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martedì, 19 agosto 2008
... in cui i mattoncini colorati (e non solo la roba da stirare) di cui sembra fatta la tua vita si sovrappongono l'uno sull'altro in una torre alta alta alta.
In quei giorni bisognerebbe staccare un mattoncino alla volta e a riporlo con calma nella sua scatola.
Magari prima di sferrare un calcio alla torre.


martedì, 12 agosto 2008
Il Minichino ha due vescichette sotto i piedi che, se non fossero in posizione perfettamente simmetrica, non mi avrebbero particolarmente incuriosito.
Hanno incuriosito anche il mio pediatra.
Ma il mio pediatra sembra specializzato non nel dire cos'è, ma nel dire cosa non è qualcosa.
Infatti la macchia che continua a comparire periodicamente sulla lingua della Minica, ad ingrandirsi fino a diventare sempre meno netta ed infine sparire, secondo lui non è un'afta.
Ma cos'è, ancora non si sa.
Quelle del Minichino non sono verruche e non è nemmeno una malattia infettiva.

Lo so io cosa sono.
Sono le stimmate.
postato da: momatwork alle ore 18:05 | Link | commenti (10)
categoria:andare dal dottore, abbracciare la minica, abbracciare il minichino
domenica, 03 agosto 2008
Ieri abbiamo fatto il Battesimo.
Dell'acqua però.

postato da: momatwork alle ore 08:19 | Link | commenti
categoria:andare al mare, abbracciare il minichino
mercoledì, 30 luglio 2008
A me piace fare colazione come si deve.
Mi capita anche quattro volte in un giorno.
Ore 6.30: un caffè, mentre ascolto i gorgheggi mattutini del Minichino.
Ore 8.00: tè coi biscotti per far compagnia all'Uomo dei treni quando va a lavorare.
Ore 8.30-9.30: latte coi cereali (io) e con la cocciolata (lei) assieme alla Minica.
Ore 8.45-9.45: avanzi di pane rimasti nel seggiolino auto.


Oggi la Minica ha scoperto che i cereali della Vicina hanno un nome più accattivante: si chiamano FONFIES.
domenica, 27 luglio 2008
"Ma come andate in montagna? Con un bambino così piccolo? E si può?"

No, quelli che vivono lì li portano su quando fanno tre anni.
postato da: momatwork alle ore 08:59 | Link | commenti (1)
categoria:andare in montagna, abbracciare il minichino
domenica, 20 luglio 2008
Sì, a turno.


mercoledì, 09 luglio 2008
1+1
Se pensate che quella della coppietta mi sia passata, sbagliate di grosso.
L' "idea" della coppietta la odio e non riesco a nascondere il mio disappunto quando, spesso, mi fanno notare quanto sia stata "fortunata". Come se chi ha due femmine o due maschi abbia avuto sfiga.
L' "idea" della coppietta la odio a tal punto che ad un certo punto ho smesso di pensarci. Ho comperato qualche tutina verdolina ed ho chiuso il cassetto fino a quando siamo tornati a casa.
Ma se pensavate che col tempo sarei riuscita ad innamorarmi o almeno ad affezionarmi anche al Minichino, sbagliate ancora di più.
Col Minichino è stato un colpo di fulmine.
Giusto il tempo di controllare che avesse effettivamente il pisello (non si sa mai, pure questo ero arrivata a pensare, nonostante l'ecografista non avesse avuto la minima esitazione...).
Sarà perchè me lo volevano portare via subito (e a maggior ragione dovevo "riconoscerlo" prima che mi riportassero un bambino "estraneo" lavato e vestito, per cui, anche quando, dopo tre quarti d'ora, è tornata l'infermiera-gentile ho insistito perché l'Uomo dei Treni li seguisse al nido, anzichè restare a sorvegliare il ginecologo con l'hobby del ricamo).
Sarà perchè questo secondo parto è stato così diverso dal primo, più desiderato, più combattuto, più veloce, più fisico, anche più sofferto, ma forse ancora più mio.
Sarà.
E la Minica? La Minica ha avuto una tenerissima reazione di timida felicità al primo incontro per poi impossessarsene velocemente e cominciare, come tutte le femmine della sua specie, ad elargirgmi consigli su quando e come allattarlo (con dimostrazioni pratiche), quando e quanto tenerlo in braccio, se farlo piangere o "viziarlo", come vestirlo, dove metterlo e soprattutto ricordarmi di non dimenticarmelo lì dove l'ho messo.
E c'è da dire che i suoi sono i meno strampalati tra quelli che ricevo. Anzi, la Minica si trova nella fortunata condizione di poter dare consigli anche al fratello, ad esempio " fa' bene la bocona" oppure "non fare pastroci con quell'ahm" o ancora "non piangere, adesso riva la mamma".
Certo, a volte le sue dimostrazioni d'affetto sono un po' eccessive (Sì, puoi dargli un bacino, UNO SOLO, ma PIANO, perché DORME. NON lo svegliare, va bene? PIANISSIMO... ma mamma, non dorme, ha gli occhi aperti... Sì, ADESSO ha gli occhi aperti...) ed è un po' più nervosa del solito, soprattutto in quella terra di nessuno tra il sonno e la veglia (e viceversa) ma più che gelosa delle attenzioni che vengono riservate al fratello sembra gelosa del fratello, infatti nessuno può toccarlo se non noi della famiglia ristretta.
E allora beccatevi questa:



Insomma sembriamo la famiglia del Mulino Bianco.
Abbiamo pure la coppietta.
giovedì, 03 luglio 2008
Oggi siamo andati al mare, io, l'Uomo dei treni, la Minica e il Minichino.
E mentre l'Uomo dei treni vegliava il Minichino, io e la Minica siamo andate a prendere un gelato al solito baretto.
Ad un certo punto si è avvicinata una perfetta sconosciuta che, guardandomi la pancia, mi ha chiesto se fosse maschio.

Ok, basta gelati.


Morale #1: non congratulatevi MAI MAI MAI con una donna che vi sembra incinta, se non è lei a dirvelo.

Morale #2: non allontanatevi MAI MAI MAI dal vostro bambino se ad un mese dal parto avete ancora un cospicuo bulbetto.
postato da: momatwork alle ore 17:54 | Link | commenti (11)
categoria:andare al mare, darsi una sistemata, abbracciare il minichino
martedì, 01 luglio 2008
Oggi siamo andati al mare, io, la Minica e il Minichino.
Ad aspettarci c'era mia madre, che ha storto il naso vedendomi arrivare dal più lontano parcheggio non a pagamento col Minichino infagottato e la Minica per mano, ma vabbè, coi soldi risparmiati ci siamo comprati il gelato.
E abbiamo buttato via le carte.
E abbiamo buttato via i bicchierini del caffè.
E abbiamo buttato via la bustina dello zucchero.
E abbiamo pulito il tavolo con un tovagliolo di carta.
E abbiamo pure vuotato il posacenere.

"Andiamo a prendere una scopina, mamma?"
lunedì, 30 giugno 2008
Che un figlio ti cambia.
In cinque settimane.

Premetto che nel mio corso pre-parto ero l'unica ad avere già un figlio.
Infatti ero stata ammessa "con riserva", come se il fatto di avere già un figlio fosse sufficiente a non aver più nulla da imparare.
Adesso, che ci hanno riunito in un unico corso post-parto, ci sono altre tre mamme alla seconda esperienza.
Infatti il fatto di avere UN figlio spesso impedisce di uscire di casa, mentre il fatto di averne DUE ti induce a farlo ed è interessantissimo ascoltare le loro tecniche e le loro strategie.

Ma quand'ero ancora l'unica "ad esserci già passata" e si parlava di cosa serve e cosa non serve ad un neonato siamo finite a parlare di quest'aggeggio che, per correttezza dell'informazione, io non possiedo.
Per correttezza dell'informazione, avevo effettivamente pensato di comprarlo, ma, forse per scaramanzia, forse per pessimismo statistico, avevo rimandato tutti gli acquisti a dopo la nascita della Minica, quando mi sono resa conto che, nonostante le apparenze, non era un aggeggio fatto per me. O meglio, per noi.
Ora voi lo sapete che sono una maniaca della prevenzione ed infatti ho sempre messo in atto le principali precauzioni per prevenire la SIDS: l'ho fatta dormire sempre sulla schiena, nella nostra stanzafinchè c'è stata, non ho permesso a nessuno di fumare in casa, l'ho allattata al seno. Non le ho dato il ciuccio, che sembra sia un'altra dei fattori di riduzione del rischio, ma solo perché è un surrogato del seno. E non ho dovuto fare molto per ridurre la temperatura. Semmai il contrario.
Quindi questo aggeggio sembrava proprio pensato per me.
Però.
Già ero scettica sull'opportunità di tenere un dispositivo acceso tutta la notte e per buona parte del giorno in prossimità della culla (è vero che possiedo le trasmittenti, ma ne ho fatto un uso limitatissimo e a partire da quand'era più grande) e poi mi sono resa conto che la Minica dormiva
a) molto meno di quanto ci sia scritto sui libri;
b) molto spesso in luoghi diversi dalla culla, in casa e fuori casa.
Mi sono quindi chiesta:
a) se questo aggeggio mi avrebbe fatto sentire più tranquilla, sapendola in parte monitorata durante il sonno, o più combattuta tra il desiderio di lasciarla dormire lì dov'era o tentare di spostarla nella culla rischiando di svegliarla (garantito al 100%) ed accettando il rischio residuo del seggiolino auto/passeggino;
b) se mi sarei sentita più in colpa per non aver comprato l'aggeggio o per non averlo utilizzato pur avendocelo.
Questo perché non pensiate che non sia anch'io tra quelle che periodicamente controlla che il figlio respiri. Certo che controllo, per quello che può servire un'occhiata ogni tanto.
Però, non rientrando in una delle categorie a rischio, mi sembrava che nel mio caso l'aggeggio servisse solo ad aumentare le mie paure.
E poi non ho ancora capito che cosa si debba/non debba/possa fare se l'aggeggio di mette a suonare o se ci si accorge che il bambino non respira. Di certo non lo si sbatte.

Però quando ho espresso queste mie perplessità nel gruppetto di future mamme sono passata per un'emula di Erode. Una delle più giovani e carine mi ha detto in lacrime che io "non so" quante vite siano state salvate grazie a quest'aggeggio.
Ed infatti non lo so, non l'ho trovato da nessuna parte.
E mi dispiace di averla fatta piangere, anche sotto l'effetto degli ormoni: non si fa piangere una donna incinta.

A cinque settimane dal parto la neomamma ancora giovane ma un po' meno carina raccontava delle sue notti insonni, degli esperimenti con "bibi" di camomilla e LA e di come lasciasse dormire il bambino ovunque ed in qalunque posizione, purché dormisse.
"Scusa, ma... e l'angelcare?" ho chiesto io, un po' perfida.
"Che cosa?"
Niente, dopo il parto si perde la lacrima facile e pure la memoria.
venerdì, 27 giugno 2008
Mentre lo lavo o gli cambio il pannolino aziono un carillon della Chicco che mi hanno regalato e suona "You can fly!".

Spero di ottenere un duplice effetto:
che quando verrà il suo turno non regali a qualche suo amico neopapà l'ennesimo giocattolino inutil-plasticoso, ma qualcosa di più sensato;
che non mi costringa a guardare con lui Peter Pan, visto che mi fa cagare.
"I bambini piangono se hanno il pannolino* sporco"

I miei li puoi lasciare pisciati a cagati fino alle orecchie e non aprono bocca.
Fino a quando non ti viene in mente di cambiarli.

*Per ora stiamo usando gli UEG (Moltex o Naturaè), ma visto che siamo ormai a regime e che al Minichino stanno bene i vecchi Kushies Ultra 4-11 della Minica (tutti bucherellati attorno al girogamba, alla fine dovevo usare una mutandina supplementare), ieri ne ho ordinati di nuovi.
Quelli vecchi li terrò come riserva per i giorni di pioggia; il prototipo di riparazione, pur tecnicamente riuscito, non mi soddisfa nel materiale usato nel rivestimento. Nelle mie ricerche non sono infatti riuscita a trovare del tessuto impermeabile e traspirante a metro (tipo goretex) o che fosse conveniente tagliare. Alla fine ho ripiegato su una tovaglia plastificata, senza PVC, ma su cui nutro seri dubbi di ecologicità e resistenza a molteplici lavaggi.
Se è successo anche a voi, se volete ampliare le vostre scorte, se vi va di provare, i pannolini lavabili sono un regalo originale per un secondo nato.
"I bambini si rilassano durante il bagnetto"

Se tentassi di scioglierlo in acido, probabilmente urlerebbe di meno.
Non so se andremo in piscina, a settembre.
postato da: momatwork alle ore 10:22 | Link | commenti (7)
categoria:andare in piscina, lavare il bagno, abbracciare il minichino
lunedì, 23 giugno 2008
Piscia: di più.
Caga: di meno.
Dorme: di più.
Piange: di meno.

Lo so, non si divrebbero fare confronti. Ma se sono tutti a suo favore, perché no?
sabato, 21 giugno 2008
Dovrà ben esistere una cura per il mal di testa che non duri solo nove mesi e i cui effetti collaterali poi non vogliano stare in braccio.

postato da: momatwork alle ore 07:12 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, abbracciare il minichino
mercoledì, 18 giugno 2008
C'ero io, che ho partorito.
C'era la nuova vicina, che ormai ha una pancetta degna di nota.
E c'era la Vicina, che era una di quelle "due e non più di due".

E invece, con questo sono tre.


lunedì, 16 giugno 2008
Eravamo rimasti che la Minica aveva smesso di ciucciare da qualche mese, ma che l'ahm, il nostro nome familiare, era rimasto un fatto ed un ricordo importante.
Come già negli ultimi mesi di allattamento "vero", carezze e bacini erano però riservati a momenti di intimità intra moenia, tanto che la Minica ogni tanto mi si sedeva in braccio, accennava ad infilarmi le mani nella scollatura e mi chiedeva con aria furbetta: "Semo casaaaa?" già sapendo, ovviamente, la risposta che sarebbe arrivata, comunque, accompagnata da un sorriso.
Naturalmente in questi mesi è stata fatta molta pubblicità progresso sull'argomento, cercando di non entrare nel vicolo cieco dei "bambini piccoli/bambini grandi" e di dire come sempre la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità.
Con esiti fra i più disparati; da un primo secco "no, lui mangerà la pasta" ad un inorridito "ma mamma, noi non abbiamo un biberon per il fratellino" di qualche giorno fa, ai quali ho ribadito con quanta più calma mi fosse possibile, che no, il fratellino non mangerà la pasta, non da subito, e non avrà bisogno di nessun biberon, perché farà l'ahm, come l'hai fatto tu.
E a questo punto facciamo partire un filmato. O le diapositive.
Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che assaggia un banana. Ecco la Minica che fa di nuovo l'ahm. Ecco la Minica che sgranocchia un grissino di riso con i suoi due denti. Ecco la Minica che fa il bagno nella minestra. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa ancora l'ahm. Ecco la Minica che mangia la sua torta di compleanno. Ecco la Minica che continua a fare l'ahm. Ecco la Minica che mangia il gelato, le trenette al pesto, gli gnocchi con lo scorfano, la pizza, il fritto di pesce, gli arrosticini, la sachertorte e, appena prima della sua seconda torta di compleanno, dell'ahm non ne vuole sapere più.
E nemmeno la mamma avrebbe voluto saperne di allattarne due contemporaneamente, sia chiaro, soprattutto dopo che il nostro allattamento si era concluso spontaneamente e felicemente.
Solo che ad una richiesta esplicita non avevo ancora deciso cosa rispondere, fin quando ho letto sull'ultimo libro di Gonzales che è possibile che i bambini che hanno ciucciato fino a pochi mesi prima chiedano di riprovare, ma che nella maggior parte dei casi, se li si lascia provare non ricordano più come si fa. Quello che chiedono, insomma, è una "prova d'amore".

Ed ho rischiato.
Ed è andata bene.

Dettagli tecnici:
Non sono riuscita a filmare il breast crawl (l'avevo deciso da tempo, ma all'Uomo dei treni l'ho detto solo qualche giorno prima in modo che credesse fosse uno strano effetto degli ormoni) e nemmeno ad attaccarlo in sala travaglio (ve l'ho già detto che non sono riuscita ad arrivarci, in sala parto?) perchè ho avuto il mio bel daffare a litigare con l'ostetrica-ragazzetta che voleva portarmelo subito via per ripulire il luogo del misfatto prima del cambio turno.
Sono stata scortese ed indisponente con l'ostetrica-ragazzetta quando è passata a vedere come stava andando. Mancava solo che le dicessi: "Lei non sa come allatto io", ma ero ancora troppo incazzata per il mancato parto in acqua e poi, si sa, si può sempre dare la colpa agli ormoni.
Il Minichino non si è subito attaccato bene, perchè non apriva abbastanza la bocca, ma a suon di prova e riprova alla fine ha imparato: niente dolore, niente ragadi. Anche se fonti autorevoli ritengono che preparare il seno sia inutile se non dannoso e che la cosa più importante sia un buon attacco, a me l'altra volta era andata bene (leggero fastidio i primi giorni, niente ragadi) e sentendo che allattatrici più scafate di me avevano comunque avuto problemi, l'ho rifatto (anche se con meno  perseveranza e convinzione). Il che, ovviamente, non significa niente se non che a me è andata bene così.
Contro il parere di tutti ho insistito per la dimissione anticipata e siamo tornati a casa il giorno dopo: non ne potevo più della mia lamentosa compagna di stanza e dei suoi amici, parenti, conoscenti sempre pronti a fare commenti e a dare consigli a lei, ma anche a me: ma quanto lo attacchi (quanto gli pare), ma dove lo metti (nella fascia), ma adesso non hai latte (no, ma presto ce l'avrò), che nome strano (in realtà volevamo prenderci un cane, ma poi sono rimasta incinta...), ma come vai già a casa (sìììììììììì!!!!!!!!!!!). E soprattutto non ne potevamo più di non poter dividere la nostra gioia con la Minica.
Come mi ha detto l'ostetrica-amica, me l'han fatta pagare salata, 'sta dimissione.
Stavolta la montata è arrivata, sotto forma di due tette che l'Uomo dei treni se le sognerà finchè campa. Peccato che l'effetto Fujiko sia durato solo poche ore e che le mie tette a tenuta stagna mi avessero fatto rischiare un ingorgo, prontamente risolto alternando da antrambi i lati la posizione classica e quella a rugby. Giusto perché non si dica che ho solo avuto fortuna e bla bla bla, bla bla bla.
Il Minichino per ora ha uno stile diverso dalla Minica, che ciucciava poco e ad intervalli ravvicinati di veglia (di giorno) o sonno leggerissimo (d notte). Lui invece fa una anche due ore di attacca-stacca (di giorno) o una poppata voracissima (di notte) e poi dorme per molte ore filate ovunque lo si metta, il che mi permette di fare un sonno notturno "di qualità" e di dedicare un tempo diurno "di qualità" alla Minica.
E magari pure di mangiare seduta e fare una doccia, via.
venerdì, 13 giugno 2008
Forse vi chiederete perché non sto scrivendo nulla del Minichino.
Un po' è perché non ho tempo.
Un po' è perché fa solo quello che fa il maschio italiano medio: mangia, dorme, piscia, caga, rutta e scorreggia.

Probabilmente guarderebbe volentieri anche le partite in TV, ma non ce l'abbiamo.
lunedì, 09 giugno 2008
Stiamo felicemente e forzatamente coslippando da una settimana.
Felicemente, perché per ora il Minichino dorme quanto il neonato standard dei libri di puericultura, perché l'Uomo dei treni nemmeno lo sente quando si sveglia per ciucciare e perché rispetto ai 10-12 risvegli della Minica quando aveva la sua "età" tre o quattro, mi sembrano davvero uno scherzo.
Potere del fattore scala.

Forzatamente, perché la bellissima culla in cotone fu biologico, lana fu non trattata e fibra di cocco fu naturale che mi fu già prestata dalla Vicina per la Minica, nei mesi in cui non è stata utilizzata è stata amorevolmente custodita da sua suocera.

In naftalina.
domenica, 08 giugno 2008
I Minici dormono.
Mia suocera legge il giornale in giardino (e non se ne andrà finché entrambi non si saranno svegliati).

Il silenzio è assordante.
postato da: momatwork alle ore 19:28 | Link | commenti (3)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica, abbracciare il minichino
venerdì, 06 giugno 2008
... e già vittima della malasanità.
Come sapete sono Rh negativo. Così anche al Minichino hanno prelevato del sangue placentare per farlo analizzare e stabilire se dovessi sottopormi a profilassi oppure no.
Solo che era domenica.
E il giorno dopo era lunedì, però era anche il 2 giugno.
E il giorno dopo mi hanno chiamato per fare la profilassi.
Però quando ho chiesto il gruppo del Minichino non hanno saputo rispondermi, perché le analisi a loro " non risultavano".
Cioè, ho tradotto all'infermiera, le avete perse o non sapete trovarle (com'era già successo per quelle della Minica, gentilmente omaggiata dal papà di un cognome dalle molte grafie alternative) e quindi volete farmi fare la profilassi anche se teoricamente potrebbe non servire.
"Noooo," mi ha risposto l'infermiera scandalizzata "non risultano nel sistema, perciò deve fare la profilassi"
"Vabbè vengo lì e poi vediamo"
Per il Minichino però niente: tutte le storpiature possibili ed immaginabili continuavano a "non risultare".
Cioè, ho tradotto all'infermiera ormai provata e sempre più scandalizzata dalla mia riluttanza a farmi 'sta profilassi, le avete perse.
"Se lei non avesse voluto andare via il giorno dopo, non sarebbe successo"
"E perché mai?" ho risposto "Forse dovevo consegnarle io, le analisi al laboratorio?"
Chiamiamo l'ostetrica. Chiamiamo l'infermiera. Chiamiamo il ginecologo.
La loro versione è che la colpa è "del nuovo sistema" che non accetta prelievi in assenza del codice fiscale (che il Minichino, ovviamente, ancora non ha).
Dunque bene, se la mia testardaggine nel non voler correre un inutile anche se bassissimo rischio ha permesso di individuare questa falla nel "sistema".
Dunque male, visto che al ginecologo (ad un uomo, a chi, sennò?) è venuta la seguente brillante idea: visto che il bambino è lì, facciamogli un prelievo per determinare il gruppo.
Proprio una bella idea! Bucherelliamo un bambino di tre giorni per rimediare ad un vostro errore!
A quel punto avrei volentieri tirato il culo indietro, accontentandomi del casino che avevo già fatto, invece mi sono dovuta sentire in colpa mentre gli legavano il microbraccino con il micro laccetto emostatico e glielo bucherellavano allegramente.

Ma, almeno, non inutilmente.
Il Minichino è Rh negativo.
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