Diciamocelo, a me la Binetti mi fa un baffo. Rispetto a lei e a quelli come lei io sono avanti anni luce. O indietro, dipende dai punti di vista.
Sì, perché secondo me la vita inizia prima, molto prima del concepimento. Inizia prima ancora del desiderio di avere un figlio, inizia dalla possibilità stessa di averne.
Se a diciott'anni, quando la possibilità e l'intenzione di diventare madre di una famiglia numerosa erano pari a quelle di ottenere il Nobel per la medicina, cioè praticamente nulle, mi avessero detto che per una malattia, un'operazione, una malformazione o un incidente non avrei potuto procreare dei figli, quei figli sarebbero stati in qualche modo dei "figli non nati".
A trent'anni, quando avevo già sotto mano "il padre dei miei figli", ma comunque la possibilità e l'intenzione di diventare madre di una famiglia, ormai difficilmente numerosa, ancora non mi passavano per l'anticamera del cervello (mentre quelle di ottenere il Nobel per la medicina erano da tempo definitivamente sfumate...), ho cominciato a riflettere su come conciliare l'immagine futura che avevo di me, con una qualche forma di discendenza, e l'eventuale impossibilità di procreare naturalmente.
Personalmente non mi sarei sottoposta ad accertamenti specialistici e poi a tecniche di fecondazione assisitita, autologa od eterologa, ancora possibile all'epoca. Mi sarebbero sembrate delle pratiche innaturali, un voler ricercare delle "responsabilità", un istillare il dubbio che questo figlio fosse più di uno che dell'altro, un minare dall'interno la nostra parità di genitori e, perché no, un voler mantenere le apparenze verso l'esterno, come se la sterilità o l'impossibilità di portare a termine una gravidanza non fossero un accidente, ma una vergogna.
Naturalmente, a differenza della Binetti e di quelli come lei, non pretendo che le mie opininioni personali diventino per tutti legge morale e non solo. Se una coppia se la sente di intraprendere la strada della fecondazione assisitita, sono ben felice che lo possa fare nei limiti degli attuali progressi in campo medico e non delle paturnie del baciapile di turno e della propria disponibilità economica. Non per niente sono andata a votare sì per il referendum sulla procreazione assistita quando già cominciava a vedersi una discreta pancetta di quattro mesi. Perché i figli delle coppie che non potranno accedere alla fecondazione eterologa, le gravidanze trigemellari che non arriveranno a buon fine, gli embrioni abortiti perché affetti da un'anomalia genetica che avrebbe potuto essere benissimo diagnosticata in fase di pre-impianto, secondo me sono dei "figli non nati".
La strada che avrei scelto io sarebbe stata quella lunga e difficile dell'adozione, perché è una strada che mi sarebbe comunque piaciuto percorrere, a prescindere e parallelamente alla possibilità di avere dei figli biologici. Forse è per questo che ho deciso per il matrimonio (civile) e non per la convivenza. All'epoca, ma nel frattempo la normativa è cambiata, la domanda di disponibilità all'adozione poteva infatti essere presentata solo dalle coppie sposate da almeno tre anni. Come a dire che, se avessimo intrapreso questa strada saremmo forse in dirittura d'arrivo. Forse.
Invece è una strada che non abbiamo intrapreso perché, quando ne parlai all'Uomo dei treni, lui non era convinto. E i figli, biologici o adottivi, secondo me, bisogna farli in due.
Adesso che so cosa significa portare in grembo, partorire ed allattare un figlio biologico, non ho cambiato idea dull'adozione. Ma non l'ha cambiata nemmeno l'Uomo dei treni, quando il Minichino stentava a venire e gliene ho riparlato.
Se mai avremo un terzo figlio, quasi sicuramente non sarà un figlio adottivo.
Perciò i "miei" figli adottivi, figli che ho desiderato e che avrei amato quanto i miei figli biologici, sono, in qualche modo, almeno per me, dei "figli non nati".
Già, i miei figli. La Minica ed il Minichino. E forse pure il/la Minichetto/a.
Una figlia nata, uno ancora non nato ed uno che non si sa se verrà mai concepito, ma che ai miei occhi sono tutti uguali. Tutti con gli stessi diritti. Il diritto di nascere, il diritto di nascere sani ed il diritto di essere curati ed assistiti dignitosamente se nascessero malati o prematuri o con un'altra malformazione non diagnosticabile o statisticamente improbabile.
Perché dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei quando lanciano le loro improponibili proposte, che una famiglia con un figlio in condizioni di difficoltà ha bisogno di ben altro che di una benedizione. E che, non ricevendo altro, difficilmente avranno il coraggio o la possibilità di avere altri figli, di nuovo dei "figli non nati".
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che un aborto tardivo non si fa per "sbarazzarsi" di una gravidanza indesiderata, ammesso che la maggior parte degli aborti precoci si faccia per questo motivo, magari perché lei e quelli come lei osteggiano un'efficace politica di prevenzione delle gravidanze indesiderate, ma perché la diagnosi prenatale ha evidenziato delle malformazioni che i genitori giudicano incompatibili con una vita decorosa.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che a quel punto un feto ha già una dimensione considerevole anche nel cuore dei genitori, che forse ha già un nome e qualche pezzo di corredino, che sicuramente sarà un "figlio non nato", perché, con una dolorosa e personalissima decisione, i suoi genitori preferiscono che non nasca.
Perché dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che se non dovesse funzionare il terribile ricatto nei confronti dei genitori biologici, questi "aborti rianimati" assommerebbero le conseguenze di una estrema prematurità al motivo che ha indotto i genitori ad una decisione così terribile come quella di un aborto tardivo e difficilmente troverebbero dei genitori adottivi disposti ad accoglierli. Chissà, forse vuole tenerseli tutti la signora Binetti.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che ci sarebbe sempre la possibilità per le famiglie più facoltose di rivolgersi all'estero e per quelle meno facoltose a qualche personaggio privo di scrupoli e garanzie.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che se tirano troppo un lato di una coperta troppo corta, sottrarranno risorse a prematuri di cui i genitori desiderano la sopravvivenza, a neonati che necessitano di cure intensive, al miglioramento delle tecniche di diagnosi prenatale, privando di fatto dei "figli già nati" del diritto alla vita ed alla salute.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che la sola possibilità di accedervi non abbliga nessuno a sottoporsi ad indagini prenatali, nè tantomeno ad un aborto.

categoria:allattare, andare a votare, andare dal dottore, riordinare la camera dei minici, parlare con altre mamme, cercare quello che non ho perso, sbaciucchiare l udt, mettere qualcosa in soffitta




































































































