
…di incazzarmi con mia suocera.
Non pensate che mi sia dimenticata di
questa promessa. Ci penso spesso, purtroppo.
Purtroppo perché ci penso ogni volta che mi ricapita a tiro o anche soltanto viene nominata mia suocera (non mi sono nemmeno dimenticata
dell’altro post che avevo promesso, quello sulle anticipazioni ed infatti accennerò di nuovo brevemente all’argomento).
Ma non è ancora il momento di sviscerare il perché io e mia suocera non si possa andare d’accordo in tutte le sue sfaccettature. Oggi parleremo solo (e
ancora) del perché non si possa andare d’accordo quando si sostituisce a noi nei messaggi educativi che proponiamo ai nostri figli.
Tempo fa ho letto in un sito dedicato all’unschooling che un classico errore dei neofiti è quello di difendere le proprie idee portando a loro sostegno libri, statistiche o altro, COME SE le loro idee fossero un possibile oggetto di discussione, mentre, semplicemente,
non lo sono.
Ebbene, di solito io non solo amo avvalermi di libri, statistiche o altro, ma non sono così categorica; anzi sia di persona sia attraverso questo blog sono aperta a tutte le discussioni e a tutti i punti di vista. Dirò di più, trovo molto più stimolante discutere con chi non la pensa come me e, non avendo dogmi da difendere ad oltranza, sono anche possibilista sul fatto di cambiare idea.
Purché.
Purché queste discussioni avvengano nel rispetto altrui e soprattutto in assenza dei diretti interessati. Cioè i figli.
Bene, l’autrice di quel sito evidentemente non conosce mia suocera.
Mia suocera non solo ritiene che OGNI nostra idea sia oggetto di discussione, ma ritiene anche che tale discussione debba avvenire coi nostri figli come consapevoli testimoni.
Mia suocera contesta ogni nostra iniziativa educativa, ecologica, turistica, gastronomica, sociale, salutista, musicale e politica.
Mia suocera è ASSOLUTAMENTE CERTA del nostro errore e pertanto si sente in dovere di rimediare facendoci vista bisettimanalmente per elargirci perle di saggezza e prodotti consigliatile dalla sua parrucchiera/farmacista/fattucchiera/commessa del supermercato/amica di fiducia del momento.
Mia suocera, in particolare, è assolutamente contraria alla nostra scelta di vivere in maniera relativamente frugale e ritiene che la strada che conduce alla felicità sia lastricata di acquisti compulsivi.
A sua discolpa ci metto il fatto di non aver avuto, ai suoi tempi, quello che, chi più e chi meno, hanno avuto quelli della mia generazione.
A sua aggravante ci metto il fatto di appartenere alla generazione dei miei nonni più che a quella dei miei genitori e che ciò che le è mancato, ai suoi tempi, sono stati il superfluo ed una buona dose di comodità, non certo, come i miei nonni, il cibo.
E, ad ulteriore aggravante, ci metto il fatto che pur professando di non volersi negare nulla di superfluo, si proclami infelice, renda infelici o quantomeno infastiditi gli altri e col suo sistema abbia generato, se non proprio un infelice, almeno un perenne insoddisfatto.
Il che sarebbe come farsi dare consigli su come salvare il proprio matrimonio da Liz Taylor.
Per ovviare al nostro embargo, mia suocera ha architettato il sistema di portarci oggetti indesiderati comunque, ma di disprezzarli nel momento stesso in cui ce li dà. O forse li disprezza veramente e proprio per questo ce li dà.
Ad esempio mia suocera ha deciso che a me piaccia il blu (mentre mi piace il verde) o che la mia casa abbia complementi d’arredo blu (mentre li ha, ma molto discretamente, azzurri e verdi) per cui ogni volta che le capita tra le mani un qualcosa di blu, lo rifila a me. Se siete in procinto di sposarvi, posso prestarvi dei sottopentola, un set di bicchieri, una strana brocca per fare infusi, un imbuto, dei portaspezie ed uno scolapasta, tutti rigorosamente blu. Sì, sono tutti oggetti che hanno a che fare più con la cucina che con una cerimonia, probabilmente per il fatto che mia suocera crede che io non sappia cucinare per mancanza di strumentazione adatta.
Ad esempio mia suocera ha deciso che alcuni suoi vecchi vestiti (MOLTO vecchi) che a lei “non piacevano più” avrebbero potuto servirmi quando ero incinta, non si sa in base a che principio, visto che chi conosce mia suocera sa che mai potremmo litigare per accaparrarci lo stesso vestito e che quando non sono incinta ho 15 cm e 20 kg più di lei. Però abbiamo riso per un pomeriggio mentre facevo la modella, quindi non si può dire che in quell’occasione ci abbia resi infelici.
Ad esempio mia suocera ci bypassa consegnando direttamente la merce non sdoganata alla Minica, salvo poi informarci che “qualora non ci piacesse” potremmo restituirgliela. Facendo piangere la Minica, naturalmente.
Oppure, approfittando della nostra convinzione che sia meglio proporre giochi ed attività adeguate all’età piuttosto che vomitarle addosso una valanga di cazzate indistinte, cerca di batterci sul tempo.
Ed infatti ieri, dopo che le avevamo già spiegato e motivato perché non lo ritenevamo opportuno quanto ce ne aveva accennato, ha regalato, in assenza di qualsiasi ricorrenza particolare, un orologio da polso, di quelli in gomma colorata che credo vadano di moda adesso, “che le aveva regalato una sua amica ma che a lei non piace, visto che ha le cifre grandi e VA BENE per lei”.
Cara Suocera:
1) mia figlia, oggi di tre anni e mezzo, anzi, come dice lei “quasi quattro”, per fortuna ci vede benissimo, non come lei che è presbite;
2) mia figlia, oggi di tre anni e mezzo, anzi, come dice lei “quasi quattro”, è già tanto se sa riconoscere alcune cifre, ma, e non me ne meraviglio nonostante sia attualmente in un periodo matematico, non è ancora in grado di associare con sicurezza un numero maggiore di cinque ad una quantità, né sembra aver capito la numerazione in base dieci;
3) mia figlia, oggi di tre anni e mezzo, anzi, come dice lei “quasi quattro”, non ha ancora dimostrato alcun interesse sul funzionamento dell’orologio ed il passare delle ore ed affermazioni come “sono le tre” o “sono le nove” non hanno per lei alcun significato;
4) il giorno in cui mia figlia, oggi di tre anni e mezzo, anzi, come dice lei “quasi quattro”, dimostrerà un vago interesse alla faccenda dell’orologio, ritengo sia meglio approfondirla con un orologio convenzionale con una lancetta per i secondi, una per i minuti ed una per le ore, di forma, lunghezza, spessore e colore consueto, quadrante rotondo e cifre in numeri arabi anziché su una schifezza al quarzo con divisione sessagesimale che, per allora, sarà pure presumibilmente senza batteria;
5) fino a quel giorno e, spero per lei, anche ben oltre, mia figlia oggi di tre anni e mezzo, anzi, come dice lei “quasi quattro”, potrà vivere benissimo senza orologio da polso, proprio come fanno i suoi genitori di trent’anni e mezzo anzi, quasi quaranta che, nonostante questa grave manchevolezza, riescono ad arrivare al lavoro in orario prendendo svariati mezzi di locomozione, a mangiare ad orari ragionevoli e financo a presentarsi in orario o con un
ritardo ancora ai limiti del ragionevole agli appuntamenti.
E per fortuna che faceva l’insegnante e non l’orologiaia.