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martedì, 31 marzo 2009
Comincia ad essere in grado di fare qualche gioco sociale, tipo nascondino, seguendo le regole (e non balzando subito fuori, gridando “Sono qui! Sono qui!” come faceva fino a poco tempo fa).
Cominicia a fare giochi di ruolo più complessi e a restare nella parte più a lungo.
È capace di ascoltare la lettura di un libro anche molto lungo, di ricordarne a memoria alcuni passi e e di raccontare l’inizio di alcune storie. Non è invece in grado di riassumerle.
Sa le parole di molte canzoni ed è pure intonata.
Sa ricomporre (da sola) un puzzle di 20 pezzi, ma non ha capito che può aiutarsi guardando la figura sulla scatola o partendo dai bordi.
Sa rappresentare tutta la famiglia con precisione di particolari (il colore degli occhi) e dimensioni.
Parla correntemente in Italiano o in dialetto, a seconda dell’interlocutore, lanciandosi in spericolate derivazioni grammaticali. A volte giuste. A volte no.
Ricorda con precisione dal sorprendente al fastidioso cose dette o successe anche molti mesi fa.

Però non si spinge. Nemmeno sull’altalena.
postato da: momatwork alle ore 19:20 | Link | commenti (5)
categoria:passare in libreria, abbracciare la minica
Nonnonnonono.
Con la testa.
Un gradino in salita.
Un gradino in discesa.
Sempre con la testa.
postato da: momatwork alle ore 19:04 | Link | commenti (2)
categoria:abbracciare il minichino
domenica, 29 marzo 2009
In giro per il web e non solo ormai abbondano i consigli su "come arrivare a fine mese".
Abbondavano anche diverso tempo fa, a dir la verità, ma erano ammantati di un'aura alternativ-ecologica che le rendeva appetibili a pochi. Adesso che alcuni sono diventati improvvisamente più poveri, altri si sono improvvisamente accorti di non essere poi così ricchi ed altri ancora si stanno facendo trascinare nel panico generale in maniera peraltro immotivata tutti hanno scoperto il rubinetto dell'acqua calda.
Siccome noi, a volte animati da una maggiore sensibilità ecologica, altre dal solo buon senso, queste regolette del vivere quotidiano le applichiamo non so nemmeno bene da quando, ci sentiamo un po' presi in contropiede.
E adesso? Che cosa possiamo fare per essere veramente alternativi?
E allora ci è venuta quest'idea.

Qualche tempo fa, la Minica mi aveva chiesto a cosa servisse quella grande cassetta rossa appesa al muro. Hemmm... quella serve per... è una cassetta della posta e serve a ... ci metti dentro una letterina e poi...
Insomma, mi sono resa conto che la Minica non mi aveva mai visto utilizzare questo oggetto ormai desueto. Forse ho spedito qualche cartolina, ma da quant'è che non imbuco una lettera? Mah, saranno state le partecipazioni.

Allora abbiamo preso dei fogli ed abbiamo scritto delle letterine. Ai nonni e ai diversi membri della famiglia.
Poi le abbiamo imbustate.
Abbiamo comprato i francobolli.
Posta prioritaria, perché quella normale, abbiamo scoperto nel frattempo, non esiste più.
Le abbiamo imbucate, credendo di rivederle chissà quando, perse tra le pubblicità, gli estratti conto e le stampe non richieste.
E invece il giorno dopo erano già qui, nemmeno un po' gualcite.
Le abbiamo aperte con religiosa cura, come se non le avessimo mai viste prima e le abbiamo archiviate nel quadernone dei ricordi.

Di questo mese che sta per finire, sono stati sicuramente i cinque euro meglio spesi.
Ogni volta che gli presto la macchina, l'Uomo dei treni me la restituisce con un botto inedito.
Siccome sono piuttosto distratta ed alla macchina non ci tengo particolarmente, finisco per accorgermene con settimane di ritardo, così lui può negare ogni responsabilità.
Oggi gli ho prestato il Minichino.
Siccome non sono poi così distratta ed ai figli ci tengo un po' di più, del botto inedito mi sono accorta subito.
postato da: momatwork alle ore 15:30 | Link | commenti (3)
categoria:fare benzina, sbaciucchiare l udt, abbracciare il minichino
sabato, 28 marzo 2009
Da un po' di tempo il Minichino fa due tipi ben distinti di lallazione.
C'è la babbazione (BA-BA-BA-BA) che è indice di grande felicità. La babbazione si fa quando si vede il gatto, il papà, la sorellina o un qualsiasi altro animale. La babbazione si fa alle cinque del mattino, quando, finalmente, la mamma capisce che è iniziato un nuovo giorno e striscia fino alla macchinetta del caffè.
E poi c'è la mammazione (MMMAMMMMAMMMAMMMA) che è riservata unicamente a me e vuol dire "c'è qualcosa che mi dà fastidio, intanto prendimi in braccio e poi vedi di scoprire cos'è".

Da ieri il Minichino emette anche un nuovo suono intenzionale. Fa schioccare il labbro inferiore in una specie di bacino. Riservato al gatto*.

*E al disegno di un gatto che c'è nel corridoio della scuola della Minica.
Questa è stata una settimana di sveglie antelucane, straordinari al lavoro, recite scolastiche, baby sitting conto terzi e amici a cena quasi tutte le sere.
Non poteva che concludersi con tutte queste cose insieme più la visita della suocera tornata in forma smagliante..
Però ha detto che se deve venire per vedere tutto questo disordine, è meglio che non venga.

Speriamo sia di parola.
mercoledì, 25 marzo 2009
Uno dei pilastri del metodo montessori, ma anche, più in generale, dell’attachment parenting in senso lato, è quello di favorire l’indipendenza del bambino.
Ed uno dei modi per favorirne l’indipendenza è quello di fare in modo che riesca a vestirsi da solo.
Per evitare abbinamenti imbarazzanti, una tra le proposte che spopolano tra le mammematte consiste nel preparare alcuni set maglietta+pantaloni+felpa+calzini intonati tra cui scegliere, ma siccome la quantità degli indumenti a disposizione subisce delle oscillazioni importanti, predisporre almeno due alternative passabili presupporrebbe un’organizzazione superiore alle mie capacità. Allora ho deciso di appropriarmi del motto “comunque tra dieci anni si vestirà meglio di te” e la lascio pescare liberamente nei cassetti più bassi del “fasciatoio”, che in realtà è un pezzo di una cucina ikea, ma come pezzo di cucina non ci andava bene, ma mi piaceva tanto ed insomma l’ho preso lo stesso. C’è un cassetto per la biancheria, uno per le magliette, uno per i pantaloni della tuta, uno per le felpe, uno per i jeans e le gonne (sì, anche la Minica possiede un paio di gonne), uno per i vestiti “speciali” (pantaloni impermeabili, ecc…) ed uno per gli accessori (cappelli, guanti, ecc…).
Nonostante io ci abbia messo del mio comperandole il terzo paio di identiche scarpe da ginnastica coi lacci, la Minica è capace di vestirsi da sola. Non sempre ne ha voglia, ma il più delle volte lo fa.
Dopo alcune contorsioni riesce anche a mettersi il giubbotto in maniera convenzionale, visto che quando le ho mostrato il “jacket flip” mi ha guardato come fossi una demente e non ha mai voluto provare.
Dopo il periodo monocolore (tutta verde, tutta arancione, tutta rossa) la Minica sta attraversando il periodo “indovina che cosa sembro”. Praticamente nessuno le ha detto che siamo in Quaresima e lei continua il suo personale carnevale.
E un giorno si è messa i pantaloni verdi, la maglietta gialla e la felpa verde ed era vestita da croco.
E un giorno si è messa i pantaloni arancione, la maglietta arancione, la felpa arancione ed era vestita da arancia (notare la differenza rispetto al periodo monocolore).
E ieri si è vestita tutta di nero.
E per fortuna che me l’ha detto lei che era vestita da formica.

Perché io avrei detto scarafaggio.
lunedì, 23 marzo 2009
Mia suocera è una donna che non si diletta solo di puericultura, farmacopea e alimentazione. Mia suocera è anche un’esperta di bon ton.
Non per niente l’Uomo dei treni inclina il piatto verso il centro del tavolo per raccogliere le ultime cucchiaiate di minestra. Peccato che l’effetto complessivo sia generalmente rovinato da quello che l’Uomo dei treni fa prima e dopo quelle ultime cucchiaiate di minestra.
Il problema è che le sue fonti sono così esclusive che normalmente lei è l’unica esperta di bon ton in un contesto di zotici che la considerano una vecchia eccentrica e che alle sue fonti evidentemente mancano alcune essenziali pagine in cui vengono spiegate alcune semplici regole di convivenza, rispetto del prossimo e buon senso (il manuale di bon ton di mia suocera, poi, dev’essere stampato parecchio male, perché sembra ignorare che parlar male del prossimo non è particolarmente elegante e che farlo a voce altissima o comunque percepibile può far luogo a fastidiosi inconvenienti. Tipo un occhio nero.)

Comunque circa una settimana fa mia suocera è inciampata a causa delle improbabili calzature che si ostina a portare contro il gusto e l’evidenza e si è fatta male ad un ginocchio (non sono stata io, lo giuro!), quindi non può guidare, il taxi costa troppo, l’autobus non lo prende e no ici stiamo godendo qualche giorno di inaspettata libertà infrasettimanale.
Però sabato abbiamo bigiato la piscina perché avevamo di meglio da fare e quindi domenica nessuno ci avrebbe salvato dall’obbligo di esposizione della bambina ai sacri insegnamenti della suocera. E siccome evidentemente avevamo qualche peccato da espiare, l’Uomo dei treni ha deciso che poteva essere una buona occasione per una deliziosa riunione familiare, previa disponibilità del suocero.
Essì, perché il suocero, che non vede la bambina e peraltro nemmanco il bambino da Natale, ha sempre qualcosa di meglio da fare finché non gli si impalla il PC. Quando gli si impalla il PC gli viene tanta nostalgia dei suoi discendenti, in particolare del figlio che glielo sistemi.
E sistemare un pentium III del '97 è una faccenda tanto urgente che non si può rimandare, nemmeno se è quasi ora di pranzo, dove per ora di pranzo io intendo un intervallo tra le 12.30 e le 13.30.
Essì, perché i miei suoceri, invece, non importa quante volte io gliel’abbia detto, non solo non sanno cosa sia la puntualità, non solo non si degnano di avvisarti per quantificare un fisiologico ritardo, ma sono evidentemente avezzi a sedersi a tavola intorno alle due del pomeriggio e poco importa se per uno dei commensali, per quanto piccolo, quella sia quasi ora di merenda.
E io sono così stufa di incazzarmi sempre per le stesse cose che ormai, se posso, contrariamente a quanto avviene di solito preparo qualcos'altro per i Minichini ad un'ora consona e poi me le sento perché la Minica non mangia niente di ciò che la suocera le ha preparato.
Se non posso, perché non sono a casa mia o perché la Minica non è a casa mia, allora m'incazzo.
Ma domenica avevo deciso di non incazzarmi e di fare la brava mamma che si porta il tupperware con la minestrina da riscaldare e non la tetta da tirar fuori al ristorante. La tetta pure ce l'avevo, ché quella non di può dimenticare a casa.
Però sono arrivate le 13.30 e degli informatici ancora nessuna traccia.
Però sono arrivate le 14.00 e il ristorante era tutto pieno e noi non avevamo prenotato.
Però sono arrivate la 14.30 ed è arrivato quello che avevamo concordato con la Minica e che di solito mangia volentieri.
Però lei si era già mangiata un panino al prosciutto e non aveva più fame.

Prima lezione di bon ton.

Quando andiamo al ristorante con la Minica, di solito chiediamo la cortesia di portarle quello che ordiniamo per lei il più velocemente possibile, indipendentemente da quello che ordiniamo noi. Siccome la Minica non è l'unica bambina che va al ristorante è una cortesia che di solito ci fanno, ma che comunque io considero una cortesia.
Da quando aveva sei mesi e le abbiamo ordinato mezza porzione di patate lesse, mia suocera si avventa sul suo piatto e, preferibilmente con le mani, si mette a pasticciare col contenuto piluccando di qua e di là e discriminando quello che è buono da quello che non lo è per cui se lo mangia lei.
Ora questa cosa mi ha sempre fatto impazzire ed il più delle volte fa sì che la Minica poi non tocchi nulla di quello che ha nel piatto.


Fine della prima lezione di bon ton.

"Un panino è l'equivalente di un pasto" ha sentenziato la nutrizionista.
"Solo che una bambina di tre anni non dovrebbe pasteggiare a panini" ha ribattuto la mamma-coi-nervi-a-fior-di-pelle-e-il-Minichino-attaccato-alla-tetta-che-le-ha-schifato-la-minestra.
Silenzio.

Seconda lezione di bon ton.

Quando andiamo al ristorante con mia suocera ogni portata è un rischio. Perché lei la fa sicuramente in un altro modo, che è quello giusto, perché glielo ha insegnato nel 1971 un pescatore di Corfù, anche se si tratta dello strudel di mele. E siccome il cuoco che non è mai stato a Corfù deve mostrarsi immediatamente consapevole dell'errore di solito lo fa chiamare. Se il cuoco si rende indisponibile, la ricetta giusta, comprensiva di aneddoti sulle vacanze a Corfù nel luglio del 1971, viene dettagliatamente spiegata alla cameriera di sala, presumibilmente albanese ed in servizio da una settimana, di che si premurerà sicuramente di riferirla al cuoco, mostrando a testimonianza il piatto in cui mia suocera ha artisticamente disposto l'ingrediente incriminato, ad esempio le uvette nello strudel.
Curiosamente, succede che il cuoco se strafreghi di mia suocera e del pescatore di Corfù e continui a fare lo strudel di mele esattamente come lo fa lui, ad esempio con le uvette.
Allora mia suocera, pur sapendo che lo strudel conterrà le uvette, e non disdegnando particolarmente le uvette qualora contemplate nella ricetta del cuoco di Corfù, ordina ugualmente lo strudel, inizia la sua operazione di vivisezione con espressione schifata e dopo un po' abbandona rumorosamente la forchetta nel piatto dichiarando lo strudel "immangiabile" e ripetendo la storia del pescatore di Corfù alla cameriera di turno, presumibilmente rumena ed in servizio da due settimane.


Fine della seconda lezione di bon ton.

E così siamo arrivati al dolce, che la Minica si è sbafata, nonostante avesse dichiarato poco prima di non avere fame e nonostante non fosse fatto secondo la ricetta del pescatore di Corfù.
"Perché voi continuate a sbagliare chiedendole cosa vuole; voi dovreste dirle 'adesso mangiamo questo'" ha osservato la comportamentista.
"Come ha fatto lei dicendo 'Adesso mangiamo la pasta al pomodoro e la bistecca' per trent'anni, visto che suo figlio non mangiava nient'altro? E non prima delle due, così ha più appetito?" ha risposto la mamma-che-ha-le-palle-piene-di-sentirsi-dire-cosa-mangia-e-cosa-non-mangia-l'udt-dopo-dieci-anni-di-matrimonio.
Silenzio.

Per essere stato un pranzo coi suoceri è stato insolitamente silenzioso.
<mode vocina piagnucolosa e labbruzzo sporgente on>

Ma chi aiuta i piccoli dei leocorni quando arriva tanta pioggia che non si bagnano?

postato da: momatwork alle ore 21:02 | Link | commenti
categoria:abbracciare la minica, portare la minica a scuola
Il Minichino si è aggiornato automaticamente all'ora legale.
Con qualche settimana d'anticipo.
Adesso si sveglia alle cinque.
postato da: momatwork alle ore 20:57 | Link | commenti
categoria:rifare il letto, abbracciare il minichino
giovedì, 19 marzo 2009
Dove eravamo rimasti? Ah, sì, le carte.

Questo post mi sta sfuggendo di mano.
Troppo lungo.
Troppa carne al fuoco.
Troppe cose stanno succedendo mentre ogni giorno ne aggiungo solo un paio di frasi.
Sarà meglio che provi a metterne un altro pezzetto.


Ormai è quasi un anno che ho cominiciato a fare carte fonetiche e tematiche, un po’ traendo ispirazione, o platealmente copiando da quello che fanno altre persone (consiglio utilissimo se si decide di prendere un prodotto così com’è, ma che rischia di diventare paralizzante se invece si comincia a “perfezionarlo” per adattarlo alle proprie esigenze), un po’ facendo, guarda caso, di testa mia.
A mia volta sono stata copiata (nel senso migliore del termine).
Adesso, dopo un anno di utilizzo (o non utilizzo), ho cominciato a trarre delle conclusioni. Solo che non riuscivo a ordinarle compiutamente. Ma per fortuna c’è chi mi ha fornito una traccia:

Trial and error: tutto sta a cominciare. E poi provare, correggere, riprovare, riaggiustare, … ma all’inizio bisogna scegliere un argomento e buttarsi.
È però possibile che a vostro figlio/a di quell’argomento non interessi un fico secco (a me è successo così per gli strumenti musicali, dai quali mi riproponevo tante meraviglie), oppure che sia già oltre (per cui ho saltato a piè pari i colori, ma sono inciampata nelle "animal textures", che ritenevo molto più “difficili” e "stimolanti", mentre me le ha accoppiate in un battibaleno, relegandole poi al dimenticatoio…).



Altri concetti, ad esempio i contrari (pieno/vuoto, leggero/pesante, duro/morbido) sono invece decisamente prematuri e, prima di relegare anche queste al dimenticatoio, è rimasta per un po' a guardare 'sto mattone e 'sta piuma senza sapere bene che farsene.
Perciò se credete che un qualcosa possa essere interessante proponete sei/otto carte e vedete l’effetto che fa. Se non fa nessun effetto, non insistete. Siate invece pronti a soddisfare una curiosità repentina, sempre con sei/otto carte, non con l’enciclopedia britannica. Collegate le carte ad un interesse, ad una stagione, ad un viaggio.
Quand’ho cominciato, anch’io sono stata un po’ presa dalla smania enciclopedica. Penso sia umano.
Ecco, umano, ma non necessario.

Copy other moms
: tempo fa qualcuno mi ha chiesto di segnalare qualche blog da cui trarre ispirazione e lì, su due piedi non ho saputo rispondere. Ce ne sono tanti di blog belli. Alcuni mi sembrano addirittura troppo belli per essere veri. Alcuni, sappiatelo, potrebbero non esserlo affatto.
E poi, naturalmente, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.
Paradossalmente non trovo particolarmente ispiranti i blog che parlano molto di cucito-ricamo-uncinetto-cucina, il tutto corredato da foto luminose ed evocative di bambini bellissimi e biondissimi che lasciano intravedere angoli deliziosamente decorati o paesaggi incontaminati: sono troppo oltre per me.
Mi interessano di più quelli in cui emerge la volontà di fare ciò che si può anche vivendo in un appartamento senza stanza degli hobby.
Che poi non è nemmeno il caso mio.
Però, insomma, non è che tutti possano trasferirsi in campagna ad allevare galline e fare oggettini in feltro. E quindi non è il caso di preoccuparsi se un trasferimento non è fra i vostri progetti a breve termine. Dopotutto, chi vive in un contesto urbano ha accesso ad una serie di opportunità che non sono alla portata di chi sta sperduto tra le montagne e se proprio volete qualche blog da sbirciare (non è che io li abbia letti da cima a fondo, ma ci passo ogni tanto a vedere che si fa) in cerca di idee “possibili”, vi segnalo questi:
http://jojoebi.blogspot.com/
http://spiralmontessorimama.blogspot.com/
http://mymontessorijourney.typepad.com/
http://montessorimum.blogspot.com/

Ma torniamo alle carte, che, sul web si trovano già fatte a palate, prevalentemente in Inglese.
Senza avere la pretesa di essere esaustiva, ci sono i free downloads di Montessorimaterials (e solo qui ci si potrebbe perdere delle giornate…) quelli di Montessory for everyone, quelli di A bit of this and a bit of that (a destra sullo schermo oppure su flickr), quelli di Homemademontessori, quelli di Montessorimom e, naturalmente e in Italiano, quelli di Mammafelice, che ha recentemente rinnovato grafica e contenuti.
Se ancora non vi basta, potete diventare membri di montessoribyhand o montessorimakers, dove potete passare altre giornate solo per non lasciarvi disorientare dalle, peraltro interessanti, discussioni.
E se ancora non vi gira la testa o non siete partite da uno qualsiasi dei link qui sopra per balzellare di blog in blog in cerca di ispirazione,  potete curiosare tra i materiali a (modico) pagamento di montessori for everyone e, se non volete comprarli, cercare di riprodurli.



Se non volete utilizzare così come sono, potete prendere solo le figure ed adattarle al vostro formato o alla vostra lingua. Io raccomando di utilizzare il minor numero di formati possibili, così da poter riorganizzare le carte in diversi mazzi. La carta “broccolo”, ad esempio potrebbe essere utilizzata nel mazzo “verdure”, ma anche “cose verdi”, “inverno”, “cose viventi”, ecc…
Le carte che ho fatto io sono di tre formati: il verticale, l'orizzontale ed il quadrato.
Principalmente uso il verticale, però in alcuni casi, ad esempio nelle animal textures, non sono riuscita a trovare delle foto decenti in formato semi quadrato. Per queste ho fatto delle carte a sviluppo prevalentemente orizzontale. Le carte verticali e quelle orizzontali sono 4 su un A4.
Le carte quadrate non hanno testo, sono 6 su un A4 e le uso tipo memory, sia a carte scoperte, sia, recentemente, a carte scoperte. Di queste ho solo un set “stagionale” sui fiocchi di neve mentre ne sto rimuginando uno floreale visione d'insieme e dettaglio per la primavera e l’estate.



Tutte queste carte in realtà dovrebbero essere una parte delle carte in tre parti (3-part cards); le altre due parti sono la figura senza scritta e la scritta senza figura, e la fase successiva sarebbe quindi quella di abbinamento tra queste tre parti. Io non so se lo farò. Per la Minica adesso è decisamente troppo presto e non ho intenzione di sviluppare adesso quest’attività; perciò per ora il nome sottostante serve più a me che a lei.

Riassumendo, il mio consiglio (non richiesto) di oggi è questo: se decidete di investire molto tempo (e un po’ di denaro) in un progetto di questo tipo e se non siete delle craftare compulsive, assicuratevi che non sia già disponibile gratuitamente o ad un prezzo stracciato, qualcosa che possa fare al caso vostro: oltre a tutto quello che già si trova in rete, in quelle che io chiamo “librerie a peso”, ossia librerie dove vendono libri di qualità medio-bassa, vecchi allegati di quotidiani, collane incomplete, ecc… si trovano facilmente libri divulgativi su argomenti scientifici, improbabili manuali sul fai da te e monografie artistiche, storiche o geografiche a prezzi stracciati che possono servire eccellentemente allo scopo. È possibile che non siano ineccepibili, ma saranno sicuramente meglio di quanto possiate fare voi, la qualità di stampa ed il formato saranno senz’altro meglio di quanto possa fare della vostra stampante di casa, ne guadagnerà l’ambiente, l’economia e ne risparmierete voi in termini di tempo e denaro.
Un’altra ottima fonte sono le pubblicazioni edite da Regioni, Provincie, Comuni, Società, Consorzi, Parchi ed Enti vari, che, spesso, sono distribuite gratuitamente.
Certo, si tratta di libri per adulti (nel senso migliore del termine), ma io ho notato che i bambini, quelli che conosco io, almeno, sono affascinati da questi grandi libri illustrati.
Se invece siete scettici, esistono anche molti libri o giochi educativi appositamente realizzati per bambini, ma in quel caso mi riservo ancora di più sulla loro pretesa di scientificità: senza necessariamente raggiungere questi livelli, ho notato ad esempio errori sistematici su chi mangia cosa, chi vive dove e chi va o meno in letargo.

E adesso potreste chiedermi: visto che sei tanto brava a fare le pulci agli altri, perché non ci dai le tue?
Beh, almeno per tre buoni motivi.
Il primo è che per la maggior parte, purtroppo, non le ho più. Quand’ho formattato il PC, PUF!, sono sparite, dissolte, volatilizzate. (non ridete di me, naturalmente sapevo che formattando il PC sarebbe successo, che vi credete? Ridete eventualmente per il fatto nessun tipo di copia di sicurezza. Ma d’altra parte, perché avrei dovuto? Ho già il mio bel daffare a convincere i colleghi che si ostinano a lavorare in locale di questa necessità e a preservare nei secoli dei secoli amen le mie migliaia di foto.). Se un giorno vorro fare le due parti mancanti, allora sì, mi mangerò le mani.
Il secondo è che per la maggior parte, non avrei potuto. Ho cercato, su consiglio di mammafelice, di utilizzare delle immagini non soggette a copyright, ma non ce l’ho fatta. Come ho spiegato prima e spiegherò meglio chissà quando, svaporato l’entusiasmo iniziale ho cercato in seguito di fare delle carte delle quali non esistesse un equivalente in commercio: le carte Che Cosa Ci Butto Nella Minestra del Minichino®, degli uccellini che vengono a mangiare nella nostra casetta, dei bulbi che abbiamo piantato e stiamo aspettando di veder fiorire, degli oggetti di forma rotonda/quadrata/triangolare/esagonale (grande successo del primo periodo geometrico), e degli oggetti di carta/pietra/lana/cotone/ceramica/vetro/legno/plastica/metallo (grande successo del primo periodo sui materiali e le loro proprietà).
E qui, un po’ per mancanza di tempo, un po’ per amor di precisione, ho sacrificato la possibilità di divulgare i miei prodotti per farli esattamente come volevo io (e quindi a sviluppo prevalentemente bidimensionale, tutti approssimativamente nella stessa dimensione/orientazione e tutti che avessero abitualmente e non accidentalmente quella forma/materiale pure rispecchiando la varietà osservabile in natura). Quindi, non appena trovavo qualcosa che facesse al caso mio, ZAP!, scaricata, archiviata con un nome relativo al mio progetto e via, chi s'è visto s'è visto.
Il terzo è che, in ogni caso, non saprei come. Perché qualcosa di divulgabile c’è, anche se molto semplice, ma non so proprio dove metterlo perché voi possiate scaricarlo. Finora ho mandato qualcosa via e-mail, ma solo a chi ritenevo di conoscere sufficientemente bene, esportando in pdf e sacrificando la definizione.
Ma se qualcuno ha un’idea migliore…

Per ora mi fermo qui. La mia Montessori Hour di oggi è finita.
lunedì, 16 marzo 2009
Perché per me non è importante avere, nè essere. Tantomeno apparire.
Perché per me l’importante non è nemmeno partecipare, ma divertirsi.
Perché io sono la persona più acompetitiva e anagonista del mondo.
Perché io ho due figli ormai da un bel po’, ma mia suocera, per distrazione, disinteresse o assurda macchinazione, continua a venire solo per “vedere la bambina”.
Perché viene due volte a settimana, cascasse il mondo, approfittando di ogni mia distrazione, faccenda o improvvisa occupazione per darle ripetizioni su ciò che non voglio insegnarle.
Perché ogni tanto mi fa discorsi che sarebbero assurdi se non fosse lei a farli, sulla sua età ed il tempo “ancora a disposizione”.
Perché lei ha già deciso come vuole impiegare questo tempo “ancora a disposizione”, mentre io ancora non so cosa farò domani pomeriggio.
Perché qualunque cosa sia, non sarà la stessa cosa.

Perché sabato mia suocera ha chiesto all’insegnante di nuoto di MIA figlia (3 anni) di “spronarla” di più, visto che non “si spinge”.

Peccato non esserci stata.
Sarebbe stata l’occasione buona per confermare le sue affermazioni sull’insalubrità delle piscine.
...e per questo ieri abbiamo portato la Minica in un teatro vero, a vedere uno spettacolo vero.
E la nostra fiducia se l'è meritata eccome.
postato da: momatwork alle ore 06:57 | Link | commenti (6)
categoria:fare un giro, abbracciare la minica
martedì, 10 marzo 2009
In uno dei suoi "periodi umidi", la Minica trovava molto divertente aprire e chiudere il rubinetto del bidet. Allora, credo di averle spiegato che quella di aprire chiudere, aprire chiudere, aprire chiudere è sicuramente un'attività interessante, ma che l'acqua è preziosa, che se la consumiamo tutta noi per giocare non ce ne sarà più per lavarsi, per bere, ecc...

Oggi la Minica era intenta ad aprire chiudere una porta.
Apri. Chiudi. Apri. Chiudi. Apri. Chiudi.

"Mamma, ma la porta si spreca?"
postato da: momatwork alle ore 18:40 | Link | commenti (1)
categoria:lavare il bagno, fare la raccolta differenziata, abbracciare la minica
sabato, 07 marzo 2009
Claudia de "La Casa nella Prateria" ha recentemente scritto due interessanti post (e relativi commenti sull'homeschooling (a cui vi rimando per definizione e chiarimenti).
Forse vi stupirà (o forse no) sapere che, nonostante mia figlia vada a scuola, mio figlio, speriamo, al nido ed io lavori, mi consideri un'homeschooler nel senso lato del termine.
Forse vi stupirà ancora di più (o forse no) che per senso lato intendo quello più vicino all'unschooling, non fosse che questo termine dà una leggera impressione di essere "in contrapposizione" alla scuola, mentre è solo questa l'accezione quella che può essere praticata "in affiancamento" alla scuola. Ci mancherebbe che un bimbetto tre-cinque-otto anni dopo cinque-sei-otto ore di scuola debba pure cuccarsi sua madre che gli dà ripetizioni non richieste.
Comunque.
Stamattina avevamo finito di fare colazione, il Minichino stava ancora riducendo un pezzo di pane in poltiglia, l'Uomo dei treni cantava o imprecava sotto la doccia, non so, e la Minica stava in braccio a me e mi chiedeva come si chiamassero le palpebre.
Palpebre.
E queste?
Ciglia.
E queste?
Sopracciglia.
E queste?
Narici.
"Quelle da cui vengono fuori le caccole e i moccoli".

Direi che per l'unschooling siamo messi decisamente bene.
giovedì, 05 marzo 2009
E mentre attendevo il mio turno appollaiata su un divanetto dal colore imbarazzante e circondata da vecchiazze in attesa di messa in piega e/o tinta ancor più imbarazzante, mi è capitato di assistere, tra un plauso al voto in condotta ed una batteria di “mio nipote è meglio del suo” alla seguente edificante conversazione tra una bimbetta delle elementari, oops, primarie che abbassava l'età media a ottant'anni ed una delle vecchiazze, evidentemente nonna di una delle sue compagne.
“Eh, no, oggi la A. non è con me. Non sta mica sempre non me. Il sabato sta anche con altra gente”
“E con chi?” si informa l’amichetta.
“Con sua mamma.”

Sua mamma. Altra gente. Gulp.
Ed io che pensavo di avere l'esclusiva.
postato da: momatwork alle ore 06:58 | Link | commenti (3)
categoria:
mercoledì, 04 marzo 2009
Si muove. Nella direzione desiderata.
Esattamente ancora non gattona, ma se punta un oggetto (o le mie gambe) lo raggiunge a tecnica mista.
Ieri ha puntato le crocchette del gatto. Sembra siano di suo gradimento.
postato da: momatwork alle ore 16:49 | Link | commenti (6)
categoria:lavare il pavimento, dar da mangiare al gatto, abbracciare il minichino
martedì, 03 marzo 2009
Da qualche tempo non vado più a tagliarmi i capelli in una di quelle orride catene dove una volta un brasiliano alto due metri ti sfigura a rasoiate e la volta dopo una rumena alta un metro e venti mentre ti regola capello per capello con delle forbicine per unghie, ti assicura che lì non ha mai lavorato nessun brasiliano alto due metri, anzi, nessuno mai, tranne lei.
Anche perché il prezzo era altrettanto variabile, e a me il risultato faceva schifo uguale.
Adesso vado il un posto che una volta si sarebbe chiamato “Salone” o “Acconciature” seguito o preceduto da un evocativo nome spagnoleggiante. Adesso si chiamerà “Equipe” o “Lab” preceduto o seguito da un nome ancor più evocativo ma francese o inglese, non so.
Fatto sta che, schifo per schifo, almeno sono sicura di pagare sempre quello.
Insomma dopo mezz’ora che mi sentivo dire “signora si accomodi di qua, signora come va l’acqua, signora le faccio uno shampoo defaticante-ristrutturante-corroborante…” finalmente qualcuno mi ha chiamato “ragazza”.
Ettecredo.
Era la mia compagna delle elementari dal nome spagnoleggiante, già titolare di Salone Acconciature, armata di forbici.
postato da: momatwork alle ore 06:51 | Link | commenti (3)
categoria:darsi una sistemata, mettere qualcosa in soffitta
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