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lunedì, 09 giugno 2008
Complice una primavera particolarmente piovosa abbiamo il giardino pieno di lumache.
Dopo ogni rovescio escono dai loro nascondigli e si avventurano sull'erba umida lasciando le loro scie iridescenti.
La Minica, superato l'iniziale terrore, è affascinata dal loro incedere lento, dagli occhi retrattili, dalle geometrie dei gusci. Dopo ogni rovescio usciamo in giardino a caccia di lumache e facciamo finta di niente se, rincasando tardi la sera sentiamo un inequivocabile scrack sotto la scarpa.
Ormai conosciamo i "posti delle lumache" ed anche se non piove controlliamo che ci siano, ben protette dal caldo e dal sole.
E comunque, basta guardare il nostro basilico, per capire che ci sono.

Qualche settimana fa mia suocera ci ha reso edotti sui suoi metodi per sbarazzarsi delle lumache, nonostante le avessi detto più volte che questi discorsi non sono esattamente in linea con il mio concetto di "rispetto per gli animali", ancorché dannosi dal nostro punto di vista.
La Vicina ha adottato la soluzione tecnicamente più avanzata: palline di veleno color azzurro, simil-caramelle, sparse con profusione. E non è bastato che le istillassi il dubbio che la Bambina potesse mangiarsele tal quali o che se le sarebbero mangiate loro (a meno che non coltivino basilico a scopo ornamentale) per farla vacillare dal suo intento sterminatore.
Mia suocera, invece, dopo che l'altr'anno le ho fatto una capa tanta per il medesimo motivo, ha adottato il metodo del sale grosso. Che assieme alle lumache le ha ucciso le piante.
Ma va'?
domenica, 08 giugno 2008
I Minici dormono.
Mia suocera legge il giornale in giardino (e non se ne andrà finché entrambi non si saranno svegliati).

Il silenzio è assordante.
postato da: momatwork alle ore 19:28 | Link | commenti (3)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica, abbracciare il minichino
giovedì, 08 maggio 2008
La Bambina ha una predilezione per il nostro gatto. Purtroppo tale predilezione attualmente viene dimostrata con delle carezze un po' rudi e qualche tirata di coda.

"Anche noi una volta avevamo un gatto" spiega il Bambino a mia suocera (ieri era mercoledì...)
"Eh, sì mi ricordo" conferma la fine psicologa "ma poi è andato via..." come se la misteriosa e volontaria fuga di un animaletto o di una persona cara fosse meglio della sincera ed ineluttabile spiegazione che si nasce, si vive, si muore (il più delle volte) indipendentemente dalla nostra volontà.
"Noooo..." rispiega il Piccolo Cattolico "è volato in cielo..."
"Noooo..." si intromette la Piccola Atea "è morto."

E Amen.
lunedì, 05 maggio 2008
Ieri la suocera è venuta ad elargirci le sue preziose perle di puericultura e non solo.
Infatti ci ha portato una vaschetta con del Parmigiano-Reggiano in scaglie per la Minica.
Perché si sa che io alla Minica ho sempre dato solo formaggini e sottilette.

Ma noi dov'è che siamo stati in vacanza per una settimana?
E ci sarà mica venuto in mente di mangiare o comprare del Parmigiano-REGGIANO?
postato da: momatwork alle ore 12:54 | Link | commenti (3)
categoria:fare la spesa, aspettare la suocera, fare la valigia
lunedì, 14 aprile 2008
Siete delle patite dell'ecografia turistica ma non potete permettervene una a settimana?
O avete letto da qualche parte che troppe ecografie potrebbero danneggiare il feto ma morite dalla voglia di vedere vostro figlio?
Niente paura, da oggi (anzi da ieri) c'è Mia Suocera®.
Mia Suocera® mi guarda la pancia e, siccome lei parla in Italiano, mi dice "Che bello che è!"
Chi? Che cosa?
Il giubbotto? L'ho preso l'altr'anno.
Il maglione? Quello ce l'ho a un pezzo.
No. Suo Nipote®.
Capito?
Non quanto sono bella io che, vabbè, assomiglio alla Venere di Willendorf ed, ormai è ufficiale, ho sforato il peso che avevo raggiunto con la Minica a fine gravidanza ma mi vedo molto dolce e materna e quei chili in in viso mi fanno sembrare meno deperita e malaticcia del solito (impressione che in condizioni normali di peso si interrompe alla base del collo).
Non quant'è bella la mia pancia che ancora non accenna ad abbassarsi ed è grande e tonda come se avessi mangiato un'anguria. Anzi, se avesse un coltello me la squarcerebbe subito, inutile involucro che nasconde alla vista degli altri ma non alla sua il Prezioso Pargolo®.

Insomma Mia Suocera® ci vede attraverso l'epidermide, la ciccia e pure il sacco amniotico.
Ed io, che aspetto a farmi da parte?
postato da: momatwork alle ore 22:00 | Link | commenti (2)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera, darsi una sistemata
domenica, 13 aprile 2008
Da qualche settimana la Minica sputa, fa le pernacchie, le boccacce e le bolle nel bicchiere.
"Ecco quello che succede a mandarla all'asilo" sentenzia mia suocera e forse, penso, ha pure un po' ragione, ma prima o dopo...
Anche l'Amichetto sputa, fa le pernacchie, le boccacce e le bolle nel bicchiere.
"Bene, bravo, molto bene..." lo incoraggia la sua mamma.
"Sai" mi spiega "sono gli esercizi che ci ha dato la logopedista, però con me non li voleva mai fare. Da quando ho detto alle maestre di farglieli fare assieme agli altri bambini, invece li fa molto volentieri"

Io guardo i due nani che bevono un sorso d'acqua, ci fanno i risciacqui e poi lo sputano nel bidet sbrodolandosi e scoppiando a ridere.
Certo che le altre mamme gliene saranno eternamente grate.
sabato, 29 marzo 2008
... cresce solo nel giardino del re, insegna e mi insegna la mia psicologa infantile.
Ed infatti, secondo lei, non dovrei mai chiedere alla Minica se "vuole" qualcosa (un succo di frutta, una fetta di torta, uscire in giardino, fare un disegno...) ma dovrei proporglielo senza alternative (bevi il succo, mangia la fetta di torta, andiamo in giardino, facciamo un disegno).
Mah, sarà.
Per fortuna la Minica ha già capito tutto e perciò non vuole (o non non vuole) più niente.
Alla Minica "piace/non piace". Tanto. Oppure "le serve/non le serve". O ancora "le manca/non le manca".

Insomma l'era del voglio sembra definitivamente tramontata.
Adesso "le piace tanto" mangiare un ovetto di cioccolata, "non le serve" asciugarsi i capelli, "non le mancano" i vestiti.
In pratica gira nuda per casa, con i capelli umidicci e la bocca impiastricciata.
postato da: momatwork alle ore 23:23 | Link | commenti (7)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
mercoledì, 26 marzo 2008
Forse già tutti sanno che mia suocera disapprova tutto quello che faccio.
Forse non tutti sanno che mia suocera lo fa a ragion veduta, avendo fatto le magistrali negli anni cinquanta ed avendo allevato il migliore figlio al mondo (tutto quello che è venuto dopo, me compresa, è merda).
Ma forse qualcuno ricorda che da più di un anno mia suocera insiste per comprare un passeggino dai cinesi per ammazzarsi/ammazzare la Minica cadendo in qualche dirupo. Passeggino che poi finirà per ingombrare a casa mia, quando lei/la Minica si stuferà di usarlo. Assieme al seggiolino da quattro soldi che vorrebbe comprarsi (ma che non le permetterò mai di usare) nella remota eventualità di dover voler andare a prendere la Minica all'asilo nido, nonostante le abbia fatto presente che, alla data odierna, questo potrebbe avvenire ancora in sole quattro occasioni.
Perché mia suocera è libera solo il mercoledì.
Ma lo scorso mercoledì è stato sfiorato il dramma, perché "la bambina si è messa a piangere non appena mi ha vista". Ora, a me vengono in mente almeno quattro ottime ragioni per cui la Minica si possa essere messa a piangere:
1) perchè le avevo detto che sarebbe venuta a prenderla la nonna-mia mamma e non la nonna-mia suocera e lei ha una memoria di ferro;
2) perché non importa che le dica che verrà a prenderla, chiunque vada vuole sempre qualcun altro;
3) perché per battere mia mamma sul tempo è andata a prenderla troppo presto e a lei non piace andare via dall'asilo quando ci sono ancora tutti gli altri bambini;
4) perché ha due anni e i bambini di due anni qualche volta piangono e non si sa perché.
Però mia suocera ha visto in questo tremendo rifiuto il frutto delle mie oscure macchinazioni, ha capito che non sono poi così insignificante nel minare il radioso futuro che sta preparando per i suoi nipoti e per compensare le ha comprato un triciclo "non importa se non vi piace, tanto lo terrò nella mia macchina".
Perché mia suocera le compra due tipi di regali: quelli che le dà perché ci faccia ciò che vuole e quelli che devono restare a casa sua, non si sa mai che la Minica ci dica: "Perché non andiamo a trovare la nonna chè ho tanta voglia di giocare con la paperetta gialla" oppure "Oggi voglio che venga a prendermi la nonna così faccio un giro in triciclo".
Contenta lei.
Dunque, il triciclo.
Finora la Minica ha usato il vecchio triciclo del Bambino (con mia somma soddisfazione, visto che, non essendo mio, non dovrò un giorno decidere se tenermelo o sbarazzarmene), ma da quest'anno anche la Bambina concorrerà, e con maggior titolo, all'utilizzo del triciclo medesimo. E quindi il problema "un triciclo, due bambine" probabilmente si porrà, visto che la Minica ha cominciato appena ad appoggiare i piedi sui pedali, ma non accenna nemmeno a pedalare e perciò l'eventuale acquisto di una bicicletta (per cui mia suocera è già in pole position nonostante ci sia già la vecchia micro biciclettina del bambino a presentare gli stessi vantaggi/svantaggi del triciclo) mi sembra oltremodo prematura, sempre considerando l'inidoneità morfologica del luogo e quindi l'elevata possibilità di sfracellarsi in un dirupo.
Oltre al fatto che, secondo me, la prima bicicletta è uno di quei "riti" in cui anche l'iniziato deve avere un ruolo attivo, pena il patetico inseguimento del regalato terrorizzato da parte del regalante deluso/infuriato.
Vabbè, il triciclo.
Purché, faccio presente all'Uomo dei treni, se poi la Minica se lo vuole portare a casa se la sbrighino tra loro, perché io ci ho già litigato abbastanza su cose serie per andare a rompermi anche su un cazzo di triciclo.
Ma mai l'avrei creduta capace di arrivare il giorno di Pasqua con un voluminoso pacco, credere di poterlo aprire davanti alla Minica e poi andarsene impunemente con il triciclo sottobraccio. La fine psicologa infantile.

Morale della favola:
Dopo aver sibilato all'Uomo dei treni "O quel pacco sparisce intonso o il triciclo di qui non se ne va", il triciclo è temporaneamente rimasto. La Minica però non ne vuole sapere, perché "il suo" è quello blu.
Oggi (è mercoledì) mia madre andrà a prendere il triciclo e lo riconsegnerà a mia suocera che si presenterà triciclo munita e gongolante all'asilo nido.
Con quali risultati non saprei prevedere.
martedì, 11 marzo 2008
Mia suocera è ipocondriaca.
Per gli altri.
In particolare per noi.
Beh, forse per me non poi così tanto, ma in quanto momentaneamente portatrice di SUO NIPOTE, ultimamente lo è anche per me.
E siccome io sono un’incapace, deve assicurarsi personalmente che SUO FIGLIO e SUA NIPOTE mangino cibi sani ed equilibrati, vadano di corpo regolarmente ed usino i prodotti più opportuni per idratare la pelle, prevenire i malanni ed eventualmente curarli con dosi massicce di medicinali.
La mia condotta non preventiva e non farmacologica (che poi è anche quella del mio pediatra e della mia ginecologa non interventisti) non è ben vista, perciò se i due pargoli si ammalano, e se non guariscono immediatamente, è perché io non glieli tratto abbastanza bene, si sa.

Qualche giorno fa, mia suocera mi rende edotta sul fatto che i cibi confezionati contengano molte sostanze nocive: conservanti, coloranti, glutammati, addensanti… ma va'?
Però è sicuramente vero: l’ha visto in TV.
E siccome io la TV non ce l’ho, sicuramente queste cose non le so.
Mia suocera in TV scopre continuamente delle cure per malattie che non abbiamo.
E per fortuna non ha Sky.
L’Uomo dei treni ad esempio non dovrebbe mangiare peperoncino se ci tiene alla prostata. Il fatto che lui non ami molto il cibo piccante e che la sua razione è, forse, di due peperoncini accidentalmente ingurgitati all’anno è completamente irrilevante. E se gli è venuto il cacozzo, domenica è sicuramente per colpa di qualcosa che ha mangiato a casa del mio collega qualche sera prima. Cena alla quale siamo andate io e la Minica da sole, mentre lui era a teatro.

Ma siccome ogni tanto bisogna una suocera bisogna anche compiacerla, mercoledì mi sono fatta beccare con le mani nel sacco. Anzi, le mani nel sacco, quello delle pseudo-patatine del Bambino, insufflato di chissaccosa aromatizzato alla paprica, ce le aveva la Minica.
Ma tanto la Minica non ce l’ha, la prostata.
E mentre lei rendeva edotta la mia vicina sul fatto che i cibi confezionati contengono molte sostanze nocive e la mia vicina se ne sbatteva altamente visto che in casa sua non entra alimento che non sia avvolto in un packaging accattivante, non sia prodotto da una multinazionale, non contenga almeno cinque ingredienti potenzialmente nocivi, i principi nutrizionali di uno sputo e un gadget plasticoso quanto inutile, io ho scavato loro gratuitamente una cantina da quanto sono sprofondata nel pavimento.
Poi siamo andate a casa e lei ha tirato fuori la merenda per la Minica. Perché quando viene a casa mia mia suocera non solo si porta le cose da casa, le porta a SUO FIGLIO e a SUA NIPOTE, rigorosamente in monoporzione, e se le offro qualcosa la rifiuta con la decisione e la gentilezza che si riserva ad una coppa di veleno.
Mercolerdì aveva portato una vaschetta di fragoloni giganti, di cui la Minica è particolarmente ghiotta e che si è sbafata immediatamente. Poi mi ha chiesto se adesso sarebbe nato il fratellino, visto che le dico sempre che sarebbe nato quando ci sarebbero state le fragole.
Sorvolando su questo particolare, ho ritenuto anch'io di dover rendere edotta mia suocera che per economia, salute ed educazione preferirei che si mangiasse frutta e verdura di stagione.
“Ma è già cominicata la stagione delle fragole!” Mi ha risposto.

Già. Forse al supermercato è già comiciata.
venerdì, 07 marzo 2008
Mercoledì avevamo il primo colloquio con le maestre.
Fa paura detta così, eh?
Sì, vabbè, in realtà abbiamo avuto molte occasioni di confrontarci nei primi giorni di inserimento e poi quando sono venute a trovarci a casa, però il primo colloquio è sempre il primo colloquio.
Anche per loro, naturalmente, nonostante fossero state avvertite della mia logorrea e della cazzarolaggine dell’Uomo dei treni da parte della mamma dell’Amichetto: io sicuramente non ho deluso le aspettative ed anche l’Uomo dei treni ha dato un piccolo assaggio di quello che combinerà in occasione della festa del papà, quando ci sarà l’open day: “I papà al nido” (per fortuna l’open day “I nonni al nido” c’è già stato…).
Nella settimana di carnevale c’è stato il cambiamento repentino: siamo ripassati da lacrime al risveglio, lacrime vestendosi, lacrime per uscire di casa, lacrime in macchina, lacrime all’asilo a “ciao mamma!” e chi s’è visto s’è visto. E stavolta sembra un cambiamento stabile. Anzi, vorrebbe andare all’asilo anche sabato e domenica.
La causa della crisi sembra fosse una canzone che annunciava il pranzo alla fine della quale i bambini lanciavano un urlo liberatorio. Alla Minica questa cosa proprio non andava giù: a casa mi parlava confusamente di lupi (che invece non c’entrano nulla…) e di bambini che gridano ed io avevo pensato fosse una storia che avevano letto, ma, parlandone con le educatrici, non ne eravamo venute a capo. Quando si sono accorte che era la canzone a farla andare in tilt esattamente all’ora di pranzo, hanno adottato ina strategia per risolvere e giustamente non girare attorno al problema (e che non mancherò di provare la prossima volta che Pingu ne combina una delle sue…). Me l’hanno spiegata ed io ve la ripropongo: per qualche giorno non hanno messo la terribile canzone, tanto per vedere se era proprio quella la causa del problema. Poi l’hanno rimessa e, ai primi segni di disagio, una maestra ha preso la Minica in braccio e le ha detto che neanche a lei piacevano le urla alla fine della canzone e allora, per non sentirle cos’avrebbero potuto fare? Si sono tappate le orecchie. Così per qualche giorno ancora. Poi la Minica le orecchie se le tappava da sola alla fine della canzone ed ora nemmeno ci fa più caso.
Abbiamo poi parlato delle altre strategie che ha messo a punto autonomamente, come l’individuazione di un oggetto transizionale, il famoso Pingu (che, a ben vedere non è un oggetto di transizione nei confronti di casa sua, ma della casa della nonna, dove Pingu risiedeva stabilmente pur non svolgendo un ruolo così determinante), del buon rapporto che ha col cibo e, a dispetto di tutte le previsioni, col sonnellino pomeridiano.
Adesso però abbiamo un altro problemino: è vero che durante il giorno la Minica è nuovamente allegra come prima, ma a momenti simula comportamenti molto infantili e chiede le cose piagnucolando e balbettando onomatopee. La cosa mi ha un po’stupito perché se regresso doveva esserci, me lo sarei aspettato dopo la nascita del Minichino e non prima. La cosa mi ha pure parecchio infastidito, a dir la verità, perché i bimbetti piagnucoloni non riscuotono le mie simpatie (uomo avvisato, mezzo salvato…), per cui ho finora cercato di spiegarle che avrebbe ottenuto più facilmente una soluzione al problema se si fosse spiegata a parole, senza piagnucolii.
Tanto per ribadire sono contenta di questa esperienza al nido, questo comportamento l’hanno notato anche loro, ma pensavano fosse una strategia che metteva in atto con qualcuno in famiglia. Mettendo insieme i pezzi, invece, abbiamo capito che è l’imitazione del bambino A., non angraficamente il più piccolo, ma il più infantile dell’asilo in quanto a comportamento, a sua volta una probabile imitazione del fratellino di soli 11 mesi più piccolo (che non frequenta lo stesso nido). Infatti la prima volta che l’ha fatto con me ci stavamo cambiando assieme al bambino A. e alla sua mamma e uno dei versi che ha cominciato a fare è “Ne-nne”, ovvero una storpiatura del nome del fratellino minore.
E così, già che ci eravamo scaldati, ho espresso le mie perplessità sulla Scuola dell’Infanzia. Sui piatti, sulle attività, sui cartoni animati, sui libri. Sulla religione ho sorvolato, c’era già troppa carne al fuoco.
Soprattutto su come la Scuola dell’Infanzia, in particolare quella statale, sembri indietro di qualche decina d’anni rispetto ai nidi comunali e ci sia un bello scarto anche nei confronti delle Scuole dell’Infanzia comunali (per noi, grazie alla demenziale logica delle iscrizioni, tutte proibitive se fossimo rimasti fuori dall’unica opzione logisticamente accettabile, per la quale avevamo però pochissimi titoli di preferenza). Mi hanno confermato, ad esempio, di star meditando di passare dai piatti in plastica rigida a quelli in ceramica, visto che le rotture (con bambini di 12-36 mesi!) sono episodi occasionali. E poi che il vantaggio dell’elevato rapporto educatrici/bambini permette loro di non essere solo delle sorveglianti della quiete pubblica, ma di dedicarsi ad attività psicologicamente e manualmente più impegnative del colorare una fotocopia.
E poi… i libri. Nell’asilo nido della Minica ci sono due tipi di libri: i libri a libera disposizione dei bambini, con le pagine cartonate, le figure da guardare e le storie semplici che possono “leggere” autonomamente ed i “libri importanti”, su uno scaffale più alto. I “libri importanti” vengono letti da una maestra ad un gruppetto di bambini che poi ne discute, ne fa un disegno o una piccola drammatizzazione. I “libri importanti” parlano di una mamma che va a lavorare, di un fratellino che sta per nascere, della paura, della rabbia e degli altri sconvolgimenti che possono avvenite nella vita di un bambino. I “libri importanti” vengono scelti dalle educatrici ed acquistati in una libreria meravigliosa (quella dove anch’io mi rifornisco, vabbè…). I “libri importanti” si possono anche portare a casa, ma solo per leggerli con mamma e papà.
Quando sono andata a vedere la Scuola dell’Infanzia della Minica un paio di mamme volenterose stavano incartando dei nuovi acquisti per la biblioteca.
Non ho idea di chi li abbia scelti, ma credo li abbia pagati a peso.
venerdì, 08 febbraio 2008
M.: "Non mi piace questo pesce. Ha la pelliccia."
m@w: "???"

Che mia suocera abbia ragione?
postato da: momatwork alle ore 09:28 | Link | commenti (5)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
giovedì, 07 febbraio 2008

In una confusa telefonata all'Uomo dei treni, mia suocera ci illumina sul fatto che alla Minica non bisogna insegnare le cose sbagliate. Ad esempio bisogna spiegarle che "le galline fanno l'uovo dal culetto".
Interessante.
A parte il fatto che non penso di averle mai detto nemmeno che le galline facciano le uova.
Vabbè, siccome ultimamente sono più edotta in fisiologia umana che animale, una volta verificato con l'esperta (se proprio devo insegnarle una cosa, prendiamoci la briga di indagare) che nelle galline il tratto uro-genitale converge e prende il nome di cloaca, chiediamo alla diretta interessata.
m@w: "Chi fa le uova?"
M.: "La gallina"
m@w: "E come le fa?"
M.: "Col culetto"
Mi sembra vada tutto bene.
M.: "E poi le mangia. Col becco."
Hem... no... ancora non ci siamo...

postato da: momatwork alle ore 12:06 | Link | commenti (4)
categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
domenica, 03 febbraio 2008
Ieri c'era l'ultima lezione del bellissimo corso di acquaticità che ho fatto con la Minica da quando aveva due mesi e mezzo. Ed è per questo che adesso sta male, direbbe mia suocera.
Dalla prossima settimana (e con qualche mese di ritardo rispetto all'età canonica, ma non c'era posto) passeremo al corso successivo. Il confronto con i corsi per gestanti e piccolissimi tenuti dall'ostetrica, mi dice chi l'ha già fatto, è impietoso, ma apparentemente non ho trovato di meglio.
Stavolta avrei voluto almeno fare con lei il corso pre-parto, ma è più incinta di me e quindi lo sospenderà tra poco.
Molte altre mamme del corso sono più incinte di me. O come me. O un po' meno di me.
Il che significa che i pochi papà che ancora resistono lo fanno perchè temono che la gravidanza sia contagiosa o l'acqua della piscina miracolosa.

O forse nell'acqua non ci fanno solo la pipì.
postato da: momatwork alle ore 11:42 | Link | commenti (3)
categoria:andare dal dottore, aspettare la suocera, andare al corso pre parto
martedì, 01 gennaio 2008
A Natale, mia suocera, mi ha regalato una piccola scopa che io ho prontamente riposto accanto alla stufa (per pulire la cenere). Per colmare la mia somma ignoranza in fatto di superstizioni e spergiuri, mia suocera mi ha spiegato, vagamente inorridita, che si tratta di una “scopetta scacciaguai” e che avrei dovuto appenderla in cucina.
Da allora, sto scatarrando pezzi di polmone e del copioso muco ha invaso buona parte della mia scatola cranica.
La scopetta scacciaguai è stata prontamente declassata a scopino per la cenere della stufa.

Prossimamente anche a combustibile, non si sa mai.
postato da: momatwork alle ore 11:49 | Link | commenti (2)
categoria:accendere la stufa, andare dal dottore, aspettare la suocera
lunedì, 17 dicembre 2007
Avvertenza: questo post, come spesso mi succede, per avere un senso compiuto avrebbe dovuto far riferimento a numerosi altri post scritti in precedenza che, però, come sempre mi succede, non sono mai stati scritti.
Risulterà più incasinato e sconclusionato di altri. Pazienza.


La Minica parla. Parla tanto. Parla, per la sua età, più della media.
Parla in dialetto.

Come la maggior parte degli adulti di queste parti, io e l'Uomo dei treni siamo dialettofoni: io da sempre, lui invece "di ritorno". Il dialetto non è proprio lo stesso, ma è molto simile, perciò sarebbe per lo meno "strano" che non lo usassimo per parlare tra noi. Per la maggior parte degli adulti, il dialetto, se non è stata la prima lingua sentita in casa, è stato un rito di iniziazione obbligato all'ingresso nella scuola pubblica, figli di immigrati inclusi. Il dialetto si parla sul lavoro, nei negozi, in banca. In dialetto si parla di politica, di scienza, di teatro. Il dialetto è ancora vivo nella fascia d'età "produttiva".
Però.
A partire dagli anni settanta, gli anni in cui io e l'Uomo dei treni eravamo bambini, è cominciata la "moda" di parlare ai figli in Italiano, anzi, "in Lingua". Quello stesso dialetto che di usava con gli amici, con i propri genitori, all'interno della coppia, è diventato "vergognoso": un vecchiume da eliminare, un retaggio di un passato povero ed incolto. I risultati sono stati da inutili a tragicamente comici: adolescenti che si rivolgevano ai genitori in Italiano ed ai fratelli in dialetto, nonni che coniavano strampalati neologismi, adulti incapaci di distinguere fantasiose traduzioni ed improbabili costruzioni, convinti com'erano di parlare "in Lingua".
Serve che lo dica? I miei suoceri all'Uomo dei treni hanno sempre parlato, e continuano a parlare, in Italiano, con la situazione paradossale che le stesse quattro persone sedute attorno al tavolo da pranzo cambiano modalità a seconda dell'interlocutore.
Perché io, invece, ho sempre difeso l'utilizzo del dialetto tra dialettofoni, quanto quello dell'Italiano tra non dialettofoni e quello di un'altra lingua comune tra non italofoni, pratiche entrambe ancora troppo sconosciute. Ed anche prima che i Minici si profilassero all'orizzonte ho sempre pensato e sostenuto che avrei parlato loro in dialetto, a meno che non mi fossi trasferita all'estero.
Naturalmente questa affermazione è stata presa da mia suocera come una critica nei suoi confronti. E non a torto, a dir la verità.
Però.
Da qualche anno, non so esattamente quanti, l'usanza di parlare ai bambini in Italiano (continuando ad usare il dialetto tra adulti), si è così diffusa che, anche a me, nei primi tempi è venuto spontaneo "parlarle" in Italiano ed ho dovuto correggermi prontamente prima che diventasse un'abitudine impossibile da sradicare. Mi capita spesso che la gente si meravigli sentendoci parlare ed altrettanto spesso che qualche passante chieda alla Minica come si chiama in Italiano e, se non ottiene risposta intelleggibile, lo richieda a me, stavolta il dialetto. Quando andrà all'asilo nido, alla materna, a scuola, sarà probabilmente l'unica dialettofona di una generazione incapace di riconoscere termini ed espressioni dialettali perché convinta di parlare in Italiano.
Però.
Tempo fa mi è capitato di imbattermi nel blog di una logopedista che parlava di un suo paziente dialettofono e ne ho approfittato per chiederle un "parere da esperta". Mi ha risposto che a questa specie di "bilinguismo",  poco utile a livello didattico e d'istruzione, sarebbe da preferire l'Italiano affiancato ad una lingua straniera. E chi dice che uno escluda o pregiudichi l'altro? O le sto invece complicando la vita?
Anche quando ne ho parlato ad alcune di voi in privato, ho ricevuto più o meno la stessa risposta: "Ma che se ne farà di questo dialetto, specie se non lo parlerà più nessuno?"
Ecco, io NON LO SO. Ne farà quel che vorrà, lo userà, lo dimenticherà, ci scriverà poesie o la lista della spesa, ma è una cosa che so e che le vorrei lasciare.
Insomma, come sempre, mi trovo a barcamenarmi tra qualcosa in cui credo e qualcosa che ritengo sbagliato, ma che potrebbe alla fine risultare più opportuno.

Mia suocera, ovviamente, SA qual è la scelta giusta. E le parla in Italiano.
E fin qui. Non posso costringerla a non farlo.
Non sono nemmeno eccessivamente preoccupata del fatto che la corregga in continuazione o che il suo Italiano non sia esattamente perfetto, visto che ritengo queste influenze abbastanza limitate.
Mi dà fastidio e basta.
Mi dà ancor più fastidio che ne discuta alle mie spalle con l'Uomo dei treni, come se lui non fosse d'accordo o se fosse più facile convincerlo a desistere.
E ancor più fastidio mi dà il fatto che lui non le risponda che la nostra scelta non è oggetto di discussione e che si limiti a fare spallucce raccontandomelo come fosse qualcosa di divertente.
Beh, io non trovo divertente che non si accettino le nostre scelte educative e si aspetti l'occasione propizia per proporne delle altre.

Ero preparata ad una guerra di posizione, non allo scontro frontale.
Ma saranno stati gli ormoni impazziti, sarà stata la stanchezza o chissacché, quando durante una discussione animata tra madre e figlio ha detto: "e poi questo dialetto a me dà proprio il voltastomaco" ho dimenticato tutte le mie teorie linguistiche, il rispetto delle proprie origini, la ricchezza per le molteplicità culturali e mi è uscito più o meno un: "quando lei imparerà che si dice quanto sei brava a disegnare e non che brava che sei di disegnare, ne potremo riparlare".

Credo di aver esagerato.
domenica, 09 dicembre 2007
continua a dire mia suocera dal giorno del compleanno "ma la bambina così e colà e si vede subito che è più sveglia/intelligente/brava degli altri, basta vedere come fa questo e quello...".

Ma, a parte il fatto che finora la Minica non si è dimostrata particolarmente precoce in niente, il contributo di mia suocera in tutto questo prodiglio, esattamente, in che cosa consiste? Nel venirci a rompere i maroni due volte a settimana?
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categoria:aspettare la suocera, abbracciare la minica
domenica, 18 novembre 2007
E così ieri abbiamo fatto anche alla suocera il grande annuncio.
E lei ha stabilito che questo "Sarà un maschio!".

Non c'è proprio modo che si vada d'accordo noi, eh?

Maschi e femmine #3
Maschi e femmine #2
Maschi e femmine #1
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categoria:aspettare la suocera
giovedì, 15 novembre 2007

BIP BI-BIP
SMS di lei a lui: "Sto girando per negozi con tua madre. Vale mille punti"
BIP BI-BIP
SMS di lui a lei: "Anche di più"

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categoria:fare acquisti, aspettare la suocera, sbaciucchiare l udt
lunedì, 05 novembre 2007

La Minica ha il raffreddore.
Naturalmente è tutta colpa mia che la porto in piscina, o almeno così sostiene mia suocera. Il fatto che non ci andiamo da due settimane è per lei irrilevante.
L'orrido rituale del raffreddore prevede aspirazione nasale mediante pompetta.
Il manuale del bravo attached parent prevede che questa vada risolta in maniera non conflittuale.


m@w: "Adesso puliamo il naso con la pompetta"
Minica: "No, grazie, no serve pompetta"
m@w: "..."

venerdì, 02 novembre 2007

Un giorno vi intratterrò con i singolari effetti collaterali della mia gravidanza precedente.
Ma parliamo oggi di un fastidioso effetto collaterale piuttosto comune: la stitichezza.
La stitichezza, piuttosto comune in gravidanza può simpaticamente degenerare in emorroidi che simpaticamente degenerano ulteriormente durante il parto. Non so se è il caso di dire: che culo!
Vabbè, il mio intestino, normalmente alquanto pigro ma in maniera asintomatica, ha ben pensato un giorno, a causa dell'aumentato ingombro, di diventare fastidiosamente pigro. Ma è bastato ingurgitare quantità industriali di fiocchi di compensato, oops di crusca e fibra, per risolvere naturalmente il problema.

Parentesi pubblicitaria:
Esisteva allora una versione quasi gradevole dei fiocchi di compensato, i Kellogg's All Bran con lo yoghurt, pressocché introvabili. Pare che non esistano più. Però ci sono quelli col cioccolato, che non ho capito bene che effetto facciano complessivamente (mia nonna diceva che il cioccolato non va esattamente d'accordo con la stitichezza) e, siccome anche questi non sono esattamente di facile reperibilità, ne ho fatto una scorta preventiva.
Fine parentesi.

Ieri mattina una confezione di 'sti fiocchi troneggiava sulla mia dispensa. Mia suocera, che era in visita obbligata e controlla le abitudini alimentari e defecatorie del suo pargolo come se avesse sette anni e non trentasette, ha subito indagato.
"Mamma... cacca..." Ha risposto la Minica.
Cazzo, quanto parla 'sta bambina.

lunedì, 29 ottobre 2007

La mia, di suocera, invece è venuta immancabilmente ad elargirci le sue preziose perle di puericultura ieri pomeriggio.
Nella fattispecie, quando la Minica voleva mostrarle i famosi "ciu-ciù che ssuma", ci ha accusato di farle il lavaggio del cervello. Perché io, poi?
"A questo mondo non ci sono solo treni!" ha detto.
"Infatti," ha commentato l'Uomo dei treni "ci sono anche le ruspe, le navi, i camion..."

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categoria:aspettare la suocera, sbaciucchiare l udt, abbracciare la minica

La mamma dell'Amichetto mi ha raccontato di come un giorno la sua, di suocera, le abbia detto: "Non metterti tra noi e nostro nipote!"
Che dire? Lei È tra loro e il loro nipote...

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categoria:aspettare la suocera, parlare con altre mamme
lunedì, 22 ottobre 2007
I giorni passano, asintomatici.
Niente nausee (se non le hai avute finora, non ti vengono più, mi dicono), niente dolori.
Rispetto alla gravidanza precedente mi sembra di essere un po' più stanca, o forse lo sono davvero. Del resto è difficile "risparmiarsi" senza sentirsi in colpa.
Ho fame. Tantissima fame. Ho le voglie, ma sono così facili da soddisfare (voglia di mozzarella, voglia di cioccolata, voglia di pesce...) che forse non sono nemmeno voglie.
In questa situazone di stallo è difficile ripetersi che sarebbe inutile abbondare con le visite e le ecografie... se qualcosa ha da andar male, a questo punto non sarà un'ecografia in più a cambiare il destino. Mi sento più consapevole, non più pessimista. Eppure più dell'altra volta, avrei voglia di dirlo a chiunque.
Così l'ho detto a mia madre. Mi sembrava che se qualcosa fosse andato storto avrei avuto voglia di confidarmi con lei e mi sentivo in colpa nel desiderare di condividere il dolore e non la gioia. Già, la gioia.
Era stata così felice quando le avevo detto di aspettare la Minica.
Stavolta invece mi ha rovesciato addosso una valanga di preoccupazioni/responsabilità/sensi di colpa.
Quel legame madre-figlia che avevamo stabilito con il primo annuncio di gravidanza si è dissolto col secondo. Siamo tornate al legame adulta fredda e responsabile - bambina impulsiva e sognatrice che abbiamo sempre avuto.
Ai miei suoceri lo diremo a esami conclusi, come l'altra volta.

L'Uomo dei treni dà la colpa a me del mutato umore della Minica.
Questo è stato il suo week-end nero. Dell'Uomo dei treni, non della Minica.
Si lamenta del lavoro. Gli dico che sono cinque anni che ho motivo di lamentarmene.
Si lamenta della sua neo-condizione di pendolare. Gli dico che sono undici anni che faccio la pendolare e che quando abbiamo comprato la casa, a dieci minuti dal suo lavoro precario, non ha preso nemmeno in considerazione le mie esigenze presenti e future di mobilità.
Dice di sentirsi in trappola. Gli rispondo mi ci sono già sentita anch'io tre anni fa quando lui fece spallucce a tutte le mie avventurose proposte.

Oggi è un roseo lunedì.
Per lui, che ha sfogato il suo nervosismo per due giorni.
Il mio utero e le mie budella sono invece aggrovigliate in un nodo gordiano.
venerdì, 19 ottobre 2007

All'argomento vestiario volevo arrivarci con calma, ma tanto ormai sapete come va.
E poi ieri sono dovuta andare in un negozio io bimbo e sapete che già mi stanno sulle balle. Sono dovuta andare a cambiare un cappottino rosa taglia 18 mesi (la Minica non è grande, ma ne ha quasi 23...) con fodera in pelliccia sintetica rosa che mia suocera ha comprato perché "costava solo 30 euro ed era un peccato lasciarlo lì".
No, cara suocera, avrei voluto dirle, il peccato non era lasciarlo lì, dove qualcun altro che ne avesse bisogno avrebbe potuto comprarlo per 30 euro che non sono nemmeno così pochi per un micro cappottino che metti una stagione, il vero peccato è aver comprato una cosa che non mi serve, che le va giusta adesso, che non mi piace e di cui ho già quattro capi equivalenti tra cui un improbabile cappottino rosso con bordo in pelliccia (sintetica) che non è nel mio genere, ma ho comprato lo stesso l'altr'anno in svendita quando ha raggiunto un prezzo ragionevolmente basso e solo perchè piaceva tanto a LEI, cara suocera, ma che è ancora un po' troppo grande e probabilmente le andrà bene solo il prossimo anno, e visto che le va ancora quello taglia 12 mesi che portava l'anno scorso, direi che per i prossimi due, forse tre inverni siamo a posto, grazie. Il peccato è che per cambiarlo dovrei perdere due ore in cui potrei fare qualcos'altro, visto che non l'ha nemmeno comprato nel negozio vicino, ma in quello lontano dove devo andare per forza in macchina, cosicchè il presunto guadagno si tramuta in uno spreco di tempo e soldi (miei) e farei meglio e prima a buttarlo nel bidone della Caritas.
Invece non l'ho fatto. Non solo non le ho detto (tutto) questo, ma invece di buttare l'orrido cappottino nel bidone della Caritas, mi sono recata al dannato negozio nella migliore delle disposizioni.
Ora, se c'è un motivo per cui questa divisione tra maschi e femmine la vedo arbitrariamente imposta è che io sono fortemente convinta di essere una femmina eppure non mi comporto come vuole lo stereotipo.
Ad esempio odio fare acquisti.
E soprattutto, odio comprare vestiti.
Ma questo per me, per la Minica un po' meno, purché abbia l'accortezza di andare nei negozi giusti. Io Bimbo NON è tra questi negozi.
Da Io Bimbo, con 30 euro non compri niente se non l'orrido cappottino, di cui c'è il fratello gemello in un cesto dove pare abbiano svuotato un bidone della Caritas.
Potresti comprare un paio di body, ma ti sei rifornita un mese fa.
Potresti comprare un paio di stivaletti per la pioggia anche se hai lasciato gli occhi su un paio che hai visto a Bolzano ma di cui non avevano il numero e che mai più ritroverai così belli, ma nemmeno qui hanno il numero dei loro stivaletti zoomorfi strabici.
Potresti comprare l'ennesimo pantaloncino/maglioncino/felpina/tutina me è tutto così orrendamente glitterato (per lei) o sponsorizzato (per lui) che non hai proprio voglia di aggiungerci altrettanto per una cosa che nemmeno di piace (eh, i glitter e le lettere che si appiccicano sotto il ferro da stiro hanno un costo, che credete?).
E finalmente ti sembra di aver trovato una soluzione, costosa, ma dignitosa: una tuta da neve. Quella dell'altr'anno sarà sicuramente troppo piccola, a fine stagione ci entrava a malapena. Da altre provenienze non sono segnalate. Certo non è una cosa così indispensabile, ma noi in montagna ci andiamo ogni anno, più o meno a scrocco, ed anche se qui nevica sempre meno, basta che lo faccia una volta che non puoi impedirle di ruzzolarcisi.moncler
Certo, costerà. Costerà 289 euro, per la precisione. Beh, 259, più i trenta di mia suocera. Ma è della Moncler, e poi è rosa. Rosa o azzurra. Da femmina o da maschio, ovvio. Che poi non è quella della foto, ma un altra ancora più "da femmina".
Non ne hanno di altre marche, e di altra fascia di prezzo, da Io Bimbo.
Ma, con l'ovvia esclusione di chi in montagna ci abita, quante volte la metterà un bimbetto una tuta da neve? Dieci volte? Venti?
Ecco che allora, nella mia ottica da acqirente-alternativo una tuta da neve è una di quelle cose che dovrebbe essere maggiormente versatile. Magari, se ci vedessi una sforzo per poter essere unisex, o double-face o con l'interno staccabile, con degli accorgimenti per poter essere riutilizzata su due stagioni, ecco, magari uno potrebbe valutare di spendere una bella cifra, anche se non proprio 300 euro che son pur semp