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giovedì, 18 giugno 2009
Nonostante le vostre elevate opinoni, la laurea honoris causa in pedagogia recentemente conferitami (del resto una laurea honoris causa, in Italia, non si nega a nessuno) e le vostre adulazioni (ma continuate, continuate pure...) in questo periodo non sono assolutamente in grado di scrivere dei post di senso compiuto, nè, per ora, di rispondere agli interessanti commenti.
Tanto vale che racconti qualche illuminante aneddoto a spizzichi e bocconi.
O, come direi io, a "spissìgul mignìgul", locuzione che, peraltro, non ha prodotto alcun risultato su google.

Dunque oggi io, la Minica ed il Minichino, dopo la scuola siamo andati in un posto da fighetti a prendere il gelato. Non che la nostra destinazione fosse la gelateria da fighetti, ma dovevamo andare da quelle parti per tutt'altro motivo e, dovendo aspettare, abbiamo pensato che 10 euro per due coppette e un tè freddo non erano propriamente ben spesi, ma li abbiamo spesi lo stesso.
Nella gelateria da fighetti, oltre a noi c'era una coppia di fighetti attempati, ma pur sempre fighetti, successivamente qualificatasi come nonni di un bambino successivamente quantificato in treenne.
Il bambino in questione stava attaccando degli adesivi su un album successivamente identificato come recente acquisto da parte della nonna, MA, bada bene, NON secondo le modalità previste dal realizzatore dell'album ovverosia il modo in cui le attaccherebbe un qualsiasi adulto.
Ora, chi conosce o frequenta i più o meno favolosi asili di Reggio Emilia o simili dovrebbe sapere che questo è esattamente ciò che differenzia un bambino, ancora capace di elaborare il suo pensiero in maniera non banale, ed un adulto già troppo condizionato per uscire dal percorso predefinito.
A meno di essere un genio o un pazzo o entrambi, s'intende.
Ora chi conosce o frequenta questo blog potrà facilmente immaginare come io ribollissi interiormente vedendo questa amorevole nonna guidare le manine del nipotino verso l'adesivo "giusto", girargli le pagine fino a trovare la pagina "giusta", indicargli in posto "giusto" dove incollarlo ed eventualmente staccarglielo e riposizionarglielo.
Ma compratene uno per te, se lo vuoi fare tu!
Ninete da fare, il nipotino recalcitrante non ne voleve sapere di fare tutte queste cose "giuste", per cui nell'ordine è stato:
1) definito incapace;
2) capriccioso;
3) intrattabile;
4) peggio di "quand'era piccolo" (perché adesso che è?) con la cameriera evidentemente interessata al problema;
5) minacciato di non ricevere più nulla in regalo
6) minacciato di venir privato dell'album a favore di "quella bambina là che è tanto brava".

Quella bambina là che è tanto brava, ha alzato gli occhi dal gelato alla fragola che stava sorbendo e li ha puntati sull'abum a mo' di radar, per cui ho dovuto spiegarle (sottovoce) che la signora stava scherzando e che l'album era e sarebbe rimasto del bambino.
Maledetta vecchia.
Mi aspettavo una raffica di perché e invece no.
Quella bambina là che oltre ad essere tanto brava era pure tanto bellina con la sua gonnellina bianca e la maglia rossa a pois si è rimessa a mangiare tutta compita, che le mancava solo il mignolo alzato.
Dopo un po' il terzetto se n'è andato.

Così non ha visto la reginetta del bon ton farsi due baffoni di gelato alla fragola bevendo dalla coppetta in finto vetro di Murano e finire pure il mio tè freddo col risucchio.

Tutto questo per dire qualcosa, ma esattamente non so che cosa.
postato da: momatwork alle ore 23:09 | Link | commenti (13)
Commenti
#1    19 Giugno 2009 - 12:52
 
Forse che odi i fighetti di ogni età e luogo, e hai tutto il mio appoggio e supporto (armato, se serve).

:-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Igra

#2    19 Giugno 2009 - 13:10
 
Qui in Francia impazziresti. Sono tutti così. Quando ero incinta ho cercato una babysitter che potesse stare con Leo e Gloria mentre partorivo, e non ce n'era una che li lasciasse giocare in pace. Un vero incubo!!!
utente anonimo

#3    19 Giugno 2009 - 14:01
 
Bhé, grande classe la minica, questo è poco ma sicuro! Sarà che il bon ton non sembra, come dire... di derivazione 'suoceresca'? Tutt'altro stampo ;-) Che tristezza (e che rabbia!) tutte quelle accuse al bambino. Quanti ricatti, quante minacce, quante ferite all'autostima (perché l'andazzo sarà analogo in chissà quante altre situazioni quotidiane). Una delle cose che noto parecchio in giro è la tendenza ad attribuire ai bambini delle malizie e dei caratteri da adulti, e di reagire ai loro comportamenti come si potrebbe reagire con un altro adulto, rinfacciando tutta una serie di 'difetti'. Da quel che vedo con i miei vicini (che, sarà il caldo, sarà che la trimamma è tornata al lavoro, saranno le scuole chiuse, fatto sta che in questi giorni gli adulti stanno sclerando non poco) la situazione è ancora più grave coi bimbi di sette, otto anni, perché sono ritenuti a pieno titolo 'grandi' (del resto, se già a tre anni lo sono, figuriamoci....). E vedo tanta incomprensione. E anche in famiglia non è sempre tutto rose e fiori. Giusto ieri ho avuto una mezza discussione con il nonno paterno, perché riteneva che coccola facesse apposta a camminare in equilibrio su una tavoletta che era appoggiata per terra sul balcone. Che lo facesse per sfidarlo, per provocarlo... Io ero presente e tutto quello che sentivo, nel mio profondo, era che aveva trovato divertente mettersi alla prova e vedere se riusciva a camminarci su senza cadere. E' un piccolo esempio, ma non riesco proprio a capire perché certi comportamenti istintivi e spontanei di un bambino vengano fraintesi così tanto :-(
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mammalisa

#4    19 Giugno 2009 - 17:25
 
Esempio tratto dal mio quotidiano: bambino ormai 7enne dei vicini (quasi ex vicini, se tutto va bene). Sono 3 anni che queste persone vivono accanto a noi. In questi 3 anni, questo bambino è sempre stato o tormentato per qualsiasi cosa facesse (come si fa ad andare in bicicletta con la nonna che ti segue?) o lasciato lì a vegetare, nella speranza che desistesse dallo stare all'aria aperta e si mettesse davanti alla TV. I suoi sono convinti che sia un diavolo: risponde male, è sempre nervoso, tratta male la nonna e lo zio, fa disegni (anche osceni) sui muri e sulle cose. Ma, quando Luca l'ha coinvolto in cose semplici, tipo travasi o riparazioni da fare in cortile, non si è mai comportato male. A scuola lo ritengono intelligente ma seguito male.
Davanti a un caso così, ti viene da pensare che i difetti dipendono dall'occhio di chi guarda.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lanterna

#5    19 Giugno 2009 - 17:30
 
Altro esempio (oggi sono logorroica, va così): ieri ho portato Ettore a uno spettacolo in teatro, suonava suo padre. Appena arrivati, una delle organizzatrici mi dice: questo bambino non si metterà a piangere durante lo spettacolo?
A parte che i miei figli sono più a loro agio a teatro che altrove, mi sono trattenuta dal dirle che:
a) col volume della musica, dubito che si senta piangere mio figlio
b) esistono le porte, quindi in caso di pianto si può uscire
c) dal momento che anche lei ha una figlia (che è diventata una brava danzatrice), dovrebbe sapere che i bambini non sono idioti e possono godersi anche uno spettacolo che non sia "da bambini". Purché lo spettacolo sia bello, ovviamente ;-)
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#6    19 Giugno 2009 - 17:39
 
dicamo che il metodo della nonna nn fosse granché montessoriano, eh? ma come mai certi adulti credano che i pupini siano incapaci? che tristezza.....

:)
utente anonimo

#7    19 Giugno 2009 - 17:40
 
beh direi proprio che il metodo della nonna non fosse granché montessoriano, eh? ma come mai certi adulti credono che i pupini siano degli incapaci? che tristezza....


:)
utente anonimo

#8    22 Giugno 2009 - 17:53
 
Prima di iniziare a leggerti (qualche annetto fa) sapevo solo che la Montessori era quella delle mille Lire.
Adesso penso di dovermi assolutamente meglio documentare prima di avere un figlio.
Assolutamente.

Grazie!
Ines.
utente anonimo

#9    25 Giugno 2009 - 09:51
 
@ claudia: eh, anche in Italia sono (quasi) tutti così!

@ mammalisa: ecco, questo è l'aspetto che non mi convince del sistema di comunicazione non violenta/efficace/ocomediavolovuoichiamarla e nemmeno di quello che avevi scritto in un post un po' di tempo fa e che e che suonava circa come "per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio".
Insomma mi sembra che questi sistemi funzionino sulla solita isola deserta o se il villaggio è un eco villaggio solidale.
Nella mia realtà quotidiana la costruzione di una piccola autostima è costantemente attaccata da parenti, amici, conoscenti, passanti, TV, libri, giochi, pubblcità... e l'unica strategia è quella di intervenire il meno possibile e solo su richiesta proprio per non impazzire, come diceva Claudia.
Non sono una pazza che si illudeva di poter tenere tutto sotto controllo, ma spesso ho l'impressione che il villaggio globale si sia coalizzato contro di me.

@ mammalisa e lanterna (ma anche anna ed alessandra): i vostri esempi mi confermano come non sia mai troppo tardi, ma nemmeno troppo presto. Qualcuno talvolta mi chiede se non sia troppo tardi per cambiare rotta a, boh, due, tre, sei anni e mezzo: non lo so, perché non so dove sto andando, ma credo di no a patto che il cambiamento sia graduale.
Credo che un bambino già cresciuto a Gormiti e Playstation possa vivere un'iniziativa tipo la Outdoor Hour (letteralmente "ora fuori dalla porta", ma che mi piacerebbe tradurre in "ora d'aria". Thanks, Melanele! :) ) come una punizione o comunque un'imposizione.
D'altra parte molte iniziative, come il teatro, vengono rimandate perché i bambini sono considerati troppo piccoli o sostituite con versioni "da bambini", senza pensare che non si presta la stessa attenzione alla TV o ai giocattoli-brand.

Ok, sto anticipando dei contenuti di alcuni (possibili) futuri post...

@ nicozbalboa: in realtà anche il metodo montessoriano a volte mi sembra eccessivamente rigido, nel suo proporre "materiali autocorrettivi" che permettono appunto di individuare l' "errore". Mi piacerebbe saperne di più per capire, ad esempio, come si ponga nei confronti del disegno, del gioco libero o della drammatizzazione.
Certo è che, in un mondo dove la finzione spesso prevale, il metodo montessori mi è sembrato una parentesi di realtà.
L'esempio che avevo in mente è invece quello degli asili di Reggio Emilia dove, almeno visti da lontano, sembra che non ci sia un unico modo giusto di fare le cose e nemmeno una certezza sulle cose da fare, ma che i bambini siano liberi di sperimentare cosa fare e in uno o più dei modi che a loro sembrano giusti in quel momento.
Ecco, in per un'infanzia che non è nemmeno libera di verificare la stabilità di una torre di Lego, visto che ormai vengono venduti in scatole con le istruzioni di montaggio, questo mi sembra un modo per tenere desta quell'inventiva, quell'originalità che nella versione adulta sono alla base della ricerca e del vero progresso.
Se nella realtà vi fosse un unico modo giusto di fare le cose non sarebbe mai stata inventata nemmeno la ruota.

@ ines: già quando comparvero le mille lire mi incuriosì questa figura: donna e per giunta italiana, la prima a laurearsi in medicina, pare, per uno scambio di vocale all'atto dell'iscrizione, antifascista e pacifista, poco apprezzata e conosciuta in patria (sia da viva, sia da morta) ma molto stimata all'estero.
Mi fa molto piacere che mi legga (e con costanza!) anche qualcuno che non sta girando vorticosamente nella spirale della maternità: allora vuol dire che questo blog non vive di soli pannolini!
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#10    25 Giugno 2009 - 15:02
 
@ momatwork: guarda, non ho mai avuto modo di approfondire più di tanto, ma la famosa frase a proposito del villaggio, che cito spesso e che mi ha colpita, in realtà credo si presti a tante interpretazioni. E probabilmente non ve n'è una 'giusta', originaria, diciamo. Pare sia un detto africano. Sta di fatto che mi sembra venga usata un po' come le famose coperte che ciascuno si tira dal proprio lato, a seconda di quello che intende dire ^...^ Io credo di averla capita così: vista l'origine e il diverso tipo di società in cui è nato quel detto, il senso è che i bambini sono un po' (!) figli di tutti, e tutti si sentono responsabilizzati e se ne occupano. Ma sono piccole società che vivono in mezzo alla natura con dinamiche ormai del tutto estranee alla nostra. Che invece è caratterizzata dalla chiusura, forse anche dalla paura, di ciascuno nel proprio nucleo familiare sempre più ristretto, tipicamente genitori e figli, tipicamente nelle grandi città. Forse presso quei popoli non vi sono neppure tanti conflitti educativi, diciamo. Credo si limitino a riprodurre e restituire l'imprinting che hanno ricevuto. Che a poterlo fare è la cosa più bella e naturale del mondo. Però è un imprinting molto essenziale, fatto di piccole cose e vicino alla natura. Qui oggi facciamo i conti con una serie infinita di sovrastrutture mentali, ideologiche, di costume verso le quali è più facile e legittimo trovarsi anche in disaccordo. Probabilmente più c'è benessere (ma è vero benessere?! vedi la fila dagli analisti), più filoni si aprono, non tutti positivi... E questo divide. Non mi fido del villaggio, anche se le mie bimbe ci stanno entrando, piano piano. Soffro quando capisco che restano ferite da certe idiozie che fanno fiorire loro mille dubbi nella testa... E posso solo aggraparmi alla speranza che l'atteggiamento dei genitori (almeno uno dei due, perché non è scontato che vi sia lo stesso atteggiamento, e mediamente presenti, ovvio, per i bambini abbandonati a sé stessi il discorso diventa diverso) segni l'impronta più resistente e duratura nella personalità di un bambino. Anche in termini di trasmissione di stima e fiducia. Lo so bene, perché quando è il genitore il primo che non ti stima (o, meglio, ti stima 'con riserva', sob) non te ne liberi facilmente da quella sensazione, a prescindere dalle persone che incontri poi nella vita. Per te è così, puoi limitarti ad aggiustare qualcosina quà e là. A trovare conforto. Una cosa la puoi fare: infondere ai tuoi figli quello che tu non hai conosciuto (e che ti è mancato e ti manca). E che non è nulla di materiale. Se questo vuol dire sentirsi controcorrente in una società che è stra-materialista, pazienza, pago lo scotto. Ma forse la forza la trovo nel sapere quanto l'autostima e una buona visione di sé non abbiano prezzo. Questo spero di infonderlo alle mie bambine. Insieme allo spirito critico che spero ne consegua ;-) Per il resto, non so se gli approcci che cerco di seguire, mischiando ciò che mi piace e che mi sembra si adatti a noi, le porteranno ad essere persone equilibrate e serene. Che è poi la mia somma 'ambizione' nei loro confronti. Sono curiosa di sentirlo da loro, fra tanti anni: come si saranno trovate ecc... Solo allora potrò (forse) fare un piccolo bilancio con valenza più generale.

Ultima cosa sull'atteggiamento montessoriano verso disegno, creatività ecc: come hai detto ancora, m@w, la montessori non c'è più, altrimenti magari avrebbe ritoccato qualcosa nelle sue teorie o avrebbe inventato qualcosa di nuovo (perché fino all'ultimo aveva questa curiosità e voglia di studiare e fare, uno degli aspetti che mi ha più affascinata), e ora ne sapremmo di più. Mi sembra di capire che anche nell'ambiente Montessori vi siano tante diverse linee di pensiero, alcune notoriamente più 'fedeli', altre più aperte alle 'contaminazioni', per semplificarla. Di fatto si sta tutti cercando una propria via. Ecco come fanno nella nostra casa dei bambini. C'è un bel baule 'dei travestimenti', pieno di luccicanti abiti etnici, foulard, cappelli, montature di occhiali ed è amatissimo. Come limitazione nel disegno c'è il fatto che non hanno i pennarelli: perché tanto tutti i bambini li usano già a casa e perché permettono meno sfumature e l'effetto finale non è così naturale come con matite e pastelli a cera. Poi hanno tempere (un colore solo all'inizio dell'anno, poi vengono aggiunti tutti man mano) e aquarelli. Libertà totale nell'esecuzione. Unico vincolo è riordinare il materile dopo l'uso: lavare i pennelli ecc. Il gioco libero trova spazio in giardino, nella sabbionaia e nei giochi con la terra, sul tappeto dove possono giocare con gli animali e dei legnetti con cui fanno recinti, ma anche binari ecc. e in un angolo detto casetta, con lettino delle bambole ikea (e una bambola ovvio), tavolino, tovaglia e piatti da tirare fuori dall'armadio, un vecchio telefono. Poi hanno un grande teatrino, dietro il quale ci può stare seduta la maestra, e viene usato per piccoli spettacoli. Direi che l'immaginazione non ne esce mortificata, in questo caso, mi sembra un buon compromesso. Qualche montessoriano doc potrebbe trovarlo fuorviante, mentre la tendenza tedesca e del nordeuropa è decisamente all'insegna della libertà, anche fisica (boschetti selvatici nel giardino dell'asilo, collinette ripide da scalare, pali tipo del telegrafo per arrampicarsi, roba che a nominarla qui a certi genitori - e ai miei suoceri- si drizzano i capelli in testa per la paura). Avremo modo di parlarne ancora, mi fermo qui e mi scuso per la lunghezza, voleva essere molto più breve come commento questa volta ;-)
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#11    25 Giugno 2009 - 16:57
 
lo sfortunato bambino era cosi' bravo quando era ovulo, stava li' nel suo follicolo e non si muoveva...
ciao!
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#12    26 Giugno 2009 - 21:57
 
Ciao, e` tanto che non scrivo sul tuo blog, ma il tuo post ha colpito nel segno (ed affondato). Sono daccordo col senso del tuo post, ma.....come caspita fate???? Sara` il periodaccio, saranno i terrible two, ma pur mettendoci tutta la mia buona volonta` ogni tanto mi scappa la minaccia "se non fai cosi, facciamo cosa`". Eppure mi ripeto come un mantra "dagli fiducia, dagli fiducia".

Paola
utente anonimo

#13    29 Giugno 2009 - 14:17
 
Mi dichiaro anche io colpevole...
Mi sa che qualche affermazione poco rispettosa, prese dall'esasperazione è scappata a molti.
Anche la mia domanda è: come si fa?
Noi siamo passati indenni dai due (e forse non è stato un bene), ma le discussioni con un quattrenne, ormai anche dotato di dialettica, possono essere sfiancanti.
Loro l'orologio non ce l'hanno, ma al cinema (o al treno per partire, o anche agli appuntamenti con gli amici, da cui poi non se ne vuole andare) non ci si può andare quando si vuole. Come glielo si fa capire?
Leggevo la GHF sul rispettare i loro tempi, ma io ai 15 minuti per mettere un paio di mutande mi innervosisco e sbotto....
E mi incavolo anche terribilmente per i continui ritardi a scuola la mattina.
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