
Il misterioso mondo dei blog per me è ancora un mistero.
Da un lato ci sono post quasi insignificanti che riscuotono un inatteso successo.
Dall’altro ci sono dei post lunghi, probabilmente troppo, e meditati, probabilmente troppo, che apparentemente cadono nell’indifferenza più assoluta.
Oppure post che traggono spunto da un fatterello insignificante per introdurre un argomento più ampio e invece quello che colpisce di più è proprio il fatterello insignificante.
A volte l’apparente indifferenza sembra colpire interi blog, tra cui ad esempio i miei amati
blog montessoriani americani, che mi forniscono tanti spunti di riflessione (e non solo a me, immagino), eppure spesso ricevono pochissimi commenti.
Oppure, tra i blog italiani, lo stimolante
gradipo (dal nome della fascia portabebè inventata dall’autrice, ma che ormai affronta argomenti che, per raggiunti limiti d’età, vanno oltre il famigerato
triangolo), mentre continuano a "proliferare" blog, siti, forum e loro agglomerati che si occupano di gravidanza, parto e primissima infanzia.
Ecco, sembra che ad uscire dal famigerato triangolo l’interesse si perda, sia che si confrontino epidurale-omogeneizzati-passeggini, sia che ci si arrovelli su parto naturale-allattamento-fascia.
E vabbè che se i neonati non sono tutti uguali, figurati i bambini più grandi.
E vabbè che alcune delle mie lettrici affezionate sono, spero solo momentaneamente, troppo occupate col bebè numero due. Come me del resto, che infatti sono la prima a confessare di leggere poco, commentare ancora meno ed ultimamante anche scrivere nei ritagli dei ritagli dei ritagli di tempo.
Ma visto che i contatti giornalieri continuano a mantenersi costanti nel tempo, abbiate ancora un po' di pazienza; è il tempo che manca, non certo gli argomenti.
Anzi, questo potrebbe il primo di una serie (il condizionale è ormai d'obbligo) di post sulle dinamiche dopo un anno di Scuola dell'Infanzia.
Dinamiche quasi sempre indesiderate, purtroppo.
La prima è che la Minica da un po’ racconta balle.
Non balle clamorose, diciamo che fornisce una versione alternativa della verità.
Se non ha voglia di camminare, le fanno male i piedi.
Se non ha voglia di andare da qualche parte, ha fame.
Se non ha voglia di mangiare, ha sonno.
Insomma, fornisce una spiegazione a suo parere più gradita per poter fare quello che vuole. O meglio, per poter NON fare qualcosa.
Quello che mi lascia perplessa è che nell’ambito della famiglia ristretta non è mai stata forzata a camminare, ad andare da qualche parte o a mangiare, e che se dicesse semplicemente: sono stanca, non voglio andare là, non ho fame, come le è stato peraltro più volte spiegato e suggerito, verrebbe generalmente accontentata.
Quindi, tecnicamente parlando, non ha nessun bisogno di raccontare balle.
E non le sono mai state raccontate balle
per indurla a fare qualcosa.
Ora, non vorrei passare per una mamma particolarmente permissiva, visto che mi sembra, anzi, di essere molto più rigida della media almeno sulle cose che io considero sostanziali (che però non sono le cose che la mamma media, per me impersonificata dalla Vicina, considerano sostanziali), però normalmente la Minica fa quello che vuole nella misura in cui generalmente basta proporle qualcosa perché accetti con entusiasmo; ultimamente, invece, sarà un fenomeno normale nell’accrescimento, sarà che invece a scuola si è dovuta adattare a ritmi ed attività molto più rigidi di quelli dell’asilo, sarà pure la primavera che fa capolino, un po’ di questo entusiasmo è venuto meno, purtroppo a favore di attività più sedentarie spesso al traino di altri bambini o di drammatizzazioni della vita a scuola.
Ed anche questi sotterfugi, non so se siano un riproporre a casa alcune dinamiche che vede a scuola (
cosa che aveva già fatto al nido) per vedere l’effetto che fa o, come dice l’ultima propagazione di Riza Psicosomatica, un sintomo di ottima salute.
È che io diffidavo di queste propagazioni da prima che
l’Ecomamma si mettesse a fargli le pulci.
E poi Riza Psicosomatica non ho mai capito che cavolo volesse dire..