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domenica, 13 luglio 2008
Il corso pre parto è ormai diventato un corso post parto.
Adesso ci sarà la pausa estiva e ci si rivedrà a settembre per gli ulitmi incontri.
Prima, però, sarebbe bello salutarci uscendo per una pizza, un gelato in compagnia.

Non a pranzo però, convengono tutti, fa troppo caldo.
Non a cena però, spiega una mamma, perchè il suo dopo le undici e mezza, mezzanotte, fuori casa di infastidisce assai.

Io e l'altra bi-mamma ci siamo guardate con sorpresa mista ad orrore: oddio, quand'è stata l'ultima volta che abbiamo fatto mezzanotte fuori casa? Capodanno? E di che anno?
Ieri, per non sbagliare, qui siamo andati a dormire alle otto.
lunedì, 30 giugno 2008
Che un figlio ti cambia.
In cinque settimane.

Premetto che nel mio corso pre-parto ero l'unica ad avere già un figlio.
Infatti ero stata ammessa "con riserva", come se il fatto di avere già un figlio fosse sufficiente a non aver più nulla da imparare.
Adesso, che ci hanno riunito in un unico corso post-parto, ci sono altre tre mamme alla seconda esperienza.
Infatti il fatto di avere UN figlio spesso impedisce di uscire di casa, mentre il fatto di averne DUE ti induce a farlo ed è interessantissimo ascoltare le loro tecniche e le loro strategie.

Ma quand'ero ancora l'unica "ad esserci già passata" e si parlava di cosa serve e cosa non serve ad un neonato siamo finite a parlare di quest'aggeggio che, per correttezza dell'informazione, io non possiedo.
Per correttezza dell'informazione, avevo effettivamente pensato di comprarlo, ma, forse per scaramanzia, forse per pessimismo statistico, avevo rimandato tutti gli acquisti a dopo la nascita della Minica, quando mi sono resa conto che, nonostante le apparenze, non era un aggeggio fatto per me. O meglio, per noi.
Ora voi lo sapete che sono una maniaca della prevenzione ed infatti ho sempre messo in atto le principali precauzioni per prevenire la SIDS: l'ho fatta dormire sempre sulla schiena, nella nostra stanzafinchè c'è stata, non ho permesso a nessuno di fumare in casa, l'ho allattata al seno. Non le ho dato il ciuccio, che sembra sia un'altra dei fattori di riduzione del rischio, ma solo perché è un surrogato del seno. E non ho dovuto fare molto per ridurre la temperatura. Semmai il contrario.
Quindi questo aggeggio sembrava proprio pensato per me.
Però.
Già ero scettica sull'opportunità di tenere un dispositivo acceso tutta la notte e per buona parte del giorno in prossimità della culla (è vero che possiedo le trasmittenti, ma ne ho fatto un uso limitatissimo e a partire da quand'era più grande) e poi mi sono resa conto che la Minica dormiva
a) molto meno di quanto ci sia scritto sui libri;
b) molto spesso in luoghi diversi dalla culla, in casa e fuori casa.
Mi sono quindi chiesta:
a) se questo aggeggio mi avrebbe fatto sentire più tranquilla, sapendola in parte monitorata durante il sonno, o più combattuta tra il desiderio di lasciarla dormire lì dov'era o tentare di spostarla nella culla rischiando di svegliarla (garantito al 100%) ed accettando il rischio residuo del seggiolino auto/passeggino;
b) se mi sarei sentita più in colpa per non aver comprato l'aggeggio o per non averlo utilizzato pur avendocelo.
Questo perché non pensiate che non sia anch'io tra quelle che periodicamente controlla che il figlio respiri. Certo che controllo, per quello che può servire un'occhiata ogni tanto.
Però, non rientrando in una delle categorie a rischio, mi sembrava che nel mio caso l'aggeggio servisse solo ad aumentare le mie paure.
E poi non ho ancora capito che cosa si debba/non debba/possa fare se l'aggeggio di mette a suonare o se ci si accorge che il bambino non respira. Di certo non lo si sbatte.

Però quando ho espresso queste mie perplessità nel gruppetto di future mamme sono passata per un'emula di Erode. Una delle più giovani e carine mi ha detto in lacrime che io "non so" quante vite siano state salvate grazie a quest'aggeggio.
Ed infatti non lo so, non l'ho trovato da nessuna parte.
E mi dispiace di averla fatta piangere, anche sotto l'effetto degli ormoni: non si fa piangere una donna incinta.

A cinque settimane dal parto la neomamma ancora giovane ma un po' meno carina raccontava delle sue notti insonni, degli esperimenti con "bibi" di camomilla e LA e di come lasciasse dormire il bambino ovunque ed in qalunque posizione, purché dormisse.
"Scusa, ma... e l'angelcare?" ho chiesto io, un po' perfida.
"Che cosa?"
Niente, dopo il parto si perde la lacrima facile e pure la memoria.
lunedì, 16 giugno 2008
Eravamo rimasti che la Minica aveva smesso di ciucciare da qualche mese, ma che l'ahm, il nostro nome familiare, era rimasto un fatto ed un ricordo importante.
Come già negli ultimi mesi di allattamento "vero", carezze e bacini erano però riservati a momenti di intimità intra moenia, tanto che la Minica ogni tanto mi si sedeva in braccio, accennava ad infilarmi le mani nella scollatura e mi chiedeva con aria furbetta: "Semo casaaaa?" già sapendo, ovviamente, la risposta che sarebbe arrivata, comunque, accompagnata da un sorriso.
Naturalmente in questi mesi è stata fatta molta pubblicità progresso sull'argomento, cercando di non entrare nel vicolo cieco dei "bambini piccoli/bambini grandi" e di dire come sempre la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità.
Con esiti fra i più disparati; da un primo secco "no, lui mangerà la pasta" ad un inorridito "ma mamma, noi non abbiamo un biberon per il fratellino" di qualche giorno fa, ai quali ho ribadito con quanta più calma mi fosse possibile, che no, il fratellino non mangerà la pasta, non da subito, e non avrà bisogno di nessun biberon, perché farà l'ahm, come l'hai fatto tu.
E a questo punto facciamo partire un filmato. O le diapositive.
Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che assaggia un banana. Ecco la Minica che fa di nuovo l'ahm. Ecco la Minica che sgranocchia un grissino di riso con i suoi due denti. Ecco la Minica che fa il bagno nella minestra. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa ancora l'ahm. Ecco la Minica che mangia la sua torta di compleanno. Ecco la Minica che continua a fare l'ahm. Ecco la Minica che mangia il gelato, le trenette al pesto, gli gnocchi con lo scorfano, la pizza, il fritto di pesce, gli arrosticini, la sachertorte e, appena prima della sua seconda torta di compleanno, dell'ahm non ne vuole sapere più.
E nemmeno la mamma avrebbe voluto saperne di allattarne due contemporaneamente, sia chiaro, soprattutto dopo che il nostro allattamento si era concluso spontaneamente e felicemente.
Solo che ad una richiesta esplicita non avevo ancora deciso cosa rispondere, fin quando ho letto sull'ultimo libro di Gonzales che è possibile che i bambini che hanno ciucciato fino a pochi mesi prima chiedano di riprovare, ma che nella maggior parte dei casi, se li si lascia provare non ricordano più come si fa. Quello che chiedono, insomma, è una "prova d'amore".

Ed ho rischiato.
Ed è andata bene.

Dettagli tecnici:
Non sono riuscita a filmare il breast crawl (l'avevo deciso da tempo, ma all'Uomo dei treni l'ho detto solo qualche giorno prima in modo che credesse fosse uno strano effetto degli ormoni) e nemmeno ad attaccarlo in sala travaglio (ve l'ho già detto che non sono riuscita ad arrivarci, in sala parto?) perchè ho avuto il mio bel daffare a litigare con l'ostetrica-ragazzetta che voleva portarmelo subito via per ripulire il luogo del misfatto prima del cambio turno.
Sono stata scortese ed indisponente con l'ostetrica-ragazzetta quando è passata a vedere come stava andando. Mancava solo che le dicessi: "Lei non sa come allatto io", ma ero ancora troppo incazzata per il mancato parto in acqua e poi, si sa, si può sempre dare la colpa agli ormoni.
Il Minichino non si è subito attaccato bene, perchè non apriva abbastanza la bocca, ma a suon di prova e riprova alla fine ha imparato: niente dolore, niente ragadi. Anche se fonti autorevoli ritengono che preparare il seno sia inutile se non dannoso e che la cosa più importante sia un buon attacco, a me l'altra volta era andata bene (leggero fastidio i primi giorni, niente ragadi) e sentendo che allattatrici più scafate di me avevano comunque avuto problemi, l'ho rifatto (anche se con meno  perseveranza e convinzione). Il che, ovviamente, non significa niente se non che a me è andata bene così.
Contro il parere di tutti ho insistito per la dimissione anticipata e siamo tornati a casa il giorno dopo: non ne potevo più della mia lamentosa compagna di stanza e dei suoi amici, parenti, conoscenti sempre pronti a fare commenti e a dare consigli a lei, ma anche a me: ma quanto lo attacchi (quanto gli pare), ma dove lo metti (nella fascia), ma adesso non hai latte (no, ma presto ce l'avrò), che nome strano (in realtà volevamo prenderci un cane, ma poi sono rimasta incinta...), ma come vai già a casa (sìììììììììì!!!!!!!!!!!). E soprattutto non ne potevamo più di non poter dividere la nostra gioia con la Minica.
Come mi ha detto l'ostetrica-amica, me l'han fatta pagare salata, 'sta dimissione.
Stavolta la montata è arrivata, sotto forma di due tette che l'Uomo dei treni se le sognerà finchè campa. Peccato che l'effetto Fujiko sia durato solo poche ore e che le mie tette a tenuta stagna mi avessero fatto rischiare un ingorgo, prontamente risolto alternando da antrambi i lati la posizione classica e quella a rugby. Giusto perché non si dica che ho solo avuto fortuna e bla bla bla, bla bla bla.
Il Minichino per ora ha uno stile diverso dalla Minica, che ciucciava poco e ad intervalli ravvicinati di veglia (di giorno) o sonno leggerissimo (d notte). Lui invece fa una anche due ore di attacca-stacca (di giorno) o una poppata voracissima (di notte) e poi dorme per molte ore filate ovunque lo si metta, il che mi permette di fare un sonno notturno "di qualità" e di dedicare un tempo diurno "di qualità" alla Minica.
E magari pure di mangiare seduta e fare una doccia, via.
sabato, 07 giugno 2008
Anche se la stringi più di prima, non verrà bella più di prima.

Ieri l'ostetrica-amica mi ha tolto i punti con cui il ginecologo sadico mi aveva infibulata.
Sono una donna nuova.
Sono di nuovo una donna.

postato da: momatwork alle ore 07:55 | Link | commenti (8)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
martedì, 03 giugno 2008
Che faccio, me lo gioco all'enalotto?

L'altroieri è nato il Minichino.
Non è andata proprio come volevo, ma nemmeno come non avrei proprio voluto.
Prima o poi arriveranno anche i dettagli.
venerdì, 16 maggio 2008
Che siamo solo in due a non essere finte ragazze madri, finte separate, finte gravidanze a rischio, finte disoccupate.
Che se fossi quell'altra, una vera ragazza madre, prima che dalla ginecologa andrei dalla finanza.
domenica, 20 aprile 2008
Che mater semper certa est, pater nunquam.
Si parlava del fattore Rh e dell'eventuale profilassi in caso di madre negativa e padre positivo, (s)fortunata circostanza in cui potrei trovarmi. Potrei, perché invece potrei essere fortunata ed anche il Minichino potrebbe essere, come già la Minica, Rh negativo e quindi non servirebbe la profilassi.
Come da manuale, però, in entrambe le gravidanze e con cadenza mensile, ho fatto il test di Coombs indiretto, che consiste (dal mio punto di vista) in un'ulteriore fialetta di sangue e in un questionario da riempire ogni volta (È mai stata trasfusa? Ha avuto in prprecedenza aborti? È in stato di gravidanza? Ha recentemente fatto l'aminiocentesi? E così via).
E vabbè.

Anche un'altra mamma è Rh negativo, ha fatto l'amniocentesi e quindi la profilassi, perché anche in questo caso potrebbe esserci stata una contaminazione tra il sangue della mamma e quello di un bambino eventualmente Rh positivo, come il papà.
Ma anche il mio compagno è Rh negativo*, ci informa.
Sorge spontanea la battutaccia: sì, il tuo compagno sì, ma il padre del bambino?
Insomma questa ha fatto la profilassi perché il suo ginecologo sostiene che mentre l'identità della madre è certa, sul padre non si può mai essere sicuri.
Sì, gli altri potrebbero non esserlo, ma lei lo è?
Ed una volta informata sui possibili rischi ha senso mentire al suo medico?
E se non sta mentendo al suo medico, perché gli permette di insinuargli che lo stia facendo?

* se la mamma è Rh negativo un primo Test di Coombs è invece necessario perché la contaminazione potrebbe derivare da una precedente trasfusione o, se non si è mai state trasfuse, da un precedente aborto anche non individuato perché avvenuto nelle primissime settimane, con un altro partner Rh positivo.
postato da: momatwork alle ore 10:04 | Link | commenti (8)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
lunedì, 14 aprile 2008
Che anche se le ecomamme stanno diventando un fenomeno (da baraccone?), quella di un maternità (genitorialità?) più naturale è una causa persa.
E a me di solito piacciono le cause perse.
E che l'ostetrica che mi ha aiutato a far nascere la Minica ( e non già più quella che ha fatto nascere la Minica... la Minica l'ho fatta nascere io...) avrebbe contribuito maggiormente alla causa se fosse rimasta in sala parto.
Sì, capisco che dopo molti anni una si stufi dei turni di notte e che si stufi anche di combattere sul campo. Perché, e questo l'avevo capito da subito ma ci ho messo un bel po' a tirarglielo fuori, la situazione che avevo trovato con la Minica due anni e mezzo fa e che già non era più quella di qualche anno prima (ma io allora non potevo saperlo) si è andata ulteriormente deteriorando.
Insomma anche nel Piccolo Ospedale è ormai questione di trovare l'ostetrica giusta (o quella sbagliata, dipende dai punti di vista). E nel mio caso, siccome una delle ostetriche giuste è lei, l'altra sarà in maternità e una terza, l'ostetrica-mamma dell'altro corso pre-parto potrebbe essere in malattia, non è che mi restino molte possibilità.
Quando l'ho incontrata in sala parto mica lo sapevo che era una delle più sfegatate; l'ho capito adesso, al corso pre-parto. E l'ha capito pure lei che, mentre si parlava di libri consigliati/sconsigliati mi ha chiesto inquisitoria: "Ma che cosa stai leggendo, tu?" ed io ho confessato che, insomma, stavolta ci sono andata giù pesante e che, certamente, non è un libro che sarei stata in grado di leggere alla mia prima esperienza, ma insomma, adesso sì, adesso non ho paura del  parto, ma ho paura di un certo tipo di parto e che sì, insomma, ho appena finito la Ina May Gaskin.
E lei ha sorriso.
Ma l'hanno capito anche le mie compagne di corso, solo che per loro il parto è ancora un inevitabile e fastidioso ostacolo tra loro ed il loro bambino e non già, com'è diventato per me DOPO aver provato cosa significa un parto completamente naturale, un meraviglioso rito di passaggio che rischia di essere rovinato dalla smania di interventismo. E ne sono ancora più convinta adesso che a mente fredda e collo dell'utero chiuso so che se fosse diventato un parto operativo o un cesareo, sarebbe stato veramente un intervento necessario e lo avrei accettato come tale.
Però.
Però forse perché è una delle sue prime esperienze tende, come già l'ostetrica-bambina dell'ospedale dove non ho partorito, a farsi trascinare fuori dal seminato e a non esaurire un argomento in maniera schematica ed organica.
Però proprio perché sono un gruppo eterogeneo (c'è quella che ha già fatto gli accertamenti per l'epidurale, quella che preferirebbe la "certezza" del cesareo, quella impanicata e quella tranquilla, ma col marito impanicato) e per loro il parto è una grande incognita hanno bisogno che gli argomenti siano esaurientemente trattati in maniera schematica ed organica e non lasciati sulle loro spalle al motto di "una mamma lo sa, quello che deve fare".
Però nonostante il corso non sia collegato ad uno spedifico ospedale (ma tutte andranno ineluttabilmente nel Grande Ospedale, tranne me che probabilmente andrò titubante ed incrociando le dita nel Piccolo Ospedale) ed ormai è troppo tardi perché qualcuna cambi idea e decida di partorire in casa (me compresa, che alla luce delle novità sarei stata comunque l'unica ed esserne tentata), non ha senso parlarne con profusione e demonizzare medici ed ospedali.
Però soprattutto perché io continuo ad essere a favore di un parto  meno medicalizzato per tutti e non per un parto per niente medicalizzato per pochissimi fortunati e questo non è ciò che succede, si continui a parlare di una situazione ideale e non della realtà dei fatti, cosicchè una ci arriva completamente spiazzata e per forza poi finisce per credere di più all'amica che le snocciola racconti dell'orrore e leggende metropolitane.
Però visto che è facile dire che nessun trattamento medico è obbligatorio, ma quando sei in camicia da notte e rischi tutto e davanti hai un camice che non rischia nulla, non è così facile trovare il coraggio che ti servirebbe e quindi la promozione del parto naturale come opzione più economica e sicura dovrebbe partire da dentro l'ospedale e non da fuori.

Perché quando perdi la causa, mica puoi ricorrere in appello.
mercoledì, 09 aprile 2008
Oggi abbiamo il primo incontro del corso pre-parto coi papà.
Di cosa parleremo non si sa.

Al corso pre-parto dell'ostetrica-bambina, quello dell'ospedale dove non ho partorito, l'uomo dei treni non è venuto. Per fortuna.
Al corso pre-parto dell'ostetrica-mamma, quello dell'ospedale dove ho partorito, l'Uomo dei treni una volta non è venuto: era in Azerbaijan ed ho provato le posizioni per partorire insieme ad un'altra sventurata col compagno chissaddove.
La seconda volta c'era.
Ed abbiamo parlato, tra le altre cose, dei metodi naturali per far partire il travaglio. Tra cui il metodo zero.
Gli aspiranti papà hanno abbassato pudicamente lo sguardo... loro queste cose non le fanno, soprattutto con la moglie. Mica l'hanno messa incinta loro, sarà stato lo spirito santo.
O l'idraulico.
Un solo apirante papà si è fregato soddisfatto le mani ed ha esclamato: "Allora speriamo nasca in ritardo!"

Indovinate chi.
postato da: momatwork alle ore 13:05 | Link | commenti (14)
categoria:sbaciucchiare l udt, andare al corso pre parto
lunedì, 07 aprile 2008
Sarà il caso che legga il libro di uno che si chiama TRAVAGLIO?



postato da: momatwork alle ore 22:02 | Link | commenti (6)
categoria:passare in libreria, andare a votare, andare al corso pre parto
domenica, 06 aprile 2008
Che partorire non è come comperare una macchina nuova.
Infatti quando devi comperare una macchina nuova ne scegli la marca, il modello, il colore e gli optional. Poi fai il giro dei concessionari e cerchi quello che ti propone le condizioni più vantaggiose. E quando scegli il concessionario giusto, pretendi che quelle condizioni siano rispettate.
Non vai nel primo concessionario che trovi e compri una macchina a caso, e va come va.

L'altra volta di ospedali ne ho presi in considerazione quattro.
Stavolta solo due e, salvo imprevisti, vorrei partorire nello stesso ospedale in cui è nata la Minica. Spero nella stessa stanza (quella con la vasca) e nelle stesse condizioni, anche se in questi pochi anni la filosofia dell'ospedale è un po' cambiata. Cercherò di pretenderlo, anche se è molto più facile pretendere qualcosa mentre sei comodamente seduta davanti ad un uomo in giacca e cravatta piuttosto che scomodamente disarticolata davanti ad un uomo in camice.

Ma non per niente una macchina l'abbiamo comprata a Roma e l'altra a Modena.

Che cosa ho imparato al corso pre-parto #1
Che cosa ho imparato al corso pre-parto #2
postato da: momatwork alle ore 12:53 | Link | commenti
categoria:fare benzina, andare dal dottore, andare al corso pre parto
venerdì, 04 aprile 2008
Sempre a proposito di bacchette magiche...
Che è facile sentirsi una "brava mamma" quando nostro figlio è sano, dorme, non piange e cresce che è un piacere.
Molto meno quando culliamo alle tre del mattino un topo congestionato ed urlante.

Eppure le mie compagne di corso sono tutte convinte di aspettare dei cherubini.


Che cosa ho imparato al corso pre-parto #1
mercoledì, 02 aprile 2008
...perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo…
s’è già messo a testa in giù!

Dice la ginecologa un po’ ostetrica che il secondo ha comunque più tempo per girarsi rispetto al primo, fino alla trentaquattresima settimana.
Dice l’ostetrica molto ostetrica molto di più, anche fino alla trentasettesima.
Dice l’ecografista giovane e carina che una volta che s’è girato sarebbe estrememente raro che si rigiri.

Vediamo di non fare scherzi, eh?
postato da: momatwork alle ore 12:01 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
sabato, 22 marzo 2008
C'è chi dice che i corsi pre-parto non servono a niente o che non ti insegnano quello che effettivamente ti servirebbe sapere.
Boh, dipenderà dal corso pre-parto.
Questo è il terzo che faccio, stavolta in maniera un po' distaccata, da osservatrice, e quindi posso dire di avere una certa casistica.
Io al corso preparto che ho fatto per la Minica ho imparato una cosa che mi ha cambiato la vita e che, soprattutto, l'ha cambiata a lei.
A proposito del non tenere i bambini in braccio, del lasciarli piangere o dell'abituarli "fin da subito" ad essere autonomi, per non "viziarli", l'ostetrica-madre ci disse: non c'è un "fin da subito" che inizia con la nascita; sono nove mesi che li tenete in braccio, che rispondete ai loro bisogni, che dipendono totalmente da voi. Non dovete temere che si abituino alla vostra costante presenza di giorno e di notte: ci sono già abituati.
Eppure non li state viziando, li state semplicemente crescendo.
Per quanto possano promuoverla, trovi sempre l'uomo della strada* che ti dice che tanto buttano tutto in discarica.

* La "donna della strada" effettivamente suona peggio...
postato da: momatwork alle ore 10:18 | Link | commenti (4)
categoria:allattare, fare la raccolta differenziata, andare al corso pre parto
venerdì, 07 marzo 2008
... chi è l'ostetrica che tiene il corso pre-parto?
Quella che ha fatto nascere la Minica.
:)

domenica, 03 febbraio 2008
Ieri c'era l'ultima lezione del bellissimo corso di acquaticità che ho fatto con la Minica da quando aveva due mesi e mezzo. Ed è per questo che adesso sta male, direbbe mia suocera.
Dalla prossima settimana (e con qualche mese di ritardo rispetto all'età canonica, ma non c'era posto) passeremo al corso successivo. Il confronto con i corsi per gestanti e piccolissimi tenuti dall'ostetrica, mi dice chi l'ha già fatto, è impietoso, ma apparentemente non ho trovato di meglio.
Stavolta avrei voluto almeno fare con lei il corso pre-parto, ma è più incinta di me e quindi lo sospenderà tra poco.
Molte altre mamme del corso sono più incinte di me. O come me. O un po' meno di me.
Il che significa che i pochi papà che ancora resistono lo fanno perchè temono che la gravidanza sia contagiosa o l'acqua della piscina miracolosa.

O forse nell'acqua non ci fanno solo la pipì.
postato da: momatwork alle ore 11:42 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera, andare al corso pre parto
mercoledì, 11 luglio 2007

Una delle FAQ di tutti i corsi pre-parto probabilmente è: "ma QUANTO male fa?" a cui segue una risposta che ai vostri orecchi potrà sembrare più o meno rassicurante (dipende da quanto siete ottimiste) in cui si parla di "soglia del dolore", "ogni donna è un caso a sè", "non c'è un parto uguale all'altro" e così via...
Cazzi vostri, insomma. Lo scoprirete presto, QUANTO male fa.
Se una delle gestanti è particolarmente insistente, chiederà anche CHE male fa. La risposta probabilmente non sarà meno sibillina: alcune hanno dolori acuti, altri più sordi, alcune alla pancia, altre alla schiena. Forse vi diranno che sono dolori simili a quelli pre-mestruali, ma molto più forti. Verrete allora colte dal panico, o tirerete un sospiro di sollievo, a seconda che ne soffriate o meno. Vi ricorderete poi della vostra amica, ogni mese piegata in due dal mal di schiena, ma protagonista di due parti rapidi e perfetti e le parti si invertiranno.
Forse vi diranno anche che sono dolori atroci, ma che si dimenticano, altrimenti le donne, dopo il primo, non farebbero altri figli. Di solito, questa cosa ve la dicono degli uomini, chissà perché. Se lo chiedete alle conoscenti che hanno già partorito, vi diranno invece che se lo ricordano eccome e ne ricaverete solo un campionario di storie dell'orrore.
Chissà perchè, la presenza di una donna incinta scatena i racconti più truculenti.
Ce n'è ogni tanto qualcuna che racconta di parti tranquilli, veloci, felici, ma... vorremo mica credere a lei, no?

Così, quand'è toccato a me, mi sono chiesta: ma sarà vera 'sta storia che del dolore ci si dimentica?
Ed ho deciso che 'sto famoso male, il MIO, almeno, me lo volevo proprio ricordare.

La prima contrazione "diversa", neanche a parlarne, l'ho avuta guidando.
Ma ero già in ritardo di otto giorni, e non volevo illudermi. Era venerdì, e all'ospedale erano stati chiari: torni lunedì con la valigia che vediamo se è il caso di fare un'induzione.
Durante la cena, sono riuscita a dissimulare qualche sporadica contrazione dolorosa e poi mi sono messa buonina buonina sul divano senza dire niente all'Uomo dei treni che trafficava di sotto. Per non concentrarmi troppo su quello che stava succedendo mi sono messa a leggere.
Non erano chiaramente quelle che contrazioni VERE perchè facevano male, sì, ma era un dolore sopportabilissimo, molto simile ad un dolore pre-mestruale (di cui soffro saltuariamente in forma assai blanda), appena un po' più forte.
Al corso pre parto mi avevano fatto una testa così con le contrazioni che devono durare almeno un minuto ed essere distanziate da tre a cinque minuti da almeno due ore, prima di venire CON GRAN CALMA, in ospedale.
Poi, io mi ero fissata col tappo mucoso. Che cos'è 'sto tappo mucoso? È una "cosa" che chiude il collo dell'utero. Anche lì, mi avevano fatto una testa così, che il tappo mucoso lo si può perdere tanto tempo prima ed assolutamente non è motivo per fiondarsi in ospedale.
Ma io non lo avevo ancora perso il tappo mucoso, ne ero sicurissima. Perciò ho cercato di mettermi il cuore in pace e di rassegnarmi al fatto che tutto quello che sarebbe successo da lì alla perdita del benedetto tappo mucoso sarebbe stato assolutamente gratis.

Verso le dieci di sera ho preso coraggio e, dopo l'ennesimo controllo, negativo, al tappo mucoso, perdurando delle contrazioni moderatamente dolorose ma più lunghe e regolari, ho palesato la situazione all'Uomo dei treni e l'ho invitato ad andarsene a dormire, perché, pensavo ottimistiamente, "stanotte ci siamo".
Mi sono fatta un bel giaciglio di cuscini, mi sono circondata di ogni comfort e mi sono preparata ad una notte all'insegna della respirazione, dell'ancheggiamento e del riposo.
A me almeno, avevano detto di fare così: finché le contrazioni non sono quelle VERE, inutile dimenarsi tanto; muoversi un po' e respirare profondamente durante la contrazione, riposarsi tra una contrazione e l'altra, altrimenti si rischia di arrivare esauste al clou. Per un po' ho letto, poi mi è venuto sonno e mi sono addormentata. Per cinque minuti. Poi è arrivata una contrazione. Di un minuto. E mi sono riaddormentata. Per cinque minuti. Poi un'altra contrazione. Di un minuto. E via a dormire. Per cinque minuti. E così per un bel po'.
Sta a vedere, mi sono detta che queste sono quelle buone. Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto. Ma attenzione, sempre al solito corso pre parto mi avevano detto che avrebbero dovuto essere così regolari da almeno due ore, quindi calma. E poi non fanno nemmeno tanto male. Calma.
Che ora è? L'una e mezza.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Sonno-contrazione-sonno-contrazione.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le tre e mezza.
Diamo un'occhiatina al tappo mucoso? È sempre là. Vabbè, in fondo non sto poi così male.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Sonno-contrazione-sonno-contrazione.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le sei e mezza.
Il tappo mucoso? Sempre là.
Telefoniamo in ospedale? Mannò è ancora troppo presto. Fra un'ora.
Cinque minuti-un minuto-cinque minuti-un minuto.
Che ora è? Le sette e mezza.
Telefoniamo, via.
"Io sarei alla quarantaduesima settimana... sì sono circa sei ore che ho delle contrazioni regolari... sì, ma il tappo mucoso..."
Che gliene frega del tappo mucoso, mi dice l'ostetrica, chissà quando l'avrà perso senza accorgersene. Si faccia una bella doccia, prenda tutte le sue cosine e con calma venga in ospedale.
E intanto pensavo: ma figurati se lo vado a perdere senza accorgermene!
E infatti: sorpresa! Eccolo lì il mio bel tappo mucoso, che poi non è nemmeno una gran bella cosa da vedere, ma insomma, una volta che lo vedi lo capisci che è quella roba lì.
Via, una bella doccia, anche tu, alzati e fatti una doccia che si va.
Si va con calma, dopo aver sistemato il telo impermeabile e l'asciugamano sul sedile, metti che si rompano le acque in macchina, si prende la valigia, la borsa con i rifornimenti, i vestiti dell'Uomo dei treni che non ho ancora deciso se lo voglio in sala parto oppure no e si va.
Si arriva con calma, si scende, si sale a piedi, non può fare che bene. Ci si ferma sul pianerottolo del secondo piano, si aspetta che passi la contrazione e si entra in reparto.
Che ora è? Le otto e mezza.
Si fa l'accettazione, si fa un'altra contrazione e si va in sala travaglio.
Si fa il monitoraggio, ormai sono di casa, altre belle contrazioni, di quelle che fanno andare lo strumento fuori scala.
Tre minuti-un minutoemezzo-treminuti.
L'osterica sorride, io anche.
Mi visita e mi dice che il sacco è ancora intero, ma che l'utero si sta dilatando, sono a due centimetri e mezzo. Devo arrivare a dieci. Ormai sono in travaglio, è ufficiale.
Mi sorride, io anche.
Tiro fuori il tuo ambaradan di borse dell'acqua calda, copertine e consolazioni. Chiedo se è libera la sala parto con la vasca. Sì, è libera, ma è ancora troppo presto.
Lei sorride, io anche, e se ne va, lasciandomi in balia dell'Uomo dei treni.
Passeggio, repiro, mi inarco. Avrei voglia di leggere, ma mi hanno detto che adesso è meglio muoversi ed obbedisco.
Si rompono le acque, mando l'Uomo dei treni a chiamare l'ostetrica.
Lei arriva ciabattando, mi visita, sorride.
Sei a cinque centimetri, molto bene.
Che ora è? Le nove e mezza.
Ecco a quel punto di leggere non ho più tanta voglia. Da quando si sono rotte le acque la musica è cambiata. Succedono delle cose, ma non me ne frega più di tanto, come se non succedessero a me. Un'altro monitoraggio, arriva il pranzo. Sei a cinque centimetri e mezzo. Come? Solo? Ma che ora è? Quasi l'una ed è già da un bel po' che mi verrebbe da dire che non ce la faccio più. Invece non ci sono praticamente stati progressi. E la vasca? È libera? Sì, te la vado a preparare. Grazie, sì, anche se ricordiamo ridendo di quando ci hanno detto che è acqua di rubinetto, mica  acqua di Lourdes: aiuta, ma i miracoli non li fa.
E invece in acqua ci sto davvero bene. Finalmente non ho più freddo (è l'adrenalina, mi spiegano, in realtà fa un caldo boia...), mi addormento tra una contrazione e l'altra, il tempo passa e non me ne accorgo nemmeno, arrivo a dilatazione completa, mi sembra quasi di aver voglia di spingere, lo dico all'ostetrica. Mi piacerebbe tanto che il bambino nascesse in acqua, invece mi fanno uscire; non me ne sono accorta (per forza, continuo ad addormentarmi...), ma le contrazioni si stanno distanziando troppo, vorrei stare distesa e continuare a dormire, invece mi fanno stare in piedi e poi accovacciata e poi in piedi e poi accovacciata e neppure l'Uomo dei treni ce la fa più, perché ormai è lui che mi tiene su. Ed io che non ero nemmeno sicura di volerlo lì!
E ad ogni contrazione mi pare di spaccarmi in due e mi chiedo: "Non dicono sempre di spingere, adesso, nei cazzo di telefilm?".
Invece, no. Non te lo dice nessuno.

Puntate precedenti:
Parto fisiologico e parto patologico 1 -prima cazzata
Parto fisiologico e parto patologico 2 -DPP
Parto fisiologico e parto patologico 3 -monitoraggio
Parto fisiologico e parto patologico 4 -letture
Parto fisiologico e parto patologico 5 -precisazioni
Parto fisiologico e parto patologico 6 - naturalmente l'epidurale!
Parto fisiologico e parto patologico 7 - mamma, che paura!

martedì, 16 gennaio 2007
Un mio amico, collega ed ex-compagno di studi, marito di un’altra amica, collega nonché ex-compagna di studi, oggi è diventato papà. Va da sé che l’argomento parto recentemente sia stato all’ordine del giorno. L’altro giorno è stata nominata l’epidurale e gli ho chiesto se C. (la futura mamma) avesse intenzione di farla. Naturalmente sì, ha risposto lui. Naturalmente, proprio no, avrei voluto rispondere io, ma non l’ho fatto.
Forse già saprete che esiste un’iniziativa da parte del Ministro della Salute Livia Turco per permettere a tutte le donne di avvalersi di questa tecnica di analgesia e che esistono delle controiniziative a sostegno dell’analgesia naturale e del parto in casa.
Quand’è stato il mio turno ho deciso che le donne partoriscono decisamente da prima che gli anestesisti cominciassero a piantarti aghi nella schiena e che quest’ultima prospettiva mi sembrava di gran lunga meno attraente. Per non avere tentazioni, ho scelto di andare a partorire in un ospedale dove, per scelta "aziendale" non fosse possibile fare la peridurale.
Ricordo però che anche nell’altro ospedale non era possibile avere la tentazione dell’ultimo minuto: l’anestesia peridurale si poteva fare solo se si era state visitate preventivamente dall’anestesista. Durante il corso pre-parto venne pure questo anestesista ad illustrare i pro e i contro del parto con anestesia peridurale, soffermandosi molto sui pro, a dir la verità, ma non dimenticando di dirci che si tratta COMUNQUE di un’anestesia, con tutti i rischi connessi. Mi è sembrato un atteggiamento molto serio da parte dell'ospedale, ma ho deciso che quei rischi non avevo voglia di correrli e non ho fatto la visita.
In internet si possono trovare le informazioni più varie: da chi la pubblicizza come se fosse l'unica soluzione al "partorirai con dolore" a chi si sofferma anche sugli effetti collaterali e propone tecniche di analgesia naturale basate sul rilassamento e la respirazione.
Io l'ho scelta ed ho serenamente affrontato 22 ore di travaglio* (le ultime 10 in ospedale, in parte in vasca) con l'aiuto di massaggi, movimenti abbinati alla respirazione e borsa d'acqua calda.
La Minica, dopo aver fatto intravedere la testa per un paio d'ore (!) ha deciso di uscire con una sola spinta, come un pesciolino, e risconoscerne la forma è stata la sensazione più bella di tutta la mia vita.
Ed ora che lo so, non ci rinuncerei per nulla al mondo.

A proposito... A C. non l'hanno poi fatta l'epidurale... le hanno detto che era così tesa che non sarebbe servita a nulla.

* le ostetriche definiscono travaglio la presenza di contrazioni "efficaci", perciò la durata del travaglio non è mai, secondo loro, superiore alle 8-10 ore; NOI lo chiamiamo travaglio alle prime contrazioni dolorose.
 
mercoledì, 29 novembre 2006
Chi ha ha avuto la fortuna di sforare la DPP sa di cosa sto parlando. Te lo dicono al corso pre-parto (io ne ho fatti due, in due ospedali diversi, e me l'hanno detto in entrambi): "Il giorno dopo la scadenza, se l'ospite ancora non si è fatto vivo/a, telefonate all'ospedale per prenotare il monitoraggio."
E così ho fatto.
E così probabilmente ho anche deciso in quale ospedale sarei andata a partorire, perché fino a quel momento non l'avevo ancora fatto.
Tu telefoni e un'ostetrica ti dice di presentarti il giorno successivo ad una certa ora.
La cosa più difficile è entrare ed uscire dal reparto senza imbatterti in quelle che hai conosciuto al corso pre-parto, che avevano la scadenza due settimane dopo di te ed invece sono lì con un fagottino tra le braccia. Poi ti attaccano dei sensori sulla pancia: uno ha un cuoricino che batte all'impazzata e l'altro disegna il grafico delle contrazioni. Te ne stai lì una mezz'ora (se hai culo e il bambino/a si sposta durante il monitoraggio anche di più) chiacchieri con l'ostetrica se non ha niente di meglio da fare, chiacchieri con un'altra mamma se ce n'è  un'altra  lì a fare il monitoraggio oppure ti leggi un libro.
Io stavo leggendo Buonanotte, Signor Lenin. Il cuoricino batteva forte, di contrazioni nemmeno l'ombra.
Se va tutto bene l'osterica sorride e ti dice di tornare dopo due giorni.
E dopo altri due giorni.
Ed ancora due giorni.
Finchè un giorno (dipende dall'ospedale, in quello dove ho partorito io aspettano dieci giorni dalla DPP, ma so di altri ospedali dove ne aspettano anche quindici) ti dice: "La prossima volta portati la valigia."

Insomma, non è una cosa simpatica, fare il monitoraggio, però è possibile trovargli dei lati positivi. Ad esempio ti permette di familiarizzare con l'ambiente dell'ospedale. Poi, siccome viene fatto anche durante il travaglio, si è già abituati a questo strano trabiccolo che inizia a suonare se perde il battito. Un giovane medico che arriva correndo e brandendo un defibrillatore fa molto più ER, ma più facilmente arriverà un'osterica ciabattando per posizionare meglio il sensore.
Infine, se avete scelto un piccolo ospedale ed avete il culo che ho avuto io, ci tornerete così tante volte da conoscere praticamente tutte le osteriche, cosicché chi vi assiterà sarà almeno una faccia nota. Ed anche voi sarete un volto familiare.
E soprattutto potrete farvi un'idea generale dell'ambiente e chiedervi: ma è davvero qui che voglio partorire?

 
Puntate precedenti: