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domenica, 29 novembre 2009
"... e ho visto che hai messo delle nuove foto su internet..."
"Ah, sì..."
"Ma con tutta la roba che hai da stirare, ti avanza pure tempo per queste sciocchezze?"

Grazie per l'incoraggiamento, mamma.
postato da: momatwork alle ore 18:27 | Link | commenti (2)
categoria:aggiornare il blog, scaricare le foto, fare una telefonata
giovedì, 26 novembre 2009
Tempo fa qualcuno mi aveva chiesto una foto del calendario "così come l'avevo descritto".
Ne metto una "così com'è adesso" grazie agli irrinunciabili contributi del Minichino, ma non so se faccio bene.




Ah, se riuscissi a scrivere un, anche un solo post, quando vorrei...
Sapeste quanti ne ho lasciati a metà!
Ho provato anche a scriverli a rate: nulla da fare. Anzi qualcuno (ma non io) potrebbe pensare che porti pure un po' sfiga.
Fatto sta che un po' di giorni fa, a seguito di un post che voleva essere ironico si è scatenata una polemica che aveva ben poco di ironico a proposito delle cosiddette "mamme talebane".
Premetto che questa denominazione non mi piace, ma mamme talebane le hanno chiamate finora e mamme talebane le chiameremo anche noi.
Dunque, la definizione: "La mamma talebana è un’assidua frequentatrice dei forum di maternità [...] la mamma talebana, sotto il nick, esibisce  dodici stelle e un numero d’interventi a sei cifre [...]. E’ una fervente promulgatrice dello stoicismo materno.  Di solito ha tre o più figli, nati tutti dopo travagli di settantadue ore, tutti insonni per almeno tre anni e tutti con problemi di allattamento. Per questo, il suo integralismo non ammette debolezze, né fisiologiche o psicologiche. Il suo esempio, da sé, deve rappresentare un faro nella notte della mamma disperata. Promotrice della Leche League (cui aderisce con un fanatismo degno della Santa Inquisizione) non accetta alcun tipo di allattamento se non quello materno. Respinge fermamente l’uso dell’epidurale e di qualsiasi altra forma antidolorifica, né crede in alcun metodo di addormentamento. Per la mamma talebana il diritto dell’infante alla dedizione totale e totalizzante 24 ore su 24 da parte della madre prescinde qualsivoglia esigenza o difficoltà della genitrice."
Per un po' di tempo, anch'io sono stata un'assidua frequentatrice di gruppi, più che di forum, e, naturalmente, di mamme che rientravano in tutto o in parte in questa definizione ne ho incontrate virtualmente molte. A dir la verità, nessuna di loro aveva tre o più figli. Anzi di solito ne avevano uno solo e sul metro del loro unico figlio misuravano il mondo. A volte erano incinte del "figlio del riscatto", quello con cui, ora che si erano "correttamente" informate non avrebbero ripetuto gli stessi errori che avevano commesso col primo perchè "mal consigliate".
Ecco, il fatto sta che io penso che queste mamme credano di essere veramente in buona fede e che, come per ogni fede, si sentanto depositarie dell'unica Verità ed investite di una sacra Missione: quella di Testimoniare il Verbo e Convertire il Prossimo.
Purtroppo, come il sindaco che manda i vigili urbani a multare la preside perché in un ufficio manca il crocifisso, simili eccessi fanno più male che bene alla Causa.
E veniamo ad un altro dunque, perchè la Causa delle mamme talebane è la causa di altre associazioni espressamente citate nel post e di altre mamme che avrebbero potuto quantomeno sentirsi punte sul vivo.
Io non sono un'assidua frequentatrice di Veremamme (ma non serve essere un'assidua frequentatrice per capire che il tono generale è ironico, che il post era divertente e che non c'era la volontà di offendere nessuno) soprattutto perché lo trovo troppo incasinato con tutte quelle stanze e stanzette, caffè bar e ristoranti etnici, scuole e palestre. Il che non vuol naturalmetne dire che SIA effettivamente così incasinato, ma solo che io sto diventando vecchia.
Comunque uno dei motivi per cui non seguo Veremamme è anche il biberon.
Sì, quello vicino al caschetto giallo.
Il biberon a me fa venire l'orticaria.
Anche il ciuccio, eppure mio figlio ce l'ha, ma il biberon di più.
Quando vedo un blog, un sito, un qualcosa su cui campeggia un biberon comincio a grattarmi. Se poi lo sfondo è rosa a cuoricini, mi viene il vomito.
Sono talebana?
Non so, di solito, quando incappo in qualcosa che non mi piace o dove il mio apporto non mi sembra aggiungere nulla, mi astengo dal fare commenti. Tipo quando si parla di svezzamento omogeneizzato di antilope il lunedì, omogeneizzato di canguro il martedì ed omogeneizzato di pangasio del mekong il venerdì, perché un giorno alla settimana "mi mangia il pesce". O di quanto è carino/indispensabile/utile l'aggeggino XY dalla 5a alla 7a settimana. O solo per ripetere qualcosa che è già stato detto, prima o altrove, mille volte.
Beh, le mamme talebane invece non le ferma nessuno ed effettivamente spesso mi sono chiesta quando mai stessero a contatto continuo coi loro bambini. Forse li tenevano avviluppati nella fascia mentre erano al PC. Perché, e questo è il guaio con le mamme talebane, le mamme talebane possono venir facilmente confuse on le mamme AP.
Ma di questo parliamo un'altra volta.
Forse.
postato da: momatwork alle ore 12:41 | Link | commenti (41)
categoria:allattare, aggiornare il blog, cercare quello che non ho perso
lunedì, 23 novembre 2009
Quelli che secondo me sono i punti di forza del motodo Montessori, e quindi quelli che cerco di riprodurre nel mio metodo Montessori fai da te, sono l'attenzione allo sviluppo sensoriale e le attività pratiche.
In realtà lo sviluppo sensoriale, inteso come utilizzo di tutti e cinque i sensi, all'asilo nido (almeno quello del Minichino) si fa: il cestino dei tesori, infatti è una delle classiche proposte dei nidi ed anche gli orridi cubotti, tappetoni e tavolozzi multiattività vanno, in un certo senso, in questa direzione.
Che poi siano proposti solo nei primi anni di vita e che in quel lasso di tempo riescano, col loro baluginante frastuono ad ottenebrare completamente i sensi del piccolo utilizzatore e ad assuefarlo al contatto con la plastica, questo è un altro paio di maniche.
Ché poi io non sono nemmeno contraria alla plastica; sono contraria alla sola plastica.
Comunque il nostro cestino dei tesori non suscitava più interesse ed è stato svuotato per diventare il "cestino dei brumm-brummi", che sono, assieme alle palle e alle stoffe, il gioco del momento.
Ho scoperto invece che i materiali sensoriali pseudomontessoriani alla scuola dell'infanzia sono pensati e proposti solo per portatori di handicap (come effettivamente erano stati originariamente pensati, per essere solo in seguito estesi all'apprendimento in generale), ossia come modalità di apprendimento per mezzo di ausili sensoriali, mentre per gli altri questo viene veicolato soprattutto per mezzo della vista e dell'udito.
Le attività pratiche, invece, mi hanno sempre da un lato attratto, dall'altro impensierito.
Intanto per cominciare, la Minica, che ha sempre dimostrato una buona manualità, un certo senso dell'ordine ed un'ottima propensione alla cooperazione, è stata invece assolutamente impermeabile a qualsiasi attività che le sapesse troppo di "esecizio", tipo i telai delle allacciature (che sarebbero stati il mio vanto di craftettara se non fossero stati finora utilizzati solo come finestre) o le "sewing cards". Poi le attività pratiche spesso necessitano di preparazione, tempo ed opportunità e non sempre, come nel caso delle invasature e dei trapianti stagionali, i tre mi si presentano a braccetto. Ho avuto invece grandi soddisfazioni dalle attività estemporanee: fare il letto, stendere il bucato, preparare la tavola, cucinare ed anche, chi l'avrebbe mai detto, riordinare, per le quali spesso si offre sponteneamente. Naturalmente fare la spesa col papà oppure "aiutarlo" a fare qualche tremebondo lavoretto è motivo di entusiasmo sfrenato.
Dunque?
Dunque avendo io la coppietta, e per di più con la sorella come maggiore, mi rodeva il fatto che questa naturale propensione alle attività pratiche, che nel metodo Montessori sono rivolte indifferentemente a maschi e femmine, la spingesse a ruoli stereotipatamente femminili (benchè equamente distribuiti nella nostra famiglia) mentre il fratello se ne stava a giocare coi brumm-brummi.
E invece, da qualche tempo i due si spintonano per passarmi i calzini bagnati, apparecchiano e riordinano insieme ed il Minichino si aggira per la casa con un straccetto gocciolante.
Ah, che uomo!
sabato, 21 novembre 2009
... ma non avete mai osato chiedere, io non avrò mai il tempo di scriverlo, questo è chiaro.
Ma mentre la Minica aveva fatto in tempo a coniare una sua parolina speciale per l'allattamento, il Minichino ne ha una per il pannolino.
Bleah.

Qualcosa vorrà pur dire, no?
venerdì, 20 novembre 2009
No.
Da due settimane.
minichino_tickerE se ci credete alle coincidenze (o se siete in cerca di un improbabile modo "infallibile") è successo ancora durante la nostra “vacanzetta” a Monaco, a due anni quasi esatti dalla Minica.
Come a dire stessa spiaggia, stesso mare, oops, stesso wurstel.
Non chiedetemi “come ho fatto” (me l’ha già chiesto una mamma del nido), perché anche questa volta io non ho fatto niente. Vero è che (contrariamente alla leggenda metropolitana diffusa tra le mamme perplesse sugli allattamenti prolungati  - ma i miei lo sono? e in rapporto a chi? – ossia che sia la madre a non volersi staccare dal bambino e non viceversa) se proprio devo dire qual è il mio punto limite fisiologico, quello in cui in entrambi i casi io mi sarei sentita pronta a staccare, direi 15 mesi. Ed è vero che, come dice LaLaura, esiste una sorta di punto di non ritorno dopo il quale non hai più il coltello dalla parte del manico e ti tocca andare avanti ad oltranza ed è anche vero che questo nessuna delle pasionarie dell’allattamento aka mamme talebane lo va a dire ad una neomamma. Forse perché non è vero che lo sanno o perché il punto di non ritorno non è lo stesso per tutte o perché i loro hanno smesso di ciucciare prima. I miei hanno smesso di ciucciare dopo, però, entrambi, non sono stati dei gran ciuccioni, nè quando ciucciavano per nutrimento fisiologico, nè quando ciucciavano per nutrimeno psicologico. Perché questo è stato il mio modo di intendere l'allattamento a richiesta, non ho mai usato la tetta per consolarli o per zittirli. che detta così sembra pure una cosa semplice ed ovvia, ma mica lo è.
Comunque, memore di come la Minica sia rimasta asincrona e della mia perplessità su come avrei fatto se oltre il punto di non ritorno si fosse resa necessaria un’interruzione forzata, ho deciso che il ciuccio poteva essere un male minore e, una volta superata la boa dell'allattamento esclusivo fino ai sei mesi, in un momento di crisi ho provato anche quello. Non è stato amore a prima vista.
Ma nemmeno odio.
Era "una cosa". Una cosa che si poteva mettere in bocca e mordere al posto del tuo capezzolo quando mi davano fastidio le gengive, ma, cazzo mamma, se non ne esce niente ed io ho fame/sete dammi quell'altro.
(rumore di ciuccio scagliato lontano)
Una cosa che quest'estate sembrava abbandonata e serviva prevalentemente per buttarla giù dal ballatoio e farsela riportare dalla sorella oppure per giocare con lei ad acchiapparella.
Una cosa che, forse sbagliando, ho consegnato all'asilo nido soprattutto nel timore che volesse quello di un altro bambino e che invece, proprio lì è tornato in auge.
Una cosa che forse ha anticipato lo svezzamento, ma in fondo chissene.
Una cosa di cui forse un giorno faremo fatica a liberarci anche se viene usato con modalità analoghe alla tetta, ma ci penseremo quella volta.
Una cosa che potrebbe forse dare problemi di malocclusione, ma se già la malocclusione invece ce l'ha la Minica che il ciuccio non l'ha mai avuto, non ho già dato?

Come mi sento? Mi hanno chiesto.
Boh.
Normale.
Insomma, normale...
Normale-normale non credo di essere stata mai.
Normale-uguale. Come prima.
Beh, non come prima-prima.
Chè certi reggiseni che pure dovevano essere stati miei e che non capisco perché mi ostino a non buttare via, mi fan quasi tenerezza.
giovedì, 12 novembre 2009
A ripensarci bene, c'è stato qualcos'altro che ci ha colpito.
Sabato pomeriggio abbiamo preso la metropolitana da una stazione vicina allo stadio.
Quando il treno s'è fermato era strapieno.
Di tifosi.
Un brivido c'è corso lungo la schiena e il nostro primo impulso è stato quello di pensare ad un mezzo di trasporto alternativo.
Poi abbiamo guardato i tifosi ed abbiamo visto ragazze, padri di famiglia con figli adolescenti, famiglie con bambini. Alcuni con la sciarpa bianca e blu ed altri con la sciarpa bianca e rossa. Un po' più contenti i primi e più mogi i secondi, ma insieme.
Che sabato pomeriggio a Monaco ci fosse stato il derby, l'abbiamo capito pure io e l'Uomo dei treni, che notoriamente di calcio chissene.
Che ciascuno con la sua sciarpetta d'ordinanza se ne stiano poi a parlare del più e del meno, ancora dobbiamo digerirlo.
postato da: momatwork alle ore 18:31 | Link | commenti (21)
categoria:fare la valigia, cercare quello che non ho perso
Siccome la scuola di soldi non ne ha, ma di necessità sì, noi genitori avremmo deciso di regalare alla scuola, ossia autoregalare ai nostri figli, un qualcosa per Natale.
L'abbiamo proposto alle maestre per avere delle indicazioni.
Abbiamo individuato il qualcosa.
Abbiamo contattato la ditta.

Non vendono a privati.
postato da: momatwork alle ore 18:13 | Link | commenti (8)
categoria:parlare con altre mamme, comperare i regali, portare la minica allasilo
martedì, 10 novembre 2009
Quando torno da un posto che mi piace, torno piena di buoni propositi sul pulire la casa, riordinare questo è quello, sistemare le cose che ho comprato.
Poi di solito mi ci vuole una settimana solo per disfare la valigia.
Quando torno da un posto che mi piace, mi chiedo che cosa mi sia piaciuto e spesso non so darmi una risposta.
Quando torno da un posto che mi piace, cerco di capire se quello che mi è piaciuto è qualcosa di esportabile, di adattabile, di riproducibile. Perchè si possono avere anche delle idee belle ed originali, certo. Ma se una cosa funziona, il più delle volte basterebbe copiarla.
Spesso non lo è. E non parlo dei trulli di Alberobello o dei canali di Venezia, che son belli, certo, ma stano bene dove stanno (ed anzi, nelle loro versioni in miniatura o aberrazione, mi fanno pure orrore...), ma anche del sistema di trasporto pubblico tedesco, dove fino a due due adulti con un numero spropositato di bambini al seguito in qualsiasi composizione e relazione pagano meno di due adulti che viaggiano da soli.

Stavolta mi ha colpito il fatto delle luci.
Ora, dovete sapere che una delle mie attività preferite è guardare dentro le case altrui.
In anni di osservazione non mi è mai capitato di assistere ad un delitto come ne La finestra sul cortile, anche perché l'osservazione che preferisco è quella fugace, magari dal treno (siano maledette le barriere antirumore) o dalla macchina e, banalmente, questa è molto più facile di sera, se le persiane solo aperte e le luci accese.
Spesso, quando esco di sera in giardino, mi fermo ad osservare la mia come se fossi un'estranea. Mi chiedo che idea ci si faccia di chi ci vive, guardandoci dentro (cosa molto facile, visto che abbiamo poche tende per molte finestre).
Mi ricordo di averla immaginata come una nave nella nebbia, una notte d'inverno di molti anni fa.

In Austria e in Germania e fino a notte inoltrata, le persiane, se ci sono, sono sempre aperte e le luci tutte accese, forse perché hanno solo lampade a risparmio energetico. Paesi sperduti in qualche valle angusta rilucono di mille finestre ed anche le case isolate sul pendio di una montagna si annunciano illuminate come alberi di Natale. Vetrate dal pavimento al soffitto sembrano fatte per guardarvi dentro più che guardarvi fuori e forse, a giudicare dagli interni, lo sono davvero.
In Italia, almeno al nord, già all'imbrunire la gente si tappa in casa. Dopo una certa ora, l'unica luce che filtra è il bagliore azzurrognolo del televisore e se c'è una luce accesa, è di sicuro perché in casa non c'è nessuno.
Nei paesi della montagna meno turistica, spesso l'unica illuminazione è quella pubblica.

Stavolta, quello che mi ha colpito di più è stato un ritorno al buio.
giovedì, 05 novembre 2009
Ho avuto grandi soddisfazioni dalla faccenda del calendario.
Il nostro secondo calendario dell’estate (un calendario, per quanto inesatto e non solo da quando la Minica ha deciso di volerceli mettere lei, i numeri, su base settimanale e sopravissuto anche alla trasferta vacanziera) finiva letteralmente e casualmente in corrispondenza dell’inizio della scuola.
Con mia (gradita) sorpresa, però, la Minica ha deciso che quell’attività le piaceva e, nonostante a scuola facessero un’attività simile, sebbene molto più codificata, mi ha chiesto di appendere un nuovo foglio e, con una certa regolarità, ci si dedica alla sera.
Nel nostro regime di unschooling part-time non c’era un modo “giusto” di compilare il calendario o di raffigurare gli eventi meteorologici, anche se la faccenda un giorno-un quadretto era abbastanza isitintiva, perciò, più o meno dalla metà di ottobre, la Minica ha deciso di umanizzare il sole e le nuvole facendo loro le faccette. In caso di pioggia, invece, ha messo pure una figurina con l’ombrello e, in un giorno particolarmente ventoso ha disegnato degli alberi piegati da una parte.
Da qualche giorno abbiamo appeso un nuovo calendario, decorato con delle foglie dai colori autunnali. Dopo la prima versione monocolore, la seconda un giorno-un colore, la terza un mese-un colore stavolta abbiamo optato per un colore caratteristico ad ogni giorno della settimana.
E siccome il vecchio calendario si era chiuso con un periodo triste, siamo stati ben felici di toglierlo per far posto a questo, che contiene qualche giorno di vacanza lontani dai tristi pensieri e dal telefono che squilla incessante, il suo compleanno, quello dell’Uomo dei treni, quello della Bambina e quello del Bambinetto e su cui ha già disegnato dei nuvoloni neri, ma anche quattro belle torte.
postato da: momatwork alle ore 20:51 | Link | commenti (3)
categoria:fare la valigia, abbracciare la minica
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