La buona notizia è che il didò fatto in casa è stato molto apprezzato dai bambini di tutte le età: dal Figlio Grande (otto anni) che ne ha fatto un unico impasto dal colore vomitoso al Bimbo Inconsolabile (un anno) che se l'è mangiato, passando per la Cugina Magiara e le altre bimbette che impastavano rose, foglie e lumachine e pure per la Minica che si è timidamente avvicinata al terribile impasto.
La cattiva notizia è che l'unico centro di assistenza della Kitchen Aid si trova a Bergamo ed è attualmente chiuso per ferie agostane. E, vista una precedente esperienza con una macchina fotografica che ho dovuto spedire a Milano anche solo per avere un preventivo, il rischio è che mi costi meno ricomprarmelo (e sto dicendo molto).
Vabbè.
La mia festa di compleanno invece è parzialmente riuscita perchè l'Uomo dei Treni ci ha messo del suo per sabotarmela. Il programma originale prevedeva che io avessi tutto il giorno il campo libero per spignattare in attesa dell'arrivo verso le sei degli amici con bambini (che avevano espresso l'intenzione di volersene andare presto) e quindi degli amici senza figli e senza coprifuoco (in tutto una trentina di persone, visto che l'Uomo dei Treni, come suo solito, aveva invitato al di fuori di ogni controllo tutti quelli che incontrava per la strada. E lui incontra un casino di gente).
Invece, nonostante avessi cominciato a soffriggere cipolla alle sette del mattino con le migliori intenzioni, alle nove stavo giocando con le costruzioni, alle dieci facevo un giro spingendo il triciclo ed alle undici disegnavo con i micropastelli seduta su una microseggiolina.
Alle undici e cinque davo in escandescenze contro l'Uomo dei treni che invece di fare quello che avevo chiesto stava montando due portalampade che possediamo da circa cinque anni. Io lo ringrazio per aver pensato per i nostri ospito ad un'illuminazione meno precaria del solito faro da cantiere, ma meglio sazi che ben illuminati, grazie.
Alle sei e trenta davo in escandescenze contro l'Uomo dei treni chiedendogli dove diavolo fosse finito, visto che avevo il giardino pieno di bimbetti che cercavano la Minica, le zucchine (poi bruciate) sul fuoco ed una cassa di pomodori ancora da ridurre a cubetti.
Alle sei e trentacinque, fra la costernazione generale, ma soprattutto mia, lui reinventava la disposizione dei tavoli e delle panche, segava assi di legno per farne sgabelli, spostava pietre che da che mondo è mondo erano sempre state lì.
Nonostante tutto questo i miei ospiti piccoli e grandi sembravano divertirsi e gradire le focacce (a parte la Cugina Magiara, ma ella è caso patologico) in attesa del piatto forte, ossia della griglia di cui si sarebbe dovuto occupare l'Uomo dei Treni.
Alle sette e trenta sono cominciati ad arrivare gli adulti non accompagnati, le focacce erano state completamente spazzolate e della griglia neanche l'ombra.
Da quel momento la situazione mi è completamente sfuggita di mano: gli ospiti adulti li ho a malapena salutati, ringraziati e risalutati impegnata com'ero a non perdere di vista la Minica e contemporaneamente entrare e uscire di casa, salire e scendere le scale piena di piatti, bicchieri, posate, giocattoli, vassoi, olio, sale, pepe, pane, aglio... non ho mangiato praticamente niente, non ho scambiato due-parole-due (ma ho sedato un paio di discussioni colte al volo prima che degenerassero) e quando mi sono seduta per la prima volta era quasi mezzanotte, i bambini che dovevano andare a dormire alle nove erano ancora irriducibili, una mia amica di vecchia data che si era ritrovata senza preavviso nè compagnia in quel bailamme se n'era andata un'ora prima visibilmente seccata e mi sono accorta di non essermi mai tolta il grembiule da brava massaia.
È inutile. Per queste cose non ho più l'età.