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mercoledì, 28 ottobre 2009
Non abbiamo mai pensato di poter o voler o nemmeno dover fare tutto da soli. La nostra casa, per il medesimo motivo per cui è un’ottima palestra per bambini che ogni giorno imparano e capiscono qualcosa in più, si è immediatamente rivelata piena di ostacoli, insidie e pericoli mortali (per lei, ma anche per noi, come i rubinetti del gas) per qualcuno che di ora in ora dimentica di aver fatto e disimpara a fare qualcosa.
La sola presenza di bambini che fanno a gara a rincorrersi attorno ad un tavolo e che lasciano una scia di oggetti sul pavimento è incompatibile con una figura traballante che si aggira smarrita in cerca di appigli troppo distanti in una stanza troppo grande. Senza contare il fatto che questa figura, che fino a qualche giorno fa era una figura di riferimento, foriera di mille giochi e iniziative, rischia di venir inconsapevolmente strattonata, spintonata verso attività che non ricorda più.
E, soprattutto, come spiegare questo alla Minica? Chè, almeno, il Minichino per fortuna è ancora ben in là dal capire. Ma quando capirà, che cosa, esattamente capirà?
Anche senza rifarsi a tutti i costi ad una visione dell’educazione in cui gli adulti debbono essere un modello per i giovani (uno dei principali motivi per cui mia suocera mi faceva impazzire, visto che le sembrava che a lei, e di riflesso a sua nipote, tutto fosse non solo concesso, ma addirittura dovuto) che impatto potrebbe avere su di loro, ma anche su di noi come coppia e come famiglia, la convivenza con una persona mentalmente disturbata e (eventualmente) con un’alternarsi di figure assistenziali?
Eppure è questo che secondo alcuni DOVREMMO fare. Per gratitudine, riconoscenza, presunti giovamenti, legge del contrappasso o che ne so. Dovremmo barattare due vite che cominciano con una che finisce. Una casa che ci piace così com’è e dov’è con una che ci serve in un certo modo ed in un certo luogo.

Io credo che quelli che parlano di assistenza familiare in questi termini, non si renadno conto di rifarsi ad un modello di famiglia patriarcale d’altri tempi, con pochi vecchi che per selezione naturale, lavori logoranti ed accesso alle cure a questi stadi non ci arrivano o comunque durano poco, molti figli e soprattutto figlie semi-conviventi di tutte le età e le condizioni (la figlia zitella, la nuora vedova rimasta in casa con scarse prospettive di indipendenza…) e tantissimi nipoti che vivono più fuori che in casa...
Non dico che non si possa fare anche oggi. C’è chi lo fa. C’è chi lo ha fatto, come mia nonna, per tredici anni. Dico solo che, se si sceglie di farlo, bisogna sapere che cosa c’è sull’altro piatto della bilancia e che, nel mio caso, quello che c’è, i miei figli, la serenità della mia famiglia, la nostra prospettiva di vita, pesi incommensurabilmente di più.
Proprio lei, appena qualche settimana fa, vedendomi rotolare sull’erba con i miei figli aveva commentato che la mia è una generazione fortunata: un tempo le signore della buona società (a cui evidentemente crede che io appartenga) affidavano i figli a balie ed istitutrici. Oppure se li portavano a lavorare nei campi, ho aggiunto io, che sono troppo memore delle mie radici di estrema miseria. Ecco, su questa visione del passato come un’età dell’oro in cui i cibi erano genuini e gli affetti autentici, ho i miei dubbi. Come ho dei dubbi sul fatto che esistano degli Eldorado dove queste cose esistono ancora. Del resto, basta fare un viaggio in Sud America per capire che il cibo è forse buono ma troppo poco e che i figli se li tengono sulle spalle perché non sanno dove posarli.

Sul fatto che mia suocera si sia in qualche modo meritato quello che le è successo non posso essere più in disaccordo. Capisco che posso aver dato più volte l’impressione di non sopportare mia suocera e che mi esasperasse e spesso era effettivamente così. Ma questo è un blog, non il lettino di uno psicanalista e forse non sono riuscita a far capire che quello che volevo non era certo sbarazzarmi di lei, ma trovare un equilibrio in cui lei facesse la nonna e non la mamma, la psicologa, la pedagogista, la nutrizionista, la dottoressa, l’insegnante e chi più ne ha più ne metta. Che mia figlia era sua nipote e non una nipote sua.
E che se proprio dovessi scegliere, mia suocera si sarebbe meritato qualcosa di drammatico e scenografico insieme. Soprattutto qualcosa che preservasse la dignità e le apparenze a cui teneva tanto. Ecco, se proprio c’è una cosa che mi turba più delle altre, è proprio la mancanza di umanità e di rispetto che caratterizza questa vicenda, con questo turbinio di figure che si sono sentite in diritto di avventarsi sulle sue cose non per preservargliele, ma per appropriarsene o servirsene nell’immediato.
postato da: momatwork alle ore 14:01 | Link | commenti (11)
Commenti
#1    28 Ottobre 2009 - 14:44
 
Nessuno, a meno che non sia un pedofilo o uno stupratore, si merita quello che sta succedendo a tua suocera. Meno che mai una signora eccentrica e spesso odiosa (non per Amelia, però...) che però non ha mai fatto male a nessuno se non alle orecchie delle persone alla sua portata.
Concordo pienamente con tutta la tua analisi.

Ti segnalo una cosa: ieri ho parlato con Luca di quello che è successo a tua suocera e lui mi dice di aver già sentito una cosa del genere. Una signora, accudita da una sua conoscente, era passata dall'essere pienamente autosufficiente a uno stato di Alzheimer avanzato a causa di un incidente o un trauma.
Ovviamente prendi con le pinze quello che ti dico, perché è un sentito dire, oltretutto filtrato dalla memoria inaffidabile di Luca. Però forse vale la pena di indagare.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lanterna

#2    28 Ottobre 2009 - 19:04
 
Condivido tutto quello che dici e confermo che mi dispiace davvero tanto per te. Vorrei poterti dire qualcosa di meno banale, ma posso solo abbracciarti virtualmente con tutto l'affetto del mondo, certa che prenderai la decisione giusta.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MrsCraddock

#3    28 Ottobre 2009 - 19:26
 
'mom... c'è una frase di mia suocera, che poi era della sua nonna, che mi ha sempre fatto un po' impressione, perchè detta così suona cinica. "Mentre i vecchi muoiono, i giovani invecchiano" in dialetto lombardo, ovviamente. Detto da una donna che aveva passato la vita ad assistere i parenti man mano se ne andavano. Però un po' di fondamento di verità c'è. Se penso a chi ti suggerirebbe di attuare voi l'assistenza domiciliare, trovo anzi che di fondamento ne abbia tantissimo. Il piatto della bilancia pende dalla parte dei minici. Punto. Partire da questo punto fermo non significa, ovviamente, scaricarsi la coscienza, rinchiudere 'il problema' chissà dove... questo non succederebbe mai, perchè la vostra sensibilità, che non è poca (e basta leggere bene il blog per capirlo), lo impedirebbe. Esistono senz'altro tutta una serie di soluzioni non perfette (quale lo è??), ma che possono meglio venire incontro alla vostra situazione attuale, che è di genitori di due piccole persone agli albori della vita, negli anni più delicati per la formazione della personalità, quella che si porteranno dietro per sempre. Fossero due ragazzi ventenni, per dire, magari si aprirebbero ulteriori possibilità. Ma non è questo il caso. Punto.
Capita frequentemente di interagire con persone che sono votate al sacrificio; per tradizione culturale, familiare e, perchè no, anche religiosa (una certa attitudine a mettere il martirio sul piedistallo c'è, inutile negarlo). Quasi sempre sono donne (una sorta di eredità che si trasmette di madre in figlia). Oggi dovrebbe succedere di meno rispetto al passato. Ma, evidentemente, succede ancora. E' un problema loro.

No, tua suocera non si è meritata un bel niente. Tu avevi ragione ad elaborare in questo spazio le tue perplessità, anche la frustrazione, perchè era evidente come nel suo impegno a 'dire la sua' e a realizzare tutto ciò che aveva in mente per 'sua nipote', trascurasse di dimostrarti un po' di affetto e, spesso, anche il rispetto. E ciò non poteva non influire sul tuo stato d'animo nei suoi confronti e sulla qualità della vostra vita. Donde la rabbia. Ma a queste sue caratteristiche ingombranti faceva da contrappeso la tua consapevolezza della vita che aveva vissuto e delle difficoltà che aveva superato per arrivare dove era arrivata...
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#4    28 Ottobre 2009 - 20:18
 
Io, una decina di anni fa, ho dedicato un intero anno a mio nonno, che era malato terminale: dormivo in camera con lui, gli cambiavo i pannoloni, lo lavavo... sono stati mesi molto intensi, per un certo verso bellissimi, ma che non ripeterei.

No, io credo che smettere di vivere non sia giusto.
Adesso che c'è Dafne, non rifarei più la stessa scelta, e non la rifarò: perchè, secondo me, i bambini hanno il diritto di crescere in un ambiente sereno, pieno di risate e leggerezza... e non di crescere in un ambiente dove la malattia e la morte, per loro incomprensibili, si mescolano insieme alle cose quotidiane.

Nello stesso tempo, gli anziani hanno il diritto di vivere con dignità e amore la loro esistenza, e questo lo si può fare anche non condividendo lo stesso appartamento.
La fatica e la dedizione che ci metti, sono uguali.
E di sicuro a tua suocera non mancherà nulla, anche se non diventi la sua infermiera.

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#5    28 Ottobre 2009 - 22:16
 
ma poi che diagnosi c'è? igra sloggata
utente anonimo

#6    28 Ottobre 2009 - 22:57
 
Era da un po' che disertavo questo blog, e guarda che cosa trovo!

Spero di beccarti online uno di questi giorni, di Alzheimer modestamente noi lupini ce ne intendiamo.
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#7    29 Ottobre 2009 - 12:38
 
stiamo attraversando anche noi il problema, si tratta di mio padre.
ma è una forma strana di alzheimer, così strana che l'hanno sottoposto a una SPECT cerebrale, per verificare la presenza di micro-ictus di cui potremmo non esserci accorti in passato, che potessero aver dato origine ad un'afasia cerebrale, che consente margini di recupero con fisioterapia adeguata. (non era purtroppo il nostro caso, ma potrebbe essere quello di tua suocera, l'alzheimer non arriva all'improvviso, di solito).
in bocca al lupo.
utente anonimo

#8    29 Ottobre 2009 - 12:59
 
Solitamente sono una muta lettrice del tuo blog, ma questa volta mi permetto di lasciare un commento virtualmente solidale con quanto vi sta capitando. Spero che riusciate a guardare oltre le parole di chi vorrebbe obbligarvi a portare tua suocera a vivere con voi alterando forse definitivamente gli equilibri della vostra famiglia. Se fossi anziana e incapace di intendere e di volere non vorrei mai che  mia figlia rovinasse la sua vita per imboccarmi e lavarmi per gli ultimi anni che mi restano! Un abbraccio sincero
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Gorgoglio

#9    29 Ottobre 2009 - 13:20
 
Dando per scontato che qualunque decisione voi prendiate ci sarà sempre qualche benpensante pronto a farsi i cavoli vostri, ad informarvi del suo illuminato parere e a giudicare "sbagliato" ciò che avete deciso siete solo voi, che conoscete tua suocera, la sua situazione, la vostra famiglia, la vostra situazione a poter prendere la decisione migliore *per voi tutti*.

I miei nonni paterni decisero in maniera del tutto autonoma di entrare in una casa di riposo per non dover, eventualmente in futuro, gravare sul figlio. La decisione fu un po' una sorpresa per tutti ma così decisero e così fecero. Ovviamente ci furono persone di buon gusto che accusarono i miei di "aver messo i vecchi" in casa di riposo per impossessarsi dei loro beni (che peraltro non c'erano...). Per dire.

Sono solidale con voi, scegliete la vostra strada e percorretela senza ascoltare chi sta a bordo strada a dire la sua.

Ciao
cv
utente anonimo

#10    30 Ottobre 2009 - 16:38
 
passo quando posso e non sapevo.
mi spiace, davvero.
principalmente per tua suocera, ovvio.
ma anche per te, per tuo marito e i tuoi figli, per la vostra vita che ora è un turbine di eventi che non capite e che nessuno vi spiega come affrontare tranne dirvi come dovreste comportarvi.
per quanto riguarda tua suocera: mia sorella ha vuto una cosa simile. Lei ha un handicap psicomotorio abbastanza grave quindi la valutazione clinica è stata quantomeno difficile. Anni fa, faceva freddo, lei iniziò piano piano nel corso della giornata a perdere la presenza a se stessa. poi è arrivata a non riconoscerci e ad essere non reattiva. una cosa allucinante e angosciante. portata chiaramente al pronto soccorso nessuno seppe spiegare cosa le fosse successo.
la cosa è rientrata nel giro di due giorni e ci dissero che poteva essere un improvviso rialzo di pressione o una mossa molto brusca fatta con il collo (il freddo chiaramente contribuì non poco) che avesse interrotto temporaneamente la circolazione di ossigeno al cervello.
mia sorella è tornata com'era, per qualche tempo è stata come "intorpidita" ma ne è uscita del tutto.
la diagnosi a tua suocera è stata fatta? si è trattato di un ictus?
spero che nel prossimo aggiornamento le cose vadano meglio o che quantomeno qualcuno abbia saputo darvi delle risposte...nel frattempo un abbraccio, forte e dato veramente di cuore.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cescar76

#11    07 Novembre 2009 - 21:35
 
 Come tante altre lettrici del tuo blog sono un po` sgomenta nel leggere questi tuoi ultimi aggiornamenti. 
Non sono convinta che i bambini vadano fatti crescere in una campana di vetro, perche` della vita fanno anche parte momenti come quelli che state passando. Credo che la cosa piu` importante sia essere sinceri con loro e parlare, parlare tanto!

Spero tanto che troviate una buona soluzione (per tutti). Ho vissuto da nipote adulta la lunga malattia di mia nonna e mi sono a volte occupata di lei ed ho visto la fatica, non solo fisica, di mia mamma e di mia zia che se ne sono occupate a tempo pieno...In fin dei conti se adesso lei potesse ti redarguirebbe dicendoti di occuparti prima dei minici, no?

utente anonimo

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