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venerdì, 27 febbraio 2009
Domani mia madre compie sessant'anni.
Siccome pare che non abbia un cazzo da fare hanno incaricato me di scriverle un "biglietto d'auguri".
Siccome le mie esperienze risalgono ai cartelloni di laurea, quando facevo la caricature perché, dicevano, ero brava a disegnare, le ho fatto un biglietto illustrato.
Certo che in dieci anni ho un po' perso la mano.

Però sono ancora stronza uguale.
postato da: momatwork alle ore 17:17 | Link | commenti
categoria:fare festa, fare pasticci, scrivere la tesi
giovedì, 26 febbraio 2009
Ché uno si potrebbe chiedere perché parlo ancora di precariato oops flessibilità io che ho il posto fisso.
Già, fisso. Più o meno.
Perché ultimamente anche chi credeva di avere il posto di lavoro fisso, si accorge di avere il luogo di lavoro mobile.
Ad esempio quando in maniera informale ma rigorosamente davanti a testimoni comunica al Megadirettore Galattico, quello che a malapena sa come si chiama e sicuramente non sa cosa fa, che avrebbe intenzione di optare per un orario flessibile. NON una riduzione d'orario, solo una diversa distribuzione delle stesse medesime ore.
Ed, opportunamente davanti a testimoni, viene invitata a riconsiderare la questione o a considerare di andare in un'altra struttura.
Quale? Boh.

È che recentemente ho ricevuto un paio di e-mail sull'argomento a cui non ho ancora trovato il tempo di rispondere.
È che abbiamo a suo tempo iscritto il Minichino allo stesso nido in cui andava la Minica (e solo in quello, più o meno  per le stesse motivazioni logistiche che ci avevano condizionato al momento di iscrivere la Minica alla Scuola dell'Infanzia), ma chissà quando si saprà se lo prenderanno.
È che se non lo dovessero prendere, l'eventualità di portarlo da mia madre ma di lavorare da tutt'altra parte sarebbe ancora più demenziale di quanto già non sia oggi.
È che ci sarebbe un nido convenzionato e logisticamente compatibile con un mio eventuale e probabile trasferimento nella Madre di Tutti gli Uffici Polverosi (ma non con la mia attuale sistemazione, nè, naturalmente con le infinite possibilità punitive che il Megadirettore Galattico potrebbe avere in serbo per me) o con un più improbabile trasferimento dell'Uomo dei treni in un piccolo mondo dimenticato (ma non con la sua attuale sistemazione), ma vogliono 500 euro di caparra da versare al momento dell'accoglimento della domanda ovvero moooolto, moooolto prima della pubblicazione delle graduatorie dei nidi comunali.
È che il Bambino il prossimo anno andrà alla Scuola Primaria e la Bambina alla Scuola dell'Infanzia teoricamente nello stesso edificio come succederà alla Minica e al Minichino tra un paio d'anni (vi sembrano tanti, due anni? A me no), ma ancora non si sa quale sarà l'offerta oraria della Scuola Primaria a cui è iscritto, visto che l'offerta viene, appunto, offerta dulla base di quanto richiesto dalle iscrizioni. E se quello che alla fine ti offrono non ti va bene, beh, puoi sempre andare in un'altra Scuola Primaria.
Ma, attenzione, NON ad un'altra Scuola dell'Infanzia pubblica o, nel caso ci sia anche un Bambinetto, NON ad un'altro asilo nido pubblico.
E, naturalmente, questa situazione di incertezza si verificherà ogni anno, per cui fra cinque anni ci potrebbe essere una scuola in cui la prima fa 40 ore, la seconda 24, la terza 32, la quarta 28 e la quinta 30 e 3/4.
E ci saranno genitori che non sapranno dove sbattere la testa e si arrovelleranno su sistemi che neanche al casinò.

O forse no, perché sembra che ormai possano farci veramente di tutto.
martedì, 24 febbraio 2009
La Minica ha messo i denti prestissimo ed in modo totalmente indolore.
Il MInichino ha messo due denti un po' più tardi, dopo tre notti di urla, pianti e stridore di gengive.

Aperta parentesi: visto che i denti decidui sono anche detti DA LATTE e visto che normalmente crescono tra i boh? sei mesi e i, boh? due anni, quale sarà il periodo fisiologico per allattare? Chiusa parentesi.

Evabbè? Che sono tre notti quando si ha davanti tutta la vita?
Ecco però che quando da tre notti siamo passati a due settimane e dei denti superiori neanche l'ombra ho cominciato a pensare che FORSE era il caso di fare qualcosa e prima di passare ai rimedi omeopatici e non (a proposito, non prodigatevi in consigli e prodotti di automedicazione, primo, perché ho già una lista di cose che alla fine non comprerò e, secondo, perché posso sempre chiedere a mia suocera) ho comprato la famigerata collanina d'ambra.
Non è che sulla collanina d'ambra non avessi le mie perplessità (e che cacchio di effetto può avere una collanina e bla bla bla bla bla bla e a che vale se di notte gliela devi togliere e bla bla bla bla bla bla e poi va a finire che non gliela togli perché col cacchio che lo svegli se dorme e bla bla bla bla bla bla e poi queste cose le scrivono solo per pararsi il culo e bla bla bla bla bla bla e se invece poi si strozza e bla bla bla bla bla bla...) epperò in fondo è pur vero che l'ambra ha origine organica e che ha specifiche proprietà e quindi perché non anche questa e bla bla bla bla bla bla e in certi paesi ce l'hanno tutti come se fosse la cosa più normale del mondo e bla bla bla bla bla bla.
Insomma l'ho presa.
E nella famosa statistica che fanno tutte le mamme e che a me tanto piace ovvero "io ho fatto così ed è successo cosà" potrei concludere che l'unico effetto della collanina d'ambra, oltre a quello di far identificare inequivocabilmente il Minichino in piscina come "tata" (aaaargh, quanto odio quelli che dicono "tata" e "tato"! Tiè, tuo figlio sarà pure un "tato", ma il mio è un bambino, o una bambina, al limite, ma un "tato" no, va bene?) è stato quello di far prendere l'influenza a sua sorella.
Come a dire che le sue notti, che comunque erano a volte meglio a volte peggio, sono tuttora a volte meglio a volte peggio e che dormendo nello stesso letto di una che scatarra tutta la notte e che alla fine gli ha passato l'influenza non si poteva certo pensare che andasse meglio di così.

Ieri l'ho portato dal pediatra per sentire i polmoni, ché è ancora piccino e non si sa mai e già che c'ero e che c'era pure la collanina gli ho raccontato 'sta storia dei denti.
E già che c'era il pediatra gli ha guardato le orecchie.
E ti credo che piange di notte: ha l'otite.
Colpa mia che lo porto in piscina, direbbe mia suocera se lo sapesse (ma non lo saprà).
Sembra che 'sta collanina serva pure per le orecchie.
Intanto si cucca l'antibiotico.
giovedì, 19 febbraio 2009

C’è chi ha paura del buio.
m@w non ha paura del buio.
C’è chi ha paura dell’altezza.
m@w non ha paura dell’altezza.
C’è chi ha paura dei ragni.
m@w non ha paura dei ragni. Né dei topi, dei serpenti, delle cavallette.
Ha un po’ di timore dei cani, perché ha sempre avuto gatti. E le fanno schifo le cimici. A voi no?

Ma c’è una cosa che spaventa m@w più di ogni altra, che la paralizza di terrore, le fa perdere il sonno e l’appetito e, sì, le fa venire anche il cagotto.
Questa cosa terribile è: LA RACCOMANDATA.
Visto che m@w non è mai a casa nell’orario in cui passa il postino, la raccomandata, foriera presumibilmente di terribili disgrazie, viene annunciata dal suo perfido servitore, L’AVVISO DI RACCOMANDATA. m@w si chiede cosa succederebbe se un giorno il Malefico Postino dovesse bussare alla sua porta (il campanello non c’è, appunto per evitare la consegna di raccomandate) e dirle la terribile frase: “C’è una raccomandata per lei.”
Per me? E chi me la manda? Da dove? E perché? Cosa c’è scritto dentro? Non lo sa? Allora non la voglio, no grazie, non sono pronta, non sono io, dica che non ha trovato nessuno, anzi che in quella casa non ci abita più nessuno, da anni, destinatario sconosciuto, mandate al macero quella maledetta raccomandata, bruciatela, fatene quello che volete, ma perfavore se la porti via ché magari contiene pure antrace.
Ma il Malefico Postino GIÀ SA che m@w non è a casa, perciò deposita il maledetto avviso e m@w se lo ritrova sotto le suole a rovinarle il pomeriggio, la serata, la nottata e financo il primo mattino.
A volte il Malefico Postino NON SA che in realtà m@w è a casa e, perfido, lascia ugualmente il maledetto avviso senza bussare. E allora m@w, che potrebbe morire di morte rapida ed indolore rimane a languire per tutto il pomeriggio, la serata, la nottata e financo il primo mattino.
Una raccomandata per me? E chi me la manda? Da dove? m@w guarda la provenienza scritta sul maledetto avviso di raccomandata e giù a scervellarsi sull’identità del possibile destinatario. Ho preso una multa? Mi hanno licenziato? E se non andassi a prenderla? E se dico che non ho trovato nessun avviso?
Invece, il mattino seguente, m@w è davanti all’ufficio postale prima ancora che apra; aspetta con le gambe di ricotta e la pancia di piombo che l’impiegata le consegni il foglio da firmare, viene assalita dalla tentazione di contraffare la firma nonostante all’ufficio postale la conoscano benissimo e possano confermare che lei e proprio lei ha ritirato l’orrendo plico recante notizie di sventura seppur con mano tremante e pallore cadaverico.
Di solito m@w non ha preso una multa e finora non è mai stata licenziata con una raccomandata.
Assunta, invece sì.
Di solito si tratta di una cazzata colossale, ma puntualmente m@w ci ricasca.
Quindi se volete farmi degli scherzi atroci, mandatemi delle raccomandate.

Ieri m@w è entrata dal giardino e non ha visto L’AVVISO DI ATTO GIUDIZIARIO che c’era in ingresso.
m@w in vita sua ha ricevuto già due avvisi di atti giudiziari ed entrambe le volte non è stata una cazzata. Ma stavolta avrebbe già saputo con buona approssimazione che lo era*.

Ieri l’uomo dei treni è entrato dalla strada ed ha trovato un avviso di atto giudiziario indirizzato a me. Siccome mi vuole bene, non mi ha detto niente fino a stamattina.
Peccato, si sarebbe risparmiato una notte insonne ad arrovellarsi sul come dirmelo.

*Ciononostante, m@w ha firmato la delega con mano tremante ed ha telefonato subito all’uomo dei treni delegato al ritiro per avere conferma delle sue supposizioni. Ed aveva supposto bene.

39 di febbre.
Inzomm'.

 

postato da: momatwork alle ore 12:23 | Link | commenti
categoria:fare festa, andare dal dottore, abbracciare la minica
lunedì, 16 febbraio 2009
Ok, in questo periodo latito più del solito.
Ma è un periodo di superlavoro e oltre ai giorni sparsi per visite mediche e incombenze postal/educativ/tributarie non procrastinabili non posso prendermi i miei soliti giorni di maternità semi-(im)produttiva. In più, le malattie di Natale hanno completamente devastato la mia routine giornalier/settimanal/mensile e non solo non sto procedendo nei riordini a medio e lungo termine, ma sono completamente incasinata nelle più banali (ed indispensabili) attività quotidiane.
Quindi le sei del mattino sono diventate il momento clou della gestione domestica, chissenefrega del rumore.
E vabbè.
Mi ritaglio comunque un tempo che ho chiamato (mentalmente, perché se lo sa l’uomo dei treni…) “My Montessori Hour” in cui produco qualche nuova diavoleria oppure la “presento” alla Minica oppure ne scrivo qui, mentre cerco di vivere il più montessorianamente possibile (sempre secondo la mia idea di ciò che questo possa voler dire) il resto della giornata.
Ma siccome un’ora è pur sempre solo un’ora, o produco la diavoleria, o la presento alla Minica, o ne scrivo qui.
Di solito le prime due in contemporanea. La terza…

La terza devo decidermi a non sacrificarla oltre, perché volevo che questo fosse un posto dove si potessero confrontare le idee, ma finchè le idee si limitano a frullare solo nella mia testa, non c’è molto da confrontare.seldin
Volevo cominciare segnalando e non solo a chi chiedeva un testo in Italiano il libro di Tim Seldin “I bambini hanno bisogno di fiducia”, sottotitolo, semmai ce ne fosse bisogno, “Il metodo Montessori oggi per crescere figli felici”.
Ecco. Figli “felici”.
Non più intelligenti, più obbedienti, più chissacché.
Un libro che aggiungo alla mia lista ideale di letture straconsigliate anche perché è un libro sottile (si sa, di tempo ce n’è poco…) con molte fotografie finalmente belle ma non impossibili (non so se avete notato come alcuni libri potenzialmente interessanti siano penalizzati dall’assenza di foto o dalla presenza di foto troppo brutte in cui nessuno vorrebbe identificarsi o di foto troppo belle in cui nessuno riesce ad identificarsi), con molti oggetti dell’Ikea che, se la vostra casa è come la mia, vi sembreranno familiari o comunque non vi daranno, paradossalmente, l’impressione di sfogliare una di quelle riviste d’arredamento dove non si vede mai la tazza del water.
Un libro che si può leggere subito, o rimandare a dopo il compimento dei sei mesi, ma che si può leggere anche in seguito, a due anni, a quattro, a sei. Ovviamente, prima si inizia più profitto se ne trae, ma certe problematiche e certe attività (risoluzione dei conflitti, rapporto con la TV, educazione cosmica, ecc…) sono sicuramente rivolte a post-toddlers.
La Minica, ad esempio è rimasta affascinata dal “tavolo della pace” (nella versione originale un tavolino dedicato con un “peace flower” ed un campanello da suonare quando la pace è fatta, ma che potrebbe semplicemente essere un punto particolare della casa con o senza ulteriori indicazioni; per noi, ad esempio, prima di sapere della sua esistenza codificata, il "tavolo della pace"era un gradino che separa la cucina dal corridoio dove spontaneamente si metteva la Minica quando riteneva di aver subito un torto e che è diventato un luogo privilegiato per le coccole) un luogo dove cercare di risolvere le controversie o parlare in tranquillità. Naturalmente adesso ha voluto anche lei il suo bel vaso col fiore della pace, il nastro bianco e la colombina, anche se per ora non ci sono grandi controversie da risolvere con noi o con un fratellino di otto mesi (ci saranno... ci saranno...) ma sono proprio curiosa di vedere la reazione di un bambino estraneo (e dei suoi genitori) all’eventuale offerta di sedersi al tavolo della pace.
Certo, alcuni suggerimenti possono sembrare eccessivi o di difficile attuazione (il compleanno montessoriano, i giochi di società…) ed altri sembrano, almeno a me, molto naturali: fare un passeggiata nel bosco, lasciarla giocare con l'acqua... ma... è proprio questo che mi ha affascinato del metodo montessori, il suo essere una serie di conferme, non di scoperte.
Ecco, se proprio volessi trovare degli aspetti negativi nel libro di Seldin, e naturalmente voglio, oltre ad un brutto errore di ortografia, uno riguarda il consiglio di controllare le amicizie dei propri figli.
Ma come? E l’educazione cosmica? E l’interesse per altre culture? Va forse tutto bene solo finchè nostro figlio frequenta bambini eticamente variopinti come quelli delle fotografie, ma non vale per il vicino di casa violentone o per la compagnuccia glitterata? L’indipendenza più importante non è quella di rimanere fedele a sé stesso (e non a noi) a prescindere dalle pressioni circostanti? E questo non a tre, quattro, sei anni, ma a sedici, a venti, a quaranta.
O è solo un altro inganno e si ricade inevitabilmente nel dilemma tra dorato isolamento e resa incondizionata?

Per riflettere su questo ed altri quesiti, vi consiglio di leggere anche questo post (in inglese), tratto da un blog con l’intento dichiarato di essere “a place for me to document the challenges, successes, and failures of homeschooling my preschooler”.
Ecco, i fallimenti.
Perché a leggere i manuali, i blog, i siti vari, non dico il fallimento, ma la non riuscita di un’attività semplicemente non è contemplata. O, meglio, è previsto che un bambino non capisca immediatamente lo scopo dell’attività e che necessiti di una, due, mille ripetizioni. È previsto che versi, sporchi, non ultimi il lavoro e che questo rappresenti il “controllo dell’errore”.
Non è previsto che versi, sporchi, non ultimi il lavoro e se ne sbatta.
Non è previsto che invece di ordinare i cilindri per ordine decrescente ci faccia una minestra.
Ed è confortante leggere delle riflessioni che potresti aver scritto tu, se fossi stata capace di una simile analisi. Non sapere da dove iniziare, sentirsi schiacciata dal peso delle proprie idee senza avere il tempo o l’organizzazione di metterle in pratica, non ottenere l’interesse che credevi di suscitare ed essere (questo lo dico io, non lei) quasi risentite nei confronti di chi ci dimostra tanta “ingratitudine”.
Ecco, questa è una cosa che ci tenevo a dire, perché a leggere questi bellissimi blog americani uno ha l’impressione che ‘sti bambini aderiscano in maniera entusiastica ad ogni iniziativa: raccogliere le pigne, rotolarsi nelle foglie, fare un collage… e non volevo che il mio desse la stessa impressione.
Alla Minica a volte non gliene frega niente di raccogliere pigne.
E non si sogna nemmeno di rotolarsi nelle foglie, perché un compagno (uno di quelli con la mamma “non-calpestare-le foglie.perché sotto-potrebbe-esserci-una-cacca-di-cane”) le ha detto che sotto ci potrebbe essere una cacca di cane e la prospettiva di rotolarsi nella cacca di cane non le sembra così allettante.
Né ha voglia di fare un collage, un disegno coi pennelli, una fila di cilindri o di sfogliare delle carte.

Appunto, le carte.
Ma di questo ne parliamo un'altra volta.
venerdì, 06 febbraio 2009

Ok, un blog non è esattamente il miglior posto dove lasciare il proprio testamento biologico.
Magari porta pure sfiga.
Però, da quando ho dei figli il pensiero della malattia e della morte ha assunto delle sfumature molto diverse.
“Prima”, mi sembrava che il fatto di morire riguardasse solo me. Vabbè, a qualcun altro sarebbe pure dispiaciuto.
Almeno spero.
Però più di tutto sarebbe dispiaciuto a me, se avessi avuto il tempo di rendermene conto.
“Dopo”, la morte di per sé stessa ha perso di importanza nei confronti dei casini che tale morte avrebbe comportato per l’udt e due bambini piccoli che, diciamocelo, se morissi oggi, non si ricorderebbero nemmeno di me.
Spero di non sembrare troppo patetica se confesso di aver registrato qualche giorno prima del parto, il secondo, un piccolo video per la Minica in cui le dicevo che le volevo tanto bene perché lo potesse sentire dalla mia voce.
Anche perché l’ho registrato un mucchio di volte prima di non sembrare troppo patetica almeno a me stessa.
Perché la possibilità di morire di parto, anche nel 2008, anche in Italia, anche in ospedale, a molti sembra chissà perché inaccettabile, e invece c’è. Ma è un rischio che ho accettato, per lo stesso motivo per cui accetto ogni giorno di fare 100 km in macchina, oltretutto sapendo che ho molte più probabilità di morire in un incidente d’auto che di parto.

Comunque vorrei che le mie cosiddette spoglie mortali siano cremate e che venga disposto delle mie ceneri nel modo che più aggrada chi se ne occuperà, nel rispetto delle vigenti leggi, col minor incomodo altrui e con la minor spesa possibile. Vedrete che non mi lamenterò.
A meno che a qualcuno non venga la malaugurata idea di farmi un funerale religioso o di disporre una raccolta di fondi a favore di qualche associazione in odor di preti, nel qual caso spero davvero che esista un aldilà da cui tornare a tormentarlo.
Se invece disgraziatamente la mie cosiddette spoglie mortali decidessero di sopravvivere all’attività cerebrale con l’ausilio di qualsivoglia macchinario e/o sistema di alimentazione al di là di ogni ragionevole dubbio di risveglio, riunitevi, miei cari, pensate a quello che avrei voluto io e cercate di trovare un accordo, visto che io mi considererò morta e non credendo in una vita oltre la morte difficilmente vi manderò dei segnali.
Avrei voluto lasciare in lista d'attesa qualcuno che ha bisogno di organi che a me non servono più? No.
Avrei voluto essere un peso per la vostra vita e la vostra libertà? No.
Avrei voluto sottrarre risorse alla sanità pubblica o peggio ancora direttamente a voi nella speranza di un improbabile miracolo? No.
Avrei considerato un miracolo risvegliarmi dopo trent’anni per scoprire che la vita che vorrei vivere l’avete già vissuta? No.

Vivetela e ricordatevi di me come una persona viva e sorridente, non come di un cadavere che respira.

martedì, 03 febbraio 2009
Sta seduto, ormai disinvolto.
Si tira su, se trova un appiglio.
Mangia pane secco con grande voluttà.
Riconosce il suo nome.
Riconosce un'altra fondamentale parola: GATTO.
postato da: momatwork alle ore 19:26 | Link | commenti (1)
categoria:dar da mangiare al gatto, abbracciare il minichino
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