Questo è un post che non avrei voluto scrivere.Primo, perché non ce ne sarebbe stato alcun motivo se non stesse accadendo ciò che sta accadendo.
Secondo, perché hanno accusato questo blog di essere troppo serio (mentre io non lo sono) e questo è un argomento serio.
Terzo perché è un argomento di cui credo di non sapere abbastanza e a me non piace parlare di cose di cui credo di non sapere abbastanza, ma, nonostante questo non si può più tacere.
Quarto, perché avrei un sacco di roba da stirare, ma questa è un'altra faccenda.
Dunqua, la Riforma Gelmini.
La riforma Gelmini, al di là dei suoi aspetti folcloristici, ha (almeno) quattro aspetti preoccupanti:
1) Il maestro unico. Embè? Dirà qualcuno, ce l'abbiamo avuto tutti il maestro unico. Vabbè, la mia era un po' stronza, ma sapeva fare il suo mestiere, che era, appunto, quello del maestro unico. Voglio ben vedere, era prossima alla pensione e nella vita aveva fatto quello: il maestro, anzi, la maestra unica. I maestri di adesso sono più di vent'anni che non lo fanno più, il maestro unico. Alcuni non l'hanno mai fatto e soprattutto, e non è cosa da poco se si presume o si auspica che uno faccia il suo lavoro con passione, nessuno sembra volerlo fare. Perché, immagino e spero che quando un insegnante ha scelto cosa insegnare abbia potuto scegliere, nella maggior parte dei casi, l'ambito che gli era più congeniale.
Quindi questo insegnante unico si ritroverà ad insegnare per più del 50% del tempo cose che non sa e di malavoglia. Geniale.
2) le 40 ore. Che non sono il tempo pieno. Il tempo pieno è un progetto educativo unitario, suddiviso sulla base di un orario lungo. Le 40 ore della Gelmini invece ai miei tempi si chiamavano "doposcuola" e ai tempi di mia sorella (che invece ha fatto il tempo pieno), "tempo prolungato". Cioè restavi a scuola a fare teoricamente i compiti e praticamente non troppo casino sotto lo sguardo annoiato di qualcuno, che, a volte era solo il bidello. Al doposcuola non ci andavano quelli che avevano entrambi i genitori che lavoravano e che erano comunque ancora pochi; quelli in qualche modo si arrangiavano. Al doposcuola ci andavano quelli che a casa le madri non li volevano, quelli che altrimenti non avrebbero fatto i compiti, quelli che tanto non li facevano comunque. Quelli che andavano al doposcuola erano bambini di serie B.
Le ore della Gelmini non prevedono invece una continuità didattica con le 24 ore "obbligatorie" del maestro unico. E se una cosa non è obbligatoria è facoltativa. E quindi all'interno di una stessa classe ci saranno dei bambini che faranno 24 ore, altri 30, altri 40. Bambini di serie A, di serie B, di serie C.
3) L'uscita alle 13.00. Alla scuola dell'Infanzia. Questa ve l'eravate persa, eh? Infatti non ne parla quasi nessuno. E invece: "Nella scuola dell’infanzia l’orario obbligatorio delle attività educative, nell’ottica di una progressiva generalizzazione e tenendo conto delle diversificate esigenze rappresentate dalle famiglie, si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità di personale docente per sezione e riorganizzando il più possibile il funzionamento delle sezioni di una medesima scuola sulla base di tali opzioni. Le conseguenti economie di ore e di posti potranno consentire nuove attivazioni e conseguentemente l’estensione del servizio." Che cosa voglia dire esattamente "nell’ottica di una progressiva generalizzazione e tenendo conto delle diversificate esigenze rappresentate dalle famiglie" non è dato di sapere. Secondo le maestre della Minica, che dal prossimo anno si va tutti a casa alle 13.00 e basta.
4) Le scuole dell'infanzie ed i nidi comunali. Nemmeno di questo si parla, ma è crisi nera. Perché l'ICI, che con buona pace di Bossi era la più devoluta delle tasse (ancorché sgradita, ma come ogni tassa, direi...) non la paghiamo più. Ed infatti nel mio Comune tutte le iniziative extrascolastiche (incontri con i genitori, conferenze sull'infanzia, attività di gioco pomeridiano gratuito per i bambini che non frequentano i nidi sono state "sospese" per mancanza di copertura finanziaria).
Questi, i fatti.
Ma siccome me sti facendo un'overdose di Agatha Christie non riesco a fare a meno di chiedermi, come Poirot, chi trae vantaggio dall'assassinio della scuola pubblica.
Perchè cosa volete che gliene fregli alla Gelmini e al suo suggeritore Tremonti di risanare il bilancio?
La risposta ovvia è: la scuola privata. La scuola privata potrà fare tutto ciò che vuole, come vuole, dove vuole, ma con chi può. La scuola privata che, giusto per ribadire la mia simpatia, spesso significa scuola cattolica.
Però non è banalmente finita qui.
La risposta meno ovvia è: le imprese che non sanno guardare al di là del loro naso. Quelle stesse imprese che gridano alla crisi perché il loro fatturato non aumenta (perché dovrebbe aumentare, poi, se la popolazione diminuisce?)
Perché chi non può dovrà chiedere un part-time.
Se glielo danno.
Oppure sarà invitata a licenziarsi.
Già, invitatA, perché non ci crede nessuno che a licenziarsi sarà il papà, anche se teoricamente un uomo avrebbe maggiori possibilità di trovare un altro impiego dopo qualche anno. E così molte donne usciranno per sempre dal mondo del lavoro per il fatto di avere anche un solo figlio.
E questo, nonostante le statistiche dimostrino che si fanno più figli nei Paesi dove le donne lavorano di più (purché supportate da adeguate strutture) e che alcuni vedano proprio nel lavoro femminile una possibile via d'uscita dalla crisi economica.
Ma forse questo governo si aspetta che a rilanciare l'economia siano le disoccupate.
Come la Gelmini quando si potranno definitivamente chiudere le scuole per mancanza di alunni.
postato da: momatwork alle ore 17:23 | Link | commenti (49)
categoria:andare a lavorare, andare a votare, riordinare la camera dei minici, accendere la radio, portare la minica allasilo, portare il minichino al nido
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