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venerdì, 30 gennaio 2009

Dopo aver letto questo post, mi sono ripromessa di fare anch'io quanto prima il gioco delle faccine.
Ieri, mentre facevo la doccia con la Minica ho disegnato un cerchio sul vetro appannato e le ho detto che era una faccia.
Lei ha disegnato gli occhi, il naso, la bocca e i capelli, nell'ordine.
Le ho chiesto chi fosse e lei, da manuale ha risposto che era la mamma.
La mamma è triste o sorride, ho chiesto, visto che la bocca era un po' stortignaccola.
Sorride, ha confermato. Per fortuna.
La mamma sorride perché è felice perché è con lei con il Minichino. Bene.

Allora disegnamo il papà.
Altro cerchio, altri occhi, altro naso, altra bocca, altri capelli.
Anche il papà è felice.
Perché è andato a sciare con Monica.

Qui urgono provvedimenti.

 

giovedì, 29 gennaio 2009
Dopo un periodo di incertezza, la Minica sta dimostrando una netta propensione per la sinistra.

postato da: momatwork alle ore 10:39 | Link | commenti (16)
categoria:abbracciare la minica, portare la minica allasilo
sabato, 24 gennaio 2009
Sera.
Macchina.
Caterpillar.

"Mamma-aa."
"Dimmi."
"Chi è questo che parla?"
"È un... è... è una specie di re. Di un Paese lontano lontano"
"Come Re Stefano?"
"Ummm... sì, circa."
"E perchè parla?"
"Perché oggi è il suo primo giorno da... hem... re."
"E noi, abbiamo il re?"
"No."
"E perchè no?"
"Perchè... perchè... perchè anche noi abbiamo il Presidente che è tipo un re, ma è meglio."
"E perché?"
"Perchè... perchè... perchè è meglio così, dai retta a me..."
postato da: momatwork alle ore 17:34 | Link | commenti (3)
categoria:fare benzina, andare a votare, accendere la radio, abbracciare la minica
Ieri pomeriggio ho intercettato l'Uomo dei treni ad una fermata intermedia del suo tragitto da pendolare per consegnargli la Minica.
Tanto fino a quattro anni non paga.
Già che c'ero, sotto lo sguardo allibito del capotreno gli ho consegnato pure il Minichino.
Prendi due, paghi zero.

Poi sono risalita in macchina, per aspettarli a destinazione.
Il nuovo bancomat è momentaneamente inutilizzabile, perché il relativo pin è perso nel marasma.
Nel frattempo ho finito il credito del telefono.
postato da: momatwork alle ore 16:41 | Link | commenti (1)
categoria:cercare quello che ho perso, fare una telefonata
lunedì, 19 gennaio 2009
A fine ottobre mi è scaduto un bancomat.
Ma era un conto che non usavo quasi mai, di una banca con la filiale in un posto assurdo e non ho ancora trovato l'incastro giusto per andarlo a cambiare.
Pazienza.
A fine novembre mi è scaduta la carta di credito.
Ma i regali di Compleanno/S.Nicolò/Natale su Internet li avevo già fatti e vabbè aspettiamo che spediscano la carta nuova.
A metà dicembre mi si smagnetizza l'altro bancomat.
E li son già più cazzi, perchè io normalmente giro con non più di dieci euro in portafoglio.
E poi ci sono le feste e, mi informano mentre sadicamente me lo tagliano in due, difficilmente mi arriverà un nuovo bancomat prima di gennaio.
A fine dicembre mi arriva la nuova carta di credito.
Ma non il pin.
Ad inizio gennaio mi arriva il pin.
Quello del bancomat.
A metà gennaio mi faccio tentare dai saldi e mi accaparro svariate paia identiche di pantaloni della tuta taglia dalla 18 mesi alla 4 anni, colore unisex a 2,50 euro al paio. Peggio di una maledizione.
Infatti, quando tento di pagare con la carta di credito, scopro che si è misteriosamente smagnetizzata anche quella.
Un collega impietosito mi presta 20 euro.
L'Uomo dei treni mi presta 30 euro, di cui 20 da restituire al collega, e 10 come argent de poche, perchè nel frattempo avevo saccheggiato anche il sacro euro per il carrello della spesa, gelosamente custodito nel portaoggetti della macchina.

Oggi mi è arrivato il nuovo bancomat.
Non vedo l'ora di fare l'estratto conto.
Sembra, pare, che la Minica abbia una simpatia, alla Scuola dell'Infanzia.
Un grande.
L'ho scoperto prima delle vacanze di Natale, ascoltando il resoconto che la maestra del mattino faceva a quella del pomeriggio, al telefono, mentre ci cambiavamo le scarpe.
O, meglio, mentre le Minica, invece di mettersi le pantofole, fissava imbambolata un biondino arrivato in quel momento.
E vabbè, mica darò peso ad una cosa del genere? Primo perché questa questione dei fidanzatini mi sta proprio sulle balle, secondo, perché se avessi sposato la mia simpatia dell'asilo a quest'ora sarei la moglie di un pregiudicato.
Sembra, pare, che la faccenda vada avanti già da un po' e che non l'abbiano notata solo le maestre.

Oggi la Minica, solitamente taciturna oltre i limiti dell'educazione, all'uscita ha timidamente salutato il biondino.
Che ha risposto con una pernacchia ed un'occhiata d'intesa alla cugina coetanea.

Caro A., io sono una mamma pseudomontessoriana e mi sforzo di praticare la non violenza, perciò non ti ho strangolato sul posto.
Ma avrei voluto.
postato da: momatwork alle ore 19:02 | Link | commenti (3)
categoria:abbracciare la minica, portare la minica allasilo
venerdì, 16 gennaio 2009
Primo: Pasta al burro.
Contorno: Spinaci.
Secondo: Una spugna schifosissima.

Si accettano suggerimenti.
postato da: momatwork alle ore 18:42 | Link | commenti (3)
categoria:abbracciare la minica, portare la minica allasilo
lunedì, 12 gennaio 2009
Se non ve lo ricordate (ma ve lo ricordo io), ho scelto di fidarmi della medicina convenzionale. Ho fatto vaccinare i miei figli per le vaccinazioni da noi ancora obbligatorie e quelle fortemente consigliate, ci avvaliamo con moderazione di strutture pubbliche e di medici pubblici.
Privatamente vado dal dentista, ma solo perché è un mio amico e mi fa ridere anche durante un’otturazione.
Adesso non vorrei scatenare un dibattito su questo argomento e soprattutto sul discorso vaccinazioni sì/vaccinazioni no, sul quale, lo confesso, sono pressocchè impreparata. Teoricamente in campo medico potrei essere a favore della libertà di scelta, visto che, sia che uno decida di curarsi con l’acqua fresca sia imbottendosi di farmaci, sembrerebbero affari suoi. In pratica, poiché ad un certo punto è possibile che questa sua scelta vada a gravare su tutti gli altri, ossia sul sistema sanitario pubblico, trovo giusto che questo sistema fornisca e sostenga una certa linea di condotta, scoraggiando almeno economicamente le pratiche che se ne discostano eccessivamente.
Quindi, quando ho dovuto decidere, ho scelto semplicemente di credere ad alcuni ( e non capisco perché i grandi organismi nazionali ed internazionali che vengono sempre tirati in ballo come fonti autorevolissime quando si parla di allattamento, di parto naturale, di alimentazione, in altre occasioni diventino dei faccendieri proni agli interessi delle multinazionali del farmaco) e non ad altri; perché, comunque, a qualcuno avrei pur dovuto finire per credere, e sulla base di quali credenziali, non si sa. E mentre quando mi rivolgo ad una struttura pubblica ho l’impressione che quello che mi viene detto non sia necessariamente quello che voglio sentirmi dire (anche se ho cercato delle strutture pubbliche dove questo fosse più probabile), o che comunque per loro sia indifferente dire una cosa o l’altra, visitarmi o meno, farmi una ricetta, prescrivermi un esame oppure no, mi rimarrebbe sempre il dubbio che per 100 e passa euro a botta uno disposto a dirti e a farti fare qualsiasi cosa prima o poi lo trovi.

Naturalmente mia suocera non condivide la mia linea non interventista.
Quando si ha un qualche malanno (e anche quando non lo si ha) bisogna prendere assolutamente QUALCOSA. QUALSIASI COSA. Uno sciroppo o delle pastiglie per la tosse. Un antibiotico, uno qualsiasi. Un decongestionante nasale. Degli impacchi caldi. O freddi, dipende dall’ultima cazzata che ha sentito in TV. Fermenti lattici a tonnellate. E integratori a pacchi. Di vitamine, di minerali, di, la sua ultima scoperta, OLIGOELEMENTI. L’importante è intervenire, subito ed in maniera massiccia. E poi mangiare alcune cose di cui lei ci rifornisce parcamente ma amorevolmente (tazze di brodo di gallina, pompelmi, ribes ma solo se nero) e non altre (che è impossibile conoscere a priori, ed che ho il sospetto diventino nocive nel momento esatto in cui le metto in un piatto).
E siccome alla domanda “Hai preso/le avete dato QUALCOSA?” l’uomo dei treni invece di rispondere “Sì mamma, ho preso/le abbiamo dato esattamente quello che mi davi tu trent’anni fa anche se adesso se lo dai ad un bambino con meno di dodici anni ti tolgono la patria potestà” mugugna, lei si fionda dal suo farmacista di fiducia e ci riempie la casa di farmaci non richiesti. Perché per farsi dare un farmaco lei non va dal medico, che, con rare eccezioni di alcuni suoi specialisti di fiducia ancora non caduti in disgrazia, non capisce niente, ma dal “suo” farmacista “di fiducia”, ossia uno che finora le ha sempre dato tutto quello che voleva ed anche di più, evidentemente anche senza ricetta, purché paghi.
E poi me lo porta e me lo deposita IN CUCINA. In cucina! Io odio vedere farmaci in cucina!
In cucina, si cucina, si tiene il pane, la frutta, una torta di cioccolato.
I farmaci, nella più rosea delle ipotesi, sanno di termometri infilati in pliche innominabili e sudaticce, di culetti che scappano rincorsi da mamme amorevoli armate di supposte, di fazzoletti che da morbidi e candidi diventano sculture solide e verdognole abbandonate sul pavimento mentre in sottofondo ronza l’areosol.
I farmaci, nella peggiore delle ipotesi, ti ricordano che non solo prima o dopo devi, ma presto puoi morire.
I farmaci sono mal tollerati in frigo se assolutamente necessario, appena consentiti fuori dall’apposito contenitore per lo stretto periodo di utilizzo e MAI, MAI e poi MAI ammessi in cucina, men che meno DENTRO IL CESTINO DEL PANE, fossero anche le gocce di fluoro per i denti.

A casa dei miei suoceri c’era più roba dentro il cestino del pane, che sullo scaffale di una farmacia.
postato da: momatwork alle ore 21:17 | Link | commenti (5)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera
martedì, 06 gennaio 2009
"Mamma, ma le Befane sono feroci?"


postato da: momatwork alle ore 16:47 | Link | commenti (3)
categoria:fare festa, abbracciare la minica
Per quasi sette mesi, il Minichino mi ha comunicato, in maniera cordiale ma decisa, che le sei erano l'ora sua e che di restare a letto ancora un altro po' non se ne parlava proprio.

Da qualche giorno ha deciso che pur le nove e mezza non sono niente male.
postato da: momatwork alle ore 12:29 | Link | commenti (1)
categoria:rifare il letto, abbracciare il minichino
Come si chiama quel posto dove si prendono in prestito i libri?

LIBROteca.
postato da: momatwork alle ore 12:16 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica, riportare i libri in biblioteca
Come si chiama quel cucchiaio di legno che serve per mescolare?

MesColo
postato da: momatwork alle ore 12:13 | Link | commenti
categoria:cucinare, abbracciare la minica
domenica, 04 gennaio 2009
Ogni volta che viene a trovarmi, la nonna mi porta qualche cosa.
A volte mi porta delle mezze porzioni di cose che non mi piacciono, che alle volte stazionano per un po’ nel frigo e poi la mia mamma mangia controvoglia o più spesso butta via.
Altre volte mi porta dei regali: microborsettine luccicanti ed altri orpelli di cui vuole disfarsi, vestiti brutti che mi andranno grandi per i prossimi cinque anni e cremine miracolose che le consiglia il ciarlatano di turno. Perché la mia mamma evidentemente non sa che hanno la Babygella anche nella farmacia sotto casa e l’olio Baby Johnson al supermercato e mi compra delle altre cose costosissime e tedesche.
Che forse fanno schifo uguale, ma almeno si illude di no.
Stavolta la nonna mi ha portato l’influenza.
Era da tanto che la nonna cercava di portarmela, ma la mamma non l’aveva mai lasciata, dicendole di restare a casa finché non fosse guarita. Così la nonna, che è molto, ma molto furba, stavolta non ha detto alla mamma di stare male ed è potuta venire lo stesso.
Effettivamente è stato un peccato non essere andata a scuola l’ultima settimana, non aver fatto i biscotti e la marmellata insieme agli altri bambini, non averli consegnati alla mamma ed al papà il giorno della festa, non aver recitato il mio pensierino di Natale, non aver cantato “prendi i rami d’agrifoglio/per DONARE le tue sale/…/c’è nell’aria l’allegria/ ed UN VENTO assai gioioso” dopo che l’avevamo provata tante volte.
È stato un peccato anche non poter fare il concerto di Natale con la scuola di musica e il mio Amichetto e cantare uiuisciuamerricrissmass tenendoci per mano.
È stato un peccato dover rimanere per tanti giorni chiusa in casa, senza vedere nessuno, se non l’onnipresente nonna che veniva a portarmi mezzo piatto di brodo al giorno, perché la mamma è una persona davvero egoista e pensa che quando uno ha l’influenza debba tenersela tutta per sé.
Ma io, che sono una persona generosa l’ho data anche a lei, al papà ed al fratellino, così invece di andare in montagna con l’Amichetta, anche a Capodanno siamo rimasti chiusi in casa.
Peccato però, perché avevo anche una slitta nuova.
L'unica ad essere contenta sembra sia una certa signora Brunetta, a cui la mamma, così dice, ha regalato un sacco di ferie.
                                                  
                                                                                            La Minica
Mia suocera, qualche tempo fa, ha letto su un qualche giornale glamour di quelli che legge lei quando va dalla parrucchiera (una volta a settimana, a rifarsi ostinatamente una tinta rosso-violacea sempre più improbabile) che l’ultima moda nei ristoranti più in di New York è quella di farsi incartare gli avanzi per mangiarseli a casa.
Siccome io dalla parrucchiera ci vado una volta ogni tre mesi se va bene e generalmente continuo a leggere il libro che mi porto in borsa, questa cosa, sempre che sia vera ed attuale, non la sapevo e la prima volta (anche le successive, a dir la verità) che ha chiesto al cameriere di farsi impacchettare gli avanzi mi sono vergognata come una ladra.
E siccome noi generalmente non andiamo a cena nei ristoranti più in di New York, questa cosa non la sapevano neppure il cameriere, il cuoco, lo sguattero di cucina che si affannavano alla ricerca di un qualsivoglia contenitore mentre mia suocera rendeva edotti noi, il personale di sala e gli sconosciuti occupanti dei tavoli vicini.
Nel frattempo, io continuavo a vergognarmi come una ladra, un po’ perché, vittima della sindrome “finisci tutto quello che hai nel piatto”, di solito ordino meno di quello che credo di riuscire a mangiare , un po’ perché quando mia suocera si esibisce nei suoi show a beneficio dei presenti non paganti, non sono mai certa di essere commiserata abbastanza.
Anche perché alla fine dello show, recuperato il fatidico contenitore (o in alternativa, dopo aver litigato con il cameriere perché per un drammatico malinteso la mezza porzione tanto decantata era finita nel bidone della spazzatura nell’indifferenza generale per le ultime mode dei ristoranti più in di New York) il suo misero contenuto viene recapitato a me.
Perché?
Perché a me?
A me piace aprire il frigo o la dispensa, prendere una cosa CRUDA nella giusta quantità e cucinarla a fuoco vivo. Qualsiasi pietanza che richieda una preparazione troppo lunga viene bollata come alimento sottoposto a sospetta ed eccessiva manipolazione.
Io ODIO gli avanzi. Odio le mezze porzioni. Odio riscaldare cibi precotti. Odio buttare un etto di pasta in più per portarmela il giorno dopo in ufficio e per protesta me la dimentico in frigo. Odio scongelare sughi porzionati, anche se preparati esclusivamente allo scopo come i cinque kg di ragù e/o gulash metti il caso che alla Minica venga voglia di pasticcio o all’Uomo dei treni di polenta e gulash. Odio non mangiare tutti la stessa cosa, tutti alla stessa ora, tutti alla stessa tavola. Odio i contenitori precari che perdono il sugo da un angolo infido e macchiano irreparabilmente un giaccone da 300 euro. Odio il quarto di pizza che è rimasto nella teglia del forno, figuriamoci il pugno di pasta su cui mia suocera  ha sputazzato per mezz’ora.
Gentili ristoratori, a me dispiace davvero che vi siate dati tanto incomodo, perché di quell’avanzo io faccio esattamente quello che fareste voi.
Lo butto.
postato da: momatwork alle ore 15:58 | Link | commenti (8)
categoria:mangiare fuori, aspettare la suocera, darsi una sistemata
...ma siamo stati tutti colpiti, computer incluso, da virus devastante.
Le trasmissioni riprenderanno al più presto ed avranno un solo mirabolante argomento: le ultime prodezze di mia suocera.
postato da: momatwork alle ore 14:50 | Link | commenti
categoria:aggiornare il blog, andare dal dottore, aspettare la suocera
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