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domenica, 30 novembre 2008
postato da: momatwork alle ore 23:00 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog
sabato, 29 novembre 2008
Il primo anno è stato l'anno del movimento.
E la Minica è passata dalla condizione di sacco di patate (piccolo) a quasi-camminare, arrampicarsi, aprire, prendere, alzarsi, spingere, tirare, infilare.
Il secondo anno è stato l'anno della parola.
Ed è passata da "mamma" e "gatto" a frasi molto elaborate e complesse.
Il terzo anno è stato l'anno del pensiero.
E le frasi per esprimerli sono diventate troppo elaborate e complesse.

Il quarto anno forse sarà l'anno del disegno.
L'altro giorno guardavo i disegni dei bambini piccoli, medi e grandi appesi alle porte dell'asilo e tra quelli dei primi c'era un divario incomparabilmente più grande respetto a quello, appena percettibile, tra gli altri due.
Così, quando l'altro giorno la maestra estasiata mi ha mostrato una figura che, sì, sarebbe potuta anche passare per antropomorfa, ho creduto ad un caso (o al riciclo di un foglio già usato, o al contributo di un altro bambino).
Invece ieri, tutta da sola la Minica ha disegnato una "mamma".
Verde, che è "il tuo colore preferito, mamma".
Con la pancia tonda e la testa triangolare.
Gli occhi e la bocca.
Le gambe e le braccia lunghe lunghe, le mani tonde e le "lunghie".
Anche i piedi sono tondi ed hanno le "lunghie".

Insomma, mi ha disegnato.
Parrebbe, nuda.
postato da: momatwork alle ore 17:26 | Link | commenti (7)
categoria:abbracciare la minica, portare la minica allasilo
lunedì, 24 novembre 2008
Il "latte cocciolata" che tanto impensieriva mia suocera (questo fatto di scambiare le sillabe - che io invece ho osservato in moltissimi bambini, ma vabbè, che cazzo ne capisco, io? - è spesso sintomo di ritardo mentale, sostiene l'autonominata consulente pedagogica. Ummm... quello che una donna incinta desidera sentirsi dire...) è ormai un ricordo.
E ci sono altre parole che rischiano di fare la stessa inevitabile fine.
C'è l' "acqua bolle", ad esempio. Ossia l'acqua gassata, in contrapposizione all' "acqua spinale", da "naturale" e "de spina" (= di rubinetto)
Il "cacciapunte/faccapunte", ossia il temperamatite.

Ed altre, che forse rimarranno, come l' "alto-alto".
Ossia l'onnipresente scaletta Bekvam dell'IKEA che in casa mia esiste in ben quattro esemplari.
Perchè se con uno sgabello si sta in alto, con una scaletta di più.
postato da: momatwork alle ore 17:58 | Link | commenti (7)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
... ecco il bambino a bolla.

Non mi bastava la Minica che si autoricarica col suo stesso movimento; adesso c'è pure il Minichino col sensore di orizzontalità.
Lo stendi e si sveglia.
postato da: momatwork alle ore 17:24 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica, abbracciare il minichino
domenica, 23 novembre 2008
Ieri mi è capitato, dopo tanto tempo, di andare a fare la spesa da sola col Minichino.
Più che altro perché di solito non faccio io la spesa.
Allora ne ho approfittato per andare a curiosare nel reparto giocattoli, fornitissimo in questo periodo pre-pre-pre-pre natalizio. Oddio, fornitissimo, dipende che cosa si cerca.
Io ho già comprato più o meno tutto, quindi cercavo solo rogne, e ne ho trovate tante.


Il Sapientino, per esempio. Che già mi sta sulle balle dal nome.
Il Sapientino esiste in varie versioni.
C'è il Sapientino Geografia. E sulla scatola chi c'è? Un bambino, maschio, che va in bicicletta.
C'è il Sapientino Più. E sulla scatola c'è un bambino, maschio, vestito come chi non è laureato pensa che si vestano i laureati quando si laureano.
C'è il Sapientino English, con sulla scatola un bambino, maschio, vestito da guardia della regina.
C'è il Sapientino Parlante, che dev'essere un incubo. Sulla scatola, un bambino, maschio. Un po' ciccione.


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C'è qualche Sapientino tematico, degli animali, dei Pokemon, di Topolino, di Winnie de Pooh.
E poi c'è LUI.

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IL Sapientino BAMBINA. ROSA. Non il Sapientino delle Winx. Il Sapientino BAMBINA. Perché una bambina a cosa può interessarsi se non alle Winx?
Appunto.
Sottotitolo: un classico del divertimento intelligente.
In copertina, una bambina. Dall'aria ebete, il vestito succinto e due tette che se le avesse mia figlia a 3-5 anni (età consigliata) la porterei dal pediatra.

Ma a me, chemmefrega?
Tanto c'ho la coppietta!
giovedì, 20 novembre 2008
Ieri siamo andata in biblioteca ad ascoltare, in teoria, una lettura di nati per leggere.
Un'iniziativa che non credo ripeteremo a breve, visto che la Minica non si è unita al gruppo degli altri bambini, dopo un po' si è annoiata ad ascoltare senza vedere le illustrazioni ed è andata a prendere altri libri perché glieli leggessi io.
Allora tanto vale andarci in un giorno qualunque.
Perché la Minica, checché ne dica mia suocera che vede per lei un futuro da trascinatrice di folle, se ci sono più di due o tre bambini sconosciuti (situazione tipica: festa di compleanno) si avvinghia all'adulto di riferimento e non lo molla più.

La lettura finisce, i bambini si alzano, si vestono e se ne vanno.
Noi restiamo.
Una mamma, con due bambini, una sui quattro ed uno sui due anni, si attarda, perché il più piccolo non vuole vestirsi. Glielo ripete una, due, tre volte.
E alla fine fa quello che (quasi) tutte le mamme fanno: lo saluta e finge di andarsene.
Il bambino fa quello che (quasi) tutti i bambini fanno: scoppia a piangere.
La mamma ritorna, lui si fa rivestire, se ne vanno.
Io guardo. E penso.
Quante volte l'avete vista questa scena?
La Minica guarda. E pensa.
Perchè lei, invece, non l'aveva vista mai.

(voce preoccupata ed un po' piagnucolosa): "Perché la mamma di quel bambino era andata via?"
"No, non era andata via, era solo andata a vedere dov'era la sua sorellina"
"E perché lui piangeva?"
"Perché pensava che fosse andata via."
"E perché ha detto 'ciao'?"
"..."

Ok. Ricominciamo.

"Hai capito cos'è successo?"
"Lui piangeva... la mamma è andata via... perché?... ha detto ciao... è andata via... perché?"
"Hai sentito che quella mamma gli ha chiesto tante volte di mettersi il giubbotto e lui non l'ascoltava?"
"Sì."
"Forse quella mamma doveva andare a casa a preparare la cena, oppure doveva andare a comperare qualcosa ed aveva un po' di fretta. Ma il bambino non voleva mettersi il giubbotto e lei non sapeva come fare."
"Perché non voleva mettersi il giubbotto?"
"Hem... (che cazzo c'erntra questo?) perché era un bambino piccolo, forse pensava che si potesse uscire senza, ma la sua mamma non voleva prendesse freddo e voleva che si mettesse il giubbotto."
"Sì."
"Però lui non l'ascoltava. Allora quella mamma lo ha salutato e ha fatto finta di andare via, ma non è andata via davvero, ha solo fatto finta, hai capito? Le mamme non vanno via, non lasciano da soli i bambini piccoli..."
"Ma lui piangeva."
"Perchè credeva che la mamma fosse andata via, ma non era andata via."
"E perché ha detto 'ciao'?"
"Perchè ha fatto finta di andare via."
"E perchè?"
E perché? Perchè lui si è spaventato e si è lasciato mettere il giubbotto. Perchè nella migliore delle ipotesi la mamma che si allontanava ha attirato la sua attenzione, e nella peggiore, ha obbedito perchè credeva veramente che la mamma l'avrebbe lasciato solo.
"Quella mamma cercava un modo di farsi ascoltare. Aveva chiesto tante volte a quel bambino di mettersi il giubbotto, ma lui non l'ascoltava. A me non piace tanto quel modo, e a te?"
"No."
"Ma anche tu a volte non rispondi, quando ti chiamo o ti chiedo qualcosa. A te piace quando chiami la mamma e la mamma risponde?"
"Sì."
"Anche a me".

Speriamo.
mercoledì, 19 novembre 2008
Stamattina la mia mamma ha girato tutto i negozi di puericultura della Regione per cercare un riduttore da water MORBIDO e GIALLO.
Finora avevo fatto a meno del riduttore, ma da quando l'ho visto a casa della mia Amichetta ho deciso che ne volevo uno anch'io, perciò ogni volta dicevo alla mia mamma che mi facevano tanto male le gambe.
Sembra però che di riduttori morbidi e gialli non ne esistano.
E sembra pure che i riduttori non si adattino alla nostra tavoletta del water.
Alla fine la mamma ha comprato un riduttore DURO e AZZURRO che sembra assai scomodo, ma almeno non rischio di cadere nel/dal water.

E se non mi andrà bene, lo userà come aureola.
postato da: momatwork alle ore 15:38 | Link | commenti (7)
categoria:fare acquisti, lavare il bagno, abbracciare la minica
lunedì, 17 novembre 2008
Una delle attività pratiche largamente impiegata nel metodo montessori è il "pouring" che è la versione raffinata dei travasi che la Minica faceva al nido.
Sembra invece che alla Scuola dell'infanzia non siano previste attività di questo genere, quindi, dopo esserci sbizzarrite tutta l'estate con l'acqua e prima che granelli di qualsiasi cosa diventino un pericolo per il Minichino tutto in bocca, quando c'è l'occasione tiro fuori il vassoio dei travasi.
Si può travasare di tutto, liquido o solido, e in varie modalità: con l'aiuto di un cucchiaio, di una spugna, di un mestolo, di un imbuto, di un contenitore col beccuccio...

In pratica ho trovato chi mi fa il caffè.
giovedì, 13 novembre 2008
Ed ecco un altro argomento su cui meditavo di scrivere da un poIBW_Xlarge'.
Beh, certo, se volete conoscere i molteplici effetti benefici del babywearing (contatto con la mamma, riduzione delle coliche, ecc...) potete sbizzarrirvi nei post-it giallo scuro qui a fianco.
Ma lo sapevate che la fascia è anche un ottimo posto per nascondervi da vostra sorella?

Se invece lo sapevate  già, questa settimana potete celebrare l'International Babywearing Week 2008.
mercoledì, 12 novembre 2008
Da quant'è che volevo scrivere questo post?
Boh... doveva ancora nascere il Minichino.
E io e la Minica scandagliavamo biblioteche e librerie per cercare (io) libri non troppo spinosi sullo spinoso argomento.
Essì, perché c'era questa storia dei libri importanti, libri che si potevano leggere per esorcizzare una paura, rispondere ad un dubbio, dar voce ad una domanda. Che secondo le maestre del nido si dovevano leggere anche se questa paura, questo dubbio, questa domanda non erano state formulate e forse non c'era neppure la coscienza di volerle formulare.
Ad esempio che il fratellino in arrivo avrebbe malamente spodestato il primogenito.
Evabbè.
Però, vuoi perché con una gravidanza tranquilla con la seconda pancia ho avuto molti meno riguardi che con la prima (ma il genio che decide -per te- che non può stare in braccio/fare le capriole/andare in piscina perché "la mamma ha la pancia" lo trovi comunque), la Minica non aveva mai espresso la minima perplessità sul fatto che il Minichino nella panciona fosse cosa buona e giusta (come non l'ha fatto col Minichino fuori dalla panciona); non sarà che con questi libri sare andata ad istillargliela proprio io?
E allora via, a sfogliare velocissima, per vedere che non ci fossero troppe frasi incriminate.

nella pancia della mammaNella pancia della mamma, ad esempio, racconta di una bambina che desidererebbe tornare nella pancia dove, ma tu guarda, c'è un fratellino.
E a nulla valgono le considerazioni dei genitori finché l'arrivo di alcune amichette le fanno capire che sì, in fondo si sta meglio fuori.

aspetto un fratellinoAnche in Aspetto un fratellino Camilla è gelosa del fratellino che sta per nascere, ma pagina dopo pagina, mentre cambia la forma della mamma e cresce il fratellino il rifiuto si trasforma in curiosità e quindi in amicizia.

Entrambi questi libri hanno come protagonista una primogenita di 3-5 anni ed un maschietto in arrivo (ah, la coppietta!) e partono dal presupposto che ci sia gelosia per l'ultimo arrivato prima ancora che la sua presenza si concretizzi. Non saprei. Nel mio caso non credo. La mia sensazione era che vi fosse una certa aspattativa di una cosa bella che avrebbe potuto (ma questo ovviamente lei non lo sapeva...) rivelarsi anche un disastro. Ma così non è stato.
Si sono perciò rivelati inutile il primo (perché alla Minica quest'idea di tornare nella panciona non passava neanche per l'anticamera del cervello (visto che "si ricordava" di quando lei ed il fratellino ci stavano insieme, prima che lei nascesse...) e problematico il secondo (perché anche pur addolcendo il testo, le illustrazioni sono di immediata interpretazione.
lunedì, 10 novembre 2008
Partorire.
Aspettare cinque mesi.
Farsi sporcare entrambi i jeans taglia 46 che si son portati da allora.
Ricordare di possedere anche dei jeans taglia 42.
Ricordare di avere ormai perso 15 (dei 17) kg presi in gravidanza.
Cercare i jeans.
Trovarli.
Provarli.
Entrarci.

Uscirci e ricevere un sacco di complimenti.
postato da: momatwork alle ore 11:34 | Link | commenti (5)
categoria:fare un giro, darsi una sistemata
mercoledì, 05 novembre 2008
A me piace 'sta storia del blog.
insomma, è una perdita di tempo immane.
Però è una scusa per perdere tempo: sai, hai preso un impegno con delle persone, hai promesso che tornerai sull'argomento, che ritirerai fuori quel progetto, che finalmente ti deciderai a...
E intanto ti scrivi sull'agenda titoli di post che non scriverai mai.
Ma io sono così, una che non ha finito (quasi) niente in vita sua.

Con la Minica è uguale. Tu pensi ad una cosetta facile, che ti sembra alla sua portata, tipo raccogliere delle foglie autunnali, farle seccare sotto l'enciclopedia e poi appenderle a due bastoncini che avevi raccolto due anni fa sulla spiaggia per fare un'altra cosa, che non hai fatto, ma hai tenuto, non si sa mai.
E quando la vai a prendere a scuola le annunci tutta felice: "adesso andiamo a raccogliere delle belle foglie nel bosco".
Solo che lei, invece di condividere il tuo entusiasmo, ti dice che vuole tornare a casa a fare il "giardinaio", ossia devastarti un'aiuola facendo un po' giardinaggio e un po' porcaio (così la penso io, non è lei a dirlo).
E vabbè, allora raccogli qualche brutta foglia lungo la strada.
Ma quando le dici la faccenda dell'enciclopedia, non vuole.
Vuole tenerle ad accartocciarsi sulla panca.
E vabbè, quando le vedrà accartocciate, capirà, raccoglierete altre foglie e le metterete a pressare.
No, quando le vedrà accartocciate,  raccoglierete altre foglie e farete accartocciare sulla panca anche quelle.

Insomma, ieri abbiamo incollato dei pesci che con l'autunno non ci azzeccano niente ed io non sarò mai capace di fare un bel post come quello delle mamme americane. Perché loro hanno delle case luminose e qui invece alle tre del pomeriggio mi tocca già accendere la luce. Ed io non so fotografare col flash. Non so fotografare nature morte di drappi e gomitoli. Non ho ancora imparato ad usare la reflex digitale che ho comprato più di un anno fa. Non ho photoshop. Non ho nemmeno tempo di scaricare le foto sul PC, a dir la verità.
Quindi, se ci capite qualcosa, questi sono le brutte foto dei miei burattini, cominciati un anno fa semplificando e modificando queste istruzioni e lì ad attendere da quel dì che mi decida sul da farsi:



L'idea di fondo (nata in un momento di delirio da compleanno) era questa:
regalare alla Minica un teatrino per il prossimo compleanno e poi chiedere agli invitati di contribuire con un burattino ed una piccola storia, visto che per fare una rappresentazione decente di X storie c'è bisogno di tantissimi personaggi... poi ho scoperto quanto costano i burattini ed ho detto, no, non posso fare questa richiesta, quindi fine del teatrino.
Però, però, avevo già comprato la stoffa ed io sono tirchia, si sa...
Ma vabbè, il teatrino non era un problema o meglio anche sì perché avevo mille idee e nessuna abilità per metterle in pratica. Ci penseremo più avanti.
Il problema erano i burattini; allora ho fatto un prototipo (spesa 2 €, vestito escluso). Però anche lì, non è che puoi riempirti di che ne so, 30 burattini...ed ho pensato che in fondo, per rappresentare quasi tutte le fiabe tradizionali (animali sclusi) serviranno circa 10-12 teste da vestire all'occorrenza visto che la caratteristica della bambole waldorf è proprio quella di non avere un'espressione per lasciare che l'espressione ce la metta in bambino. E quindi non c'è motivo per cui una testa coi capelli bianchi non possa fare la nonna, la strega, la fata o la regina.

Occorrente (per un burattino):
- l'equivalente di due palline da tennis di lana per materassi;
- un gambaletto;
- un "fantasmino" (meglio se, che orrore!, da uomo);
- un bastoncino di legno da 30 cm (io ho usato quelli per tende da 60 cm, tagliati a metà),
- elastici, spago, ago e filo da ricamo;
- mezzo gomitolo (100 g) di lana.

Allora, pronti? Via!

















A cosa servono i bastoncini? La mia idea è che potendoli muovere sia con le dita nelle mani (insomma tipo burattini normali) sia tenendoli per il bastone è possibile muoverne tanti contemporaneamente, e anche per un bambino è più facile animarli senza infilarci le dita.
















I burattini sono rivestiti con i famosi "fantasmini" da uomo che ho comprato (vergognandomene) in quantità industriale, cercando di scegliere tinte diverse per fare la politically correct (o forse no, visto che nelle fiabe tradizionali quella buona e sempre bionda e la cattiva mora...).



Per ricamare (sempre che quello che faccio io possa definirsi "ricamare") gli occhi conviene mettere un paio di spilli al posto giusto (che ideona, eh?). Ho lasciato perdere quella "legatura" della testa (la bionda ce l'ha); secondo me non serve a niente ed è pure più brutta.
































Credo di non aver fotografato la realizzazione dei burattini coi capelli lunghi. O forse sì, ma l'ho persa nel marasma dei back-up. Comunque è molto semplice ed ovvia: si avvolge la lana (abbastanza grossa) attorno ad un libro, 30 spire circa, se ne lega un'estremità e poi si cuciono le spire a due a due partendo dalla sommità del capo verso la fronte e poi dalla sommità verso la nuca. Io ho usato del filo da ricamo. Poi si scioglie il nodo e regola la lunghezza. Si possono lasciare sciolti o (meglio) raccogliere in trecce o code, così stanno più fermi. Per fare un burattino coi capelli corti ci si mette un po' di più, perché bisogna fissare la lana su tutta la superficie della testa usando una matita come regolo. Va benissimo una matita dell'Ikea, tanto lo so che le fregate anche voi.















Io li ho fatti tutti boccolosi, ma si possono anche tagliare a metà per farli a spazzoletta.
E poi?
E poi mi sono incartata sui vestiti.

Ma tanto, la Minica ci gioca uguale.
Mi hanno chiesto qualche giorno fa.
Boh.
Cresce. La taglia sei mesi già gli va piccola.
Le bolle.
Le pernacchie con la lingua e senza.
Mostra la lingua.
Ride, ride, ride.
Si guarda le mani. E se le mangia.
Si prende i piedi. E se li mangia.
Afferra un oggetto. E se lo mangia.

Dorme. Solo in braccio a me. Anche di notte.
postato da: momatwork alle ore 09:46 | Link | commenti (10)
categoria:rifare il letto, restituire i vestitini, abbracciare il minichino
2008. Estate. Domenica. Sera.
Il Minichino dorme beato nella fascia.
La Minica, irriducibile dopo una giornata di mare, giochi e gelati, zompetta in giardino.
La Vicina annaffia i gerani.
L'Uomo dei treni è collassato su una sdraio.

"Ma che diavolo facevamo, di domenica, quando non avevamo figli?"
"Io lo so, io lo so!" interviene la Vicina "Lui andava al mare d'estate e a sciare d'inverno. Tu, restavi a casa a lavorare."

Ah, ecco.

Questo post è dedicato all'autrice di una lunga mail alla quale (per ora) non ho tempo di rispondere.
martedì, 04 novembre 2008
E alla fine ha vinto il timore ed è arrivata.
E sembrava anche essere andato tutto bene.
Quasi tutto, perché mi ha detto di aver comprato alla Minica due, dico due, set sciarpa e cappellino dei quali la Minica possiede già quattro, dico quattro, esemplari, quasi tutti regalati da lei, per non parlare degli innumerevoli cappellini estivi e si quelli che non abbiamo comperato perché ci ho litigato.
A noi la Regina Elisabetta ci fa un baffo.
Però.
Però allo scadere della visita, a quello che noi PENSAVAMO fosse lo scadere della visita, coi Minici già  addormentati, ed un'ora ancora consona perché l'Uomo dei treni cominciasse a fregarsi le mani, abbiamo pensato di ricordarle che da questa settimana, il mercoledì, la Minica, sempre che le piaccia, andrà con l'Amichetto a scuola di musica.
A far rumore, insomma.
E siccome è una delle poche iniziative per cui non bisogni muovere la macchina, siccome la mamma dell'Amichetto si è gentilmente offerta di sobbarcarsi l'incombenza quando tornerò al lavoro (anche il mercoledì), siccome i due non si vedono più tutto il giorno e chiedono incessantemente l'uno dell'altro, avevamo pensato che potevamo tenerli entrambi un giorno a turno dopo la scuola. E il giorno che va bene alla mamma dell'Amichetto, con buona pace di mia suocera, è il mercoledì.
E lì ci ha vomitato addosso tutte le sue rimostranze sulla nostra ingratitudine, le nostre frequentazioni, le nostre scelte, i nostri orari, i nostri pretesti, tutto.
Per due ore.
Dopodiché il Minichino si è svegliato e a me era ben che passata la voglia.
sabato, 01 novembre 2008
I pidocchi tengono lontana mia suocera.

Quasi quasi mi ci sto affezionando.
postato da: momatwork alle ore 09:20 | Link | commenti (1)
categoria:aspettare la suocera
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