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lunedì, 14 aprile 2008
Che anche se le ecomamme stanno diventando un fenomeno (da baraccone?), quella di un maternità (genitorialità?) più naturale è una causa persa.
E a me di solito piacciono le cause perse.
E che l'ostetrica che mi ha aiutato a far nascere la Minica ( e non già più quella che ha fatto nascere la Minica... la Minica l'ho fatta nascere io...) avrebbe contribuito maggiormente alla causa se fosse rimasta in sala parto.
Sì, capisco che dopo molti anni una si stufi dei turni di notte e che si stufi anche di combattere sul campo. Perché, e questo l'avevo capito da subito ma ci ho messo un bel po' a tirarglielo fuori, la situazione che avevo trovato con la Minica due anni e mezzo fa e che già non era più quella di qualche anno prima (ma io allora non potevo saperlo) si è andata ulteriormente deteriorando.
Insomma anche nel Piccolo Ospedale è ormai questione di trovare l'ostetrica giusta (o quella sbagliata, dipende dai punti di vista). E nel mio caso, siccome una delle ostetriche giuste è lei, l'altra sarà in maternità e una terza, l'ostetrica-mamma dell'altro corso pre-parto potrebbe essere in malattia, non è che mi restino molte possibilità.
Quando l'ho incontrata in sala parto mica lo sapevo che era una delle più sfegatate; l'ho capito adesso, al corso pre-parto. E l'ha capito pure lei che, mentre si parlava di libri consigliati/sconsigliati mi ha chiesto inquisitoria: "Ma che cosa stai leggendo, tu?" ed io ho confessato che, insomma, stavolta ci sono andata giù pesante e che, certamente, non è un libro che sarei stata in grado di leggere alla mia prima esperienza, ma insomma, adesso sì, adesso non ho paura del  parto, ma ho paura di un certo tipo di parto e che sì, insomma, ho appena finito la Ina May Gaskin.
E lei ha sorriso.
Ma l'hanno capito anche le mie compagne di corso, solo che per loro il parto è ancora un inevitabile e fastidioso ostacolo tra loro ed il loro bambino e non già, com'è diventato per me DOPO aver provato cosa significa un parto completamente naturale, un meraviglioso rito di passaggio che rischia di essere rovinato dalla smania di interventismo. E ne sono ancora più convinta adesso che a mente fredda e collo dell'utero chiuso so che se fosse diventato un parto operativo o un cesareo, sarebbe stato veramente un intervento necessario e lo avrei accettato come tale.
Però.
Però forse perché è una delle sue prime esperienze tende, come già l'ostetrica-bambina dell'ospedale dove non ho partorito, a farsi trascinare fuori dal seminato e a non esaurire un argomento in maniera schematica ed organica.
Però proprio perché sono un gruppo eterogeneo (c'è quella che ha già fatto gli accertamenti per l'epidurale, quella che preferirebbe la "certezza" del cesareo, quella impanicata e quella tranquilla, ma col marito impanicato) e per loro il parto è una grande incognita hanno bisogno che gli argomenti siano esaurientemente trattati in maniera schematica ed organica e non lasciati sulle loro spalle al motto di "una mamma lo sa, quello che deve fare".
Però nonostante il corso non sia collegato ad uno spedifico ospedale (ma tutte andranno ineluttabilmente nel Grande Ospedale, tranne me che probabilmente andrò titubante ed incrociando le dita nel Piccolo Ospedale) ed ormai è troppo tardi perché qualcuna cambi idea e decida di partorire in casa (me compresa, che alla luce delle novità sarei stata comunque l'unica ed esserne tentata), non ha senso parlarne con profusione e demonizzare medici ed ospedali.
Però soprattutto perché io continuo ad essere a favore di un parto  meno medicalizzato per tutti e non per un parto per niente medicalizzato per pochissimi fortunati e questo non è ciò che succede, si continui a parlare di una situazione ideale e non della realtà dei fatti, cosicchè una ci arriva completamente spiazzata e per forza poi finisce per credere di più all'amica che le snocciola racconti dell'orrore e leggende metropolitane.
Però visto che è facile dire che nessun trattamento medico è obbligatorio, ma quando sei in camicia da notte e rischi tutto e davanti hai un camice che non rischia nulla, non è così facile trovare il coraggio che ti servirebbe e quindi la promozione del parto naturale come opzione più economica e sicura dovrebbe partire da dentro l'ospedale e non da fuori.

Perché quando perdi la causa, mica puoi ricorrere in appello.
postato da: momatwork alle ore 20:56 | Link | commenti (15)
Commenti
#1   14 Aprile 2008 - 22:03
 
va bene "essere a favore di un parto meno medicalizzato per tutti e non per un parto per niente medicalizzato per pochissimi fortunati ",ma se e' cosi' e' anche perche' sono pochissimi ad informarsi,a scegliere,ad impuntarsi,anche.e' vero che gli ospedali non aiutano ma io credo che siano soprattutto le future mamme a delegare e non capire il senso di tante cose.i libri sono a disposizione di tutti,in nove mesi si fa in rempo a leggerne molti,no?
io ho avuto un parto per niente medicalizzato,ma non solo perche' una dei pochissimi fortunati,la verita' e' che non interessa a tutti,nemmeno a molti,averlo,il parto poco medicalizzato,moda ecomamma o meno.
a.
utente anonimo

#2   14 Aprile 2008 - 22:49
 
Credo però che per quanti libri si possano leggere (e da quando nei libri c'è scritta LA VERITA'?), per quanto uno si possa informare (e dove, se si trova tutto ed il contrario di tutto?) quando sei in camicia da notte davanti ad un camice, è davvero difficile "impuntarsi" sia in un senso sia nell'altro.
È vero che a molte mamme piace il parto ipermedicalizzato che percepiscono più "sicuro".
È anche vero che il personale medico avrebbe delle chiarissime indicazioni a cui attenersi.
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#3   15 Aprile 2008 - 11:15
 
ciao!
prima di tutto grazie: ho scoperto il tuo blog da qualche giorni e lo trovo divertente e ricco di spunti utili... una lettura che arricchisce da più punti di vista :)
mio figlio ha 3 mesi e mezzo, il parto (naturale) è stato una bellissima esperienza e so che devo molto allo staff dell'ospedale, che mi ha sostenuta e incoraggiata in ogni momento.
non sono una ragazzina e nella vita e nel lavoro mi ritengo abbastanza tosta, ma hai perfettamente ragione: quando "quando sei in camicia da notte e rischi tutto" le proporzioni cambiano e molto dipende dalla preparazione e dalla disponibilità di chi ti segue...
maluma
utente anonimo

#4   15 Aprile 2008 - 11:54
 
Io sono una fifona e ho sempr eimplorato l'epidurale (nota bene: prima del parto). Ho avuto la fortuna di partorire seguita da una bravissima ostetrica che mi ha indirizzata dolcemente verso il parto naturale: sai che sono felicissima che nessuno mi abbia dato retta con l'epidurale? Ora conosco aspetti di me che ignoravo, ora conosco la magia del mio corpo e la sua perfezione nel creare dal nulla una persona nuova di zecca e guidarla verso la nascita in maniera totalmente autonoma. Il corpo è una cosa perfetta e sa sempre cosa fare (poi ci sono le complicazioni e su quelle non entro nel merito, so perfettamente di essere stata molto molto fortunata).
Mettici anche che l'ospedale è gestito dalle suore (parte amministrativa, eh), credo che vogliano "farti partorire con dolore" per principio ;)
Comunque sia, sono una di quelle che se mai decidessi di fare un altro bimbo (al momento mi vedrei meglio su un'astronave, ma fa nulla) vorrei proprio che andasse come con Sara.
Io e il dolore, faccia a faccia senza niente in mezzo. Per misurarmi. E per seguire passo per passo lo stupendo evento che è la nascita di un nuovo essere umano...
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#5   15 Aprile 2008 - 12:06
 
"Fresca" di secondo parto, entrambi i parti seguiti dalla stessa ostetrica "al naturale" (anche perché al policlinico di Pavia o naturale o cesareo, niente epidurale per nessuna), posso dire che aver provato dolore nel primo aiuta moltissimo a sopportare il secondo, ma fa anche una paura nera.
Quando mi è partito il secondo travaglio, infatti, ero consapevole di tutto il dolore provato nel primo (10 ore, da manuale) e avevo paura di dover ripercorrere tutta quella strada.
Paura infondata: il secondo è un po' più doloroso del primo, ma dura molto meno, se tutto va bene. E non è vero che aver fatto l'episiotomia nel primo la renda inevitabile al secondo: io mi sono lievemente lacerata, una cosina da 2 punti interni, mentre al primo parto ero dovuta andare a farmi togliere i punti, sentire dolore per diverse settimane, ecc.
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#6   15 Aprile 2008 - 16:01
 
un momento,io non ho detto che nei libri stia la verita'!non ci penso nemmeno!dico che leggere e informarsi possa aiutare ad essere uno dei fortunati che vivranno un parto naturale.immagino la difficolta' dell'imporsi in quei momenti,in camicia da notte,in ospedale,di fronte a medici o ostetriche non sempre (diciamo spesso) disponibili,le immagino cosi' bene che per questo ho deciso,a mio tempo,di partorire in casa e lo rifarei di nuovo.
a.
utente anonimo

#7   15 Aprile 2008 - 23:43
 
purtroppo sono incappata nel cesareo entrambe le volte. spero per la terza!
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#8   18 Aprile 2008 - 14:11
 
@d a.: sul parto in casa sono un po' scettica e prima o poi scriverò qualcosa (avevo già scritto un commento abbastanza lungo, ma non lo trovo più).
Innanzitutto mi sembra una cosa che potrebbe essere per molte (di più), ma non per tutte. Quando e se lo sarà, come avviene in Olanda, funzionerà il passaparola e chi lo sceglierà non passerà per una "strana", fatto che per me, in molti casi, agisce da deterrente. Quando e se lo sarà, non sarà perché improvvisamente tutte le mamme si metteranno a leggere libri sul parto in casa, ma perché i ginecologi lo proporranno come una delle alternative possibili. Quando e se lo sarà, sarà perché sarà rimborsato o addirittura incentivato ecomomicamente.
Fino a quel momento sono scettica e lo sono ancor di più dopo essermi informata in proposito. Ad esempio quando ho saputo (dall'ostetrica) che il percorso nascita si dovrebbe cominciare appena si scopre che si è incinte, o comunque molto prima di quando generalmente si comincia a realizzare che da qualche parte 'sto figlio dovrà pur nascere.
Poi che in qualsiasi momento della gravidanza e del parto l'ostetrica potrebbe dire che invece bisogna andare in ospedale. A quel punto cosa fai? E come ti senti? Mi piacerebbe saperlo da LaLaura che ci è passata.
E poi ancora che se in ospedale già ci sei si può tirare la corda durante il travaglio molto di più rispetto ad un parto in casa (sempre l'ostetrica) e che quindi le possibilità di avere un parto fisiologico in un ospedale che attua questo tipo di politica sono uguali se non superiori a quelle di un parto in casa (toglici lo stress da cambio programma/trasferimento durante il travaglio) e questo non solo per chi si è informato su quell'ospedale, ma per tutte le donne che per un motivo o per l'altro lo scelgono.
Insomma mi piacerebbe che tutte le strutture sanitarie promuovessero nei fatti una maternità il più possibile fisiologica che sia "per tutti".
Altrimenti quando leggo le mirabolanti statistiche della Ina May e penso che sono dati scremati di tutte le gravidanze patologiche che sono a carico degli ospedali e che quindi i numeri non sono in realtà comparabili, mi viene lo stesso nervoso di quando leggo di cliniche con una percentuale di cesarei del 90%.
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#9   18 Aprile 2008 - 17:51
 
non ho partorito in italia ne" ho pagato per il parto.ne' ho iniziato la "preparazione" da appena incinta,diciamo dal quinto.insomma,non mi riconosco nella tua descrizione .
non e' per tutte,certo,come non sono per tutti tante cose a cui non rinunciamo,ne' essere "strana" mi puo' far rinunciare a qualcosa per me molto importante.
a.
utente anonimo

#10   18 Aprile 2008 - 18:29
 
una piccola aggiunta che prima ho scritto di getto e mi sono persa.
non ho letto libri sul parto in casa,non ho letto libri per decidere del parto . ho seguito i miei istinti e del mio compagno (qui il padre in ospedale non e' ammesso ne' per il parto ne' durante il travaglio),ho parlato con un'amica che aveva vissuto questa esperienza e che poi e' stata con noi durante la nascita di mio figlio. ho capito che era la cosa giusta per noi. la mia ostetrica mi aveva avvertito che si poteva dover cambiare piani in qualsiasi momento,infatti avevo portato tutte le analisi ed aperto un fascicolo in ospedale,in caso di emergenza. e' uno stress che ho accettato,inevitabile. il mio travaglio e' durato 13 ore,le ultime 7 con contrazioni ogni 3 minuti,quindi direi che ho tirato la corda anche a casa (era pure messo storto e non riusciva a scendere..).
scrivo non per sembrare una fanatica ma perche' mi e' sembrato di cogliere nel tuo commento una punta polemica,o forse e' che ne ho gia' sentite troppe a proposito di questa scelta,nel caso perdonami.
e' vero,comunque,che in italia e' troppo caro ma rinunciarci potendo e' come rinuniare a una casa piu' grande o bella perche' altri si posson permettere solo uno stanzino,no?
a.
utente anonimo

#11   18 Aprile 2008 - 19:54
 
Non volevo essere polemica. Credo che la scelta di partorire in casa sia legittima e che dovrebbe appunto essere proposta ed incentivata come una scelta "normale".
Tu in che Paese hai partorito?
Le mie notizie sono fresche di giornata, me le ha date un'ostetrica che segue abitualmente parti a domicilio e si riferiscono alla sua esperienza professionale ed ad una specifica realtà territoriale. Io non seguo il gruppi di discussione specifici, ma ho letto alcuni racconti su nonsoloneonati e mi sono documentata su siti italiani dedicati al parto in casa, come ad esempio nascere in casa. Da questi so, ad esempio, che il parto in casa in molte circostanze non è praticabile, che è molto costoso e che in alcune zone, soprattutto al sud, non è un'opzione.
Tu dici che rinunciarci, potendo, è come rinunciare ad avere una bella casa perché non tutti possono permettersela.
(A parte il fatto che ormai non posso), io l'ho sempre vista da un'altra prospettiva: non ho nessuna intenzione di rinunciare al mio parto naturale, solo che lo voglio fare in ospedale perché credo che pretenderlo da una struttura pubblica dia un segnale (minimo) su quello che credo sia il desiderio esplicito o inespresso di molte donne: vivere un bel parto e non dimenticare velocemente un incubo.
Insomma vorrei dare un contributo affinché tutti possano permettersi una bella casa.
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#12   19 Aprile 2008 - 09:02
 
io ho partorito su un isola greca,con l'aiuto di una associazione di ostetriche che promuoe parto naturale e allattamento.
la possibilita' di avere un parto naturale in un ospedale in grecia e' nulla,la stessa organizzazione opera solo in una clinica ad atene,e basta .
i padri in ospedale non assistono al parto,ne' al travaglio,durante il quale devi stare sdraiata e in compagnia di altre due,tre partorienti (percentuali cesarei,il solito 90% che dici tu ma anche nel pubblico...).insomma,la mia era una situazione in cui il parto in casa era l'unica soluzione accettabile,per noi.
l'avrei fatto anche in italia,pero',nonostante nella mia citta' d'origine ci sia un'ottima struttura rispettosa del parto naturale,e nonostante i tuoi rilievi che capisco ma che non mi avrebbero fatto cambiare idea.
insomma, e' stata un'esperienza molto intensa e preziosa,per tutti e tre,come qualsiasi parto "fortunato",alla fine.
a.
utente anonimo

#13   19 Aprile 2008 - 09:10
 
uff,come sempre scrivo solo la meta'!
anche io vorrei che le strutture pubbliche dessero piu' opportunita' e migliori servizi,non mi sarei mai rivolta,in effetti, a una costosissima e elittaria clinica privata.anche io spero di contribuire a un cambiamento,per questo sono qua a scrivere la mia testimonianza,in fondo.
il capitolo sullo scegliere strutture pubbliche e sul pretendere dalle stesse diritti fondamentali (e quindi parlo anche di scuole e asili nido e malati terminali e mille altre cose oltre il parto) meriterebbe uno dei tuoi post piu' caustici..
a.
utente anonimo

#14   19 Aprile 2008 - 21:00
 
Quando per nove mesi sai esattamente in che punto di casa tua partorirai e all'ultimo l'ostetrica ti molla, ti senti il bambino che sale su dalla pancia e diventa un enorme groppo alla gola che non scenderà mai...
Dopodichè il dolore e la delusione si trasformano in sommo incazzo, quando vai all'ospedale in quanto "fuori dal range del parto fisiologico" e ti trovi a travagliare senza assistenza in corridoio...
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#15   20 Aprile 2008 - 09:37
 
@d a.: l'asilo nido (pubblico) dove va la Minica è bellissimo e ne sono felicissima. E non è nemmeno il più bello tra quelli che ho visitato. L'unico problema è che i posti sono troppo pochi rispetto ai richiedenti: quest'anno è stato escluso un bambino su sei.
I nidi privati che ho visto sono stati invece molto deludenti e ne ho scritto qui (tra i commenti).
La scuola dell'infanzia (statale) dove l'ho dovuta iscrivere giocoforza, invece mi sembra molto abbandonata a sè stessa ed alla buona (?) volontà delle maestre. Ma aspetto di arrivarci.

@ LaLaura: qualcosa ricordavo, ma non tutto. Credevo almeno che l'ostetrica che ti ha seguito nel percorso nascita a domicilio possa seguirti, anche solo come doula, nel caso di ricovero in ospedale. Invece, ho chiesto, qui non è così. Anzi, rischieresti di arrivare in ospedale con il bollino nero.
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categoria:passare in libreria, andare dal dottore, parlare con altre mamme, cercare quello che non ho perso, andare al corso pre parto
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