La Minica se distinguere la destra dalla sinistra.Beata lei.
categoria:andare a votare, abbracciare la minica

Una che non ha nessuna risposta.
Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?






La Minica se distinguere la destra dalla sinistra.
A me piace ascoltare la radio.
L'uomo dei treni ha ricevuto una lettera.
Ieri, mentre facevo il primo monitoraggio (eh, già... arieccoci...), sfogliavo Repubblica un po' distratta ed un po' disgustata e mi sono imbattuta in una paginata di pubblicità (credo), per devolvere il cinque per mille a sostegno alla ricerca scientifica.
Sto leggendo un libro così palloso, ma così palloso, che non riesco nemmeno a soffrire d'insonnia.
E, già che ci sono, non me ne vogliano le entusiaste, faccio le pulci anche al libro della Ina May Gaskin: un libro bello e utile, ma non equilibrato, obbiettivo ed onesto. Un libro che già dalle primissime pagine fornisce dei dati discutibili e fuorvianti, confrontando la bassissima percentuale di cesarei e parti operativi del centro nascita The Farm con quelli medi degli Stati Uniti, omettendo però di specificare che i parti effettuati in ospedale comprendono anche quelle gravidanze patologiche che non sarebbero accettate a The Farm. Ecco, forse sono l'unica ad aver notato questa piccola "disonestà" in mezzo a tanti incantevoli racconti di parto, ma, appunto, perché voler a tutti i costi tirare acqua al proprio mulino facendo questi pasticci?
Altre vittime innocenti di una traduzione fuorviante sono il buon Dottor Sears e consorte che hanno scritto un libro (sull'allattamento) che si chiama "Keys to Breastfeeding" a cui hanno aggiunto, bontà loro, 10 (dieci) facciate sullo svezzamento senso stretto (cioè sulla fine dell'allattamento) e sull'introduzione dei cibi solidi.
dell'infanzia particolarmente sensibili ed attente regalare ai genitori [...] un librone gonfio di foto, disegni (dai primi scarabocchi alle prime consapevoli produzioni artistiche), elaborati, oggetti, ma anche racconti di attività, gite, eventi, gesta e bizzarrie del bambino [...].
Mi sembra chiaro quali siano le (pari) opportunità offerte alle donne.
Nell'introduzione di uno dei libri che ho preso leggo: "[La] riflessione americana a livello nazionale e [la] ricerca di esempi di successo a livello internazionale da cui imparare non è nè nuova nè unica. Piuttosto, è un'usuale e periodica reazione che si verifica in questo paese in seguito alle ricorrenti crisi di fiducia tra gli americani di ogni generazione che si rendono conto come l'educazione allo stato attuale non risponda alle loro aspettative."
Non ci ho creduto.
...quello che chiamano rispetto della vita?
Diciamocelo, a me la Binetti mi fa un baffo. Rispetto a lei e a quelli come lei io sono avanti anni luce. O indietro, dipende dai punti di vista.
Sì, perché secondo me la vita inizia prima, molto prima del concepimento. Inizia prima ancora del desiderio di avere un figlio, inizia dalla possibilità stessa di averne.
Se a diciott'anni, quando la possibilità e l'intenzione di diventare madre di una famiglia numerosa erano pari a quelle di ottenere il Nobel per la medicina, cioè praticamente nulle, mi avessero detto che per una malattia, un'operazione, una malformazione o un incidente non avrei potuto procreare dei figli, quei figli sarebbero stati in qualche modo dei "figli non nati".
A trent'anni, quando avevo già sotto mano "il padre dei miei figli", ma comunque la possibilità e l'intenzione di diventare madre di una famiglia, ormai difficilmente numerosa, ancora non mi passavano per l'anticamera del cervello (mentre quelle di ottenere il Nobel per la medicina erano da tempo definitivamente sfumate...), ho cominciato a riflettere su come conciliare l'immagine futura che avevo di me, con una qualche forma di discendenza, e l'eventuale impossibilità di procreare naturalmente.
Personalmente non mi sarei sottoposta ad accertamenti specialistici e poi a tecniche di fecondazione assisitita, autologa od eterologa, ancora possibile all'epoca. Mi sarebbero sembrate delle pratiche innaturali, un voler ricercare delle "responsabilità", un istillare il dubbio che questo figlio fosse più di uno che dell'altro, un minare dall'interno la nostra parità di genitori e, perché no, un voler mantenere le apparenze verso l'esterno, come se la sterilità o l'impossibilità di portare a termine una gravidanza non fossero un accidente, ma una vergogna.
Naturalmente, a differenza della Binetti e di quelli come lei, non pretendo che le mie opininioni personali diventino per tutti legge morale e non solo. Se una coppia se la sente di intraprendere la strada della fecondazione assisitita, sono ben felice che lo possa fare nei limiti degli attuali progressi in campo medico e non delle paturnie del baciapile di turno e della propria disponibilità economica. Non per niente sono andata a votare sì per il referendum sulla procreazione assistita quando già cominciava a vedersi una discreta pancetta di quattro mesi. Perché i figli delle coppie che non potranno accedere alla fecondazione eterologa, le gravidanze trigemellari che non arriveranno a buon fine, gli embrioni abortiti perché affetti da un'anomalia genetica che avrebbe potuto essere benissimo diagnosticata in fase di pre-impianto, secondo me sono dei "figli non nati".
La strada che avrei scelto io sarebbe stata quella lunga e difficile dell'adozione, perché è una strada che mi sarebbe comunque piaciuto percorrere, a prescindere e parallelamente alla possibilità di avere dei figli biologici. Forse è per questo che ho deciso per il matrimonio (civile) e non per la convivenza. All'epoca, ma nel frattempo la normativa è cambiata, la domanda di disponibilità all'adozione poteva infatti essere presentata solo dalle coppie sposate da almeno tre anni. Come a dire che, se avessimo intrapreso questa strada saremmo forse in dirittura d'arrivo. Forse.
Invece è una strada che non abbiamo intrapreso perché, quando ne parlai all'Uomo dei treni, lui non era convinto. E i figli, biologici o adottivi, secondo me, bisogna farli in due.
Adesso che so cosa significa portare in grembo, partorire ed allattare un figlio biologico, non ho cambiato idea dull'adozione. Ma non l'ha cambiata nemmeno l'Uomo dei treni, quando il Minichino stentava a venire e gliene ho riparlato.
Se mai avremo un terzo figlio, quasi sicuramente non sarà un figlio adottivo.
Perciò i "miei" figli adottivi, figli che ho desiderato e che avrei amato quanto i miei figli biologici, sono, in qualche modo, almeno per me, dei "figli non nati".
Già, i miei figli. La Minica ed il Minichino. E forse pure il/la Minichetto/a.
Una figlia nata, uno ancora non nato ed uno che non si sa se verrà mai concepito, ma che ai miei occhi sono tutti uguali. Tutti con gli stessi diritti. Il diritto di nascere, il diritto di nascere sani ed il diritto di essere curati ed assistiti dignitosamente se nascessero malati o prematuri o con un'altra malformazione non diagnosticabile o statisticamente improbabile.
Perché dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei quando lanciano le loro improponibili proposte, che una famiglia con un figlio in condizioni di difficoltà ha bisogno di ben altro che di una benedizione. E che, non ricevendo altro, difficilmente avranno il coraggio o la possibilità di avere altri figli, di nuovo dei "figli non nati".
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che un aborto tardivo non si fa per "sbarazzarsi" di una gravidanza indesiderata, ammesso che la maggior parte degli aborti precoci si faccia per questo motivo, magari perché lei e quelli come lei osteggiano un'efficace politica di prevenzione delle gravidanze indesiderate, ma perché la diagnosi prenatale ha evidenziato delle malformazioni che i genitori giudicano incompatibili con una vita decorosa.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che a quel punto un feto ha già una dimensione considerevole anche nel cuore dei genitori, che forse ha già un nome e qualche pezzo di corredino, che sicuramente sarà un "figlio non nato", perché, con una dolorosa e personalissima decisione, i suoi genitori preferiscono che non nasca.
Perché dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che se non dovesse funzionare il terribile ricatto nei confronti dei genitori biologici, questi "aborti rianimati" assommerebbero le conseguenze di una estrema prematurità al motivo che ha indotto i genitori ad una decisione così terribile come quella di un aborto tardivo e difficilmente troverebbero dei genitori adottivi disposti ad accoglierli. Chissà, forse vuole tenerseli tutti la signora Binetti.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che ci sarebbe sempre la possibilità per le famiglie più facoltose di rivolgersi all'estero e per quelle meno facoltose a qualche personaggio privo di scrupoli e garanzie.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che se tirano troppo un lato di una coperta troppo corta, sottrarranno risorse a prematuri di cui i genitori desiderano la sopravvivenza, a neonati che necessitano di cure intensive, al miglioramento delle tecniche di diagnosi prenatale, privando di fatto dei "figli già nati" del diritto alla vita ed alla salute.
Dimenticano, la signora Binetti e quelli come lei, che la sola possibilità di accedervi non abbliga nessuno a sottoporsi ad indagini prenatali, nè tantomeno ad un aborto.
Le mamme che portano i loro bambini all'asilo del Bambino, si disinteressano a tal punto di quello che fanno i loro figli mestre sono all'asilo, che nemmeno lo sanno se fanno religione oppure no.
In questi giorni sto avendo uno scambio di opinioni su quanto costi fare un figlio e, soprattutto quanto costi farne un altro.
A chi piacciono le etichette? A me no, ovviamente. Perché se vuoi fare l'originale, vuoi illuderti di essere originale nella tua originalità.
Però però, gira e rigira, va a finire che nei vari blog, gruppi e forum trovi sempre le stesse persone e se ti vanno bene i pannolini lavabili facilmente ti va bene anche il cibo biologico e scopri che in fondo anche altri hanno letto gli stessi libri e sembrano pensarla abbastanza come te e che, in fondo, almeno virtualmente, non si così isolata come credevi.
E allora scopri che c'è un nome per tutto, anche per l'accozzaglia di idee che va appunto sotto il nome di Attachment Parenting. Ed orrendamente traducibile in "genitori con attaccamento", termine che evoca madri iperprotettive ed appiccicose, incapaci di capire quand'è ora di farsi da parte, bambini attaccati alle gonne, adolescenti che si fanno rifare da mammà il letto singolo faticosamente conquistato, universitari che viaggiano carichi di tupperware porzionati (la domenica) e roba sporca (il venerdì), trentenni e più che ancora non si schiodano da casa e arzilli sposini che per mangiare come si deve aspettano la domenica per andare, a turno, dalle rispettive famiglie.
E che cos'è invece 'sto Attachment Parenting? Se date uno sguardo al sito internazionale ci trovate tante famiglie e bambini felici che neanche sulle pubblicazioni dei Testimoni di Geova (ma, se preferite, esiste anche un più sobrio corrispondente europeo) e gli otto principi su cui si basa. E qui, se finora avete ravanato soprattutto in ambito italiano cominciano le sorprese: innanzitutto, l'allattamento al seno è senz'altro promosso ed incoraggiato e bla bla bla, ma si parla anche di un eventuale "Bottle Nursing" adattato ai ritmi ed ai comportamenti di un "Feeding with Love and Respect". Quindi, fermo restando che il latte materno è il miglior alimento e bla bla bla, è contemplata anche la possibilità di seguire un modello di attachment parenting anche se l'allattamento al seno non è andato a buon fine.
E se vi sembra poco, non conoscete il clima di caccia alle streghe che vige in certi ambienti di mammematte.
E se vi sembra ancora poco, vi racconterò di una pasionaria dell'allattamento al seno e dell'attaccamento che, quand'ero ancora una neofita, tra gli innumerevoli vantaggi mi decantò la possibilità di allattare chiacchierando al telefono e guardando la TV (non si sa se in contemporanea oppure no) senza contorsionismi per reggere la cornetta e cambiare canale.
Ora, spero di non sorprnedervi nè offendervi se penso che un allattamento, al seno o artificiale che sia, condotto con amore e rispetto, non si fa (se non occasionalmente) chiacchierando al telefono o guardando la TV.
Ma andiamo oltre. Appunto: ANDIAMO OLTRE.
Oltre il parto non medicalizzato, oltre l'allattamento, oltre portare i bimbi nella fascia.
Parliamo di bambini che sono nati da un bel po', che mangiano di tutto e non ciucciano più e che non ne volgiono sapere di stare in spalla, visto che corrono sulle loro gambe. Parliamo di bambini grandi.
E lì scopriamo un'altra particolarità.
Perché più avanti, ameno in Italia, sembra esserci il vuoto.
Perché le mamme "attached" italiane rispondono al seguente identikit: sulla trentina o poco più, un compagno che si intravede sullo sfondo, un solo figlio ancora piccolo e il desiderio/timore di farne un altro, un lavoro ed una vita inurbata di cui vorrebbero ma non possono fare a meno, un orientamento politico tendenzialmente di sinistra e un anticlericalismo nemmeno tanto velato.
Se adesso vi siete sorprese o offese perché vi sembra di riconoscervi, pensate a quanto bene questa descrizione si adatti anche a me.
Le mamme "attached" europee/americane, invece, sono generalmente più giovani, a volte single o con un compagno ancora più defilato, tre o più figli di cui alcuni già grandicelli, un lavoro "creativo" da casa, dove fanno homeschooling/unschooling, allevano galline e coltivano ortaggi biologici, il loro impegno politico è limitato al patriottismo (le americane soprattutto) e sono cristiane praticanti.
Perciò mi chiedo: quali saranno i prossimi sviluppi, se ce ne saranno, dell'attachment parenting "Italian Style"? È destinato a naufragare miseramente non appena i pargoletti andranno all'asilo? Si limiterà a scimmiottare alcuni aspetti di quello più internazionale? O troverà una sua strada "alternativa" senza per forza creare dei disadattati?
...non sarebbe un comico a fare le proposte serie.
Ogni tanto succede che qualcuno scopra l'acqua calda. Stavolta è toccato al Ministro Mussi.
Quando sento un politico o un giornalista che si meraviglia del fatto che un esame o un concorso sia stato truccato, che abbia avuto dei vincitori palesi, io non mi chiedo se ci è o ci fa. Sicuramente ci fa.
Che gli esami, tutti gli esami, siano in qualche modo truccati, che i concorsi, tutti i concorsi, abbiano dei vincitori palesi, che gli istituti di recupero anni scolastici, tutti, siano dei diplomifici, io lo so da vent'anni pur essendo il signor nessuno.
Perciò lo sanno anche loro, ma fanno finta di non saperlo, perché gli sta bene così o forse perché il sistema è talmente marcio che non sanno dove mettere le mani.
L'ovvietà sotto gli occhi di tutti, ma che tutti fingono di non vedere, è che con questo sistema alcune persone poco meritevoli o perlomeno disoneste andranno ad esercitare professioni per le quali non sono tecnicamente o moralmente qualificate. Come quella del medico, ad esempio. Credo non faccia piacere a nessuno essere operato da un incompetente o da uno più interessato al suo tornaconto che alla qualità delle valvole cardiache. Eppure, si continua a tollerare che queste persone diventino, un giorno, medici cui affidare la nostra vita e quella dei nostri figli.
Ciononostante e per ora, i corsi a numero chiuso credo restino il male minore. Nella massa di chi supera un test di ammissione ci sarà certamente una percentuale di raccomandati e poi ci saranno quelli più bravi di loro. I primi avranno pagato, i secondi se lo saranno meritato. In entrambi i casi verrà fatta una selezione anche sulla base del reddito che permetterà ad alcuni meritevoli di seguire la didattica in condizioni umane, di ususfruire di laboratori e strutture, di laurearsi in tempi decorosi e di accedere al mondo del lavoro in maniera contingentata.
Che è sempre meglio di buttare un sacco di soldi per un pezzo di carta straccia.
A proposito, con un coraggio che non ritrovavo da tempo, ho mollato.
Perché in questi quattro anni ho ottenuto tutto quello che volevo. Mi mancherebbe solo il pezzo di carta straccia.
Ma di quello non so davvero che farmene.
... la prima delle proposte di Beppe Grillo sarebbe quantomeno ridicola.
Voi assumereste forse come baby sitter qualcuno che è stato condannato per reati collegati alla pedofilia?
Perché, io no? Cosa voglio io? Il così-così? O voglio proprio il peggio del peggio?
Ma quanto mi fa incazzare questa frase... E quelle che ti dicono: "per mio figlio non bado a spese", neanche che coi soldi si potesse comprare la felicità o la salute.
Ecco, quello vorrei io per i miei figli: felicità e salute, nell'ordine.
Perché è meglio essere del malati felici che dei sani infelici.
E dunque che cos'è questo "meglio"? Bei vestiti? Tanti giocattoli? Un'esclusiva scuola privata? Tanti amici? Una "buona educazione"?
E questo "meglio", quando comincia e quando finisce? È un meglio a breve o a lungo termine? Oppure è un meglio assoluto, senza scadenza?
È meglio non cedere ai "capricci" o allevare un potenziale tiranno?
È meglio imporre delle frustrazioni a tavolino, per prepararlo a quelle che gli riserverà il mondo?
È meglio "insegnargli a dormire" o condannarlo all'insonnia?
È meglio "viziarlo" o dargli uno sculaccione "educativo"?
È meglio vivere in Italia o all'estero?
È meglio stare a casa o tornare a lavorare?
È meglio la nonna o l'asilo nido?
È meglio omologarsi o distinguersi?
È meglio la scuola pubblica o quella privata?
È meglio un giocattolo di legno o uno di plastica?
Se pensate che io abbia una sola risposta a queste e ad altre mille domande, sbagliate di grosso.
Si parlava di precarietà.
Se la precarietà fosse una cosa bella e si chiamasse flessibilità le istituzioni si fletterebbero a loro volta e ci si incontrerebbe a metà strada. Le isituzioni, al tempo del precariato sono invece inflessibili come se tutti avessimo un posto fisso assegnato alla nascita, come nella più spinta delle realtà socialiste.
Nel mio Comune i posti al nido si assegnano a gennaio. Per settembre.
Nel mio Comune si iscrivono al nido bambini che non sono ancora nati, purché nascano entro maggio.
Nel mio Comune chissà se qualcuno, colto da disperazione si fa programmare un cesareo per iscrivere il figlio al nido.
Nel mio Comune i bambini nati dopo maggio non potranno che andare al nido a settembre dall'anno successivo, quando avranno, ad esempio, quindici mesi meno un giorno. Fino a quel dì chissà che faranno le loro famiglie: forse li terrà qualche nonna, se c'è, o li iscriveranno ad un costosissimo nido privato. Perché al nido privato i bambini, che nascono in qualsiasi periodo dell'anno, possono cominciare in qualsiasi periodo dell'anno.
Nei nidi del mio Comune i bambini, una volta divisi in lattanti e medio-grandi a settembre, non crescono più. Se son nati a settembre (dell'anno precedente) restano lattanti fino a giugno (dell'anno successivo, quando di mesi ne avranno ormai ventuno.
I bambini nati tra gennaio e maggio di anni al nido ne fanno tre, quelli tra giugno e dicembre, due.
Nel mio Comune ci sono vari titoli di preferenza per iscriversi alle graduatorie. Ad esempio costituisce titolo di preferenza essere entrambi disoccupati. Chissà poi perché iscriveranno il figlio al nidi questi due qua, forse per andare a cercare lavoro.
Nel mio Comune costituisce titolo di preferenza se entrambi i genitori sono pendolari fuori Provincia, come noi, adesso. Se invece uno pendola fuori Provincia e l'altro si trova per due terzi dell'anno a saltellare da un aereo all'altro, come noi a gennaio, no.
Nel mio Comune, naturalmente conta la situazione al momento dell'iscrizione, a gennaio, non quella effettiva, a settembre.
Nel mio Comune chissà se qualcuno si fa temporaneamente spostare di sede per iscrivere il figlio al nido.
Nel mio Comune ci sono vari sistemi perfettamente legali ma indubbiamente immorali per avere un titolo di preferenza sulla base del reddito e per pagare meno la retta, ma magari non ve li dico, non vorrei turbarvi eccessivamente con il mio candore.
Perchè quasi tutti quelli che conosco ed hanno il posto al nido hanno adottato un qualche escamotage. E i pochi altri avevano davvero un motivo migliore del mio per ottenerlo.
Non ve l'avevo ancora detto, vero, che anche quest'anno la Minica è nelle riserve?
...vuol rivedere la legge sull'aborto perché ha paura che i preti pedofili restino senza materia prima?
Scusate la battutaccia, ma, come sempre non trovo giusto che una pesona si immischi in argomenti che, a rigor di definizione di celibato e di laicità dello Stato, non sono di sua competenza.
Oggi ho la vena polemica. Scusate.
Sarà che ho visto su Repubblica La Brambilla, la coppia Briatore-Gregoraci e relativi testimoni e qualche altro pari grado tutti nella stessa pagina e mi sono chiesta che razza di giornale glamour-gossip stessi leggendo.
Sarà che ho sentito il conduttore della rassegna stampa di Radiotre dire che Forza Italia sta al Partito delle Libertà come Canale Cinque sta a Retequattro, sottolineando come questo fosse vero considerando che i telespettatori di Retequattro sono soprattutto donne a bassa scolarità (mia nonna è una donna a bassa scolarità, ma non guarda Retequattro) e che quindi il nuovo partito pare rivolgersi a "quelle persone, soprattutto donne, che non si interessano ad una politica che non riescono a capire e che voterebbero un partito