a salirci due volte in un pomeriggio... forse sì... avrei anche potuto partorire...);
- entrare in un negozio della Città del Sole per vedere dal vivo quello su sui ho sbavato davanti al computer;
- resistere a viaggiare su strade secondarie (+ una Osteria d'Italia...) e a tentare delle deviazioni di nostra invenzione per evitare la fila sulla tangenziale di Mestre al ritorno.
...cose che non avrei dovuto fare (dovendo ancora partorire, ma anche no):
- mangiare in tutte le Osterie d'Italia che abbiamo incontrato sulla via (e non erano poche) = + 16 kg
- cedere anzitempo all'insaccato rompendo il divieto antitoxoplasma;
- mangiare pesce crudo in un ristorante giapponese;
- comprare altri libri che non si sa quando avrò tempo di leggere.
...cose che sono riuscita a fare (senza partorire):
- più di 1000 km in macchina;
- visitare l'atelier raggio di luce nonostante fosse chiuso;
- far fare alla Minica pipì su una pianta in pieno centro ed in pieno giorno;
- cenare mangiando chizze e salame nel giardino di un oratorio;
- la tangenziale di Mestre all'andata.
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