Questo blog non è un essemmesse! Blogger: momatwork
Una che non ha nessuna risposta. Però faccio tante domande; andrà bene lo stesso?

sito internazionale della LLL leggere ai più piccoli

sito (commerciale) che offre consulenze (gratuite) per scegliere i pannolini lavabili al servizio dei consumatori (in parte per abbonati)

ecoblog il suolo per bambini (in Inglese)

gruppo di discussione sul portare (per iscritti) il Corpo Forestale dello Stato per bambini

con la cintura di sicurezza in gravidanza gruppo di discussione su tutto quello che riguarda i bambini e le loro famiglie(per iscritti)

sito sul parto naturale Montessori teacher training

geologia per bambini (in Inglese) sito della LLL (in Italiano)

mamme verdi e non solo technology for the environment

home design children la fascia che ho comperato...

test di ecologicità (in tedesco) i pannolini che ho comperato

... e quella che avrei voluto comperare col senno di poi! My Montessori House

mothering nuove tabelle di accrescimento WHO per bambini allattati al seno

i bambini e la protezione civile chi fa i corsi per portare...

gruppo di discussione sul metodo Montessori (in Inglese) conciliare figli e carriera?

... oppure... per farsi venire l'ulcera

gruppo di discussione sui pannolini lavabili (per iscritti) guida all'agricoltura biologica per bambini

healthy car educazione al rischio per bambini

informazioni per i consumatori europei oppure senza... gruppo di discussione (per iscritti)

Nienhuis for education che cosa sono e come funzionano le certificazioni ambientali

sito sull'allattamento al seno sito sul parto naturale

Dottor Sears Protezione Civile per bambini (in Inglese)

Montessori for everyone ... oppure tutte le posizioni per chi vuole far da sè...

... quasi tutte! prodotti da boicottare

prodotti OGM free cosa sono le fattorie didattiche

associazione italiana per l'agricoltura biologica acquisti all'ingrosso di prodotti solidali

Center for NonViolent Communication manuali e materiali per il metodo Montessori

agricoltura per bambini (in Inglese) il bambino naturale

il blog della Laura eriadan

senzaprogetti ecomamma

billo (dove c'è un bimbillo) (c)assetto variabile

il mignolo col prof zulawskiego 5

la Profe la Vonorace

tachipirinha melanele

unamamma tuttominuscolo

adrenalina fiammetta73

.switch nonsolomamma

freestyle perlaviola

le cose che cambiano mamikazen

serialmama melanele

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



visitato *loading* volte
sabato, 21 giugno 2008
Dovrà ben esistere una cura per il mal di testa che non duri solo nove mesi e i cui effetti collaterali poi non vogliano stare in braccio.

postato da: momatwork alle ore 07:12 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, abbracciare il minichino
lunedì, 16 giugno 2008
Eravamo rimasti che la Minica aveva smesso di ciucciare da qualche mese, ma che l'ahm, il nostro nome familiare, era rimasto un fatto ed un ricordo importante.
Come già negli ultimi mesi di allattamento "vero", carezze e bacini erano però riservati a momenti di intimità intra moenia, tanto che la Minica ogni tanto mi si sedeva in braccio, accennava ad infilarmi le mani nella scollatura e mi chiedeva con aria furbetta: "Semo casaaaa?" già sapendo, ovviamente, la risposta che sarebbe arrivata, comunque, accompagnata da un sorriso.
Naturalmente in questi mesi è stata fatta molta pubblicità progresso sull'argomento, cercando di non entrare nel vicolo cieco dei "bambini piccoli/bambini grandi" e di dire come sempre la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità.
Con esiti fra i più disparati; da un primo secco "no, lui mangerà la pasta" ad un inorridito "ma mamma, noi non abbiamo un biberon per il fratellino" di qualche giorno fa, ai quali ho ribadito con quanta più calma mi fosse possibile, che no, il fratellino non mangerà la pasta, non da subito, e non avrà bisogno di nessun biberon, perché farà l'ahm, come l'hai fatto tu.
E a questo punto facciamo partire un filmato. O le diapositive.
Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che assaggia un banana. Ecco la Minica che fa di nuovo l'ahm. Ecco la Minica che sgranocchia un grissino di riso con i suoi due denti. Ecco la Minica che fa il bagno nella minestra. Ecco la Minica che fa l'ahm. Ecco la Minica che fa ancora l'ahm. Ecco la Minica che mangia la sua torta di compleanno. Ecco la Minica che continua a fare l'ahm. Ecco la Minica che mangia il gelato, le trenette al pesto, gli gnocchi con lo scorfano, la pizza, il fritto di pesce, gli arrosticini, la sachertorte e, appena prima della sua seconda torta di compleanno, dell'ahm non ne vuole sapere più.
E nemmeno la mamma avrebbe voluto saperne di allattarne due contemporaneamente, sia chiaro, soprattutto dopo che il nostro allattamento si era concluso spontaneamente e felicemente.
Solo che ad una richiesta esplicita non avevo ancora deciso cosa rispondere, fin quando ho letto sull'ultimo libro di Gonzales che è possibile che i bambini che hanno ciucciato fino a pochi mesi prima chiedano di riprovare, ma che nella maggior parte dei casi, se li si lascia provare non ricordano più come si fa. Quello che chiedono, insomma, è una "prova d'amore".

Ed ho rischiato.
Ed è andata bene.

Dettagli tecnici:
Non sono riuscita a filmare il breast crawl (l'avevo deciso da tempo, ma all'Uomo dei treni l'ho detto solo qualche giorno prima in modo che credesse fosse uno strano effetto degli ormoni) e nemmeno ad attaccarlo in sala travaglio (ve l'ho già detto che non sono riuscita ad arrivarci, in sala parto?) perchè ho avuto il mio bel daffare a litigare con l'ostetrica-ragazzetta che voleva portarmelo subito via per ripulire il luogo del misfatto prima del cambio turno.
Sono stata scortese ed indisponente con l'ostetrica-ragazzetta quando è passata a vedere come stava andando. Mancava solo che le dicessi: "Lei non sa come allatto io", ma ero ancora troppo incazzata per il mancato parto in acqua e poi, si sa, si può sempre dare la colpa agli ormoni.
Il Minichino non si è subito attaccato bene, perchè non apriva abbastanza la bocca, ma a suon di prova e riprova alla fine ha imparato: niente dolore, niente ragadi. Anche se fonti autorevoli ritengono che preparare il seno sia inutile se non dannoso e che la cosa più importante sia un buon attacco, a me l'altra volta era andata bene (leggero fastidio i primi giorni, niente ragadi) e sentendo che allattatrici più scafate di me avevano comunque avuto problemi, l'ho rifatto (anche se con meno  perseveranza e convinzione). Il che, ovviamente, non significa niente se non che a me è andata bene così.
Contro il parere di tutti ho insistito per la dimissione anticipata e siamo tornati a casa il giorno dopo: non ne potevo più della mia lamentosa compagna di stanza e dei suoi amici, parenti, conoscenti sempre pronti a fare commenti e a dare consigli a lei, ma anche a me: ma quanto lo attacchi (quanto gli pare), ma dove lo metti (nella fascia), ma adesso non hai latte (no, ma presto ce l'avrò), che nome strano (in realtà volevamo prenderci un cane, ma poi sono rimasta incinta...), ma come vai già a casa (sìììììììììì!!!!!!!!!!!). E soprattutto non ne potevamo più di non poter dividere la nostra gioia con la Minica.
Come mi ha detto l'ostetrica-amica, me l'han fatta pagare salata, 'sta dimissione.
Stavolta la montata è arrivata, sotto forma di due tette che l'Uomo dei treni se le sognerà finchè campa. Peccato che l'effetto Fujiko sia durato solo poche ore e che le mie tette a tenuta stagna mi avessero fatto rischiare un ingorgo, prontamente risolto alternando da antrambi i lati la posizione classica e quella a rugby. Giusto perché non si dica che ho solo avuto fortuna e bla bla bla, bla bla bla.
Il Minichino per ora ha uno stile diverso dalla Minica, che ciucciava poco e ad intervalli ravvicinati di veglia (di giorno) o sonno leggerissimo (d notte). Lui invece fa una anche due ore di attacca-stacca (di giorno) o una poppata voracissima (di notte) e poi dorme per molte ore filate ovunque lo si metta, il che mi permette di fare un sonno notturno "di qualità" e di dedicare un tempo diurno "di qualità" alla Minica.
E magari pure di mangiare seduta e fare una doccia, via.
sabato, 07 giugno 2008
Anche se la stringi più di prima, non verrà bella più di prima.

Ieri l'ostetrica-amica mi ha tolto i punti con cui il ginecologo sadico mi aveva infibulata.
Sono una donna nuova.
Sono di nuovo una donna.

postato da: momatwork alle ore 07:55 | Link | commenti (8)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
Anche se fai tanti punti, non vinci niente.

postato da: momatwork alle ore 07:47 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore
Se uno non ce l'ha, non dovrebbe cucirtela.


postato da: momatwork alle ore 07:46 | Link | commenti (1)
categoria:andare dal dottore
venerdì, 06 giugno 2008
... e già vittima della malasanità.
Come sapete sono Rh negativo. Così anche al Minichino hanno prelevato del sangue placentare per farlo analizzare e stabilire se dovessi sottopormi a profilassi oppure no.
Solo che era domenica.
E il giorno dopo era lunedì, però era anche il 2 giugno.
E il giorno dopo mi hanno chiamato per fare la profilassi.
Però quando ho chiesto il gruppo del Minichino non hanno saputo rispondermi, perché le analisi a loro " non risultavano".
Cioè, ho tradotto all'infermiera, le avete perse o non sapete trovarle (com'era già successo per quelle della Minica, gentilmente omaggiata dal papà di un cognome dalle molte grafie alternative) e quindi volete farmi fare la profilassi anche se teoricamente potrebbe non servire.
"Noooo," mi ha risposto l'infermiera scandalizzata "non risultano nel sistema, perciò deve fare la profilassi"
"Vabbè vengo lì e poi vediamo"
Per il Minichino però niente: tutte le storpiature possibili ed immaginabili continuavano a "non risultare".
Cioè, ho tradotto all'infermiera ormai provata e sempre più scandalizzata dalla mia riluttanza a farmi 'sta profilassi, le avete perse.
"Se lei non avesse voluto andare via il giorno dopo, non sarebbe successo"
"E perché mai?" ho risposto "Forse dovevo consegnarle io, le analisi al laboratorio?"
Chiamiamo l'ostetrica. Chiamiamo l'infermiera. Chiamiamo il ginecologo.
La loro versione è che la colpa è "del nuovo sistema" che non accetta prelievi in assenza del codice fiscale (che il Minichino, ovviamente, ancora non ha).
Dunque bene, se la mia testardaggine nel non voler correre un inutile anche se bassissimo rischio ha permesso di individuare questa falla nel "sistema".
Dunque male, visto che al ginecologo (ad un uomo, a chi, sennò?) è venuta la seguente brillante idea: visto che il bambino è lì, facciamogli un prelievo per determinare il gruppo.
Proprio una bella idea! Bucherelliamo un bambino di tre giorni per rimediare ad un vostro errore!
A quel punto avrei volentieri tirato il culo indietro, accontentandomi del casino che avevo già fatto, invece mi sono dovuta sentire in colpa mentre gli legavano il microbraccino con il micro laccetto emostatico e glielo bucherellavano allegramente.

Ma, almeno, non inutilmente.
Il Minichino è Rh negativo.
martedì, 03 giugno 2008
Che faccio, me lo gioco all'enalotto?

L'altroieri è nato il Minichino.
Non è andata proprio come volevo, ma nemmeno come non avrei proprio voluto.
Prima o poi arriveranno anche i dettagli.
mercoledì, 28 maggio 2008
Ieri, mentre facevo il primo monitoraggio (eh, già... arieccoci...), sfogliavo Repubblica un po' distratta ed un po' disgustata e mi sono imbattuta in una paginata di pubblicità (credo), per devolvere il cinque per mille a sostegno alla ricerca scientifica.
Lo slogan era (circa): alla ricerca non mancano i cervelli.
Tra i testimonial (mi sembra), Margherita Hack (1922), Renato Dulbecco (1914), Umberto Veronesi (1925), un paio d'altri pensionabili che non ricordo e, unica, nel riquadro in alto a sinistra una giovane ricercatrice.
Dai tratti somatici indiani.

Non si può certo dire che si tratti di pubblicità ingannevole.
postato da: momatwork alle ore 09:00 | Link | commenti (3)
categoria:scrivere la tesi, andare a votare, andare dal dottore
mercoledì, 21 maggio 2008
Il cambio degli armadi l'ho finito. Giusto in tempo per il maltempo, ma vabbè.
I vestitini sono sistemati in stucchevoli gradazioni di giallo-azzurro-verde nei cassetti superiori e arancio-verde-rosa in quelli inferiori.
Ieri mi sono rotolata sul lettino dell'estetista come un cetaceo spiaggiato per farmi depilare gambe-inguine-ascelle.
Venerdì, se ci arrivo, vado a mostrare il risultato alla ginecologa e a tagliarmi i capelli.
In questi due giorni in cui l'Uomo dei treni l'ha accompagnata al nido, la Minica gli ha più volte raccomandato di non correre.

Ho creato un mostro.
domenica, 18 maggio 2008
Stamattina abbiamo avuto un falso allarme.
L'Uomo dei treni ha realizzato che non solo non potremmo essere graziati da qualche giorno in più, ma addirittura penalizzati da qualche giorno in meno.
L'uomo dei treni ha realizzato che difficilmente riusciremo a fare tutto alla chetichella come l'altra volta.
L'uomo dei treni ha realizzato che nonostante mi stia prodigando da due settimane, c'è ancora (e forse più di prima) un casino indescrivibile.

Beh, meglio tardi che mai.
venerdì, 16 maggio 2008
Che siamo solo in due a non essere finte ragazze madri, finte separate, finte gravidanze a rischio, finte disoccupate.
Che se fossi quell'altra, una vera ragazza madre, prima che dalla ginecologa andrei dalla finanza.
giovedì, 15 maggio 2008
La lavastoviglie è morta.
La pentola a pressione è esplosa.
La lavatrice è in overbooking.
Il frigorifero fa dei rumori sinistri.
L'entropia ha raggiunto livelli mai visti.

Ed io ho cominciato il cambio degli armadi.


Se stanotte mi partissero le contrazioni NON chiederò la dimissione anticipata.
Ieri sono andata a fare le ultime "anasisi".
Nella fattispecie il solo test dell'HIV che viene richiesto dal Piccolo Ospedale per poter partorire in acqua (e di cui io e la ginecologa ci eravamo bellamente dimenticate).

L'infermiera del medesimo Piccolo Ospedale dove ho fatto tutte le analisi, ma che non ne è evidentemente al corrente, mi guarda.
Poi mi guarda la pancia.
"Ma perché fa il test dell'AIDS?"

Quando si dice la privacy.
postato da: momatwork alle ore 10:26 | Link | commenti (5)
categoria:andare dal dottore
domenica, 20 aprile 2008
Che mater semper certa est, pater nunquam.
Si parlava del fattore Rh e dell'eventuale profilassi in caso di madre negativa e padre positivo, (s)fortunata circostanza in cui potrei trovarmi. Potrei, perché invece potrei essere fortunata ed anche il Minichino potrebbe essere, come già la Minica, Rh negativo e quindi non servirebbe la profilassi.
Come da manuale, però, in entrambe le gravidanze e con cadenza mensile, ho fatto il test di Coombs indiretto, che consiste (dal mio punto di vista) in un'ulteriore fialetta di sangue e in un questionario da riempire ogni volta (È mai stata trasfusa? Ha avuto in prprecedenza aborti? È in stato di gravidanza? Ha recentemente fatto l'aminiocentesi? E così via).
E vabbè.

Anche un'altra mamma è Rh negativo, ha fatto l'amniocentesi e quindi la profilassi, perché anche in questo caso potrebbe esserci stata una contaminazione tra il sangue della mamma e quello di un bambino eventualmente Rh positivo, come il papà.
Ma anche il mio compagno è Rh negativo*, ci informa.
Sorge spontanea la battutaccia: sì, il tuo compagno sì, ma il padre del bambino?
Insomma questa ha fatto la profilassi perché il suo ginecologo sostiene che mentre l'identità della madre è certa, sul padre non si può mai essere sicuri.
Sì, gli altri potrebbero non esserlo, ma lei lo è?
Ed una volta informata sui possibili rischi ha senso mentire al suo medico?
E se non sta mentendo al suo medico, perché gli permette di insinuargli che lo stia facendo?

* se la mamma è Rh negativo un primo Test di Coombs è invece necessario perché la contaminazione potrebbe derivare da una precedente trasfusione o, se non si è mai state trasfuse, da un precedente aborto anche non individuato perché avvenuto nelle primissime settimane, con un altro partner Rh positivo.
postato da: momatwork alle ore 10:04 | Link | commenti (8)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
venerdì, 18 aprile 2008
... è che non ti crede nessuno quando sostieni di poter ottenere con le buone ciò che non otterresti con le cattive.
Ad esempio di convincere una bambina di due anni a farsi ispezionare la bocca dal dottore. Se qualcuno crede che basti dirle: "Apri la bocca, amore" perché si lasci mettere le dita in bocca da un estraneo o è un miracolato o non ha molta dimestichezza con i bambini di due anni e mezzo.
Nella fattispecie noi abbiamo cominciato col lavaggio del cervello ieri sera e stamattina nello studio del dottore ero moderatamente convinta di riuscire a farle mostrare la lingua per vedere se quella macchia che vedo io è un'afta come quelle con cui una simpatica untrice coi codini ha infestato l'asilo e se è questa, e non un menù particolarmente adattato al palato di bambini schizzinosi, la causa di un'insolita inappetenza selettiva.
Invece quando ho messo in atto la mia tecnica di ipnosi regressiva nello studio del pediatra (ti ricordi che ieri sera abbiamo detto che saremmo venute dal dottore e gli avremmo mostrato la lingua e bla bla bla bla bla bla...) lui mi ha liquidato dicendo che il mio l'avevo già fatto e che adesso avrei dovuto solo tenerla ferma.
È vero che siamo entrate con più di un'ora di ritardo.
È vero che c'erano altri tre piccoli pazienti in attesa.
È anche vero che il pediatra ci ha rimediato un morso, un calcio nelle palle e un manrovescio che gli ha fatto volare gli occhiali, il tutto per non vedere niente e liquidarci con un "secondo me non è un'afta e se lo è, passerà".
Così siamo andate a consolarci con un gelato che, come dice il manuale del bravo attached parent, non era una ricompensa per chi si fosse comportato bene, ma una tappa della nostra mattinata.
Almeno il gelato era buono.
lunedì, 14 aprile 2008
Siete delle patite dell'ecografia turistica ma non potete permettervene una a settimana?
O avete letto da qualche parte che troppe ecografie potrebbero danneggiare il feto ma morite dalla voglia di vedere vostro figlio?
Niente paura, da oggi (anzi da ieri) c'è Mia Suocera®.
Mia Suocera® mi guarda la pancia e, siccome lei parla in Italiano, mi dice "Che bello che è!"
Chi? Che cosa?
Il giubbotto? L'ho preso l'altr'anno.
Il maglione? Quello ce l'ho a un pezzo.
No. Suo Nipote®.
Capito?
Non quanto sono bella io che, vabbè, assomiglio alla Venere di Willendorf ed, ormai è ufficiale, ho sforato il peso che avevo raggiunto con la Minica a fine gravidanza ma mi vedo molto dolce e materna e quei chili in in viso mi fanno sembrare meno deperita e malaticcia del solito (impressione che in condizioni normali di peso si interrompe alla base del collo).
Non quant'è bella la mia pancia che ancora non accenna ad abbassarsi ed è grande e tonda come se avessi mangiato un'anguria. Anzi, se avesse un coltello me la squarcerebbe subito, inutile involucro che nasconde alla vista degli altri ma non alla sua il Prezioso Pargolo®.

Insomma Mia Suocera® ci vede attraverso l'epidermide, la ciccia e pure il sacco amniotico.
Ed io, che aspetto a farmi da parte?
postato da: momatwork alle ore 22:00 | Link | commenti (2)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera, darsi una sistemata
Che anche se le ecomamme stanno diventando un fenomeno (da baraccone?), quella di un maternità (genitorialità?) più naturale è una causa persa.
E a me di solito piacciono le cause perse.
E che l'ostetrica che mi ha aiutato a far nascere la Minica ( e non già più quella che ha fatto nascere la Minica... la Minica l'ho fatta nascere io...) avrebbe contribuito maggiormente alla causa se fosse rimasta in sala parto.
Sì, capisco che dopo molti anni una si stufi dei turni di notte e che si stufi anche di combattere sul campo. Perché, e questo l'avevo capito da subito ma ci ho messo un bel po' a tirarglielo fuori, la situazione che avevo trovato con la Minica due anni e mezzo fa e che già non era più quella di qualche anno prima (ma io allora non potevo saperlo) si è andata ulteriormente deteriorando.
Insomma anche nel Piccolo Ospedale è ormai questione di trovare l'ostetrica giusta (o quella sbagliata, dipende dai punti di vista). E nel mio caso, siccome una delle ostetriche giuste è lei, l'altra sarà in maternità e una terza, l'ostetrica-mamma dell'altro corso pre-parto potrebbe essere in malattia, non è che mi restino molte possibilità.
Quando l'ho incontrata in sala parto mica lo sapevo che era una delle più sfegatate; l'ho capito adesso, al corso pre-parto. E l'ha capito pure lei che, mentre si parlava di libri consigliati/sconsigliati mi ha chiesto inquisitoria: "Ma che cosa stai leggendo, tu?" ed io ho confessato che, insomma, stavolta ci sono andata giù pesante e che, certamente, non è un libro che sarei stata in grado di leggere alla mia prima esperienza, ma insomma, adesso sì, adesso non ho paura del  parto, ma ho paura di un certo tipo di parto e che sì, insomma, ho appena finito la Ina May Gaskin.
E lei ha sorriso.
Ma l'hanno capito anche le mie compagne di corso, solo che per loro il parto è ancora un inevitabile e fastidioso ostacolo tra loro ed il loro bambino e non già, com'è diventato per me DOPO aver provato cosa significa un parto completamente naturale, un meraviglioso rito di passaggio che rischia di essere rovinato dalla smania di interventismo. E ne sono ancora più convinta adesso che a mente fredda e collo dell'utero chiuso so che se fosse diventato un parto operativo o un cesareo, sarebbe stato veramente un intervento necessario e lo avrei accettato come tale.
Però.
Però forse perché è una delle sue prime esperienze tende, come già l'ostetrica-bambina dell'ospedale dove non ho partorito, a farsi trascinare fuori dal seminato e a non esaurire un argomento in maniera schematica ed organica.
Però proprio perché sono un gruppo eterogeneo (c'è quella che ha già fatto gli accertamenti per l'epidurale, quella che preferirebbe la "certezza" del cesareo, quella impanicata e quella tranquilla, ma col marito impanicato) e per loro il parto è una grande incognita hanno bisogno che gli argomenti siano esaurientemente trattati in maniera schematica ed organica e non lasciati sulle loro spalle al motto di "una mamma lo sa, quello che deve fare".
Però nonostante il corso non sia collegato ad uno spedifico ospedale (ma tutte andranno ineluttabilmente nel Grande Ospedale, tranne me che probabilmente andrò titubante ed incrociando le dita nel Piccolo Ospedale) ed ormai è troppo tardi perché qualcuna cambi idea e decida di partorire in casa (me compresa, che alla luce delle novità sarei stata comunque l'unica ed esserne tentata), non ha senso parlarne con profusione e demonizzare medici ed ospedali.
Però soprattutto perché io continuo ad essere a favore di un parto  meno medicalizzato per tutti e non per un parto per niente medicalizzato per pochissimi fortunati e questo non è ciò che succede, si continui a parlare di una situazione ideale e non della realtà dei fatti, cosicchè una ci arriva completamente spiazzata e per forza poi finisce per credere di più all'amica che le snocciola racconti dell'orrore e leggende metropolitane.
Però visto che è facile dire che nessun trattamento medico è obbligatorio, ma quando sei in camicia da notte e rischi tutto e davanti hai un camice che non rischia nulla, non è così facile trovare il coraggio che ti servirebbe e quindi la promozione del parto naturale come opzione più economica e sicura dovrebbe partire da dentro l'ospedale e non da fuori.

Perché quando perdi la causa, mica puoi ricorrere in appello.
domenica, 06 aprile 2008
Che partorire non è come comperare una macchina nuova.
Infatti quando devi comperare una macchina nuova ne scegli la marca, il modello, il colore e gli optional. Poi fai il giro dei concessionari e cerchi quello che ti propone le condizioni più vantaggiose. E quando scegli il concessionario giusto, pretendi che quelle condizioni siano rispettate.
Non vai nel primo concessionario che trovi e compri una macchina a caso, e va come va.

L'altra volta di ospedali ne ho presi in considerazione quattro.
Stavolta solo due e, salvo imprevisti, vorrei partorire nello stesso ospedale in cui è nata la Minica. Spero nella stessa stanza (quella con la vasca) e nelle stesse condizioni, anche se in questi pochi anni la filosofia dell'ospedale è un po' cambiata. Cercherò di pretenderlo, anche se è molto più facile pretendere qualcosa mentre sei comodamente seduta davanti ad un uomo in giacca e cravatta piuttosto che scomodamente disarticolata davanti ad un uomo in camice.

Ma non per niente una macchina l'abbiamo comprata a Roma e l'altra a Modena.

Che cosa ho imparato al corso pre-parto #1
Che cosa ho imparato al corso pre-parto #2
postato da: momatwork alle ore 12:53 | Link | commenti
categoria:fare benzina, andare dal dottore, andare al corso pre parto
mercoledì, 02 aprile 2008
...perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo…
s’è già messo a testa in giù!

Dice la ginecologa un po’ ostetrica che il secondo ha comunque più tempo per girarsi rispetto al primo, fino alla trentaquattresima settimana.
Dice l’ostetrica molto ostetrica molto di più, anche fino alla trentasettesima.
Dice l’ecografista giovane e carina che una volta che s’è girato sarebbe estrememente raro che si rigiri.

Vediamo di non fare scherzi, eh?
postato da: momatwork alle ore 12:01 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, andare al corso pre parto
martedì, 11 marzo 2008
Mia suocera è ipocondriaca.
Per gli altri.
In particolare per noi.
Beh, forse per me non poi così tanto, ma in quanto momentaneamente portatrice di SUO NIPOTE, ultimamente lo è anche per me.
E siccome io sono un’incapace, deve assicurarsi personalmente che SUO FIGLIO e SUA NIPOTE mangino cibi sani ed equilibrati, vadano di corpo regolarmente ed usino i prodotti più opportuni per idratare la pelle, prevenire i malanni ed eventualmente curarli con dosi massicce di medicinali.
La mia condotta non preventiva e non farmacologica (che poi è anche quella del mio pediatra e della mia ginecologa non interventisti) non è ben vista, perciò se i due pargoli si ammalano, e se non guariscono immediatamente, è perché io non glieli tratto abbastanza bene, si sa.

Qualche giorno fa, mia suocera mi rende edotta sul fatto che i cibi confezionati contengano molte sostanze nocive: conservanti, coloranti, glutammati, addensanti… ma va'?
Però è sicuramente vero: l’ha visto in TV.
E siccome io la TV non ce l’ho, sicuramente queste cose non le so.
Mia suocera in TV scopre continuamente delle cure per malattie che non abbiamo.
E per fortuna non ha Sky.
L’Uomo dei treni ad esempio non dovrebbe mangiare peperoncino se ci tiene alla prostata. Il fatto che lui non ami molto il cibo piccante e che la sua razione è, forse, di due peperoncini accidentalmente ingurgitati all’anno è completamente irrilevante. E se gli è venuto il cacozzo, domenica è sicuramente per colpa di qualcosa che ha mangiato a casa del mio collega qualche sera prima. Cena alla quale siamo andate io e la Minica da sole, mentre lui era a teatro.

Ma siccome ogni tanto bisogna una suocera bisogna anche compiacerla, mercoledì mi sono fatta beccare con le mani nel sacco. Anzi, le mani nel sacco, quello delle pseudo-patatine del Bambino, insufflato di chissaccosa aromatizzato alla paprica, ce le aveva la Minica.
Ma tanto la Minica non ce l’ha, la prostata.
E mentre lei rendeva edotta la mia vicina sul fatto che i cibi confezionati contengono molte sostanze nocive e la mia vicina se ne sbatteva altamente visto che in casa sua non entra alimento che non sia avvolto in un packaging accattivante, non sia prodotto da una multinazionale, non contenga almeno cinque ingredienti potenzialmente nocivi, i principi nutrizionali di uno sputo e un gadget plasticoso quanto inutile, io ho scavato loro gratuitamente una cantina da quanto sono sprofondata nel pavimento.
Poi siamo andate a casa e lei ha tirato fuori la merenda per la Minica. Perché quando viene a casa mia mia suocera non solo si porta le cose da casa, le porta a SUO FIGLIO e a SUA NIPOTE, rigorosamente in monoporzione, e se le offro qualcosa la rifiuta con la decisione e la gentilezza che si riserva ad una coppa di veleno.
Mercolerdì aveva portato una vaschetta di fragoloni giganti, di cui la Minica è particolarmente ghiotta e che si è sbafata immediatamente. Poi mi ha chiesto se adesso sarebbe nato il fratellino, visto che le dico sempre che sarebbe nato quando ci sarebbero state le fragole.
Sorvolando su questo particolare, ho ritenuto anch'io di dover rendere edotta mia suocera che per economia, salute ed educazione preferirei che si mangiasse frutta e verdura di stagione.
“Ma è già cominicata la stagione delle fragole!” Mi ha risposto.

Già. Forse al supermercato è già comiciata.
domenica, 09 marzo 2008
Sarà da un mese che ho le contrazioni. Quelle finte, che, metti qualcuno arrivi qui cercandole, si chiamano di Braxton-Hicks e non sono un sintomo di niente, parola di una che le ha già avute a partire dal sesto mese e poi ha sforato la DPP.
Però da venerdì pomeriggio si sono fatte molto più intense (la sensazione è quella di qualcuno che, all'improvviso, gonfi un manicotto come quello dello sfigmomanometro attorno alla tua panza e ti lasci lì, per qualche decina di minuti, senza fiato e bloccata nei movimenti...) e così frequenti da cominciare ad essere dolorose. Sono continuate per tutta la notte e al mattino ho avuto anche un accenno di diarrea.
Metti che qulcuno arrivi qui senza saperlo, la diarrea può essere uno dei prodromi del travaglio.
Siccome è un bel po' troppo presto per partorire, ho detto all'Uomo dei treni che c'era la remota possibilità che si dovesse andare in ospedale a farmi dare un'occhiata, quindi vedesse di non sparire.
L'Uomo dei treni, che notoriamente non si lascia prendere dal panico quando compare un'ombra sulla mia tempra d'acciaio è andato in paranoia finché ieri sera sono passate.

Da stamattina è seduto sul cesso in preda a delle contrazioni fortissime. Ci manca solo che si metta a gridare "Sto per partorire! Sto per partorire!"

Non è colpa mia se una diarrea devastante a me si manifesta con un po' di mal di pancia.
postato da: momatwork alle ore 11:03 | Link | commenti (11)
categoria:andare dal dottore, lavare il bagno, sbaciucchiare l udt
giovedì, 28 febbraio 2008

Ieri blando tagliando dalla ginecologa.
A parte il fatto che i +9 ai quuli mi ero aggrappata con le unghie e coi denti (soprattutto coi denti) hanno ceduto ad un week-end in montagna a base di slitta, salsiccia e polenta e a qualche giorno a casa.
E mancano ancora tre mesi.

 

postato da: momatwork alle ore 11:38 | Link | commenti
categoria:andare in montagna, andare dal dottore, fare la valigia, darsi una sistemata
mercoledì, 20 febbraio 2008

Sono parecchi giorni che penso a quello che hanno scritto l'ecomamma, melanele e soprattutto japhy72 nei suoi commenti.
Anche perchè la notizia (ma leggetene anche gli ulteriori sviluppi qui) mi ha colto in un momento in cui parlavo di diversità ed omologazione in maniera molto più frivola.
E non è mica simpatico passare da essere quella più anticonformista a quella più ipocrita.
Dice japhy72 che le sembrano ipocriti quelli che non ammettono che ad avere un figlio "diverso" ne va soprattutto della LORO vita.
Beh, io lo ammetto.
Ed è per questo che mi sono decisa a fare figli solo quando in famiglia ci sono state le condizioni economiche e di stabilità che mi sembravano sufficienti anche a gestire almeno dal lato pratico, che poi non è così indifferente come può sembrare, una gravidanza problematica, un figlio che dovesse essere accudito a lungo, una malattia grave e la morte. Forse è per questo che l'indipendenza economica e la continuità lavorativa mi sembrano condizioni così irrinunciabili per entrambi i genitori.
Eppure, quando per la prima volta mi sono trovata veramente a dover scegliere non per me, ma per la Minica, tra diversità ed omologazione, ho rinnegato le mie convinzioni capitolando miseramente all'omologazione. E quando abbiamo fatto altre scelte non solo per il Minichino, ma per tutta la famiglia, sono state decisioni veramente sofferte e dall'esito ancora incerto.
Ossia, mi sembra di aver paura non della diversità in sè stessa, ma del fatto che i miei figli soffrano a causa della loro diversità, specie se imposta da scelte e convinzioni mie. E naturalmente temo che, più grande sia la diversità, più grande sia la sofferenza.
Frequentando altre mamme (mainstream oppure no) ho invece avuto l'impressione che siano tutte molto sicure di sè. Sanno quanto e cosa si deve mangiare, quanto e quando si deve dormire, quali esami e cure e vaccini si debbano (o non debbano) fare, quali modelli educativi si debbano adottare.  Questo, naturalmente sulla base della loro esperienza su, generalmente, un solo figlio, sano. Dispensano consigli sulla base del "col mio ho fatto così e non è mica successo niente".
Bene. Brava.
Ma forse hai avuto solo un gran culo.
Io, che non sono sicura di niente, la chiamo la legge del seggiolino: se non se porti in giro tuo figlio allacciato al seggiolino non è detto che muoia. E se ce lo allacci, non è detto che si salvi. 
È la differenza che c'è tra previsione e prevenzione.
Io credo nella prevenzione, l'ho detto in tempi non sospetti, ed è in un ottica di prevenzione che ho fatto (o non ho fatto) alcune diagnosi prenatali. Credo che adottare certi atteggiamenti possa abbassare alcuni rischi, ma il rischio nullo non esiste e ciascuno di noi deve fare i conti con il rischio residuo nel modo che ritiene più opportuno.
A volte, infatti, le supermamme, crollano. Crollano per un parto che non è andato come previsto, stremate dal sonno, sopraffatte da una malattia, sfiancate da un figlio che "nonostante tutto" non si è rivelato all'altezza delle loro aspettative. A volte, a questo punto, ne fanno un altro, sperando che vada meglio.
Normalmente va peggio. A quel punto si lasciano tranquillamente tutte trascinare dal mainstream negli anni bui dell'asilo e della scuola, dove delegano ad altri gran parte delle responsabilità, arrancano nelle tempeste adolescenziali sperando di attraversarle indenni ed approdano al porto tranquillo dell'eterna giovinezza dove i loro bamboccioni (e bamboccione) rimangono placidamente attraccati in attesa che spiri un vento più favorevole.

E poi ci sono le altre. O meglio, gli altri, perché a differenza delle supermamme, le normalmamme lasciano più visibilità ai normalpapà. I normalgenitori spesso hanno un figlio "speciale".
I normalgenitori a volte li conosci di persona e non ci pensi nemmeno da tanto sono normali.
A volte non li conosci se noi da un blog dove parlano di paura e di coraggio.
Cose molto normali, quando si ha un figlio "speciale".

giovedì, 14 febbraio 2008
Oggi sono andata in ospedale per i prelievi di routine. Toxoplasmosi, urine, test di Coombs e Citomegalovirus. Di routine fino ad un certo punto perché le risposte negative non possono arrivare solo dopo un'amniocentesi o un'ecografia, ma anche e nonostante tutte le precauzioni, con una banale analisi del sangue.
Sarà per questo che sono sempre andata a prendere i risultati con una certa apprensione.
La folla che attende il suo turno nell'atrio dell'ospedale come se i numeri rossi sul display fossero quelli giocati al superenalotto meriterebbe un post. Un post divertente.
Ma oggi non era il caso.
Oggi c'era una ragazza, anche lei visibilmente incinta, in lacrime allo sportello.
Voleva a tutti i costi prenotare un'amniocentesi per la settimana successiva. Riga rossa o non riga rossa, ero seduta nella prima fila di sedie e non ho potuto fare a meno di ascoltare.