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venerdì, 26 settembre 2008
Tempo fa stavamo parlando della risoluzione dei conflitti.
Mamma, che paroloni.
Insomma, di quando le cose non vanno come vorremmo che andassero. Perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, in particolare a chi considera l'attachment parenting una pratica da smidollati che si fanno tiranneggiare dai propri pargoli, io vorrei che le cose andassero in un certo modo.
Ad esempio vorrei che la Minica (e in futuro il Minichino) imparasse a gestire l'utilizzo condiviso dei giochi (giro di parole quasi democristiano per definire un qualcosa di diverso dalla "condivisione" dei giochi, che invece considero pura utopia). O che facesse qualcosa, tipo vestirsi per uscire, in tempi ragionevoli e senza ricorrere ad inseguimenti, prove di forza, minacce o ricatti.
Ho cercato di spiegarmi, qui, qui ed anche qui, ma forse non ci sono riuscita.
Oggi l'ho trovato scritto(meglio) da una professionista.
Ecco, io provo a fare una roba così, e, se non si intromette qualche adulto armato di "il gioco è suo", "il gioco è tuo e quindi ci puoi giocare quando vuoi", "sei il più grande", ecc...(lo applico anche con bambini di età diversa o quando il "giocattolo" sono io e devo dividermi tra Minica e Minichino), il più delle volte il conflitto si risolve spontaneamente. Devo dire che con bambini che non sono abituati a questo tipo di mediazione ci si mette molto, moltissimo tempo (e molta, moltissima pazienza per non prenderli per il collo e sbatterli contro il muro, quando ti sembra di aver finalmente dipanato la matassa e quelli ti rispondono "ma lo voglio io" battendo i piedi...), ma anche in questo caso alla fine spesso funziona e i genitori che mi chiamano Kofi Annan (sì, lo so che non è più il segretario generale delle Nazioni Unite, ma 'sto Ban Ki-moon non se lo caga nessuno...) ormai lo sanno e mi lasciano fare.
Perché "a te, ti ascolta".
AAAARGGGGHHH!
postato da: momatwork alle ore 10:20 | Link | commenti (57)
Commenti
#1   26 Settembre 2008 - 12:45
 
Non so se ho capito molto bene la filosofia del PA... in cosa consiste di preciso?

Ho letto i link che proponi, e come sempre mi trovo in una via di mezzo (son sempre nè carne, nè pesce, possibile? :)).

Nel senso... è così tremendo fare un mix di varie cose?

Ad esempio imparare ad essere empatici, a soddisfare i bisogni materiali e soprattutto psicologici ed emotivi dei figli, in modo 'naturale'.
Ma anche avere delle 'regole' che permettano ai bambini di essere comunque inseriti in un tessuto sociale.

Quando parlo di 'naturalità', io parlo di istinto, se vogliamo.
Non lo so, mi son beccata molti insulti per questo, ma io credo davvero che fare la mamma sia 'semplice', nel senso che se si riesce a mettersi in ascolto davvero, a capire i pianti, a capire le sfumature del carattere, a capire i bisogni, dimenticando anche un po' tutto e tutti... si diventa molto 'naturali' nel proprio ruolo.

Ma questa istintività materna, allo stesso tempo, a me piace mixarla con alcuni principi in cui credo.

Primo fra tutti la libertà.
Libertà del tuo bambino di crescere e 'diventare se stesso', libertà di esprimere le proprie emozioni positive e negative, libertà di crescere senza essere appesantito dalle nostre aspettative, libertà di imparare con i suoi tempi, libertà di esprimere i suoi sentimenti.

Ma anche libertà della madre (nel mio caso) di essere se stessa, di fare ciò che le piace, di essere comunque un individuo (quindi, per esempio, dormire bene e mangiare bene, lavarsi e fare la pipì senza il bambino tra le 'scatole', fare l'amore, fare una chiacchierata seria con il compagno, leggere un libro, lavorare...).

Per questo, nello specifico, non ce la potrei fare a praticare il co-sleeping (non ce la fo proprio, a dormire bene, con lei addosso), nè, ad esempio, all'educazione 'a richiesta'.

Ma questo non significa che io disprezzi l'empatia (anzi!), o non sia capace di amare mia figlia, o di interpretarne i bisogni emotivi, o aiutarla ad esprimere se stessa in un clima di serenità e di allegria.
Sono tutte cose che provo a fare, unitamente a darmi/darci delle regole.

E' terribile?
Ho sbagliato completamente a capire il post? )
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#2   26 Settembre 2008 - 14:49
 
Sto leggendo la Honegger Fresco, Essere genitori (arrivo un po' tardi, lo so... e tra l'altro non mi sta piacendo molto), ti confesso che mi ritrovo ad essere sempre più confusa sull'atteggiamento da tenere con Amelia (e poi Ettore, che per ora si limita a mangiare e sorridere).
Da un lato, OK la base di principio: il diventare se stessi, il conquistare l'autonomia, il sentire su di sé l'attenzione e l'amore del mondo adulto, ecc. Però nello stesso tempo mi sento di educarli a chiedere aiuto se ne hanno bisogno, senza vergogna. E senza paura, da parte mia, che "se ne approfittino": se Amelia chiede di essere aiutata è perché o proprio non ce la fa o sente il bisogno di essere coccolata e rassicurata.
Dall'altro, a me personalmente sembra che la ricerca del conflitto da parte di Amelia sia a volte deliberata, che faccia parte di una fase di crescita da non negare, mentre la parte legata alla malinconia e al lamento mi pare un malessere più "sociale", dovuto all'osservazione degli atteggiamenti di altri bambini (infatti di solito, quando le si spiega che con il tono lamentoso non fa altro che irritarci e non ottiene ciò che vuole, cambia subito tono).
Dall'altro lato ancora, mi pare ingiusto tenere troppo a bada il mio carattere per riguardo verso Amelia (o Ettore, quando sarà più grande). Non dico di essere in diritto di dar sfogo ai miei lati peggiori, ma rivendico la possibilità di essere me stessa anche con i miei figli.
Per quanto riguarda i conflitti tra bambini, sono con Gonzalez quando dice che i bambini se la saprebbero sbrigare benissimo da soli, se non intervenissero gli adulti. Quindi tendo a intervenire il meno possibile, soprattutto ora che Ettore è più forte e consapevole e quindi non ha sempre la peggio. Anche perché, lui sì, con quei suoi sorrisi sdentati sta diventando un mago della diplomazia... :-)
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#3   26 Settembre 2008 - 21:35
 
Guarda, ieri ho fatto la mia buona azione da boyscout e ho mandato il marito alla prima riunione dell'asilo. Oddio no, ho fatto la mia buona azione da mamma e non ho resistito al "ti prego resta qui con me" del Pituffo, che già ogni giorno deve patire il saluto obbligatorio per l'asilo. Comunque se fossi andata io sarebbe finita in rissa, e quindi diciamo che ho fatto un favore a più persone. In ogni caso tra le varie testimonianze è uscito che c'è un bimbo, che conosciamo, che nelle situazioni di conflitto tra bimbi assume il ruolo di quello che "adesso tocca a lui" "tu devi scendere" "se non fai quel che ti dico ti meno". Che poi è esattamente il motivo per cui la sua mamma mi spezza il cuore ogni volta che i nostri bimbi giocano insieme, dato che io non sono poi cosi' pronta a mettermi in mezzo "contro" mio figlio.
E sinceramente, tanto mi basta (insieme a tanti altri casi simili che ho sotto gli occhi) per decidere che posso mediare, ma anche essere tanto disponibile, perchè meglio rischiare di passar per fessi davanti alle altre mamme che dare un pessimo esempio al proprio bambino... o no?
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#4   26 Settembre 2008 - 22:10
 
certo che ti ascoltano, visto che tu parli realmente loro!!
bello il sito della mamma montessori, certo che e' pieno di fatine...
a.
utente anonimo

#5   26 Settembre 2008 - 23:26
 
@ lalaura: si vede proprio che sei incinta... non ci ho capito una minchia.

@ poesianotturna: oddio, voleva essere un appunto velocissimo su alcuni discorsi lasciati in sospeso, non un trattato sull'AP. Che poi, chi diavolo sono io per spiegare l'AP?
Diciamo che quando cominci da una cosa (per me i pannolini lavabili, che guarda un po' con l'AP non ci hanno neppure molto a che fare...), scopri che ci sono tante altre cose e che c'è una sorta di "pacchetto completo": a questo punto o accetti il pacchetto completo o fai il turista fai da te ed ovviamente spendi di più, vedi di meno e progetti di andare a vedere il tal museo proprio nel giorno di chiusura.
A me piace il turismo fai da te, perché almeno sbaglio con le mani mie e non mi sento tanto cogliona ad andar dietro alla signorina con l'ombrellino rosso.
Quindi anch'io faccio un mix di varie cose, ne prendo alcune, ne tralascio altre, per il semplice motivo che non si può fare tutto di tutto e magari pretendere di farlo pure bene. E poi perché a volte alcune cose non si possono proprio fare ed altre sono tra loro antitetiche (compro cibo biologico che viene da chissaddove o cibo non biologico a km zero?).
Io all'istintività materna ci credo zero. Lasciamo stare le madri che annegano i figli ecc..., ma secondo me nessuna donna occidentale a digiuno di nozioni di puericultura spicciola sarebbe in grado di far sopravvivere un neonato; il nostro istinto animale l'abbiamo perduto da un bel po', allo stesso modo in cui abbiamo perso la sensibilità al mutare delle stagioni, al campo magnetico terrestre, al vivere in armonia col territorio...
Tornando a fagiolo, l'AP non è sinonimo di "ognuno fa un po' quel cazzo che vuole" come allattamento a richiesta non vuol dire "gli ficco una tetta in bocca ogni volta che la apre". Paradossalmente, nonostante abbia sempre praticato l'allattamento a richiesta, ne ho capito la portata quando già non allattavo più. E precisamente nel momento in cui la Minica si è spannolata. In quel momento ho capito cosa significa "soddisfare a richiesta un bisogno primario", perché se la Minica mi diceva "mamma, pipì" era "mamma pipì" entro cinque secondi, oppure "me la sono fatta addosso". Allo stesso modo, nessuna mamma ai giardinetti, se il figlio le dicesse "mamma, ho sete, posso bere un bicchier d'acqua (per favore)", risponderebbe "no, hai bevuto mezz'ora fa e devi bere ad intervalli di tre ore".
Allattare a richiesta per me non è stato e non è diventare schiava dei miei figli, ma è stato allattare ad intervalli più o meno lunghi, per più o meno tempo, da una parte sola o da tutte e due, senza (quasi mai) chiedermi che ora è, quanto tempo è passato, l'altra volta da che parte ha ciucciato, ecc... quindi facendo tutte le cose che dici tu ad un ritmo che io comunque percepisco come regolare (ma che non saprei quantificare, anche se SO che potrei andare avanti a scrivere fino alle 2.30 perché salvo casi eccezionali il Minichino non si sveglierà prima, ma SO anche che NON lo farò...) e che in una certa misura si può "forzare" (come si può chiedere ad un bambino appena spannolato di fare la pipì prima di uscire o di andare a letto, ma non di trattenerla oltre un certo tempo).
Allo stesso modo la Minica pur avendo libero accesso durante tutto il giorno a frutta, pane, crackers, acqua, succo e latte con la cioccolata, non sta tutto il giorno a mangiucchiare, ma mangia assieme a noi (o all'asilo/scuola) ad orari più o meno regolari colazione-merenda-pranzo-merenda-cena, c'è quel che c'è. Cioè, non so se mi sono spiegata, il fatto di poter mangiare qualcosa (di sano) se le viene fame fuori orario non ha ripercussioni sui pasti principali.
Ritornando, forse, a quella che hai definito "educazione a richiesta", credo che sia veramente troppo presto per parlare di vere "regole" e che ciò che tu chiami regole siano piuttosto dei ritmi o delle abitudini. Che cosa intendi per regole?
Credo che le primissime situazioni conflittuali siano ancora lontane, perciò goditela fin che puoi... :)

@ lanterna: adesso dovrei trovare un riferimento per essere precisa, ma anche sulle questioni pratiche, tipo "infilare la giacca", l'atteggiamento montessoriano dovrebbe essere:
- dopo averle mostrato come infilarla, tenere la giacca in un posto dove Amelia riesca a prenderla;
- lasciare che provi ad infilarsela da sola;
- accettare il risultato qualunue esso sia;
OPPURE
- aiutarla solo se te lo chiede.
E così per tutto il resto. "Aiutami a fare da sola" significa agevolarla nella sua indipendenza e non farle subire passivamente un aiuto di cui potrebbe non aver bisogno.
Chiaramente, questo ha un prezzo, tipo farla uscire con la maglietta a rovescio; però tu che messaggio interpreteresti se qualcuno correggesse sistematicamente la posizione delle posate ogni volta che apparecchi la tavola?
E tu osserva se le mamme del cappellino (e anche TUTTE le altre) non correggono sistematicamente l'inclinazione del cappellino sulla testa dei figli.
Mi risulta più facile fare paragoni (che chissà perché mai non si dovrebbero fare... mica per dire è più avanti è più indietro, è più alta, è più magra... perché è anche confortante vedere che gli altri hanno gli stessi casini tuoi!) con Amelia perché hanno la stessa età; noi abbiamo conflitti di vario tipo e di vario grado. Adesso le piace letteralmente prendermi per il culo e se le chiedo qualcosa, mettiamo il solito vestirsi, si ripresenta con le mutande in testa, le gambe infilate nelle maniche della maglia e mi dice "ecco, mamma, ho fatto!", oppure mi mostra una zebra e mi chiede "Che cos'è questa? Una GI... una GI-RAFF..." e notare che io non le ho mai suggerito le parole a quel modo. E poi un classico, le parole a vanvera, "Come ti chiami?" "cacca" e via avanti.
Un'amica che ha un figlio ormai undicenne mi ha raccontato di aver rivisto un filmino in cui lei voleva "immortalare" questa prodezza di figlio che sapeva i versi degli animali. Peccato che davanti alla cinepresa (e solo davanti alla cinepresa) li dicesse tutti sbagliati. E lei solo adesso a risentire: "ma dai, amore, la mucca non fa bee... la mucca fa? la mucca fa?" "BAU" si è resa conto che lo faceva apposta.
Vabbè, passerà.
E arriverà di peggio.
Infine sull'atteggiamento spontaneo: beh, credo che cercare di migliorare alcuni aspetti del proprio carattere che si sanno non proprio dei migliori non sia da vedere come una mancanza di spontaneità. A me non viene proprio spontaneo tenere un'agenda, ma siccome so che non mi ricordo niente almeno ci provo. Si parlava del parlare a volume moderato o di chiedere "per favore": se all'inizio ci si sforza un po' a non svaccare ne migliorerà la qualità della vita di tutti.
E poi che è? Non sono forse uno zuccherino, io?
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#6   27 Settembre 2008 - 01:11
 
E' tardissimo ma non posso resistere, il post è davvero interessante :-) Anch'io vedo l'AP nei termini che hai espresso, e sto scoprendo il 'pacchetto completo' un pò alla volta (fino a qualche mese non sapevo nemmeno che sistesse l'AP). Mi sono resa conto che coloro i quali ritengono che l'allattamento a richiesta schiavizzi la madre, in realtà fraintendono i segnali del bambino. Non si tratta di 'tappargli' la bocca al minimo segnale di disagio, perchè esistono tanti diversi disagi, anche in un neonato molto piccolo, che richiedono altre risposte (noia, contatto fisico...). Ho scoperto che portando spesso la mia bimba con la fascia era calma e partecipava della vita quotidiana, tenendo una distanza tra le poppate 'normale', se così si può definire (normale, ma variabile, da giorno a giorno, in modo del tutto naturale, senza che questo fosse stressante). Il fatto che l'istinto, come dice m@w, si sia un pò perso nei meandri dei tempi moderni, trovo sia verissimo. Restando sull'allattamento, si tratta di una funzione perfettamente fisiologica, ma che va appresa (e il più potente mezzo di apprendimento sta nell'esempio, nel fatto di vedere altre donne allattare con esperienza positiva. Niente è più potente di questo messaggio, da qui la necessità che esistano associazioni come LLL e/o che vengano perlomeno divulgati dei buoni testi, visto che è sempre più raro vedere allattamenti positivi prolungati intorno a noi).
'Aiutami a fare da solo' consiste proprio in quello che diceva m@w. Ad esempio, all'asilo della mia bimba hanno elaborato un rituale che scompone le azioni di svestizione in diverse fasi, ciascuna delle quali è alla portata di bimbi anche piccoli. In sostanza: prendono dal loro posto nell'armadietto (uno scaffale aperto con una tendina di cotone che viene tirata quando il bimbo ha riposto le sue cose), segnalato con la loro fotografia, l'omino, lo vanno ad appoggiare su un tavolino, abbassano la cerniera o sbottonano (la maestra è sempre accanto e all'inizio mostra come si fa, tipo sbottonando solo metà e facendo terminare l'azione al bambino, per ogni singolo bottone, stessa cosa per la lampo), si sfilano la giacca e la appoggiano sul tavolino aperta. Poi infilano l'omino alla giusta altezza e richiudono la giacca (se c'è la cerniera, le maestre accostano i lembi ed eventualmente tirano su il primo centimetro, se è un pò duro, poi prosegue il bambino) e la riportano a posto (i bimbi più grandi fanno tutto questo con perfetta disinvoltura). Prendono le loro pantofole dal ripiano sotto alla giacca e in modo analogo proseguono così, si siedono sulla panchina, tolgono una scarpa per volta, infilano la pantofola ecc. Anche i bambini più grandi a volte hanno calzature più complesse, e in tal caso chiedono alla maestra una mano e lei dà quel minimo di aiuto che poi li auta a proseguire da soli. Tutto questo avviene senza limiti di tempo, ci sono bambini più rapidi, altri più lenti, e un giorno uno può essere più svogliato o avere più sonno ed essere un pò imbambolato. la maestra si limita a ricordare l' azione successiva. La mia piccolina a due anni e mezzo riusciva ad eseguire tutte le azioni, alla fine, e con grande soddisfazione. E cerca di farlo anche a casa.
La fase della presa per i fondelli è fantastica, anche la mia bimba ha cominciato verso l'età della minica, anche lei dava risposte assurde quando la gente le chiedeva come si chiamasse!! Che ridere... Non è del tutto finita, per fortuna (adoro quella lucina negli occhi). Anche se ammetto che, a seconda delle situazioni, a volte rischi di perdere la pazienza... A questo proposito, c'è chi dice che ci si può permettere di essere sè stesse con i nostri figli. Anzi, che lo si deve fare, che non si deve essere 'finte', fingere di essere la famiglia del mulino bianco (è il tema della madre sufficientemente buona del winnicott, che voglio approfondire prossimamente, è sulla mia lunghissima lista di cose da fare ^-^ Ma rientra anche nel concetto dell'intelligenza emotiva, di cercare di essere dei buoni allenatori emotivi, vedi Gottman e Goleman). E' giusto manifestare tutta la gamma delle nostre emozioni, non pensare sempre di voler reprimere tutto. O viene spontaneo non perdere mai le staffe, perchè si è davvero fatte così, e allora tanto meglio. Ma in caso contrario, i nostri figli devono imparare da noi che esistono tante emozioni diverse, che a volte ci si può arrabbiare (sempre nei limiti, ovvio) senza che questo intacchi l'amore che si prova. E che l'arrabbiatura può trovare una spiegazione e, soprattutto, una fine, e venire superata da una nuova armonia. In un rapporto pieno e significativo con i propri figli, ci può stare anche l'attimo imperfetto. Ci può stare purchè sia un momento, ampiamente compensato da presenza, interazione, ascolto vero, cose fatte insieme, risate ecc. Detto questo, per ora faccio fatica a non colpevolizzarmi quando mi capita di perdere la pazienza. Quindi mi sa che ne ho ancora tanta di strada da fare....... :-)
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#7   27 Settembre 2008 - 08:27
 
[Ritornando, forse, a quella che hai definito "educazione a richiesta", credo che sia veramente troppo presto per parlare di vere "regole" e che ciò che tu chiami regole siano piuttosto dei ritmi o delle abitudini. Che cosa intendi per regole?
Credo che le primissime situazioni conflittuali siano ancora lontane, perciò goditela fin che puoi... :) ]

Penso tu abbia davvero ragione...
Effettivamente i miei sono dei ritmi, non delle regole vere e proprie...
E, credimi, guardo con terrore al momento in cui Dafne camminerà :))
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#8   27 Settembre 2008 - 08:36
 
Allattamento a richiesta: mi sa che allora io fraintendo il significato di questo termine.

Tra le mamme del forum che frequento, allattamento a richiesta è uguale a: allattala ogni volta che vuole, anche ogni 10 minuti. Sdraiati sul lettone, su un fianco, con le tette di fuori e stai così giorno e notte, così nel frattempo ti riposi mentre il bimbo ciuccia. E non preoccuparti nè della casa, nè di niente altro, perchè almeno per i primi tre mesi ci siete solo tu e lui.

Ecco, questo è quello che mi è stato inculcato, ma forse allora, essendo in un forum comunque ristretto, si trattava di una rivisitazione un po' estremistica dell'allattamento a richiesta?

Perchè io, per carattere (o forse per egoismo? è possibile...) non sono riuscita a fare una vita così, e non volevo proprio farla.
A me piace uscire, mi piace lavorare, fare le mie cose... non mi sentivo portata alla dedizione totale verso mia figlia, nonostante io la ami in modo incondizionato e stia con lei tutto il giorno, 24H/24, anche adesso.

Ho allattato per tre mesi, giorno e notte, ma dandomi dei ritmi, come dici tu.
Quindi ad esempio ad intervalli circa di 2 ore, poi 2.5, poi 3, e così via... Ma perchè Dafne chiedeva il latte naturalmente con questi tempi.

Se fosse stata 'famelica' come tanti bambini che conosco?
Come si fa in questi casi?
Mi interessa moltissimo saperlo... secondo voi?
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#9   27 Settembre 2008 - 10:14
 
Vediamo se mi ricordo tutte le B del manuale ufficiale AP:

Birth bonding: fondamentale, ma su questa davvero ci vuole cu£o che qualcuno ti guidi a seguire la natura.

Breastfeeding: vabè

Babywearing: io l'ho sempre vista come una soluzione pratica per il trasporto, ma Sears giura che abbia anche mille conseguenze sulla crescita e sull'autostima del bambino. Ed ha talmente ragione che io Sears avrei voglia di soffocarlo con una fascia (ma i dettagli me li tengo per uno sbloggamento futuro :-D )

Bed sharing: su questa mi astengo, perchè io lo pratico dalla prima notte con soddisfazione ma più che per il bene di mio figlio lo faccio per difendere il mio sonno e quindi Sears non mi segherebbe ma non so se mi darebbe la sufficienza.

Belief in baby's cries: Qui inizia a cascare l'asino della differenza tra i parenti attached e quelli no. Riuscire a convincersi che non importa quanto la cosa ti stia attaccando i nervi, se tuo figlio piange o si lamenta lo fa perchè LUI ha un problema (che tu come genitore hai il dovere di provare a risolvere) e non per rompere le scatole a te.

Beware of baby trainers: che lui lo scrive cosi' perchè il libro lo vende ai neogenitori che nella vita devono solo sopportare i consigli del cavolo. Io ci aggiungo: beware a non cascare mai nella trappola dell'addestramento infantile. O del progetto educativo o del "deve imparare che". Fino alla scuola dell'obbligo, non esistono programmi di apprendimento. Si impara vivendo e guardando i grandi che vivono. Al massimo come genitori possiamo fornire buoni stimoli...

Balance and Boundaries: che potrai anche contestarmi che Sears l'ha aggiunto per aggirare le critiche al libro e io sono d'accordo (o lui si sarebbe fermato prima dell'ottantesimo figlio, o al limite non li avrebbe concepiti coi figli precedenti dentro al letto :-D), ma più che una regola lo vivo come un messaggio: è perfettamente possibile fare tutte le altre sei cose senza rinunciare a marito, casa, sonno, sesso, lavoro e tempo libero. Anzi, alla lunga le altre 6 B sono una serie di geniali trucchetti che aiutano grandemente a difendere la settima.

Provare per credere :)
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#10   27 Settembre 2008 - 14:44
 
Questo è quello che mi piace più di tutti:

[Belief in baby's cries: Qui inizia a cascare l'asino della differenza tra i parenti attached e quelli no. Riuscire a convincersi che non importa quanto la cosa ti stia attaccando i nervi, se tuo figlio piange o si lamenta lo fa perchè LUI ha un problema (che tu come genitore hai il dovere di provare a risolvere) e non per rompere le scatole a te. ]

Per me il pianto di Dafne è 'comunicazione'. Non so bene come spiegarmi... Il suo pianto non mi ha mai spaventata, nè snervata (infatti sono stupita, ma davvero... non pensavo di essere così paziente e così serena di fronte a questo).
Per me il suo pianto è semplicemente il suo modo di comunicare che qualcosa non va, e che IO devo esserci, devo esserci SUBITO, devo esserci sopra ogni cosa, devo esserci con calma, e devo esserci con 'speranza' (nel senso di credere che finirà e tutto andrà bene).

Io mi metto lì, la tengo stretta stretta in braccio (la mia 'contenzione soffice', diciamo), la dondolo avanti e indietro, e le parlo piano piano (come se fosse un mantra, per capirci) dicendole cose del tipo: Mi dispiace che tu stia male. Mamma è qui, non aver paura.

E non mi è mai 'pesato' se questo pianto durava per un minuto, per mezz'ora, per un'ora...
Non mi ha mai dato alla testa, insomma.

Invece mi 'spaventa' la mia amica che, quando la bimba piange, attacca a piangere insieme a lei.
Io non penso che questo sia di conforto ad un bambino.
In quel momento, a me pare che Dafne chieda sicurezza, empatia, non 'compassione' (nel senso originario del termine).

Quindi mi piace moltissimo la frase: 'Credi al pianto del tuo bambino'.

Perchè il pianto va preso sul serio davvero, sia esso per dolore, per stanchezza, per fame o per capriccio...

Evviva!!! Sono un po' AP anche io :)




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#11   27 Settembre 2008 - 21:13
 
@momatwork: penso che il motivo per cui non ti seguo più di tanto su questa strada sia che Amelia è già molto tesa verso l'indipendenza e quindi non voglio "stressarla" più di tanto su questo punto, tanto prima o poi ci arriva. Preferisco spronarla su altri campi, come il linguaggio e la comunicazione in generale. Comunque, se ti può consolare, anche lei è nella fase dello scherzo, ma più per gioco che per sfida.
Infine, ripeto, ovvio che ciascuno di noi deve fare di tutto per migliorarsi e non voglio usare questo argomento come scusa per non farlo. Voglio solo rivendicare il diritto a mostrarmi come sono, sia pur cercando di correggere i miei difetti, senza aspirare a un ideale perfetto di madre serafica.
Del tipo: sono incazzosa? OK, dovrò cercare di portare più pazienza, ma sicuramente la pazienza non sarà il mio punto di forza. Cercherò di sopperire puntando sulla creatività o sul calore o su altri lati positivi del mio carattere.
Tu comunque mi sei sembrata molto più simile al genitore ideale di quanto non lo sia io.
@lalaura: condivido in pieno la tua osservazione sulla settima B. Quando si parla con mammematte, quello che mi dà fastidio è spesso il dogmatismo. Io penso che il mio scopo sia realizzare la settima B, ma nel mio percorso sono stati assenti diverse B precedenti: non abbiamo mai dormito nello stesso letto se non in casi eccezionali (avrò dei figli strani, ma hanno preferito loro così fin da neonati), la fascia sì ma anche no, allattamento al seno manco a parlarne (Ettore voleva il biberon nella culla, non in braccio, sempre per la serie "famolo strano"), Ettore mi è stato tolto poco dopo la nascita per diverse ore e io non mi sono innamorata subito di lui. Eppure non mi sembra di essere molto meno "matta" di te o MAW, soprattutto rispetto alle mamme del cappellino che incontro troppo spesso.
@poesia: un paio di volte l'ho fatto anch'io con Amelia, di piangere mentre lei piangeva. Ma non era una strana tattica, era sconforto vero. E lei l'ultima volta mi ha consolata, piccola!
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#12   28 Settembre 2008 - 13:55
 
Oi oi, che casino... vabbè, vediamo di rispondere a rate.

@a a.: in effetti le fatine con la Montessori non ci azzeccano. Boh!

@ mammalisa e LaLaura: la tua piccola va in un asilo Montessori o ricordo male? E qual è il rapporto bambini/insegnanti? E nell'asilo di Valerio?
Qui siamo a 28 bambini con tre insegnanti (più una di religione, sob...) che si alterneranno con una limitata compresenza. Cioè una sola insegnante per la maggior parte della giornata. Più uno o forse due "personale ATA". Per ora, facendo ancora mezza giornata, non è male visto che c'è compresenza su tutto l'orario.
Tornando alla vestizione (abbiamo un po' divagato sull'argomento, vero?) qui funziona così: le giacche si appendono all'ingresso, su appendiabiti ad altezza consona e munito di apposito contrassegno, le scarpe si ripongono nell'armadietto personale con foto e contrassegno nel corridoio munito di panche. Di fatto, però, i bambini arrivano e se ne vanno alla spicciolata e vengono svestiti/vestiti e calzati dalle mamme (o altro accompagnatore) "per fare prima". Se invece escono durante la giornata (mi è capitato di vederlo durante l'inserimento) lo fanno più o meno da soli e i più lenti (quindi anche quelli che non hanno chiesto aiuto e che potrebbero tendenzialmente farcela da soli) vengono aiutati dalle maestre a COMPLETARE l'operazione. Quindi qualcosa di apparentemente simile, ma sostanzialmente diverso da quello che ha descritto mammalisa.
La Minica (come già all'asilo) viene invece sottoposta alla seguente "tortura":
- si slaccia il gubbotto da sola OPPURE chiede aiuto, OPPURE se lo sfila senza sganciare completamente la zip e ci prova (e solitamente ci riesce) una volta sfilato il giubbotto;
- appende il giubbotto per il cappuccio (perché sua madre stolta ha guardato solo il prezzo e non che avesse l'appendino);
- entra, si siede sulla panca più vicina al suo armadietto e si toglie le scarpe sciogliendo i lacci (sua madre stolta le ha comprato le scarpe da ginnastica con i lacci perchè erano gialle-arancioni-verdi-marroni-azzurre e non rosa-rosa-rosa-rosa-rosa, però avevano i lacci...) e le mette nell'armadietto;
- preleva dall'armadietto le ciabattine col velcro e si risisede sulla panca per infilarsele;
- controlla di infilare la scarpa sul piede giusto, poi ricontrolla guardando se la linguetta è sul lato esterno, poi ricontrolla provando a camminare; eventualmente si corregge, sennò sorride soddisfatta. Per ora ha deciso che la linguetta centrale debba andare esterna e non interna;
- richiude l'armadietto;
- mi guarda e dice "voglio tornare a casa".
A casa si va a fasi alterne: ci sono giorni in cui trovo le scarpine tutte allineate sulla scarpiera, altre in cui le lascia in giro. Ecco in questi casi non so esattamente come dovrei comportarmi, montessorianamente parlando. Dovrei raccoglierle io e dirle "Le scarpe si mettono nella scarpiera"? Dovrei dirglielo e basta? Dovrei raccoglierle e darle a lei? Dovrei lasciarle lì finché non mi chiede dove sono?
E se mi dice un no secco o fa spallucce o mi guarda, ride e scappa via? E se mi dice "Le scarpe le mettiamooo... NELLA STUFA!"? E se le prende e poi le riposa da qualche altra parte? E se la loro presenza in mezzo alla cucina passa nel disinteresse più assoluto da parte sua (ma non da parte di chi viene a trovarmi)?
E proprio questo che mi chiedevo delle scuole Montessori: i bambini si autogestiscono, le maestre si contengono, e va bene. Ma dopo che l'ultimo bambino se n'è andato, passerà pure qualcuno a pulire come si deve, no? E le maestre, se un coglione taglia loro la strada, potranno pure mandarlo a fanculo, no?
Ecco, lasciando perdere il fatto che ieri mattina ho fanculizzato una stronza che aveva fretta di parcheggiare mentre io non riuscivo a salire col passeggino e la pedanina sul marciapiede perché non c'era la rampetta e sono stata interrogata sull'episodio fino a notte inoltrata, il problema delle cose lasciate in giro, come si risolve?
I miei manualini sono piuttosto deludenti in proposito, visto che presuppongono che il bambino, conclusa un'attività, riponga SEMPRE il materiale, concedendo al massimo una deroga all'ortogonalità del tutto.
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#13   28 Settembre 2008 - 17:52
 
@ poesianotturna #7-8: beh, basta che sappia gattonare/strisciare e tirarsi su, non serve che cammini...

Il significato dell'allattamento a richiesta, infatti, è: allattala ogni volta che vuole, anche ogni 10 minuti. Naturalmente SE lo vuole ogni dieci minuti. Ma potrebbe volerlo ogni mezz'ora. O ogni ora e mezza. O ogni quattro ore. O un giorno ogni dieci minuti e il giorno dopo no. O al mattino ogni due ore e al pomeriggio fare una pausa di cinque ore, ciucciare ogni venti minuti per due ore e poi ogni quattro ore fino al mattino successivo.
Allattare a richiesta vuol dire "a richiesta". Punto. Tutto quello che segue, sdraiati sul lettone, su un fianco, ecc... può andar bene per quella mamma e per quel bambino, non per tutti e non per sempre (non conosco molte mamme che non siano più uscite di casa dopo la nascita di un figlio... a dir la verità ne conosco solo una e non allattava al seno). Se andasse bene per tutti non sarebbe più a richiesta, ma sarebbe "allattala ogni dieci minuti".
Non conosco queste mamme di cui parli, ma l'impressione è che se ne parlano tanto, nemmeno loro siano molto contente di questa situazione. Una mamma con un allattamento ben avviato, non ha molto da dire (se non viene tirata per i capelli...).
Adesso, dopo il trattato sull'AP non farò il trattato sull'allattamento a richiesta, anche perché non vorrei scatenare la solita discussione tra quella che nel '76 una sua seconda cugina e quella che la figlia della portinaia, però è vero che ci sono dei momenti in cui un bambino allattato al seno vuole essere attaccato spessissimo: tipicamente nei primissimi giorni ed in generale nei primi 40 giorni (periodo importantissimo anche per la madre che ne può effettivamente approfittarne per riposarsi e riprendersi fisicamente) o forse, come dici tu, per i primi tre mesi. In quel periodo, di solito, una madre impara ad interpretare il pianto del suo neonato, ed il bambino, più che regolarizzarsi, matura. Non dimenticare inoltre che poppare al seno è consolazione, esplorazione e sentimento, oltre che nutrimento, e che man mano che il bambino cresce trova altri modi per ricercarli. È possibile che momenti di più intensa richiesta si ripresentino nel tempo, per regolare la quantità di latte prodotto o per altri motivi, ma un bambino che ciuccia ogni dieci minuti per periodi molto lunghi non è la norma, anche se può esistere. E naturalmente, se esiste, un (buon) motivo ci sarà, anche se nessuno sa qual è.
Se una volta in macchina Dafne ti dovesse dire "mi scappa la pipì" anche se gliel'hai fatta fare pochi minuti prima di uscire, ti consiglio di accostare...
Infine, il ciuccio. I bambini non usano la tetta come un ciuccio, ma il ciuccio come una tetta, questo è ovvio (chi è nato prima?). Alla Minica non l'ho dato, non era una gran ciucciona e non ne ho sentito il bisogno. Al Minichino, non so. È un po' più ciuccione, ma per ora non ne vedo il motivo.
Ad un bambino particolarmente richiedente si può, eventualmente, dare il ciuccio, purché si tenga conto del fatto che il ciuccio può interferire con l'allattamento (quindi, al minimo segnale, via!).
Dafne ce l'ha? Conosci una mamma che lo usi? Beh, allora prova a farti/fare le domande/osservazioni che si fanno ad una mamma che allatta: quanto tempo è passato dall'ultima volta che l'ha chiesto? E per quanto tempo l'ha tenuto in bocca? Per caso le è caduto e poi l'ha ripreso? E quante volte? E quante volte al giorno se lo mette in bocca? Per quanto tempo complessivamente? Più al mattino o al pomeriggio? Ci sono dei giorni in cui lo vuole di più ed altri in cui lo vuole di meno?
Hanno senso queste domande riferite al ciuccio?
E allora perché continuano a farle alle mamme che allattano al seno?
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#14   28 Settembre 2008 - 19:34
 
Da Valerio sono 26 bambini con 2 maestre di cui una arriva un po' dopo la mattina e l'altra va via un po' prima il pomeriggio. In più hanno accesso condiviso ad un'inserviente "dedicata" (nel senso che lavorerebbe in cucina, ma all'occorrenza va in classe e sta coi bimbi). Poi Valerio e gli altri suoi amichetti sfigati hanno la "tempolunghista" che a turno passa qualche ora nelle varie classi in modo da familiarizzare con i bimbi che continua a tenere (a classi mischiate) nel pomeriggio.

Non sono molto ferrata sul tema montessoriano, quindi mi limito a dirti che la policy dell'asilo vieta espressamente pantofole ed altri cambi di scarpe simili. Della serie, se decidiamo di portarli fuori ora che abbiamo infilato cinquantadue scarpine è già ora di rientrare.
E vabè, almeno speriamo che li portino spesso fuori. Comunque questo è solo uno dei mille motivi per cui non sono entusiasta dell'Asilo Figo.

Però se mi dite come convinco Valerio che PUO' FARCELA a levarsi le scarpe da solo sempre (non solo quando io non voglio che se le tolga), vi adorerò...
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#15   28 Settembre 2008 - 19:35
 
Ecco, Dafne non ha questo attaccamento nemmeno per il ciuccio... ma siamo proprio strani, allora, eh? :))

Comunque son d'accordo, mi è piaciuto molto il tuo intervento.
Hai ragione nel dire che chi allatta è sottoposto ad 'interrogatorio', cosa che non avviene se dai il biberon o se dai il ciuccio.

Ma perchè, secondo te?

Io ad esempio son sempre stata convintissima di allattare.
Mi è riuscito 'solo' per tre mesi, ma perchè IO non sono stata capace.
Perchè credo che TUTTE le mamme possano allattare.

Diciamo che per me è valsa una concomitanza di fattori: seno molto grosso, montata arrivata al 15esimo giorno, bimba prematura... e soprattutto inizio della primavera, con mia conseguente necessità di tornare a prendere cortisone e antistaminici, causa allergia.

E' stato molto più doloroso smettere, che iniziare... :(

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#16   28 Settembre 2008 - 20:36
 
ecco,non so proprio cosa risponderai alla laura ma gia' che ci sono lancio il mio grido di aiuto.
emiliano non ha mai amato fare da solo, verso i due anni e mezzo, un bel po' spronato da me, ha iniziato con la pipi' in piedi e tirar giu' e su mutandine e pantaloni, la giacca,dare le crocchette agli animali di casa,ma spesso chiedendo un aiuto non "necessario",almeno logisticamente.i giochi li ha sempre messi abbastanza a posto,nel caso in cui non lo facesse io mi limitavo a dire "non lasciamo tutto in giro,va'!" e sorridendo mettevo a posto,in genere mi seguiva senno' facevo io. facevo perche' ora che ci avviciniamo ai 4 e non vuole fare piu' niente da solo inizio a seccarmi.chiede aiuto per le scarpe, per la giacca, per sedersi e fare la pipi',si mangia solo con le mani,i giochi manco a parlarne. e allora insisto e "sgrido" anche un po' ma niente da fare. che sia una reazione al fratellino in arrivo?non so ma e' snervante e non ho idea di come uscire da queste continue richieste di "aiuto,io non posso/non ce la faccio/non voglio/fallo tu".
a.
utente anonimo

#17   28 Settembre 2008 - 23:20
 
@matwork: macchè stolta! All'asilo della mia bimba quest'anno sono in 22, con tre maestre compresenti nelle ore centrali della giornata, all'apertura e alla chiusura sono in due. Sicuramente è un rapporto che aiuta e permette un certo svolgimento della giornata. Religione-sob anche per noi, ho firmato ieri il modulo, perchè da quest'anno sono scuola paritaria (prima di assurgere al rango ufficiale di scuola non c'era bisogno).... Comunque non c'è una maestra specifica, nè un'ora specifica, mi hanno detto che verrà fatto qualcosa per celebrare il natale e simili... A quanto mi risulta, quando un bambino si scorda di rimettere via l'attività che ha appena utilizzato, prima di cominciarne un'altra, una maestra si avvicina e glielo ricorda, e magari lo aiuta a riporre il tutto. Specialmente le prime volte. Poi pare che nel corso dell'anno diventi raro che un bambino se ne scordi, tutt'al più viene loro in mente mentre stanno prendendo il nuovo gioco, senza che nessuno abbia detto nulla, e allora tornano indietro e rimettono a posto, da soli. Quindi l'atteggiamento delle maestre è quello di attendere un attimo, prima di affiancarli e ricordare di riporre il gioco precedente (aspettano se magari nel frattempo se ne ricordano da soli). E se non accade, appena possono vanno a ricordarglielo. Detto a parole può sembrare strano, ma poi visto in pratica è tutto molto naturale. Alla fine dell'anno, quando i bambini sono ormai padroni dell'ambiente, a volte basta dirlo 'al volo', senza accompagnarli e aiutarli, ad esempio. L''imperfezione', diciamo così, è perfettamente contemplata, ma si aiuta il bambino a porre rimedio alla dimenticanza, perchè è una delle poche regole fisse ed inderogabili (alla faccia di chi dice che nel montessori si fa tutto ciò che si vuole). Questa regola di riporre quanto si è usato (vale anche per la sedia sotto al tavolo quando ci si alza) viene spiegata come una forma di rispetto verso il bambino che vorrà quel gioco dopo, e che ha diritto di trovarlo a posto, così come lui l'aveva trovato prima. E mi sembra che i bambini la accettino naturalmente. Perchè vale sempre, con tutti, senza distinzione ed eccezioni (e questo va incontro al forte sentimento di giustizia che i bambini hanno innato), ed ha una spiegazione fondata. Quanto al riordino della sezione, avviene un pò alla volta, durante tutta la giornata, man mano, quindi alla fine non c'è un putiferio, semmai piccole cose rimaste fuori posto, che vengono sistemate e poi, ovviamente, vengono fatte le pulizie... Fin qui fila tutto liscio. A casa, nel mio caso, è un altro paio di maniche. Dovuto al fatto che la sorellina piccola è in una fase di sviluppo molto diversa, per cui tira fuori tutto quello che trova riposto, con una sua logica, soffermandosi e godendosi quello che fa, commentandolo, ma costantemente ed inesorabilmente, in un'entropia crescente. Siccome non mi sembra giusto che abbia l'immagine della mamma che, dietro di lei, ripone ogni cosa lei tocchi, io ripongo tutto la sera, quando sono a dormire le piccole. Ma devo dire che quando la più grande è da sola, spontaneamente gioca e riordina. A volte non lascia traccia del suo passaggio, se non piccoli cambiamenti, quasi impercettibili (inverte l'ordine degli oggetti della sua cucina ecc). E considerato che prima di andare all'asilo era come la sua sorellina, direi che il cambiamento è stato notevole :-)

>>se un coglione taglia loro la strada, potranno pure mandarlo a fanculo, no?
ehm, sai che a questo non saprei risponderti? Quest'anno conto di poter fare una volta 'osservazione', cioè di stare seduta a guardare una mattinata tipo, magari mi capiterà di scoprire qualcosa di più e potrò risponderti meglio, sono curiosa anch'io ;-)
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#18   28 Settembre 2008 - 23:57
 
@momatwork: Che tenera ;-)
Ho fatto il mio solito casino, e temo che questa volta il mio commento non si visualizzi (sono stata interrotta mentre lo stavo completando oggi pomeriggio, e questo vi può far intuire la pace domestica regnante, stasera l'ho mandato, ma evidentemente si è perso). Rispondo alla tua domanda sulle maestre: dalla mia piccola quest'anno sono 22 bambini con tre maestre, tutte e tre presenti nelle ore centrali della giornata. All'apertura e alla chiusura sono in due.
Avevo scritto sul riordino, domani torno qui e se il mio messaggio precedente non è ricomparso, lo rifaccio.
Mi complimento per quello che hai scritto sull'allattamento, è perfetto. Aggiungerei che esistono proprio dei giorni un pò specifici di maggiore richiesta. Le ostetriche osservano che cadono, orientativamente, ogni 15 giorni nei primi mesi di vita. In quei giorni i bimbi tendono a cambiare un pò ritmo e a volersi attaccare più spesso. In questo modo adeguano la produzione di latte alle loro mutate esigenze. Normalmente si tratta di uno, al massimo due giorni, ricordo che saperlo mi aveva aiutata a non preoccuparmi troppo. In effetti, passato il giorno, il bimbo ritrova un ritmo più costante. Certo, si tratta sempre del SUO ritmo personale.
è come quando continuano a rinfacciarti che 'allatti ancora? ma come, ce l'hai ancora? ma non è il caso di smettere ora? che poi non smetterà mai più? che ormai è solo un vizio?'. Attualmente sono in questa fase. E come fa notare il mitico gonzalez, nessuno si sogna di chiedere alle mamme che danno il latte artificiale o vaccino quando hanno intenzione di smettere di darlo. E così accade che non faccia stupore un bambino di sette, otto anni che vuole il biberon di latte e biscotti (caso reale). Mentre sgranano gli occhi perchè allatto la mia bimba di quasi 18 mesi :-)
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#19   29 Settembre 2008 - 00:06
 
Mi scuso per l'invasione, ma c'è il commento precedente! Ho notato invece che non funzionano i copia incolla delle frasi che cito per commentare nell'ultimo commento soprastante. Per cui, il che tenera inziale, non si riferisce tanto a m@w :-) quanto alla minica che la guarda e dice 'voglio tornare a casa' alla fine della preparazione :-))) In realtà credo che un pò di magone alla mamma forse viene...
'E' come quando continuano a rinfacciarti ecc.' si riaggancia all'interrogativo di m@w se avrebbe senso fare sul ciuccio le domande che si fanno ad una donna che allatta al seno. Scusate per il pasticcio, buona notte a tutti!
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#20   29 Settembre 2008 - 10:12
 
Sul fanculizzare: come sai, noi usiamo il turpiloquio (spero non eccessivamente, ma qui ognuno la vede in modo diverso) e continuiamo a usarlo per una precisa scelta. Perché, così come non esistono parti del corpo "brutte" o "sporche", per me non esistono parole cattive. Esistono le intenzioni cattive, e rimarrebbero anche se io dicessi "porca paletta" o se mi limitassi a grugnire contro l'ostacolo di turno. Bene, quello che vorrei ridurre sono le cause del turpiloquio, ma, quando un idiota mi taglia la strada facendomi arrabbiare, ritengo più sano mandarlo a cagare anche se c'è Amelia piuttosto che ringhiare e trattenermi.
Forse questo deriva dal fatto che vedo, nell'esperienza di famiglie che si trattengono, che poi non si trattiene solo la parolaccia: si trattengono anche tutti i sentimenti negativi, fino a quando si accumulano ed esplodono in un modo o nell'altro.
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#21   29 Settembre 2008 - 10:25
 
@ lanterna #20 (agli altri con calma...): ti assicuro che quando tua figlia con gran naturalezza ti spiega che Bishel non può dormire nel mio studio perché "per tera xè un casin" (cosa verissima, del resto) cominci a porti delle domande...
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#22   29 Settembre 2008 - 11:54
 
Infatti spero di non vacillare nella mia convinzione. O di riuscire a trovare una via di mezzo che vada bene per tutti.
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#23   29 Settembre 2008 - 13:50
 
Prima di avere un figlio mi dedicavo con grande spasso al turpiloquio, grazie anche all'ambiente lavorativo a maggioranza maschile. Poi quando ho avuto un figlio, il sentire i bambini che usavano il turpiloquio non mi pareva più così figo. Così con lui presente non lo faccio più.
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#24   29 Settembre 2008 - 14:20
 
Io e il turpiloquio non andiamo d'accordo. Soprattutto davanti agli altri, in casa in certe situazione mi scappa qualche parolina, e pazienza, a volte è liberatorio. Mi sono sempre sentita un pò 'esclusa', anche ai tempi della scuola (sembra quasi che una 'se la tiri'). L'educazione familiare ha avuto troppa presa (almeno in questo campo) ed è più forte di me, non ce la faccio :-(
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#25   29 Settembre 2008 - 15:49
 
io mi modero anche se credo che il discorso di lanterna abbia un senso. mi modero perche' non mi va che se mio figlio gioca con un altro bambino e si arrabbia gli dica "vaffanculo" o "stronzo" a chi strappa il trenino. e sinceramente non saprei spiegargli che io posso farlo con chi parcheggia sulle strisce o strobazza inutilmente. gia' quando e' tornato dall'asilo e mi ha detto "tu fai cagate" (avevo rovesciato un bicchiere) e' stato spiacevole. allora uso porca miseria,sciocco e altri palliativi che mi sembrano meno offensivi.
a.
a.
utente anonimo

#26   29 Settembre 2008 - 16:13
 
Io non dico molte parolacce... diciamo che non mi piacciono moltissimo.
Dico molti 'porca paletta' e 'porca puzzoletta' (non sono seria nemmeno quando mi arrabbio) e dopo che sono stata inseguita in auto da un pazzo che mi ha tagliato la strada perchè lo avevo mandato a cagare per una mancata precedenza... non mando più nessuno a quel paese: mi sono troppo spaventata.

Sinceramente non mi piacciono molto i bambini che dicono le parolacce, e soprattutto che bestemmiano.
Però, caspita, anche loro avranno il diritto di sfogarsi in qualche modo, povere creature... secondo me qualche sfondone, ogni tanto, è anche sano.
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#27   29 Settembre 2008 - 20:45
 
ma si, in realta' ha ragione poesia, i bambini hanno diritto a sfogare l'agressivita',meglio una parolaccia che simboleggia rabbia e violenza a questultime.magari giusto cercare di non andare toppo sul pesante.
a.
utente anonimo

#28   30 Settembre 2008 - 10:04
 
@ laura (e poesia notturna) sull'AP: ma sai che nemmeno le conoscevo? Da dove saltano fuori? Da un libro di Sears? Io mi sono sempre basata sugli otto principi che solo apparentemente sono gli stessi, vedi la B di "breastfeeding" e nursing with love and respect, dove si parla anche di bottle fedding, di introduzione ai cibi solidi, di svezzamento ed educazione ad una sana alimentazione (dove si parla espressamente di bambini che scelgono i cibi, quindi non più così piccoli).
Come avevo già detto qui l'AP "all'italiana" mi sembra si fermi alle prime cinque B prese alla lettera e quindi a bambini relativamente piccoli.
È vero che di altre tematiche se ne parla su nonsoloneonati (come dice il nome) e sul forum di consapevolmente che mi ha ricordato Antonella (Sagone? Ancora me lo chiedo...), ma è anche vero che vi si parla ancora tanto (troppo?) di allattamento e bla bla bla (visto che ci sono gruppi e forum dedicati...) e che vi vige un certo atteggiamento di caccia alle streghe/autocompiacimento che inibirebbe chiunque non rientri nel famoso triangolo parto naturale/allattamento prolungato/fascia lunga.
O l'impressione è solo mia?

@ poesianotturna: [E non mi è mai 'pesato' se questo pianto durava per un minuto, per mezz'ora, per un'ora... ].
Beh, a me sarebbe pesato. Mi pesa adesso lasciar piangere uno dei due e solo perché non ho abbastanza braccia, ma perché diavolo la tua bambina piangeva mezz'ora, un'ora? Si era fatta male, aveva le famigerate coliche oppure non erano ancora passate X ore e quindi, secondo la Hogg o chi per lei, "non poteva" avere fame?
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#29   30 Settembre 2008 - 12:29
 
Per le coliche, m@w... e purtroppo in quesi casi non c'era molto da fare, se non cullarla e tenerla stretta, e aspettare che passassero... (e ho usato anche il mylicon).

Certe volte piange per stanchezza, perchè magari non riesce a prendere sonno e si innervosisce.
E anche qui, non c'è altro da fare se non cullarla e aiutarla ad addormentarsi.

Per il resto, io NON lascio mai Dafne piangere da sola, nè mi diverto a sentirla piangere.
Ma nemmeno la Hogg insegna questo, anzi! Invita a non lasciare mai solo un bambino che piange, e ad esserci sempre.

Quando dico che non mi è mai 'pesato' il suo pianto, non dico che ne sono stata felice... dico che lo ho ascoltato per cercare di capirne le cause, ho cercato di porvi rimedio, e comunque lo abbiamo affrontato INSIEME.
Dico che non mi è pesato a livello 'psicologico', nel senso che inaspettatamente non sono andata fuori di testa, ma le ho dato la sicurezza di cui aveva bisogno in quel momento.

E non ho MAI fatto piangere Dafne per fame, perchè le pappe da noi non sono mai state scandite dall'orologio, ma questo per merito suo, che aveva fame a intervalli regolari.
E quando ha avuto i suoi scatti di crescita, l'attaccavo al seno spesso, quanto voleva, senza farmi paranoie.

Ma veramente pensi che io possa essere così 'arida'?
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#30   30 Settembre 2008 - 12:31
 
@ lanterna (sull'indipendenza) e poesianotturna (che è sempre con le antenne rizzate): non mi segui in che senso? Nel ragionamento o nel procedimento? E per la comunicazione che cosa fai? Oltre alle carte (fonetiche o per argomento), il metodo montessori prevede di utilizzare naturalmente oggetti (tipo cestino dei tesori, ma con oggetti "omogenei", tipo attrezzi da lavoro, utensili da cucina, ecc...); ci sono poi le carte "story sequence cards" (mettere le tre carte in sequenza e ricostrure una storia), "picture sentence matching".
Seguedo questo link puoi trovare molti esempi già pronti, oppure puoi farli tu da esempi della tua quotidianità.
Io ho saltato la fase nomenclatura degli oggetti comuni, perché la Minica mi avrebbe guardata come se fossi stata un'idiota.
Adesso non le sto proponendo nuove carte di nomenclatura, perché appunto, sa cosa voglio e mi prende per il culo.
Un po' per gioco.
Un po' sul serio.
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#31   30 Settembre 2008 - 14:26
 
Uffa, ci sto rimuginando su da prima, e ti confesso che ci son rimasta proprio male, sai?
Chiamami scema, forse ho sbagliato a leggere 'il tono' del tuo commento, ma ci son rimasta male :(
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#32   30 Settembre 2008 - 15:38
 
non per gettare benzina sul fuoco ma per le coliche aiuta molto sia allattare, spesso,spessissimo,continuamente nei momenti piu' duri, e dormire vicini.
a.
utente anonimo

#33   30 Settembre 2008 - 18:35
 
io come ben sai non sono poi cosi' metodica... ho solo letto "The Attachment Parenting Book" di Sears come libro-base di puericultura, scelto dalle recensioni in quella fase della prima gravidanza in cui ne cerchi uno giusto per avere un'infarinatura generale. Ho preso quello, quello della Hogg (per fortuna in biblioteca, dove come sai l'ho restituito tra le risa), e qualcos'altro che però avrei dovuto leggere con un po' d'esperienza da mamma (e poi non sempre ne ho avuto il tempo). Quindi non so dirti se le 7 B siano una convenzione ufficiale o banalmente una scelta autoriale di Sears. In ogni caso sono state il motivo per cui Denis si è rifiutato di leggere il libro (lui odia queste robe troppo ammaregane LOL) :-D

p.s. per la prossima pensavo di regalarmi il Brazelton e/o la Honegger Fresco... troppo banali? Hai-avete di meglio da segnalarmi?
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#34   30 Settembre 2008 - 18:47
 
Sul pianto: semplificando all'inverosimile, credo ci siano tre macro-reazioni al pianto di un bambino:
- quelli che sclerano (e non è una buona cosa, al di là di una soluzione pratica al loro problema ai piccoletti serve molto anche qualcuno che li rassicuri sul fatto che "va tutto bene", che il problema non è poi cosi' enorme come loro lo percepiscono).
- quelli che lo ignorano (perchè il bimbo sta solo rompendo / ci sta solo provando / o molto più crudelmente deve imparare a risolvere da solo i suoi problemi).
- quelli che cercano di capire cosa sta dicendo il bimbo e di risolvere il problema (anche se non sempre ci si riesce, sigh).

Sorvolando sulla prima ipotesi, per le altre due ho due citazioni emblematiche.
Da una parte Sears che porino, da bravo californiano ha un approccio molto pratico e si spreca a scrivere "venti modi per far smettere un bimbo di piangere" (tra cui: cullarlo, cantare la canzoncina), chiaramente finalizzato ad evitare lo sclero di mamy e papy ed il conseguente abbandono dei tentativi.
Dall'altra un'autrice di cui ho rimosso il nome, che ha sprecato un capitolo ad illustrare il geniale concetto che se tu cerchi di far smettere un bambino di piangere lui poi capisce che piangere è una brutta cosa che alla mamma non piace e quindi impara a reprimere l'espressione delle sue emozioni. E che quindi è molto meglio limitarsi a stare vicino al bambino senza fare assolutamente niente, in modo che lui non si senta abbandonato, ma nemmeno inibito nell'esercizio del suo diritto alla disperazione.
Io so solo che anche il cane Amedeo, se mi vedesse piangere, cercherebbe di darmi una zuccatina di consolazione...
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#35   30 Settembre 2008 - 19:46
 
@ posesianotturna #29-31: ho cercato di risponderti di là e non dire che non ti avevo dato il beneficio del dubbio.
Però, dire "ho applicato la Hogg alla lettera, ma tanto la mia bambina magnava ogni 3 ore spaccate" equivale a dire "ho avuto un gran culo, ma mi è capitata uan bambina così", che non è esattamente il messaggio del tuo post, quello famoso.
Pensa che del Minichino potrei quasi dire che l'ho estivillizzato, visto che si addormenta da solo guardandosi le manine ed infatti mi fanno girare le balle quelli che dicono che Estivill funziona, visto che la loro bambina ha debolmente protestato la prima sera, ma dalla seconda ha dormito come un sasso. Ma quelli ce l'avevano un problema di sonno, oppure no? Magari con una bambina così avrebbe funzionato qualsiasi cosa, dal bacio della buonanotte, alla lettura di una fiaba, alla canzoncina. Guarda che io, in casi disperati, quando nessuno in famiglia ce la fa più e si rischia di andare al collasso totale, ammetto pure Estivill, come ammetto il LA, come ammetto il parto cesareo, come ammetto un sacco di altre cose purché si presentino con il loro vero volto: quello di un "male minore".
La Hogg propone un metodo, flessibile e soft, che, checchè ne rida LaLaura, secondo me, è molto meglio di molti altri metodi. Purché si sappia quel che si fa e perché lo si fa.

@ LaLaura #33: Brazelton è un'americanata totale ed è di un prolisso che ti fa venite il latte, sì, ma alle ginocchia.
La GHF è più leggera, ma non è, a rigore, un libro di puericultura. Ci sono degli spunti interessanti sul rapporto tra fratelli.
Però ti avverto: di tempo per leggere manualozzi ne avrai proprio pochino...
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#36   30 Settembre 2008 - 23:05
 
Sorvolando sul capitolo dell'allattamento, la Hogg fa affermazioni intelligentissime che per me sono una sorta di Bibbia (Primo: non sbambolottare il pupo!), intervallandole purtroppo ad uno stilisticamente sfortunatissimo mix di buonsenso da vecchia tata inglese e pseudo-umorismo da romanzetto per sciampiste americane, il tutto ovviamente revisionato secondo i più moderni standard del marketing editoriale della puericultura moderna applicati da un editor al primo lavoro. E che cavolo, non puoi leggere un manuale di puericultura continuando a domandarti se sia vero o una parodia :-D
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#37   30 Settembre 2008 - 23:13
 
Non ti seguo nel senso che non faccio come te: non le lascio una libertà così ampia in così tanti campi.
Proprio oggi ne parlavo con un'amica non-blogger che legge anche il tuo blog ed ha due bambini di 7 e 2 anni, femmina e maschio, molto diversi tra loro.
Lei sosteneva (e sono abbastanza d'accordo con lei) che la spinta verso l'indipendenza deve essere calibrata sulla base del carattere di chi la riceve.
La sua bambina, che ha un carattere molto puntiglioso e "maturo", probabilmente si sarebbe sentita troppo responsabilizzata e l'avrebbe vissuto come stress.
Invece il secondo magari avrebbe bisogno di essere un po' più spinto (ma lei non lo fa anche per una maggiore velocità, giusto o sbagliato che sia).
Ecco, io penso che Amelia sia già molto indipendente per la sua età, e quindi preferisco magari lasciarle infilare le cose facili ma aiutarla ancora in quelle difficili (il che non significa che non le chieda di provare, ogni tanto). Preferisco suggerirle qualche accorgimento per portare a termine un compito piuttosto che lasciarla vagare in eterno e vederla scocciarsi a metà.
Penso che invece con Ettore potrà essere tutto diverso, perché è sì uno sperimentatore ma è anche molto perseverante. Ti dirò tra qualche tempo.

Per quanto riguarda il linguaggio e la comunicazione, in realtà il mio handicap (R moscia) mi impedisce di seguirla sempre in quello in cui la sento più carente, ovvero nella pronuncia delle parole. In questo, delego a Mignolo, ai nonni e alla scuola, perché non posso fare altro.
Nel lessico preferisco prendere spunto dalle passeggiate o dai giochi con quello che le interessa di più, perché so che di aggeggi montessoriani è pieno il nido e quindi non voglio che casa nostra diventi una replica di quell'ambiente.
Per la grammatica, vedo che sta seguendo un'evoluzione che rispecchia quella delle lingue che ho studiato in filologia romanza: dai casi alle preposizioni. Dal momento che mi sembra procedere senza intoppi, lascio che vada per quella strada.
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#38   30 Settembre 2008 - 23:34
 
Io dissento un pò sul Brazelton. Personalmente non l'ho trovato un'americanata, per lo meno non inteso nell'accezione negativa del termine. Americana è la schematizzazione nella trattazione degli argomenti, qualità che a volte trovo utile. Ha reso molto chiaro il concetto dei touchpoints della vita del bambino. Ovviamente è naturale non essere d'accordo proprio su tutto, anch'io tendo a prendere un pò quì e un pò là, quello che meglio tocca le mie corde interiori e quindi si adatta meglio a me e alla mia famiglia (ad esempio ho qualche dubbio sulla tecnica del pianto controllato che propone, anche se è assolutamente soft rispetto ad estvill). Quando leggevo il suo manuale ricordo che mi rilassava (saranno state le parti prolisse ;-) e mi lasciava con una bella sferzata di ottimismo. Questa carica ottimista la ritrovavo anche nel libro della Hogg, per inciso. E ogni tanto una mamma ne ha bisogno! Mi incanta la passione che traspare nel suo modo di essere pediatra, di relazionarsi con il bambino, di considerare la sua professione.
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#39   05 Ottobre 2008 - 11:26
 
@ lanterna, lalaura, a. (sull'indipendenza): se ho capito bene (e ripeto, SE), il metodo montessori non si prefigge di trovare un modo di far fare ai bambini ciò che vorremmo facessero, ma di non "ostacolarli" (anche involontariamente o semplicemente sfavorendoli) nel fare ciò che farebbero naturalmente coi loro modi ed i loro tempi e che, guarda caso, è quello che vorremmo anche noi sulla lunga distanza.
Cerco di spiegarmi con l'esempio delle scarpe: ad una certa età i bambini cominciano a provare interesse per le loro scarpe. Se in quel periodo (o in quei periodi) noi teniamo le scarpe lontane dalla loro portata, gliele riallacciamo ogni volta che, faticosamente riescono a slacciarsene una impedendogli di ottenere l'informazione slaccio la scarpa e sfilo la scarpa, gli compriamo scarpe che non sono in grado di mettersi/togliersi da soli, se per caso ce la fanno, non gliene lasciamo il tempo perchè abbiamo fretta o li correggiamo mentre provano destra e sinistra o gli facciamo cambiare il paio prescelto perchè "quelle blu non stanno bene coi pantaloni marrone", ecc... quando il periodo di interesse per le scarpe cesserà, non avranno imparato niente.
Certamente questo all'inizio è un'enorme "perdita di tempo" che però dovrebbe essere ricompensata in futuro dalla capacità di gestirsi da soli le scarpe (oltre a spiegare perché in una bella giornata di sole la Minica si sia presentata a Valerio con gli stivali di gomma), ma cosa ben più importante, costituisce un precedente per tutte le altre attività. Le attività pratiche nel metodo montessori non sono infatti fini a sè stesse ma costituiscono dei piccoli esperimenti di autostima: dopo tanti tentativi sono riuscito a mettermi le scarpe da solo, quindi se mi impegno posso riuscire anche a fare...
Sintetizzandolo con una citazione dal sito dell ONM: "Vi siete mai sentiti davvero soddisfatti dopo aver fatto un lavoro bene?"
Quindi il metodo montessori non è un metodo per imparare a far mettere/togliere le scarpe ad un bambino che non ne ha voglia, ma un sistema che dovrebbe mettere un bambino nelle condizioni di mettersi/togliersi le scarpe quando lo desidera, di acquisire competenze e di trarre soddisfazione nel farlo.
Infatti possiamo essere abbastanza sicuri che qualsiasi bambino, prima o poi riuscirà a vestirsi/svestirsi da solo, ma allora saranno altre le sfide davanti alle quali potrà impegnarsi oppure arrendersi.
Chiaramente non so se il risultato dei miei esperimenti sarà solo quello di sviluppare un pessimo gusto nell'abbinare la scarpe ai vestiti o se sarà vanificato da un mese di scuola dell'infanzia e comunque (così lo scrivo due volte in un giorno) un caso non fa statistica. So che non c'è un andamento lineare e ci sono momenti in cui le scarpe sono in giro per casa ed altri in cui le mette ordinatamente nella scarpiera, ma ci sono anche momenti in cui la ritrovo concentrata nel fare autonomamente qualcosa e questo mi conforta molto.
Quindi, passando ai consigli (non richiesti) personalizzati:
a Lanterna: se ho capito bene il metodo montessori è il contrario di quello che si vede fare in giro: frenare dove c'è interesse e spronare dove non c'è, sempre con l'intenzione di "aiutare". Quindi, pur riproponendo periodicamente il discorso sul linguaggio, non serve a nulla insistere se Amelia non è in uno dei suoi "periodi sensibili".
a LaLaura: detto ciò, non è detto che non si possa provare. Quando e perché vuoi che Valerio si tolga le scarpe? Perché non gli vengano i piedi a pois o per andare a letto? E lui perché non se le vuole togliere? Vuole tenere sempre le stesse scarpe o si sente più a suo agio con i piedi coperti (da un tuo post mi sembrava fosse questo il punto)? C'è qualcuno che lo stressa/lo ha stressato con le ciabattine? Se il "problema" è il cambio scarpe/ciabatte una volta entrati in casa, è una cosa che avete provato a fare insieme con calma? Se il problema è la mancanza di "informazioni" che si ricevono camminando a piedi nudi, direi che Valerio ha ben che passato il momento dei primi passi (allora ne ha avuto la possibilità o era pieno inverno?) e perciò bisognerà aspettare che gli torni un po' di curiosità.
Non so, queste sono solo alcune delle idee che mi vengono in mente, perché la mia bambina è più piccola e non ha mai avuto una particolare avversione per mettersi/togliersi le scarpe.
ad a.: stesso discorso. Quando ne ho l'occasione, cerco di "studiare" l'atteggiamento dei miei amici con i loro figli più grandi, ma via via che i bambini crescono le influenze esterne al nucleo familiare ristretto diventano sempre più varie, più preponderanti, probabilmente anche più affascinanti, e diventa difficile riconoscere delle relazioni causa effetto (anche se talvolta, vedendole dall'esterno, si vedono relazioni invisibili ai genitori o che i genitori si ostinano a fingere di non vedere), tanto che spesso mi chiedo quanto la famiglia sia effettivamente determinante.
Forse LaLaura si ricorderà di come mi fossi stupita per l'atteggiamento remissivo del Bambino, che, di fronte ad un foglio bianco e ad una scatola di colori di era dichiarato "incapace" di fare un disegno ed io avevo imputato questo fatto al precoce ricorso agli album "da colorare". Lei che è più ferrata di me (o che va a più riunioni-fiume in asilo) mi aveva invece spiegato che i bambini di quell'età (tre-quattro anni) non hanno quel delirio di onnipotenza che fa loro vedere un capolavoro in ogni loro scarabocchio e preferiscono un disegno ben fatto, anche se altrui. Allo stesso modo quando vedo il Bambino tirar fuori tutto a raffica, soffermarsi su un singolo gioco per pochi secondi e poi dichiararsi "stanco" al momento di mettere a posto (ma non abbastanza per iniziare l'ennesima attività), lo imputo al fatto che la Vicina, più efficiente e veloce di me in queste cose, abbia per molto tempo ritenuto conveniente farlo al posto suo ed abbia cominciato a pretenderlo con un sistema tipo "reward and punishment" (più punishment che reward...). Rappresentando quindi il riordino non come la naturale conclusione di un'attività, ma come un compito sgradevole.
Purtroppo questo concetto comincia a far breccia anche nella Minica, un po' per colpa mia (mi sfuggono espressioni come "non posso perché DEVO sparecchiare/stendere/opassare l'aspirapolvere" ed in quel DEVO spesso traspare un "anche se non voglio"), un po' per colpa di chi appunto, te la fa vedere così.
È invece possibile che esista una fase in cui i bambini (o alcuni bambini) si sentano effettivamente "incapaci" davanti a certe sfide o intimoriti dall'impossimilità di raggiungere una perfezione che comunque nessuno pretende da loro.
Per ora l'unico tentativo radicale è stato quello di portare tutti i giochi nel mio studio approfittando della risistemazione della cameretta con la spiegazione "ti aiuto a riordinare" (quindi apparentemente non come punizione, anche se la decisione è venuta dopo un periodo di eccessiva deregulation) e l'intenzione di riportare e ricollocare i giochi a richiesta: il risultato? Dopo un mese il mio studio ancora ingombro di giocattoli, la Minica apparentemente dimentica delle sue possessioni ed indifferente agli scaffali vuoti che nel frattempo ha giocato con qualsiasi cosa trovasse in giro e gli amichetti che invece richiedevano questo o quello che veniva riportato su (tra le bestemmie perché non lo si trovava) e rilasciato in giro tanto quanto prima.
Non ci credo tanto alle soluzioni radicali (tra l'altro, con un nuovo fratellino in attesa - a proposito, non lo sapevo... congratulazioni! - la congiuntura non è delle migliori). Secondo me nè noi nè i nostri figli siamo in grado di cambiare dall'oggi al domani, però possiamo provare a migliorarci a piccoli passi senza per questo perdere in spontaneità.
È possibile che tuo figlio stia solo attraversando una fase oppure può essere l'inizio di un processo, questo puoi valutarlo solo tu (e forse nemmeno tu). Il metodo montessori, come ha spiegato mammalisa nel suo esempio sulla vestizione tende a scomporre un procedimento in fasi sempre più elementari per cui è ben difficile che un bambino non riesca a portare a termine almeno qualche passaggio.
Potresti cominciare a scomporre qualche procedimento introducendo un elemento di novità (un sapone nuovo, una mensola da dedicare alla sua collezione preferita, una nuova attività non troppo ambiziosa da intraprendere insieme...) oppure offrire un sacrificio sull'altare dell'ordine (qualche pennarello lasciato aperto, una confezione di didò... così, tanto per far capire che alcuni accorgimenti hanno un senso), oppure frequentare un ambiente nuovo e neutro dove prendo-uso-ripongo non si carichi di significati preesistenti (una biblioteca?) oppure responsabilizzarlo su qualcosa (scegliere una merenda/un gioco per la gita).
Non so se questi suggerimenti ti saranno utili, è un po' difficile ipotizzare delle situazioni alla cieca e soprattutto potrebbero già essere superati per un bambino di quattro anni.
Inoltre, e questo vale soprattutto per me, non caricare nessun esperimento di eccessive aspettative.
Ah, ce l'ho fatta!
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#40   05 Ottobre 2008 - 16:15
 
Sì m@w, direi che hai compreso appieno lo spirito del metodo montessori! Da quello che capisco anch'io e che mi sembra di vedere applicare all'asilo della mia piccola, le cose stanno proprio come le hai descritte.
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#41   05 Ottobre 2008 - 18:48
 
Mah, guarda... quando oggi si è messa i doposci, qualche dubbio l'ho avuto...
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#42   05 Ottobre 2008 - 21:48
 
ahhaaa :)

comunque, se non erro, il metodo montessori è stato un po' equiparato all'emilio di rousseau, ovvero a questo principio di 'educazione libera' del bambino, che va alla scoperta del mondo reale, attraverso cui impara la matematica, la fisica, l'astronomia, ecc...
Il metodo venne un po' criticato perchè in realtà si tratta di una libertà molto molto guidata... ma del resto anche la scopertà della 'naturalità', probabilmente, deve essere incanalata in un percorso preciso, per evitare che i bambini abbiano troppi pochi stimoli, o troppi.

Ieri mi son comprata il libro sul metodo Montessori :)
Adesso studio per benino...
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#43   05 Ottobre 2008 - 23:11
 
innanzitutto grazie per la risposta fiume!le osservazione della laura che riporti, in effetti, possono adattarsi a emiliano per quanto riguarda il suo perfezionismo e la sua paura (ma forse e' un termine eccessivamente forte) di non essere bravo/capace da solo.nel frattempo da ieri gli e' stato affidato il compito esclusivo di nutrire le due gattine,abbiamo messo le crocchette e le scatolette in porzioni separate in un armadietto in basso e anche le forchettine etc. e in questi due giorni e' stato molto precisino e soddisfatto.e' anche un periodo di cambiamenti,la pancia e il nuovo asilo (waldorf,ma per scarpe e giacche direi che adottan la stessa procedura montessoriana della minica.ogni bambio ha un appendino,che sceglie da solo,con sotto scarpiera e panchetta per sedersi nei cambi scarpe pantofole),nuovi amici.e complimenti per gli stivali,io non ho avuto il coraggio di lasciarlo uscire con gli stivali da neve quando fuori c'erano 30 gradi.ne abbiamo parlato, li' per li' ha accettato di mettere altre scarpe ma dopo due mesi se lo ricorda e dice (a me e a vari amici) che sono stata cattiva,sigh.
a.
utente anonimo

#44   06 Ottobre 2008 - 09:23
 
@ poesianotturna: che libro?

@d a.: non era banale essere sintetici. E decisamente non è il mio punto di forza.
Ecco, nelle scuole waldorf mi sembra facciano proprio così: cominciano con un'aula vuota e la riempiono durante l'anno scolastico con i loro "vissuti".
Dalle mie vaghissime reminiscenze scolastiche è il metodo waldorf che mi sembra rifarsi di più al mito del buon selvaggio.
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#45   06 Ottobre 2008 - 13:26
 
A proposito di libri: puoi consigliarmi qualche libro sul metodo Montessori che si trovi in lingua italiana?
Grazie in anticipo.
elisa
utente anonimo

#46   06 Ottobre 2008 - 14:33
 
La scoperta del bambino, M. Montessori - Garzanti 2007 (372pagg, 14€)

E' scritto da lei, quindi con un linguaggio da 1948... però mi sembra ci sia proprio tutto quello che ci interessa. Appena vado avanti, magari recensisco qualche capitolo.
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#47   06 Ottobre 2008 - 15:01
 
si,anche secondo me e' steiner piu' che montessori a richiamare il buon selvaggio ma anche nelle scuole waldorf, e nell'antroposofia in generale, ci sono alcuni paletti rigidi. per ora e' presto ma le mie impressioni sono molto positive,invece visitando un asilo montessori (qui ad atene) sono rimasta delusissima,sigh).di certo questo tipo di asilo ci ha aiutato ad ammortizzare il passaggio dall'isola a una citta' grande e senza verde che per mio figlio era stato difficile. altrettanto non sono sicura che continuerei con la scuola steineriana dalle elementari in poi, tra l'altro per allora avremo diritto alla scuola, statale, italiana.
a.
utente anonimo

#48   06 Ottobre 2008 - 15:02
 
@momatwork: come stanno andando questi primi giorni di rientro al lavoro? Forte la minica coi doposci!! Ci sarà stata una sua logica, per quanto a noi possa sfuggire :-)))

@elisa: a me non era dispiaciuto il libro di Tim Seldin 'I bambini hanno bisogno di fiducia', Fabbri ed., contiene diversi spunti carini e attuali (feste di compleanno ecc.). Questo e qualche altro titolo li ho inseriti in un elenco nel mio sito:
http://www.cuoredimamma.org/pagine/letture_02.php#seldin_01
Ce ne sono diversi che devo ancora leggere, accipicchia... Poi sono riuscita a stampare il 'Manuale di Pedagogia Scientifica', di Maria Montessori, prefazione di N. Padellaro, che ho trovato in documento word online. Sembra molto interessante e di scorrevole lettura.
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#49   06 Ottobre 2008 - 15:17
 
#a: cosa non ti era piaciuto di quell'asilo montessori ad atene?

Conosco davvero poco il metodo steineriano, avevo dato giusto un'occhiata un pò di tempo fa al loro sito ufficiale. Non so se è corretto, ma da quel che mi è parso vi sono ripresi molti concetti montessoriani, ma riadattati e 'confezionati' per una fruizione un pò d'élite. Mentre la prima casa dei bambini, come sapete, è sorta in un quartiere popolare e la montessori non lavorava specificamente su e con bambini delle classi più abbienti. Correggetemi se sbaglio, perchè è solo una mia sensazione e non conosco lo steineriano in maniera approfondita.
Mi piacciono molto i giochi di legno waldorf, anche se sono, ahimè, costosissimi!!! Spero vivamente che l'ikea pensi ad implementare un pò la sezione giochi. Potrebbero fare la fattoria di legno e gli animali, non sarebbero proprio antroposofici magari ma potrebbero venire bene e costare un pò meno) e le bambole. Per le quali vale il medesimo discorso: difficili da reperire e costose. Il bello sarebbe fabbricarsele, qualche istruzione fattibile l'ho trovata, la parte più complessa però mi sembrano i capelli. Comunque quest'anno santa lucia porterà alle mie bimbe la loro bambola waldorf (con annesso lettino per bambole dell'ikea, che mi tenta da almeno da un annetto)...
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#50   06 Ottobre 2008 - 15:53
 
grazie mille!
elisa
utente anonimo

#51   06 Ottobre 2008 - 19:23
 
@ mammalisa: dell'asilo non mi sono piaciute le maestre e un' eccessiva autorita' e rigidita' ma non direi che fosse imputabile al "metodo" montessoriano quanto a tendenze caratteriali delle stesse. quanto all'elite non so bene a cosa ti riferisci, se e' ai prezzi e all'ambiente che frequenta le scuole steineriane hai probabilmente ragione. steiner pero' si rivolgeva ai bambini degli operai,in origine, e a waldorf voleva mettere a disposizione una scuola e un processo educativo a tutti e non solo alle classi piu' abbienti, direi che e' un dei suoi punti di partenza,un po' come la montessori,d'altronde. e pensa che qui per andare alla scuola montessori, oltre a pagare molti soldi, devi iscrivere il bambino quando ha circa un anno, anche se l'asilo iniziera' a tre.un po' perche' e' di moda, nelle classi piu' ricche e"acculturate", un po' perche' vengono accettati solo bambini che non hanno frequentato altre scuole o anche solo un nido,prima. le due pedgogie si sono sviluppate parallelamente ma non so di influssi,tenderei ad escluderli,ho trovato questa pagina che mette a confronto i due percorsi educativi:http://www.michaelolaf.net/MONTESSORI%20and%20WALDORF.html/
io trovo la maggiore lontananza tra w. e m. nell'uso steineriano delle favole e del fantastico,che la montessori non incoraggia,e in un maggiore peso che si da' all'"esempio" del maestro,tipo che i bambini lo vedono suonare il flauto e cosi' "imparano" le note.inoltre nelle scuole steineriane dovrebbe esserci meno attenzione all'ordine e piu' lavoro di gruppo,attivita' comuni,sempre nel rispetto dei tempi e interessi individuali e attenzione per la musica e il movimento (che non ho trovato nelle scuole montessori che ho avuto modo di vedre). come diceva m@w le aule sono molto vuote,i giocattoli,carissimissimi ma prova a cercare siti tedeschi,vengono costruiti,si raccolgono i legni nel bosco,si pulisce la spiaggia e si ricavano le corde etc.per il resto siamo all'inizio,ho alcune perplessita' sull'antrposofia ma vedremo..
a.
utente anonimo

#52   06 Ottobre 2008 - 21:23
 
@d elisa: no, io no, ho tutto in Inglese. La Montessori in originale temevo mi fosse troppo ostica: troppa pedagogia e poca pratica, e in questo i manuali americani sono davvero imbattibili (ovvero, a prova di idiota). Stesso discorso per le pubblicazioni dell'ONM. Ci sarebbero anche due libri di Grazia Honegger Fresco (Una casa a misura di bambino ed Abbiamo un bambino) che non sono proprio dei libri sul metodo montessori, ma, visto che l'autrice è stata una delle ultime allieve della Montessori, ne sono molto ispirati.

@ mammalisa: benissimo! Venerdì sono andata in ufficio, ho compilato i moduli per le ferie ed ho salutato.
Il mio capo mi ha detto: "Eh... ma venendo solo i venerdì, si fa poco."
Ed io ho risposto: "Sì, ma poco è meglio di niente..."
Hi hi hi.
Sul metodo waldorf in parte ti ha risposto a.. Volevo solo aggiungere che trovo molto triste vedere come due metodi originariamente pensati per dare migliori opportunità a classi disagiate siano diventati appannaggio di esclusive scuole private. Secondo me sia Steiner sia la Montessori stanno facendo dei carpiati nelle tombe.
Qui trovi le istruzioni per fare delle bambole waldorf. Seguendole ho fatto solo delle teste da usare come burattini e sono abbastanza soddisfatta del risultato, poi però mi sono arenata sui vestitini. I capelli mi erano sembrati la cosa più banale. Se trovo le foto (SE) ci faccio un post (forse).

@d a.: questa, a mio giudizio, eccessiva attenzione per un fantastico altrui (fate, folletti, gnomi) mi aveva effettivamente dato fastidio. Passino le fiabe che fanno parte della nostra tradizione, passino pure le storie bibliche che vabbè mi tocca pure 'sta religione... mi devo cuccare anche questi miti pseudonordici?
E poi appunto, per "funzionare" una scuola steineriana deve avere maestri con una cultura vastissima e questa non è la situazione che ho verificato.
Il metodo montessori in teoria dovrebbe dare molta attenzione alla musica ed all'attività all'aria aperta, però, come hai potuto verificare tu, non sempre la pratica corrisponde alla teoria.
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#53   07 Ottobre 2008 - 09:39
 
il fantastico non e' altrui,almeno all'asilo di emiliano.non ci sono folletti e miti nordici ma favole di esopo e di tradizione greco/turca.questo grazie ad un eccellente lavoro della maestra,tedesca,non da "direttive",che non so cosa indichino.in ogni caso la mitologia, e le varie fatine, nelle scuole waldorf e' contemplata dai 7 anni in poi,assoluntamente no prima.all'asilo si leggono,per capirci,i fratelli grimm,in germania,in alcune scuole italiane le raccolte tradizionali di calvino e in altre,italiane, ancora i grimm. poi,effettivamente,ogni realta' e' a se' e dipende tantissimo dagli insegnanti,questo sempre e ancor piu' con il maestro unico steineriano,come dici tu.
a.
utente anonimo

#54   07 Ottobre 2008 - 09:46
 
Effettivamente la mia esperienza è basata sulla conoscenza di un maestro steineriano che ogni volta fa letteralmente impazzire mia figlia facendole cercare esseri fantastici. Siccome è abituata a cercare esseri reali (il gatto, il cane...) oppure ha il suo amico immaginario che però "vede" (o alla peggio, gli telefona...) ogni volta si innervosisce un sacco.
Ed io con lei.
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#55   07 Ottobre 2008 - 15:35
 
@a.: le tue considerazioni sulle origini del metodo steineriano, nonchè sull'immaginario proposto sono davvero interessanti, grazie!

@momatwork: guarda, secondo me hai fatto benissimo a compilare tutti quei moduli per le ferie :-))) Goditi il maggior tempo possibile con i tuoi bimbi; come si dice, in ufficio alla fine 'tutti sono utili ma nessuno è indispensabile' :-)
Anch'io dico sempre che per certe cose la montessori si rivolterebbe nella tomba. Il fatto delle scuole private, ad esempio, è una necessità ma è un vero peccato. Ho sentito dire che la colpa dell'attuale situazione sia stata un pò del precedente presidente dell'ONM, che pare abbia rovinato quel poco che era rimasto. Si spera nell'attuale presidente, che riesca a promuovere una migliore diffusione delle scuole, specie pubbliche. Dal sito dell'ONM emerge come le scuole montessori siano distribuite piuttosto male sul territorio italiano. Le regioni a diffusione un pò più capillare sono Lombardia e Veneto. In alcune regioni non ve n'è nemmeno una. La cosa che trovo un pò strana, per usare un eufemismo, è che a Roma ve ne siano 25, la maggior parte delle quali pubbliche [mi scuso se avevo già scritto le stesse cose qualche mese fa, ho come un 'déja vu' di aver scritto qualcosa del genere in questo blog, ma non ne sono sicura]. Non lo trovo giusto.

Ci credo che si innervosisca la minica col maestro steineriano! Trovo che la concretezza che hanno i bambini di questa età è speciale, hanno davvero qualcosa da insegnarci! Quando prevarrà un maggiore fermento dell'immaginario, ce ne accorgeremo e sapremo proporre loro cose in questo senso, secondo me. Poi, al di là delle tappe, forse c'entra anche il carattere del singolo bambino. Può essere che ci siano bambini più concreti e altri più attratti da magie e mondi incantati?
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#56   08 Ottobre 2008 - 14:10
 
@ lalaura e lanterna (sull'asilo): ma anche i vostri (forse per Amelia è ancora presto) tornano a casa con una specie di smania da movimento? La Minica non riesce a star ferma, mi salta addosso, si arrampica, salta, fa capriole.
E poi, da bambina fin troppo ragionevole, è passata a piangere per qualsiasi minima opposizione, senza accettare nessuna opzione. Proprio oggi sentivo la mamma di un'altra "piccola" (si fa per dire... supera la Minica di tutta la testa) lamentarsi con l'insegnante della stessa cosa e ricevere una spiegazione vaga sui bambini che devono adattarsi al metodo e non il metodo ai bambini, sulla compresenza di tre classi d'età, ecc...
Dalle mamme dei più grandi avevo sentito che esistono due tipologie complementari: il buono-a-casa-peste-a-scuola e il buono-a-scuola-peste-a-casa e la Minica sembra fortemente orientata sulla seconda.
In aggiunta, la bambina-Fregoli si esibisce quotidianamente in scenate tipo "vieni qui", "dove vai?", "resta seduto", "non fare questo", "smettila" e via andare.
insomma, capisco il si fa quel che si può, ma se quel che si fa, da un lato non dà risultati e dall'altro destabilizza i più piccoli o i più sensibili, come metodo non mi sembra un granchè.
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#57   08 Ottobre 2008 - 15:37
 
Sono d'accordo sulla tua osservazione, ma non ho la tua stessa esperienza.
Amelia è piuttosto normale: il passaggio dal nido alla materna è stato indolore, a parte alcune nostalgie per il nido, che abbiamo assecondato (soprattutto durante la prima settimana, quando faceva un'ora e mezza).
Con le maestre mi sto trovando meglio di quanto pensassi, anche se i miei contatti sono limitati a 1 minuto la mattina (tanto Amelia fila subito in classe a giocare) e 2 minuti dopo pranzo.
C'è da dire che non ho ancora finito l'inserimento: da domani resterà anche di pomeriggio, con sonnellino, e vedremo come andrà.
Ti farò sapere!
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categoria:riordinare la camera dei minici, parlare con altre mamme, cercare quello che non ho perso, abbracciare la minica, abbracciare il minichino
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