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mercoledì, 21 maggio 2008
Sto leggendo un libro così palloso, ma così palloso, che non riesco nemmeno a soffrire d'insonnia.

Invece non ho ancora trovato un libro così poco palloso, ma così poco palloso da meritare un posto nella mia valigia da parto. Ai tempi dell'influenza ho già fatto svaligiare le poche librerie della zona in cui si potevano trovare degli Agatha Christie in lingua originale.
Sia accettano suggerimenti.gonzales

Ho comprato l'ultimo libro si Carlos Gonzàles sull'allattamento. Non che ne avessi un gran bisogno, intendiamoci. Ma, nonostante l'argomento paradossalmente mi interessi meno, quasi sempre mi piace come scrive, lo trovo equilibrato, obbiettivo, onesto, con quel pizzico di ironia che non guasta.
È vero, non l'ho ancora finito, ma sono a metà ed, anche se l'argomento è meno vasto di Bésame mucho e più discusso (nel bene e nel male) de Il mio bambino non mi mangia (di cui, mannaggia, ancora non sono riuscita a tessere le lodi come dovrei) devo dire che finora mi piace meno degli altri due.
A partire dalla quarta di copertina, dove i due libri precedenti sono definiti dei "bestseller".
Beh, non credo lo siano. Almeno non in Italia.
Purtroppo.

È vero che sull'argomento la pensiamo in maniera tutto sommato diversa: lui considera l'allattamento un diritto assolutamente fisiologico, una parte del ciclo sessuale e riproduttivo della donna. Io invece confesso che, nonostante non abbia mai visto l'allattamento come un obbligo, uno sforzo o un sacrificio, continuo a trovare estremamente convincenti, oltre all'ovvietà fisiologica, le prove scientifiche a supporto dell'allattamento.
Ma, si sa, ognuno è fatto a modo suo ed è sensibile ad alcuni argomenti e non ad altri.
Poi, mi sembra troppo calato nella realtà spagnola (assai più penalizzante di quella italiana, con sole dieci settimane di astensione obbligatoria post parto... chissà se nel frattempo qualcosa è cambiato...) anche se ci sono i riferimenti a documenti e normative italiane. Ad esempio, spero per i bambini spagnoli che i loro nidi non siano tutti dei lager come quelli che lui descrive, anche perché le sue "alternative" (astensione prolungata dal lavoro, nonni, bambinaie, conoscenti che hanno scelto di restare a casa ad accudire i loro, di figli...) mi sembrano molto soggettive, oltre che aleatorie.
Non so... sarà la tristezza per questa meravigliosa esperienza del nido che sta per concludersi, sarà il ricordo delle martellate sui coglioni che sono andata a farmi dare a Reggio Emilia vedendo i loro asili (così sostiene l'Uomo dei treni), sarà la mia solita vena equo-polemica ma mi sembra che un gruppetto di genitori un po' esigenti (ciascuno con le sue esigenze, s'intende) possa ottenere a beneficio di tutti molto più di quanto un singolo possa ottenere a beneficio del suo solo figlio/a.
Fatto sta che non siamo certo ai livelli de LaLaura, ma tra inserimento, visite a casa, colloqui individuali e corali, cene, compleanni, festicciole in giardino, papà e mamme al nido, progetti in piccoli gruppi, documentazione fotografica delle attività, prestito libri, laboratori di pittura-incollatura, gite di fine anno e altre giornate "speciali" (una mamma musicista che organizza delle matinée musicali, una maestra in pensione che dedica un giorno a settimana ad esperimenti culinari...) non posso certo dire di aver parcheggiato la Minica  in un asilo dove qualcuno le dà distrattamente un'occhiata.
E mi chiedo anche come questo possa rapidamente cambiare togliendo la più delocalizzata delle pressioni fiscali e come questo si concili con le pretese della Lega. Mah...

Comunque, nonostante il titolo un po' melenso, è, come i precedenti, un libro molto scientifico, ricco di bibliografia e per nulla incline all'estasi da allattamento, anche se resto dell'opinione che difficilmente un libro possa essere d'aiuto più di una brava consulente.
Brava soprattutto a capire quali sono le corde sensibili di chi ha davanti.

gaskin_2E, già che ci sono, non me ne vogliano le entusiaste, faccio le pulci anche al libro della Ina May Gaskin: un libro bello e utile, ma non equilibrato, obbiettivo ed onesto. Un libro che già dalle primissime pagine fornisce dei dati discutibili e fuorvianti, confrontando la bassissima percentuale di cesarei e parti operativi del centro nascita The Farm con quelli medi degli Stati Uniti, omettendo però di specificare che i parti effettuati in ospedale comprendono anche quelle gravidanze patologiche che non sarebbero accettate a The Farm. Ecco, forse sono l'unica ad aver notato questa piccola "disonestà" in mezzo a tanti incantevoli racconti di parto, ma, appunto, perché voler a tutti i costi tirare acqua al proprio mulino facendo questi pasticci?
KITZINGER-S_bambino0
E, già che ci sono, attacco altri due mostri sacri, vittime inconsapevoli di traduttori approssimativi. La prima è Sheila Kitzinger, autrice della mia bibbia durante la prima gravidanza che avevo già decantato a suo tempo (e che mi sono rifatta prestare, ma che consulto con assai meno timore ed entusiasmo).
Bene, quale cosa più normale di comprare quella che dal titolo alla copertina si spacciava per il suo prosieguo? Invece Il bambino, il primo anno di vita (titolo originale The Year after Childbirth), non è affatto, come pensavo io, il classico libro di puericultura in versione orientata alla genitorialità naturale (quello che eventualmente è Abbiamo un bambino di Grazia Honegger Fresco) e nemmeno "un libro ricco di consigli pratici per imparare a comprendere le esigenze del piccolo senza trascurare il vostro equilibrio fisico e psicologico", ma un libro essenzialmente matricentrico, che a saperlo prima, avrebbe anche potuto essere interessante, ma che per fortuna ho potuto restituire in libreria nonostante l'avessi appositamente ordinato, spacchettato e sfogliato quanto basta per capire che non era quello che volevo, cioè un libro non sulla madre, ma sul bambino.

searsAltre vittime innocenti di una traduzione fuorviante sono il buon Dottor Sears e consorte che hanno scritto un libro (sull'allattamento) che si chiama "Keys to Breastfeeding" a cui hanno aggiunto, bontà loro, 10 (dieci) facciate sullo svezzamento senso stretto (cioè sulla fine dell'allattamento) e sull'introduzione dei cibi solidi.
Allora perché tradurlo come allattamento e SVEZZAMENTO?
Ancora una volta cercavo un libro su un argomento (lo svezzamento in senso lato di bambini allattati al seno) e ne ho comprato uno che parlava, prevalentemente d'altro.
E vabbè.
Qualcuno ha ancora voglia di consigliarmi un libro?

Allora parliamo di quaderni.
Il primo quaderno, la prima "idea" di quaderno l'ho trovata qui e loro la chiamano "il libro dei libri": è, dicono, "il libro che si costruisce in casa e che racchiude ricordi, cimeli, storie, vere o inventate che documentano i vari momenti della crescita [...] pratica abituale di molti asili nido e scuolelibro deilibri dell'infanzia particolarmente sensibili ed attente regalare ai genitori [...] un librone gonfio di foto, disegni (dai primi scarabocchi alle prime consapevoli produzioni artistiche), elaborati, oggetti, ma anche racconti di attività, gite, eventi, gesta e bizzarrie del bambino [...].
Finora le "produzioni" della Minica sono state estrememente limitate: quelle del centro gioco, eccessive e non significative per la sua età, sono state senza rimpianti distribuite tra nonni entusiasti e raccolta della carta, quelle del nido sono lavori di gruppo appesi alle pareti. Però credo che dal prossimo anno ci sarà una produzione assai prolifica e quindi vorrei attrezzarmi in questo senso, magari seguendo le idee di questo libro.

Il secondo quaderno è quello del nido, un diario giornaliero dove viene annotato il "chi fa cosa" (ed anche il "chi ha mangiato cosa", ma questo non mi turba molto, visto che la mini-Minica è solitamente una buona forchetta...) e il "chi ha detto cosa".

Il terzo quaderno è l'idea di una mamma. Perché i bambini dicono cose che le mamme non sentono quando sono al nido, ma dicono cose (sul nido) che le maestre non sentono quando sono a casa. E questa mamma ha pensato di comperare un quaderno dove annotare, a turno, i commenti dei nostri bambini sul nido.

Alla scuola dell'infanzia dove la Minica andrà a settembre non credo si faccia nulla di simile, perciò ho intenzione di rompere alla mamme che conosco perchè si rompa alle maestre e si faccia.
E poi vediamo come va.
postato da: momatwork alle ore 10:54 | Link | commenti (18)
Commenti
#1   21 Maggio 2008 - 14:47
 
Se vuoi, le lodi de "Il mio bambino non mi mangia" te le posso tessere io: l'ho trovato illuminante e molto concreto, utile a tranquillizzare chiunque si faccia menate sulla scarsa alimentazione dei propri figli (e/o nipoti, vedi alla voce "mia madre").
Però temo che, se Ettore continua così, avrò bisogno che Gonzalez scriva un altro libro: "Il mio bambino mi mangia troppo (e a me fa male la schiena)" ;-)
Per il libro da parto, invece, questa volta mi sono fregata da sola: memore della volta scorsa, in cui non sono riuscita a leggere una riga, non mi sono portata nulla. Salvo poi mandare Mignolo a prendermi un pacco di riviste il più lontane possibili dall'argomento "nascita e allattamento" perché non ne potevo più di parlare e sentir parlare solo di parti, contrazioni e come si attacca e quanto ha preso.
Detto questo, ti consiglio o le Cronache del Mondo Emerso (fantasy leggero) o un giallo della Vargas (a me piacciono quelli con gli evangelisti) o "Anno Dracula" di Kim Neumann ed. Fanucci. A pensarci bene, penso che l'ultimo faccia proprio al caso tuo :-)

PS: su eBay ho trovato un blocco di Dampyr dall'1 al 18 a un prezzo ridicolo. Mi sono arrivati oggi e già pregusto la sala d'attesa della dietista per attaccare il primo ;-)))))
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#2   22 Maggio 2008 - 10:21
 
Io sono un'appassionata di commissari :o).
Ti consiglio la serie del Commissario Brunetti, di Donna Leon, all'estero e' un po' cult, ma non li traducono in italiano, sebbene siano ambientati a Venezia.
Io comunque le notti insonni da ospedale le ho superate con l'ipod: musica e audiolibri. Li puoi usare anche quando sei troppo stanca per leggere, o ti vengono le crisi di insonnia la notte e non vuoi/puoi disturbare i tuoi compagni di stanza con le luci.
Gonzales: che non sia un bestseller in italia e' rappresentato dal fatto che non si trovi normalmente in libreria. :o(
Ho appena ordinato l'ultimo, un po' sull'onda del tuo post. A me "Il mio bambino..." ha convinto di piu' di "Besame mucho", e sei riuscita a esprimere le mie inquietudini. La parte che mi aveva lasciato piu' perplessa infatti era soprattutto quella sulla questione dei genitori lavoratori, e la forte critica nei confronti dei nidi.
Ci sono persone che non possono permettersi di non andare a lavorare, per ragioni economiche, ma anche per la salute mentale della mamma. Io farei volentieri un part time (e non posso), ma sclererei se facessi la mamma e basta. Sulla doppia esperienza nido-nonne (subentrate per malattia), io mi sono trovata meglio col nido. Sara' che non ho un rapporto tranquillissimo con mamma e suocera.
Sara' che il non rispetto del mio modello educativo e le piu' o meno velate critiche (cosa che in ogni caso avviene) mi scocciano di meno quando la cosa avviene da parte di un estraneo: posso ignorarle, e non mi rimuovono niente. Sono strana io? Puo' darsi.
In bocca al lupo!
alessandra

utente anonimo

#3   22 Maggio 2008 - 11:14
 
I love shopping per il baby. Assolutamente esilarante :-D
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#4   22 Maggio 2008 - 21:17
 
Ah, se invece ti piacciono le atmosfere tipo Jorge Amado, ti consiglio "Un samba per Sherlock Holmes" di Soares, ed. Einaudi.
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#5   23 Maggio 2008 - 11:49
 
il libro che io regalo a tutte le mie amiche, all’annuncio di una gravidanza, è (Rizzoli) Il nuovo bambino, di Marcello Bernardi, autore anche de Gli imperfetti genitori. Trovo che l’impostazione di questo pediatra sia piena di buon senso, molto incoraggiante e – non saprei dire altrimenti – entusiasmante. Mi ricordo che, con la primogenita piccolissima, andavo a letto digrignando i denti per la tensione dopo addormentamenti particolarmente seganervi e leggendo mi riconciliavo con l’idea di essere mamma.
Mi è piaciuto anche Che pappa, dottore? di Giorgio Hangeldian, nei tascabili Feltrinelli, sull’alimentazione e lo svezzamento.
ciao! MAQ
utente anonimo

#6   23 Maggio 2008 - 13:18
 
una stanza tutta per sé, virginia woolf... ma forse lo hai già letto! (cuoca)
utente anonimo

#7   23 Maggio 2008 - 17:59
 
no bernardi no!quello li vuole svezzare dai tre mesi!per alcune cose,molto poche,mi e' piaciuto ma in generale e' un disastro e sorpassatissimo.a me durante la prima gravidanza ha molto aiutato myriam stoppard "gravidanza e nascita",per l'ospedale consiglio camilleri,decisamente.
a.
a.
utente anonimo

#8   23 Maggio 2008 - 22:52
 
I libri che citi non li conosco. Per restare in tema gravidanze-parti-figli io mi ero fatta un quadernone con una bella copertina rossa di tela come diario di gravidanza (andato in vacca) che automaticamente è diventato il diario di Ennio. Con storie nostre, ci è la famiglia fino a un tre generazioni dietro, e in senso lato, lezioncine di vita su come accendere il fuoco, cose così. Per gli sfoghi nei momenti neri alle 3 di notte quando hai dormito in tutto forse un'ora e vorrsti buttarlo dalla finestra questo bambino che ti tiene sveglia, e allora scrivevo piangendo, invece di buttarlo. Ma anche la gioia che mi davano le sue prime risate, il suo crescere tutto.

Con Orso uguale, solo il quaderno aveva la copertina di tela turchese, Poi infiniti librini di appunti che mi porto dietro sempre. Poi il blog, che è la cosa più comoda di tutte, che tuttii miei librini dico che li ripierò tutti al computer, ma quando mai?

Questo per i quaderni autoscritti.

Libri altrui, consiglio ora e sempre Paolo Nori. Ridi talmente tanto che rischi ti comincino le contrazioni. i particolare "Storia della Russia e dell'Italia" scritto con Marco Raffaino, e l'Ultimo "Volevo la Gilera" in cui racconta di padre-figlia. forse più consono.

in Bocca al lupo e buone letture,
Ba
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#9   25 Maggio 2008 - 13:26
 
@ Lanterna: aargggh! Ho creato un mostro! In realtà mi sono salvata gli ultimi due numeri di Dampyr (per evitare traumi alla donna incinta controllo sempre che la storia non si concluda nel prossimo episodio e così era nel numero di aprile).
Pensa che mentre ero incinta della Minica è uscito questo numero a base di filande in disuso e ragazze incinte...
Ah, se fossi superstiziosa...

@ alessandra, LaLaura ed a. : il primo commissario che mi è venuto in mente è in effetti Montalbano, ma ormai ho letto quasi tutto. Il commissario Brunetti invece non lo conoscevo. Proverò a cercarlo, anche se l'offerta di libri in lingua originale qui è molto misera... sicuramente hanno la Kinsella, però mica mi ispira... e poi troppo... troppo "sul pezzo".

@d alessandra: sul discorso nonni VS nido avrei voluto scrivere di più, ma il post era già molto lungo. Vedo che negli ultimi tempi molti autori tendono a valorizzare i nonni, forse perché essi stessi stanno diventanto nonni e cercano di tirare acqua al loro mulino...
Io con mia madre mi sono trovata benissimo all'inizio, quando la Minica aveva bisogno soprattutto d'affetto, attenzione e contatto e non mi stancherò mai di dirlo e di ringraziarla per questo, ma man mano che cresceva, aveva bisogno semplicemente d'altro: possibilità di interazione con altri bambini, attività di esplorazione, manipolazione, materiali e spazi a disposizione ed un'attenzione meno "esclusiva". Tutte cose che mia madre, con la più buona volontà, riusciva ad offrirle solo in parte.
Credo perciò che anche se il Minichino è stato accettato (purchè nasca presto!) al Nido, a settembre non ce lo manderò.
Ben diverso sarebbe il discorso se gli unici nonni disponibili fossero i miei suoceri: entrambi troppo anziani, completamente disinteressato lui, completamente in disaccordo lei. In questo caso il nido sarebbe un luogo "neutro" dove almeno sono sicura che le mie scelte non verranno contrastate per partito preso, visto che le educatrici stanno semplicemente facendo il loro mestiere e non la guerra contro di me.
Però, ribadisco, sono situazioni molto personali ed ognuno deve valutare secondo le sue esigenze e possibilità.

@ MAQ ed a. : del Bernardi avevo già scritto qualcosa qui.
Io ho l'edizione di mai madre del 1975, ed è praticamente identica (ad eccezione della copertina) a quella che si trova in libreria. Ho controllato.
Certo ad una lettrice particolarmente pignola (o pigna, come me...) non possono sfuggire indizi quali l'assenza di "modernità" quali i seggiolini auto, i pannolini usa e getta, i body e le tutine a tradire l'età del libro, ma magari non tutte sono pignole (pigne) come me e, come dice a. potrebbero prenderlo in parola quando consiglia di svezzare a tre mesi o di mettere a dormire proni, consigli ormai superati, potenzialmente dannosi, che lo stesso Bernardi, se fosse vivo, si precipiterebbe a correggere.
Però, prendendolo con le pinze, sono d'accordo con MAQ: è un libro ancora pieno di osservazioni interessanti.
Il mio libro di puericultura ideale non l'ho ancora trovato. Quello della GHF è interessante, ma solo dal punto di vista evolutivo; del resto lei non è un pediatra. Gli altri due che ho non mi soddisfano: il Brazelton è una grande americanata, il Farnetani è un po' troppo schematico.

@mammamsterdam: grazie per i consigli! Io ho recentemente riletto un quadernino in cui appuntavo i ritmi dei primi giorni della Minica (non si sa mai ci fosse una relazione causa-effetto...) e se penso che consideravo "buona" una notte in cui si svegliava solo quattro o cinque volte... oi oi...
per fortuna (vostra), allora non avevo il blog... altrimenti sai che palle!




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#10   25 Maggio 2008 - 21:30
 
Sì, devi decisamente prenderti le tue colpe: sono già in crisi di astinenza dopo la scorpacciata di 18 numeri di fila!
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#11   27 Giugno 2008 - 13:21
 
Un mese dopo, circa...
Approfittando di un'offerta "zero spese di recapito" ho preso sia "Il libro dei libri" che il Gonzales.
Il primo e' bellissimo (anche se, chissa' perche', me lo aspettavo grande). Non vedo l'ora che si faccia un po' autunno per smanettare con cartoncino, vinavil colori etc.
Il gonzales: l'ho letto di straforo (in due giorni, aprendolo poco :o)) perche' e' un regalo per una neomamma. mi e' piaciuto, anche piu' di besame mucho. La cosa che ho apprezzato maggiormente sono le "referenze". E anche un paio di "io la penso cosi' ma se non siete d'accordo amici come prima".
grazie dell'ispirazione
alessandra
utente anonimo

#12   27 Giugno 2008 - 15:08
 
secondo me le tue critiche a Ina May Gaskin sono un po' eccessive, scusami se lo dico un po' brutalmente.e' ben specificato che in certi casi non sara' possibile vivere un parto a the farm o simili, quello che si vuole dimostrare e' che in buone condizioni di partenza il parto puo' essere un'esperienza diversa da quello che offrono, generalmente, gli ospedali. a me sembra onesto e prezioso, nonostante i tratti misticheggianti..
a.
utente anonimo

#13   27 Giugno 2008 - 16:22
 
@d alessandra: a lettura ultimata confermo la mia opinione sul Gonzales. Non sono d'accordo su tutto-tutto-tutto, ma è sicuramente il miglior libro sull'allattamento che mi sia capitato tra le mani.

@d a.: e a me sembrava di essere stata addirittura meno polemica del solito... mah, sarà che vado a cercare proprio i punti deboli dei libri di cui condivido l'impostazione, ma ultimamente non me ne va liscio uno, da Pallante alla Randazzo.
Comunque cito il passo che mi ha "infastidito" (pag. 21): "la nostra percentuale di cesarei relativa al 2000 è stata dell'1,4%; parti con forcipe e ventosa intorno allo 0,5%. Quella degli Stati Uniti relativa ai cesarei nel 2001 è stata del 24,4% e per parti con forcipe e ventosa del 10%".
Io sono sicurissima che le percentuali di The Farm siano migliori di quelle medie degli USA (a loro volta migliori di quelle italiane), contesto solo il fatto che i dati siano comparabili. Non so poi se in questo conteggio sia compreso il 4,9% (medio dal 1973) di ricoveri ospedalieri o se quelli vadano in "quota ospedale" per abbassare ulteriormente la media.
Insomma, i pasticci con i numeri non li fanno solo i politici.
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#14   27 Giugno 2008 - 20:14
 
si,avevo intuito che fosse quello il punto, e hai ragione nella misura in cui in cui non si legge,li',di come i casi effettivamente a rischio e i cesarei necessari sono dirottati in partenza, giustamente, sugli ospedali. ma su un libro di 350 pagine e' onesto soffermarsi proprio quel "difetto"? sai com'e',anchio sono piu' critica con le posizioni che condivido e mi sa che ora e' a te che sto facendo le pulci....:-)
a.
utente anonimo

#15   30 Giugno 2008 - 09:40
 
Ma io l'ho detto che il libro mi è piaciuto... e mentre lo leggevo ho avuto la netta impressione che molte delle ostetriche con cui ho avuto a che fare (purtroppo, non tutte...) lo avessero imparato a memoria.
Quello che non mi è piaciuto, ne avevamo già parlato proprio a proposito dei parti in casa (oops, avevo pure già scritto delle percentuali...), ma l'argomento potrebbe essere qualsiasi e lo ritrovo in molti dei libri "alternativi" è questo tono da "noi siamo meglio informati e più intelligenti, e voi, che non fate come noi, siete succubi del volere altrui e non avete capito niente della vita".
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#16   30 Giugno 2008 - 14:25
 
tra l'altro io questo libro l'ho letto dopo il mio parto in casa (il primo, spero) e mi ha tranquillizato su aspetti del mio travaglio in cui mi sentivo molto mosca bianca. hai ragione sul tono,ma allora gonzales e' molto peggio per me, ma in confronto a chi mi ha spiegato che con le mie scelte (no vaccini,no ospedale etc) stavo cercando di uccidere mio figlio non c'e' confronto.
certo e' che convivo con una societa', quella greca, ancora piu' indietro e chiusa di quella italiana e cosi' certi estremismi mi suonano come una gran boccata d'aria.
a.
utente anonimo

#17   31 Luglio 2008 - 09:04
 
ciao,
scusami ma ti volevo chiedere: gonzales dove lo hai comprato? io l'avevo preso per regalarlo, su ibs, ma mi e' arrivata una copia fallata, (la pagina 228 non e' stampata) a te e' normale? Anche la seconda copia che mi hanno mandato in sostituzione lo era, e anche la terza (questa volta hanno controllato prima di spedire). Non so bene che fare
grazie
alessandra
utente anonimo

#18   01 Agosto 2008 - 13:44
 
Oops, manca anche a me! E, vedi, nonostante passi per una che fa le pulci ai libri, manco me n'ero accorta!
L'ho comperato in una bancarella ad una fiera del bio-eco-equo-ditutto-dipiù.
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