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venerdì, 19 dicembre 2008
Se ancora non lo sapete, dopo la nostra fase Biancaneve e quella "cagnetti" siamo caduti nella spirale della Bella Addormentata nel Bosco.
Colpa di S. Nicolò, cioà mia.
Ancora solo in Inglese, ancora solo per colpa mia.
"Povera bambina" commentano le nonne.
"Povera perché?" rispondo io, anche se mi rendo conto che è una storia troppo lunga e troppo complessa perchè vi sia un collegamento istintivo tra la storia ed il parlato. Anzi, se qualcuno ha dei suggerimenti su una roba potabile con episodi brevi, situazioni semplici e quotidiane... una roba tipo Pingu se parlasse, insomma.
Evabbè.
Dunque, secondo voi qual è il target d'età massimo (escluso nostalgiche come la sottoscritta) per un prodotto del genere? Dieci? Dodici?
Allora perchè a seguire il film (come già nella carica dei 101) c'è una specie di videoclip dove mescolate alle scene del film un'adolescente mal vestita canta un brutto rifacimento del tema principale mentre aspetta che un adolescente malvestito (uno di quelli che si ammazza di seghe in bagno, per capirci) la raggiunga?
E perché assieme alle altre pubblicità travestite da altre principesse Disney da colorare (target d'età massimo? sei anni? otto?) c'è la pubblicità di un videofonino (ma per "soli" 69 euro, eh?) di cui vi consiglio di leggere soprattutto gli entusiastici commenti (astenersi mamme frugal e professoresse d'Italiano)?
postato da: momatwork alle ore 18:13 | Link | commenti (24)
Commenti
#1    19 Dicembre 2008 - 20:56
 
Per l'inglese ahimè non ho trovato granchè (ma Valerio sa dire benissimo "Let me in, let me in or I'll huff and I'll puff and I'll blow your house in": http://www.youtube.com/watch?v=VHJ0L6DftGg )

Invece sono secondo me semplicemente fantastici per il francese i Barbapapà in versione originale (prima volta in vita mia che non mi urta il francese parlato con voce maschile) e la mia ultima scoperta (t?)Choupi ed Doudou: http://www.youtube.com/results?search_type=search_playlists&search_query=choupi

E questi in spagnolo:
http://www.youtube.com/watch?v=XZaSUoeKEU8

(a tema natalizio, 2 puntate:)
http://www.youtube.com/watch?v=7Ucy_abshJk

http://www.youtube.com/watch?v=BDWOiP9GLOk
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#2    19 Dicembre 2008 - 21:42
 
Alla bimba a cui facevo da baby sitter (aveva due anni e mezzo)piaceva DA MORIRE un cartone animato della BBC che era stato venduto a puntate con un giornale (io avevo solo l'episodio 1, quello in omaggio, ma lei l'ha guardato con tanto entusiasmo e tanto compulsivamente che mi è dispiaciuto non essermi procurata i successivi).
Si chiama "Muzzy" e a me sembrava davvero un po' troppo naif...però Beatrice lo adorava. Se vuoi dare un'occhiata, su youtube ho trovato questo: http://www.youtube.com/watch?v=Bs6LUyiojr0
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#3    19 Dicembre 2008 - 21:43
 
Ah, riguardando il video mi sono ricordata quanto piacesse a Beatrice la scena dell'omino in bicicletta! Chissà se anche alla Minica fa lo stesso effetto... :-)
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#4    20 Dicembre 2008 - 10:38
 
Guarda, sinceramente, la Bella Addormentata in inglese mi sembra veramente troppo impegnativo per i tre anni. Il target giusto potrebbe essere sei-undici anni. Personalmente poi non credo che sia una cosa particolarmente positiva far vedere i cartoni in inglese se poi a casa non si parla la lingua. E neanche parlarla se non si è madrelingua. Credo che verrà anche il tempo dell'inglese, ma a quest'età è meglio consolidare l'italiano. Comunque sia la tua scelta, ti consiglio un cartone che all'Ometto e a me piaceva moltissimo: Spotty. Ci sono sia libri che video, ed è una specie di Pingu che parla con piccole e brevi vicende in cui il bambino si può immedesimare. Trovi materiale sia in italiano che inglese. Guarda il sito. Su youtube video in inglese. Ti consiglierei molto anche Winnie Pooh.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente melanele

#5    20 Dicembre 2008 - 11:10
 
mi aggrego ai commenti di sopra,ottimi i barbapapa',francese o italiano,sia i filmini piccoli sia il film integrale,bellissimo. e poi,sigh,winnie pooh,che io non amo per niente ma che incanta tutti i bambini,e' semplice,senza violenza e senza differenziazioni sessuali.
film lunghi bellissimi sono i due di kirikou (o kiriku'),il bambino africano,ma un po' piu' complessi,soprattutto il primo.
a.
utente anonimo

#6    20 Dicembre 2008 - 11:12
 
ah,c'e' anche la gabbianella e il gatto,lungo ma semplice.
a.
utente anonimo

#7    20 Dicembre 2008 - 14:20
 
I miei genitori fin da piccola mi hanno comprato libri in inglese e mi ricordo solo una gran frustrazione nel non riuscire a leggerli da sola... loro dovevano leggermeli e spiegarmeli (per non parlare dei film in cui dopo 10 minuti iniziavo a pensare ad altro e ad annoiarmi).
Non oserei fare un collegamento, ma a scuola inglese é sempre rimasta la mia bestia nera ("si vede che studia, ma l'inglese non é proprio la sua lingua") sebbene abbia "sprecato" anche parecchie estati in college, famiglie, etc.
Adesso, dopo 5 anni al''estero (di cui 2 in Inghilterra) l'inglese lo parlo e scrivo piuttosto bene. Non vorrei esagerare, ma il miglioramento é avvenuto in inghilterra, dopo i primi 2 mesi di frustrazione un giorno ho veramente visto la differenza: capivo!!!!
Se posso permettermi un consiglio, aspetterei che la Minica inizia a studiare un po' di inglese a scuola e poi inizierei con qualche cartone animato. Ma non un film intero, cosí, "out of the blue" :-)
Ari
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MissScarlett77

#8    20 Dicembre 2008 - 14:53
 
Che bello, ora ho una certezza in più! Ho scoperto qualcosa in più su me stessa. Sono frugal!!! Decisamente :-))

Pare che la disney in questi ultimi tempi stia puntando un pò tutto sulla fascia adolescenziale (dalle prime paghette, insomma). E per fidelizzare i futuri adolescenti, niente di meglio che partire dall'infanzia, no? Quanto detesto la riunificazione commerciale delle principesse disney, è veramente insopportabile (se non sbaglio avevo letto proprio qui un bellissimo post in tema qualche mese fa, quindi non mi dilungo ulteriormente).

Anche a me, d'istinto, sembra che la fascia più adatta per i classici disney sia dai 6 anni in poi, data l'articolazione delle trame e la durata. Ma da lì in poi, ad libitum però!!! Non vedo l'ora che le mie bimbe siano pronte per riguardarmeli tutti, alla faccia del target d'età massimo ;-))

Non ho ancora iniziato a proporre i cartoni animati; ne sto approfittando, lo ammetto, perchè la mia grande (quasi 4 anni) non me l'ha ancora chiesto, all'asilo non guardano cassette ed evidentemente anche gli altri bambini che frequenta non ne parlano molto o in ogni caso non ne è sufficientemente attratta. Per ora non sembra mancarle, legge tantissimo e quindi, un pò vigliaccamente, tengo un basso profilo ^...^
perciò farò tesoro dei consigli qui presenti (mi attira soprattutto la serie di spotty).

@melanele: a me sembra molto bella l'idea di far vedere i cartoni animati in lingua originale, inglese in questo caso. Il dubbio che esprimi ti deriva da esperienza personale? Hai magari una preparazione in materia linguistica? Perchè io cerco da tempo suggerimenti su come proporre la lingua straniera ai bambini se NON sei madrelingua, ma comunque parli e pronunci bene una lingua straniera. Ovunque ci sono suggerimenti per il bilinguismo, ma si presuppone sempre una conoscenza a livello di madrelingua!
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#9    20 Dicembre 2008 - 17:31
 
mammalisa: quella che esprimo è solo l'opinione che mi sono fatta dopo aver letto e sentito vari pareri. Quello che voglio dire è che forse non ha molto senso far vedere video in inglese, se poi non parliamo (e bene, quindi con grammatica e pronuncia corretta) la lingua correntemente. Rischia solo di trasformarsi in un appesantimento per il bambino. Ritengo che limitarsi a canzoncine o a qualche parolina di uso comune, sia sufficiente fino ai 5 anni almeno. Conosco il caso di una mamma laureata in lingue, ma italiana, che ha parlato in inglese al proprio figlio fin dalla nascita: oltre ad attirarsi le ire dello psicologo del nido che le rimproverava di causare solo confusione, adesso il figlio ha dieci anni e non è particolarmente più avanti dei suoi compagni di classe in inglese. Anzi, spesso risponde apposta in italiano quando sua madre gli parla in inglese... e con tono molto seccato.
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#10    21 Dicembre 2008 - 11:11
 
D'accordo con Melanele: il bilinguismo avrebbe senso qualora si parlassero correntemente - in casa e fuori, a scuola e con gli amichetti - entrambe le lingue. Proporre un cartone a 3 o 4 o, anche, 5 anni in lingua originale sortisce un'iniziale curiosità, poi, un totale disinteresse. Parlo da insegnante e zia di nipotini bilingue: il bambino che si trova a "dover" parlare due lingue, impara e non senza difficoltà e regressi. Ma il bambino italiano non "costretto" a imparare una seconda lingua, ha il tempo per assimilare la lingua di partenza e, quindi, approdare verso i 6 anni alla seconda lingua, senza fraintendimenti o senza che usi la parola più breve e semplice nella lingua più "comoda" (ad esempio, car piuttosto che automobile) creando una "pastiche" linguistica inappropriata. Quindi, penso, come detto sopra, che sia meglio proporre canzoncine, filastrocche, brevi fumetti in inglese, piuttosto che La bella Addormentata. E, magari, aspettare anche l'uso della scrittura per far comprendere anche la differenza tra italiano e inglese; altrimenti, si rischia qualche domanda - non infrequente - del tipo:"Ma se Brian (personaggio di fumetti in inglese, N.d.R) si legge "braian", allora come si legge Chiara in inglese?":-)claudia
utente anonimo

#11    21 Dicembre 2008 - 12:32
 

@ melanele e claudia: in realtà la faccenda dei cartoni animati in Inglese nasce da presupposti completamente diversi.
Il presupposto numero uno è che quella che in Italia è la stranezza di una mamma, in molti Paesi dove la pratica del doppiaggio non è così consolidata è la normalità: i film stranieri, così come i lungometraggi animati, non sono doppiati ma sottotitolati. Va da sè che i bambini che non sanno ancora leggere o che non sanno leggere abbastanza velocemente sono obbligati a guardarli in lingua originale. E, guarda caso, si tratta proprio di Paesi dove la conoscenza non di una, ma di più lingue straniere ad un buon livello è molto diffusa. Naturalmente non si tratta di persone bilingui, ma di persone che in età prescolare hanno avuto modo di ascoltare un'altra lingua parlata in un certo ambito, quello televisivo.
Ora mi è chiaro che se la realtà italiana è diversa, non passerà molto tempo prima che la Minica mi informi che X, Y e Z hanno la bella addormentata in Italiano o prima che qualcuno la istruisca sull'uso del tasto "audio", però, finchè dura...
Il presupposto numero due è che che questo ci "obbliga" a guardare la televisione con lei e la abitua a chiederci quello che non capisce: oggi è una scena meno esplicita (ad esempio quando le fatine si commuovono pensando a come sono passati in fretta gli anni in cui Aurora/Rose era stata affidata a loro), domani potrebbe essere qualcos'altro.
Quindi non si tratta di un tentativo di imporre un bilinguismo artificiale (motivo per cui non le propongo filastrocche che non fanno parte della nostra tradizione o letture che risentirebbero della mia pronuncia o del mio accento), ma semplicemente di farle ascoltare dei prodotti nel modo in cui sono stati concepiti fintanto che questo non comporta uno sforzo tale da farli considerare sgraditi (o far considerare sgradita la mamma che lo fa). Non vorrei che foste state tratte in inganno dal fatto che sto leggendo un libro sul bilinguismo: il bilinguismo o c'è o non c'è, non si può imporre. Nel mio caso c'è nella misura in cui si considera il dialetto una lingua in senso lato ed è per vedere quali aspetti e contraddizioni di un bilinguismo vero potrebbero essere applicate a questo pseudo-bilinguismo che lo sto leggendo.
...continua... prima o poi...
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#12    21 Dicembre 2008 - 15:24
 
E' stato molto interessante leggere i casi raccontati da claudia... In definitiva credo che continuerò a proporre dei libriccini in inglese (tipo peter rabbit) e tedesco insieme a quelli italiani e a leggerli quando le bimbe me li chiedono. Spesso mi domanda 'come si dice xxx in inglese? e in tedesco?' e continua così per tutti gli oggetti che le capitano sott'occhio in quel momento. Sembra un gioco che la diverte :-) Ovviamente le trasmetto anche l'importanza di imparare a consultare bene e velocemente un buon dizionario, perchè capita di non conoscere/ricordare tutte le parole al volo ;-)) Così imparo anch'io tante cose nuove. Mi sembra di capire che una fruizione in questi termini non danneggi, quindi mi rilasso ^...^ e metto una pietra sopra al vero biliguismo, che rimarrà un cruccio personale.

In base alla mia esperienza credo che già il fatto di ascoltare spesso, anche se non in modo costante e continuativo, una lingua straniera nei primi 5 anni di vita (anche tramite un cartone animato) ti predisponga in qualche modo ad un migliore apprendimento delle lingue nel periodo scolastico e nella vita. E a riprodurne abbastanza fedelmente la pronuncia, cosa quest'ultima tutt'altro che scontata persino per insegnanti laureati in lingue, noto sempre con stupore. Sono una bilingue mancata (arghh) perchè mia madre era tedesca ma le venne suggerito (anni 70) che i bambini bilingui in realtà non parlino bene nessuna lingua, quindi lei ritenne che per me fosse più importante parlare bene l'italiano, la lingua del paese dove sarei vissuta. A partire dai 3/4 anni mi insegnò però qualche canzoncina tedesca (sapevo a memoria Hänschen klein) e mi insegnava dei vocaboli comuni usando cartoncini sui quali aveva incollato un'immagine dell'oggetto ritagliata da riviste. Devo dire che non ho mai faticato ad imparare prima il francese, alle medie (all'epoca alle elementari NON si faceva nessuna lingua straniera, a proposito di formazione linguistica in italia) poi l'inglese al ginnasio (2 anni, perchè all'epoca NON si faceva lingua straniera nel triennio del liceo, vedi discorso sopra!! Per passione l'ho approfondito per conto mio). Ho abitato poi 6 mesi in Germania per imparare bene il tedesco. L'unica amarezza è che così non hai mai la sicurezza e fluidità da madrelingua, e questo è irrecuperabile. Per concludere, con mia sorella, 6 anni più piccola di me, mia mamma non ebbe più occasione di insegnare canzoncine o vocaboli. sarà un caso, ma lei ha sempre fatto molta più fatica nell'apprendimento delle lingue, e la pronuncia, anche del tedesco, è rimasta molto italiana...
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#13    21 Dicembre 2008 - 16:59
 
Anche a me è capitato di guardare qualcuno dei DVD di Amelia in lingua originale, soprattutto perché, quando era più piccola, mi scocciavo di vedere due volte di seguito lo stesso film (tipo quando era malata) e quindi almeno cambiavo lingua.
Adesso che comincia a capire i dialoghi, preferisco che li ascolti in italiano, in modo da capirli meglio.
Sull'utilità di libri o DVD in lingua straniera anche se non si è bilingui, non mi pronuncio. A casa mia si è sempre parlato solo italiano (e dialetto pavese, i miei nonni), io ho cominciato inglese alle medie, eppure oggi conosco piuttosto bene l'inglese e capisco discretamente il francese (da autodidatta). Credo che, se non si ha l'occasione di vivere un vero bilinguismo, non ci sia moltissima differenza tra una persona che impara a 3 anni e una che impara a 11: la fluency è data dalla pratica quotidiana, c'è poco da fare.
Per esempio, io leggo piuttosto bene queste lingue, ma nel parlarle vedo una certa difficoltà. Se però mi capita di parlare per più di un giorno, recupero abbastanza velocemente.
Penso che sia così per la maggior parte delle persone: basti pensare ai madrelingua italiani trapiantati all'estero. Io ne conosco alcuni che ormai vivono l'italiano come una seconda lingua, anche se ci sono nati e vissuti fino a 30 anni.
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#14    21 Dicembre 2008 - 19:49
 
velocemente vorrei solo dire che quello che dice claudia,sulle difficolta' e i regressi di un bambino bilingue puo' essere vero ma non a causa delle due lingue. le difficolta' sono tutte psicologiche,riguardano la propria identita',il dove collocarsi,l'atteggiamento e le paure dei genitori.i bambini non hanno nessun problema di apprendimento in senso stretto.personalmente credo che vedere film e cartoni in un'altra linua possa essere interessante e anche un modo per introdurre l'esperienza di altri popoli,altre realta'.inoltre senza dubbio i bambini imparano,cosi',magari non a parlare ma a capire,che e' altrettanto importante.
a.
utente anonimo

#15    22 Dicembre 2008 - 08:14
 
io ai bambini che ho guardato per anni facevo vedere Wallace & Gromit, non ci sono tante parole ma le situazioni sono semplici e carine. I dvd ci sono anche in Italia, altrimenti via Amazon. Anche Bob the Builder, e in generale la produzione di BBC è ottima.
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#16    22 Dicembre 2008 - 12:33
 
il fatto di lasciar ascoltare storie in lingue c.d. straniere non ha lo scopo di promuovere un bilinguismo che, come spiega benissimo m@w, o c'è per "cause" naturali o non ci sarà mai, ne' di avviare l'apprendimento delle lingue straniere, ma più semplicemente di stimolazione sonora (come avviene per la musica: da zero a tre anni non si apprende la musica, ma si "incontrano" il ritmo e la melodia). Con gli anni e con il rafforzamento della lingua madre molti suoni, infatti, si perdono e diventa molto difficile riconoscerli, o ri-acquisirli, come accade, tanto per fare un es., ai bambini cinesi che pur riconoscendo da piccoli il suono "r", lo perderanno da adulti. E poi, perchè non abituare i piccolissimi che non tutti parlano la stessa lingua? che si può non capire un altro bambino (e non essere capiti) perchè parliamo due lingue diverse e non perchè l'altro sia meno bravo o valga meno di noi?!? Secondo me l'apertura sociale (mi illudo?!?) parte da tante cose, anche dall'ascolto di suoni linguistici diversi!
... e grazie a m@w, per lo spazio occupato abusivamente! ;)
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#17    22 Dicembre 2008 - 15:22
 
ciao,
noi a volte vediamo "Bananas in pyjamas".
http://www.youtube.com/watch?v=B4nj0POp3SQ
E molte cose dei muppets, sempre su youtube.
Il bilinguismo e' una cosa che mi avrebbe affascinato tantissimo ma ti ci devi trovare, non lo puoi costruire...
Anche la mia idea era imparare a riprodurre i suoni e le cadenze che non sono della tua lingua madre. Temo pero' che col passare del tempo si perda, ho notato per esempio che Daniele da piu' piccolo era molto piu' bravo (ed era anche molto piu' intonato)
alessandra
utente anonimo

#18    23 Dicembre 2008 - 15:27
 
Per mom@work, in Olanda, i cartoni escono in due versioni: in olandese e in lingua originale e sottotitoli. In questo modo, anche i bambini più piccoli, che non sanno leggere, possono andare al cinema o vedere i cartoni in televisione. E' più tardi, con i primi telefilm che bambini/ragazzi iniziano ad allenare l'orecchio con l'inglese.
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#19    25 Dicembre 2008 - 19:54
 
...continua...
Quindi l'idea era proprio quella di proporre questa cosa *prima* che la madrelingua (qualunque essa sia) si consolidi, prima che si inneschi un processo di traduzione automatica che (anche se neanch'io sono una linguista) non è davvero il modo di approcciare una lingua straniera. Un po' com'è successo con Italiano e dialetto, tra i quali ormai si destreggia a seconda delle situazioni. Quello che volevo dire è che i lungometraggi Disney hanno delle trame ed un linguaggio troppo evoluto perché anche a riguardarli mille volte si possa assorbire più di qualche parola ed anche farli vedere intenzionalmente in Inglese ad un bambino che lo sta imparando a scuola, a meno che non sia lui a desiderarlo, mi sembra una forzatura.
E provateci se ci riuscite! Il Figlio Grande, dieci anni, fratello dell'Amichetta, già lo sa che qui c'è questa consuetudine e non resiste più di cinque minuti.
Ho provato a prendere in biblioteca un DVD di Spotty, ma questo sì l'ho trovato troppo "istruttivo" (insegnava i nomi dei colori e delle forme), e dopo un po' la Minica (ed anch'io) si è addormentata.

Per quanto riguarda la complessità della fiaba, la Minica è in pieno periodo "fiabe classiche" ed è per questo che gliel'ho presa. E tra le fiabe classiche la Bella Addormentata mi sembra proprio la più innocua: genitori viventi e dal comportamento consono, colpi di scena anticipati, lei che non muore ma si addormenta e già si sa come si sveglierà... a dir la verità, io gliel'avevo raccontata inizialmente in un'altra versione, quella con la vecchina sorda che non è al corrente dell'editto di distruzione degli arcolai e la lascia provare a filare, ma per semplificare la faccenda mi sono successivamente adagiata sulla versione Disney con piccole varianti (ad esempio la minuziosa descrizione dei doni che la diverte un sacco). Ricapitolando la fiaba lei la conosce in tre forme: racconto in dialetto (tre-quattro volte al giorno), film in Inglese (all'inizio quasi una volta al giorno, ora una volta ogni tre-quattro giorni), lettura in italiano (sempre versione Disney, un libro che era stato di mia sorella, un paio di volte alla settimana). Ed infatti anche se chiama la strega Maleficent, parla di fusi ed arcolai.

@ MissScarlett: io invece avevo dei bellissimi libri in Inglese (regali di una zia che viveva là) e non escludo che la curiosità per la lingua dei cugini con i quali, non so come, ci si intendeva benissimo sia stata la molla che mi ha fatto percepire le lingue come uno strumento di comunicazione e non come una materia di studio. Anch'io vittima di soggiorni all'estero, ne ho tratto profitto facendo la "traduttrice" di quelli che "si vergognavano" oltre che, come mia abitudine, spremendo ogni occasione come un limone.
La situazione olandese non la conosco, anche se gli Olandesi sono sicuramente da annoverare tra i poliglotti.

@melanele e mammalisa (sul bilinguismo): secondo me la scelta del bi/plurilinguismo, oltre che basarsi sull'effettiva esistenza delle capacità linguistiche dev'essere soprattutto una scelta naturale. L'idea di un genitore non di madrelingua (anch'io ne conosco un paio) che decida a tavolino di parlare in una lingua scolastica al figlio mi trasmette solo freddezza. Diverso mi sembra il caso di mammalisa, la cui mamma, pur avendo effettuato la scelta (immagino dolorosa) di parlarle solo nella lingua acquisita, le ha trasmesso ugualmente un bagaglio di cultura tedesca (canzoni, filastrocche, riti familiari) che le ha permesso da adulta di riappropriarsene almeno culturalmente. O sbaglio?

@d a.: anche se non l'ho ancora finito (sono a metà), ti consiglio di cercare questo libro che, nonostante il titolo sembri sfacciatamente a favore, analizza in realtà anche tutte le contraddizioni di questa opportunità.

@ my eye e a tutti gli altri: anzi grazie a voi per aver arricchito la conversazione.
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#20    25 Dicembre 2008 - 20:49
 
lo sto proprio aspettando,questo libro,con le feste la mia ordinazione si e' persa,sigh..di contraddizioni ce ne sono tante,a crescere un bambino bilingue, e non e' tutto cosi' semplice come mi aspettavo,certo e' anche emozionante,pero' che fatica!soprattutto a controllare i propri desideri,paure,tensioni delusioni,entrano in ballo molte cose..
ah,esistono anche i cartoni della pimpa,per l'eta' della minica.
a.
utente anonimo

#21    25 Giugno 2009 - 17:37
 
Ciao,
dopo aver incontrato questo blog per caso qualche settimana fa, ed essermelo letta tutto piano piano, lascio questo commento a un post un po' "datato" nell'ottica di condividere esperienze e risorse. Conoscendo una persona che ha imparato il giapponese vedendo cartoni animati giapponesi SOLO in lingua originale fin da quando era piccolissimo (e ora li traduce!), credo di poter dire che sia utile far vedere a un bambino film e/o cartoni in lingua straniera. Tanto, tv e cartoni li vedono lo stesso... allora perché non dargli qualcosa in più?
Per l'inglese, in attesa che la BBC consenta di vedere (per ora si può solo sentire) in streaming i vari cartoni e programmi di CBeebies (http://www.bbc.co.uk/cbeebies), mi permetto di consigliare Charlie e Lola: lo trovo carino, buffo e tenero ma non sdolcinato; mi risulta sia stato tradotto in molte lingue, compreso l'italiano (per quanto ne so io potrebbe essere in programmazione anche adesso su qualche rete nazionale... ma io la tv non la guardo, eheh!) ed è facilmente reperibile cercando tra i dvd su ebay.co.uk; per farsi un'idea di cosa sto parlando:
http://www.youtube.com/watch?v=WevTS8TzmbI
ciao Alessandra
utente anonimo

#22    26 Giugno 2009 - 06:06
 
@a alessandra: i commenti datati mi fanno piacere, perché mi permettono di ritornare su un argomento a distanza di tempo.
La Bella Addormentata da un certo punto è stata un successo: da allora non guardiamo altro e comunque non con una frequenza elevata. Posso quindi dire che per ora è servita ad arginare l'arrivo di tutta una serie di ospiti presumibilmente indesiderati.
Dall'altro è stata la porta attraverso la quale siamo entrate nel mondo delle principesse, con travestimenti, collane, e, ahimè, oggetti dedicati. Mi spiego, a me non dà particolarmente fastidio che la Minica sia entrata nella fase "principessa": probabilmente è una fase quasi inevitabile ed io ho dei piacevolissimi ricordi della mia. Non mi piace però che esistano in commercio innumerevoli gadget a tema e, soprattutto che la prospettiva di un regalino o anche la sola immagine raffigurata la indirizzi verso un prodotto alimentare, un vestito, un gioco non direttamente connesso ad attività principesche.
Mi si dirà: è il marketing.
Ok. Ma quando il marketing è rivolto ad un target di tre anni, secondo me dovrebbe essere regolamentato.
Per dirne un'altra, obbligarmi a vedere la pubblicità se compro un DVD originale, la considero istigazione alla pirateria.
Farle vedere il film in Inglese era anche un modo per appannare questi contenuti. Purtroppo, da circa un mese una mano amorevole le ha insegnato l'uso del tasto audio e ormai la si guarda solo in Italiano.
Un ultimo consiglio: siccome ci sono un'altra alessandra anonima e pure una a. , attive commentatrici, scegli un altro nick per rispondere.
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#23    26 Giugno 2009 - 12:20
 
Io ero strana da piccola, quindi: mai passata la fase principessa, e dai tre anni circa mi dovevano incatenare per mettermi una gonna.
Comunque non sono più commentatrice anonima.
ex alessandra
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#24    26 Giugno 2009 - 14:51
 
Tò, anche la minica è in questa fase allora! La cosa che più mi infastidisce (oltre alla faccenda del principe azzurro) è la trovata del marketing. Stando a LORO, una bambina media alla quale piace cenerentola (-> vedi: le principesse) potrebbe (dovrebbe?) venire rifornita di: piumoncino, coordinato lenzuola, tappeto, piatti di melamina, tovaglietta americana, capi di abbigliamento dalla testa ai piedi, tutta l'attrezzatura scolastica... in una pubblicità che ho sentito ne parlavano proprio così: "che bello, così potete avere tutto, ma proprio tutto con l'effige dei vs personaggi preferiti". Ora, non sono psicologa, ma a naso direi che è un ottimo modo per coltivare l'ossessione. Come si fa a suggerire che siccome ti piace un personaggio, è GIUSTO circondarsene dalla mattina alla sera? Il perché si faccia lo capisco (money, money, money), ma è una deriva pericolosa. Ecco un caso in cui il 'villaggio' dovrebbe fermarsi e guardare veramente, con lungimiranza, ai bambini, invece di sfruttarli alla stregua di un target commerciale come tanti altri, che porta profitti immediati :-((
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categoria:non guardare la tv, cercare quello che non ho perso, abbracciare la minica, fare una telefonata
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