
Ok, in questo periodo latito più del solito.
Ma è un periodo di superlavoro e oltre ai giorni sparsi per visite mediche e incombenze postal/educativ/tributarie non procrastinabili non posso prendermi i miei soliti giorni di maternità semi-(im)produttiva. In più, le malattie di Natale hanno completamente devastato la mia routine giornalier/settimanal/mensile e non solo non sto procedendo nei riordini a medio e lungo termine, ma sono completamente incasinata nelle più banali (ed indispensabili) attività quotidiane.
Quindi le sei del mattino sono diventate il momento clou della gestione domestica, chissenefrega del rumore.
E vabbè.
Mi ritaglio comunque un tempo che ho chiamato (mentalmente, perché se lo sa l’uomo dei treni…) “My Montessori Hour” in cui produco qualche nuova diavoleria oppure la “presento” alla Minica oppure ne scrivo qui, mentre cerco di vivere il più montessorianamente possibile (sempre secondo la mia idea di ciò che questo possa voler dire) il resto della giornata.
Ma siccome un’ora è pur sempre solo un’ora, o produco la diavoleria, o la presento alla Minica, o ne scrivo qui.
Di solito le prime due in contemporanea. La terza…
La terza devo decidermi a non sacrificarla oltre, perché volevo che questo fosse un posto dove si potessero confrontare le idee, ma finchè le idee si limitano a frullare solo nella mia testa, non c’è molto da confrontare.

Volevo cominciare segnalando e non solo a chi chiedeva un testo in Italiano il libro di
Tim Seldin “I bambini hanno bisogno di fiducia”, sottotitolo, semmai ce ne fosse bisogno, “Il metodo Montessori oggi per crescere figli felici”.
Ecco. Figli “felici”.
Non più intelligenti, più obbedienti, più chissacché.
Un libro che aggiungo alla mia lista ideale di letture straconsigliate anche perché è un libro sottile (si sa, di tempo ce n’è poco…) con molte fotografie finalmente belle ma non impossibili (non so se avete notato come alcuni libri potenzialmente interessanti siano penalizzati dall’assenza di foto o dalla presenza di foto troppo brutte in cui nessuno vorrebbe identificarsi o di foto troppo belle in cui nessuno riesce ad identificarsi), con molti oggetti dell’Ikea che, se la vostra casa è come la mia, vi sembreranno familiari o comunque non vi daranno, paradossalmente, l’impressione di sfogliare una di quelle riviste d’arredamento dove non si vede mai la tazza del water.
Un libro che si può leggere subito, o rimandare a dopo il compimento dei sei mesi, ma che si può leggere anche in seguito, a due anni, a quattro, a sei. Ovviamente, prima si inizia più profitto se ne trae, ma certe problematiche e certe attività (risoluzione dei conflitti, rapporto con la TV, educazione cosmica, ecc…) sono sicuramente rivolte a post-toddlers.
La Minica, ad esempio è rimasta affascinata dal “
tavolo della pace” (nella versione originale un tavolino dedicato con un “peace flower” ed un campanello da suonare quando la pace è fatta, ma che potrebbe semplicemente essere
un punto particolare della casa con o senza ulteriori indicazioni; per noi, ad esempio, prima di sapere della sua esistenza codificata, il "tavolo della pace"era un gradino che separa la cucina dal corridoio dove spontaneamente si metteva la Minica quando riteneva di aver subito un torto e che è diventato un luogo privilegiato per le coccole) un luogo dove cercare di risolvere le controversie o parlare in tranquillità. Naturalmente adesso ha voluto anche lei il suo bel vaso col fiore della pace, il nastro bianco e la colombina, anche se per ora non ci sono grandi controversie da risolvere con noi o con un fratellino di otto mesi (ci saranno... ci saranno...) ma sono proprio curiosa di vedere la reazione di un bambino estraneo (e dei suoi genitori) all’eventuale offerta di sedersi al tavolo della pace.
Certo, alcuni suggerimenti possono sembrare eccessivi o di difficile attuazione (il compleanno montessoriano, i giochi di società…) ed altri sembrano, almeno a me, molto naturali: fare un passeggiata nel bosco, lasciarla giocare con l'acqua... ma... è proprio questo che mi ha affascinato del metodo montessori, il suo essere una serie di conferme, non di scoperte.
Ecco, se proprio volessi trovare degli aspetti negativi nel libro di Seldin, e naturalmente voglio, oltre ad un brutto errore di ortografia, uno riguarda il consiglio di controllare le amicizie dei propri figli.
Ma come? E l’educazione cosmica? E l’interesse per altre culture? Va forse tutto bene solo finchè nostro figlio frequenta bambini eticamente variopinti come quelli delle fotografie, ma non vale per il vicino di casa violentone o per la compagnuccia glitterata? L’indipendenza più importante non è quella di rimanere fedele a sé stesso (e non a noi) a prescindere dalle pressioni circostanti? E questo non a tre, quattro, sei anni, ma a sedici, a venti, a quaranta.
O è solo un altro inganno e si ricade inevitabilmente nel dilemma tra dorato isolamento e resa incondizionata?
Per riflettere su questo ed altri quesiti, vi consiglio di leggere
anche questo post (in inglese), tratto da un blog con l’intento dichiarato di essere “a place for me to document the challenges, successes, and failures of homeschooling my preschooler”.
Ecco, i fallimenti.
Perché a leggere i manuali, i blog, i siti vari, non dico il fallimento, ma la non riuscita di un’attività semplicemente non è contemplata. O, meglio, è previsto che un bambino non capisca immediatamente lo scopo dell’attività e che necessiti di una, due, mille ripetizioni. È previsto che versi, sporchi, non ultimi il lavoro e che questo rappresenti il “controllo dell’errore”.
Non è previsto che versi, sporchi, non ultimi il lavoro e se ne sbatta.
Non è previsto che invece di ordinare i cilindri per ordine decrescente ci faccia una minestra.
Ed è confortante leggere delle riflessioni che potresti aver scritto tu, se fossi stata capace di una simile analisi. Non sapere da dove iniziare, sentirsi schiacciata dal peso delle proprie idee senza avere il tempo o l’organizzazione di metterle in pratica, non ottenere l’interesse che credevi di suscitare ed essere (questo lo dico io, non lei) quasi risentite nei confronti di chi ci dimostra tanta “ingratitudine”.
Ecco, questa è una cosa che ci tenevo a dire, perché a leggere questi bellissimi blog americani uno ha l’impressione che ‘sti bambini aderiscano in maniera entusiastica ad ogni iniziativa: raccogliere le pigne, rotolarsi nelle foglie, fare un collage… e non volevo che il mio desse la stessa impressione.
Alla Minica a volte non gliene frega niente di raccogliere pigne.
E non si sogna nemmeno di rotolarsi nelle foglie, perché un compagno (uno di quelli con la mamma “non-calpestare-le foglie.perché sotto-potrebbe-esserci-una-cacca-di-cane”) le ha detto che sotto ci potrebbe essere una cacca di cane e la prospettiva di rotolarsi nella cacca di cane non le sembra così allettante.
Né ha voglia di fare un collage, un disegno coi pennelli, una fila di cilindri o di sfogliare delle carte.
Appunto, le carte.
Ma di questo ne parliamo un'altra volta.