
Sto leggendo
un libro così palloso, ma così palloso, che non riesco nemmeno a soffrire d'insonnia.
Invece non ho ancora trovato un libro così poco palloso, ma così poco palloso da meritare
un posto nella mia valigia da parto.
Ai tempi dell'influenza ho già fatto svaligiare le poche librerie della zona in cui si potevano trovare degli Agatha Christie in lingua originale.
Sia accettano suggerimenti.
Ho comprato l'
ultimo libro si Carlos Gonzàles sull'allattamento. Non che ne avessi un gran bisogno, intendiamoci. Ma, nonostante l'argomento paradossalmente mi interessi meno, quasi sempre mi piace come scrive, lo trovo equilibrato, obbiettivo, onesto, con quel pizzico di ironia che non guasta.
È vero, non l'ho ancora finito, ma sono a metà ed, anche se l'argomento è meno vasto di
Bésame mucho e più discusso (nel bene e nel male) de
Il mio bambino non mi mangia (di cui, mannaggia, ancora non sono riuscita a tessere le lodi come dovrei) devo dire che finora mi piace meno degli altri due.
A partire dalla quarta di copertina, dove i due libri precedenti sono definiti dei "bestseller".
Beh, non credo lo siano. Almeno non in Italia.
Purtroppo.
È vero che sull'argomento la pensiamo in maniera tutto sommato diversa: lui considera l'allattamento un diritto assolutamente fisiologico, una parte del ciclo sessuale e riproduttivo della donna. Io invece confesso che, nonostante non abbia mai visto l'allattamento come un obbligo, uno sforzo o un sacrificio, continuo a trovare estremamente convincenti, oltre all'ovvietà fisiologica,
le prove scientifiche a supporto dell'allattamento.
Ma, si sa, ognuno è fatto a modo suo ed è sensibile ad alcuni argomenti e non ad altri.
Poi, mi sembra troppo calato nella realtà spagnola (assai più penalizzante di quella italiana, con sole dieci settimane di astensione obbligatoria post parto... chissà se nel frattempo qualcosa è cambiato...) anche se ci sono i riferimenti a documenti e normative italiane. Ad esempio, spero per i bambini spagnoli che i loro nidi non siano tutti dei lager come quelli che lui descrive, anche perché le sue "alternative" (astensione prolungata dal lavoro, nonni, bambinaie, conoscenti che hanno scelto di restare a casa ad accudire i loro, di figli...) mi sembrano molto soggettive, oltre che aleatorie.
Non so... sarà la tristezza per questa meravigliosa esperienza del nido che sta per concludersi, sarà il ricordo delle martellate sui coglioni che sono andata a farmi dare a Reggio Emilia vedendo i loro asili (così sostiene l'Uomo dei treni), sarà la mia solita vena equo-polemica ma mi sembra che un gruppetto di genitori un po' esigenti (ciascuno con le sue esigenze, s'intende) possa ottenere a beneficio di tutti molto più di quanto un singolo possa ottenere a beneficio del suo solo figlio/a.
Fatto sta che non siamo certo ai livelli de
LaLaura, ma tra inserimento, visite a casa, colloqui individuali e corali, cene, compleanni, festicciole in giardino, papà e mamme al nido, progetti in piccoli gruppi, documentazione fotografica delle attività, prestito libri, laboratori di pittura-incollatura, gite di fine anno e altre giornate "speciali" (una mamma musicista che organizza delle matinée musicali, una maestra in pensione che dedica un giorno a settimana ad esperimenti culinari...) non posso certo dire di aver parcheggiato la Minica in un asilo dove qualcuno le dà distrattamente un'occhiata.
E mi chiedo anche come questo possa rapidamente cambiare togliendo la più delocalizzata delle pressioni fiscali e come questo si concili con le pretese della Lega. Mah...
Comunque, nonostante il titolo un po' melenso, è, come i precedenti, un libro molto scientifico, ricco di bibliografia e per nulla incline all'estasi da allattamento, anche se resto dell'opinione che difficilmente un libro possa essere d'aiuto più di una brava consulente.
Brava soprattutto a capire quali sono le corde sensibili di chi ha davanti.

E, già che ci sono, non me ne vogliano le entusiaste, faccio le pulci anche al libro della
Ina May Gaskin: un libro bello e utile, ma non equilibrato, obbiettivo ed onesto. Un libro che già dalle primissime pagine fornisce dei dati discutibili e fuorvianti, confrontando la bassissima percentuale di cesarei e parti operativi del centro nascita The Farm con quelli medi degli Stati Uniti, omettendo però di specificare che i parti effettuati in ospedale comprendono anche quelle gravidanze patologiche che non sarebbero accettate a The Farm. Ecco, forse sono l'unica ad aver notato questa piccola "disonestà" in mezzo a tanti incantevoli racconti di parto, ma, appunto, perché voler a tutti i costi tirare acqua al proprio mulino facendo questi pasticci?

E, già che ci sono, attacco altri due mostri sacri, vittime inconsapevoli di traduttori approssimativi. La prima è Sheila Kitzinger, autrice della mia bibbia durante la prima gravidanza che avevo già decantato
a suo tempo (e che mi sono rifatta prestare, ma che consulto con assai meno timore ed entusiasmo).
Bene, quale cosa più normale di comprare quella che dal titolo alla copertina si spacciava per il suo prosieguo? Invece
Il bambino, il primo anno di vita (titolo originale
The Year after Childbirth), non è affatto, come pensavo io, il classico libro di puericultura in versione orientata alla genitorialità naturale (quello che eventualmente è
Abbiamo un bambino di Grazia Honegger Fresco) e nemmeno "un libro ricco di consigli pratici per imparare a comprendere le esigenze del piccolo senza trascurare il vostro equilibrio fisico e psicologico", ma un libro
essenzialmente matricentrico, che a saperlo prima, avrebbe anche potuto essere interessante, ma che per fortuna ho potuto restituire in libreria nonostante l'avessi appositamente ordinato, spacchettato e sfogliato quanto basta per capire che non era quello che volevo, cioè un libro non sulla madre, ma sul bambino.

Altre vittime innocenti di una traduzione fuorviante sono il buon
Dottor Sears e consorte che hanno scritto un libro (sull'allattamento) che si chiama "Keys to Breastfeeding" a cui hanno aggiunto, bontà loro, 10 (dieci) facciate sullo svezzamento senso stretto (cioè sulla fine dell'allattamento) e sull'introduzione dei cibi solidi.
Allora perché tradurlo come allattamento e SVEZZAMENTO?
Ancora una volta cercavo un libro su un argomento (lo svezzamento in senso lato di bambini allattati al seno) e ne ho comprato uno che parlava, prevalentemente d'altro.
E vabbè.
Qualcuno ha ancora voglia di consigliarmi un libro?
Allora parliamo di quaderni.
Il primo quaderno, la prima "idea" di quaderno l'ho trovata
qui e loro la chiamano "il libro dei libri": è, dicono, "
il libro che si costruisce in casa e che racchiude ricordi, cimeli, storie, vere o inventate che documentano i vari momenti della crescita [...]
pratica abituale di molti asili nido e scuole
dell'infanzia particolarmente sensibili ed attente regalare ai genitori [...]
un librone gonfio di foto, disegni (dai primi scarabocchi alle prime consapevoli produzioni artistiche), elaborati, oggetti, ma anche racconti di attività, gite, eventi, gesta e bizzarrie del bambino [...].
Finora le "produzioni" della Minica sono state estrememente limitate: quelle del
centro gioco, eccessive e non significative per la sua età, sono state senza rimpianti distribuite tra nonni entusiasti e raccolta della carta, quelle del nido sono lavori di gruppo appesi alle pareti. Però credo che dal prossimo anno ci sarà una produzione assai prolifica e quindi vorrei attrezzarmi in questo senso, magari seguendo le idee di
questo libro.
Il secondo quaderno è quello del nido, un diario giornaliero dove viene annotato il "chi fa cosa" (ed anche il "chi ha mangiato cosa", ma questo non mi turba molto, visto che la mini-Minica è solitamente una buona forchetta...) e il "chi ha detto cosa".
Il terzo quaderno è l'idea di una mamma. Perché i bambini dicono cose che le mamme non sentono quando sono al nido, ma dicono cose (sul nido) che le maestre non sentono quando sono a casa. E questa mamma ha pensato di comperare un quaderno dove annotare, a turno, i commenti dei nostri bambini sul nido.
Alla scuola dell'infanzia dove la Minica andrà a settembre non credo si faccia nulla di simile, perciò ho intenzione di rompere alla mamme che conosco perchè si rompa alle maestre e si faccia.
E poi vediamo come va.